venerdì, 22 Novembre, 2019

Accordo Turchia e Usa sulla Siria. Ma si spara ancora

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L’accordo sul cessate il fuoco siglato ieri ad Ankara dal segretario di Stato Usa Mike Pompeo e il vice presidente Mike Pence con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan non basta per fermare l’offensiva nella regione del Rojava, la zona del Nord della Siria in mano ai curdi. Per quanto i combattimenti siano diminuiti rispetto ai giorni precedenti, anche oggi si sono registrati scontri.

Il faccia a faccia tra il leader turco e il vice presidente americano è andato avanti per un’ora e quaranta minuti, come hanno sottolineato i comunicati ufficiali turchi. I due avrebbero raggiunto un accordo per sospendere l’incursione turca in 120 ore.
Dopo l’incontro con la delegazione Usa, sarà la volta della Russia. Erdogan, e Vladimir Putin, si incontreranno a Sochi il prossimo 22 ottobre. Era stato il capo del Cremlino a invitare il presidente turco in Russia per discutere dell’offensiva militare di Ankara in Siria.

La Turchia e gli Stati Uniti hanno concordato la tregua in Siria. Lo ha annunciato Mike Pence parlando da Ankara dopo i lunghi colloqui avuti al palazzo presidenziale con la leadership turca dopo più di una settimana dall’avvio della contestata operazione militare nel nord della Siria, la terza dal 2016. Poi, dopo l’incontro di Pence con Erdogan, sono iniziati i colloqui estesi alle delegazioni.

Pence ha detto: “Dopo una settimana dall’ingresso delle forze turche in Siria, Turchia e Stati Uniti hanno concordato un ‘cessate il fuoco’. E’ già cominciato il ritiro delle milizie curde in Siria dal confine con la Turchia. Entro 120 ore, ovvero cinque giorni, le milizie curde in Siria si ritireranno dal confine con la Turchia. Una volta concluso quello curdo, sarà la volta del ritiro turco dall’area. Ypg ci ha garantito che si ritirerà dall’area. Il presidente Trump è grato al presidente Erdogan. La priorità di entrambi è stata quella di evitare la morte di innocenti. L’intesa tra i nostri due Paesi è totale e ora lavoreremo insieme alla costituzione e alla gestione della safe zone, poi l’offensiva terminerà con un ‘cessate il fuoco permanente’. La Turchia ha accettato di non effettuare alcuna operazione militare verso Kobane. Abbiamo trovato un’intesa per risolvere l’impasse in maniera pacifica. Con la Turchia condividiamo la stessa idea di lotta all’Isis, e proseguiremo su questa strada. Allo stesso modo condividiamo la necessità di garantire il ritorno dei civili nella regione e favorire la convivenza tra le minoranze presenti nella medesima area”.

Sinora Erdogan aveva sempre rifiutato l’ipotesi di una tregua, insistendo sul fatto che Ankara non si sarebbe fatta spaventare dalla minaccia di sanzioni.

Pence ha anche spiegato: “Con l’implementazione del cessate il fuoco gli Usa non si imporranno nuove sanzioni alla Turchia; inoltre, col raggiungimento di un cessate il fuoco permanente verranno cancellate le sanzioni già imposte da Washington ad Ankara”.
Le forze curde si ritireranno da una ‘linea di demarcazione’ a 32 chilometri dal confine.
Il presidente Donald Trump ha scritto: “Grandi notizie dalla Turchia… milioni di vite saranno salvate! Questo accordo non avrebbe mai potuto essere fatto 3 giorni fa. E’ servito un pò di amore ‘difficile’ per ottenerlo. Una grande cosa per tutti. Sono fiero di tutti!”.

Poi è arrivata la precisazione di Ankara. Il capo della democrazia turca, Mevlut Cavusoglu, in diretta dalla tv satellitare ‘Al-Jazeera’ ha dichiarato: “L’operazione ‘Fonte di Pace’ nel nord della Siria è sospesa. Non è un cessate il fuoco. La Turchia potrà fermare l’operazione solo quando tutti gli elementi terroristici avranno lasciato la zona lungo il confine tra Siria e Turchia. Un cessate il fuoco si fa tra due parti legittime. L’obiettivo dell’operazione era rimuovere i terroristi dalla ‘zona sicura’ ed è per questo che sospendiamo operazioni. Il governo di Ankara considera ‘terroristi’ i miliziani curdi delle Ypg. Abbiamo concordato che ritireremo le armi pesanti delle Ypg, distruggeremo i loro avamposti. Coordineremo con gli Stati Uniti per la questione di distruggere l’Isis nel Nord-est siriano”.

YPG, è il nome delle Unita di Difesa del Popolo curdo siriano e PKK è l’acronimo del partito dei lavoratori del Kurdistan, entrambe accusate dalla Turchia di essere “gruppi terroristici”.
Le autorità curde hanno accusato la Turchia di usare armi non convenzionali nell’offensiva in Siria, come il fosforo bianco e il napalm. In un comunicato dell’amministrazione semiautonoma curda è stato detto: “In flagrante violazione del diritto e dei trattati internazionali, l’aggressione turca contro Ras al-Ain viene condotta con tutti i tipi di armi. Erdogan ha fatto ricorso ad armi vietate a livello internazionali, come il fosforo e il napalm”.
L’Osservatorio siriano per i diritti umani, che ha una vasta rete di contatti sul campo, non ha potuto confermare le accuse. Però, il direttore dell’ong, Rami Abdel Rahman, ha detto: “Abbiamo registrato feriti con bruciature all’ospedale di Tal Tamr negli ultimi giorni”.
Il termine napalm viene usato per identificare le bombe incendiarie fabbricate con una sostanza simile al napalm. Alcuni responsabili curdi hanno pubblicato sui social video che mostrano bambini con ustioni che secondo i medici sono compatibili con l’uso di queste armi.
Il portavoce delle Forze democratiche siriane, Mustafa Bali, ha detto: “Facciamo appello alle organizzazioni internazionali a inviare le loro squadre per analizzare le ustioni”.
Il popolo curdo nei giorni scorsi ha lanciato un appello al Parlamento Europeo, al Congresso degli Stati Uniti, al Senato degli Stati Uniti, alle Nazioni Unite, al Consiglio d’Europa, all’OSCE, all’UNSC, all’Unione Europea, alla Lega Araba ed a tutti i governi nazionali, per protestare contro l’invasione turca nel Nord-Est della Siria.

A sostegno del popolo curdo, diverse manifestazioni sono state organizzate in vari luoghi dagli amici dei curdi e dell’umanità tra cui anche quella del Partito Socialista Italiano di mercoledì scorso a Roma in Piazza dei Santi Apostoli.
Indubbiamente l’accordo raggiunto è importante perché ferma il massacro dei curdi iniziato dalla Turchia di Erdogan nei giorni scorsi. Sarebbe bello se l’accordo raggiunto, potesse portare ad una pace duratura che possa dare serenità al dignitoso popolo curdo che per troppo tempo è stato perseguitato ed emarginato ingiustamente.

Salvatore Rondello

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