giovedì, 28 Maggio, 2020

Achille Variati: “Prepariamoci a vincere la battaglia sul fronte socioeconomico”

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Il sottosegretario agli Interni, il vicentino Achille Variati, già sindaco di Vicenza e presidente dell’UPI, è uomo che conosce bene il sistema istituzionale e che ha sempre dimostrato capacità di veduta. Vincere la battaglia contro il coronavirus oggi, infatti, non deve impedire di guardare avanti alle prossime sfide, sfide che potrebbero vedere anche il Veneto in prima linea.

Sottosegretario, che si può fare oggi, aldilà della gestione dell’emergenza? Qual è il suo messaggio?
Mi rivolgo a imprese, sindacati e politica: costruiamo assieme un’alleanza per fare del Veneto il pioniere e l’esempio della ripartenza economica e produttiva del nostro Paese. Una premessa è d’obbligo. È ovvio che siamo ancora nel pieno di un’emergenza sanitaria che durerà ancora settimane. E che a lungo ci costringerà a modificare abitudini e accettare restrizioni per evitare il ritorno del virus: la nostra quarantena sta indebolendo il contagio, ma non lo ha ancora sconfitto. È chiaro: la priorità è la protezione della salute individuale e pubblica. Ma mentre combattiamo il virus, grazie in primis all’eroismo di medici e operatori dell’emergenza, è saggio ricordare che c’è un secondo fronte: quello socioeconomico. È una seconda battaglia che dobbiamo vincere domani, iniziando a prepararci oggi.

Che proposte, anche sulla base della sua esperienza, si sente di avanzare?
Occorre mettiere assieme le energie e intelligenze del mondo veneto. Sindacato, associazioni di categoria, industria, artigianato. Assieme alla politica, locale e nazionale, da chi come me ha responsabilità di Governo ai parlamentari. E usiamo la settimana che ci separa dal 3 aprile, quando scade fra l’altro il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che impone la chiusura di gran parte del sistema produttivo italiano, per attrezzarci. Dando vita a un’azione concertata straordinaria indirizzata a incrementare i presidi di sicurezza individuale e collettiva, e riorganizzare le attività e i cicli produttivi in modo che possano meglio adattarsi alle speciali esigenze del momento. Lo scopo è evidente. Se, e ripeto se, il quadro epidemiologico lo consentirà, è di fondamentale importanza che i territori produttivi in questo momento chiusi per l’emergenza offrano un argomento convincente al Comitato Tecnico Scientifico sulle cui valutazioni poggiano molte decisioni del Governo.

Quale può essere questo argomento?
L’argomento dev’essere: i pezzi di mondo produttivo capaci di realizzare rinnovate e potenziate condizioni di sicurezza possono essere autorizzati a riaprire le attività, almeno in parte.
Si tratta di costruire le condizioni perché, anziché l’automatismo di un rinnovo del quadro normativo emergenziale così com’è, si possa almeno affrontare una sua ridefinizione. Capace anche di differenziare tra chi può garantire la sicurezza e chi non è in grado di farlo e deve, giustamente, restare chiuso.
Intendiamoci: questo non sostituisce le misure straordinarie nazionali che si è iniziato a delineare e che verranno varate nelle prossime settimane, e che puntano a mettere in sicurezza posti di lavoro, redditi, imprese. Lo Stato ha il suo ruolo: quello di esserci quando una crisi esogena paragonabile a una guerra o a una disastrosa calamità naturale colpisce e traumatizza società e sistema economico.

Il suo sembra un vero è proprio appello:

Si, quello di proteggere persone e attività perché, come ha detto giustamente Draghi, “la perdita di reddito non è colpa di chi la soffre”. E di fronte a uno shock che il sistema privato non può assorbire, e che non dipende da propri fallimenti, è giusto che sia lo Stato a mettere in campo tutti i propri strumenti per far ripartire l’economia.
Ma accanto a ciò che il Governo sta facendo e deve fare, ogni territorio può fare la sua parte. Preparandosi a ripartire, perché ripartire bisogna. Cominciando dal Veneto, “locomotiva produttiva del Paese”. Non è una partita facile e il suo esito non è affatto scontato. Ma è un contributo molto forte che insieme possiamo dare alla discussione nazionale su come uscire dalla più grave crisi che l’Italia abbia affrontato dalla fine della seconda guerra mondiale.

Nel frattempo, tuttavia, occorrono interventi puntuali…

C’è stato già un ottimo segnale di efficienza e di rapidità, qualità necessarie per fronteggiare l’emergenza: sui 4,3 miliardi del Fondo di solidarietà comunale 2020 e sui 400 milioni di euro aggiuntivi stanziati per misure urgenti di solidarietà alimentare il Ministero dell’Interno ha già provveduto all’emissione dei mandati di pagamento, a poche ore dalla loro deliberazione. Questo vuol dire che i soldi arriveranno ai Comuni prestissimo, esattamente nel momento in cui ne hanno bisogno di più. E i Comuni potranno rapidamente spenderli per aiutare i cittadini in maggiore difficoltà, senza lungaggini e senza inutili eccessi di burocrazia. Mentre c’è chi strumentalizza e specula, nonostante la tragedia nazionale che dovrebbe unirci, il Governo fa, per non lasciare nessuno indietro. Nella giornata che segna un ulteriore rallentamento del contagio, questa è un’altra buona notizia.

 

Leonardo Raito

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