domenica, 25 Ottobre, 2020

Ad Imola Alaphilippe è il nuovo campione del mondo

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“La dmenga u s’arpunset anca e Signor”
(la domenica si riposò anche il Signore)
Lo dicono da queste parti.
Oggi è domenica ma il francese Julian Alaphilippe di fatica ne ha fatta tanta, tantissima.
Sforzi ben ripagati però, visto che Alaphilippe ha riportato oltre le Alpi la maglia iridata che mancava alla Francia dal 1997.
Sul durissimo percorso imolese i corridori si sono destati a 70 chilometri dal traguardo quando proprio la Francia ha acceso la miccia e messo tutti in fila indiana sui crinali gessosi che fanno da spartiacque tra il Santerno ed il Senio.
I belgi completavano l’opera, riducendo il gruppo a non più di sessanta corridori.
E’ stato poi Tadej Pogacar, recente vincitore del Tour De France, a dare lo scossone vero e proprio scattando sulla salita di Gallisterna, al penultimo passaggio dei nove previsti.
Quando sotto la torre dell’Autodromo di Imola la signorina con i lunghi capelli castani suonava la campana che annuncia l’ultimo giro il vantaggio di Pogacar era di 25 secondi. Poi qualche chilometro più in là lo sloveno veniva ripreso.
Tra i migliori rimanevano in pochi, con cinque italiani: Nibali, Bettiol, Caruso, Masnada e Ulissi.
Qualche flebile speranza si accendeva nel cuore dei tifosi italiani soprattutto quando sulla salita di Mazzolano (fino al 13% di pendenza) scattava Vincenzo Nibali riuscendo a formare un quintetto che però veniva ripreso in fondo alla discesa. Era poi il nostro Fausto Masnada che si lanciava in un affondo ma per lui il piccolo vantaggio acquisito durava giusto il tempo di qualche pedalata.
Si giungeva così all’inizio dell’ultima ascesa al Gallisterna (punte del 17% di pendenza) con i migliori in fila indiana, tutti in allerta, l’acido lattico ad impregnare i muscoli delle gambe.
Poco dopo scattava Julian Alaphilippe spingendo un rapporto durissimo.
Dietro di lui si formava presto un quintetto con Wout Van Aert, favoritissimo alla vigilia; il danese Fuglsang ed il polacco Kwiatkowski, lo sloveno Roglic ed il giovane elvetico Hirschi.
I cinque non sono mai stati molto indietro, solo un ritardo di una quindicina di secondi ed a volte, quando la strada lo permetteva, la possibilità di vedere Alaphilippe davanti a loro, a tenerlo a tiro.
Il problema è stato la mancanza di accordo tra i cinque inseguitori, apparentemente più occupati a cercare di sfiancare Wout Van Aert che a riagguantare il francese, salvo prodigarsi ogni tanto in qualche sparata a tutta velocità, senza cambi regolari.
Intanto Alaphilippe continuava imperterrito nella sua azione iniziando probabilmente a realizzare che la maglia iridata stasera poteva entrare nel suo guardaroba.
Maledetto regolamento avrà pensato Lou Lou! Al Mondiale non sono permesse le radioline ed il francese in questa fase è apparso nervoso, teso, anche per non poter apprendere dalla sua ammiraglia o dai compagni di squadra la misura del vantaggio sugli inseguitori, le reazioni degli avversari. Quando ad un certo punto la telecamera della regia internazionale lo ha inquadrato non si è compreso se il volto del francese fosse percorso da una smorfia di dolore per la fatica o da un sorriso sbieco che già pregusta la possibilità di vittoria.
Comunque all’ingresso nell’Autodromo, alla Variante Alta, per Alaphilippe i secondi da gestire erano ancora una ventina.
Alle Acque Minerali c’era il tempo di voltarsi e convincersi che era quasi fatta.
Alla Piratella prima ed alla mitica Curva della Tosa dopo arrivava la definitiva consapevolezza che il mondiale era vinto.
Alla Variante Villeneuve ed al Tamburello la corsa diventava una parata solitaria fino al traguardo, fino ad una transenna dove chinarsi e piangere lacrime liberatorie.
Lo sprint per il secondo posto vedeva Wout Van Aert sbrigare facilmente la faccenda, terzo Hirschi.
Primo degli italiani il bravo Damiano Caruso, decimo.
A seguire Vincenzo Nibali quindicesimo, Alberto Bettiol diciottesimo, Fausto Masnada ventitreesimo, gli altri azzurri persi tra i nomi che compongono l’ordine d’arrivo
Insieme ad Alaphilippe hanno vinto gli organizzatori italiani, che dopo la rinuncia della Svizzera ad organizzare il Mondiale ed in soli venticinque giorni sono riusciti ad allestire una manifestazione con i fiocchi, sia nel tracciato di gara che nell’organizzazione.
Secondo molti esperti il percorso di questo mondiale è stato tra i più duri di sempre, con difficoltà andate ben oltre le altimetrie e le pendenze rappresentate sulle cartine distribuite ai corridori.
Cinquemila metri di dislivello totali distribuiti su 258,3 chilometri, strade strette e tortuose, discese molto tecniche con tratti in contropendenza, un falsopiano difficile da interpretare e due salite durissime, tutt’altro che pedalabili.
In pratica è stato solo all’interno dell’Autodromo Dino ed Enzo Ferrari che il gruppo dei 177 corridori iscritti ha potuto allargarsi sulla sede stradale e respirare un po’.
Julian Alaphilippe da stasera ha tutto il diritto di vantarsi di aver vinto ad Imola uno dei Mondiali più duri della storia del ciclismo e forse potrà concedersi un bel bicchiere di Albana, vino locale di un bel colore dorato come la medaglia che ha conquistato.
Si racconta che Galla Placidia, figlia dell’imperatore Teodosio, assaggiò questo vino durante una sosta mentre attraversava il confine tra Romagna e Toscana. Le fu servito in una brocca di terracotta ma appena l’ebbe bevuto fu estasiata dalla bontà di quel nettare tanto che esclamò: “Non così umilmente ti si dovrebbe bere, bensì berti in oro, per rendere omaggio alla tua soavità!”.
D’oro il vino d’oro la medaglia.
Bravo Julian, sei stato indubbiamente il più forte.

 

ORDINE DI ARRIVO
1 e Campione del Mondo – Julian ALAPHILIPPE – Francia – 6 ore 38 m inuti 34 secondi
2 – Wout VAN AERT – Belgio – a 24 secondi
3 – Marc HIRSCHI – Svizzera – s.t.
4 – Michal KWIATKOWSKI – Polonia – s.t.
5 – Jakob FUGLSANG – Danimarca – s.t.

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