domenica, 5 Aprile, 2020

Addio a Emanuele Severino. Il filosofo dell’essenza dell’Essere

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Lo scorso 17 gennaio è deceduto Emanuele Severino, uno dei più grandi filosofi italiani, all’ormai prossima età di 91 anni. In rispetto della sua volontà, la notizia è stata data dopo il funerale e la cremazione. Cultore dell’ontologia, lo studio dell’Essere in quanto tale, Severino si laureò in filosofia con una tesi su Martin Heidegger, filosofo tedesco fondamentale per il ‘900, la cui problematica principale era proprio l’essenza dell’Essere.

Insoddisfatto da quanto studiato fino a quel momento, Severino abbracciò interamente il pensiero di Parmenide di Elea, nato nell’attuale città salernitana di Ascea intorno al 510-515 avanti Cristo. Secondo Parmenide, infatti, esiste un Essere unico, ingenerato, eterno, immutabile, immobile, omogeneo. Infatti, soltanto l’Essere è pensabile in quanto è l’unico elemento che esiste. “È necessario il dire e il pensare che l’essere sia: infatti l’essere è, il nulla non è: queste cose ti esorto a considerare” recita il frammento 6 del poema Sulla Natura, colonna portante del pensiero parmenideo.

A causa di queste convinzioni, Severino ha sempre attaccato la tesi del divenire, che annulla
l’esistenza del solo Essere. Per questo motivo la Chiesa di Roma ha dichiarato il pensiero del filosofo scomparso pochi giorni fa incompatibile con il Cristianesimo.
Adesso, dopo la scomparsa terrena e la successiva scoperta di tutti i segreti dell’esistenza umana, il filosofo nato a Brescia il 26 febbraio 1929 ha realizzato l’idea del suo Essere.

“Avvicinarsi alla morte – dichiarava durante i suoi interventi – è avvicinarsi alla gioia, ma alludo al superamento di ogni contraddizione che attraversa la nostra vita perché siamo costantemente nello squilibrio e nell’instabilità: non ci attende la reincarnazione o la resurrezione, ma qualcosa di infinitamente di più”.

Amedeo Barbagallo

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