lunedì, 24 Febbraio, 2020

AGO DELLA BILANCIA

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Dell’assenza, o quasi, della politica estera italiana, si nota soprattutto su quanto avvenuto in Libia. Adesso i due interlocutori libici sono Ankara e Mosca. “I negoziati tra le parti libiche a Mosca si sono conclusi senza un accordo”, lo afferma il consigliere per i media del parlamento di Tobruk, Hamid Al-Safi, in una dichiarazione rilasciata al sito russo Sputnik. Sarraj non si sarebbe mostrato disponibile a incontrare il rivale Haftar a Mosca. Il tentativo di dialogo a Mosca è tenuto da entrambe le parti solo con Russia e Turchia. Il governo di Tripoli chiedeva che Haftar si ritirasse dai territori conquistati nelle ultime settimane, richiesta però respinta senza mezzi termini dal Generale.
Eppure sembrava fatta, il ministero degli Esteri russo all’indomani dell’entrata in vigore di una tregua in Libia annunciava che il capo del governo di accordo nazionale libico (Gna), Fayez al Serraj e il generale Khalifa Haftar sono oggi nella capitale russa da Vladimir Putin, dove “si terranno contatti inter-libici sotto l’egida dei ministri degli Esteri e della Difesa di Russia e Turchia e nell’ambito dell’iniziativa dei presidenti della Federazione russa e della Turchia”. Un grande punto per Putin che inaspettatamente diventa ago della bilancia nella guerra del Paese Nordafricano insieme al suo omologo il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, presso il quale oggi si è recato il Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, proprio per discutere della questione libica.
“Rivolgo un appello a tutti i libici. Con i loro comportamenti decidono il loro futuro: se vogliono aprirsi alla piena vita democratica troveranno nell’Italia un percorso alleato. L’Italia non mira ad ingerenze o a interferenze”. Lo ha detto il premier italiano Conte, parlando della situazione libica, dopo l’incontro con il presidente turco, Erdogan ad Ankara. Poi ha aggiunto: “L’iniziativa turco-russa auspico che possa dare un tregua definitiva. Dobbiamo lavorare tutti per questo obiettivo comune. Serve un dialogo duraturo”. “Non è pensabile che io abbia voluto far incontrare il generale Haftar e Al Sarraj. Voliamo alto. L’Italia non può non recitare una parte. Non vogliamo ipotecare futuro per un bieco interesse ma indirizzare il popolo libico verso l’autonomia. Lavorare per l’interesse del popolo libico”, ha continuato Conte. “L’Italia non vuole un ruolo primario” ma “far avviare la Libia verso una pace duratura e le elezioni. Servono vari step”.
E in Libia il percorso deve essere condotto sotto egida Onu. “Delle modalità concrete per assicurare che il cessate il fuoco sia permanente ne discuteremo a Berlino. Tra le opzioni sul tavolo c’è un gruppo di interposizione ma lo scopriremo a Berlino”, ha aggiunto il premier. Sulla stessa lunghezza d’onda è anche il premier turco: “La presenza Onu può essere opportuna” in qualità di “osservatori”, ha detto Erdogan. “Faremo in modo che il processo” verso la pace “sia più duraturo. Dobbiamo mettere un punto definitivo perché si arrivi alla pace”, ha aggiunto.
In realtà tutto verrà deciso a Berlino questo fine settimana. Gli schieramenti turchi e russi mostrano come l’intervento militare straniero in guerra stia diventando più evidente nonostante un embargo sulle armi delle Nazioni Unite che proibisce tutti i trasferimenti di armi in Libia. Gli investigatori delle Nazioni Unite hanno anche scoperto che gli Emirati Arabi Uniti hanno fornito forze aeree ad Haftar, fornendogli un vantaggio fondamentale in un conflitto in cui entrambe le parti sono scarsamente armate e a corto di uomini. Il Governo di Tripoli ha accusato gli Emirati di aver effettuato attacchi aerei recentemente contro la capitale, compreso uno a un centro di detenzione per migranti a luglio, che ha ucciso oltre 50 persone.

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