venerdì, 6 Dicembre, 2019

Aidos, sono sette milioni le mamme bambine

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Bambina-sposaCostrette a sposarsi ancora bambine, a partorire nella totale incoscienza di quanto sta accadendo, a rischiare la loro vita e quella del loro figlio, a passare la loro esistenza come piccole schiave nella famiglia del marito, vittime di violenze, di stupri, soggette alle malattie sessualmente trasmissibili Hiv in testa. Sono le madri bambine. Stanno in Bangladesh, in Ciad, in Guinea, nel Mali, in Mozambico e in Niger dove una ragazza su dieci ha un figlio prima di 15. Stanno nei Paesi in via di sviluppo dove ogni giorno partoriscono 20 mila ragazze sotto i 18 anni. Si tratta di 7, 3 milioni di madri adolescenti di cui circa 2 milioni hanno meno di 15 anni e potrebbero salire a 3 milioni entro il 2030 se le tendenze attuali proseguiranno. Circa 70.000 perdono la vita ogni anno per complicazioni durante la gravidanza e il parto, mentre i dati attestano che sono 3,2 milioni l’anno gli aborti non sicuri di adolescenti tra i 15 e i 19 anni. Un fenomeno che si verifica anche nei paesi sviluppati, Stati Uniti in testa con circa mila ragazzine, ma in maniera molti inferiore e con conseguenze meno devastanti per la salute della madre e del bambino.

È l’allarmante fotografia scattata dal Rapporto sullo stato della popolazione nel mondo 2013 del Fondo delle Nazioni unite per la popolazione(Unfpa) dal titolo ”Madri bambine: affrontare il dramma delle gravidanze tra adolescenti”, presentato oggi in contemporanea mondiale. L’edizione italiana è stata curata dall’Associazione italiana donne per lo sviluppo (Aidos) ed illustrata a Roma alla presenza di: Lapo Pistelli, vice ministro Affari esteri; Giulia Vallese, rappresentante Unfpa in Nepal; Lia Quartapelle, deputata del Pd e Daniela Colombo, presidente di Aidos.

Il Rapporto dimostra che le gravidanze adolescenziali non si verificano casualmente. “Sono la conseguenza di una combinazione di fattori, tra cui la povertà, l’accettazione del matrimonio precoce nelle famiglie e nelle comunità di riferimento, nonché gli sforzi insufficienti per evitare l’abbandono scolastico”. Ad esempio le ragazze che rimangono a scuola più a lungo hanno meno probabilità di restare incinta; l’educazione scolastica è inoltre il ”miglior deterrente” per evitare i matrimoni precoci.

“Avevo 12 anni quando è venuto un uomo a chiedere la mia mano ai miei genitori. Mi hanno detto di sposarlo, quando è nata la mia prima figlia avevo 13 anni. Ho avuto problemi a partorire ma poi è andato tutto bene. Adesso ho tre bambine e sono incinta per la quarta volta”. È la storia di Marielle dal Madagascar, una delle tante testimonianze raccolte dal Rapporto. Sono le stesse famiglie delle ragazze a farle sposare giovanissime in cambio di una dote e si parla di circa 39mila adolescenti al giorno costrette alle nozze spesso con uomini molto più grandi, in violazione dei loro diritti umani fondamentali ma non alla legge. Sono, infatti, ben 146 i paesi dove le ragazze possono sposarsi al di sotto dei 18 anni e in ben 52 paesi possono farlo anche prima di compiere i 15 anni. Ma anche dove la legge lo impedisce si verificano casi limite di matrimoni combinati con bambine anche di 8 o 10 anni.

E il merito del Rapporto e di Aidos che lo ha diffuso sta proprio nel fare emergere il fenomeno delle giovanissime che sfuggono da tutte le statistiche.

“Moltissime organizzazioni si impegnano per l’infanzia, ma pochissimi programmi cercano di far fronte specificamente ai bisogni delle adolescenti e, soprattutto, di quelle più povere e di quelle tra i 10 e i 14 anni”. Ha affermato Daniela Colombo, presidente dell’Aidos nel corso del suo intervento. “Tra i 10 e i 14 anni queste bambine e adolescenti vivono già lontane dalla loro famiglia, non vanno più a scuola, lavorano come domestiche per famiglie poco più benestanti della loro, spesso solo in cambio di vitto e alloggio. Nella regione Amhara in Etiopia, il 95 per cento delle ragazze intervistate per una ricerca condotta da Population Council non conosceva il marito prima di sposarsi, l’87 per cento di loro non era stata nemmeno avvertita dell’imminente matrimonio, né era stata chiesto il suo consenso.La violenza, da parte del marito, della suocera, dei datori di lavoro, degli uomini in genere, è spesso un tratto caratteristico della vita di queste spose bambine, che loro finiscono per accettare perché ignare dei propri diritti e totalmente prive di attenzione da parte delle istituzioni.È tra queste adolescenti e giovani donne, tra l’altro, che il virus dell’Hiv si diffonde più rapidamente. Per le ragazze, soprattutto quando sono sposate, è molto difficile se non impossibile pretendere che il marito o il partner usino un preservativo”.

Nei Centri per la salute delle donne che Aidos ha realizzato con partner locali nel Sud del mondo e la collaborazione di Unfpa, sono stati avviati via via dei servizi ad hoc per queste adolescenti e ragazze, con personale specializzato, counselling psicologico, legale e sociale ma anche, in collaborazione con altre organizzazioni locali, centri di accoglienza, spazi sicuri dove avere qualche momento di svago o di attività sportiva, corsi di formazione professionale, attività di alfabetizzazione.

La ricetta per ridurre il fenomeno ci sarebbe e in parte si sta già attuando. Alcuni governi e comunità sono stati in grado di ridurre il fenomeno attraverso azioni volte a conseguire altri obiettivi, come tenere le figlie a scuola il più a lungo possibile, prevenire l’infezione da HIV, porre fine ai matrimoni precoci, costruire capitale umano femminile, lavorare all’empowerment delle ragazze perché prendano decisioni di vita e sostengano i loro diritti umani fondamentali. Adottare misure specifiche per la prevenzione delle gravidanze adolescenziali, tentando di cambiare il comportamento della ragazza, senza affrontarne le cause è infatti inutile se non controproducente. E’ al contrario necessario un nuovo approccio che permetta alle
adolescenti di avere accesso ai servizi e alle informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva, essere liberate dalle pressioni economiche e sociali, dalla povertà, dalla mancanza di accesso alla sanità e realizzare le loro potenzialità.
Qualcosa si sta facendo e nei paesi dove si stanno attuando dei programmi si cominciano ad avere anche risultati. Il problema come al solito è quello dei fondi. Il governo italiano dopo anni di tagli si è impegnato nella legge di Stabilità a non diminuire gli stanziamenti che dovrebbero ammontare per quest’anno a circa 231 milioni di euro. Poca roba è vero ma in tempo di crisi anche questo sembra già un miracolo.

Cecilia Sanmarco

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