domenica, 17 Gennaio, 2021

Al popolo puoi togliere tutto, meno il gioco

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Durante lo svolgimento dei giochi nell’arena i romani dimenticavano la vita grama, e si poteva incendiare la città che non se ne sarebbero accorti. Giochi erano i tornei principeschi del Medioevo, dove i nobili cavalieri si confrontavano con lunghe lance. Sembra che l’uomo addirittura sia apparso nel nostro pianeta giocando, poi ha pensato a saziare il corpo e lo spirito. Le Olimpiadi di Berlino del 1936 hanno esaltato un popolo al punto tale da convincerlo che era imbattibile: scatenando nel mondo…il finimondo.
La scomparsa prematura di un giocatore di calcio come Maradona, ha aperto un varco nella pandemia, dopo mesi di raccomandazioni e privazioni che ci hanno fatto sentire in colpa solo se incontravamo un amico per strada e lo salutavamo a tre metri di distanza, portando entrambi le mascherine FP2.
Ecco che il gioco, il tifo da curva e quegli istinti primordiali che ci accompagnano da sempre, sono tornati prepotentemente, e in un baleno, con la scusa del “campione”, hanno giustificato i loro inqualificabili comportamenti.

In un attimo parole come affollamento, assembramento, urla e grida, hanno incoraggiato la fuoriuscita di quelle goccioline di cui ci hanno raccontato la pericolosità; goccioline che si sono coalizzate contro la dissennatezza dei tifosi, di cui vedremo i postumi solo quando si sarà ritrovata la lucidità…dopo una sbornia di incoscienza collettiva.
Mentre, osservavo le immagini scomposte della disperazione partenopea, per la morte di un uomo, seppur “mito”, sconcertato, riascoltavo il silenzio delle bare che i camion dell’esercito portavano a cremare: in quei momenti non c’era nemmeno il tempo per capire se ad ogni decesso corrispondesse il nome giusto sulla bara giusta.
Non si è alzata una voce, se non le urla forsennate dell’ “uomo” folle, che abbia cercato di impedire, anticipare, ciò che i politici sapevano sarebbe successo. La ricerca del consenso ha sempre avuto un costo altissimo, ma anche a ciò ci dovrebbe essere un limite, e l’unico limite può venire da noi stessi.

La chiusura degli stadi è stato il braccio di ferro più faticoso per il Governo, quando a primavera il vento della pandemia ha spazzato via tutte le nostre certezze spalancando la porta alle paure più profonde. Non c’era verso di far capire che non fosse il caso di assembrare tifosi scatenati solo per seguire una palla sul campo erboso: eppure era già noto che la trasferta dei tifosi dell’Atlanta a Milano, per giocare la partita di Champion contro il Valencia, sarebbe stata la scintilla che avrebbe provocato l’incendio pandemico più devastante in Val Seriana. Mentre nello spazio di un pensiero abbiamo chiuso le scuole con conseguenze drammatiche per i nostri giovani!
Si, il gioco viene prima di tutto per davvero, costi quel che costi, anche prima della vita dei tifosi e dei non tifosi.

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Riguardo l'Autore

Angelo Santoro

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