martedì, 19 Novembre, 2019

Al Quirino, Monica Guerritore è “L’anima buona di Sezuan”

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Al “Quirino”, sino al 10 novembre, è in scena uno dei capolavori di Bertolt Brecht: “L’anima buona di Sezuan”, testo che il drammaturgo tedesco scrive nel 1938 – ’40, quando, peregrinando in esilio tra Danimarca, Svezia e Finlandia ( dopo aver lasciato la Germania poco dopo l’avvento al potere di Hitler), partorisce molte delle sue opere più famose, da “Terrore e miseria del Terzo Reich” a “Vita di Galileo”.

Mattatrice assoluta è Monica Guerritore (nel doppio ruolo della protagonista, Shen Te, e del suo preteso cugino, Shui Ta): in scena per la Contrada Teatro Stabile di Trieste e l’ ABC Produzioni, in collaborazione con ATA Carlentini-Festival teatrale di Borgio Verezzi.
Siamo nella Cina degli anni ’20, tra miseria, corruzioni “latinoamericane” dei governi del Kuo.min-tang e incipiente guerriglia maoista; mentre all’orizzonte già incombe lo spettro della futura invasione nipponica.

La regione del Sezuan citata nel titolo è, in realtà, la provincia sudoccidentale cinese del Sichuan. Nel testo originario, Brecht specifica che il Sezuan, assurto a luogo per eccellenza dove gli uomini – come sottolineato da Marx – sono sfruttati dagli stessi uomini, al momento in cui egli scrive non ha più queste caratteristiche (siamo appunto nel 1938- ’40, mentre è in corso l’invasione giapponese dell’ ex- Celeste Impero, all’indomani dei tragici massacri di Nanchino del ’37: probabilmente Brecht non vuole incrinare la temporanea tregua che comunisti di Mao e nazionalisti di Chang Kai-Shek hanno siglato per meglio fronteggiare l’aggressione nipponica).

Quest’allestimento, per la regìa della stessa Guerritore, è ispirato all’edizione milanese del 1981, del mitico Giorgio Strehler. Sul palcoscenico del Quirino, con scenografie estremamente semplici (da un’idea di Luciano Damiani) e costumi di Valter Azzini, ispirati a una generica modernità novecentesca, si svolgono le “siloniane” avventure di un gruppo di “cafoni” che, come nella Fontamara dello scrittore abruzzese, lottano quotidianamente per la sopravvivenza. Sinché un giorno, la misera quiete di questa provincia è turbata dall’arrivo di tre “dei” in cerca di un’ anima buona che dia loro alloggio per una notte (chiaro riverbero, diremmo, sia degli angeli dell’ Antico Testamento che a Sodoma e Gomorra cercano quei pochi giusti sufficienti a risparmiare alla città l’ira divina, che dell’affannosa ricerca di un alloggio a Betlemme, nel Nuovo Testamento, da parte di Maria incinta e Giuseppe).

Solo la prostituta Shen-Te darà ospitalità ai tre: che la ricompenseranno, il giorno dopo, con una cospicua somma di dollari in contanti. Che per Shen Te rappresenta la soluzione dei suoi problemi immediati (il pagamento dell’affitto arretrato): ma anche l’inizio di nuove grane. Con quei soldi, infatti, l’ex-prostituta, oltre a saldare i debiti, acquista una piccola tabaccheria: il suo passaggio a un’attività commerciale, però, scatena gli appetiti di vicini e parenti-serpenti vari, ai quali la ragazza non sa dir di no per troppa bontà. A complicare la situazione, arriva anche l’accendersi della passione per l’aviatore senza lavoro Yang Sun (il bravo Matteo Cirillo): col quale rivaleggia il barbiere Shu Fu ( Nicolò Giacalone).

Inizia allora, per Shen Te e i suoi comprimari, una serie di avventure, in situazioni da Repubblica di Weimar, che portano la donna a mettere in piedi addirittura una fabbrica: ma per i buoni, pur improvvisatisi capitalisti d’assalto, nella società moderna non ci sono molte speranze di una vita felice e tranquilla, recita amaramente la morale brechtiana, in questo piu’ vicina al Verga de “I Malavoglia” che al Silone di “Fontamara”.

Bravi anche gli altri interpreti, tutti dediti a più ruoli: Alessandto Di Somma, Vincenzo Gambino, Francesco Godina, Diego Migeni, Lucilla Mininno.

Fabrizio Federici

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