venerdì, 6 Dicembre, 2019

AL BALLO DELL’ITALICUM

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Renzi-Italicum

“Care compagne e compagni, care amiche e cari amici, care democratiche e cari democratici, scrivo a voi responsabili dei circoli del nostro partito in un momento delicato della vita istituzionale del Paese…”. Il presidente del consiglio Matteo Renzi prende carta e penna per scrivere ai coordinatori di circolo Pd. Il messaggio in sintesi è il seguente: “Se questa legge elettorale non passa è l’idea stessa di Partito Democratico come motore del cambiamento dell’Italia che viene meno. Nel voto di queste ore c’è in ballo la legge elettorale, certo. Ma anche e soprattutto la dignità del nostro partito”. Un segnale, un avvertimento, o detto in modo più chiaro, un avvertimento al Parlamento che se non dovesse approvare la legge elettorale si troverebbe a subirne le conseguenze. E già qualcuno ripensa alle proprie posizioni, come il deputato di Sel Antonio Matarelli che annuncia il suo voto favorevole al testo…

Renzi continua: “Davvero è dittatura quella di chi chiede di rispettare il volere della stragrande maggioranza dei nostri iscritti, dei nostri parlamentari, del nostro gruppo dirigente?. La prima regola della democrazia è rispettare, tutti insieme, la regola del consenso interno. Quando ho perso le primarie, ho riconosciuto che la linea politica doveva darla chi aveva vinto. Adesso non chiedo semplicemente lealtà; chiedo rispetto per una intera comunità che si è espressa più volte, a tutti i livelli”. “La legge elettorale che va in Aula alla Camera diventa decisiva. Non solo perché è una legge seria, in linea con le precedenti proposte del nostro partito. Ma anche perché non approvarla adesso significherebbe bloccare il cammino di riforme di questa legislatura. E significherebbe dire che il Pd non è la forza che cambia il Paese, ma il partito che blocca il cambiamento. Questa legge – aggiunge – l’abbiamo cambiata tre volte per ascoltare tutti, per ascoltarci tutti. Ma a un certo punto bisogna decidere”.

Oggi è al via nell’Aula semivuota della Camera la discussione generale. Domani invece, quando si comincerà con le pregiudiziali di costituzionalità e di merito, obbligo di presenza senza eccezione alcuna: “Annullare ogni impegno e missione”, così come si legge nell’sms ricevuto da tutti i deputati del Pd.   E “sulle pregiudiziali – afferma il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, – mi pare che non ci sia la volontà di ricorrere alla fiducia domani”.

Gli iscritti a parlare in discussione generale sono 20: i loro interventi si aggiungeranno a quelli dei due relatori di maggioranza e dei quattro designati dall’opposizione. E in attesa del dibattito continua il muro contro muro a distanza. Da una parte il ministro Boschi che tesse le lodi di una legge elettorale che “fa una scelta di mediazione che magari non accontenta né chi avrebbe voluto le preferenze né chi voleva i collegi uninominali, ma è un buon punto di compromesso”. Poi apre a delle possibili riforme alla riforma costituzionale ma senza entrare nella logica del baratto. “Non c’è un contraccambio, ma un approfondimento della riforma costituzionale che porti a modifiche in Senato”.

Dall’altra parte invece chi, come il capogruppo di Fi Brunetta, sostiene che di peggio non si poteva fare: “Fino a ieri – dice ironico – se no a Italicum cadeva governo, da oggi cade anche Pd. Domani si inventerà crollo borsa e sistema Italia. La realtà è che se non passa Italicum cade solo Renzi e il suo governicchio. No elezioni anticipate, avanti fino a 2018 con nuovo esecutivo”. Forza Italia conferma che presenterà tre questioni di pregiudizialità, una di costituzionalità, una di merito e una richiesta di sospensiva della legge elettorale. E sulle prime due questioni FI chiederà voto segreto.

Durissima la minoranza interna del Pd che considera una eventuale fiducia come “uno strappo gravissimo”. Lo afferma un documento di Sinistra Dem, la componente che fa capo a Gianni Cuperlo secondo cui l’affermazione di Renzi, per il quale la sorte dell’Italicum e quella del governo sono legate, “è un modo per mettere tutti con le spalle al muro. Su materie di questo genere – afferma il documenti – un governo saggio dovrebbe chiamare alla responsabilita’ del Parlamento che è cosa diversa dal ‘prendere o lasciare'”.

La fiducia, poi, “sarebbe uno strappo gravissimo. Non a caso – prosegue Sinistra Dem – i precedenti sono due. La legge Acerbo del ’23 in avvio del regime fascista e la cosiddetta ‘legge truffa’ del ’53. Qua si parla d’altro: di un governo che potrebbe imporre un voto di fiducia, vale a dire la massima espressione di una fedeltà alla propria parte, sulla materia che più di ogni altra dovrebbe essere condivisa tra gli schieramenti. Noi lavoriamo perché non accada e comunque non chiederemo voti segreti. Siamo perché tutto avvenga nella
trasparenza e nella lealtà”.

Il documento continua riprendendo il concetto espresso da Renzi sulla dignità e rispondendo duramente al premier “Dignità è un concetto profondo ed è offensivo usarlo a fini di polemica interna. Nessuno può dire che chi esprime un’opinione diversa colpisce la dignità di una comunità come il Pd”.  E continua affermano che “una mediazione è ancora possibile”.

Il presidente dei deputati del Psi Marco Di Lello spiega la posizione del Partito socialista: “In prima lettura alla Camera i socialisti proposero l’innalzamento della soglia del premio di maggioranza al 40%, l’abbassamento dello sbarramento per le liste e norme per garantire la parità di genere. Rivendichiamo con orgoglio che il Senato ha apportato dei miglioramenti in questa direzione. Restano ancora fuori la disciplina del conflitto d’interessi e l’introduzione di un certificato antimafia per le liste. Ci auguriamo che si faccia ogni sforzo possibile per evitare la fiducia e che il Parlamento dia una prova di maturità”. La fiducia rimane infatti un punto aperto che potrebbe portare a strappi ancora più forti all’interno del Pd. Con Fassina e Rosy Bindi che parlano di ipotesi pericolosa che riporta alla mente quanto avvenne per la legge Acerbo e la legge truffa. Mentre per Pippo Civati “il premier dice che se non si voterà l’Italicum non ci sarà più il Pd. In realtà, è vero il contrario: il Pd che non è più Pd si fonderà proprio sull’Italicum. Se ci sarà l’Italicum, il Pd istituzionalizzerà il partito della nazione che vediamo già all’opera dalla Liguria alla Puglia, dalla Campania al Parlamento: è la legge elettorale perfetta a questo scopo e così la legge di riforma costituzionale che l’accompagna”.

E mentre l’Aula si prepara alla discussione, fuori dal Parlamento Italia Unica, il movimento di Corrado Passera, protesta insieme a una settantina di iscritti per denunciare quella che chiamano una “legge bavaglio”. Questa riforma, dice Passera “è una violenza contro il Parlamento fatta contro il volere, praticamente, di tutti partiti. E’ fatta da una minoranza di una minoranza. E’ una legge pessima, una forzatura” che con “un colpo di mano pericolosissimo affida a un solo partito, e soprattutto a una sola persona, tutto il potere, e toglie ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti”.

Ginevra Matiz

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