martedì, 7 Aprile, 2020

Albania. Una crisi istituzionale che la allontana dall’UE

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E’ un Paese normale quello in cui il Presidente della Repubblica chiama a raccolta il popolo per manifestare contro il Governo in carica? E’ quanto sta accadendo incredibilmente in Albania dove il Presidente Ilir Metà ha invitato gli albanesi, il prossimo 2 marzo a scendere in piazza a Tirana per ” abbattere il regime oligarchico che ha ribaltato la sovranità popolare per trasformarsi in base operativa per crimine organizzato e riciclaggio di denaro” .

Queste gravissime accuse sono dirette al Governo del socialista Eri Rama e sono solo l’ultimo atto di una crisi istituzionale che ha colpito da tempo il Paese balcanico. E’ per lo meno da un anno che si va avanti in questa situazione. Prima con l’annullamento da parte di Metà della data delle elezioni amministrative fissate da Rama per il 31 giugno 2029 e poi regolarmente svolte nonostante la non partecipazione della opposizione delle forze di destra guidate dal partito democratico di Luzmin Basta al quale appartiene lo stesso Metà. Un’affluenza di circa il 20% che ha contraddistinto queste elezioni e che hanno visto eletti solo amministratori socialisti visto la mancanza di avversari. Ed ecco allora le reazioni di Rama che hanno portato in Parlamento i socialisti a iniziare le manovre per mettere in stato di impeachment il Presidente della Repubblica con però il problema che la Corte costituzionale, unico organo deputato a questa funzione, non poteva riunirsi per la mancanza del numero legale di componenti causa dimissioni di alcuni membri. Una situazione paradossale con l’ulteriore recente tentativo da parte dei parlamentari socialisti di privare il Presidente della Repubblica di poteri sui giudici costituzionali. Fino a arrivare alla incredibile evoluzione di oggi con Ilir Metà sobillatore della protesta popolare contro il Governo. Neanche il grave terremoto che ha colpito recentemente l’Albania e per il quale è scattata un’ampia solidarietà internazionale con in primo piano l’Italia, è riuscito a stemperare la situazione. Vi è stata anzi una recrudescenza delle accuse reciproche che di sono focalizzate soprattutto sui legami tra politica e crimine, in particolare per il traffico di droga. Le campagne elettorali dei partiti più grandi vengono finanziate con i proventi della vendita di stupefacenti e la Guardia di Finanza di Bari ha sequestrato ingenti quantità di droga immessa sul mercato pugliese dal territorio albanese dove sono stati fotografate ingenti piantagioni di cannabis e di marijuana.

La messa in stato d’accusa da parte della magistratura del Ministro degli Interni Saimir Tahiti del primo Governo Rama ha costituito per l’opposizione la prova tangibile dei legami tra l’esecutivo socialista e i trafficanti subito rimbalzata dall’accusa di corruzione del partito democratico. E ‘ evidente che questa vera e propria crisi istituzionale non giovi alla messa in stato di adesione dell’ Albania da parte della Unione Europea, sbloccata recentemente da Macron.

Alessandro Perelli

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