martedì, 20 Ottobre, 2020

ALE’ ITALIA

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In un periodo in cui tutti i rubinetti sono chiusi, l’unica che ancora una volta continua a prendere soldi pubblici, nonostante le perdite è Alitalia, della quale ancora si conosce poco il Piano di rilancio e anche delle perdite. Eppure per tenere in piedi la compagnia di bandiera il Governo attuale (e quelli precedenti) sta facendo sforzi immani.
La nuova Alitalia non c’è, e nemmeno il nuovo piano industriale. In compenso i vertici designati dal governo, Francesco Caio e Fabio Lazzerini, rispettivamente presidente e amministratore delegato in pectore, preparano una squadra da 20-25 manager da mettere al lavoro non appena sarà costituita la nuova azienda.
Anche se dovrebbe partire, forse, tra un mese, l’elaborazione del piano (o dei diversi piani, ancora non si è capito) industriale della New-Co Alitalia è già costato tra i 25 e i 33 milioni di euro, secondo quanto documentato da BusinessInsider.
Non solo, ma Paola De Micheli ha fatto sapere che l’Ue ha autorizzato il governo italiano a erogare ad Alitalia 199,45 milioni a titolo di indennizzo per i danni provocati dalla pandemia; ma la richiesta era stata abbondantemente superiore, 350 milioni. Anche il 60% comunque è ossigeno. Pur essendoci stata qualche lieve ripresa estiva di mercato, l’operatività di tutto il settore aeronautico è terribilmente bassa, e una ripresa è ipotizzabile solo nell’arco di qualche anno. Con le incertezze del mercato bisogna fare i conti sia in termini di sviluppo sia in termini di difesa dell’occupazione, che per il governo rappresenta una priorità.
Anche se non è stata la pandemia a portare al tracollo della compagnia aerea. Prima del Covid Alitalia aveva ormai una presenza marginale in aeroporto, incidendo meno del 2% sui passeggeri totali di Malpensa con tre soli collegamenti attivi (Roma, New York e Tokyo). E anzi soltanto nel periodo compreso tra il lockdown e la riapertura di Linate aveva assunto un ruolo da protagonista, con numerosi collegamenti nazionali e in Europa.
A chiedere chiarezza in tal senso, sono proprio i sindacati i primi a voler arrivare ad un piano complessivo pluriennale per il trasporto aereo nazionale che definisca anche il posizionamento e le prospettive dei diversi scali.
Lo Stato però sembra più preoccupato di tenere in piedi il vecchio carrozzone e si sta battendo al punto che ha allungato ancora i tempi per la nascita di un gruppo che riceverà tre miliardi di fondi pubblici per ripartire. Solo successivamente verranno incaricati i nuovi vertici che avranno poi 30 giorni per elaborare un piano industriale da inviare alle commissioni parlamentari per un parere da esprimere nel giro di un mese.
Per dare anzi un quadro complessivamente rinnovato e più efficiente a tutto il sistema, in ottobre sarà avviata la riforma del piano aeroporti.

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