lunedì, 30 Marzo, 2020

Alessandro Bertinazzo
Il ricordo di Nenni e Craxi

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Il PSI dell’Alto Adige ricorda Nenni e Craxi, a quaranta rispettivamente venti anni dalla loro morte. Hanno guidato entrambi il partito socialista ed entrambi hanno contribuito a dare al paese molte risposte riformiste necessarie ad un paese civile. In tempi diversi ed in situazioni diverse, con Nenni a formare il primo governo di centrosinistra e con Bettino Craxi primo socialista Presidente del Consiglio. Nenni, nel 1979, dopo le elezioni politiche, presiedette l’aula di palazzo Madama mentre dopo quelle del 1976 volle intervenire al Senato con un linguaggio fresco e ironico battezzando Andreotti come uomo di potere e non di stato e come una volpe che finirà in pellicceria. Pochi anni or sono è stato pubblicato l’ultimo diario di Nenni che attraversa per intero gli anni settanta. La sua grande capacità di giornalista qui emerge in tutta la sua brillantezza.

Nenni aveva mantenuto da ottuagenario quell’indole innata a sintetizzare in slogan efficaci i suoi concetti politici. Fino alla fine. Fino a quell’esplicito invito a rinnovarsi che lanciò poco prima di morire. In quel capodanno del 1980. Di Craxi se ne parla in questi ultimi giorni per l’uscita del film Hammamet, da vedere, che mette in luce gli aspetti umani dell’uomo Craxi. Le luci ma soprattutto le ombre del suo operato politico vengono messe in risalto per oscurare la sua figura, che a distanza di vent’anni non hanno fatto prevalere l’aspetto positivo del suo operato da statista, riconosciutogli in Italia e nel mondo.

Un uomo che amava il suo paese e che ha lavorato per il suo paese. Ha pagato perché l’attività politica è stata finanziata con risorse illecite ed illegali. Non solo quella del PSI, che è stato il solo a pagarne il conto politico. Quello che è venuto dopo, quello che abbiamo oggi, non fa certo rimpiangere la politica della cosiddetta prima Repubblica. Sta ai giovani andarsi a rileggere la storia per riprendere il cammino della politica con visioni sul futuro delle generazioni che vengono dopo di noi.

Alessandro Bertinazzo

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