mercoledì, 21 Agosto, 2019

Alessandro Pietracci
Riprendere subito l’iniziativa politica

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Lo abbiamo detto tante volte: l’Europa, in quanto tale, non esiste politicamente. Ci sono le istituzioni europee: la Commissione, il Consiglio dei capi di Stato e di Governo, il Parlamento, la Corte di giustizia. Nel discorso pubblico invece si parla in modo generico di “Europa” intendendo in maniera vaga l’Unione Europea, percepita a volte come un vero governo che, se volesse, potrebbe agire e risolvere problemi complessi e gravi. Quante volte sentiamo dire “deve muoversi l’Europa!” oppure domandare “che cosa fa l’Europa?”. Si deve ammettere che questa semplificazione viene utilizzata in generale da tutti, cittadini e forze politiche. Nessuno è esente da tali slogan che alimentano la confusione. E nella confusione sguazza la propaganda. Che negli ultimi tempi è appannaggio della destra, anzi dell’estrema destra.

Prendiamo l’ultimo caso, incredibile e vergognoso, che riguarda le due navi in balia del mare da 18 giorni con 48 migranti a bordo. Una cifra ridicola se pensiamo alle grida per una presunta “invasione”, ugualmente significativa per la tragedia riservata a quelle persone e per l’immagine di un continente – non quello africano ma quello europeo – davvero alla deriva. Ma anche qui sembra che stia vincendo la propaganda.

La nuova maggioranza di convenienza ed il suo Governo, manco dirlo, accusano “l’Europa” di non fare nulla e di lasciare sola l’Italia. Segue poi la promessa: dopo le elezioni europee di fine maggio cambierà tutto! Vinceranno i partiti nazionalisti (che oggi stranamente vengono definiti come “sovranisti”) e allora… allora cosa? Si pensa che il nuovo clima favorisca una gestione condivisa di certe situazioni? Dunque ci troviamo di fronte a una vera presa in giro. In questi giorni la Commissione europea, unico embrione di un possibile “governo”, sta cercando di trovare una soluzione convincendo gli Stati membri ad accogliere qualche richiedente asilo. Ma sono gli Stati a non volerlo! Stati come l’Italia che chiude i porti. Inutile dire che gli altri sono più egoisti e ciechi di noi. Oppure dire che deve cambiare l’Europa. La contraddizione è stridente, evidentissima. Perché loro vogliono cambiare l’Europa dando ancora più potere ai singoli Stati. Il loro cambiamento significa la fine del progetto europeo, quello immaginato da Adenauer, Schumann, De Gasperi e pazientemente costruito in tanti anni e tra inevitabili errori, dai partiti popolari, socialisti e liberali d’Europa. Tutti liberi, tutti “padroni in casa loro”. Limitare il ruolo delle istituzioni transnazionali e federaliste, mettere in discussione i trattati, privilegiare – nelle parole e nelle azioni – una centralità nazionale e quindi nazionalista, significa distruggere il sogno europeo e nel concreto, qui e ora, impedire di trovare soluzione ai problemi vecchi e nuovi. Anche l’ultima vicenda si risolverà. Con l’ultimo accordicchio tra Stati sempre più chiusi in se stessi e con un’Unione Europea in balia di questi governi nazionali che, per paura di perdere consenso per tracotanza, si chiudono ancora di più dando la colpa agli altri.

Salvini e Di Maio, dunque, cercano di imbrogliare l’opinione pubblica confondendo le carte e facendo come i “ ladri di Pisa” che di giorno fingono di litigare e di notte rubano insieme, anche la nostra libertà. Dicano chiaramente: vogliamo ritornare ai singoli Stati europei con piena e totale sovranità, magari anche senza euro. Questa è la posta in gioco delle elezioni di fine maggio: la dissoluzione non il cambiamento dell’Unione Europea. Questo è sicuramente il disegno di Salvini che sta attuando un tour europeo incontrando i leader dei peggiori partiti continentali di destra, spesso in odore di neofascismo.

Molti cittadini pensano che tutto ciò non ci riguardi o addirittura che convenga all’Italia. Niente di più sbagliato. Perché con “ognuno si arrangi”, vincono i più forti. Forse se lo possono permettere gli Stati Uniti sempre più isolazionisti. Forse in Europa lo potrà fare la Germania. Non l’Italia che, dal dopoguerra in poi, è cresciuta grazie e non contro una prospettiva europea. L’Italia solitaria andrebbe alla deriva. E all’interno del Paese, se proseguiamo con il principio del “prima noi”, le Regioni forti sopravvivranno, quelle deboli saranno gravemente penalizzate.

I Socialisti rivolgono dunque da queste colonne, agli animi più forti, l’invito a rialzarsi e a riprendere da subito e ad ogni livello l’iniziativa politica di cui si sente l’assenza oramai da troppi mesi.

Alessandro Pietracci
Segretario Provinciale PSI del Trentino

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