martedì, 10 Dicembre, 2019

Algeria, il futuro si gioca sul cambiamento

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Le nevicate che si sono susseguite nei giorni scorsi in varie zone dell’Algeria, comprese le alture del Sahara, sono una dimostrazione dell’eccezionalità climatica di questi tempi, ma non hanno fermato le manifestazioni di protesta che da vari mesi con giovani, società civile, disoccupati hanno riempito le piazze e le vie di Algeri e di varie città. Tutto era cominciato quando il vecchio e malato Presidente Abdelaziz Buotleflika all’inizio dell’anno, spinto dalla casta del regime, aveva deciso di candidare per il quinto mandato.

La forza e la spinta delle manifestazioni lo aveva costretto però il 2 aprile a rinunciare alla candidatura e alle dimissioni aprendo una fase confusa che ha contrassegnato fino a pochi giorni fa la vita della Repubblica popolare. Una prima data per le elezioni presidenziali era stata vanificata per la mancanza di candidati. Nel frattempo il movimento di protesta denominato Hirak ha continuato a riempire le piazze in maniera pacifica anche se nelle ultime settimane numerosi manifestanti erano stati arrestati per motivi di ordine pubblico.

Finalmente pochi giorni fa è stata fissata la data per le elezioni che si terranno il 12 dicembre e sono stati ufficializzati i candidati che scenderanno in lizza per essere eletti come Presidente. In Algeria la forma costituzionale è quella di una Repubblica presidenziale e quindi ben si può capire l’importanza non solo istituzionale ma in termini di potere politico della figura di Presidente. Ci sarà Abdelkader Bengrina, islamista moderato, ex ministro del turismo, che cerca di cavalcare le proteste del Hirak e che propone un rinnovamento anche in termini di diritti civili e di pari opportunità. Poi l’ex ministro Ali Benflis, che spinge per lo scioglimento del Parlamento e una nuova Costituzione. Abdelaziz Belaid fa invece della lotta alla corruzione il suo cavallo di battaglia portando anche in Algeria una sorta di grillismo antidistema. Dalla società civile anche se ha ricoperto la carica di Ministro della Cultura viene Azzedine Mihoubi. Infine Abdelmajid Tebbuone, ex primo ministro, parente di Buotleflika, rappresenta la continuazione del vecchio regime. Sono questi i cinque candidati che si disputeranno le elezioni del 12 dicembre per diventare Presidente della Repubblica. La transizione democratica che ha investito nell’ultimo anno un Paese tutto sommato uscito finora indenne dalla primavera araba dovrà necessariamente fare i conti con il ruolo determinante che ha sempre rivestito in Algeria l’ esercito. Le forze armate prima hanno difeso il vecchio Presidente Boutleflika poi lo hanno scaricato cercando di giustificare e condividere le proteste e addirittura di cavalcarle. E’ apparso chiaro il tentativo di condizionare Hirak per gestire una situazione non facile senza che nulla cambiasse. Ed è proprio sul cambiamento e sul rinnovamento che di giocherà il futuro dell’Algeria. Un cambiamento e un rinnovamento ormai difficilmente rinviabili per un Paese che vuole avvicinarsi all’Europa.

Alessandro Perelli

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