giovedì, 23 Maggio, 2019

Algeria, il popolo chiede le riforme non solo gli intenti

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Dopo la decisione di Abdelaziz Bouteflika, Presidente da oltre vent’anni, di non ricandidarsi per la quinta volta, le dimostrazioni di protesta di piazza che si erano susseguite pacificamente nei giorni scorsi in Algeria, si sono trasformate in manifestazioni di compiacimento per la decisione presa. A migliaia si sono ritrovati nelle strade delle principali città algerine per festeggiare quella che è indubbiamente una vittoria popolare. Nonostante che l’anziano e malato Presidente, al ritorno da un lungo periodo di degenza in una clinica Svizzera, abbia scritto di suo pugno la lettera in cui annunciava la sua decisione di non ricandidarsi, ribadendo la volontà di arrivare a una riforma della Costituzione entro il 2019, da sottoporre poi a referendum, questo atto è stato fatto con l’ assenso della potente casta dei militari che detiene il reale potere. Vi è anche da rilevare che così facendo si sono rinviate quelle elezioni che dovevano sancire il rinnovamento e che verranno svolte a riforma costituzionale approvata.
L’Algeria si trova dunque di fronte a un bivio.Le regole e le forme della Repubblica popolare algerina nate dalla guerra d’indipendenza dalla Francia non sono più sufficienti a mantenere il consenso di un popolo che chiede riforme e più democrazia e che sopporta in modo sempre più preoccupato una crisi economica determinata anche dal crollo del prezzo del petrolio e da un’agricoltura sempre più in difficoltà e costrette a ricorrere a massicce importazioni. Scarsi risultati hanno dato i tentativi di rendere almeno in parte coltivabili le aree semidesertiche anche con l’ausilio di moderne tecnologie francesi. La presenza di un visto d’ingresso per i turisti esteri penalizza un settore che, se opportunamente sviluppato potrebbe assicurare crescita e sviluppo economico. L’attività della pesca poi sconta il mancato adeguamento alle norme sanitarie europee e rende problematica l’esportazione. La stessa norma che obbliga le imprese ad avere il 51% in mano algerina penalizza la ripresa economica e quindi l’occupazione.
Ma ci sono poi le questioni relative ai diritti democratici e civili che hanno necessità di una forte spinta amministrativa e legislativa di rinnovamento. A ovest il Marocco e ad est la Tunisia hanno leggi costituzionali che sanciscono la parità religiosa e di genere, richieste più volte in questi anni dai giovani, dalle donne, dalla società civile algerina.
I partiti al Governo, usciti dalla rivoluzione per l’indipendenza sanno che per conservare il consenso debbono con decisione imboccare la strada delle riforme. La stessa casta dei militari si rende conto che la situazione non è più -imbalsamabile e l’appoggio alla non ricandidatura del malato Presidente ne è la dimostrazione.
Le prossime settimane diranno se l’Algeria volterà pagina e come riuscirà a gestire questo inevitabile processo.


Alessandro Perelli

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