giovedì, 28 Maggio, 2020

Algeria, il regime torna a mostrare il suo vero volto

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Sono in pochi a ritenere che in Algeria dopo le elezioni presidenziali del 13 dicembre che hanno visto la netta vittoria di Abdelmadjid Tebboune, già Ministro e supportato da esercito e regime, sia rientrata la protesta che aveva portato a manifestare migliaia di persone su iniziativa di Hirak, il movimento popolare che di era mobilitato fin dal febbraio 2019 contro il tentativo di fare ricandidare per la quinta volta l’anziano e malato Presidente Abdelaziz Bouteflika. Dopo il successo Tebboune aveva inizialmente portato avanti un tentativo di pacificazione sociale. Molti oppositori erano stati scarcerati e la magistratura non aveva dato corso a alcuni procedimenti che erano stati avviati confronti dei manifestanti. Erano stati inquisiti per corruzione degli esponenti della casta che si erano arricchiti in modo palese.

Ma nei primi mesi di quest’anno il diffondersi del contagio da coronavirus aveva portato a due conseguenze. Da una parte l’attenuarsi delle proteste e delle manifestazioni settimanali che attualmente sono sospese per motivi di sicurezza sanitaria e per il panico diffuso tra la popolazione viste anche le carenti risposte dal punto di vista dell’assistenza medica e sanitaria. Dall’altra le misure restrittive della libertà personale prese dal Governo con la scusante del contenimento del contagio come il coprifuoco solo per le ore notturno come se il virus si trasmettesse solo in quelle ore mentre invece la misura era sicuramente utile per meglio controllare gli oppositori del regime.

In queste ultime settimane invece il regime è ritornato a mostrare il suo vero volto. In un Parlamento semivuoto è stata approvata una legge che punisce la pubblicazione e la diffusione di notizie false che mirino a mettere in pericolo l’ordine pubblico tra le contrarietà dell’opposizione che vi ha visto il chiaro tentativo di mettere il bavaglio alle proteste. Vi è stata una ripresa della repressione contro i rappresentanti di Hirak ed anche contro coloro che levano critiche al Governo. Emblematico il caso del giornalista algerino Khaled Drareni arrestato il sette marzo, rilasciato e subito dopo riarrestato per aver diffuso immagini e riscontri delle manifestazioni di protesta. E accusato di incitamento e manifestazione non autorizzata e di attacco all’integrità dello Stato e rischia fino a dieci anni di carcere. Su di lui per opera di Amnesty International si sta sviluppando una vera e propria mobilitazione della stampa internazionale e anche a livello politico l’Europa democratica si sta muovendo con una serie di pressioni sul Governo algerino per arrivare al suo rilascio immediato.
La Repubblica popolare algerina non sembra aver trovato ancora la strada giusta per arrivare a quel cambiamento le assicuri una transizione verso quei valori di libertà e di democrazia attesi da troppo tempo dal suo popolo.

Alessandro Perelli

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