lunedì, 3 Agosto, 2020

Algeria, Tebbuone rappresenta la vittoria del regime

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Non c’ è stata storia. Abdelmajid Tebbuone ha vinto largamente le elezioni dell’undici dicembre ed è il nuovo Presidente dell’Algeria. Con il suo 58% dei suffragi ha evitato anche il ballottaggio distanziando largamente gli altri candidati in corsa tra i quali l’esponente islamista Abdelkader Bengrina è arrivato secondo con il 17%. Gà Premier, parente di Abdelaziz Buotleflika, il vecchio e malato Presidente dimessosi a aprile dopo aver tentato di ricandidare per la quinta volta, Tebbuone rappresenta la vittoria del regime e dell’ esercito che ha dimostrato di aver saldamente in mano le sorti del Paese.

La vittoria è stata certificata dall’Autorità indipendente nazionale per le elezioni, l’organismo che ha sostituito il Ministero dell’ Interno nella gestione della prova elettorale che ha anche precisato che la percentuale dei votanti e’ stata del 41% mentre quella degli algerini all’ estero si è assestata sul 39%. Quale è il significato di questa elezione? Da una parte sicuramente una vittoria per “il pouvoir”, la casta che si era impossessata del potere nella Repubblica popolare algerina dopo la conquista dell’ indipendenza dalla Francia all’ interno della quale le forze armate rappresentano l’ elemento di peso e trainante. Il potente generale Ahmed Fair Salah si è mosso con molta intelligenza e determinazione dopo la dimostrazioni di massa di protesta che avevano ogni settimana riempito le strade di Algeri e di altre città prima abbandonando al suo destino Boutleflika e in pratica costringendolo alle dimissioni poi cercando di cavalcare le proteste indicendo le elezioni e scegliendo il candidato che avrebbe garantito la continuità appoggiandolo nella prova elettorale. Dall’altra una sconfitta , almeno finora, per il movimento di protesta denominato Hirak, che aveva contestato le elezioni chiedendo un rinvio e che poi aveva cercato di boicottarle prevedendo che non più del 10% degli algerini si sarebbe recato a votare.

Tebbuone, esponente di quel Fronte per l’indipendenza che ha monopolizzato insieme agli islamisti moderati la politica algerina dalla nascita della Repubblica popolare a oggi, dovrà comunque affrontare una situazione interna non facile che ha visto negli ultimi mesi crescere il malcontento della popolazione. Società civile, giovani, disoccupati si sono mobilitati contro la corruzione, la mancanza di lavoro, i bassi salari per un rinnovamento e perla promozione dei diritti democratici e delle libertà civili. Il futuro dell’Algeria, Paese in cui la “primavera araba” non è stata praticamente avvertita, dipenderà molto da come il movimento di protesta saprà continuare la sua azione. Quella che oggi appare come una sconfitta pare non aver fermato la mobilitazione e le manifestazioni che hanno ricominciato a riempire le strade algerine.

Alessandro Perelli

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