venerdì, 23 Agosto, 2019

Algeria, una fase nuova piena di incognite

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Le dimissioni dell’anziano e malato Presidente Abdelaziz Bouteflika aprono una fase nuova e piena di incognite per l’Algeria. Il Paese mediterraneo, che conquistò l’indipendenza dalla Francia dopo una guerra sanguinosa il 3 luglio 1962, ha vissuto per parecchi anni con un Governo formato dai partiti usciti dal Fronte di liberazione nazionale conoscendo una sostanziale stabilita’.Negli anni 90 ha pero’ attraversato un periodo di vera e propria guerra civile terminata con la sovranità nazionale affidata ai militari per la lotta all’islamismo. Questa situazione è durata fino ad oggi senza particolari scossoni perché anche la primavera araba, che ha profondamente mutato nel 2011 il quadro istituzionale della vicina Tunisia e dell’Egitto, qui ha prodotto solo effetti marginali.

Anche il pericoloso contenzioso con il vicino Marocco su parte del territorio del Sahara occidentale e sulla richiesta di indipendenza del popolo Sarhawi è stato gestito con moderazione e intelligenza. Ma le recenti grandi manifestazioni di protesta che hanno riempito le strade di Algeri e di altre città hanno dimostrato la volontà di rinnovamento del popolo e la necessità di ampie riforme ormai non più procrastinabili. Non bastano certamente le dimissioni di Bouteflika a placare le richieste degli algerini e di questo se ne è accorta anche la potente casta dei militari che pur precedentemente aveva cercato di “imbalsamare” la situazione puntando su una ricandidatura del vecchio Presidente almeno fino alla promessa riforma della Costituzione. Invece il recente appoggio del Ministro della difesa, il generale Salah, ai manifestanti, ha dimostrato il cambiamento di rotta dei militari.

Il punto è proprio questo. Il futuro dell’Algeria sarà costituito da una nuova classe politica o da una nuova dittatura dei militari? La Repubblica popolare algerina fa parte integrante del cosiddetto vicinato europeo ed ha una posizione determinante sia dal punto di vista geopolitica sia economico nell’Africa mediterranea. Non solo la Francia, ma anche l”Italia, guardano a questo territorio con estremo interesse per le ricchezze economiche possedute come gas e petrolio, per scambi commerciali e investimenti, per il problema del controllo delle migrazioni. Da noi soprattutto nel centro sud esiste una consistente comunità di algerini che, tra l’altro, nei giorni scorsi a Roma si è fatta sentire con alcune iniziative che hanno testimoniato la solidarietà e la vicinanza ai manifestanti di Algeri. Da parte dei giovani e della società civile algerina vi è una costante richiesta di riforme e di adesione ai valori europei pur nel rispetto della tradizione e delle radici islamiche.

La richiesta di democrazia e partecipazione che viene in questi giorni dal popolo algerino non può e non deve essere disattesa. L’Europa non deve estraniarsi da questo processo senza ovviamente interferire sulla situazione interna. Ma facendo sentire la sua vicinanza alle esigenze democratiche degli algerini. Perché l’evoluzione della situazione algerina sarà fondamentale per lo sviluppo di tutta l’area mediterranea.

Alessandro Perelli

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