venerdì, 18 Ottobre, 2019

Alitalia, parte la cordata dopo due anni di perdite miliardarie

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Due anni in amministrazione fallimentare, ieri sono arrivate le ultime offerte e adesso si ha un quadro di come dovrebbe essere gestita la Compagnia di Bandiera. Le quota della newco dovrebbero essere definite: a Fs il 35%, al suo fianco il Mef con il 15% e poi Delta con il 10-15%. Il restante 35-40% andrà quindi alla holding Atlantia quotata guidata da Giovanni Castelucci. La società FS quindi il maggiore azionista di Alitalia con il 35 per cento delle azioni e suo futuro partner industriale, il che significa che Alitalia resta in mani pubbliche.
Altro azionista di riferimento i Benetton, ovvero i proprietari di Atlantia che gestiva il ponte Morandi, la stessa società per azioni alla quale i grillini vogliono togliere le concessioni autostradali.
Ci sarà anche un parte ‘privata’, anche se in quota minima: la Delta Air Lines, la compagnia aerea americana.
Con un utile di 5,2 miliardi di dollari nel 2018 e un fatturato di 12,5 miliardi, Delta non dovrebbe aumentare oltre la sua quota nonostante alcune pressioni affinché lo faccia.
Anche se è stata un’altra compagnia aerea straniera, quella degli Emirati Arabi, Etihad, a gestire dal 2009 Alitalia nel 2016 accumulando già 500 milioni di perdite.
Mentre sul fronte pubblico, da un lato FS ha già preparato il piano industriale che prevede 740 licenziamenti di personale di terra e una riduzione di aeromobili dagli attuali 117 a 102.
Dall’altro lo Stato interviene direttamente con il ministero dell’Economia Tria che convertirà in azioni i circa 145 milioni di euro di interessi che si sono accumulati sul prestito ponte da 900 milioni concesso due anni fa ad Alitalia dall’allora ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, e poi sempre rinnovato per portare Alitalia a perdite che arrivano a sfiorare i 700 milioni al giorno.

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