domenica, 18 Agosto, 2019

Alitalia, partita aperta. I sindacati vogliono garanzie

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L’Alitalia tornerebbe nuovamente nell’orbita pubblica con la partecipazione del Tesoro e Ferrovie anche sopra la soglia del 50%. Dopo il disco verde arrivato ieri dal governo all’ingresso del Mef e il via libera delle Fs all’avvio della trattativa con Delta Air Lines ed EasyJet, sta prendendo forma la governance della Nuova Alitalia che potrà prevedere anche la partecipazione di altri soggetti pubblici e privati. Tra i possibili azionisti, è confermato che non ci sarà Cassa Depositi e Prestiti, che potrebbe, eventualmente, come era stato già prospettato, avere un ruolo per finanziare l’acquisto o il leasing di nuovi aerei.

Sarebbe questa l’architettura comunicata dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, nell’incontro con i sindacati che si è svolto ieri al Mise. Nell’incontro sono stati illustrati gli sviluppi dell’operazione di salvataggio e rilancio di Alitalia. Il ministro Di Maio ha assicurato: “Un’operazione che non porterà a un ridimensionamento né a una svendita della compagnia. Al contrario, quello al quale si sta lavorando e che sarà presentato entro il 31 marzo prossimo è un piano lungimirante e ambizioso. Non ci sarà una Alitalia più piccola. Quando parliamo di operazione di mercato parliamo di partner privati. La presenza del Mef e di Fs garantisce la salvaguardia dei livelli occupazionali ed evita licenziamenti, questo per garantire una strategia per Alitalia e non svenderla. Il potere contrattuale dello Stato sarà fondamentale nella società e Alitalia deve essere rilanciata e non solo salvata”.

A fornire alcuni dettagli sulla compagine della newco sono state alcune fonti sindacali presenti oggi al tavolo al quale hanno partecipato anche i commissari straordinari di Alitalia. La quota del Mef nella nuova Alitalia potrebbe andare anche oltre il 15% e, complessivamente, il Tesoro e le Ferrovie potrebbero superare la quota del 50%. Sul fronte della partnership internazionale, Di Maio ha espresso soddisfazione per la formalizzazione, avvenuta ieri nel cda delle Ferrovie, dell’avvio del negoziato con il tandem Delta-Easyjet, dimostrando che Alitalia sia vista ancora oggi come una grande potenzialità.

Una scelta, questa, preferibile a quella di Lufthansa che nei giorni scorsi ha parlato di 3000 esuberi. I sindacati hanno riferito una battuta di Di Maio riguardo ad Air France: “Non credo che vi siate messi a piangere quando è emerso che Air France non era più della partita. Cosa che non dipende dalle relazioni con la Francia…”.

Entrando nel vivo del lavoro sul piano industriale, la nuova dead line è quella del 31 marzo. Una proroga, rispetto a quella inizialmente fissata al 31 gennaio scorso, che, secondo Di Maio, sarebbe stata produttiva. Il ministro ha voluto anche rassicurare i sindacati che saranno coinvolti nella fase di preparazione del piano e non saranno messi davanti al fatto compiuto con proposte da prendere o lasciare.

Rassicurazioni, quelle di Di Maio, che hanno tranquillizzato in parte i sindacati che, comunque, non sono certo intenzionati ad abbassare la guardia visto che, hanno sottolineato all’unisono, non si sa ancora cosa riserverà il nuovo piano industriale. Preoccupa poi il fattore tempo.  Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha detto: “Il termine del 31 marzo per la presentazione del nuovo piano industriale è troppo lontano. Bisogna accelerare i tempi. Il fatto che ci sia una presenza pubblica è importante ma dipende per far cosa. Questa, infatti, deve essere finalizzata a un piano che rilanci gli investimenti e consenta, soprattutto, ad Alitalia di rafforzarsi sul lungo raggio con nuovi aerei”.

Il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, ha chiesto a gran voce il coinvolgimento del sindacato: “Nel prossimo incontro, parleremo della proposta di piano industriale. Non c’è ancora una data: ci stanno lavorando e si stanno prendendo il tempo necessario. Però noi abbiamo chiesto di esserci dentro, vogliamo parlare della proposta. E dal piano si vedrà se hanno rispettato le promesse che non ci sono esuberi, che c’è il rilancio e che si evita il dumping”.

Il segretario confederale della Cisl,  Andrea Cuccello, ha detto: “Questa è una vicenda che si sta trascinando ormai da troppo tempo. C’è l’esigenza di stringere i tempi e dare risposte concrete ai 12000 dipendenti. Ma soprattutto c’è la necessità di costruire un vero piano industriale che dia garanzia sui livelli occupazionali”.

La partita è ancora aperta, ma stavolta, i sindacati, fermi sulla posizione di tutela dei lavoratori, verrebbero coinvolti.

Salvatore Rondello

 

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