mercoledì, 3 Giugno, 2020

Alitalia senza soluzione di mercato. Il Consorzio non c’è più

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Senza soluzione di mercato. In pratica si torna all’inizio della giostra, dopo che anche il governo si è arreso ammettendo che per Alitalia è naufragata l’ipotesi di un salvataggio privato. “Al momento un soluzione di mercato non c’è”, ha detto il ministro dello Sviluppo Economia Stefano Patuanelli intervenendo al Senato. “Stiamo valutando diverse opzioni con attenzione”, “non è una proroga al consorzio che si stava costituendo, perché quella strada lì non c’è più”, ha detto. “E’ dieci anni che si tenta di privatizzare” la compagnia, dice. Ma, sottolinea il ministro, “ha una dimensione che il mercato fa difficoltà ad accettare”.

Il governo si ritrova così alla ricerca di strade alternative per risollevare le sorti della compagnia. L’obiettivo di “rilanciare” e non solo “salvare” la compagnia è quello del ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, e, prima, del suo predecessore Luigi Di Maio. Il piano finora non è riuscito. I motivi sono noti, la doppia partita giocata da Atlantia con il dossier concessioni autostradali sempre intrecciato, in questi mesi, a quello del rilancio del vettore. Non per motivi ‘politici’ ma semplicemente finanziari: senza i ricavi delle concessioni autostradali diventa difficile impegnarsi “in un’operazione onerosa di complessa gestione ed elevato rischio” come quella Alitalia, ha scritto la holding dei Benetton. La politica inaugurata dal ministro Toninelli di attaccare da una parte il gruppo Benetton sulle concessioni autostradali dopo la tragedia del Ponte Morandi e dall’altra di cercare nello stesso gruppo un alleato per la soluzione del dossier Alitalia, si è concluso nell’unico modo possibile: l’uscita di scena dei Benetton.

Un’altra causa per la quale la newco non è riuscita a decollare è stata la prudenza di Delta e Lufthansa a impegnarsi come partner industriali alla guida del consorzio. Richiesta, quella di un partner industriale forte, fatta sia da Atlantia che da Fs. Al momento tra le ipotesi allo studio del Governo per risolvere la questione c’è quella di nominare un super-commissario.

In attesa della lettera dei commissari che gli prospetti la situazione in modo ufficiale, secondo quanto si apprende, Patuanelli sta vagliando le varie opzioni sul tavolo dopo che, allo scadere del termine del 21 novembre, Fs ha chiesto ancora tempo. Il commissario, sostituirebbe gli attuali, Daniele Discepolo, Enrico Laghi e Stefano Paleari, e verrebbe affiancato da un esperto del settore con il compito di rendere la società più appetibile. Una nuova struttura commissariale potrebbe avere più chance di avere il via libera dall’Ue per i 400 milioni di euro di prestito con meno rischi di incorrere nella procedura per aiuti di stato. Le risorse garantirebbero la continuità aziendale necessaria per permettere al super-commissario di sottoporre Alitalia alla cura dimagrante richiesta dai suoi pretendenti, Lufthansa in primis ma negli ultimi giorni anche Air France.

Per il viceministro Buffagni “è il momento di prendere decisioni difficili e ragionare per creare valore. Dobbiamo garantire servizio, posti di lavoro, asset, ma non possiamo permettere che sia un buco nero per lo Stato”. Sindacati sono in allarme. “Serve vero piano industriale”, la loto richiesta. Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, interpellati dall’Agi, dicono no a qualsiasi ipotesi di ristrutturazione che non dia anche delle “garanzie per il futuro”. Si dicono “preoccupati” per la situazione di stallo e la mancanza di chiarezza e informazioni da parte del governo e chiedono di non svendere la compagnia perché rappresenta “un asset strategico per il Paese”.

Duro il segretario generale Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi: parla di un “governo che brancola nel buio”. “Non ci coinvolgono e non ci informano, quindi è una situazione che non rispetta la rappresentanza dei lavoratori”, afferma. Si fanno ipotesi già viste, aggiunge, e “che noi respingiamo come il supercommissario: con disinvoltura si lanciano ipotesi di spezzatino di azienda con migliaia di esuberi senza una minima prospettiva e una strategia di rilancio dell’azienda”. Tarlazzi si dice “molto preoccupato di come il governo sta gestendo la partita: Alitalia è un asset strategico quanto l’ex Ilva, quindi meriterebbe una strategia più efficace”. “La direzione sembra essere quella di una compagnia regional molto ridotta: il fatto che l’Europa ancora ci dia quel margine di flessibilità nella gestione della complessa partita potrebbe suggerire che siamo di fronte a un accordo fatto con la Merkel per svendere Alitalia a Lufthansa”.

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