martedì, 25 Febbraio, 2020

Alla “Quadrarum Art Gallery” tra gli anni ’70, Bettino Craxi e Federico Giannini

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Proseguono le iniziative di approfondimento della “Quadrarum Art Gallery” di Roma, galleria d’arte che si sta qualificando come polo importante, in una periferia – quella di Cinecittà/Quadraro – da sempre povera di spazi di socializzazione e aggregazione culturale. Al centro del dibattito-incontro col pubblico organizzato ultimamente dal giornalista Nicola Lo Foco (specialista degli “Anni di piombo”) e da chi scrive, “I giovani e gli anni ’70”. Una cavalcata attraverso l’atmosfera di quegli anni, che furono non solo quelli del terrorismo, iniziato con Piazza Fontana a dicembre ’69, ma anche anni di forte produzione politico-culturale, musicale, artistica.

“Gli anni ’70 – ha ricordato Biagio Renato Cacciola, docente di Storia e filosofia nelle scuole secondarie a Frosinone, e saggista – evidenziarono anzitutto una crisi della rappresentanza politica iniziata, in realtà, già nel ’68: quando il sistema politico italiano, e specialmente il sottosistema dei partiti, non riusciva piu’ a intercettare le domande di cambiamento emergenti dalla società, specialmente dal mondo giovanile”. E’ stata soprattutto questa frattura, l’aggravarsi, in sostanza, della storica dicotomia tra “Paese legale” e “Paese reale”, a costituire, poi, il “brodo di coltura” del terrorismo (originato, chiaramente, anche dai fattori sociali e ideologici, e alimentato dai disegni nascosti delle superpotenze).  “Mentre indicativa del malessere che attraversava la società italiana – ha sottolineato Diego Verdegiglio, attore di cinema e tv, già interprete di Francesco Cossiga in due programmi RAI e Mediaset – era stata, già nel 1970,. la rivolta di Reggio Calabria per lo spostamento del capoluogo regionale a Catanzaro: rivolta domata, con diversi morti, addirittura dalle forze armate, in un clima che trasformò Reggio in una nuova Belfast”.

Facendo un confronto con l’oggi, comunque, han concordato i relatori, non è che il sistema politico attuale, pur cambiato enormemente rispetto ad allora, riesca a capire meglio le istanze di cambiamento che salgono dalla società: anche se oggi c’è, quantomeno, una maggior comunicazione con la società stessa, grazie a tanti siti, anche delle istituzioni,.e social media, che permettono di seguire meglio cosa accade nel Palazzo (ad esempio, la discussione dei progetti di legge). “Comunque si avverte gravemente la mancanza – ha aggiunto Cacciola – di politici di rilievo come furono, con tutti i loro difetti, quelli della “Prima Repubblica”:a partire dal “grande assente ” di oggi, Bettino Craxi. Ma già tra fine anni ’80 e primi anni ’90, quando in Europa si prendevano le principali decisioni su Maasticht “e dintorni”, fu molto negativo che l’ Italia non avesse un governo a guida socialista democratica,come invece era – o stava per riaccadere – in Francia, Spagna, Paesi scandinavi, Inghilterra, Germania”.

Quanto, poi, all ‘indispensabilità, per la nostra democrazia, di chiudere definitivamente quella “guerra civile strisciante” tra sinistra e destra che si trascina, incredibilmente, sin dal secondo dopoguerra, proprio Craxi – ha ricordato chi scrive – è stato l’unico politico italiano ad avere il coraggio, nei suoi ultimi anni, di dire che sarebbe necessario un raduno di tutte le forze politiche a Piazzale Loreto a Milano, per rendere omaggio a tutti i fucilati sul posto del’agosto ’44 e dell’ aprile ’45, non solo Benito Mussolini; chiudendo costruttivamente i conti con un passato da non dimenticare, ma nemmeno demonizzare. Sull’esempio, aggiungiamo, di nazioni almeno in questo piu’ mature di noi, come la Spagna del dopo Franco e la Grecia dei primi anni ’80 (con la riconciliazione, in tv, tra il mitico comandante dell’ ELAS comunista, Markos, e il generale governativo Tsakalotes, protagonista della guerra civile del 1944- ’48).

Sul piano propriamente artistico, è seguìta l’inaugurazione,sempre alla “Quadrarum”, di “The colors”: prima mostra personale, a Roma, del pittore grossetano Federico Giannini. Che, dopo essersi dedicato, per anni, a una pittura piu’ figurativa, da qualche tempo trova più naturale, per la sua ispirazione, esprimersi con la pittura informale: un indirizzo di arte astratta che gioca molto sulla forza dei colori e sulla presenza di linee ricordanti vagamente forme precise, linee in cui i fruitori di queste opere posson trovare riferimenti ognuno a suo piacimento (come previsto,. del resto, da varie correnti d’avanguardia del Novecento, dal futurismo all’ espressionismo). I colori vivaci dei quadri di Giannini – dove predominano l’azzurro, il rosso e nero, il giallo – ricordano stili tipici dell’arte orientale, dall’Iran alla Cina. Mentre il suo artista di riferimento ideale è l’americano Jackson Pollock (scomparso nell'”indimenticabile 1956″): celebre soprattutto per le sue tecniche di pittura “spontanea”, che facevano colare il colore direttamente sulle tele (il “drippinmg”, “sgocciolatura”), e impiegavano non solo pennelli ma le cose più disparate, come bastoncini e strumenti da cucina, e i materiali più diversi, compresi anche sabbia e frammenti di vetro. “Seguire regole più accademiche e classiche – ha precisato Giannini – imbriglierebbe molto la mia creatività, che si esprime assai più spontaneamente con questo stile libero, rispondente anche ai miei diversi stati d’animo”.

Fabrizio Federici

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