giovedì, 25 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Allarme Bankitalia, peggiore crisi degli ultimi 20 anni

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La pandemia si abbatte anche sui redditi degli italiani, che registrano la peggiore flessione degli ultimi 20 anni. Crollano anche i consumi mentre balza il risparmio degli italiani che viene addirittura triplicato. E ancora: aumentano gli acquisti di titoli pubblici.
Questi dati emergono dalla nota “I conti economici e finanziari durante la crisi sanitaria del covid-19” pubblicata dalla Banca d’Italia.
Più dettagliatamente, gli economisti di via Nazionale fanno notare che nel primo semestre del 2020 i redditi primari pro capite a valori correnti delle famiglie si sono ridotti dell’8,8 per cento rispetto al primo semestre del 2019, una contrazione più ampia di quelle registrate nelle fasi più acute della crisi finanziaria (-5,2 per cento) e di quella dei debiti sovrani (-3,4 per cento).
Nel report dell’Istituto Centrale si legge: “I redditi dei settori privati non finanziari hanno registrato la contrazione più forte degli ultimi venti anni, che è stata solo in parte contrastata dalle misure di sostegno introdotte dalle amministrazioni pubbliche. I redditi da lavoro dipendente sono scesi dell’8,7 per cento per effetto del calo dei redditi unitari (-7,0 per cento) e dell’occupazione alle dipendenze (-1,7 per cento), mentre i redditi da lavoro e i profitti delle famiglie produttrici (il risultato netto di gestione e il reddito misto netto) sono diminuiti del 7,4 per cento; gli altri redditi, infine, sono calati del 13 per cento. La flessione del reddito disponibile lordo pro capite è stata molto meno intensa (-3,8 per cento) e sostanzialmente analoga a quelle mediamente registrate nelle due crisi precedenti, grazie all’eccezionale crescita dei trasferimenti sociali netti (60,3 per cento) che ha fornito un contributo di 5,1 punti percentuali. Sempre nel primo semestre 2020, nonostante il forte sostegno pubblico alla capacità di spesa delle famiglie, il calo dei consumi è stato eccezionalmente ampio (-9,8 per cento) e ne è derivato un risparmio netto pari a 51,6 miliardi; il tasso di risparmio è più che triplicato rispetto alla fine del 2019, (dal 2,8 al 9,2 per cento), contrariamente a quanto era accaduto durante le due precedenti crisi”.
A proposito del debito pubblico la Banca d’Italia ha comunicato: “Intanto tra la fine del 2019 e la fine di giugno 2020, la variazione semestrale del debito pubblico in percentuale del Pil ha raggiunto i valori più alti negli ultimi venti anni. Nel confronto internazionale, questo aumento in percentuale del Pil è stato simile a quello registrato in Spagna e inferiore a quello della Francia, mentre l’aumento è stato superiore a quello del Regno Unito e della Germania. Il debito è complessivamente aumentato di 121 miliardi nel semestre, di cui 97,4 miliardi nel secondo trimestre dell’anno”.
Bankitalia, nelle statistiche sul turismo internazionale, ha lanciato un altro allarme: “A ottobre 2020 è ripresa la contrazione dei flussi turistici, sia in ingresso sia in uscita, in un contesto di peggioramento degli indici di diffusione della pandemia. Rispetto a ottobre dello scorso anno le spese dei viaggiatori stranieri in Italia (1.193 milioni) risultano inferiori del 70,4 per cento, quelle dei viaggiatori italiani all’estero (572 milioni) del 75,5 per cento; l’avanzo della bilancia dei pagamenti turistica è stato di 620 milioni di euro (era di 1.697 milioni nello stesso mese dell’anno precedente). Nei tre mesi terminanti a ottobre la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia si è contratta del 49,3 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; quella dei viaggiatori italiani all’estero è diminuita del 69,3”.
All’allarme dell’Istituto di via Nazionale si aggiunge quello del presidente della Camera della Moda, Carlo Capasa, che in un’intervista all’Agi ha spiegato: “Negozi chiusi per mesi a causa della pandemia, aziende ferme, e molte giornate passate a lavorare in casa con abiti comodi, non certo da grande soirée, con le collezioni presentate in streaming (dal 15 al 19 gennaio c’è la Moda Uomo). Il fatturato della moda non poteva non scivolare. I dati di previsione di quest’anno sono pesanti. Noi siamo la seconda industria italiana, fatturiamo 100 miliardi. E perdiamo il 25% del fatturato, che è tanto, si arriva a 25 miliardi”.
In questo scenario è arrivata la crisi di Governo. A tal proposito, il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, in un’intervista al Corriere della Sera, senza risparmiare critiche, ha chiesto: “Ora un governo che sappia ascoltare e una politica che metta uno stop ai personalismi”. Indirizzando le critiche all’esecutivo, Bonomi ha detto: “Non ha mai dato risposte a proposte e istanze delle imprese e non ha mai interpellato le parti sociali sul Recovery approvato senza dibattito e confronto, risultando privo di una visione”.
Bonomi ha auspicato: “Un governo disponibile ad ascoltare chi ha dimostrato capacità di far crescere il Paese, visto che l’industria manifatturiera è quella che tiene in piedi l’Italia.  Nessuno parla più della realtà ma la realtà bussa alla porta e presenta il conto”. 
Secondo il leader degli industriali: “Il piano del governo per il Recovery non è adatto a cogliere un’occasione unica e non se ne capisce la coerenza; un errore non prendere il Mes. Il Paese è sfiduciato, non ne può più di decisioni che cambiano ogni pochi giorni o di scoprire solo nelle conferenze stampa della domenica cosa si potrà fare il lunedì”. 
A fronte dell’aumento del debito, Bonomi si chiede cosa avverrà quando gli altri Paesi ripartiranno se l’Italia resta ferma come in passato. 
Il presidente di Confindustria, in conclusione, ha ribadito: “Il Paese rischia un dramma sociale sul fronte occupazione e il modello di Cassa integrazione Covid alla lunga non può funzionare. La politica esca dalla gabbia dei personalismi e guardi in faccia la realtà”.
Anche i sindacati hanno criticato in passato la politica del governo Conte, o meglio la non politica di un governo che non ha governato il paese senza pensare al futuro del Paese. Da nessuna parte è scritto quando si può fare la crisi di un governo e quando no. Dopo la storia giudicherà i fatti, ma nel frattempo non si può restare in attesa di ‘Godot’ lasciando che ‘le stelle stanno a guardare’.

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