martedì, 22 Ottobre, 2019

Allarme del museo di Auschwitz. Il ruolo della memoria

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CRACOVIA. Nell’epoca storica dominata dall’homo videns a scapito dell’ uomo sapiens, che ruolo e scopo deve avere la memoria? Sembra essere una domanda retorica da salotto di filosofi ma non lo è visto che il museo di Auschwitz si è visto ultimamente costretto ad intervenire nei confronti dell’indolenza dei turisti rei di prodursi in foto e selfie poco rispettosi.

Devo sin da subito ammettere di non poter essere totalmente obbiettivo poiché da 13 anni lavoro e collaboro con il museo di Auschwitz. Come mi occorre ammettere che sussistono anche problemi organizzativi a monte (mancanza di sufficienti guardie, modelli organizzativi non sempre all’altezza, etc..).

Ma al netto di tutte le critiche possibili non si può far finta di non vedere il problema per quello che davvero è. Un enorme problema sociale che si snoda, a mio avviso, almeno su due piani. Il primo riguarda una seria discussione sulle derive del turismo di massa, in specifico nei confronti di luoghi come Auschwitz.

Esistono centinaia di trattati su questo tema, su come un turismo basato su voli low cost, AIRBNB e simili stia spopolando le città e creando turistofobia. Tutto vero e complesso. Come tutti i fenomeni degli ultimi anni. Ma la domanda che ci dobbiamo porre è se sia davvero opportuno che, ad esempio, TripAdvisor proponga a chi arrivi al campo una recensione del luogo identica a quella che si propone per un comune luna Park. Non sarebbe il caso che determinati luoghi, Auschwitz in primis, esulino da questa logica commerciale? Il secondo piano è quello puramente didattico. Non si può sostenere che di Auschwitz se ne parli poco. Anzi se ne parla anche troppo, a volte male e a sproposito.
Troppe giornate della memoria, troppi eventi, troppi libri.

Tale sovraesposizione sta creando una reazione contraria di sufficienza o anche di repulsione riassumibile nelle deprecabili parole di Vittorio Feltri : “Che palle sti ebrei che parlano solo di Olocausto”. Questa sovraesposizione è, a mio avviso, ancora più nociva se non accompagnata da una vera riflessione su come strutturalmente la società moderna abbia potuto compiere quella barbarie.

L’aver affrontato sempre solo Auschwitz come evento storico singolo e non come inserito nel contesto evolutivo della società moderna (con tutto quello che tale considerazione comporta) ha determinato la distorsione di oggi per la quale ci si reca ad Auschwitz per visitare un luogo semplicemente storico. E ci si aspetta di trovare lì quello che già si è visto nel film. E quindi ci si fa la foto selfie sotto la porta. E quindi ci si fa la foto toccando il filo spinato.. Camminando in equilibrio su quei binari che portavano al gas, Etc..

Ha fatto bene il museo di Auschwitz a lanciare l’allarme (a mio avviso con troppo e colpevole ritardo), ma temo che tale rimarrà, un semplice allarme. Per l’ennesima volta si perderà l’occasione per un serio dibattito culturale.

Diego Audero

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