venerdì, 6 Dicembre, 2019

Allarme industria, salgono richieste CIG. LabItalia, Governo corregga anomalie Fornero

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Allarme industria
SALGONO RICHIESTE DI CASSA INTEGRAZIONE

Nei super ristretti momenti di formazione del nuovo governo Conte, Istat e Inps lanciano un nuovo allarme sulla condizione delle industrie. Da un lato la diminuzione del fatturato e degli ordinativi di giugno, che continua in maniera ridotta anche a luglio. Dall’altro l’aumento delle attivazioni di cassa integrazione registrato a luglio nelle aziende italiane.
Giugno 2019 – Commentandone i dati, Istat fa sapere che a giugno il fatturato dell’industria ha registrato una flessione su base mensile, in termini congiunturali dello 0,5%, condizionata dalla contrazione delle vendite sul mercato interno, mentre è rimasta pressoché stabile su base trimestrale. Anche gli ordinativi hanno fatto osservare a giugno una caduta congiunturale sia su base mensile (-0,9%) sia nel complesso del secondo trimestre (-0,4%). Nel raffronto con il mese precedente il calo è diffuso a tutti i principali raggruppamenti di industrie, risultando particolarmente marcato per il comparto dell’energia, -2,8%. Nel confronto trimestrale, invece, hanno segnato variazioni congiunturali positive i beni strumentali e i beni di consumo.
Con riferimento al comparto manifatturiero, le industrie tessili e quelle dei mezzi di trasporto hanno mostrato una crescita tendenziale del fatturato più rilevante (+4,1%), mentre l’industria farmaceutica mostra la flessione maggiore (-12,6%). Il maggiore progresso tendenziale si è riscontrato nelle industrie dei mezzi di trasporto (+5,1%), mentre il peggior risultato si è rilevato nell’industria farmaceutica (-16,2%).
Luglio 2019 – A luglio 2019, dai rilevamenti Istat, si è stimata una dinamica congiunturale stazionaria dell’indice dei prezzi alla produzione dell’industria mentre, su base annua, si è palesata un contenuto decremento (-0,5%). Sul mercato interno i prezzi alla produzione dell’industria sono rimasti invariati su giugno 2019 e diminuiti dello 0,8% su base annua. Al netto del comparto energetico la dinamica congiunturale è nulla, l’incremento tendenziale è stata pari allo 0,5%.
Sul mercato estero la variazione congiunturale è stata lievemente positiva (+0,1%), anche se le aree hanno mostrato andamenti divergenti (-0,1% per l’area euro, +0,2% per l’area non euro). Su base annua si è registrato un aumento dello 0,3% (+0,2% per l’area euro, +0,3% per l’area non euro).
Gli incrementi più rilevanti si sono evidenziati sul mercato interno per i settori dell’industria dei prodotti farmaceutici (+2,1%) e dell’industria dei mezzi di trasporto (+1,8%), sul mercato estero area euro nel comparto dell’industria dei computer e prodotti di elettronica (+1,8%) e per i prodotti chimici (+1,3%), sull’area non euro per l’industria del tessile (+1,9%). Tra tutti i settori, l’industria dei prodotti petroliferi è quello che subisce la flessione più sostenuta sia sul mercato interno (-5,1%) che sul mercato estero (-7,9%); più marcata la diminuzione per l’area non euro (-8,1%) rispetto all’area euro (-2,5%).
Cassa integrazione – Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria, ha rivelato Inps, autorizzate a luglio 2019 è stato pari a 10,0 milioni, di cui 3,7 milioni per solidarietà, mettendo a segno un incremento pari al 50,2% in confronto all’analogo mese dell’anno precedente, che registrava 6,7 milioni di ore autorizzate e rispetto al mese precedente una variazione congiunturale pari al -46,8%.
Gli interventi in deroga sono stati pari a circa 184 mila ore autorizzate a luglio 2019 rimarcando un incremento del 317,5% se raffrontati con luglio 2018, mese nel quale erano state autorizzate circa 44 mila ore. La variazione congiunturale ha riscontrato rispetto al mese precedente un decremento pari al 70,8%.
Per la cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo) sono state 8.847.531, le ore autorizzate in aumento del 17% rispetto a luglio 2018;
Naspi – A giugno 2019 sono state presentate 135.269 richieste di Naspi, 2.463 di Dis-Coll e 152 di mobilità, per un totale di 137.884 domande, segnando una diminuzione del 3,17% in confronto a giugno 2018.

Inps: Osservatorio sul precariato
I DATI DI GIUGNO 2019

Sono stati recentemente pubblicati i dati di giugno 2019 dell’Osservatorio sul precariato. Nel primo semestre del 2019, nel settore privato complessivamente le assunzioni sono state 3.726.334. In confronto all’analogo periodo dell’anno precedente, la crescita ha riguardato i contratti a tempo indeterminato, di apprendistato, stagionali e intermittenti. Risultano in diminuzione i contratti a tempo determinato e quelli in somministrazione. 
La dinamica dei flussi
Nel semestre si conferma, rispetto allo stesso lasso di tempo del 2018, l’incremento delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato, che passano da 231.866 a 372.016. In crescita risultano anche le conferme di rapporti di apprendistato giunti alla conclusione del periodo formativo (+16,1%).
Le cessazioni sono state 2.902.048, in diminuzione rispetto al medesimo periodo del 2018: la riduzione ha riguardato le cessazioni di contratti in somministrazione, di rapporti a termine e di rapporti a tempo indeterminato. In ascesa sono invece le cessazioni di rapporti con contratto intermittente, stagionale e in apprendistato. 
Il lavoro occasionale
I lavoratori impiegati con Contratto di prestazione occasionale (Cpo) a giugno 2019 sono stati 20.355 (stabile in confronto all’analogo mese del 2018), con un importo lordo medio di 239 euro.
Per quanto attiene, invece, i lavoratori pagati con i titoli del Libretto di Famiglia (LF), sono stati 6.880 (in linea con giugno 2018), con un importo mensile lordo medio di 187 euro.

Brambilla
PROSSIMO GOVERNO CORREGGA LE ANOMALIE DELLA FORNERO

“Il prossimo governo ha alcune priorità da affrontare in materia previdenziale a partire dalle anomalie della legge Fornero sulle pensioni. Legge che, al contrario di quanto hanno affermato alcuni, non è stata affatto smantellata. Neanche da Quota 100 che, oltre a essere stata scritta maluccio, ricordiamolo, è una misura sperimentale e dura solo 3 anni, dopodiché si torna alla Fornero”. A fare di recente il punto con Adnkronos/Labitalia su quanto aspetta il prossimo esecutivo in materia di pensioni è stato Alberto Brambilla, presidente del Centro studi e ricerche Itinerari Previdenziali e già sottosegretario al Lavoro.
Tra le pecche di Quota 100, provvedimento che porta il timbro leghista, ha ricordato Brambilla, c’è il non tener conto “delle situazioni specifiche dei lavoratori con problemi di salute, o familiari a carico che necessitano di cure, che svolgono mansioni pesanti, in mobilità o disoccupazione” e di prevedere “l’uscita per tutti, anche a favore di quelli che ancora potrebbero tranquillamente lavorare”. Altra criticità da rimediare riguarda la penalizzazione che subiscono le donne, per le quali “Quota 100 è difficile da raggiungere – ha avvertito – tanto che le richieste femminili sono solo il 26% del totale”.
“Due sono i punti da affrontare subito: il primo – ha elencato Brambilla – è bloccare per tutti l’indicizzazione a 42 anni e poi unificare le posizioni dei ‘giovani’, eliminando tutti quei paletti che ci sono attualmente per il raggiungimento della pensione e prevedendo anche un’integrazione al minimo. Altrimenti, rischiamo che gente che già lavora da 20-22 anni, tra 20 anni non potrà andare in pensione perché non ha raggiunto l’importo previsto, ma avrà però pagato la pensione di quelli che ci sono andati prima. Dobbiamo uniformare la normativa coi requisiti pensionistici”.
Altra proposta portata avanti da Brambilla è quella di istituire, sul modello di quanto fatto nel settore bancario e assicurativo, “fondi di solidarietà anche nell’industria, commercio, artigianato e agricoltura, che accompagnino alla pensione con qualche anno di anticipo”.
E infine, ha detto, “abolire il divieto di cumulo che genererà molto lavoro irregolare”. “All’inizio di Quota 100 c’erano 3.000 domande al giorno, oggi circa 300. Esaurito lo stock di quelli che avevano quasi maturato il diritto alla pensione al momento dell’entrata in vigore della Fornero o di chi ha maturato un assegno alto grazie a stipendi alti, ora la gente ci pensa due volte prima di andare in pensione anticipatamente”, ha concluso.

Carlo Pareto

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