sabato, 7 Dicembre, 2019

Allarme razzismo

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La caduta del muro il 9 novembre 1989, è stata opera della rivoluzione pacifica iniziata nei mesi precedenti dai cittadini della DDR, di cui i momenti culminanti sono state le manifestazioni settimanali del lunedì a Dresda. È stata una lotta per la libertà che si è giovata anche dell’aiuto dei paesi del Patto di Varsavia, come la Cecoslovacchia, che ha permesso il transito a milioni di tedeschi orientali in fuga verso l’Ungheria, che a sua volta ha aperto il suo confine con l’Austria. Una stessa lotta per la libertà era in corso in Polonia. È stata probabilmente la pagina più entusiasmante della storia contemporanea e che ha dato il via al disfacimento dell’URSS.

Ma ben presto la rivoluzione pacifica non ha trovato più canali di espressione e ha perso la sua voce. L’unità tedesca è stata il prodotto di una annessione vera e propria, senza che i cittadini tedeschi orientali potessero far sentire la propria voce, come se, visto che il governo della DDR era stato completamente squalificato dalla storia, neppure i suoi cittadini potessero più parlare. L’apparato industriale della DDR veniva completamente smantellato e ricostruito secondo gli interessi e la logica della grande industria della Germania occidentale. Un esponente moderato, il capogruppo della CDU al Bundestag Ralph Brinkhaus ha toccato un punto dolente ammettendo che “abbiamo parlato molto dei soldi, ma non abbiamo visto le lacerazioni e i tormenti di uomini che dovevano adattarsi a un sistema completamente nuovo di vita. Questo per Brinkhaus è stato realmente il grande errore della riunificazione.

Un sondaggio in questi giorni della Zdf (la seconda rete televisiva) alla domanda se i tedeschi orientali sono cittadini di seconda classe il 46% risponde di sì e il 47% risponde di no, un dato impressionante a 30 anni dalla caduta del muro. Abbandonati a se stessi in una realtà in profonda e veloce trasformazione o hanno continuato a “fuggire” verso Ovest oppure sono stati facile preda di parole d’ordine dell’estrema destra contro l’immigrazione e l’islamismo ma sempre nel sottofondo di un antisemitismo diffuso come ha dimostrato il recente attacco alla sinagoga di Halle.

Dopo la grande ondata di migranti del 2016, la Afd (Alternative für Deutschland) ha cominciato a prendere piede soprattutto nelle regionali dell’Est e a diventare essa il vessillo della protesta economica e sociale, togliendo voti alla CDU e alla Linke. È troppo semplice, afferma Sahra Wagenknecht, moglie di Oscar Lafontaine, e sua portavoce, sostenere che i nostri ex elettori sono diventati tutti razzisti e liquidare così il problema. Ma per fortuna è stata proprio la Linke (30%) a impedire la vittoria della Afd (24%) nelle elezioni regionali in Turingia dove ha superato la CDU (23%) con una Spd limitata al 8%. Ma esiste il momento elettorale, ancora controllabile è una realtà sociale drammatica. La violenza si sta espandendo in modo impressionante accanto e dietro alla AFD con rapporti più o meno chiari esiste una miriade di gruppi e gruppuscoli di estrema destra del tutto disinteressati al voto. Il loro compito è di minacciare tutti gli esponenti a livello locale che si pronunciano o prendono misure a favore degli immigrati. I sindaci dei piccoli comuni sono il loro bersaglio. Sono minacciati di persona o presi di mira la moglie o i figli o gli viene resa impossibile una libera attività politica. Si è arrivati anche all’assassinio che ha colpito a Kassel nei mesi scorsi l’esponente democristiano Walter Luebcke. Una specie di strategia mafiosa, che non impone il pizzo ma la rinuncia a parlare ed operare per l’inserimento degli immigrati. E il comune di Dresda ha lanciato non a caso un allarme generale contro il razzismo.

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