domenica, 15 Settembre, 2019

Allarme rosso

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L’Italia non sta per niente bene, però fa la voce grossa. Sembra voglia sfidare il mondo e sta crollando come credibilità internazionale, e anche come economia, coi dati che peggiorano ogni giorno di più. Vediamo in sintesi. Intanto l’ingerenza negli affari di un paese straniero, e tradizionalmente amico dell’Italia, con la visita lampo del vice presidente del Consiglio Di Maio ai gillet gialli, che contrastano, anche in forma violenta, il presidente Macron, si configura come un atto mai prima d’ora compiuto da alcun paese dell’Europa occidentale nei confronti di un altro nel dopoguerra. Di Maio oggi si giustifica in chiave politica. Sarebbe stato, il suo, solo un incontro privato tra partiti politici. Ma Di Maio é vice presidente del Consiglio, non segretario di un partito. Possibile che non ne comprenda la differenza?

Macron ha richiamato l’ambasciatore con un atto di una gravità eccezionale che precede solo una dichiarazione di guerra. Ma oggi la guerra raramente si combatte con le armi. I conti si regolano con l’economia e la finanza. Sarà anche vero che il ritiro di Air France dal gruppo interessato ad Alitalia era stato deciso prima della sberla di Parigi, ma certo quest’ultima non l’ha certo scoraggiata. Così come il rifiuto di ospitare parte dei migranti di Sea Watch. Diciamo che la Francia é un partner commerciale per l’export italiano insostituibile e che le banche francesi hanno in pancia 250-300 miliardi di debito italiano. Vogliamo continuare così, rischiando danni e beffe colossali sulla pelle degli italiani con la retorica grottesca di un sor Gregorio guardiano der Pretorio?

Ma davvero non riusciamo a capire dove ci porta inevitabilmente questa continua fibrillazione contro il mondo intero? Non si riesce a capire che i problemi italiani, peraltro gravissimi, si affrontano quasi tutti in chiave internazionale ed europea e che il proclamato sovranismo viene esaltato solo se inserito appieno nella globalizzazione e nell’europeismo e che le relazioni tra stati sono fondamentali anche per le questioni nazionali e vanno sviluppate con equilibrio, serietà, spirito di collaborazione? Ma forse l’hanno capito anche loro, i Di Maio boys, e se ne fregano bellamente. A loro interessa solo bloccare l’emorragia di voti a vantaggio di Salvini. Per questo si muovono, si agitano, si irritano, accusano, insultano. Ed elargiscono i proventi del reddito di cittadinanza, anche senza centri per l’impiego e verifiche preventive, solo per convincere gli elettori a votarli alle Europee. Dopo, si vedrà…

E questo sarebbe il comportamento dei nuovi politici che hanno contestato la casta? Viene da rimpiangere non solo Craxi, ma anche Andreotti e perfino Berlusconi, non parliamo di Renzi e Gentiloni, mentre Salvini, quatto quatto, sembra quasi un moderato, tranne che sull’immigrazione, e per ora, fino alla votazione sull’autorizzazione a procedere che lo riguarda, tace. La produzione industriale italiana, i dati sono di oggi, é drasticamente calata, in particolare, del 16 per cento, quella dell’auto, lo spreed é risalito verso i 300, ma i nostri continuano a danzare con l’orchestrina del Titanic, sorridendo e scherzando. E facendo urla e boccacce al mondo intero in un metaforico braccio di ferro nel quale l’Italia può solo perdere. Che pena. Che tristezza. Che preoccupazione per il futuro di un paese, e forse non solo di un governo, che ha perso la ragione.

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

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