sabato, 20 Luglio, 2019

Amartya Sen. La convivenza necessaria

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Questa vuole essere solo una sollecitazione, un consiglio alla lettura. Siamo entrati inequivocabilmente in una nuova e inedita “era politica” (perdonate l’usurata espressione), un’epoca in cui occorre rimettersi umilmente in discussione e riposizionare antiche abitudini. E’ altresì vero che proprio in questo momento si tenda a vivere gli accadimenti con un deciso tasso di radicalizzazione (il che non implica la “radicalità”). Si tende a affermare sé stessi battendo i piedi per terra o “i pugni sul tavolo” sperando che solo così si possa salvare la propria identità in un mondo che cambia così velocemente da non poter essere decodificato.

Allora sarebbe il caso di governare il cambiamento. Per farlo occorrerebbe un salto di qualità. E l’abbandono di atteggiamenti estremi. Spesso, ormai, si scivola verso un rossobrunismo pericolosissimo. Dove il confine tra le classiche categorie politiche si offusca non nell’equilibrio ma alle estreme. Emerge un anticapitalismo diffuso che si accompagna a un rifiuto della cultura liberale tout-court. E questo accade anche dalle nostre parti. Magari dimenticando l’approdo del riformismo socialista e la traiettoria della storia tutta del riformismo europeo e italiano. L’accettazione del capitalismo e la necessità di un’azione politica capace di coniugare la società capitalista con la giustizia sociale (ce lo ricordano le pagine finali de “L’Unità…” di Mauro Del Bue). Questo percorso è stato il nostro percorso e anche quello che ha portato alla costruzione di forze socialdemocratiche capaci di dar vita a sistemi di welfare in tutta l’Europa centro-settentrionale in primisi. Certo, dicevamo, tutto è cambiato. Ma ricordiamoci che ciò è accaduto all’interno di una cornice istituzionale di stampo marcatamente liberale. Keynes, ok..ma diciamo soprattutto Beveridge. Oggi si tende a attaccare tutto il sistema liberale che invece è un caleidoscopio in perenne movimento.

L’attacco è frontale e senza pietà. Dai diritti civili e umani alla libertà di stampa fino ad arrivare all’annientamento stesso delle istituzioni liberali. E qua attenzione! Questo è lo scopo dei sovranisti e dei populisti tutti. Arrivare alla cosiddetta “democrazia illiberale”. Quindi stiamo molto attenti e muoviamoci con i piedi di piombo. Può essere quindi utile andarsi a rileggere, e con piacere, il lavoro di economisti e studiosi come Amartya Sen, già Premio Nobel per l’Economia. In saggi come “La Democrazia degli Altri”, Sviluppo è Libertà”, “Idendità e Violenza”, “La Libertà Individuale come Impegno Sociale” o “Etica ed Economia” è possibile trovare una delle chiave per iniziare a interpretare le urgenze che si sono drammaticamente affacciate contemporaneamente alla globalizzazione. Amartya Sen inizia i suoi studi analizzando le dinamiche all’interno dei Paesi in via di sviluppo e che oggi sono grandi superpotenze economiche. Pone in evidenza gli squilibri ma la sua lucidità non perde di vista il metodo con il quale è possibile governare i grandi cambiamenti epocali e l’enormità ormai esiziale delle grandi sfide che stiamo vivendo. Il suo approccio analitico svela anche il suggerimento di una possibilità. E come in un vasto, improvviso spezzarsi di iceberg, si apre un mare di nuova cultura fra le sponde opposte del pensiero occidentale.

Abbandonando i cascami di vecchie liturgie e clichè , animato da una fede (nella cultura) che smuove le montagne, Sen si è prefisso di conciliare ciò che fino a oggi è parso inconciliabile. Ma i tempi sono questi. Bisogna essere all’altezza di azzardare e rilanciare quello che una volta avremmo definito una sorta di eco-liberal-socialismo tutto interno però alla società occidentale per garantire la difesa di quelle istituzioni liberali senza le quali non potranno esserci strumenti per difendere i diritti sociali che vanno, sì, rilanciati, ma con la consapevolezza di utilizzare nuovi paradigmi perché le antiche sintassi sono esplose e ancora non abbiamo parole per dar vita a un nuovo lessico per comunicare i nuovo needing. O rilanciamo la sfida senza voltarci indietro o le nostre società si polverizzeranno nel brevissimo periodo. Attenzione alle sirene facili a la Corbyn. Non possiamo permettercelo. Già in questi giorni si gioca il nostro futuro come Paese europeo. Francamente si odono ticchettii sinistri.

MASSIMO RICCIUTI

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