martedì, 23 Luglio, 2019

Amazon in sciopero. Barbagallo: “No al caporalato 4.0”

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“Oggi, tutta la Uil è al fianco dei driver di Amazon in sciopero, perché non è accettabile che il sistema dell’impresa 4.0 si trasformi in una sorta di caporalato 4.0”. Lo ha affermato il leader dell Uil Carmelo Barbagallo commentando lo sciopero dei driver di Amazon che si sono fermati per un giorno in segno di protesta contro i turni massacranti imposti dalla multnazionale delle vendite online.

“A chi fa dell’innovazione e della digitalizzazione la propria bandiera e il proprio orgoglio – ha detto ancora – chiediamo di esprimere altrettanta modernità sul fronte dei diritti e delle tutele per i lavoratori che consentono a queste aziende di essere leader mondiali nel proprio settore. Chi è all’avanguardia deve impegnarsi per il rispetto dei contratti e garantire condizioni di lavoro e di sicurezza all’avanguardia”

Driver sono scesi in piazza a Milano per protestare contro le condizioni di lavoro dettate da Amazon. E al fianco dei conducenti che tutti i giorni garantiscono le consegne per il gigante americano dell’e-commerce si schierano i sindacati, con i loro leader che si alternano al presidio organizzato nel capoluogo lombardo. E che sostengono la protesta che per un giorno blocca la distribuzione delle merci in tutta la Lombardia, territorio che rappresenta il 60% del mercato italiano di Amazon. Al centro della protesta i ritmi di lavoro giudicati insostenibili e tali da mettere a rischio sicurezza e salute dei lavoratori e che a giudizio di Anna Maria Furlan, segretario generale della Cisl, “prefigurano condizioni di moderno sfruttamento”. Furlan spiega quali saranno le richieste che i sindacati di settore avanzeranno all’azienda. “Bisogna far rispettare i contratti e tutelare la dignità di tutti i lavoratori della gig economy. No ad ogni forma di sfruttamento, a carichi di lavoro eccessivi, a mancata sicurezza”.

Prova a usare toni concilianti il segretario Cgil, Maurizio Landini, che invita Amazon a non chiudersi sulle proprie posizioni: “Il boicottaggio nella mia cultura non c’è. Noi non siamo contro Amazon. Penso che dopo la manifestazione di oggi, se c’è saggezza dietro chi dirige Amazon e le aziende in appalto, si siederanno al tavolo e insieme a noi troveranno le soluzioni: noi non stiamo boicottando nessuno, stiamo semplicemente chiedendo di lavorare meglio, di poter essere sfruttati meno e di poter allargare ancora di più il raggio di vendite di Amazon, perché chiediamo che vengano fatte anche nuove assunzioni”.

Non la vede così e giudica “strumentali” le ragioni della protesta il segretario di Conftrasporto Paolo Uggè che sottolinea: “Amazon non ha propri autisti, ma si avvale di fornitori terzi, ai quali chiede di rispettare le norme contenute nel contratto logistica. Per quanto concerne il tema delle assunzioni, va preso in considerazione il fatto che il mondo del trasporto sta mutando e dobbiamo prenderne atto: la natura stagionale del lavoro di consegna porta ad un aumento delle assunzioni durante i periodi di picco, a cui segue un calo nei periodi immediatamente successivi”.

Amazon declina l’invito del segretario generale della Cgil Maurizio Landini a sedersi a un tavolo per la vertenza degli addetti alle consegne. “Amazon Italia Logistics – si legge in una nota – si avvale di piccole e medie imprese che effettuano consegne ai clienti attraverso i fornitori di servizi di consegna”. “Rispettiamo l’indipendenza dei nostri fornitori”, aggiunge Amazon spiegando che “Assoespressi, l’associazione che rappresenta le aziende di cui gli autisti sono dipendenti, ha già convocato un incontro con i sindacati”.

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