venerdì, 21 Febbraio, 2020

Amministrative 2013: astensionismo, rinnovamento e stabilità

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I segnali che i cittadini e gli elettori hanno lanciato nelle ultime elezioni amministrative sono chiari: stanchezza nella e della politica, voglia di rinnovamento e poca credibilità, per non dire nulla, nei programmi offerti senza praticità e fattibilità. A questo punto a ragionare devono essere tutti coloro che fanno politica, meno quelli che si adoperano sul territorio la cui risposta elettorale sembra essere positiva. Per quanto riguarda coloro che siedono gli scranni parlamentari il messaggio è netto e non deve passare per l’ennesima volta in cavalleria. Il Pd non ha vinto, ha stravinto, ma non l’ha fatto da solo, ci è riuscito grazie ad una coalizione che è marciata sopra ad un Pdl senza comandante, o che quantomeno ha deciso questa volta, forse annusata l’aria, di non metterci la faccia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. 

Ma un’ulteriore riflessione è obbligatoria: più che rendere maggiormente stabile l’attuale formazione governativa, la vittoria di queste amministrative per il centrosinistra deve far prendere atto ai suoi esponenti che un ricambio, non una rottamazione, è oggi più che mai necessario. Altrettanto evidente è il risultato che vede implicato il fallimento di Grillo, che perde decine di migliaia di voti a soli tre mesi di distanza dalle elezioni politiche nazionali che, in buona sostanza, lo avevano visto trionfare rispetto le aspettative. Questo perché mettere in cassaforte i voti degli scontenti senza poi realizzare praticamente nulla di quanto di era portato avanti in campagna elettorale porta a rendere ancora più scontenti anche quelli che si erano avvicinati al Movimento 5 Stelle.

Il futuro. Berlusconi è stanco di un partito che senza di lui non va da nessuna parte, e forse volutamente questa volta, e per l’ennesima occasione, ha voluto testare quanto lui abbia bisogno del partito o quanto sia l’inverso. La risposta è stata chiara. A questo vanno ad aggiungersi poi due appuntamenti giudiziari proprio del Cavaliere che, inevitabilmente per lui e quindi per l’attuale governo di larghe intese, segneranno o la cesura definitiva degli accordi post elettorali o una consacrazione alla stabilità sibillina, caduce e mai disinteressata che il centrodestra dedica e dedicherà all’attuale composizione governativa. Pochi giorni e si capirà molto, se non tutto. Certo è che se qualcosa di evidente è uscito fuori da queste elezioni è che il risultato è politico, non locale, altrimenti mai il centrosinistra sarebbe riuscito a conquistare città legate da anni alla destra, come Treviso, Viterbo e Imperia. Sull’astensionismo inutile aggiungere nulla, il dato in sé non fa riflettere solamente, ma segna l’ultimo confine tra la credibilità di un’intera classe dirigente e la speranza che questa riesca a riguadagnare terreno nell’interesse di tutti.

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