domenica, 26 Maggio, 2019

Migrazioni, per Amnesty l’accordo Italia-Libia dimentica i diritti umani

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Secondo quanto denunciato dall’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani Amnesty International, lo scorso 3 aprile l’Italia ha firmato un accordo con il Consiglio di Transizione libico in merito alla questione dei flussi migratori. Amnesty si è detta estremamente preoccupata per la firma dell’accordo tra il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri e il leader libico Mustafa Abdul Jalil. In un rapporto pubblicato a Bruxelles con il titolo “Sos Europe”, Amnesty International, analizzando l’impatto delle politiche d’immigrazione sui Diritti Umani, ha fatto sapere che «Nonostante le rimostranze di varie organizzazioni in merito alle violazioni di Diritti Umani, il 3 aprile del 2012, l’Italia ha firmato un nuovo accordo con la Libia per limitare il flusso dei migranti. I termini dell’accordo non sono stati resi noti. Un comunicato stampa si limitava a dare la notizia senza fornire ulteriori dettagli sulle misure decise o denunciare la terribile situazione di migranti e rifugiati nel Paese nordafricano».

RICHIESTA DI CHIARIMENTI AL GOVERNO ITALIANO – Intervistato dall’Avanti!online Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, ha dichiarato che «come Amnesty siamo preoccupati rispetto a questo documento, innanzitutto perché non ne conosciamo il contenuto che non è stato reso pubblico». In una lettera diffusa, Carlotta Sami, direttrice di Amnesty International Italia, ha chiesto alla Cancellieri di rendere pubblico il testo dell’accordo ricordando al Ministro le assicurazioni, ricevute nel corso di un recente incontro, rispetto alla trasparenza delle negoziazioni.

MIGRANTI CONSIDERATI COLLABORATORI DI GHEDDAFI – Le inquietudini di Amnesty International Italia riguardano, in particolare, i maltrattamenti subiti dai migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana in Libia: dopo la caduta del regime, molti di loro vengono consioderati come lealisti pro-Gheddafi sia da parte di una fetta della popolazione che dalle milizie. Stessa sorte tocca ai libici di pelle più scura.

Amnesty International ha rivelato, in un rapporto, della firma di un trattato fra Italia e Libia in materia di migrazione. Su cosa vertono le preoccupazioni rispetto all’accordo?

Come Amnesty siamo preoccupati in merito a questo documento, innanzitutto perché non ne conosciamo il contenuto che non è stato reso pubblico. Sappiamo che in Libia si stanno consumando gravissime violazioni di diritti umani e sarebbe opportuno intervenire in maniera più decisa.

Secondo lei cosa non si è fatto?

Innanzitutto, sicuramente, si doveva e si deve fare di più, non c’è dubbio. Come in ogni scenario di dopoguerra è necessario intervenire per ripristinare dei principi e delle procedure che garantiscano il rispetto dei diritti umani più basici. Ci si sarebbe aspettato di vedere da parte dell’Europa, nella fase attuale della Libia e dopo l’operazione militare che ha portato alla caduta di Gheddafi, che ci fossero più sforzi per aiutare le nuove autorità in questo senso. Ci sarebbe stato bisogno di maggiore supporto nel ricostruire le istituzioni. Ma dopo la caduta abbiamo visto grandi sforzi concentrati su questioni di accordi economici, energetici, contenimento delle migrazioni mentre la questione dei diritti umani sembra essere stata abbandonata.

Spesso l’Italia ha affermato di essere lasciata sola dall’Europa quando si tratta della gestione dei flussi migratori.

Il problema riguarda l’Italia come l’Europa.  È vero che l’Italia, come Paese che per ragioni geografiche si trova ad essere la frontiera dell’arrivo dei flussi migratori, è stata un po’ abbandonata dall’Europa nel problema della gestione. Come Amnesty International ci aspettiamo un segnale di discontinuità da parte dell’Italia e dell’Europa. Vorremmo vedere una cooperazione con la Libia basata sul rispetto dei diritti umani più che su politiche migratorie basate su calcoli e interessi. È necessario rimettere la centro la questione del rispetto delle norme del diritto internazionale, per esempio nel caso dei richiedenti asilo e dei rifugiati.

Cosa si aspetta per il futuro da parte di un Europa che dà forti segnali di voler cambiare rotta su tanti temi?

Come Amnesty ci aspettiamo un segnale di discontinuità nell’impostazione delle politiche di tutta Europa in merito all’immigrazione. Si ha l’impressione, più che di essere all’inizio di un nuovo cammino, di star vivendo gli strascichi di un periodo in cui le politiche migratorie sono state impostate sull’idea del controllo e del contrasto piuttosto che sull’idea dell’accoglienza. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di diritti: nessuno può obbligare uno stato ad accogliere tutti, ma nessuno stato può pensare di passare sui trattati internazionali che impongono il rispetto di alcuni diritti inalienabili.

Roberto Capocelli

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