venerdì, 23 Ottobre, 2020

Amnistia e Berlusconi

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C’è una storica differenza tra socialisti italiani e post comunisti e post democristiani. I socialisti pensano che sia meglio un colpevole in libertà che un innocente in galera. Gli altri no. A meno che, sia ben chiaro, il colpevole non sia dei loro. Punto fondamentale quest’ultimo.

I socialisti, come i radicali e per la verità ancor più i radicali che non a caso hanno fondato un’associazione che si chiama “Nessuno tocchi Caino”, pensano addirittura che un avversario vada tutelato anche di più, se possibile. Mi arrabbio quando anche tra i nostri non si avverte questa sensibilità che fa parte della nostra storia, che è linfa della nostra identità. Per questo ho appoggiato la linea di Enrico Buemi che avrebbe portato alle stesse identiche conseguenze, e cioè l’abbandono del seggio parlamentare da parte di Berlusconi, attraverso l’interdizione e non la decadenza.

Oggi siamo al paradosso. Si attacca il capo dello Stato perché, finalmente, con una lettera alle Camere, sprona il Parlamento ad adottare misure contro il super affollamento delle carceri che ha già prodotto una situazione insostenibile e spesso invivibile per i detenuti. Non stupisce la posizione di Grillo che se ne infischia del dramma che decine e decine di migliaia di italiani e stranieri sono costretti a vivere. È in perfetta linea col suo predecessore Antonio Di Pietro che votò contro l’indulto del 2007 in compagnia della Lega di Bossi.

Ma che anche il Pd alzi un fuoco di sbarramento temendo che di tale provvedimento possa avvantaggiarsi anche Berlusconi, questo, se non stupisce, davvero sconcerta. Si preferisce che decine di migliaia di persone non possano beneficiare di indulto e amnistia per condanne che non superino i tre anni, al fatto che possa beneficiarne uno solo.

Per loro sembra meglio un colpevole, loro avversario, in galera che migliaia di poveracci liberi dalla disumana sofferenza di un carcere che uccide la dignità. Non ci sto.

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