giovedì, 4 Marzo, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Anche per i socialisti, la patria è sul Grappa!

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Giugno 1918, la prima guerra mondiale è agli sgoccioli. Le sorti d’Italia, prima appese ad un filo, si mostrano fulgide. L’Austria-Ungheria, che aveva messo a dura prova le trincee italiane, indietreggia.

I militi e l’avanguardia dell’esercito respingono il nemico.

Da Roma, Filippo Turati, esclama: <<anche per i socialisti, la patria è sul Grappa!>>

 

Sono giorni turbolenti quelli che impensieriscono tutti noi, cittadini italiani.

Il governo Conte bis è capitolato, l’Italia è allo sbando. Mentre sono in ballo investimenti da 209 miliardi la classe politica gioca a Risiko. Questi fatti destano molta preoccupazione, soprattutto per le nuove generazioni.

Senza un Governo cosa sarà dei tanti piccoli e grandi sacrifici realizzati fino ad oggi?; cosa accadrà ai fondi destinati ad attivare la ripresa economica?

Questi interrogativi restano senza risposta mentre il Presidente del Consiglio ricerca sostegno tra gli scranni parlamentari.

I “segretari” politici sono lasciati in disparte, dimostrando la  scarsa importanza assunta dai partiti.

Solamente i cittadini, in questo clima di covid ed incertezza, sembrano responsabili. 

 

Ha ancora senso parlare di destra e sinistra innanzi al parlamentarismo da avanspettacolo che minaccia le radici stesse della vita democratica ? 

La distinzione, certamente utile ieri, oggi sembra vuota di significato. Mancano i politici, mancano i cittadini disposti ad ascoltare, manca una concezione sociale ed unitaria capace di coinvolgere l’uditorio.

Né la sinistra né la destra, oggi, riescono ad avere una “visione” d’insieme per la comunità nazionale. I programmi, che si assomigliano, non risolvono i problemi, al massimo li procrastinano rappresentando interessi particolari di gruppi omogenei. Questi preferiscono la tutela di categoria, l’uovo oggi alla gallina domani.

i cittadini sono sempre più disillusi. Non credono né in se stessi né nei loro rappresentanti, non hanno prospettive certe per il domani e, quindi, non vanno a votare. Chi vota, spesso, aspira a votare il candidato o la fazione meno peggiore. Le statistiche confermano la disillusione generale, le nascite sono ferme a zero.

Oggi le comunità si fanno piccole, sempre più campanilistiche e territoriali. All’Europa si sostituisce l’Italia, a quest’ultima la regione, ed infine è il vicino di casa a prendere le sembianze del nemico. La società globale e multietnica rischia di implodere.

 

La politica, che è mezzo di elevazione del popolo, è stata lasciata nelle mani di una élite in decadenza.

La “nobile arte” è stata trasformata in “strumento” e fine personale di chi, pur di avere una cospicua diaria, arriva in Parlamento con lo scopo di accaparrarsi una poltrona. Si realizza così la triste teoria di Gaetano Mosca che, negli Elementi di Scienza Politica, scriveva: in tutte le società, a cominciare da quelle più mediocremente sviluppate, fino alle più colte e più forti, esistono due classi di persone, quella dei governanti e l’altra dei governati. La prima, che è sempre la meno numerosa, adempie a tutte le funzioni politiche, monopolizza il potere e gode i vantaggi che ad esso sono uniti; mentre la seconda, più numerosa, è diretta e regolata dalla prima in modo più o meno legale, ovvero più o meno arbitrario e violento, e ad essa fornisce, almeno apparentemente, i mezzi materiali di sussistenza.

Sussistenza dunque, e non vita dignitosa, che è quella prescritta dalla Carta costituzionale.

 

Il sistema democratico, è questa l’impressione, è vicino ad un cortocircuito.

Troppe parole e pochi fatti, troppe azioni e frasi tese a soddisfare le ambizioni personali, troppe teste e poche decisioni coraggiose.

Ma perchè tutto ciò?

La spiegazione può essere duplice. 

In primo luogo si è perso il senso della gerarchia degli impegni. Ossia di quel principio di coordinamento, e non di subordinazione, che permette di fare chiarezza sulle necessità impellenti da condividere e affrontare. Oggi tutto è divenuto egualmente importante, tutto merita la stessa attenzione mediatica e di risorse. Parafrasando un celebre adagio letterario, bisogna fare di tutto affinché nulla sia fatto. 

In secondo luogo si è persa l’idea di comunità nazionale. Si crede a torto, infatti, che l’Italia sia un raggruppamento estemporaneo ed accidentale di individui, senza soffermarsi sul fatto che una nazione, per quanto piccola, diversa ed eterogenea è, invece, un’entità organica, vivente che continua da generazione a generazione e che porta con sé un intangibile patrimonio fisico, morale e spirituale. 

Ciò che non giova all’alveare non giova neppure all’ape.

E’ possibile sostenere che l’eccessivo individualismo, cui consegue il tornacontismo, rendere uno Stato inefficiente, una comunità inesistente ed un cittadino impotente.

La politica non ha bisogno né di nuovi volti, né di nuove idee. La politica ha bisogno di uno spirito nuovo, di una nuova etica sociale e di cittadini che sentano vivo e vegeto il senso di appartenenza alla comunità patria. Tutto questo, però, necessita del contributo di ognuno.

 

L’Italia Trionfante ricorda a se stessa <<Sei libera. Sii grande>>, mentre Guicciardini, più assennatamente ammonisce: “Osservate con diligenza le cose dei tempi passati perché fanno lume alle future e quello che è e sarà, è stato in altro tempo“, siamo stati ammoniti.

Dunque rifare gli italiani di oggi è un tema prioritario e ineludibile…prima che ci pensi qualcun’altro.

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Riguardo l'Autore

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Polemico, pronto alla sfida e disponibile a mettere in discussione la propria idea. Antonio Musmeci Catania è dottore in Giurisprudenza, indirizzo comparato europeo e transnazionale, presso l'Università degli Studi di Trento. Si laurea nel 2016 con la tesi di ricerca in sociologia del diritto dal titolo: "Decriminalizzazione di alcune attività criminali: La regolamentazione delle sostanze stupefacenti – Nuova politica di contrasto alla macro e micro criminalità organizzata". Ad oggi collabora con il mensile Mondoperaio e con l'Allora! Il giornalino degli italiani in Australia. Dopo una breve esperienza in qualità di sottufficiale della marina mercantile italiana riprende gli studi grazie alla borsa di studio per merito della Fondazione Roma Terzo Pilastro Internazionale e nel 2019 si diploma al master di II livello Lumsa in “Esperti in politica e relazioni internazionali” con la tesi di ricerca in storia del pensiero politico dal titolo: "La democrazia governante, Craxi e la grande riforma - Le resistenze partitiche alla necessità di cambiamento". A seguito dello stage presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Pubblica Amministrazione - ufficio per le attività internazionali-, decide di approfondire le tematiche relative al made in Italy attraverso il master in Global Marketing, Comunicazione & Made in Italy realizzato dal Centro Studi Comunicare l'Impresa in collaborazione con la Fondazione Italia Usa. Ad oggi lavora, studia e continua a scrivere per voi!

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