lunedì, 20 Gennaio, 2020

Anche quest’anno si torna a Montecristo

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Tra la Corsica e la Toscana c’è una montagna, piuttosto isolata, che interrompe l’azzurro di mare e di cielo. E’ Montecristo. Più ti avvicini all’isola e più verrebbe voglia di scansarla, di andare oltre. Troppo aspra, troppo selvaggia.
Dall’imbarcazione infatti non si vedono boschi su cui posare lo sguardo, è pietra dappertutto, a picco sul mare. Poi all’improvviso compare Cala Maestra, da sempre l’unico approdo dell’isola. Siamo in una riserva naturale e la barca non può calare l’ancora, per far scendere i pochi privilegiati visitatori attraccherà al molo.

Visitare l’isola è un’esperienza appagante ma ci vuole circa un’ora di cammino piuttosto impegnativo, guidati obbligatoriamente da una Guida del Parco, per raggiungere le rovine dell’Abbazia di San Mamiliano, che si ergono incerte su un balcone naturale a quasi 350 metri di altezza. Davanti alla chiesa, con un panorama bellissimo a disposizione, c’è modo di rifocillare il corpo e lo spirito, prima di riprendere il sentiero che torna al mare. Più in alto veglia la cima del Monte Fortezza, spoglia e severa.
Durante il cammino non è improbabile avvistare la capra selvatica (Capra aegragus Hircus), serafica regina dell’isola, o l’endemica vipera di Montecristo (Viper aspis montecristi), che insieme all’innocuo Biacco di Montecristo (Coluber viridiflavus katzeri) ed alla lucertola di Montecristo (Podarcis sicula) striscia sotto gli sterpi ed i cespugli di cisto, elicriso, rosmarino e maro.

L’altra possibile escursione, sempre con l’assistenza di una Guida del Parco, conduce al Belvedere lungo un sentiero più facile ma altrettanto appagante.
Prima di imbarcarsi per tornare sulla terraferma c’è infine l’opportunità di visitare la Villa Reale, il piccolo museo e l’approssimativo orto botanico con poche case intorno.
E’ qui che vivono le Guardie del Parco, unici abitanti dell’isola e custodi dal 1971 della Riserva Naturale.
Prima di loro sempre poca gente, sempre spinta da forti motivazioni.

Nel 455 sbarca San Mamiliano con alcuni compagni. I religiosi restano a lungo, nonostante il duro isolamento e le incursioni dei pirati.
Nel 1553 il temibile pirata turco Dragut espugna l’isola, cerca oro e schiavi, lascia desolazione ed abbandono.
Per molto tempo questo sasso dell’Arcipelago Toscano viene frequentato solo da pirati o da avventurieri alla ricerca di un leggendario tesoro.
Del tesoro, come tutti sanno, ne scriverà anche Alexandre Dumas, nel romanzo “Il conte di Montecristo”.

Nel 1852 l’isola viene acquistata da un inglese, George Watson Taylor.
I soldi non gli mancano e li usa per costruire la villa di Cala Maestra e per “colonizzarla”. Almeno dal punto di vista naturalistico ci è voluto oltre un secolo per rimediare ai danni causati dal Taylor, che ha piantato a destra ed a manca essenze esotiche, che oggi chiameremmo “specie aliene”.
Nel 1874 gli eredi del Taylor vendono l’isola al Regno d’Italia, che per qualche tempo la utilizza come colonia penale.
Poco prima del 1900 il marchese Carlo Ginori prende l’isola in affitto e la impiega come riserva di caccia, così come successivamente farà Vittorio Emanuele IIl, riprendendola.
Nel 1971 nasce per decreto la Riserva Naturale, mettendo fine alle aspirazioni speculative di una società che avrebbe voluto trasformare l’isola in un resort esclusivo.
La sera, mentre l’imbarcazione si dirige a Piombino, l’isola torna ad essere deserta. Un sasso scuro che piano piano sparirà nell’oscurità. Dal mare o dalle isole vicine non c’è più neppure la possibilità di vedere i fuochi di Montecristo, una volta utilizzati per le segnalazioni di emergenza: un fuoco mancanza di viveri, due fuochi un ammalato da soccorrere, tre fuochi un morto da compiangere.

Da oggi è disponibile sulla pagina https://prenotazioni.islepark.it/montecristo/ il calendario delle visite dell’Isola di Montecristo. Sono fruibili 23 date. La prima uscita è fissata per domenica 1 Marzo, l’ultima escursione è programmata sabato 31 Ottobre. La visita, organizzata dal Parco Nazionale Arcipelago Toscano in accordo e con il supporto operativo del Reparto Carabinieri Biodiversità di Follonica, prevede la partenza da Piombino Marittima e lo scalo intermedio a Porto Azzurro (Isola d’Elba); in due casi – il 20 Giugno e il 12 Settembre – partenze da Porto S. Stefano.

Ogni visita consente l’accesso a 75 persone, al costo di 120 euro a persona (trasporto marittimo a/r, accesso all’area protetta, servizio di accompagnamento con guida).

Marco Burchi

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