mercoledì, 28 Ottobre, 2020

Anche Salerno si riscopre Terra di inquinamento grazie al Sarno

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“Il dramma dell’emergenza sanitaria da coronavirus ci ha messo davanti una situazione ambientale decisamente migliore. È oramai dato acquisito che l’inquinamento dei corpi idrici superficiali e, di conseguenza, delle falde sotterranee è senza dubbio provocato dalle attività umane. Il controllo dei parametri e degli indicatori degli scarichi sversati dalle attività industriali e lavorative, in generale, è fondamentale per la tutela della natura e per la sua conservazione. Questa è l’interrogazione che ho depositato stamattina in Regione Campania per tenere alta l’attenzione sul tema dell’inquinamento, partendo dal fiume Sarno”.  Questo il post pubblicato su Facebook dal Segretario del Psi Enzo Maraio


Terra dei fuochi non è un marchio di individuazione (negativo) di un territorio bensì la presa di coscienza civile del fenomeno di smaltimento scorretto non dei rifiuti urbani ma dei rifiuti speciali, industriali e tossici. La Campania non è un unicum nel contesto nazionale, ma solo la punta dell’iceberg della scelta criminale di lasciare esclusivamente alla “buona volontà” dell’impresa privata il controllo e il corretto smaltimento dei rifiuti speciali, industriali e tossici.
Oggi il nostro viaggio partirà proprio dalla Campania ma non parleremo dell’iterland napoletano o dell’agro-aversano ma partiremo della provincia di Salerno dove esiste il fiume più inquinato d’Europa, il famoso fiume Sarno. Il Sarno in antichità fu adorato come un dio. Secondo gli storici di esso è “stata tramandata un’immagine di un vecchio con la barba, seminudo, disteso su un fianco e circondato da piante fluviali, in genere canne e papiri, nell’atto di reggere un vaso da cui sgorga acqua”. Bellissima immagine ma cosa penserebbero di noi e del nostro progresso, i popoli del passato, sapendo che oggi il Sarno è il fiume più inquinato d’Europa. Un fiume che si presenta circondato da rifiuti di plastica con acque putride piene di scarti di lavorazioni industriali e liquami fognari.

Una vera e propria scena raccapricciante che racconta la realtà dei nostri giorni dove regna, omertà silenzio e non curanza. E come dice Catello Maresca chi tace e chi non denuncia pubblicamente tali reati è da definire indirettamente colluso. Oggi, a causa degli sversamenti delle fogne, delle concerie e delle industrie conserviere presenti lungo il corso del fiume e dei suoi affluenti, non esiste più alcuna forma di vita nel Sarno e l’acqua non può essere utilizzata perché pericolosa per la salute. Il fiume negli anni si è poi guadagnato il soprannome di “Rio Pomodoro”, perché le sue acque a volte diventano rosse per gli sversamenti dell’industria dei pelati. Una questione inaccettabile, perché l’industria agroalimentare e conciaria esiste in tantissimi paesi europei e in tutti, grazie alla tecnologia, vi sono processi di lavorazione poco impattanti con l’ambiente. Il comitato ambientalista la “Grande Onda”, comitato in prima linea nella lotta agli ecoreati, denuncia da tempo come “lungo il Sarno moltissimi paesi semplicemente non hanno un sistema fognario e sversano tutti i liquami in canali o nel fiume stesso. Anche quando ci sono i depuratori non vi sono però i collettori e i sistemi fognari a valle. Questi impianti funzionano solamente con i paesi collegati, mentre altri accanto scaricano tutto nel fiume o negli invasi. Un sistema a macchia di leopardo, denunciano, davvero drammatico. Secondo la “Grande Onda”, parlare di rilancio del turismo rischia di essere una chimera se contemporaneamente non si risolve il problema dei paesi vesuviani dove non vi sono le fogne e i collettori costringendo ancora oggi a pagare multe all’Unione Europea per la mancata depurazione delle acque della Campania. E proprio grazie alle tante denunce pubbliche della “Grande Onda” la mattina del 8 maggio 2020 scatta il blitz dei carabinieri del Noe che tramite indagine di mappatura totale del fiume, utilizzando i famosi droni per la terra dei fuochi voluti fortemente dal Ministro Costa, individuano i vari colpevoli di questa maledetta ecostrage.

Nel comune di Siano (SA): è stato denunciato in stato di libertà il legale rappresentante della ditta che gestisce il locale centro di raccolta degli RSU, responsabile dello scarico delle acque reflue industriali provenienti dal piazzale all’interno della locale rete fognaria, in assenza di autorizzazione.
Nel comune di Polla (SA): è stato denunciato in stato di libertà il legale rappresentante di un impianto di trattamento rifiuti speciali non pericolosi, in quanto ritenuto responsabile delle violazioni delle prescrizioni contenute nel titolo autorizzativo, nonché per deposito di liquidi infiammabili e/o combustibili in quantità superiore, in assenza della prescritta certificazione antincendio.

Cava de’ Tirreni (SA): è stato denunciato in stato di libertà il legale rappresentante di una società avente per oggetto attività di trattamento di rifiuti speciali non pericolosi, per aver effettuato lo stoccaggio di rifiuti speciali su un’area sprovvista di pavimentazione e di impermeabilizzazione in violazione alle prescrizioni autorizzative, nonché sprovvisto di sistema di abbattimento dei rumori e dell’emissioni diffuse di polveri.

Nel comune di Sarno (SA): è stato eseguito il decreto di sequestro preventivo di un impianto per la produzione di energia da biogas. I militari hanno accertato che lo scarico delle acque reflue industriali provenienti dall’attività di produzione veniva effettuato, in assenza di autorizzazione, direttamente nel corpo idrico superficiale del “Canale Conte Sarno”, affluente del fiume Sarno. Il responsabile della ditta è stato, pertanto, denunciato in stato di libertà per la violazione sopra ascritta. Il valore complessivo del sequestro ammonta a circa 5.000.000 di euro.

Nel comune di Casal Velino (SA): a conclusione di attività di indagine circa la gestione dei rifiuti solidi urbani prodotti nell’ambito del territorio comunale, sono state denunciate 6 persone ritenute responsabili, a vario titolo ed in concorso tra loro, di attività di gestione di rifiuti, non autorizzata, costituiti da alghe spiaggiate.
Nel comune di Scafati (SA): è stato denunciato in stato di libertà il legale rappresentante di un impianto industriale per le lavorazioni meccaniche di metalli, responsabile di illecita gestione di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, nonchè emissioni in atmosfera, in assenza della prescritta autorizzazione.

Nel comune di Angri (SA): è stato denunciato in stato di libertà il legale rappresentante di una ditta operante nel settore industriale per la produzione di articoli monouso in plastica, responsabile dello scarico delle acque reflue industriali, provenienti dal ciclo produttivo e contaminate da olii ed idrocarburi esausti, direttamente nella rete fognaria comunale, in assenza di autorizzazione.
Come possiamo notare molte sono industrie che trattano rifiuti speciali e proprio per questo la procura ha aperto delle nuove indagini soprattutto per verificare se ci sono presenze di collusione tra le varie imprese ed i clan che dettano legge nel Salernitano, ma questa è un’altra storia che presto racconteremo come sempre senza peli sulla lingua.

Francesco Brancaccio

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