mercoledì, 22 Gennaio, 2020

Andrea Purgatori: sulle stragi impeccabile faziosità

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Alla sua età e grazie alla liberalità di un imprenditore come Umberto Cairo (patron di Tv-7), Andrea Purgatori coltiva ragionevolmente l’ambizione di fare il narratore impeccabile e coraggioso di storia contemporanea. Purtroppo è rimasto un appassionato cronista. Come quando dalla colonne del generosissimo Corriere della Sera narrava le fantasiose guerre sul cielo di Ustica tra il nostro DC-9, gli aerei di Gheddafi e i missili provenienti dall’ammiraglia degli Stati Uniti Saratoga o da dalla Francia.
Avendo un delirio incontenibile per gli scoop, Purgatori ha accumulato un interesse decrescente per la storia.
Dagli schermi di Tv-7, ama farsi riprendere con le scarpette di gomma bianche e il ciuffo in disordine mentre gira informalmente per angiporti, lungomari e piazze centrali di mezzo mondo. Impegnato, anzi impegnatissimo a sfruculiare i misteri e gli abomini del fascismo, del terrorismo, delle stragi ecc.
Disgraziatamente mostra di avere una conoscenza non di rado superficiale e non aggiornata della saggistica più affidabile fiorita su questi argomenti.
Ieri è andata in onda una ricucitura – non di rado – di vecchi pezzi televisivi sulle stragi. Da quella di Piazza Fontana (di cui ricorre il cinquantenario) alla stazione centrale di Bologna.
La tesi su cui sono impostate le molte ore di trasmissione di Atlantide (un programma di Tv-7) è quella di una vecchia litania sul sovversivismo (che c’è stato ed ha avuto molti appoggi che Purgatori documenta bene): a mettere le bombe, fare stragi, tentare colpi di stato ecc. sono stati i fascisti di ordine Nuovo e Avanguardia nazionale. Non da soli, ma di concerto ad apparati dello Stato (come l’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno e nostri servizi segreti militari e civili) e in stretta collaborazione con la Cia.
L‘obiettivo è sempre il solito, da infinita paranoia: compiere azioni delittuose così spaventose da indurre l’opinione pubblica a ribellarsi, in modo che si creasse un governo di emergenza nazionale fortemente anti-comunista costituito dalle forze armate.
Lo si è chiamato pomposamente “eversione atlantica”, cioè pratiche golpiste e massacri orditi dai maggiori paesi della Nato a spese di sodali minori, e fragili come quelli che si affacciano sul Mediterraneo.
In altre parole, la Casa Bianca, i movimenti conservatori e reazionari italiani insieme alle cellule neo-fasciste di vecchio e nuovi conio avrebbero dovuto dare luogo ad un governo simile a quello della Grecia dei colonnelli e imitare la Spagna o il Portogallo.
Chi ha teorizzato questa interpretazione una ventina di anni fa, con sensibilità e apporti di qualità diversi, sono stati per lo più giornalisti vecchi comunisti, esponenti dei gruppi eversivi della “nuova sinistra” (da Lotta Continua alle Brigate Rosse) e magistrati molto radicalizzati ecc. Hanno dato vita ad una pamphlettistica ormai vincente (anche tra moltissimi storici).
In comune questi personaggi e gruppi hanno un silenzio profondo, di tomba, sul sovversivismo animato dall’Unione sovietica dopo la sconfitta del nazi-fascismo.
Armata rossa e Kgb hanno messo a ferro e fuoco i paesi dell’Europa orientale fino alla stessa Germania. Per non parlare della Cambogia, di Cuba, dell’Afganistan ecc. E anche sul rapimento di Aldo Moro pare che Praga non avesse le mani conserte.
Durante gli anni del Cominform, cioè dopo il 1944, furono creati e sostenuti da Mosca veri e propri apparati para-militari. È quanto avvenne anche in Italia, come ha dimostrato un estesissimo documento curato alla fine degli anni Quaranta dal nostro contro-spionaggio.
Tanto meno questi studiosi si prendono la briga di stabilire un qualche collegamento tra il sovversivismo di Mosca e di Praga e gli stermini, gli agguati, le intimidazioni, seminati da Brigate rosse e compagnia armata cantante.
L’epicentro tematico di questa storiografia faziosa e politicamente caratterizzata è solo uno: il sovversivismo neo-fascista e di settori dei nostri servizi ad essi legati sin dagli anni del fascismo. Dall’Ovra di Guido Leto (in buoni rapporti con Togliatti e col Pci) all’Ufficio Affari Riservati di Federico Umberto D’Amato. Gli occhi sino puntati esclusivamente verso la destra e mai verso la sinistra (per definizione “democratica e antifascista”).
A scoprire le congiure, gli attentati, cioè in generale la delegittimazione, subita dai governi italiani del dopoguerra e la creazione, in maniera subdola e sotterranea, di quello che venne chiamato un vero e proprio “doppio Stato” è dedicato tutto l’interesse di giornalisti e saggisti (di assai diversa professionalità) come Gianni Barbacetto, Antonella Beccaria, i fratelli Antonio e Gianni Cipriani, Paolo Cucchiarelli, Giovanni Fasanella, Aldo Giannuli, Stefania Limiti, Giuseppe de Lutiis, Sergio Flamigni, Claudio Nunziata, Sandro Provvisionato, Roberto Scardova, per citarne solo alcuni.
È un vero peccato che questo stuolo non sia equiparabile a storici di professione che nelle loro ricerche non si lasciano dominare da esigenze politiche. Vale la pena di fare qualche nome dal momento che Purgatori è tenace nel tacerne l’esistenza e la professionalità: Franco Bonazzi, Mauro Canali, Piero Craveri, Guido Formigoni, Ernesto Galli della Loggia, Andrea Graziosi, Guido Melis, Silvio Pons, Elena Aga Rossi, Mario Del Pero, Federico Romero, Giacomo Pacini, Giuseppe Pardini, Giuseppe Parlato, Roberto Pertici, Massimo Salvadori, Vladimiro Satta, Lorenza Sebesta, Giovanna Tosatti, Marco Tarchi, Antonio Varsori, ecc.
L’inadeguata conoscenza della storiografia induce Purgatori in errori madornali.
La raffigurazione di Alcide De Gasperi e in generale della Dc come dei servitori degli Usa è la ripetizione stracca della propaganda comunista negli anni Cinquanta. Se avesse attinto alle fonti più serie, si sarebbe reso conto che De Gasperi fu guardato a lungo con sospetto da Washington. Ogni accordo venne ripetutamente rinegoziato. La fiducia è stata a termine, reciprocamente perché Truman non si sentiva a suo agio, e neanche tranquillo, ad avere come interlocutore un che erra vissuto in Vaticano (chi altri poteva mai esserci dietro di lui?), era un cattolico praticante. Soprattutto la Dc non si identificava nei valori del capitalismo Usa, nel suo modello di società e di espansione nel mondo.
Purgatori non sa che nella riunione per la fondazione della Nato, tenutosi a Bruxelles nel 1948 De Gasperi non venne invitato. Fu, cioè, escluso, perché nessuno (a cominciare dagli Stati Uniti) la riteneva affidabile. E si guarda bene dal dire che le pressioni (che ci furono) per mettere fuori legge il Pci vennero disattese sia da De Gasperi sia dallo stesso Scelba.
In secondo luogo, il piano Marshall è rappresentabile come un aspetto della politica riformistica sollecitato da Washington o una carta da gioco del suo capitalismo?
Anche la rappresentazione che Purgatori fa dei rapporti di Moro e degli Stati Uniti è solo scoria propagandistica.
E’ una scempiaggine sostenere che Kissinger lo abbia minacciato. Già l’ambasciatore Roberto Ducci su Repubblica ha chiarito che un colloquio tra i due uomini politici era impossibile, dal momento che Moro non parlava e non scriveva l’inglese, e non lo capiva.
In secondo luogo Moro non è stato favorevole ad un governo che avesse esponenti del Pci nei ministeri-chiave e tanto meno ha mai accettato il programma propostogli da Berlinguer. Infatti, quest’ultimo venne emendato e reso irriconoscibile rispetto all’originale grazie alle correzioni profonde suggerite dall’ambasciatore Usa a Roma e dal Dipartimento di Stato.
Come dire: il Pci, a parte le incertezze sui suoi possibili comportamenti in politica estera, non faceva paura, anzi appariva meno pericoloso dei socialdemocratici svedesi e anche tedeschi.
Purgatori ha fatto benissimo a intervistare un magistrato capace e ostinato come Guido Salvini. Ma come si fa a tacere che il magistrato milanese non ha mai sostenuto che Gladio fosse un organo della Cia coinvolto nella campagna stragista dell’estrema destra?
Purgatori a sostegno della sua tesi non può citare un episodio che sia uno.
Chi pensava questo era l’ex magistrato e parlamentare del Pci Felice Casson, che,infatti, Purgatori chiama ripetuta mente come testimone. Gli manca un elementare sforzo di equanimità: quello di sentire chi Gladio l’ha diretta per 14 anni (cioè il generale Paolo Inzerilli) e uno studioso (direi il migliore:ha pubblicato da Einaudi) di questa organizzazione, Giacomo Pacini dell’Istituto di Storia Contemporanea di Grosseto.
Opportuna era l’intervista a un esponente di Ordine Nuovo come Vincenzo Vinciguerra. Ma come si fa a ignorare che egli ha sempre ritenuto Valpreda responsabile della strage di Piazza Fontana?
Un comportamento incongruo, poco e nulla da studioso di storia, mi sembra quanto Purgatori lascia intendere sulla strage di Bologna.
Per amore di tesi l’attribuisce a fascisti e servizi segreti. Ma come si fa ad ignorare un documento che indirizza altrove, verso il terrorismo arabo-palestinese la paternità di questo spaventoso eccidio?
Il nostro servizio segreto in data 12 maggio 1980, cioè due mesi e mezzo prima della strage alla stazione centrale di Bologna, aveva preannunciato una precisa minaccia. Se il governo italiano si fosse rifiutato di liberare un esponente del FPLP, Abu Saleh Anzeh e ridurre le pene gli esponenti dei Autonomia Operaia di Roma (a cominciare dal Daniele Pifano) condannati a Chieti per detenzione trasporto trasporto dei missili sovietici di Ortona del novembre 1979,” “la maggioranza della dirigenza e della base del Fplp intende riprendere – dopo sette anni – la propria libertà d’azione nei confronti dell’Italia, dei suoi cittadini e dei suoi interessi che potrebbero coinvolgere anche innocenti”.
È quanto è avvenuto il 2 agosto 1980. Possibile che ad Andrea Purgatori questa testimonianza non importi proprio nulla? Ma forse la spiegazione è un’altra; Egli ignora chi sia Giacomo Pacini, il ricercatore che l’ha rinvenuta frugando tra milioni di carte nell’archivio del Sismi.

Salvatore Sechi

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