mercoledì, 23 Ottobre, 2019

Anfitreone. Gli equivoci e gli inganni diretti da Filippo Dini

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Urbisaglia (Mc) – La cornice dell’Anfiteatro romano è stato sfondo in cui è andata in scena l’Anfitreone del commediografo latino Tito Maccio Plauto, in anteprima nazionale, per la XXI ed. “Teatri antichi riuniti”, lo scorso 25 luglio. Un cast d’eccezione: con Barbara Bobulova, Gigio Alberti, Antonio Catania, Giovanni Esposito, Valerio, Santoro, Valeria, regia di Filippo Dini.

La vicenda di Anfitrione è tra i miti antichi più ripresi in età moderna. Nella tradizione Anfitrione è un valoroso condottiero tebano e sposo felice di Alcmena, ma diventa vittima di un inganno perpetrato da Giove che ne assume le sembianze per sedurne la sposa Alcmena, così da generare con lei il semidio Ercole, fanciullo divino, figlio di un dio e di una mortale. Molto evidente sia in Plauto sia nella rilettura di Pierattini è il tema degli “equivoci e degli inganni e del doppio”, basato sul “furto di identità” da cui risulta la spiegazione eziologica di “Sosia”, servo fedele di Anfitrione.

La riscrittura del testo teatrale in due atti di Sergio Pierattini, Anfitreone è un moderno, rampante politico dei nostri giorni, inesperto “populista”, fresco vincitore di una tornata elettorale che lo ha visto sbaragliare gli avversari. Il personaggio di Sosia – servo fedele come accade nella tradizione plautina – si è trasformato in un autista portaborse del “novello” politico Anfitrione, mentre Alcmena (Barbara Bobulova), prossima first – lady, è un’insegnante di scuola media di una cittadina di provincia, desiderosa di essere moglie, ma al contempo determinata e decisa a ribadire i suoi diritti di donna. Gli dei Giove (Giorgia Alberti) e Mercurio (Valeri Santoro) si sono adoperati più di tutti per ribaltare le sorti di una coppia che spenta della passione e nell’erotismo. Grazie ad uno stratagemma, i due “super dei” riescono a ribaltare la situazione coniugale: “sminuendo” la superbia di Anfitrione e assecondando le aspettative di Alcmena.

Come? I personaggi sono coinvolti in uno sdoppiamento molto evidente. Anfitrione di per sé è volgare e arrogante, mentre quello a cui si sostituisce Giove risulta gentile e perfetto. Alcmena è nervosa e subordinata alla vita nevrotica del marito/politico, mentre appare sensuale e appagata quando si abbandona a Giove/Anfitrione. Sosia, uomo semplice e a volte banale, si sdoppia in Mercurio astuto e sfrontato; sua moglie Bromia, anche lei alle dipendenze di Anfitrione e Alcmena, è vittima degli inganni tra il vero Sosia e il suo alter ego Mercurio. Le scene di Laura Benzi sono moderne e patinate. Anche il lavoro di Alessandro Lai è stato molto accurato. Gli abiti e il design degli accessori richiamano lo stile degli ‘50 e ‘60, soprattutto negli accessori utilizzati sul palcoscenico.

Nell’azione scenica dell’Anfitrione si alternano la verità e l’inganno che producono situazioni comiche e bizzarre, riso e riflessione propri del vivere quotidiano.
Lo spettacolo è stato prodotto da La pirandelliana in co-coproduzione con la Fondazione Teatro della Toscana, e sostenuto da AMAT MARCHE, ha ottenuto un grande plauso dal parte del pubblico.

Andrea Carnevali

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