sabato, 11 Luglio, 2020

Angelo Cioni, un socialista con l’ideale scritto in faccia

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La scomparsa di Angelo Cioni mi ha procurato grande tristezza. Generalmente era Angelo che mi telefonava per avvertirmi della dipartita di qualche amico e compagno socialista bolognese. Fu così quando venne a mancare Franco Piro e fu ancora così quando scomparve Paolo Babbini.

E generalmente organizzava lui, grande organizzatore, le esequie funebri, provvedeva a individuare chi doveva commemorarli, invitava le autorità cittadine. Quel che lo avrà rammaricato é che stavolta non ha potuto fare la stessa cosa, organizzando alla perfezione anche il suo addio. Angelo era un socialista bolognese, per la verità di Casalecchio, un comune a due passi dalla capitale emiliana, che conobbi bene solo dopo la fine del Psi. Prima lo intravedevo alle riunioni regionali socialiste sempre accanto a Paolo Babbini, deputato e sottosegretario, nonché dirigente regionale e nazionale del Psi, del quale Angelo era apprezzato collaboratore. Fu dopo la fine del Psi che iniziò la nostra frequentazione. Facile essere stati socialisti in epoca di vacche grasse, molto complicato era mantenersi tali dopo che tutto pareva finito, dopo la criminalizzazione del Psi seguita a quella che ormai quasi tutti possono definire la falsa rivoluzione giudiziaria dei primi anni novanta. Angelo era persona perbene. Era un socialista, come non tantissimi, che pretendeva una giusta rivincita.

Assieme fondammo in Emilia-Romagna prima la componente autonomista e martelliana dello Sdi e poi demmo vita al Nuovo Psi, con De Michelis, Bobo Craxi e per un breve periodo anche Claudio Martelli. Sembravamo dei cospiratori. Senza soldi, senza sedi, senza un solo posto nelle istituzioni . Sembravamo carbonari e le nostre riunioni si tenevano nei sottoscala dei condomini di periferia o nei retro dei bar. Potevamo costruire qualcosa? Qualcosa riuscimmo a combinare. Sembrava impossibile ma nel 2001 mandammo in Parlamento sei socialisti e poi nel 2004 col 2.1% eleggemmo due parlamentari europei: De Michelis e Battilocchio.

Nel 2005 venni nominato sottosegretario alle Infrastrutture e l’anno seguente venni eletto deputato. Per la terza volta, dodici anni dopo, e con lo stesso simbolo col quale ero uscito. Angelo divenne mio collaboratore e fu lui a organizzare la presenza dei socialisti emiliano-romagnoli quando a Roma il Congresso mi volle all’unanimità segretario del partito con De Michelis presidente. Angelo conosceva della regione ogni cosa, non gli sfuggiva il minimo aspetto. Soprattutto in Romagna aveva mantenuto rapporti con tutti. Preziosa la sua collaborazione che poi si trasformò in amicizia. Che non poteva morire mai. Basterebbe chiedere ai compagni abruzzesi e in particolare al buon Pompizi cosa fosse l’amicizia per Angelo. Una religione che non si poteva mai mettere in discussione. Sono stato lunedì nella chiesa di San Martino, alla periferia di Casalecchio. Tra i presenti ho percepito una viva emozione.

Un sentimento che Angelo sapeva trasmetterci spesso. Con il suo volto espressivo e anche allegro, da buon bolognese che amava la tavola cogli amici. Ma anche con l’ideale ben stampato sul volto. Una perdita difficile da digerire. Ai suoi figli vadano le più sentite condoglianze del suo Avanti e da parte mia un pensiero di eterna gratitudine per i tanti momenti vissuti insieme. Con Piro, Babbini, Raparelli e adesso Angelo se n’é andato un pezzo del Psi bolognese e anche un pezzo importante della mia vita.

Mauro Del Bue

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