martedì, 27 Ottobre, 2020

Angelo Zubbani: un patto per l’occupazione e il lavoro

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Doveva essere una sconfitta peggiore di quella di Caporetto, tale da travolgere maggioranza di governo, parlamento e presidenza della repubblica, già chiamata ad applicare fantasiose interpretazioni dell’articolo 88 della Costituzione per giustificare una voglia matta di andate alla urne prima della scadenza naturale della legislatura.
Invece il centrosinistra della Toscana ha tirato fuori un orgoglio simile a quello di quei ragazzi del ’99 che dimostrarono il loro valore sulla linea del Piave perché l’alleanza che ha eletto Eugenio Giani alla presidenza ha sfiorato il 49 per cento, con il Pd che non solo non va a casa ma che si insedia sul trono di primo partito.

I candidati del Psi erano presenti all’interno della lista civica Orgoglio Toscana per Giani Presidente, che ha ottenuto 47.605 voti, pari al 2,95 per cento, sfiorando proprio per un pugno di voti il quorum che avrebbe permesso l’elezione di un consigliere.

Per analizzare questi risultati abbiamo intervistato Angelo Zubbani, segretario regionale del Psi della Toscana.

Possiamo parlare di un buon risultato, pari alle truppe messe in campo, oppure si poteva e si doveva fare di più?
«Si può sempre fare di più e meglio ma possiamo essere soddisfatti del risultato che è tutto politico. Se in trenta giorni la lista Orgoglio Toscana, alla quale partecipavamo con almeno due candidati socialisti in ogni collegio, ha sfiorato il 3 per cento, soglia minima per avere un rappresentante in Consiglio regionale, possiamo dire che abbiamo fatto un buon lavoro. Non era semplice perché i tempi sono stati davvero strettissimi e perché le condizioni in cui si è svolta la campagna elettorale non ci hanno certo agevolato perché i Socialisti sono abituati al contatto diretto, al confronto, alla discussione anche accesa, ma comunque utile e positiva. Abbiamo dovuto lavorare tanto partendo dai rapporti diretti con i compagni di una vita e non abbiamo avuto la possibilità di allargare la comunicazione ad aree che avremmo potuto toccare perché affini, per cultura e tradizione, alla nostra visione politica. Sui tanti voti annullati pendono dei ricorsi che potrebbero portare a un risultato ancora migliore, ma preferisco pensare che i successi delle urne si costruiscono nelle piazze e nelle sezioni prima ancora che nei tribunali, e sono figli di una buona organizzazione e di una forte sintonia fra i candidati, il partito e il territorio».

 

Perché ci siamo presentati in una lista civica senza il nostro simbolo? Col senno di poi, secondo te, avrebbe cambiato le cose?
«Si tende a dimenticare che la legge elettorale toscana prevede uno sbarramento al 3 per cento per le liste che si presentano in coalizione e al 5 per cento quando ci si presenta singolarmente. Il PSI, quando si è presentato da solo e con il proprio simbolo, è stato parecchio al di sotto di questa soglia. Nel 2015 il PSI ha partecipato alle elezioni regionali sotto il simbolo Popolo Toscano che ottenne l’1,7 per cento, e le esperienze precedenti, anche alle elezioni nazionali, non ci avevano premiato con risultati migliori. La scelta era necessaria e sostanzialmente obbligata per mantenere una nostra caratterizzazione. Spesso l’elettore privilegia il “voto utile” quando non ha la certezza che la sua preferenza possa essere importante. L’opportunità di presentare nostri candidati in una lista a trazione socialista potendo concentrare i nostri sforzi su un numero ristretto di candidati in ogni collegio poteva essere (ed è stata) la scelta migliore per avere la possibilità di misurare le forze e contribuire all’elezione di Eugenio Giani con il quale, è bene ricordarlo, abbiamo condiviso un programma fortemente riformista improntato ad un dialogo nuovo e più moderno con i territori».

 

Come lavorerà il Partito Socialista per portare avanti il proprio programma elettorale, dato che fa sempre parte dell’alleanza che ha eletto Giani? E quali sono i punti più importanti, quelli che di più possono distinguere una giunta di centrosinistra?
«Ci sono temi regionali e partite strettamente locali che comunque si intrecciano con i temi dello sviluppo, delle infrastrutture e dei servizi sul territorio.
Il programma di Eugenio Giani prevede come priorità un patto per l’occupazione e il lavoro basato su politiche attive che utilizzino in pieno i fondi dell’Unione Europea. Poi ci sono questioni importanti relative alle infrastrutture che riguardano tutta la Toscana, con interventi sul sistema viario, aeroportuale e ferroviario sia per l’alta velocità sia per i collegamenti interni. Resta fondamentale la “questione sanità”, oggi organizzata su tre maxi Asl, che ha bisogno di investimenti importanti per potenziare l’offerta sia ospedaliera sia territoriale, anche per risolvere il problema delle liste di attesa.
Il progetto di una task force dedicata alla pianificazione ed alla istruzione di macroprogetti di sviluppo è importante come è importante che nel programma del presidente sia prevista la creazione di un gruppo di giovani che vengano formati professionalmente con l’obiettivo di accedere ai fondi europei, sia quelli già esistenti sia quelli che saranno disponibili per gli interventi strutturali sull’economia colpita duramente dalla crisi post Covid. E’ un treno che non possiamo perdere. Ma ci sono due temi ai quali, come socialisti abbiamo lavorato: un progetto per dare lavoro a 20mila giovani nel settore del turismo e della tutela del patrimonio culturale e paesaggistico utilizzando i fondi della Regione e l’impegno programmatico per la revisione e la rimodulazione di Fidi Toscana come strumento indispensabile per finanziare le imprese, velocizzare la concessione del credito e verificare la realizzazione dei progetti finanziati. Lo abbiamo caldeggiato fortemente perché ritengo che l’occupazione non si crea per decreto ma mettendo in campo intelligenza e risorse con indirizzi precisi e progetti mirati, finanziando progetti e innovazione. Sono tornati a votare tanti elettori che avevano abbandonato il centro sinistra: è un atto di fiducia, non sottovalutiamolo ma diamo ascolto alle istanze di quanti hanno portato avanti una campagna elettorale difficile impegnandosi nel porta a porta, raccogliendo critiche e insoddisfazioni. Il nostro quasi-tre per cento viene da questo lavoro di ascolto e da questa presenza sui territori marginali. Una parte considerevole dei 47mila voti della lista Orgoglio Toscana viene da li. Dobbiamo tenere conto di questa apertura di credito».

 

Anche se il Psi non ha eletto nessuno, come vedi il futuro del partito in Toscana? Cioè, dal lavoro per queste regionali può nascere una spinta per un rinnovamento che porti più giovani, più donne, più idee e più voglia di lavorare?
«Dobbiamo impegnarci per definire nuove modalità di coinvolgimento soprattutto dei giovani. Dobbiamo sposare le loro battaglie per la scuola, per i trasporti pubblici, per il tempo libero, per gli spazi sociali cercando di comunicare un impegno diverso, fatto di ascolto ma anche di capacità di elaborazione di proposte e di rappresentazione dei problemi, non solo di presa d’atto o di pura denuncia. La nostra partita si gioca soprattutto lì. Si apre una partita straordinaria e penso che possiamo giocarcela perché abbiamo dimostrato, anche in questa campagna elettorale, di avere energie, donne, uomini e, soprattutto idee».

 

Antonio Salvatore Sassu

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