martedì, 25 Febbraio, 2020

“Anne Frank”: il primo musical dedicato alla Shoah

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Esattamente 75 anni fa, il 27 gennaio 1945, i prigionieri del lager nazista di Auschwitz, in Polonia, venivano liberati dall’ Armata Rossa dell’URSS (Paese che, peraltro, nei confronti della Polonia si era macchiato di atrocità non meno gravi, come l'”attacco alle spalle” del settembre 1939, contemporaneo all’invasione nazista, l’eccidio di migliaia di ufficiali polacchi a Katyn, nel marzo del ’40, e, nel settembre-ottobre del ’44, il rifiuto di aiutare l’insurrezione antinazista di Varsavia, quando l’Armata Rossa già si trovava quasi alle porte della città). Per la Giornata della Memoria, al “Teatro degli Eroi” di Roma, vicino Piazzale Clodio, la “Compagnia degli Eroi” sta mettendo in scena quello che è, in effetti, il primo musical al mondo (dopo, invece, vari testi teatrali di prosa e opere cinematografiche e tv) dedicato alla vicenda di Anne Frank. La giovane ebrea tedesca, riparata con la famiglia in Olanda nel 1933- ’34, divenuta – grazie al suo celebre “Diario” del 1942- ’44, uno dei simboli stessi della Shoah.

Lo spettacolo (da un testo di Anna Hurkmans, scrittrice, attrice, cantante e costumista teatrale di origine olandese) ha un prologo a Roma ai giorni nostri: con una classe di liceo che segue un po’ svogliatamente le spiegazioni di una professoressa sulla Giornata della Memoria.Tra gli studenti, la giovane Sarina ( Francesca Piersante), cittadina italiana di colore, subisce prima i dileggi, poi la vera e propria aggressione da parte di due compagni di classe, seguaci dei negazionisti “a priori” della Shoah e della stessa autenticità del “Diario” di Anne Frank: autenticità accertata, invece, già nel 1963 con le dichiarazioni rese a Simon Wiesenthal da Karl Silberbauer, l’ufficiale della Gestapo autore, nell’agosto ’44, dell’arresto della famiglia Frank, e poi, definitivamente, dal ministero della Giustizia olandese nel 1986, mediante perizia completa sul manoscritto originale. A difendere Sarina interviene Fabio, altro compagno di classe, innamorato di lei: che, colpito violentemente dagli aggressori, perde i sensi, finendo in un buco spazio-temporale. Da cui uscirà ritrovandosi temporaneamente…nella Francoforte del 1933, poco dopo l’ ascesa al potere di Hitler, a contatto diretto con la famiglia Frank.

A Fabio, lo scherzo “einsteiniano” combinatogli dal buco nero permetterà di seguire da vicino le vicende di Anne e della sua famiglia: illudendosi anche di poter cambiare. almeno per loro, il corso della storia. Dalla partenza dei Frank da Francoforte per Amsterdam (dove Otto, padre di Anne, trasferisce nel ’33- ’34 la famiglia, avendo ricevuto l’offerta di aprire una filiale olandese dell’Opekta, la ditta di conserve alimentari con cui lavora da anni) all’attacco nazista all’Olanda del maggio 1940; e al trasferimento, nel luglio 1942, nell'”alloggio segreto”, il miniappartamento messo a disposizione di Otto dai suoi collaboratori nell’azienda, nell’edificio retrostante la sede della ditta in Prinsengracht 263, nel centro di Amsterdam. E qui, Fabio (invisibile agli occupanti del nascondiglio) seguirà attimo per attimo l’odissea dei Frank: la tensione e la continua paura di essere scoperti, i momenti di speranza con le notizie sull’ andamento della guerra (specie nel giugno del ’44, col “D-day”), le tensioni con gli altri “coinquilini” (ai Frank con le due figlie Margot ed Anne, infatti, si aggiungono poi, nello spazio di 50 mq. scarsi, i coniugi Van Pels col figlio adolescente Peter, e il dentista, anche lui ebreo oandese, Fritz Pfeffer).

E la lenta, difficile maturazione di Anne, da tredicenne ancora immersa nel mondo della scuola a quindicenne che si sta facendo fortemente donna (avviando, tra lì’altro, una breve relazione col coetaneo Peter, figlio dei van Pels, nel Diario chiamati Van Daan); da adolescente lunatica e ribelle per natura a ragazza che inizia a riflettere sul senso della vita, migliorando anche il suo stile in vista di una possibile carriera da scrittrice.Senza esagerare, potremmo dire che, se fosse scampata alla deportazione, Anne probabilmente avrebbe potuto arricchire l’ebraismo, e la cultura europea, di contributi forse non inferiori a quelli di una Hannah Ahrendt, o una Etty Hilversum.

Ma tutto naufraga quel 4 agosto del ’44, quando la Gestapo, grazie a una segnalazione anonima (di cui non si riuscirà mai a identificare con certezza l’autore), irrompe nel’alloggio segreto. I Frank vengono deportati prima nel campo di smistamento di Westerbork: poi ad Auschwitz, il “lager per eccellenza”, dove solo Otto resterà sino alla liberazione del 27 gennaio ’45; Margot ed Anne da Auschwitz saranno in seguito trasferite a Bergen-Belsen (dove tuttora sono sepolte), sino alla morte, tra il febbraio e il marzo del ’45. A giugno del ’45, dopo un incredibile viaggio di sei mesi, alla Primo Levi de “La tregua”, Otto Frank, unico sopravvissuto di tutti gli occupanti dell’alloggio segreto, riuscirà a tornare ad Amsterdam: rientrando poi in possesso del diario della figlia, fortunosamente ritrovato nell’ appartamento, dopo l’irruzione della Gestapo, da una delle sue collaboratrici. Nel 1947, il Diario di Anne sarà dato una prima volta alle stampe: a questa prima edizione seguiranno diverse altre, con traduzioni in tutto il mondo, sino all’edizione critica completa, curata dall’ Istituto per la Documentazione bellica di Amsterdam, del 1986. Successive ristampe di quest’edizione hanno incluso anche brani inizialmente esclusi da Otto Frank o da altri curatori editoriali dell’opera (come passaggi di Anne fortemente critici verso i genitori, considerazioni sul ruolo della donna nella società e confessioni della ragazza sulla sua scoperta della sessualità).

E Fabio? “Risucchiato”verso il futuro dal buco nero poco prima dell’arresto dei Frank, si risveglierà su un marciapiede di Roma poco dopo la colluttazione coi due estremisti: avendo finalmente il coraggio di dichiararsi a Sarina. Uno spettacolo semplice ma coinvolgente, che, senza indulgere a stucchevolezze da “politicamente corretto” trasmette al pubblico un’idea adeguata di quegli anni di terrore e della tragedia della Shoah. Molto bravi gli interpreti: Chiara Alivernini è una Anne adeguatamente inquieta e ribelle, Silvia Alibrandi è la sorella maggiore Margot, Oliver Besekau un convincente Otto, Valeria D’Angelo sua moglie Edith. I giovani Lorenzo De Santis e Francesca Piersante sono, rispettivamente, Fabio e Sarina. La regìa, sempre attenta e incalzante, è di Pier Luigi Nicoletti. Le musiche sono di Raffaele Paglione, le coreografie e il movimento scenico di Sonia Nifosi.

Fabrizio Federici

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