mercoledì, 26 Febbraio, 2020

Anno nuovo previdenza nuova. Cosa cambia con il 2020

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Previdenza
PENSIONI, COSA CAMBIA NEL 2020
La Camera – come è noto – ha approvato in forma definitiva la Manovra fiscale di governo: il via libera è arrivato martedì scorso 24 dicembre all’alba, dopo una maratona notturna in Aula. Il testo contiene anche alcune disposizioni relative alle pensioni, confermando però in massima parte l’impianto così come era stato già definito in precedenza. Nel corso del 2020 il governo cercherà di mettere mano alla nuova riforma pensionistica fissando 3 tipi di flessibilità che dovrebbero diventare strutturali, ma intanto ci sono alcune conferme, alcune proroghe e una novità.
Quota 100
Quota 100 è stata confermata anche per il 2020. Quota 100, che non è altro che la somma tra l’età anagrafica e gli anni di contributi versati, dà la possibilità di uscire dal lavoro con 62 anni di età e 38 di contributi. La novità per questo provvedimento è arrivata il 16 dicembre dell’anno appena passato con il maxiemendamento che prevede 300 milioni di risparmi per il 2020, che vanno così ad aggiungersi all’1,7 miliardi calcolati dal Def (Documento di Economia e Finanza). Per il 2021 i risparmi preventivati si aggirano attorno ai 900 milioni, mentre calano a 500 milioni nel 2022, con un risparmio nei 3 anni di 3,8 miliardi (le domande arrivate all’Inps nel 2019 sono risultate esigue). Terminato il periodo sperimentale, nel 2021, cosa succederà? Quota 41 potrebbe essere l’opzione più percorribile: ipotizza la possibilità di mandare tutti in quiescenza con 41 anni di contribuzione a prescindere dall’età. Attualmente, in base alla legge in vigore e in alternativa alla pensione di vecchiaia, si può optare per il trattamento anticipato con 41 anni di contributi indipendentemente dal requisito anagrafico, ma bisogna soddisfare determinate condizioni (essere lavoratori precoci e appartenere a una categoria svantaggiata: disoccupati, invalidi al 74%, lavoratori gravosi…). Un’altra misura allo studio dell’esecutivo è Quota 103: una pensione anticipata con più anni di contributi e di anzianità.
Pensione di vecchiaia
Anche L’età della pensione di vecchiaia resta ferma per il 2020 e 2021 a 67 anni. Come si legge nel decreto del ministero dell’Economia pubblicato sulla gazzetta Ufficiale: «A decorrere dal 1 gennaio 2021, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici non sono ulteriormente incrementati». In particolare, via XX settembre ha preso atto della nota del presidente dell’Istat che certifica l’aumento della speranza di vita a 65 anni, «pari a 0,021 decimi di anni». Il dato, spiega il decreto, «trasformato in dodicesimi di anno, equivale a una variazione di 0,025 che, a sua volta arrotondato in mesi, corrisponde a una variazione pari a 0». Nel 2020 usciranno dal mercato del lavoro i nati nel 1953, e nel 2021, i nati nel 1954.
Opzione donna
Nuovo differimento pure per «Opzione donna», canale di accesso anticipato alla pensione riservato alle lavoratrici. Ne hanno già beneficiato le donne che al 31 dicembre 2018 avevano almeno 35 anni di contributi e 58 anni di età se lavoratrici dipendenti o 59 se autonome. Con la proroga, maturati i requisiti entro il 31 dicembre di quest’anno, le dipendenti dovranno attendere una «finestra» di 12 mesi per la decorrenza della pensione, le autonome 18 mesi. Chi accede a «opzione donna» va in quiescenza prima ma riceve un assegno calcolato interamente col contributivo, perdendoci circa il 25-30%.
Pensione di cittadinanza
Resta invariata anche la pensione di cittadinanza, la versione per gli over 67 del reddito di cittadinanza. A beneficiarne sono i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componenti con un’età pari o superiore ai 67 anni. Chi è più avanti nell’età (e ha un reddito Isee fino 9.360 euro) ha diritto a ricevere un assegno di integrazione che può arrivare fino a un massimo di 780 euro.
Ape sociale
Rimane operativa per il 2020 pure l’Ape sociale per i lavoratori con almeno 63 anni di età e 30 di contributi (che diventano 36 se impegnati in attività gravose).

Collaboratrici familiari
CONTRIBUTI INPS DA VERSARE ENTRO IL 10 GENNAIO
Scade venerdì prossimo 10 gennaio il termine ultimo utile per pagare all’Inps i contributi dovuti per i lavoratori domestici relativi all’ultimo trimestre del 2019 (ottobre – dicembre).
l’Inps, con un’apposita circolare interna, (la n. 16 del 01/02/2019) ha fornito gli importi da corrispondere all’Istituto e una serie di chiarimenti. Da considerare che l’Istat – si ricorda – all’inizio del 2019 ha comunicato, nella misura del 1,1%, la variazione percentuale verificatasi nell’indice dei prezzi al consumo, per le famiglie degli operai e degli impiegati, tra il periodo gennaio 2017 – dicembre 2017 ed il periodo gennaio 2018 – dicembre 2018. Non essendo pertanto intervenute le condizioni prefigurate dall’articolo 1, comma 287, della legge 28 dicembre, n. 208 del 2015 (legge di Stabilità) che dispone che “con riferimento alle prestazioni previdenziali e assistenziali e ai parametri ad esse connessi, la percentuale di adeguamento corrispondente alla variazione che si determina rapportando il valore medio dell’indice Istat dei prezzi al consumo per famiglie di operai ed impiegati, relativo all’anno precedente il mese di decorrenza dell’adeguamento, all’analogo valore medio riferito all’anno prima non può risultare inferiore a zero”, conseguentemente, per l’anno 2019, sono state quindi ritoccate le fasce di retribuzione, pubblicate con la predetta circolare n. 16 del 1 febbraio 2019, su cui calcolare i contributi dovuti per l’anno 2019 per i lavoratori domestici. Restano comunque ancora in vigore gli esoneri previsti ex art. 120 legge 23 dicembre 2000, n. 388, avente decorrenza 01/02/2001, nonché gli esoneri istituiti ex art. 1, comma 361 e 362 legge 23 dicembre 2005, n. 266, con decorrenza 01/01/2006 – come indicato nella circolare n. 19 dell’8/02/2006. Si conferma, dunque, la minore aliquota contributiva dovuta per l’Assicurazione sociale per l’Impiego (Aspi) dai datori di lavoro soggetti ai contributi Cuaf che, ovviamente, incide sull’aliquota complessiva. Per il rapporto di lavoro a tempo determinato continua ad applicarsi il contributo addizionale, a carico del datore di lavoro, prefigurato dall’art. 2 della legge 28 giugno 2012, n. 92, al comma 28, pari all’1,40% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali (retribuzione convenzionale). Tale contributo non si applica ai lavoratori assunti a termine in sostituzione di lavoratori assenti. La misura del contributo da corrispondere (con inclusa l’aggiunta numeraria dello 0,50 per cento per le lavoratrici non soggette alla tutela Cuaf) cambia naturalmente in base all’orario osservato dalla colf.: se inferiore alle ventiquattro ore settimanali, l’onere assicurativo è commisurato a tre diverse fasce di retribuzioni; se invece è superiore la quota numeraria dovuta, per tutta la durata del servizio remunerato, è fissa. Il versamento dell’obbligazione previdenziale – si puntualizza – va effettuato con cadenza trimestrale, in particolare: dal primo aprile al dieci aprile, si pagano gli oneri contributivi corrispondenti al primo trimestre dell’anno; dal primo al dieci luglio quelli riferiti al secondo trimestre; dal primo al dieci ottobre, quelli relativi al terzo trimestre; dal primo al dieci gennaio dell’anno successivo, i contributi (quelli attualmente dovuti) del quarto ed ultimo trimestre dell’anno. Se però il rapporto di lavoro cessa prima del termine di versamento stabilito, l’obbligo assicurativo prescritto deve essere tassativamente assolto entro dieci giorni dalla data della sua risoluzione. Per quanto attiene l’Inail, poi, l’assunzione di una collaboratrice domestica, va di norma comunicata allo stesso Ente antinfortunistico entro le ventiquattro ore successive all’avvenuto impiego.

I CONTRIBUTI 2019
Retribuzione oraria                        Contributo orario con Cuaf                    Contributo orario senza Cuaf*
fino a 8,06 euro                                  1,52 (0,36)                                                           1,53 (0,36)
da 8,06 euro fino a 9,81 euro       1,72 (0,40)                                                           1,73 (0,40)
oltre 9,81 euro                                    2,10 (0,49)                                                            2,11 (0,49)
più di 24 ore settimanali               1,11 (0,26)                                                            1,12 (0,26)

N.B. Le cifre in parentesi costituiscono la quota a carico della lavoratrice. * Mentre l’esclusione dal versamento del contributo Cuaf (Cassa Unica Assegni familiari) è prevista soltanto nel caso di rapporto di lavoro tra coniugi e tra parenti o affini non oltre il terzo grado che siano conviventi (pareti: figli, fratelli o sorelle e nipoti; affini: genero, nuora e cognati).

Bilancio preventivo Inps 2020
CALA IL DISAVANZO A 6,38 MLD
Il bilancio di previsione 2020 dell’Inps chiude – informa l’agenzia di stampa Ansa – con un risultato di esercizio negativo pari a 6,38 miliardi di euro con un miglioramento del 35% rispetto alle previsioni del 2019.
L’Istituto precisa che il risultato è influenzato positivamente dalla previsione del gettito contributivo in crescita per 3,4 miliardi di euro relativo alla gestione del lavoro dipendente privato e dalla gestione separata. In termini negativi il bilancio registra un incremento dei crediti per 7,38 miliardi di euro.
L’Inps ha previsto entrate dai contributi per oltre 236 miliardi di euro, per far fronte a 233 miliardi di euro di prestazioni. Il bilancio, si legge nelle nota, conferma il rilevante contributo dei pensionati alla fiscalità generale, con trattenute Irpef versate dall’Inps allo Stato per 58 miliardi di euro.
Gli interventi assistenziali per invalidità civile e accompagno sono preventivati in circa 18,7 miliardi di euro, altri interventi di protezione sociale sono prefigurati in 15 miliardi di euro, reddito e pensione di cittadinanza in 7,1 miliardi di euro, quota 100 in 5,2 miliardi di euro. L’intervento dello Stato per prestazioni assistenziali e di protezione sociale è di 86 miliardi di euro.
Si rende necessario per i disavanzi previdenziali, in particolare relativi alla incorporazione in Inps dei soppressi Enti previdenziali del lavoro pubblico e delle aziende dei servizi privati (FfSs e Telefonia ecc) e dei coltivatori diretti, un trasferimento dal bilancio dello Stato di 19 miliardi di euro. Altri 17 miliardi di euro sono destinati alle politiche attive del lavoro.

Carlo Pareto

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