martedì, 22 Settembre, 2020

ANTIMAFIA SENZA LARGHE INTESE

1

DI LELLO-Antimafia«L’essere stato eletto come Segretario della Commissione d’inchiesta Antimafia rappresenta per me davvero un onore. Un’elezione che vorrei dedicare all’ultimo presidente socialista della Commissione, Ottaviano Del Turco». A parlare è il capogruppo alla Camera dei Deputati del Psi, Marco Di Lello che commenta l’elezione del nuovo organigramma della Commissione d’inchiesta bicamerale che ha portato, dopo mesi di stallo, Rosy Bindi alla presidenza. Un’elezione non senza conseguenze visto che, a poche ore dal risultato il Pdl chiede già le dimissioni della neo-eletta: «Chi è stato eletto presidente in questo modo inusitato dovrebbe rimettere il suo mandato, perché si troverà a dirigere una Commissione così delicata priva di rappresentanza generale. Il gruppo Pdl giustamente non prenderà più parte ai lavori della Commissione». Affermazioni dure soprattutto perché a pronunciarle non è la guerrafondaia, la pitonessa Santanchè, ma la “colomba” Cicchitto.

Insomma un nuovo “Aventino” del Pdl che getta ulteriori ombre sulla solidità della larga coalizione del presidente Letta. Di sicuro l’elezione di Rosy Bindi, antiberlusconiana di ferro, anzi d’acciaio, è un boccone duro da ingoiare per il Cav.

Ma veniamo ai fatti. I parlamentari del Pd in commissione avevano 20 voti, due i voti a disposizione di Sel, due i socialisti. Per avere la maggioranza necessaria, ovvero 26 voti, al primo turno serviva anche l’appoggio dei tre rappresentanti di Scelta civica. Rosy Bindi però non era riuscita a raggiugere la soglia dei 26 necessari. Si era dunque arrivati al ballottaggio con il pentastellato Luigi Gaetti che aveva preso in prima battuta 6 voti, 2 in meno dei componenti M5S. Poi, in un’assemblea del Pd si era ribadito all’unanimità la candidatura di Rosy Bindi, suscitando nervosismi in casa Pdl. Il partito del Cav aveva deciso di fare un passo indietro la scorsa settimana in favore di Lorenzo Dellai, capogruppo alla Camera di Scelta Civica. Un accordo poi saltato che ha lasciato spazio alla contrapposizione tra le forze della “strana maggioranza”.

Ma, insomma, si possono intravedere delle crepe alla tenuta del governo Letta? «Sicuramente c’è un rapporto tra le dinamiche sviluppatsi in Commissione e le questioni che si agitano sia all’interno del Pd che del Pdl, così come nella maggioranza di governo nel suo insieme. Il motivo di rottura con il Pdl è che non si è riusciti a trovare un candidato condiviso». Per l’onorevole Di Lello, dunque, il problema risiede nel fatto che «nonostante il lavoro fatto per trovare una soluzione non si è riusciti a mettersi d’accordo su un nome comune soprattutto perché è ormai evidente che non c’è un Pdl, ma ce ne sono due. Prima si fa chiarezza in casa loro e meglio è nell’interesse del Parlamento e del governo». Il punto, secondo il deputato socialista, è che «non si può sottostare ai ricatti di una minoranza».

Quello che è interessante, oltre alle note divisioni del Pdl, è l’atteggiamento dei 5Stelle che, per alcuni, lascerebbe intravedere un pur timido “allineamento istituzionale”. Non è così per Di Lello che sottolinea: «non facciamoci illusioni, è evidente che, dopo aver lucrato per due settimane sulle divisioni della maggioranza, di fronte alla possibilità di sbloccare la situazione se avessero remato contro avrebbero fatto fatica ad assumersi la responsabilità di un fallimento provocato da loro su un tema come l’Antimafia».

Insomma, rinasce la coalizione Italia Bene Comune? «Sicuramente ha una valenza politica il fatto che in Commissione Antimafia sia rinata una riedizione della coalizione “Italia Bene Comune”, ma non credo che questo determinerà delle conseguenze immediate sul governo». «Sicuramente», conclude Di Lello, «è un’occasione utile per riallacciare rapporti soprattutto con Sel perché, in futuro, ci dovremo confrontare su una piattaforma comune».

Roberto Capocelli

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply