venerdì, 7 Agosto, 2020

Anac. Appalti pubblici, persi 19 miliardi di euro

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Ieri mattina è stata presentata alla Camera dei Deputati la Relazione annuale dell’Autorità Nazionale Anticorruzione per il 2019. Sono intervenuti il presidente della Camera, Roberto Fico, e il presidente dell’Anac, Francesco Merloni.
Fico nel suo intervento ha sottolineato: “La corruzione, malgrado i provvedimenti adottati negli ultimi anni e l’impegno dell’Anac, rimane purtroppo una piaga nel nostro Paese. Ne mina, infatti, alla radice lo sviluppo, l’occupazione, l’equità, la giustizia e la coesione sociale, la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni e la credibilità internazionale. L’Indice di ‘Percezione della Corruzione di Transparency International’ vede l’Italia nel 2019 al 51° posto su 168 Paesi nel mondo. Serve, dunque, ancora un impegno deciso a 360 gradi nel contrasto alla corruzione, anche se si è registrato un miglioramento di due posizioni negli ultimi anni: ci stiamo infatti gradualmente allontanando dagli ultimi posti, nel 2015 eravamo al 61esimo, ma rimaniamo agli ultimi posti nell’Unione europea”.

Francesco Merloni, il presidente facente funzioni dell’Anac, ha spiegato: “Abbassare la guardia e alimentare la percezione generale che il problema della corruzione non sia poi così rilevante, soprattutto in un periodo di emergenza come quello che stiamo vivendo, sarebbe un grave errore e un arretramento rispetto agli importanti passi avanti compiuti. Il fenomeno corruttivo è piuttosto polverizzato e multiforme, e coinvolge quasi tutte le aree territoriali del Paese”.
In particolare dalla relazione Anac, Merloni ha evidenziato: “Il valore tangente è di frequente molto basso e assume sempre di più forme diverse dalla classica dazione di denaro, come l’assunzione di amici e parenti. Desta particolare allarme il fatto che la funzione pubblica sia venduta per molto poco, 2.000 o 3.000 euro, a volte anche per soli 50 o 100 euro. Tra le contropartite più singolari (riscontrate nel 21% dei casi esaminati), figurano ristrutturazioni edilizie, riparazioni, trasporto mobili, pasti, pernottamenti e buoni benzina. Pensate che in un caso segnalato quest’anno, in cambio di un’informazione riservata è stato persino offerto un abbacchio”.

Nel rapporto, l’Anac segnala che nel primo quadrimestre 2020 gli appalti sono scesi del 24% per numero e del 33% in valore, pari a 18,6 miliardi in meno. La Regione più colpita è la Lombardia (-63%, pari a una flessione di circa 10 mld), mentre alcune Regioni nel primo quadrimestre 2020 hanno fatto addirittura registrare dati positivi, come il Lazio (+14%, pari a 550 milioni). Nel 2019 il valore complessivo degli appalti pubblici si è invece attestato a 170 miliardi di euro, oltre 30 miliardi in più del 2018 (+23%): una cifra record, mai toccata dal settore in precedenza. Dal 2016, anno di introduzione del nuovo Codice, la crescita è stata del 69%. L’Autorità anticorruzione ha precisato: “Va tuttavia rilevato che a causa dell’emergenza sanitaria, 22 mila procedure di gara, per un valore di 23 miliardi, non sono ancora state ‘perfezionate’ (ovvero non è stato pubblicato il bando o la lettera di invito). Dal momento che il tasso di perfezionamento delle procedure si aggira attorno al 90%, è possibile ipotizzare che i dati definitivi, sia a livello nazionale che locale, saranno assai meno negativi di quanto appaiano attualmente”. Un quadro completo sull’andamento del mercato sarà possibile solo nelle prossime settimane.

Dal presidente Merloni è arrivata anche una netta bocciatura del cosiddetto ‘Modello Genova’. Merloni ha evidenziato: “Per superare la crisi sembrano riaffacciarsi in questi giorni ipotesi rischiose come quelle di un largo utilizzo dei ‘super-commissari’, del ‘modello Genova’ per alcuni appalti sopra soglia, con amplissime deroghe (ad accezione delle norme penali e di quelle antimafia), e l’affidamento diretto fino a 150mila euro senza alcuna consultazione delle imprese”. Contemporaneamente il presidente dell’Anticorruzione ha messo in guardia: “Ben vengano tutte le semplificazioni per aiutare amministrazioni e imprese, ma non è togliendo le regole che il sistema funziona meglio; al contrario, le deroghe indiscriminate creano confusione, i rup e le imprese non hanno punti di riferimento e si rischia di favorire la corruzione e la paralisi amministrativa”.

Più dettagliatamente, Francesco Merloni ha anche evidenziato: “Focalizzando l’attenzione sui valori superiori a 40 mila euro, risalta il fatto che la quasi totalità degli affidamenti è stata effettuata mediante procedure senza pubblicazione del bando (77%) o tramite affidamento diretto (20%), con un ruolo predominante delle centrali di committenza e degli organi centrali (circa il 57% degli appalti è riconducibile a tali comparti). Nella maggior parte dei casi sono state scelte procedure a invito, che assicurano un minimo confronto tra più offerte e migliori rapporti qualità/prezzo, mentre il minor numero di affidamenti diretti è verosimilmente riconducibile ai casi di effettiva estrema urgenza. Ciò dimostra una certa capacità delle amministrazioni di maggiori dimensioni di utilizzare i numerosi e articolati strumenti emergenziali che il Codice prevede”. Anche in questo caso si nota la presenza di due Italie.
Per i fondi già stanziati, prima si assegneranno gli appalti in sospeso, prima inizieranno i lavori e prima arriverebbe la ripartenza creando nuova occupazione.

Salvatore Rondello

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