venerdì, 14 Agosto, 2020

Appello per il rinvio del Congresso

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APPELLO PER IL RINVIO DEL CONGRESSO
E LA CONVOCAZIONE DI UNA CONFERENZA NAZIONALE DI PROGRAMMA E DI ORGANIZZAZIONE

UN NUOVO PARTITO PER LA NUOVA ITALIA

L’Italia attraversa la più grave crisi economica della sua storia repubblicana. Una crisi economica con caratteri più radicali di quelli registrati in altri paesi europei e che sta distruggendo parti consistenti del patrimonio industriale, producendo milioni di nuovi disoccupati e costringendo alla precarietà e alla povertà fasce sempre più ampie della popolazione. La speculazione finanziaria, causa scatenante le attuali turbolenze, non è l’unica motivazione di una crisi figlia della globalizzazione e della competizione economica internazionale tra paesi e continenti. Per l’Italia è figlia anche e soprattutto dell’incapacità di riformarsi e adeguarsi agli standard necessari a partecipare all’Europa unita che ha assunto, per adesso, esclusivamente il profilo di unione monetaria e economica. La profezia per la quale, in mancanza di una seria riforma del sistema paese, l’Europa si sarebbe rivelata un inferno, ha avuto piena attuazione.

Stretta nella tenaglia della crisi e dell’incapacità della politica di offrire risposte adeguate è ormai evidente la dissoluzione della cosiddetta Seconda Repubblica, nata nei primi anni Novanta del Novecento e che non ha saputo accompagnare il paese nel percorso di modernizzazione necessario. Una dissoluzione che riguarda il sistema politico istituzionale come la più generale governance economica e sociale. Una dissoluzione che offre ai socialisti la concreta possibilità di riacquisire forza elettorale e ruolo politico.

 Le condizioni essenziali perché ciò avvenga sono legate alla capacità dei socialisti stessi di chiudere la lunga parentesi del reducismo, di riannodare i fili della propria storia come comunità, di recuperare lo spirito innovativo e le ispirazioni riformatrici avanzate negli anni Ottanta, di riacquisire l’attitudine al confronto e alla contaminazione con la società a partire dai momenti elettorali. Ognuna di queste condizioni è indispensabile e non eludibile.

Travolto nell’ingiusta catarsi di Tangentopoli, l’antico PSI si frazionò prima perdendo il rapporto con gli elettori poi subendo la diaspora dei militanti e dei quadri. Ne sono derivate, nel tempo, piccole formazioni sovente litigiose e collocate in versanti opposti di quel bipolarismo malato e inefficace che ha caratterizzato l’ultimo ventennio della storia italiana. Piccole formazioni la cui cifra è stata caratterizzata dal ricordo e dalla nostalgia, non dalla volontà e capacità d’azione culturale e politica.

 Un soggetto socialista che voglia essere influente nel quadro politico nazionale deve superare questo stato, rivolgersi a tutti quelli che sentono di appartenere a questo perimetro politico e, comunque, a tutti quelli che vogliono un’Italia diversa. Deve offrire l’opportunità di una casa comune.  Una casa che non può nascere, com’è stato tentato in passato, per sommatoria di sigle e dirigenti, ma in un processo innovativo caratterizzato da idee e obiettivi comuni, da modalità organizzative aperte e flessibili, da processi di selezione della classe dirigente non burocratici e rituali, dal costante confronto con la società. Una casa aperta alle nuove generazioni e a chi vuole contribuire, condividendo valori, idee e metodi, a riformare radicalmente il nostro paese.

Gli attuali partiti sono autoreferenziali e hanno perso inerzia non riuscendo altro che ad esercitarsi nell’arte del galleggiamento. I socialisti devono interpretare i due scenari ideali in cui ricongiungere cultura politica e rigenerazione istituzionale, rappresentate dalla giustizia (scenario sociale) e dalla concorrenza (scenario economico). Perché è evidente che la crisi della politica è quella di non sapere più regolare la questione sociale e la crisi del capitalismo è quella di non sapere più promuovere la competitività e l’innovazione.

 Il nuovo partito socialista deve avere caro il proprio, centenario pantheon di leader e intellettuali, ma può ripartire solo dalla rivalutazione e dall’aggiornamento del nuovo corso degli anni Settanta del Novecento.

 Fu in quegli anni che il socialismo italiano acquisì la sua più forte identità riformista, leggendo le trasformazioni sociali ed economiche, il deteriorarsi del primo patto costituzionale e politico repubblicano, l’usura dei partiti e della rappresentanza,  impostando nuove politiche pubbliche. Quel riformismo costituì fonte d’ispirazione per il movimento socialista europeo. In Italia fu combattuto duramente dall’altra sinistra e dalla democrazia cristiana. Sconfitto politicamente, anche a causa dei limiti di quel PSI, ha vinto storicamente e si pone, oggi, quale unico appiglio per caratterizzare il centrosinistra italiano e renderlo utile al paese.

 Occorre, dunque, recuperare l’idea della grande riforma istituzionale e costituzionale in direzione della semplificazione dell’impalcatura della democrazia, del presidenzialismo e di un bipolarismo maturo e omogeneo, della riforma della giustizia, dei pesi e contrappesi tra poteri.

 Occorre ridefinire le politiche di welfare, superando decisamente i caratteri assistenziali che ha assunto nel tempo per fare fronte alle nuove criticità e fragilità sociali.

Dobbiamo riaffermare l’esigenza di avere meno burocrazia e meno stato in un nuovo quadro di autentica ed efficace regolazione e controllo del mercato, di una fiscalità più leggera e sostenibile, trasparente ed equa.

Dobbiamo difendere il nostro sistema industriale e soprattutto creare l’ambiente favorevole per il fare impresa, unica condizione certa per creare occupazione, benessere e mobilità sociale. Non è la difesa dell’italianità che nasconde gli interessi di un capitalismo malato la frontiera da presidiare. Non può essere l’interventismo pubblico non programmato e deliberato della Cassa Depositi e Prestiti la linea di una politica industriale.

Dobbiamo tracciare i contorni di una democrazia nuova che sciolga i nodi dei tanti interessi corporativi e parziali che dominano le scelte del governo, del grumo dei conflitti d’interesse che domina il sistema paese e le sue classi dirigenti.

 Una democrazia reale ed europea va costruita nell’informazione,  nell’economia e nella politica a partire da leggi elettorali che aprano le porte delle istituzioni a chi scelgono i cittadini e non a chi decidono i segretari di partito.

Dobbiamo cambiare l’Italia per fermare un declino che ci sta riportando indietro di decenni, ampliando le ingiustizie sociali e riducendo sensibilmente le opportunità per molti.

Per oltre un secolo, il movimento socialista ha lavorato per creare le condizioni di una società solidale, di un sistema capace di sostenere i più deboli, per concedere pari opportunità di partenza a tutti in un  quadro di libertà sostanziale che permettesse l’affermazione, per merito e talento, dei singoli.  Non sono cambiati i valori di riferimento. Dobbiamo solo dotarci della giusta analisi della situazione, avere chiarezza negli obbiettivi e nelle azioni utili a perseguirli.

Non potremo neanche immaginare che ciò possa avvenire se il prossimo congresso del piccolo PSI risulterà uno scontro tra persone, una conta interna utile solo al controllo della sigla da utilizzare in qualche, ennesima, trattativa al ribasso per garantirsi un diritto di tribuna. Un diritto di tribuna inutile per il paese e, parallelamente, inutile anche alla prospettiva di far rivivere una forza di sinistra moderna.

Non potremo neanche immaginare che una forza socialista possa contribuire nei prossimi mesi e anni, a tracciare i contorni e i contenuti della sinistra italiana, superando definitivamente i limiti costituiti dall’irrisolta questione comunista, se non potrà farlo coltivando autonomia politica, culturale ed elettorale.

I socialisti devono guardare con attenzione e interesse al dibattito e alle evoluzioni interne al PD e a SEL traversati anch’essi da inquietudini e alle prese con la necessità di una identità nuova.

 Non possono essere, tuttavia, sufficienti le dichiarazioni d’interesse che entrambi manifestano ad appartenere alla casa del socialismo europeo.  Una casa ampia e articolata, nella quale convivono tante e diverse ispirazioni e tradizioni, tante e diverse sensibilità e linee d’azione nazionali.  Una casa che sconta grandi difficoltà e che, guardando alle dinamiche politiche e elettorali dei diversi paesi, non appare costituire per gli europei un approdo certo e sicuro contro la crisi e le difficoltà continentali. Non può essere un caso l’avanzare in Europa di movimenti populisti e xenofobi. Non possono essere casuali le difficoltà che tutte le antiche famiglie politiche europee registrano.

 E’ in Italia, nel contesto che si è storicamente determinato, che deve essere costruita la prospettiva di una forza di sinistra adeguata, superando i limiti di visione e di cultura politica e istituzionale delle esperienze finora attuatesi sia nel campo postcomunista sia in quello che ha registrato la fusione di aree e esperienze post comuniste e post democristiane.

Per questo il riformismo socialista è irrinunciabile per arrestare il declino del Paese: perché è l’opposto della filosofia del “tanto peggio, tanto meglio” e del tatticismo e opportunismo come professione.

A maggior ragione, i socialisti debbono investire sul futuro stimolando il cambiamento di una nuova sinistra che deve diventare erede della cultura riformista in cui lavoro, giustizia e coesione siano i riferimenti fondanti.

Oggi, la via maestra per chi ha ancora passione politica, amore per il paese e volontà d’azione, è quella di attivare occasioni di dibattito e approfondimento, di redigere un programma di azioni per la Nuova Italia e chiamare a raccolta vecchi e nuovi militanti, attivisti che vogliono un paese diverso e migliore. Di creare una casa socialista nuova aperta e inclusiva, pronta al confronto con chi si pone gli stessi obiettivi e a sottoporsi al giudizio degli elettori.

 Una casa che abbandoni il vetusto modello organizzativo dei partiti novecenteschi, caratterizzato da rigidi vincoli verticali e dal controllo del tesseramento, si organizzi federando strutture territoriali proprie ed espressioni organizzate della società, che costruisca una rete di esperienze individuali e collettive, d’impegno sociale, politico e della comunicazione. Che determini, in ambito locale, regionale e nazionale,  i propri vertici anche attraverso primarie aperte agli elettori.  Un partito comunicativo che parla agli italiani e non solo ai propri aderenti.

E’ per questo insieme di ragioni che riteniamo deleterio, oggi, un Congresso nazionale caratterizzato da un mero scontro per la leadership e riteniamo più giusto trasformare l’appuntamento di novembre in un Conferenza Politico-Programmatica e Organizzativa, quale occasione per una ripartenza di un più vasto movimento socialista.

Se ciò non fosse possibile auspichiamo che il prossimo Congresso nazionale del PSI faccia proprie queste considerazioni. E’ auspicabile che si risvegli nel corpo del partito e nei suoi vertici l’orgoglio della propria tradizione e la volontà di riaffermare la forza di una visione e la capacità d’indicare la strada per portare il paese fuori dalla sua crisi. E’ auspicabile, infine, che si radichi, nel partito la convinzione che occorra tornare a giocare da protagonisti e che, come sempre avviene, la squadra è più importante del singolo campione.

Riteniamo che il Congresso nazionale debba, quantomeno, stabilire che, in questa fase, occorra preservare la propria autonomia e l’estraneità rispetto alle vicende politiche e organizzative interne al PD e a SEL. Vicende che necessitano di tempo per mostrare appieno gli indirizzi che saranno assunti.

 Che in vista delle future elezioni europee si deliberi la formazione di una lista che si colleghi al progetto PSE e che partendo dal nucleo socialista si apra a tutte quelle forze che si riconoscono nelle tradizioni laiche, democratiche, socialiste e liberali, puntando da subito a una mobilitazione che ne faccia conoscere agli italiani nome, simbolo e programma.

Che, infine, si convochi a breve, conseguentemente, un Congresso straordinario aperto alle forze sopraelencate e a chi abbia voglia di impegnarsi. per definire contenuti e parole d’ordine, la piattaforma politica e programmatica utile a ricostruire il campo di un socialismo largo, democratico, riformista e liberale, necessario al paese.

Seguono 117 firme di Membri toscani del Consiglio Nazionale, della Direzione, Eletti, Amministratori, Dirigenti locali e Giovani Socialisti.

Aloisi Alberto Vice segretario Federazione di Grosseto – Consiglio Nazionale
Annulli Gianluca Consigliere Comune di Chiusi
Antongiovanni Marco Segretario Federazione di Viareggio
Bagiardi Arianna Consigliere Comunale Figline
Bandinelli Silvano Consigliere comunale Comune di Barberino Val d’Elsa
Barabaschi Giampaolo Consigliere Comune di Campiglia M.ma
Barbuti Elio Consigliere comunale Comune di Pergine V.no
Bernabei Leonardo Direttivo provinciale Pisa
Bertocci Nicola Assessore Abbadia San Salvatore
Bini Marco Consigliere comunale di Lucca
Branciforti Vincenzo Direzione regionale
Brogi Giacomo Consiglio Nazionale
Brunetti Stefania Assessore Comune di Bibbona
Bruni Matteo Assessore Comune di Pergine V.no
Bruschetini Daniele Assessore Comune di Reggello
Buonamici Giuliano Assessore Rignano Sull’Arno
Caciulli Vincenzo Segreteria Regionale – Consiglio Nazionale
Camiciottoli Fabio Consigliere comunale Comune di Montevarchi
Carli Anna Direzione regionale – Consiglio Nazionale
Casciani Pietro Segretario UIL Lucca
Cerri Marcello Consigliere comunale di Pomarance
Cheli Piergiorgio Direzione regionale – Vice segretario Fed. di Arezzo
Ciabatti Vito Consigliere comunale Comune di Calci
Cordovani Valerio Direzione regionale
Cossu Maurizio Consigliere comunale di Grosseto
Da Prato Carlo Dirigente PSI Lucca
Di Stefano Chiara Direzione regionale
Di Stefano Odorico Capogruppo PSI Comune di Pisa
Dini Olinto Presidente LIDU
Eligi Federico Assessore Comune di Pisa
Ferrini Stefano Direzione regionale
Garosi Luciano Direzione regionale  – Consiglio Nazionale
Ghelardi Alessandro Consigliere Comunale
Giani Niccolò Vice Sindaco Comune di Civitella Val di Chiana
Grifagni Andrea Vice Sindaco Comune San Niccolò
Lazzeroni Silvia Consiglio Nazionale
Lorenzetti Simone Consigliere Comune Siena I Riformisti
Lucchesi Eleonora Assessore Comune di Castagneto Carducci
Maccheroni Giacomo Ex parlamentare PSI
Magrini Massimo Sindaco di Radicofani
Martinelli Gabriele Direzione regionale
Martinelli Riccardo PSI Siena
Martini Massimo UIL Siena  – Direzione Regionale
Marzoli Sergio Consigliere Comunale di Civitella in Val di Chiana
Meloni Matteo Direzione regionale
Michelozzi Alessandro Segretario Federazione di Prato  – Consiglio Nazionale
Monaci Giuseppe Assessore Comune di Grosseto  – Consiglio Nazionale
Nannelli Massimo Assessore Comune di San Vincenzo
Pallini Luciano Assessore Comune di Piombino
Pazzaglia Franco Vice segretario regionale – Consiglio Nazionale
Pazzaglia Matteo Direzione regionale
Perferi Antonio Assessore Provincia di Arezzo
Piccinelli Idalgo Consigliere comunale Buonconvento
Pierini Filippo Consigliere Comune Greve in Chianti
Pisciotti Giuseppe Assessore Comune di Terranuova Bracciolini
Puopolo Lorenzo Consigliere provinciale Arezzo
Rossi Alberto Segretario Federazione di Livorno – Consiglio Nazionale
Rubegni Ivano Consigliere Comunale Reggello
Rubegni Roberto Direzione Regionale
Russo Antonio Consigliere Comune di San Vincenzo
Saletti Marco Assessore Provincia di Siena
Sani Ugo Consigliere Intesa Siena
Simpatico Francesco Segretario cittadino I Riformisti Siena
Skiftas Spiro Direzione regionale
Stori Gabriella Consiglio Nazionale
Tafani Leonardo Assessore Comune di Siena
Vallesi Giancarlo Consigliere Comune di Suvereto
Veronese Antonio Presidente Confesercenti Pisa
Vivaldi Rolando Segretario cittadini Pisa
Zeroni Luciano Direzione regionale

 

Agnelli Silvio, Bolla Gino, Calvani Gino, Coturri Moreno, Renieri Andrea, Cipriani Fabio, Pieraccini Nerio, Tofani Marco, Fontani Luciano, Baroncelli Renzo, Biancalani  Massimo, Furiesi Andrea, Vannelli Lisa, Furiesi Leonardo, Clori Dario, Clori Mirko, Neri Marina, Brusa Costanza, Corti Alessandro, Vannelli Alessandro, Vannelli Lorenzo, Bianchini Massimiliano, Meloni Paolo, Palanti Claudio, Innocenti Francesco, Mosco Valentina, Ballini Mike, Rossi Valerio, Pierini Leonardo, D’Ignazi Samuele, Pierini Giuseppe, Conforti Marcello, Cappelletti Paolo, Agus William, Bianchini Massimo, Pucci Tamara, Sereni Mario, Ingra Mario, Cimini Bruno, Fei Silvano, Ottombrini Oliviero, Palazzi Orfedo, Magi Stefano, Ricci Paolo, Scimia Angelo, Di Marco Calogero, Bulgaresi Paolo

 

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