lunedì, 30 Marzo, 2020

APRIRE UNA FASE NUOVA

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“L’Italia – afferma Riccardo Nencini, Presidente del Consiglio Nazionale del Psi – vive una stagione di grande difficoltà incrementata dagli effetti del coronavirus. Il turismo è il settore più colpito ed è presumibile che queste conseguenze si trascinino per tutta la primavera. Ragione in più perché il governo apra rapidamente una seconda fase che non deve avere come suo centro il solo programma dei 5 Stelle”.

In che senso?
Nel senso che nel governo nato a settembre, sono preminenti punti programmatici come il taglio dei parlamentari la cancellazione della prescrizione, il reddito di cittadinanza e la posizione ambigua sull’Ilva di Taranto. Oggi bisogna aprire una seconda fase con al centro il rilancio economico da una parte e dall’altra la tutela dei diritti dei cittadini. Sul primo punto bisogna immaginare una riconversione del reddito di cittadinanza, perché così come è non funziona.

In assoluto il reddito di cittadinanza è uno strumento da scartare?
Uno strumento pubblico per far fronte alle aree di povertà è indispensabile. Ma il reddito di cittadinanza si è rivelato inadeguato. Bisogna tornare al REI. Lo strumento creato con il governo Gentiloni, che si era dimostrato più appropriato per affrontare le aree di povertà. Qui c’è una posizione diversa tra noi e Italia Viva. IV è per togliere il reddito di cittadinanza e dare i soldi alle imprese. Io dico che va superato il reddito di cittadinanza ma per impostare una politica diversa che aggredisca nel modo migliore possibile le aree di povertà che sono aumentate. Uno strumento del genere è utile. Secondo punto: un pacchetto di interventi straordinari per le imprese, e quindi anche l’abbattimento ulteriore del cuneo fiscale a vantaggio dei lavoratori salariati. Terzo: gli investimenti in infrastrutture. Ho fatto già presente come il governo Di Maio-Salvini abbia bloccato circa 65 miliardi di opere pubbliche che erano già state finanziate e cronoprogrammate dai governi precedenti. Opere che vanno riprese e rimesse al centro del tavolo.


E il decreto intercettazioni?

Noi lo abbiamo votato solo perché è stata posta la fiducia, ma non tutti i contenuti appartengono ad una cultura garantista. La mia opinione, che è anche quella del Partito, è che, sulla cancellazione della prescrizione, al momento in cui arriva in Aula, la battaglia continui. Su questa battaglia noi siamo partiti per primi con una mozione a novembre a firma Bonino-Nencini. Il mese dopo si è aggiunta Italia Viva. Per rilanciare l’azione del governo bisogna posizionarla su un binario diverso rispetto a settembre. Insomma aprire una fase nuova.


Tra poco si voterà il referendum sul taglio dei parlamentari. Il PD fino all’anno scorso era contrario a questa riforma costituzionale così come proposta dai 5 Stelle, ora invece la ha votata in Aula. Come spieghi questo cambio radicale di idea su un tema così così importante?

Sono passati dalle Forche Caudine imposte da Di Maio. Non si vota tre volte no e una volta si. Non c’è coerenza.


Quindi quello che dice il segretario che del PD Zingaretti che il PD è al governo per imporre la politica del PD è vero fino a un certo punto.

In questo caso non è così.

E sul referendum?
Bisogna accelerare per la formazione di un comitato per il “No” che comprenda tutta l’aria socialista e si allarghi a un mondo della cultura che esiste ed è afono.

Come d’altronde è afono un grande spazio della sinistra ma anche del centro in cerca di rappresentanza…
C’è uno spazio enorme da riempire. C’è stata l’illusione che il voto dell’Emilia Romagna abbia fatto girare il vento. Ma non è così. In Italia ancora oggi c’è una presenza di una destra profondamente radicale con tratti illiberali. Non c’è più Forza Italia. Lega e Fratelli d’Italia raggiungono il 42-43% dei voti. Bisogna provare a rovesciare questo schema rendendo più competitivo il centro-sinistra. Però se il centro-sinistra rimane il Pd in un’alleanza stretta con i grillini e non creiamo di lato, competitivo e in alleanza allo stesso tempo, un pacchetto di mischia del quale devono far parte anche i socialisti, non vedo speranza per una competizione elettorale vera per il centro-sinistra.

Anche perché se la linea del Pd è quella di sostituire i piccoli del centrosinistra con il Movimento 5 stelle non si va da nessuna parte…
Il Pd sta ragionando con una tecnica che a me pare tendenzialmente egemonica. Nel Pd si dice: i Cinque Stelle verranno ridotti intorno al 10%, il Pd può crescere fino al 25%, la somma di questi due soggetti è l’asse attorno a cui il nuovo centro-sinistra può ruotare. La mia opinione è che anziché confidare in questo asse esclusivo, si debba utilizzare invece lo schema che ha prevalso e prevarrà nelle prossime regionali ove si presenta un centro-sinistra largo. Ma per essere largo, il Psi, deve al contempo mantenere la sua autonomia politica e organizzativa – e lo sforzo giusto fatto dal segretario per mettere il garofano nel simbolo va in questa direzione – e partecipare alla costruzione di una coalizione che ricomprenda l’universo radicale, + Euroa, Italia Viva fino al movimento di Calenda. Insomma un pacchetto di mischia indispensabile per portare la sinistra riformista ad essere competitiva alle prossime elezioni politiche.

Ma su questo ragionamento siamo ancora all’anno zero…
È ancora tutto da costruire. Ci sono alcuni segnali nelle Regioni. La mia opinione è che si debba intanto cominciare, lasciando alle sei regioni che votano margini di comportamento autonomi. Noi stessi in alcune situazioni presenteremo il simbolo del partito, altrove, così mi si dice dopo l’incontro che si è tenuto qualche giorno fa, stiamo lavorando a situazioni diverse. Del resto chi lo dice che si va a votare del 2023? Anche se votassimo il più lontano possibile una aggregazione larga va avviata rapidamente perché sia appetibile, perché c’é da definire il programma e perché ci sono battaglie parlamentari da fare.

Non può essere un cartello di simboli e basta.
Assolutamente. Calenda e + Europa sono all’opposizione del Governo, Italia Viva scalpita ma è al Governo. Noi siamo in maggioranza ma non sediamo nell’esecutivo. I Radicali non sono nemmeno in Parlamento. 5 soggetti che partono da blocchi di partenza differenti. Ecco perché ci sarà bisogno di più tempo. Ci sono battaglie di giustizia sociale da fare rapidamente. Voglio sottolineare una aspetto: ho sempre pensato che l’accordo parlamentare tra Psi e Italia Viva non fosse esclusivo, semmai l’inizio di un percorso di allargamento a un mondo più vasto. E siccome l’Italia si trova in una condizione di emergenza, ed è un’emergenza che durerà ed è resa ancora più tagliente dal coronavirus che da noi ha messo in crisi anche pezzi di economia che funzionavano, questa è una ragione in più per trovare un minimo comun denominatore nell’interesse dell’Italia. Esistono strategie alternative che non ci facciano fagocitare dal Pd?

 

Daniele Unfer

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