Nicola Olanda
Un contributo
“alla Politica del fare”

Carissime/ compagne/i e lettrici/ori dell’Avanti on line e del Gruppo di Lavoro del Congresso

Nella Lettera Aperta al Segretario del PSI pubblicata su AGORA’ mi sono assunto l’antipatico ruolo del “ brontolone ” per il metodo con cui è stato organizzato il Congresso e per tentare di colmare la carenza nella seconda parte della Mozione congressuale di un‘analisi corretta del bilancio dei mille giorni del passato Governo e dell’assenza di un’autocritica sulla nostra azione politica anche in relazione al nostro rapporto con il Renzismo.

Partecipo quindi volentieri con un mio contributo “alla Politica del fare” in quanto è nelle mie attitudini essere propositivo e aderire alla Metodologia del lavoro di Gruppo che, come con l’iniziativa di questa Tribuna sull’Avanti!, spero si possa continuare a utilizzare come metodo di lavoro politico.

ASSEMBLEA COSTITUENTE

È da sempre una nostra antica proposta che avremmo dovuto cavalcare per farla emergere come la posizione socialista durante la campagna Referendaria anziché creare i Tavoli Socialisti del SI e del NO.

Facciamo ora un unico tavolo. Ci aiuterà ad avviare la decantazione del rancore che ancora non si è assopito fra i dirigenti e diversi iscritti socialisti. Ricordiamoci che l’esistenza dell’Istituto del Referendum Consultivo ci dà la possibilità di promuovere questa iniziativa.

Durante la campagna referendaria tra le file del NO sono emerse tanti buoni propositi per una Riforma Costituzionale  complessiva, alla cui architettura potesse partecipare la più ampia rappresentanza delle culture e delle forze politiche. Oggi il terreno è fertile per questa semina, ma probabilmente ognuno il seme lo vorrà far sviluppare nel suo orticello. Come Socialisti prendiamo subito l’iniziativa e, per non rendere la nostra iniziativa velleitaria, utilizziamo per la raccolta delle firme per un Referendum consultivo le nostre strutture sul Territorio nazionale per ospitare tutte le componenti politiche con cui intendiamo costruire il Polo rosso verde, includendovi l’area progressista di Pisapia e la Marianna. Nell’ottica di una futura Costituente Socialista, che ormai non possiamo più rimandare, invitiamo anche l’Area socialista di Caldoro, e per un trascinamento nell’ottica del superamento della nostra Diaspora anche qualche ex Socialista che in chiave anticomunista passò in Forza Italia nel 1994.

Un figura importante da inserire in questa iniziativa è Claudio Martelli il cui carisma e ricordo è ancora molto presente fra i Socialisti.

In prima fila, per dare visibilità al rinnovamento socialista e sostegno operativo all’iniziativa, dovremmo però impegnare i nostri giovani della FGS, in quanto oltre  ad esprimere il nuovo volto e relativo indirizzo dei Socialisti sarà questa e la futura generazione che la nuova Costituzione revisionata dovraà utilizzare e custodire. La presenza in prima fila della FGS, potrebbe agire  come veicolo di proselitismo verso il PSI da parte di altri giovani che desiderano impegnarsi per il rinnovamento delle nostre Istituzioni.

Facendo parte in Parlamento di un Gruppo Misto invitiamo a partecipare a questa iniziativa anche chi lo compone. La ciliegina sulla torta per noi Socialisti sarebbe che, come appartenente al nostro Gruppo misto, la prima firma di sottoscrizione fosse quella di Giorgio Napolitano.

COGESTIONE

Propongo di organizzare come punto di partenza un CONVEGNO con i rappresentanti delle Parti Sociali (le varie Categorie produttive e Sindacali). Sono convinto che i tempi siano ormai maturi per una Legge sulla Cogestione il cui concetto oltre al diritto di rappresentanza è anche quello della partecipazione alle scelte strategiche per lo sviluppo e la vita delle Imprese. (Ricordo che lo stesso Landini aveva esplicitamente avanzato la richiesta di una Legge sulla rappresentanza sindacale). Se vi riflettiamo, la Cogestione nello spirito interpreta anche i concetti che sono alla base della cooperazione di cui con l’imprenditore socialista Owen nell’800 e con Nullo Baldini siamo stati oltre che gli ideatori anche i principali interpreti.

La Cogestione:

  • Potrà agevolare la ricerca e l’applicazione nei processi produttivi dei fattori innovativi atti a migliorare la competitività delle imprese in un Mercato globale in cui sono la ricerca e l’innovazione a determinare la vita e la durata di un prodotto. La Cogestione faciliterà anche i Piani di riconversione e /o ristrutturazione produttiva per l’inserimento nei processi produttivi di nuove tecnologie in armonia con la conservazione dei posti di lavoro
  • Non è da escludere anche l’introduzione della partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa con l’adozione di premi di produzione, incentivi e incrementi di salario di 2° livello in aggiunta ai parametri del Contratti collettivi nazionali
  • Consentirà una più adeguata e mirata attuazione della politica di Formazione permanente dei lavoratori
  • Consentirà un freno e un controllo contro i tentativi di delocalizzazione delle attività produttive.
  • Potrà contribuire alla costruzione di un clima di Comunità tra imprenditori e lavoratori con la promozione di alcune forme di Welfare aziendale con particolare attenzione ai periodi di maternità che oltre a un diretto beneficio sulle donne lavoratrici si possa integrare  con periodi di reciprocità con i rispettivi famigliari.
  • Contribuirà a governare, in armonia con i valori della nostra Costituzione, i fenomeni di discriminazione, tra cui il Mobbing, in modo tale da annullare o attenuare in modo dignitoso gli attuali effetti lesivi derivanti dall’abolizione dell’Art.18
  • Penso infine che la Cogestione potrebbe riportare alla luce qualche figura d’imprenditore come il socialista Adriano Olivetti, e far maturare quello spirito di solidarietà aziendale che ha consentito alla Wolkswagen  di gestire la crisi del mercato automobilistico con l’autoriduzione delle ore di lavoro e del salario per conservare il posto di lavoro a tutti

PATRIMONIALE

È stato valutato che il nostro patrimonio immobiliare e mobiliare  equivale a 9000 miliardi di euro e cioè 6 volte il valore del PIL nazionale mentre il nostro debito pubblico è prossimo ai 2500 miliardi di euro.

Deliberare una patrimoniale “una Tantum” dell’1%  su 9000 miliardi non sarebbe scandaloso se non fosse ormai consolidato negli italiani la sfiducia del suo appropriato utilizzo da parte di uno Stato, che si distingue sempre più  come sprecone, e che ai suoi massimi vertici di Governo licenzia due persone che avevano ricevuto l’incarico di ridurre gli sprechi attraverso il controllo e la revisione strutturale della spesa pubblica, per consentire che i risparmi derivanti fossero destinati in parte a ridurre il debito pubblico ed in parte ad alimentare gli investimenti pubblici (la Spending review).

Occorre tenere conto che, in particolare per il Patrimonio immobiliare, essendo diventato ormai cronico il ritardo del Catasto, diventa difficile intervenire equamente sui proprietari d’immobili ove si considera che alcuni di essi l’immobile, anche se di pregio, l’hanno ereditato ma il loro reddito è modesto.

Una selezione per individuare chi può contribuire è comunque possibile per i grandi patrimoni, ma ritengo che tutto ciò che si riuscisse a recuperare dalla patrimoniale non dovrebbe essere destinato alla riduzione del debito pubblico, che occorre invece ridurre agendo sulla Spending Review e sulla lotta all’evasione che può essere attuata solo con la riduzione del carico fiscale derivante da una Riforma fiscale efficace che consenta anche di scaricare tutte le spese, in modo che la tassazione verrebbe effettuata solo sulla parte di reddito rimasta. In questo modo si attiverebbero di più alcuni tipi di consumi in quanto i cittadini potrebbero scaricarli e si creerebbe un patto virtuoso tra i cittadini e lo Stato in quanto sarebbero gli stessi cittadini a non essere più partecipi e corresponsabili nell’evasione dell’IVA che ha raggiunto ormai una cifra di 30 Miliardi di evasione all’anno.

Per rendere più controllabile l’importo ricavato dalla Patrimoniale, occorrerebbe destinarla a degli specifici Capitoli di spesa in modo che la sfiducia dei cittadini sul loro utilizzo venisse minimizzata, ed il loro utilizzo misurato a valle dei risultati prodotti. Propongo che l’importo della patrimoniale sia destinati all’edilizia popolare per le fasce indigenti e a dei mutui per le giovani coppie che in questo modo, gravati dai pesanti oneri d’affitto, possono provare a contribuire ad invertire i livelli negativi della natalità disponendo di un maggiore margine economico da destinare alla crescita della prole.

È indispensabile inoltre che venga ripristinata la gradualità dell’applicazione dell’IMU sulle abitazioni in quanto è anche immorale che un Governo abbia esonerato gli abbienti ed i milionari da questo contributo. È scandaloso che un Governo di centro sinistra si sia spinto oltre a quanto a fatto Berlusconi e non solo con l’IMU. Il ricavato da un corretto ripristino dell’imposizione dell’IMU dovrebbe essere messo in uno specifico capitolo di spesa del Bilancio comunale da destinare all’edilizia popolare.

Con questo principio di utilizzo finalizzato della Patrimoniale  e dell’IMU i cittadini interessati si sentirebbero  nobilitati da un gesto di solidarietà verso dei connazionali più bisognosi anziché rapinati da uno Stato sprecone.

Nel quadro economico il recupero dell’IMU e della Patrimoniale di solidarietà si qualificherebbero come degli investimenti pubblici che, reinseriti nel circuito dell’Economia, aumenterebbero il PIL riducendo cosi il rapporto Debito/Pil e inietterebbero nella sfera del settore dell’edilizia nuove risorse e nuovi posti di lavoro.

Un fraterno saluto a tutti da parte di Nicola Olanda

Nicola Olanda
Lettera aperta al Segretario del PSI

Carissimo Riccardo

Da alcuni anni mi collego quotidianamente con l’Avanti.

Per me, e sono sicuro per tutti coloro che si collegano con l’Avanti on line, è come avere ritrovato la grande Casa Socialista. Questa sensazione e questa passione politica che si rianima, l’avvertiamo anche perché molte Sezioni sono scomparse, e in quelle rimaste, il dibattito e l’azione politica trovano difficoltà a manifestarsi. Siamo in tanti a leggerlo e a commentarlo: se fossimo ai tempi dell’antica Grecia, l’Avanti attuale potremmo rappresentarlo come un’Agorà socialista. Dai dati che ci ha fornito la Redazione le visualizzazioni dell’Avanti sono state di un milione e mezzo e si valuta che il numero dei suoi lettori si sia triplicato. Apprendere questi dati positivi  dell’Informazione prodotta dall’Avanti on line, mi trasferisce quell’euforia che si prova quando si festeggia un lieto evento famigliare.

L’Avanti è diventata la Voce dei Socialisti e pertanto una vera Tribuna Politica Socialista.

Fra 3 mesi compirò 83 anni. In 47 anni di attività professionale in  di cui 12 all’estero per consentire ai miei figli di frequentare lodevolevolmente l’Università, mi sono affidato e fatto guidare, nell’ambito delle responsabilità aziendali che ho ricoperto, dalla Metodologia del Lavoro di Gruppo che è quella che manca non solo nel nostro Partito ma nella Sinistra in generale. Non mi sono dimenticato inoltre delle necessità e delle difficoltà che ho dovuto affrontare come giovane nei primi anni dell’attività professionale, per cui in seguito ho sempre lavorato e messo le mie conoscenze e il mio impegno al servizio della crescita dei giovani.

Forse per questo, malgrado la mia età, ho conservato uno spirito giovanile e rafforzato le idealità del Socialismo che mi hanno condotto e consentito nella vita a testimoniarle come socialista anche con difficoltà e rischi personali. Infatti come Capo Reparto ho condiviso gli scioperi con i miei operai e accettato di far parte del Consiglio di Fabbrica in rappresentanza dei tecnici di uno Stabilimento che ha raggiunto otre 3500 dipendenti.

All’estero mi sono impegnato per onorare il lavoro italiano e i suoi valori, e non ho esitato a prendere le difese dei miei ingegneri quando essi sono stati sottoposti alle vessazioni del potere militare e a sostenere nello sconforto i lavoratori quando rimanemmo isolati nel deserto a seguito dei bombardamenti americani.

A mie spese, e viaggiando anche di notte, ho voluto usufruire di un breve permesso per assentarmi dal deserto per votare in l’Italia, come testimonianza di un socialista di fronte  alla sfiducia diffusa della colonia italiana verso le istituzioni, e fare risaltare con questo gesto il valore del diritto di voto, frutto di una conquista a cui hanno contribuito con il martirio e l’esilio tanti socialisti.

Non ho mai rincorso ambizioni di cariche da ricoprire nel partito, e per sentirmi libero nelle mie convinzioni ho accettato anche di essere in minoranza, non  venendo però mai meno a riconoscere e a collaborare con chi la maggioranza l’ha conseguita democraticamente in occasione del Congresso di Venezia.

Un compagno di cui nutro grande stima e fiducia, mi ha detto che TU sei attualmente la figura più capace di cui disponiamo. Io ti apprezzo in particolare per la grande cultura di cui sei portatore e per i positivi esiti che hai conseguito come Presidente della Regione Toscana e suo Assessore al Bilancio e attualmente come Vice Ministro ai Trasporti e alle Infrastrutture dove, per una testimonianza di trasparenza, sei forse l’unica figura ministeriale che rende disponibile un registro dei tuoi incontri di servizio.

Spero pertanto, che comprenderai che la stima personale desidero separarla dalla valutazione politica dell’operato della tua Segreteria, dicendoti francamente che non mi sono sentito rappresentato in tutte le fiducie che come PSI hai dato nei 1000 giorni del passato Governo, come altrettanto mi sono rattristato nel sentirci qualificare come il PSI Renziano e quindi equivalente ad una delle sue tante correnti all’interno del PD.

Alla luce del sole sulle colonne dell’Avanti, ho espresso diverse riserve e rilievi critici sulla condivisione con cui hai appoggiato come PSI le scelte dell’ex presidente del Consiglio, ma contemporaneamente ho condannato e continuo a non giustificare quei dirigenti socialisti che hanno portato il PSI in Tribunale. Indipendentemente da qualsiasi ragione o problema collegato al Tesseramento, questo comportamento lo ritengo ingiustificabile e da condannare come pubblicamente ho fatto nei miei commenti sull’Avanti.

Mi fa piacere che anche tu in questi ultimi mesi hai reso più frequente la tua presenza sull’Avanti con degli editoriali, a cui con franchezza ho fatto seguire qualche mio commento. Gradiremmo anche qualche tua risposta ai nostri interrogativi, come rispetto di una dialettica a cui non si sottrae Mauro Del Bue.

E’ anzi grazie al dialogo che il Direttore dell’Avanti alimenta senza censure, che egli ha potuto raccogliere e trasferire alla Direzione la contrarietà o il disagio dei lettori su varie iniziative del Governo a cui il PSI ha dato il suo consenso anche con dei voti di fiducia. Purtroppo alcuni di questi messaggi portati nella Direzione del PSI sono stati ignorati come ad esempio quello sulla legge elettorale.

Ancora oggi ti domando come sia stato possibile consentire da parte dei deputati del PSI che l’ex Presidente del Consiglio epurasse Bersani ed altri suoi sostenitori dalla Commissione Affari Costituzionali perché contrario all’impostazione della Legge elettorale che, tra l’altro, avrebbe definitivamente tolto ogni possibilità di sopravvivenza ai socialisti. L’Avanti con il Direttore e i suoi lettori hanno dedicato un Editoriale “A difesa e sostegno degli epurati del PD”. Bersani ti è stato indicato dal PSE come il candidato da sostenere alla Segreteria del PD e nella partecipazione al voto con Italia Bene Comune.

Da Bersani ho sentito pronunciare che i valori del suo PD sono quelli che si ispirano ai principi di Libertà, Uguaglianza e Solidarietà e che la parola Socialista è la più antica e nobile della politica italiana.

Bersani lo considero un socialista e in quel frangente  avendogli dato anche il mio voto per rappresentarmi in Parlamento, mi sono sentito anch’io un socialista epurato.

Il nostro compagno socialista Epifani, nel suo periodo di reggenza come Segretario del PD ha detto che nel Socialismo sono le nostre radici. Mi sono identificato con lui, quando alcune giorni fa all’Assemblea del PD ha condannato lo snaturamento del Job Acts, che è stato concesso di non pagare l’IMU anche ai milionari, che sulla Scuola ci si è messi contro gl’insegnanti, le famiglie e gli studenti, che gli 80 euro non sono una riduzione di tassa ma un bonus elettorale di 10 miliardi all’anno che potevano essere utilizzati meglio verso altre priorità del disagio sociale, che i 15 miliardi assegnati alle imprese per le contribuzioni occorreva vincolarli alla creazione di effettivi nuovi posti di lavoro e non ad una regalia per trasformare dei posti esistenti da determinati a indeterminati per soli 3 anni, che la legge elettorale è stata approvata con la fiducia soltanto con la Legge Acerbo e con quella chiamata Truffa, che la disoccupazione e in particolare quella giovanile è a livelli insopportabili, che i livelli della povertà assoluta e quelli dell’indigenza generalizzata richiedono di affrontarli con un reddito di cittadinanza o d’inclusione, che sulle trivelle non si doveva invitare gl’italiani a disertare l’utilizzo di uno strumento democratico come il Referendum, che non si può non tenere conto che al Referendum Costituzionale il 60%  degli italiani non ha votato solo per difendere il principio di Sovranità che gli assegna la nostra Costituzione ma anche contro tutte le Aree del Disagio sociale. E come non valutare che in quel Referendum l’82% dei giovani si è espresso contro.

Anch’io, come in tanti nella Sinistra avevo accolto Renzi con favore e con l’auspicio che diventasse protagonista dell’avvio di un profondo rinnovamento e di positive e condivise riforme sociali e di struttura.

Questo processo che per avere successo esigeva un approccio unitario tra tutte le forze sociali del Paese, l’ex Presidente del Consiglio l’ha percorso in solitaria con un’azione di continua divisione prima nel suo PD e nella Sinistra e poi anche con le forze sociali. Pur disponendo di un quasi assoluto schieramento dei Media a suo favore che hanno finito per essere invasi in maniera asfissiante dalla sua presenza, ha dilapidato in 1000 giorni il Patrimonio di larghissima fiducia che a nessuno nella storia del nostro Paese era stato concesso.

Pur disponendo di fattori economici favorevoli come il basso costo del petrolio, la svalutazione dell’Euro, i bassissimi tassi d’interesse e il sostegno ai titoli di stato con le iniezioni di liquidità della Banca centrale europea, l’aumento della nostra crescita economica è stata sempre dello zero virgola e della metà della media dei Paesi europei figurando addirittura anche dietro alla Grecia.

È stato calcolato che in 1000 giorni di Governo il debito pubblico è aumentato di 120 Miliardi (5 milioni all’ora) senza che questa enorme cifra si sia tradotta in beni di carattere strutturale.

Non certo esaltante per un giovane ex Presidente che doveva tutelare i suoi coetanei e le future generazioni dal gravame di ulteriore debito pubblico.

Carissimo Riccardo. Di questo Governo di 1000 giorni ha fatto parte anche il PSI e purtroppo non ho riscontrato una corretta valutazione né un’autocritica nella tua Mozione congressuale.

Non io ma l’ex Direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli, che ha votato SI al Referendum, afferma che se Renzi affermava di volere essere un Leader moderno, doveva fare come Cameron che oltre al Governo ha lasciato la guida del Partito conservatore inglese dopo la sconfitta nella Brexit lasciando ad altri il compito di proseguire a guidarlo. Rispetto a passate dichiarazioni, in cui dichiarava anche di ritirarsi dalla politica, agendo con coerenza con quanto affermato, Egli avrebbe acquistato affidabilità confermando, come dice, di non essere legato alla poltrona. Essendo giovane, Mieli gli consigliava di saltare un giro, di riflettere sui suoi errori e, una volta fortificato dall’esperienza e dalla competenza che maturerà, si poteva ripresentare rigenerato sotto una nuova veste di credibilità e di spirito unitario, come nella tradizione, una Comunità qual è la Sinistra. E’ opportuno che Egli non ripeta l’errore di continuare a credere e rimanere prigioniero nella sua propaganda e di rincorrere ora vendette, ritorsioni e altre velenose divisioni.

Renzi ha senza dubbio della stoffa: non la faccia logorare e non si metta in condizione di farsi rottamare per incompatibilità con la storia della Sinistra. Ci sono diverse personalità nella Sinistra che in questo momento particolare hanno le qualità e la capacità di svolgere un ruolo di riappacificazione e di unità. Lasci a loro con umiltà questo compito. E’ la sua capitalizzazione per il futuro che io gli auguro di realizzare convertendosi alla tradizione e ai valori della Sinistra. Non si può continuare a tradire o contraddire Principi costituzionali, Statuti di Partito e Culture politiche.

La Sinistra continua ad essere perdente nel suo declino, in quanto essendosi allontanata dal suo ruolo storico di farsi carico delle soluzioni per affrontare le varie forme del disagio sociale, ha consentito che di questo compito se ne siano appropriati i vari Movimenti cosiddetti populisti.

Nel consenso ai 5 Stelle e alla Lega c’è anche la rabbia di un elettorato di Sinistra che non si sente più rappresentato nelle realizzazioni governative della maggioranza del PD, che, trasgredendo al programma di Italia Bene Comune, in alcuni ambiti è pervenuto addirittura a superare nella realizzazione obiettivi propugnati in passato dal centro destra di Berlusconi e CONTRO i quali ci eravamo schierati come centro sinistra.

Quando viene a mancare una cultura politica di riferimento non si comprende più come debba essere rappresentato il male o il bene per la Società. La definizione di cultura della Sinistra rimane sempre quella espressa nella sua semplicità da Norberto Bobbio: compito della Sinistra è quello di farsi carico dei più deboli e d’impegnarsi a ridurre le diseguaglianze sociali. Dopo che il Comunismo è stato condannato dalla Storia, a rappresentare la Cultura di Sinistra è rimasto il Socialismo che nella nostra elaborazione degli anni 80, accanto alla definizione di Sinistra di Bobbio, gli abbiamo affiancato quella liberale di Martelli dell’impegno dei socialisti per l’affermazione dei Meriti e dei Bisogni.

Dai comportamenti delle forze politiche, è opinione diffusa che la nuova legge elettorale sarà di tipo proporzionale. Archiviato il sistema maggioritario perseguito da Veltroni, il centro Sinistra, per sperare di raggiungere il 40% ed essere competitivo con i 5 Stelle e il centro destra, dovrà abbandonare l’attuale orientamento della Lista con i 100 candidati bloccati e approdare ad una Coalizione.

La Coalizione avrà bisogno di un candidato Premier che dovrà avere le caratteristiche di un vero Federatore  con caratteristiche riconosciute di saper unire le forze della Sinistra anziché dividerle.

Com’è possibile accettare che questo candidato sia Renzi, quando non è stato in grado di tenere unito il PD conducendolo amche alla scissione??

Abbiamo compreso che rapporti di amicizia e di toscanità ti legano a Renzi, ma se tu decidi di accettare la carica di Segretario che i compagni della Mozione congressuale ti hanno offerto, spero comprenderai che porrai in difficoltà non solo molti socialisti ma anche le altre formazioni della Sinistra nel supportare la candidatura a Premier di Renzi.

Io te lo dico ancora francamente: non penso che resterei isolato a NON sentirmi rappresentato come socialista con questa scelta.

Sull’Avanti mi ero appellato a te, al Direttore e nella locandina della convocazione del Consiglio nazionale di EVITARE il Congresso a Marzo optando invece tra fine Aprile e metà maggio.

Questa dilatazione dei tempi congressuali la ritenevo indispensabile, oltre che per le nostre necessità interne relative alla progettualità delle Mozioni e al recupero della Diaspora, anche per poter trasferire nel Congresso i frutti che riusciremo a cogliere dagli appuntamenti della Marianna e Bertinoro e da altri eventi tesi alla costruzione di un Area rosso verde, a prendere cognizione dei meccanismi della nuova Legge elettorale per potere valutare le reciprocità dei contenuti nelle alleanze con le altre forze politiche, tra cui comprendere anche lo spazio da dedicare al cantiere aperto da Pisapia come evidenziato dalla compagna Pia Locatelli sull’Avanti. Questa dilatazione dei tempi avrebbe consentito la più ampia partecipazione al dibattito nelle Sezioni, Federazioni Provinciali e Federazioni Regionali e come antidoto a prevenire eventuali strumentalizzazioni e cavilli statutari per dimostrare la piena e convinta apertura e disponibilità al confronto democratico interno ed esterno al PSI.

Purtroppo  NON SI FARA’ COSI’ e il Congresso si svolgerà ancora su di un’UNICA MOZIONE come per quello di Salerno. Per quest’ultimo le motivazioni erano plausibili per l’Aventino scelto da una parte di compagni, ma  NON per questo Congresso, sia per i tempi assegnati alla presentazione delle Mozioni sia per i tempi assegnati al suo svolgimento, che annullano anche lo svolgimento preliminare di quelli Regionali.

Non ritengo quindi che si sia seguita la via che nella tradizione socialista ha sempre caratterizzato il confronto democratico. I regolamenti necessitano di essere adeguati alle possibilità di garantire il confronto fra posizioni diverse. Per consentirlo, con i tempi necessari, sarebbe stato anche possibile orientare fraternamente alcune delle oltre 300 firme di adesione alla tua candidatura verso un’altra Mozione di confronto democratico.

Nella Prima Repubblica, Congressi di questo tipo venivano definiti “Bulgari” che, per chi come noi li ha combattuti anche ideologicamente, non è un onorevole apprezzamento.

Non volevo e non voglio avere la presunzione di dettare i tempi dei nostri lavori, ma immaginiamo di essere invitati a partecipare ad una partita anche amichevole di calcio e, quando ci sediamo per assistervi, ci accorgiamo che a giocare la partita c’è solo una squadra in campo. Immaginiamo ancora che al termine di una partita di calcio finita in parità, il risultato debba decidersi ai calci di rigore e una delle due squadre li debba battere contro una porta vuota. Come pensiamo che si dovrebbero comportare gli spettatori???

E come dovrebbe reagire un iscritto al PSI ?? possiamo continuare a bere oltre agli amari calici che ci vengono somministrati dall’esterno anche quelli confezionati con le nostre mani??

Rispetto a come siamo stati trattati in passato dai Tribunali, questa volta, di fronte alle nostre divergenze sul Tesseramento abbiamo avuto la fortuna di avere un Giudice che saggiamente ci ha suggerito di ricomporle con un Congresso Straordinario invece di continuare a consumare la nostra diaspora per  via giudiziaria.

Forse questo Giudice avrà nutrito nella sua famiglia delle simpatie per i valori del Socialismo: senz’altro sarà stato motivato dal rispetto per la nostra Storia. Con la sua sentenza ci invitava implicitamente a ricomporre i nostri dissidi nello spirito di chi al di sopra di ogni personalismo desideri affermare il bene della sua Comunità politica.

Nel nostro caso, anche alla luce di tutto ciò, le date relative alla durata Congresso non erano formalità burocratiche ma sostanza politica, e dai tempi che sono stati stabiliti ne deduco che non c’è stata la volontà politica di formulare un Regolamento congressuale che consentisse di attuare dei tempi sufficienti a decantare prima i rancori, e successivamente la nostra ricomposizione per accrescere il nostro potenziale di credibilità anche nel confronto esterno.

Ricollegamdomi all’ambizioso titolo del tuo editoriale “Parlare agli italiani”,  domandiamoci come possiamo farlo se siamo ignorati dai Media salvo comparirvi per i fatti legati al Giuda Escariote partenopeo o ai fatti che hanno trascinato il PSI in tribunale. Mi spiace aver dovuto insistere ancora sul rilievo delle modalità di questo Congresso, in quanto con quelle fissate, che annullano anche i Regionali prima del Congresso, avremo difficoltà oltre che a dialogare fra di Noi Socialisti anche a parlare agli italiani.

Da parte mia l’11 marzo mi incontrerò con le compagne e i compagni della mia Federazione provinciale e assieme alla condivisione del Pane dell’eucarestia socialista, continueremo a discutere dei vari problemi del Disagio sociale e di quale iniziative potremo promuovere sul Territorio con le nostra modeste possibilità.

Abbiamo scelto come ospiti d’onore una giovane e un giovane socialista quale simbolo di quel rinnovamento che auspichiamo e come vicinanza ad una generazione a cui è stato precluso il presente e per la quale ci dobbiamo battere affinché non venga compromesso anche il Futuro.

Desidererei soffermarmi su un punto cruciale posto nell’UNICA mozione di questo Congresso straordinario, perché ritengo che sulla sua interpretazione e sviluppo si dovrà concretizzare la fisionomia della nostra funzione e futura  esistenza politica.

Siamo un Partito o una Fondazione??

Ho delle risposte da avanzare, ma non fa parte della mia formazione trattare superficialmente e frettolosamente un tema così vitale per il Socialismo italiano.

M’impegno a farlo prossimamente sull’Avanti che è l’unica Voce che ancora consente di parlare a noi Socialisti. Colgo anche l’occasione per un fraterno saluto a tutti i compagni che si collegano con l’Avanti.

È Nicola,

che vergin di servo encomio e di codardo oltraggio, vuole sentirti vicino con un forte abbraccio.

Nicola Olanda

Maria Rosaria Cuocolo
In risposta a Ricciuto, sulla situazione napoletana

Caro Direttore, ultimamente la nostra gloriosa testata sta ospitando gli interventi di alcuni compagni che tendono a giustificare una scelta dissennata che ha portato la Federazione Napoletana a ritrovarsi priva di direzione politica alla vigilia dell’appuntamento elettorale delle passate amministrative per il rinnovo del Consiglio comunale di Napoli.
Le posizioni in campo sono già note e non mi interessa qui alimentare una polemica sterile che troverà la sua naturale composizione nell’ambito del prossimo Congresso nazionale.
Ciò che mi preme riconfermare è la verità dei fatti per come si sono svolti:
1) dopo approfonditi e ripetuti incontri degli organismi direttivi del Partito napoletano, nonostante le riserve espresse da pochissimi compagni, si decise di aderire alla Coalizione di Centro sinistra partecipando alle primarie di coalizione, che vedevano in campo, per il PD, l’ex sindaco Bassolino e la deputata Valente ed alle quali partecipammo con una nostra autonoma candidatura (le primarie si svolsero nel 2016 ben cinque anni dopo i fatti ricordati dal compagno Ricciuto ed ai quali non mi pare egli facesse riferimento quando sosteneva entusiasticamente la necessità di parteciparvi).
2) Dalle primarie, nonostante tutti i sondaggi favorevoli a Bassolino (che, forse, anche qualcuno fra i nostri dava per scontati), uscì vincente la candidatura della Valente. In seguito a tale risultato, il Partito napoletano ritenne a maggioranza che questo fatto giustificasse il defilarsi dalla Coalizione e l’appoggiare la candidatura del Sindaco uscente De Magistris, verso il quale ci avevano caratterizzato cinque anni di durissima opposizione politica.
3) Alla vigilia della formazione dele liste, l’ultima riunione di Direttivo provinciale, a cui presenziò anche il compagno Schietroma quale Coordinatore della Segreteria nazionale, il Segretario provinciale dichiarò l’impossibilità per il Partito di presentare liste autonome del PSI ne’ a sostegno della Valente ne’ a sostegno di De Magistris, formalizzando, al contempo, le proprie irrevocabili dimissioni dalla carica. Per convinta solidarietà, l’intera Segreteria provinciale, compreso il Presidente del Direttivo provinciale, compagno Ricciuto, si dimisero a loro volta, lasciando il Partito privo di guida politica alla vigilia di un appuntamento fondamentale per la Città di Napoli, quale la competizione elettorale comunale.
4) In seguito a questo “vulnus”, la Segreteria nazionale dovette intervenire nominando un Commissario pro tempore per affrontare le incombenze elettorali, cosa che venne fatta predisponendo, in soli quaranta giorni, liste autonome del Partito sia per il Consiglio comunale che per le Municipalità (per quanto riguarda queste ultime, non furono presentate per scelta politica e non, certo, per incapacità organizzativa). È evidente che liste in tal modo formate non potessero, certo, raggiungere risultati eclatanti, pur tuttavia il Partito, grazie anche all’entusiasmo profuso dai suoi candidati (nonostante l’impegno a contrario di numerosi “dirigenti” della vecchia Segreteria, che ritennero, nella migliore delle ipotesi, di defilarsi dalla competizione e, nella peggiore, di candidarsi direttamente in liste alternative a quelle di Partito), ottenne uno 0,44%, a fronte dello 0,83% raggiunto alle precedenti comunali con una lista civica che ci vedeva uniti ai Verdi e con la presenza del nostro segretario provinciale dell’epoca.
In conclusione, non si è trattato di alcun colpo di mano ne’ di alcuna imposizione dei vertici nazionali contro quelli locali, come da lungo tempo si va cianciando, ma la semplice manifestazione di incapacità di un sedicente “Gruppo dirigente” che ha dimostrato di essere irresponsabile e, in alcuni casi, di essere incapace di anteporre il bene della comunità socialista alle proprie aspirazioni personali.
Mi dispiace che il compagno Ricciuto rifiuti di leggere la Mozione di Nencini, in essa ritroverebbe, ne sono sicura, spunti di riflessione importanti per ribadire l’appartenenza del Partito ad un’area laica e riformista, che si contrappone ai populismi ed alla demagogia dilaganti in questo difficile frangente politico.
Ci vediamo al Congresso.

Maria Rosaria Cuocolo

Carmine Serena
Il Ruggito del Coniglio

Caro Zampella, tu hai condiviso l’ordine sparso, pensando di poter trovare una autostrada che ti portasse in Consiglio Comunale di Napoli. Ma con quali voti di preferenza!!! Intorno a te il vuoto!!
Rappresenti solo te stesso in maniera molto confusa. Grazie al sostegno di pochi compagni che ti hanno seguito in questa follia elettorale, hai raccolto le bricciole che ti hanno soltanto incattivito verso quei compagni che ” Consapevoli ” hanno voluto candidarsi nel Partito. Io sicuramente sono uno dei due Strateghi, come da te definito, ma con una storia politica vera leale e concreta, eletto nelle istituzioni con voti personali.
Tu volevi vincere per poi entrare dalla porta di servizio. Ti è andata male, rassegnati, chi semina vento raccoglie tempesta, puoi sempre fare il compagno di base, solo quando vivrai il territorio e le persone in pieno, potrai capire cosa significa essere un politico.

Concludo, affermando che non hai il minimo rispetto nell’esternare. Parlo anche a nome dei quaranta candidati che di sicuro non erano automi, ma persone che sapevano cosa facevano e infatti oggi sono ancora in prima linea disposti ad intraprendere ogni iniziativa per il bene del partito.
Io credo che dovresti riflettere prima di pensare e informati prima di additare.

Carmine Serena

Corrado Oppedisano
Socialisti e riformisti
alla ricerca del “Graal”

Mentre la perdita di consensi a sinistra in Italia e in Europa, nel mondo, non stupisce più nessuno, i Socialisti dimenticano l’Internazionale Socialista, strumento politico che esiste dalla loro genesi.

Sono molti anni che il volo in picchiata dei riformisti in Europa si va affermando. E non scalda più il cuore di nessuno. In un clima di lotta politica tra improperi insulti e incapacità di governo sembrano essere necessarie poche regole cognitive e buona scorta di “rabbia popolare” e via “tutti contro tutti“.

Guardiamo al guscio che l’Europa sta costruendo all’interno del quale, protezione ed esclusione sociale imperano, in una ritrovata intolleranza per il diverso, in omaggio al trattato di Voltaire. Fatico a capire dove stia l’utilità del disprezzo verso la politica, se si combina solo ad una manifesta incapacità di governare gli interessi primari del popolo. Un qualcosa che si propaga solo nel quotidiano, facendo si emergere scandali e malaffare ma contemporaneamente si neutralizza il futuro, come se ci dovessimo fermare e non combattere le cause.

Non esiste in democrazia l’alternativa alla politica, se ci fosse stata,  avrebbe già risolto qualche questione economica o sociale. Ma ciò che resta  sono urla su ciò che non va.

Non è l’Italia il lume della questione ma l’intera Europa. Dove proprio i mercati, i capitali e le genti necessitano di muoversi, l’anti sistema propone chiusure e sigilli “ filo spinato” e monete antiche e frontiere. Poi capiremo cosa c’entrano le porte chiuse dei paesi, mentre la necessità mondiale di mobilità non solo umana, ma intellettuale scientifica e di ricerca sono il centro intellettuale del pianeta, perciò è bene che si muovano.

Per non citare la redistribuzione delle risorse oggettive per far fronte alla grande crisi dell’Euro. Una bilancia di economie che si consuma tra oriente e occidente e che passa diritta dall’Europa, senza fermarsi. Ma che fine ha fatto il Welfare State. Nell’epoca dei “partiti anti tutto”, assieme al disagio crescente dell’elettorato e la sua distanza dalla politica, comune denominatore di questa lunga mutazione geopolitica che non è nuova, emerge un vecchio qualunquismo, facile da usare, difficile da applicare alle soluzioni perchè non le ha. Qualunquismo 4.0, affermatosi nel 1944 in Italia. L’Uomo qualunque era un settimanale con la U maiuscola e un torchio che schiacciava un piccolo uomo: simbolo della classe politica che opprimeva la borghesia. Al grido di “Abbasso tutti”.  In fondo alla pagina l’editoriale autobiografico intitolato “Io“; poco diversa da quello che si rincorre oggi: racconti sul niente.

Mentre il terzo millennio ci riserva la più grande crisi politica della storia, quella delle aree più riformiste Europee che non sono in grado di interpretare la consequenzialità di un mutato sistema mondiale socio – economico.

L’assenza di una politica Internazionale con le sue differenze dovrebbe essere il corpus della discussione dell’Internazionale Socialista che, in allora aveva ben guardato ai fenomeni mondiali dalla sua costituente. Era l’unione mondiale dei partiti d’ispirazione socialdemocratica e laburista, nata nel 51 a Francoforte. Considerata l’erede della Seconda Internazionale formata nel 1889 a Parigi, sciolta all’inizio della prima guerra mondiale. Oggi l’Internazionale Socialista è un’organizzazione che comprende oltre 150 partiti e il Consiglio si riunisce due volte l’anno con Uffici a Londra. Troppo poco due volte all’anno, in un sistema mondiale di comunicazione ad horas.

Mi viene da dire troppo poco, se si pensa alla mutazione geopolitica mondiale, al medio oriente al mediterraneo, ai conflitti in atto, alla Siria, al terrorismo dilagante. Troppo pesante troppo lento il sistema dell’Internazionale Socialista, se si riflette sui 63 milioni di persone in mobilità; sugli 11 milioni di richiedenti asilo, sui 10 milioni di apolidi. No faccio cenno ai 10.000 morti nel Mediterraneo da tre anni ad oggi.

Troppo poco, cari compagni Socialisti, troppo poco. E’ la stessa situazione che si è instaurata in Europa dalla Spagna alla Germania, dalla Francia alla Gran Bretagna e non basta a far riaffermare l’esigenza di un brainstorming mondiale dei riformisti, perchè mentre se ne parla, il tempo interviene e preme proprio sulle disuguaglianze del tempo. Socialisti impotenti in un sistema di disagio delle società troppo grande dove su di esso si innestano disprezzi di ogni genere, dalle armi, all’intolleranza alle speculazioni di ogni genere.

L’elezione di Donald Trump è la ciliegia sulla torta che, dopo la Brexit, ci ha messo in frigo un candidato dai toni poco piacevoli, che vince in barba ad un Partito Democratico Americano asfittico e rigido su ogni strategia. Ricorre quindi l’esigenza di dover parlare alla pancia delle persone ed è talmente “semplice” che non serve più programmare, progettare un futuro per tutti, tra pace e distensione. “Ognuno resta solo sul cuor della terra” scriveva Quasimodo.

Il disagio sociale è troppo grande e destinato a crescere, se non si ritrova “il Graal”, il valore centrale della fede Socialista e riformista, la mèta dei socialisti “per tutti gli uomini e donne che lavorano e soffrono”. Un diverso Stato sociale, che può con i giusti correttivi, generare una prospettiva di lungo periodo, una alternativa ad uno sterile populismo radicale. Pericoloso poichè che non vuole correzioni ma distruggere le basi delle relazioni e non solo contro i mercati – che hanno costruito una gran parte dello sviluppo mondiale trasformando democraticamente le società – ma tra persone. La totale chiusura di ogni modello di cooperazione Internazionale e locale.

I riformisti nel mondo e in Europa in particolare, devono recuperare sul “nuovo decadentismo”, riprendendo i valori di partenza – “recuperare il Graal” – la discendenza – in un’azione internazionale, sul calco dei principi costitutivi dei Socialismo Internazionale.

Se volessimo ricercare una motivazione a cotanto scollamento politico – spiegazione non unica certamente – sulla prima tendenza potrebbe essere sufficiente riflettere sugli andamenti della distribuzione del reddito in tutti i paesi occidentali, proprio dove, negli ultimi anni, sono aumentate le distanze tra poveri e ricchi insieme all’insicurezza sul lavoro e sul futuro, svanita all’orizzonte.

Un’assenza di stabilità (di libertà) che incide sulla natalità in Europea, mentre un debole e precario lavoro va a braccetto con un’insicurezza sociale alle stelle.  Di contorno una politica internazionale silente, mentre il sud chiede aiuto su guerre carestie clima desertificazione, land grabbing. mancanza di risorse e pace.

Una tendenza internazionale che si allontana da un’idea di futuro prospero che dovrebbe stare alla base del consenso di intere generazioni: il corpus centrale della politica della sinistra, dei partiti Socialisti in Europa e nel mondo. Falcidiare lo stato sociale e l’idea di una nuova politica del reddito ha già visto la sinistra al potere in lunghi periodi. Ricordo Tony Blair e  Hollande in Francia, vittime forse di una contingenza internazionale, difficilmente traducibile alle nuove generazioni, senza progetto. Debacle impressa nelle memorie dei riformatori che oggi rinunciano alla politica.   La reazione dov’é ? Se non ora quando?

Riallineare la distribuzione dei redditi, deve essere l’obiettivo dei Socialisti in Europa e nel mondo. Con un occhio verso la globalizzazione che ha migliorato la vita di almeno un terzo della popolazione mondiale, e con l’altro non dimenticarsi del resto del mondo. Nel paradosso liberista basato sulla mobilità totale del capitale di fronte a politiche del lavoro che restano immobili. E’ estremamente difficile mettere in atto l’obiettivo fondamentale su cui si fondavano i partiti Socialisti o riformisti durante tutto il secolo scorso: la riduzione drastica delle disuguaglianze, delle povertà, attraverso il welfare State, su sanità, istruzione, lavoro e previdenza, raggiungendo equilibri di giustizia sociale accettabili per investire su ricerca innovazione e sviluppo internazionale.

Ciò per superare la contesa miope odierna di chi sostiene la necessità di maggiori imposte e maggiori servizi sociali e coloro che sostengono la tesi opposta, cioè meno tasse e meno servizi sociali. Chiunque afferma di voler aumentare le tasse, anche limitatamente alle categorie più benestanti proponendo il miglioramento e la difesa della  del welfare perde voti.

L’aumento delle disuguaglianze e dei diritti nel mondo sembra essere un processo irrisolvibile. Un temporale terribile che deve arrivare, senza prevenzione. Analisti politici e ricercatori di ogni genere si stanno impegnando, ponendo le disuguaglianze al centro dello studio e dell’approfondimento accademico. In attesa di nuove la politica non si riesce a trovare la via d’uscita, quella politica, appunto.

Aumentare i Ticket, ridurre i servizi sanitari gratuiti, limitare i servizi scolastici ( che storicamente provocarono negli anni sessanta violente reazioni), vengono oggi accettati come un fatto senza soluzione, da tutti.

Questa incapacità a migliorare la giustizia sociale colpisce nel cuore gli obiettivi fondamentali del riformismo democratico e ne indebolisce le forze. E alla incapacità istituzionale dei partiti si accompagna un sistema privo di ogni spesssore politico, con sindacati e parti sociali deboli. La polis in genere.

Questa situazione va avanti da tanti anni e non finisce qui. Bisognerebbe chiedersi  dove si nasconde “il big bang” : il grande scoppio. La politica riformista  alla deriva – che perde oggi- deve ripartire dalle sue radici, quelle del riformismo Europeo e non dalla bieca emulazione della destra, strada fortemente  sconsigliata. Si perde due volte e non c’è ritorno.

I riformisti in Europa e nel Mondo dovranno lavorare insieme, per connettersi ai grandi processi di ricerca e di evoluzione della società, nelle scienze, nelle tecnologie, nell’informazione per i diritti umani.

Per i socialisti la missione è quella di ritrovare “il Santo Graal” del riformismo internazionale per affidarlo, non al recupero dei “voti perduti” ma ad un nuovo orientamento mondiale politico, economico, a frutto della intera umanità per la sua pace.  Questo è l’inizio della sfida.

Corrado Oppedisano

Marco Andreini
Dal Novecento al Socialismo del Futuro

Ci siamo domandati in tanti nel partito se abbiamo fatto bene a rifare un congresso dopo appena un anno da quello che si è tenuto a Salerno.
Personalmente credo che abbiamo fatto la cosa giusta, indipendentemente dalla famosa causa pendente, perché molti avvenimenti sono avvenuti all’esterno e un dibattito franco e aperto non potrà che farci bene.
L’esito del referendum, soprattutto la grande partecipazione al voto ha messo in luce che c’è un Italia che vuole contare e che la narrazione Renziana da sola non basta più a rappresentarla.
Il 4 di Dicembre abbiamo anzi sentito il grido di dolore di un paese in difficoltà, nel quale sta aumentando la povertà, e che a causa del suo storico debito fa più fatica di altri ad uscire dalla crisi.
Ed è questa difficile situazione a cui i partiti, tutti, non hanno saputo e non sanno dare risposte che ha dato linfa vitale al populismo demagogico, da noi come in America e in Europa.
L’avvento di questi pericolosi nazionalismi protezionistici è il risultato della definitiva sconfitta di un disegno mondiale che vedeva gli Usa come unica Potenza mondiale e la globalizzazione portata avanti dal capitalismo selvaggio delle Finanziarie e da multinazionali senza scrupoli, come filosofia planetaria dominante anche a Sinistra.
La crescita esponenziale dell’economia Cinese ,la ritrovata capacità Russa nella gestione delle crisi, unita ad errori della politica estera americana impongono all’Europa un decisivo salto di qualità verso un Europa dei popoli capace di avere oltre che una moneta unica, un’unica difesa. Il Socialismo nel mondo e nel nostro paese deve porsi come baluardo contro il pericolo dei nazionalismi e deve avere la capacità di parlare alle fasce più povere del pianeta come del paese.
E in Italia questo vuole dire mettere in campo un progetto politico simile a quello che permise nel 1993 al paese di entrare in Europa. Dobbiamo creare le condizioni per un grande patto sociale fra tutte le realtà produttive i Sindacati e il Governo,che ponga al centro le grandi questioni irrisolte del paese;

1. Una legge straordinaria sulla disoccupazione giovanile e una revisione sostanziale della legge 30 del 2003 che crei un vero sistema di ammortizzatori sociali

2. Una politica Industriale che decida quali siano i settori strategici del paese nei quali si deve investire

3. Una politica che affronti il nodo dello sviluppo nel Meridione.

Queste dovranno essere le tematiche che dovranno vederci a discutere a congresso e su queste basi credo sia utile preparare un documento integrativo all’unica mozione presentata dal segretario uscente Riccardo Nencini che ho sottoscritto come tanti e, intitolata “Oltre il Novecento”.
Un documento che affronti anche la prospettiva futura del Partito proponendo di lavorare per un progetto politico che veda insieme i valori del socialismo riformista con le esperienze del civismo metropolitano di Zedda ,Pisapia e D’oria e il mondo dell’ambientalismo non integralista.

Marco Andreini

Bruno Degasperi
Enrico Rossi e noi: quale socialismo?

Mentre il nostro Partito si avvicina al Congresso Nazionale, ho appreso della notizia del tesseramento avviato dall’associazione “Democratici socialisti” promossa dal Governatore della Toscana Enrico Rossi. Questi da qualche tempo fa professione di socialismo (“Io credo che l’identità del PD non possa essere che quella del socialismo”, ha dichiarato) e sconcerta constatare come riesca ad infilare nel suo libro, “Rivoluzione socialista”, Gramsci e Berlinguer, le immancabili “socialdemocrazie europee”, Kennedy e Bernie Sanders… ma più di 120 anni di socialismo italiano non sembrano trovare posto nella suddetta “rivoluzione”.

Non si può nascondere che la sollecitazione di Enrico Rossi non serva anche a noi, nel senso che ormai appare chiaro come non sia sufficiente dirsi “socialisti” per definire univocamente un’identità politica e una storia, tantomeno un’appartenenza partitica. Se perfino Enrico Rossi, autodichiaratosi comunista berlingueriano, può dirsi oggi socialista, vuol dire che davvero abbiamo bisogno noi, oggi, di pensare il socialismo del futuro, la sua declinazione moderna e credibile in una società che ha impulsi disgreganti ed individualisti sempre più marcati, contrassegnata da una povertà economica, morale ed intellettuale la cui unica risposta non può essere il “Vaffa Day” di un pasciuto comico ligure.

Scriviamo noi la pagine del socialismo futuro, prima che siano altri a provare a scriverle al posto nostro.

Bruno Degasperi

Vicesegretario PSI Trentino

Alessandro Zampella
Dalle Comunali a Listopoli

A fotografare lo stato del Partito Democratico napoletano è bastato uno dei soliti commenti al vetriolo di Antonio Bassolino: “Il PD a Napoli è in sala rianimazione”. È una frase semplice, secca, breve, ma che racchiude in sé l’essenza di anni di fallimenti e torbide vicende. L’ultima, in ordine di tempo, è storia nota alle cronache nazionali: nove candidati della lista civica “Napoli Vale”, lista costruita per sostenere Valeria Valente nella corsa al Comune di Napoli, sono stati infilati nella competizione elettorale a loro totale insaputa. La ricerca dei responsabili di questa squallida faccenda è ancora in corso: al momento l’unico indagato è il consigliere comunale Madonna, autenticatore delle firme false degli ignari candidati, ma sotto l’occhio del ciclone sono in tanti, a cominciare dai presentatori della lista. La procura ha richiesto anche l’elenco dei finanziatori della campagna elettorale della Valente e ha annunciato che l’inchiesta verrà estesa ai candidati di tutte le altre liste che hanno sostenuto la deputata napoletana, fatta eccezione per la lista del PD, le cui firme sono state autenticate da un notaio.
Le responsabilità politiche sono evidenti e ricadono sulla candidata sindaco e sul partito principale della coalizione di centrosinistra. Sono le ennesime responsabilità conclamate per un partito che a Napoli ormai è evitato come la peste, persino dai suoi iscritti: ne è una dimostrazione l’ultima assemblea metropolitana, cui hanno partecipato 58 delegati su 400, e che nei fatti è un organismo del tutto privo di senso politico. Dal 2009 a oggi, numeri alla mano, il PD ha perso tutte le elezioni locali affrontate, fatta eccezione per le Regionali 2015, vinte per un soffio grazie all’alleanza dell’ultimo secondo tra De Luca e De Mita, che fino al giorno prima della presentazione delle liste sosteneva il centrodestra caldoriano. Nel capoluogo le ultime elezioni comunali, sia nel 2011 sia nel 2016, sono state precedute da primarie torbide, terminate in entrambi i casi con scandali e polemiche. Il partito, in città, è percepito come luogo di malaffare. Una sciocchezza, considerata l’enorme quantità di brave persone che lo abitano e lo vivono, ma quanto incidono sull’opinione pubblica vicende come Listopoli o come le fritture di pesce del governatore? E restano in ogni caso la non-politica, la totale assenza di opposizione all’amministrazione, le sconfitte, il fuoco interno incrociato e la sensazione che i democrat abbiano imboccato un tunnel senza alcuna via d’uscita. Al punto tale che lo stesso De Luca sembra avviato a un lento distacco e a concentrare tutte le sue energie sul movimento personale Campania Libera. Il PD insomma, a Napoli, si avverte solo per gli scandali, le polemiche e le inchieste giudiziarie.
E i socialisti? Il PSI è più che mai assente dal dibattito politico cittadino, e a quest’assenza sicuramente hanno contribuito e contribuiscono le scelte politiche degli ultimi nove mesi. Lo scorso anno tentammo, pur consci dell’improba impresa, di partecipare alle primarie del centrosinistra con una candidatura esterna all’agone politico, che rompesse gli schemi e modificasse un quadro ormai già dipinto. Col senno di poi si è rivelato di certo un errore, ma all’epoca operammo questa scelta, mostrando anche una buona dose di coraggio, per due motivi: primo, per dare un segnale della nostra presenza all’opinione pubblica, dato che, come sa chi si interessa della gestione del partito a tutti i livelli, non è affatto facile farvi breccia; secondo, per evitare che la competizione si risolvesse in un affare interno al PD. Le altre formazioni politiche del tavolo del centrosinistra infatti non davano segnali in questo senso: o partecipavano già proiettate altrove o non ritenevano di avere la forza di presentare candidature oppure si limitavano ad avallare tutte le scelte del partito di maggioranza relativa. A una settimana dal voto poi subimmo, a opera dei “democratici”, una scorrettezza sul piano umano e politico. Decidemmo di andare fino in fondo per rispetto al nostro candidato, ai cittadini e a tutti quelli che avevano lavorato alla campagna elettorale. Ma questa vicenda, unitamente allo strascico di scandali e polemiche che coinvolse la vittoria della Valente, ci schiarì le idee. Abbandonai la commissione delle primarie, cui partecipavo in rappresentanza del partito, di cui allora ero Vicesegretario Provinciale, e in segreteria, collegialmente, decidemmo di sottoporre agli iscritti del PSI un’alternativa: sostenere alle elezioni l’amministrazione di sinistra uscente, guidata da Luigi de Magistris. Per qualcuno, ancora oggi, si trattava di un’operazione squisitamente tattica, motivata dall’esigenza di eleggere consiglieri comunali, a seguito di una coalizione data già allora per vincente. Per me, che guardavo all’area arancione da tempo, era ben altro: scorgevo in quella sinistra fluida, torrentizia, varia, in formazione, multicolore, un’alternativa seria al centrosinistra cui eravamo ormai assuefatti da anni, prigioniero delle logiche di governo e delle alleanze con alfaniani e verdiniani. Pensavo, e penso tuttora, che i socialisti avrebbero potuto contaminare positivamente questa sinistra magmatica e alternativa, infondendo in essa la necessaria cultura politica riformista.
Il resto è storia nota, sebbene qualcuno abbia cercato e cerchi di alterarla. Nonostante le assicurazioni pervenute inizialmente da Roma, fu presto chiaro che non avremmo mai potuto seguire la strada alternativa, nel frattempo votata anche dall’assemblea provinciale e dalle assemblee degli iscritti. A meno di un mese dalla presentazione delle liste, in data 8 Aprile, annunciammo le dimissioni di tutta la segreteria provinciale, in realtà mai formalizzate, perché consci che da Roma non ci avrebbero permesso di presentare la lista di partito nella coalizione de Magistris. Il giorno dopo scoprimmo dalla stampa che la Federazione era stata affidata a un commissario, che si attivò subito per formare una lista a sostegno della candidata Valente, coadiuvato peraltro da due dirigenti che fino al giorno prima sostenevano le nostre tesi. Ancora oggi lo ritengo un sopruso: la volontà degli iscritti della Federazione fu prevaricata senza appello. Tutti noi conoscevamo bene il PD, e d’altro canto lo conoscevano i cittadini napoletani: fu una disfatta per la Valente, ancor più per il PSI, che con una lista di 40 candidati (speriamo tutti consapevoli!) ottenne 1677 preferenze, pari allo 0,4% dei voti validi espressi.
Nessuno, né il segretario nazionale, né il segretario regionale, né tantomeno l’attuale gruppo dirigente napoletano, compresi i due strateghi che fino al giorno delle dimissioni della precedente segreteria provinciale sostenevano l’opzione de Magistris, salvo poi essere folgorati sulla via di Damasco in poche ore, nessuno di costoro ha pensato, neanche per un secondo, di fare pubblica ammenda per quanto avvenuto e per le responsabilità di cui si sono fatti carico. Hanno gettato al vento anni di lavoro, condannando la comunità socialista a non avere rappresentanti nelle istituzioni cittadine per un’altra consiliatura, e hanno trascinato il PSI a rimorchio di un PD nei fatti impresentabile, ancor più oggi dopo la vicenda Listopoli. E non una sola, singola scusa è arrivata verso chi, nei fatti, ha avuto ragione.

Alessandro Zampella

Francesco Meringolo
Socialisti choosy

Sulle prime tessere socialiste c’era scritto “Chi non ha la tessera non è iscritto al Partito.”
La storia successiva fu contrassegnata da profonde divisioni e fratture laceranti. La differenza di visione e di metodo rese vano anche quel concetto che campeggiava su quelle tessere delle origini. Il socialismo, nel suo avanzare nel ‘900, ha dato vita a due totalitarismi e a un sistema complesso di dottrine politiche. Oggi, nel secolo ventunesimo, siamo nell’epoca in cui ha vinto quel socialismo che ha messo al fianco e alla pari della giustizia sociale, la libertà; valori che, insieme, costituiscono, per dirla alla Pertini, le mete del socialismo. Socialismo che, mai quanto oggi, ha la necessità di interrogarsi su come, nella realtà che viviamo, debba muoversi.

Il PSI, non so, se rappresenta in toto la storia e la tradizione del socialismo italiano, ne siamo in qualche modo eredi, ma esserne eredi è un “grande fardello” che dovrebbe farci assumere atteggiamenti autorevoli e dovrebbe farci capire che verso la terza repubblica non possiamo più versare nella non autosufficienza. Indro Montanelli qualche anno fa sostenne che in Italia alla fine qualcuno avrebbe iniziato a sventolare la bandiera socialista. Non so quando accadrà, ma penso accadrà e noi socialisti del PSI che diamo l’impressione di un fortino giapponese dove l’ultimo samurai pensa ancora di combattere una guerra che non c’è più, abbiamo il dovere di riflettere su come proiettare quel patrimonio nel futuro. Dobbiamo farlo consci che i nostri nemici stanno nei nazionalismi, nei populismi e nella demagogia e dobbiamo farlo consci che, tanti altri, stanno in quell’idea secondo cui se hai avuto una tessera il 1992 sei socialista, altrimenti chissà. La questione socialista in Italia si risolverà quando anche l’ultimo socialista (iscritto al PSI di Craxi) non sarà più in vita; quando il tempo avrà, di fatto, cancellato personaggi che più che rilanciare i valori del socialismo o il suo modo di pensare, hanno utilizzato la parola “socialista” a proprio uso e consumo.

L’elenco e lungo ed è fatto da soggetti che stanno nel PSI e da soggetti che non ci stanno. Purtroppo chi ha vissuto il vecchio partito socialista non sa uscire dal recinto della testimonianza. Chi dopo il ’92 (e che prima non c’era) ha deciso di intestarsi una storia, merita qual cosina di più delle solite beghe del chi è più socialista dell’altro. Non servono esami del sangue, non servono tessere da sventolare, in questo preciso momento storico, servono idee con le quali sfidare il qualunquismo, riparandosi dal grave pericolo di questa scarsa sensibilità democratica dei tempi moderni e che mette in pericolo conquiste passate date troppo per scontate. Oggi, serve, sfidare i campanili da ogni punto di vista. La caduta del muro di Berlino ci ha consegnato una storia nuova che ancora non abbiamo compreso e nella quale il campo progressista brancola nel buio e dove rischia quotidianamente di scadere in retorica e in enunciazione di principi. La sfida è quella di sempre, più libertà e più giustizia sociale. Un tempo l’esecuzione materiale, nel far tendere la società verso quei valori, toccava agli stati in un contesto dove la politica stabiliva le regole del gioco. Adesso gli stati soffrono regole del gioco creati su altri livelli. Tocca a noi interrogarci su come riequilibrare la bilancia del potere della politica rispetto a quello del mondo economico e finanziario. Credo che il congresso dovrà discutere di questo, di come proiettare il socialismo nella terza repubblica e con quali compagni di viaggio. Facciamolo.. avremo delle sorprese. Tutto il resto sarebbe tempo perso!

Francesco Meringolo

 

Michele Chiodarelli
Convocato a Mantova il Direttivo per riaffermare le nostre idee

Care compagne, cari compagni,

come probabilmente saprete, il 28 gennaio 2017 si è riunito a Roma il Consiglio Nazionale del PSI, al quale Sergio Beschi ha partecipato in rappresentanza della nostra Federazione, nel cui del giorno è stata deliberata la convocazione di un congresso straordinario del partito, da tenersi nel prossimo mese di marzo (sede e data sono ancora da ufficializzare).

Questa decisione si è resa necessaria dopo che il Tribunale Ordinario di Roma Terza Sezione Civile, a seguito di un ricorso presentato dalla cosiddetta minoranza, coordinata da Bobo Craxi e Roberto Biscardini, che contestava la legittimità del tesseramento 2015, ha sospeso gli effetti del Congresso di Salerno, di fatto però ripristinando gli organismi eletti a Venezia nel dicembre 2013. Nel concedere la sospensiva, il magistrato nulla ha eccepito circa la correttezza delle iscrizioni, ritenendo bensì che meritasse un approfondimento, nel merito, la modalità di ripartizione dei delegati e valutando che essa potesse spettare al Consiglio Nazionale e non, come sempre avvenuto, alla Commissione di Garanzia. Come avrete notato, un semplice rilievo procedurale, facilmente spiegabile in giudizio.

Il problema rimane nel fatto che cause di questo tipo non durano meno di due anni e non era possibile continuare a riunire la Segreteria Nazionale, alla presenza di notai e avvocati, ovvero affidare scelte fondamentali per il PSI a una direzione, risalente al 2013, composta anche da membri ormai fuori dal partito, come Di Lello e Bartolomei per citare i più noti. Inoltre sarebbe stato complicato presentarsi di fronte all’opinione pubblica con un procedimento giudiziario ancora in via di definizione. Infine, da sottolineare come la convocazione di una nuova assise, una scelta, tra l’altro, molto apprezzata da Bobo Craxi, è stata suggerita dal Tribunale stesso come possibile soluzione al contenzioso.

Al di là di questi aspetti giuridici, si tratta di una vicenda tristissima che ha minato profondamente la coesione della nostra comunità provocando ferite, difficilmente rimarginabili senza una dolorosa resa dei conti. Ovviamente il prossimo congresso, oltre a sanare gli aspetti formali, determinerà il ruolo dei socialisti nelle future elezioni e, a questo proposito, la Federazione di Mantova ha il diritto e il dovere di presentare proprie proposte, sia relativamente alla linea politica, sia al programma.

A tal scopo, sono convocati, un Direttivo Provinciale LUNEDÌ 20 FEBBRAIO 2017 ALLE ORE 20.45 presso il centro sociale “Valletta Valsecchi” a Mantova, in Viale Ariosto, 2 e, successivamente, i primi del mese di marzo, un’assemblea generale degli iscritti.

Tutte le idee che ne scaturiranno saranno di grande utilità, premesso in ogni caso che dovremo riaffermare la supremazia della politica, contro il populismo imperante e porre al centro dei nostri ragionamenti i valori che da oltre un secolo anni costituiscono il patrimonio genetico socialista, ma che sembrano scomparsi dal dibattito pubblico. Per fare un concreto esempio di cosa s’intenda per valori fondanti di una democrazia popolare, ricordo la sera dell’ultimo dell’anno, quando ho visitato la casa circondariale di Mantova, insieme al vicepresidente della Camera Roberto Giachetti e al sindaco di Mantova, Mattia Palazzi. Conoscevo già la condizione del carcere, ma per la prima volta ho potuto apprendere direttamente dai detenuti le loro problematiche. Si è trattato di un’esperienza umanamente molto forte, che ha rafforzato la mia convinzione che la civiltà di un paese, si misuri anche dallo stato delle sue prigioni.

Ci attende, quindi, un periodo molto intenso e forse decisivo per le sorti del nostro partito e e dei riformisti italiani: il contributo di tutti sarà fondamentale per non sbagliare direzione e andare oltre i nostri limiti

Fraternamente

Michele Chiodarelli