Marco Andreini
più convinzione nelle scelte

L’ormai certa approvazione del Rosatellum in Senato aprirà ufficialmente la campagna elettorale più dura e più importante per il paese dal 1948, quando da una parte c’era l’occidente e dall’altra il soviet di Stalin. E meno male che allora perdemmo, visto che Nenni, facendo il più grande errore della sua vita schierò il partito nel Fronte Popolare. Sento dire da più parti e in modo solo informale che il partito ha deciso cosa fare.

Bene come membro della segreteria nazionale mi farebbe piacere essere coinvolto nelle decisioni, visto che a quello che sento, sembra si stia andando verso la direzione da me indicata sia a Salerno che a Roma, e molto spesso derisa, perché giudicata velleitaria e illusoria. Non mi interessa rivendicarne la paternità, mi interessa quello si, precisarne i contorni e il significato. C’è una profonda differenza fra una alleanza elettorale e un progetto politico.

Proprio per queste ragioni non condivido per niente il modo in cui stiamo arrivando alla meta. Da una attenta lettura delle schede che i sondaggisti stanno inviando agli Italiani si evince l’assenza del Psi,e notate bene sono nominati fra le scelte sia il partito animalista, sia quello della Falcone e di Montanari, rinascimento di Sgarbi e il movimento di Portas. E se noi non ci siamo non è perché siamo vittima di un disegno plutogiudaico massonico teso a cancellare i socialisti dal parlamento, ma perché in questi anni abbiamo privilegiato la nostra appartenenza al governo a scapito della nostra autonomia politica. Noi non ci siamo perché l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori ci considerano di fatto una costola del Pd. Questa è la pura realtà e se non lo dicessimo mentiremmo a noi stessi. Il dramma di questa situazione quasi Kafkiana è che proprio per questa ragione in quasi tutti i territori abbiamo seri problemi con i dirigenti locali del Pd. Attenzione, ciò non vuol dire che noi in questi anni non abbiamo portato avanti proposte autonome, anzi molto spesso il Pd le ha rubate, penso alla battaglia sulla ludopatia, alla legge sull’omicidio stradale, al testamento biologico, alle lobby e a tante altre nostre proposte, il punto è che non abbiamo mai trasmesso l’idea di avere un progetto autonomo dal Pd che, come la vicenda Visco dimostra, sta percorrendo una strada populista e non certamente riformista.

Certo la mancanza di una chiara legge elettorale ha portato a questo, ma ci voleva più convinzione nelle scelte se si credeva realmente a quel percorso. Andava creato un rapporto politico vero con Pisapia e il civismo non sporadico e relegato a rapporti esclusivamente personali. Andava messa in piedi una iniziativa politica programmatica a cui invitare Pisapia, Bonelli, la Bonino, al limite il ministro Calenda. Andava presa l’iniziativa, così non si sarebbe dovuti andare a pietire il 1 luglio in piazza Santi Apostoli la nostra partecipazione per stoppare i socialisti movimentisti, che vista la legge a mio parere dovremmo reincontrare, Renzi non pone veti a D’alema, non vedo perché noi oggi dovremmo porre veti ai nostri vecchi compagni, che hanno certamente sbagliato ma che fanno ancora parte della nostra comunità. Temo che ormai però sia quasi tardi per tutto, perché le stalle si chiudono prima che i buoi scappino e temo fortemente che finirà come nel 2013. Sarò felicissimo di essere smentito dai fatti.

Marco Andreini

Alessandro Pietracci
Serve una nuova alleanza riformista

La lettura quotidiana delle notizie che provengono dall’Europa e dal mondo desta crescenti inquietudini. L’accelerazione della storia, scandita ormai da una cronaca sempre più incalzante, segna il nostro tempo: siamo di fronte a fenomeni epocali come le migrazioni o come i cambiamenti climatici, dobbiamo fare i conti con conflitti incancreniti oppure con eventualità belliche addirittura nucleari. Ma forse è ancora più amaro e preoccupante constatare l’avvitamento della politica su sé stessa con il conseguente affanno dei partiti tradizionali, messi in crisi da populismi ed avventurismi di varia natura e colore.

La crisi è conclamata. La questione catalana è ancora pericolosamente aperta, mentre dobbiamo registrare l’inquietante ascesa dell’estrema destra, in Germania (in dimensioni ancora non allarmanti, ma comunque significative) e in Austria, con la vittoria dei popolari di Sebastian Kurz, su posizioni populiste e dichiaratamente anti europee. Il nemico più diretto è sempre quello, l’immigrato (in particolare quello di colore). In realtà la posta in gioco è anche maggiore: ne va del nostro modello di convivenza, cioè della nostra democrazia.

Queste tendenze del mondo germanico avranno pesanti influssi anche al di qua del Brennero. Non facciamoci illusioni. Dovremo fare i conti in Trentino Alto Adige con l’assertività della destra, purtroppo della peggior destra.

Naturalmente il quadro politico regionale è segnato pure da quanto accade a Roma. La situazione è molto fluida, incerta. La novità riguarda la legge elettorale, sicuramente migliorativa rispetto a quella uscita dal “taglia e cuci” della Consulta. Tuttavia rimane il disappunto per il frettoloso e sbrigativo voto di fiducia che può andar bene agli elettori di Salvini , ma non altrettanto per una sensibilità democratica e di sinistra, in questo caso autorevolmente rappresentata dall’ex presidente Napolitano.

Al di là della contingenza di questo convulso scorcio di legislatura, rimangono sullo sfondo i nodi irrisolti del Paese: fragilità delle istituzioni, trasformismo politico, incapacità di fare le riforme, crescente debito pubblico, clientele e corruzione, arretratezza di molti territori soprattutto al Sud. A ciò si aggiungono l’involgarimento della politica e, ovviamente, l’ondata populista. I cittadini sono sempre più arrabbiati. Sempre più impauriti. Sempre più confusi. E quindi tentati di dare una lezione a chi governa e di affidarsi a chi fa più rumore o la spara più grossa. L’estremismo è dietro l’angolo. Come fermarlo?

Guardando al Trentino, i sentimenti di crescente insoddisfazione, che serpeggiano anche tra gli elettori del centro sinistra autonomista, potranno essere sconfitti dando risposte adeguate ai bisogni della gente e nel contempo dimostrando capacità di governo di una società piccola, ma esigente, come la nostra. Di questi temi si è discusso nel convegno di sabato scorso, organizzato dal PSI Trentino. Nel dibattito con tre esponenti dei principali dei partiti al governo provinciale (Dellai per l’UPT, Tonini per il PD e Panizza per il PATT) è emersa, più di quanto non si voglia ammettere, la necessità del varo di una nuova alleanza riformista per i due appuntamenti del 2018. Alle fondamenta resta il patto virtuoso tra riformismo di centro e di sinistra, nonché di quello di ispirazione autonomista, di cui al Presidente Rossi va riconosciuto gran parte del merito. Per quanto riguarda le forze democratiche occorre ricordare l’alleanza – non solo elettorale – tra PD e PSI, che trova positiva concretizzazione proprio nel comune Capoluogo. La coalizione provinciale dunque, oltre che da PD, UPT e PATT, è composta anche da altre forze (il PSI e i Verdi) che da tempo ribadiscono la necessità di ritrovare urgentemente compattezza ed iniziativa politica, che da troppi mesi sembra affievolita o non adeguata. Il riconoscimento di questo apporto può dare nuovo vigore alla coalizione, non certamente per “aggiungere un posto a tavola” ma per condurre ad un aggiornamento del programma, capace di venire incontro alle nuove problematiche dei cittadini, forse non sempre interpretate in modo convincente dalle nostre forze politiche

L’allargamento del centro sinistra autonomista ad esperienze civiche locali, compatibili con la nostra visione della società e del governo provinciale, potrebbe servire per presentarsi all’opinione pubblica in maniera più compatta, dimostrandosi più “attrezzata” a guidare il Trentino in tempi che forse saranno ancora più difficili per la nostra autonomia in quanto tale.

Il PSI ha usato due parole: fiducia e rilancio. La coalizione del centro sinistra autonomista, in questa versione aperta e riformista, dovrà concentrarsi di più sui contenuti, cercando anche di recuperare un dialogo più proficuo tra i partiti che la compongono e soprattutto con la gente. È questa la strada migliore per rinsaldare la democrazia ed il rapporto di fiducia con i cittadini.

Alessandro Pietracci
Segretario Provinciale del PSI

Fabio Fabbri
Le buone ragioni di Aldo Forbice… e dei socialisti

Intervengo volentieri nel dibattito promosso da Aldo Forbice, che riguarda in buona sostanza la “nostra esistenza politica” oggi e nel prossimo futuro. Potrei limitarmi ad esclamare: concordo interamente sulla diagnosi e anche sulla proposta. Forbice ricorda agli immemori che lo scenario politico italiano ed europeo è profondamente cambiato. E tuttavia noi ci comportiamo come se “il nuovo corso” del socialismo italiano promosso da Bettino Craxi fosse ancora in pieno svolgimento, mentre i partiti socialisti e socialdemocratici europei sono al potere e stanno continuando a costruire quella che Craxi chiamava “la più alta civiltà realizzata dall’uomo sulla terra”. Purtroppo non è così e, per quanto ci riguarda, stiamo ancora tentando di sopravvivere tra le macerie della grande slavina del 1992.

Il nostro rischio, o addirittura la nostra condizione, appare assai vicina a quella delle “Associazioni combattenti e reduci”, che si pascono dell’illustre passato, ma sono ontologicamente incapaci di concorrere alla costruzione del futuro. Mi viene alla mente quel guerriero raccontato, se non ricordo male, da Matteo Maria Boiardo :”E come avviene, qund’uno è riscaldato\Che le ferite per allor non sente,\Così colui, del colpo non accorto,\Andava combattendo ed era morto.”.

Intanto, constato con piacere che Aldo Forbice ha beneficiato della visitazione di Bozzolo, terra civilissima del riformismo socialista nobilmente impersonato da Piero Caleffi. Qui si mangia bene e si discute di politica senza faziosità. Nella Pretura di Bozzolo ho fatto, chissà quanti anni fa, una delle mie prime difese penali, con il piacere di indossare la toga.

Qui, caro Aldo, hai constatato con raccapriccio che l’assemblea dei tuoi uditori era composta da vegliardi. Essi meritano la nostra riconoscenza ed il nostro affetto. Ma è nostro dovere è conquistare con le nostre idee che vengono da lontano (“Il futuro ha un cuore antico”) anche una fetta delle nuove generazioni.

Il Tuo timore, e forse la Tua quasi certezza, è che con il cucchiaio di raccolta chiamato PSI non si diventa protagonisti, anche per una minima parte, del dibattito e della vita politica.

Per parte mia sto da tempo pensando che gli eredi della tradizione socialista debbono operare principalmente con nuovi mezzi di elaborazione e di comunicazione politica, più efficaci e più adatti alla nostra condizione, pur senza ripudiare la “forma partito”. Non è una prospettiva umiliante. Anche i profeti disarmati (così li chiamava Niccolò Machiavelli) possono concorrere a “fare la storia”.

E’ vero, caro Forbice, quel che hai constatato a Bozzolo: il Psi “ha esaurito la sua spinta propulsiva” e sembra appartenere “più al passato che al futuro”. E tuttavia le nostre organizzazioni e i nostri circoli politico-culturali sono ancora attivi in molte parti d’Italia: talora con qualche capacità di attrazione elettorale, sempre, al centro ed anche in periferia, in grado di funzionare come serbatoi di idee e di ideali.

Dunque, specialmente sotto il secondo profilo, siamo ancora in grado di progettare e di “pensare Paese”, come heri dicebamus. Lo testimoniano i dibattiti storico-politici promossi dalla Fondazione Socialismo , le pagine sapide di Mondoperaio, che associano alla riflessione sul passato i progetti per il futuro. E sono anche vive e incisive le quotidiane battaglie dell’Avanti!, di cui sogniamo il ritorno nelle edicole, almeno una volta la settimana.

Dunque possiamo difenderci dal pericolo di essere prigionieri del passato, se sapremo affermare la nostra vitalità politica organizzando presto e bene la preannunciata Conferenza Programmatica che chiamiamo “Rimini II”.

Le idee nuove si fanno strada anche negli anni bui. Così accade quando i radicali di Mario Pannunzio e i repubblicani Ugo La Malfa – una minoranza coraggiosa – costruirono nei loro Convegni la piattaforma politica dei primi governi riformatori del centro-sinistra con la partecipazione del PSI: il Psi di Pietro Nenni, di Riccardo Lombardi e di Antonio Giolitti.

Forse sono inguaribilmente ottimista, ma avverto che sta crescendo in una parte sia pur minoritaria del Paese il desiderio di mandare in Parlamento un pugnace conglomerato riformista, liberaldemocratico e coraggiosamente “ventoteniano”, animato dal desiderio di far uscire l’Italia dal pantano in cui l’hanno immersa, insieme ai populisti, le faide di potere dei postcomunisti vecchi e nuovi: dimentichi di aver avuto torto dalla storia. E’ davanti ai nostri occhi la prova che costoro sono ormai i generali delle sconfitte: basta pensare alla vittoria di centinaia di liste civiche che conquistano centinaia di Comuni un tempo “rossi”, punendo la mediocrità e la litigiosità intestina dei “grandi” partiti. L’ultimo caso eclatante è quello di Parma. Ebbene, anche questo civismo virtuoso merita di essere rappresentato nel Parlamento della Repubblica., forse con una lista nazionale, ad un tempo civica ed europeista.

In questo contesto, che chiama alla mobilitazione energie nuove, mi sembra una vivida luce che brilla nell’oscurità il messaggio di Riccardo Nencini, che ho letto su questo giornale: “Al lavoro per una formazione riformista che abbia lavoro ed Europa nel cuore. Che si presenti alle prossime elezioni accogliendo il meglio delle culture democratiche, socialiste, civiche, laiche. Che concorra alla vittoria del centro-sinistra. Che combatta il seme del secessionismo. Che ci renda più giusti e più liberi”. Mi permetto di chiosare: << liberi anche dagli insopportabili “fratelli coltelli”. >>.

OK, Riccardo: en marche, a testa alta. E’ sempre meglio accendere una candela che imprecare contro l’oscurità, magari ripensando a quanto ha detto del socialismo italiano Giorgio Ruffolo: “Cent’anni di storia, che sono anche cent’anni di gloria”. E riflettiamo sulla possibile sinergia con quel che resta della migliore tradizione democristiana: anche Pierferdinando Casini e Angelino Alfano sono allergici al vassallaggio.

Buon lavoro, compagni. Sono pronto, nel mio piccolo, a dare una mano.

Fabio Fabbri

Scipione Roma
Il Psi non partecipa
alla saga delle bufale

Referendum Lombardo-Veneto: l’inutile parata elettorale leghista ci costerà 70 milioni di euro. Tablet per il voto elettronico; manifesti elettorali 6×3; staff; seggi elettorali; consulenti; pubblicità: il costo della macchina referendaria costerà agli Italiani (tutti) 70 milioni di euro. E per cosa? Per indire un Referendum consultivo, privo di qualsiasi efficacia, che chiede ai cittadini lombardi e veneti se vogliono che le loro rispettive Regioni vadano a chiedere al Governo maggiori poteri.

La Regione Emilia Romagna lo ha già fatto, senza scomodare nessuno, senza riflettori e soprattutto a costo zero.

Tutto ruota all’Art.116 III comma della Costituzione, che recita: “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata”.

Trattasi dunque della possibilità già prevista in Costituzione, per le Regioni ‘virtuose’, di chiedere al Governo più Autonomia per altre materie, in aggiunta a quelle già oggetto di legislazione esclusiva e/o concorrente. Maroni p.es, ne ha elencate 3: ambiente ed ecosistema; istruzione; politiche fiscali. Zaia fa da megafono. Ma fermiamoci al 116 Cost. Insieme ad altri articoli – 117 su tutti – ha costituito il perno su cui ruotava il Referendum del 2001. Quello per intenderci voluto da D’Alema, lanciato all’inseguimento della Lega.

L’obiettivo era quello di togliere ai leghisti l’argomento ‘secessione’- Roma Ladrona – Stato sprecone, puntando tutto sulla riforma del titolo V.

A distanza di 15 anni quella scelta si è rivelata disastrosa: spesa pubblica fuori controllo; aumento dei contenziosi tra Stato-Regioni; Autonomia legislativa che ha di fatto creato 20 Governatori con poteri enormi che guadagnano quanto il Presidente degli USA; Consiglieri Regionali che guadagnano più del Presidente del Consiglio; 20 sistemi sanitari diversi; società partecipate cresciute come funghi; consulenze alle stelle; Servizi pubblici peggiorati; Tasse Regionali alle stelle. Eh già: la macchina costa. E la Lega lo sa bene. Mentre urlava Roma Ladrona, intascava da Roma 48 Milioni di Euro con cui oleava gli ingranaggi, faceva investimenti in diamanti; comprava qualche Laurea in Est Europa e soprattutto consolidava potere e clientele. Sono gli stessi che hanno Governato questo paese, negli ultimi anni, almeno per 15, formando 3 Governi al cui interno c’erano anche Maroni, Zaia, Bossi, Calderoli. E ora vengono a parlarci di efficienza, capacità, buon Governo? A voi la risposta!!!

Vedete, se il 4 dicembre avesse prevalso il SI, con relativa riforma delle Regioni, avremmo avuto meno Maroni; meno Zaia; meno Toti e anche meno Emiliano che qualche giorno fa ha dichiarato: “Nord stanco di pagare per il Sud”.

Il PSI non partecipa alla saga delle bufale; siamo da sempre convinti che coesione e solidarietà sociale non possano diventare oggetto di baratto per un pugno di voti. Consigliamo ai cittadini Veneti e Lombardi di astenersi.

Scipione Roma
Resp. Nazionale Comunicazione/Social Network Psi

Marco Andreini
Discutere su cosa
vuole fare il partito

Tutti i grandi soloni della politica per molti mesi si sono sperticati per dirci che, dopo la sconfitta del tedeschellum in parlamento si sarebbe andati a votare con il sistema del cosiddetto consultellum, uscito dalla Corte costituzionale, improntato al proporzionale.
Peccato che, come spesso capita ai sondaggisti, la realtà attuale parli invece di una concreta possibilità di andare a votare con il famoso rosatellum che prevede come da nostra richiesta le coalizioni.

Certo, si dirà, aspettiamo che passi, e poi cominciamo a muoverci in funzione elettorale, ma al sottoscritto piacerebbe invece che si cominciasse a discutere e seriamente di quello che vuole fare il partito. Perché se veramente si crede al rosatellum e io ho seri dubbi che Renzi ne sia così entusiasta, ci si deve incamminare verso quella via e quella via porta automaticamente alla cessazione di ogni tipo di intifada nella sinistra, compreso al nostro interno. Se davvero si crede alle coalizioni si deve dire con chi si vorrebbero fare non aspettare Godot e venirci a dire che è troppo tardi.

Il sottoscritto ha sostenuto da sempre, fin dal congresso di Salerno, che noi dovevamo lavorare per un progetto politico che comprendeva Pisapia, il civismo di Milano di Zedda a Cagliari di Giordani a Padova, di Orlando a Palermo di altre realtà ad esempio in liguria , il mondo ambientalista dei verdi e il nostro mondo socialista. E questo progetto, questa alleanza potrebbe raggiungere il 3% e potrebbe intercettare un’area che oggi non si sente rappresentata dal Pd e potrebbe essere utile a Renzi come lo fu il nostro risicato risultato del 2013 a Bersani per vincere le elezioni. É utopia come per molto tempo mi sono sentito dire o è l’unica vera opportunità che ci resta, tanto più ora che Pisapia ha tracciato una linea netta con D’Alema.

E non abbiamo più tempo per tergiversare perché nessuno parla di noi. Né Maria Teresa Meli parlando di Bobo in Mdp e dimenticando appositamente di citare da dove viene, né nelle feste dove vanno tutti compreso Brunetta e Franceschini.
Non è compito mio dimostrare che si crede davvero nella proposta che introduce le coalizioni, è compito del segretario nazionale. Posso solo permettermi di suggerirgli, visto che di questo non si può nemmeno discutere in Segreteria nazionale, che se passa il rosatellum dovremmo un minuto dopo organizzare una iniziativa pubblica fra noi, Pisapia, il movimento del civismo e i Verdi a meno che sotto sotto non si tifi per far saltare il banco e come nel gioco dell’oca si torni punto a capo e come nel 2013 all’ultimo minuto ci si verrà a dire, di qua non si può, di la neanche e quindi ci resterà solo una strada ed evito persino di scrivere quale sia perché tutti la conoscono e la conosceranno quel giorno.

Marco Andreini

Mauro Broi
Ritornare ad essere protagonisti

Carissime Compagne e Carissimi Compagni,
dopo tanti anni siamo riusciti, con uno sforzo enorme, a riportare la Festa dell’Avanti a Milano. Due giornate vissute insieme. Dibattiti e confronti politici sui temi sociali più rilevanti e sulle imminenti scadenze politiche locali e nazionali. Una platea attenta ed orgogliosa di accogliere e ascoltare con attenzione i tanti Ospiti. Si è parlato di Formazione-Scuola, Lavoro-Sanità-Autonomie locali, Referendum, Elezioni, Alleanze e del nostro partito, perché come recita il titolo della Festa “Il futuro è Socialista”.

Sono intervenuti i nostri parlamentari, Enrico Buemi, Pia Locatelli, Il Segretario Nazionale Riccardo Nencini, Ugo Intini, Luigi Covatta, insieme a Mario Artali, Alessandro Alfieri, Carlo Borghetti, Onorio Rosati, Carlo Pedretti, Carmine Pacente, Leonardo Scimmi, Laura Tussi, Fabrizio Cracolici, Serena Vitucci, Giulio Giovannini. Presenti i Segretari Provinciali del PSI Lombardo, il Segretario Regionale Lorenzo Cinquepalmi, gli Amministratori Socialisti e i Segretari di sezione.

Molti, tra compagne e compagni, si sono prodigati volontariamente e messi a disposizione del partito con umiltà per l’organizzazione della Festa. Tantissimi gli oggetti offerti per la pesca e per la lotteria, i regali hanno contribuito in modo determinante all’autofinanziamento della Festa, ora posso affermare che è stato davvero un “buon successo”. Non cito tutti i volontari per motivi di spazio, ma li ho ben presenti uno per uno nella mia mente e nel mio cuore, in loro rappresentanza cito la Compagna Daniela Musazzi, della sezione di Cornaredo che, per la nostra lotteria, ha confezionato e offerto gratuitamente dei bellissimi cesti ricchi di buoni prodotti come quelli natalizi. L’attaccamento e l’orgoglio per il partito, più che a parole, si dimostra anche con questi piccoli ma grandi gesti. Le compagne e i compagni lo hanno fatto. A loro e a tutti quelli che hanno attivamente partecipato per aggiudicarci questa bellissima scommessa va il mio ringraziamento personale e quello di tutti i Componenti la Segreteria che si sono impegnati e prodigati all’unisono, per realizzare la nostra bella Festa.

Il PSI di Milano Metropolitana può fare ancora grandi cose, basta volerlo, con la disponibilità e l’impegno degli iscritti, possiamo ritornare ad essere protagonisti della politica locale come lo siamo stati in questi due giorni.

Ancora un Grazie a tutti

Mauro Broi
Segretario Psi Milano

Psi Lazio
Il documento politico
del Congresso

Il Congresso del PSI del Lazio, riunito a Roma sabato 30 settembre 2017, esprime la viva preoccupazione dei socialisti per la situazione e le prospettive che caratterizzano il centrosinistra nella nostra regione in vista della prossima scadenza elettorale regionale.

L’iniziativa di coalizione tra le forze politiche e civiche, che aveva condotto al successo del centrosinistra nella tornata elettorale del 2013 consentendo l’elezione a Presidente di Nicola Zingaretti, è stata progressivamente svuotata a favore di una gestione meramente amministrativa e di un approccio puramente propagandistico privi di un riconoscibile disegno riformatore sui temi fondamentali della politica regionale.

Sulla sanità, sui trasporti e sulla gestione dei rifiuti mancano ormai da troppo tempo autentici momenti di confronto programmatico e di iniziativa politica e ciò ha provocato, nei territori, una percezione di isolamento, un’assenza di indirizzo univoco che hanno contribuito a determinare le divisioni e le sconfitte subite dal centrosinistra nelle ultime tornate amministrative.

I socialisti ritengono indispensabile l’immediata apertura di un serio confronto tra le vere forze politiche dl centrosinistra, le organizzazioni sociali e le esperienze civiche per la ricostruzione di una piattaforma programmatica riformatrice che sostenga una candidatura unitaria di questo schieramento alla guida della regione.

Crediamo sia giunto il momento di abbandonare gli approcci verticistici, le pretese di autosufficienza, l’appannamento dei contenuti e le incertezze personalistiche che hanno caratterizzato gli ultimi mesi.

Noi siamo disposti a fare la nostra parte, come d’altra parte abbiamo sempre fatto, ma chiediamo di essere considerati effettivamente parte di una autentica coalizione che oggi deve essere ricostruita con il concorso di tutti ed il rispetto reciproco.

Nicola Giansanti
La Basilicata che vorrei. Congresso Psi Basilicata

Sabato 30 settembre si terrà il IV congresso regionale del PSI di Basilicata presso il Park hotel di Potenza.
Lo scorso 23 settembre è scaduto il termine per la presentazione di candidature a segretario regionale e oggi, dopo le verifiche previste statutariamente, posso dichiarare che vi sarà un’unica candidatura a segretario regionale del Psi di Basilicata, quella del segretario uscente Livio Valvano.
Il nostro non sarà certo un congresso per sfidarsi e dividersi sulla leadership del partito lucano quanto invece un momento di riflessione e forte confronto sui tanti temi che quotidianamente la politica regionale è chiamata a cimentarsi.
Abbiamo costruito nel tempo una squadra forte e coesa che oggi si pone l’obiettivo di rafforzare e far crescere il partito aggregando giovani e vecchi militanti oltre che simpatizzanti su un’idea nuova di Basilicata.
“La Basilicata che vorrei” è il titolo della mozione congressuale che sarà presentata dal candidato alla segreteria Livio Valvano, la traccia su cui sviluppare un dibattito sicuramente ricco, denso di contenuti e criticità, analizzando quanto sino ad ora fatto e quanto si vuole fare attraverso l’azione quotidiana che gli amministratori e i compagni socialisti ogni giorno pongono in essere all’interno e fuori delle istituzioni nazionali, regionali e locali.
Abbiamo bisogno di un ampio confronto capace di riportare la politica al centro della scena istituzionale e sociale, mettendo da parte populismi e scorciatoie mendaci, provando a costruire percorsi condivisi capaci di entrare nel merito delle tematiche, sviscerandole a fondo e proponendo soluzioni possibili, senza false illusioni, senza strumentalizzazioni o posizioni tattiche, ma costruendo soluzioni pragmaticamente percorribili.
Il congresso di Sabato sarà, pertanto, un momento di forte confronto con le altre forze politiche, tutte invitate, oltre che il naturale luogo in cui decidere e condividere la linea che il partito dovrà praticare, oltre che il faro per l’agire dei socialisti nel prossimo futuro. Un futuro particolarmente intriso di appuntamenti importanti per la vita politica nazionale e regionale rispetto ai quali i socialisti di Basilicata sono chiamati a svolgere un ruolo da co-protagonisti.
Non ci sottrarremo a giocare un ruolo di responsabilità nelle scelte importanti della nostra regione, rispondendo con la sobrietà ed il pragmatismo che ci ha contraddistinto sino ad oggi.

Nicola Giansanti
Il Presidente della Commissione
regionale Congressuale

Marco Andreini
Curiamoci del ‘Minoritarismo’

Alcuni mesi  fa, nell’ultima segreteria nazionale tenutasi  a inizio estate, nella quale  abbiamo discusso sulle prospettive politiche, ho sostenuto e ribadisco oggi che il Pd e Renzi hanno esaurito la loro spinta propulsiva riformatrice e intendono solo governicchiare senza più affrontare le criticità del nostro sistema e senza avere un vero progetto strategico.

Il Pd è nato in un sistema bipolare  e  in un sistema a più poli  rischia di non avere alcun senso come progetto politico. La fusione a freddo di Veltroni fra la cultura comunista e la sinistra dc  alla base della nascita del Pd si fondava  sulla esclusione predefinita  della cultura socialista e laica  da questo progetto  e non a caso da anni  assistiamo a  cerimonie celebrative della nostra storia che mirano a cancellare il ruolo dei socialisti e dei laici,messe in opera da un sistema mediatico complice in questa operazione tendente a cancellare dalla memoria degli italiani i meriti storici del socialismo e del laicismo .Uno stravolgimento della realtà che fa apparire risultati storici come  l’ingresso nellaNato,la costruzione europea, lo statuto dei lavoratori, la scuola per tutti, la programmazione economica, la nazionalizzazione dell’Enel, o la liberazione dal nazifascismo e la carta costituzionale come successi scaturiti dall’opera esclusiva del partito comunista da una parte e della Democrazia cristiana dall’altra, come che Il Psi il Pri il Pli e il Psdi non fossero mai esistiti.
Nel campo socialista sembra che il Pd sia sempre stato membro del Pse e che il partito socialista ne sia ospite.È ora di dire basta a tutto questo.Non si tratta di alzare bandiere e simboli,si tratta solo di rivendicare con forza la nostra storia  e mettere in campo strategie e operazioni politiche che pur pressupponendo come ineludibile l’alleanza con il pd ,consentano al partito di  avere autonomia e di alzare il suo potere contrattuale. E l’unico modo per farlo è cominciare a farlo a partire dai territori e a livello nazionale cominciare a  ritagliarci insieme a Pisapia e al mondo vasto del civismo esempio Zedda, Padova, del mondo dei difensori dei diritti civili, penso ad esempio a Englaro, Maria Coscioni, un ruolo di ponte e cerniera con il Pd, che non sia solo subalterno ed in attesa solo delle loro scelte anche in tema di legge elettorale.
Se non prendiamo l’iniziativa noi costringeremo Pisapia da un lato a scegliere di stare con gli antagonisti del Pd e da un lato a fare da solo un accordo politico con il Pd.
Siccome spesso il Direttore ci sprona, voglio dirgli una cosa che ho imparato da ragazzo e da dirigente sindacale della Uil e che mi ha insegnato  Benvenuto: un conto è essere minoranza ed essere piccoli, un conto è il minoritarismo, bene io vorrei che il Psi si curasse da questa malattia che ci pervade a tutti i livelli e ci consuma.
Marco Andreini
Segreteria Nazionale Psi

Lorenzo Cinquepalmi
Il referendum bufala di Maroni

Il referendum Maroni è una colossale truffa politica, per almeno due ragioni: la prima, è che si tratta di un referendum solo consultivo, che non ha alcun riflesso sull’eventuale procedure per l’ottenimento di una maggiore autonomia regionale: infatti, la procedura è dettata dall’art. 116, 3° comma, della Costituzione che prevede:
“Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al
terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo
articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s),
possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119.
La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.”

Ma anche dallo Statuto della Regione Lombardia, che, all’art. 12 (Consiglio Regionale), prevede:
“3. Spetta al Consiglio Regionale, in particolare:
g) deliberare in merito all’iniziativa e alla conclusione dell’intesa con lo Stato di cui
all’art. 116, terzo comma, della Costituzione;”
Come si vede, non è previsto alcun referendum, che, peraltro, non potrebbe servire a nulla
visto che lo stesso Statuto regionale lombardo lo ammette solo consultivo, con l’art. 52, e
abrogativo, con l’art. 51, ma mai propositivo, come invece cerca di far credere il presidente della Regione agli elettori.

La realtà è che il presidente della Regione, che si ricandida per un nuovo mandato alle
elezioni regionali della prossima primavera, cerca di usare il referendum per farsi
campagna elettorale. Infatti, sebbene il Consiglio regionale abbia deliberato di procedere a questo referendum consultivo fin dal 15/02/2015, incaricando il presidente di provvedere a indirlo, lo stesso presidente se lo è tenuto in tasca per due anni e mezzo, fissando la data a ridosso delle elezioni per farsi campagna elettorale a spese dei cittadini.
Quanto costa questo giochino, inutile per la Lombardia e utilissimo alla campagna
elettorale di Maroni?

Secondo le stime più prudenti, circa 50 milioni di euro (23 milioni solo per comprare i tablet
per il voto elettronico, che sono 23.000, quindi 1.000 euro per ciascun tablet che sarà
usato una sola volta e che si può trovare su Amazon a 2/300 euro).
La seconda è che, anche volendo per un momento dimenticare l’inutilità legale del
referendum, resta che il presidente della Regione ha lanciato una campagna menzognera
sulle conseguenze di quella maggiore autonomia regionale che, comunque, non si può
ottenere col referendum ma che, se anche la si ottenesse seguendo la procedura corretta, riguarderebbe solo pochissime materie e le modeste risorse relative alle stesse, e cioè quelle previste dalle lettere L, N e S del 3° comma dell’art. 116 della Costituzione, in cui è Lombardia – Federazione Regionale
previsto che siano attribuibili maggiori autonomie su:

l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia
amministrativa (limitatamente all’organizzazione dei Giudici di Pace);
n) norme generali sull’istruzione;
s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.
Sicuramente mai la tassazione e il riparto della stessa, visto che la lettera E dello stesso
3° comma dell’art. 116 della Costituzione, riserva inderogabilmente allo Stato tutte le
competenze in materia di :
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema
valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; armonizzazione dei bilanci
pubblici; perequazione delle risorse finanziarie;
Eppure, il presidente Maroni inganna deliberatamente i cittadini con lo slogan:

TRATTENERE IN LOMBARDIA IL 75% DELLE TASSE PAGATE DAI LOMBARDI
tratto dal sito www.lombardiaintesta.com
e con una serie di altre bufale contenute in un video inviato massicciamente via whatsapp
ai cittadini lombardi e riportato anche sulla pagina Facebook “Lombardia in testa”
(@maronipresidente)
in cui si propinano agli elettori fandonie del tipo:

L’obbiettivo è trattenere almeno la metà dei 56 miliardi di tasse che ogni anno i
lombardi regalano ai politici della capitale e che non tornano più indietro.
oppure:
In questo modo la Regione potrà abolire il bollo auto, cancellare i ticket sanitari,
tenere al minimo l’addizionale regionale Irpef e togliere l’Irap alle imprese.
Quindi meno tasse e più servizi

LOMBARDIA
Basta leggere questi slogan e confrontarli con la legge, oppure confrontare le cifre a
fantasia messe in giro da Maroni, per capire che il suo referendum-bufala è solo una
colossale e menzognera operazione elettorale, in cui si promettono miliardi di euro che
arriveranno mai perchè non possono arrivare, e intanto si spendono 50 concretissimi
milioni di euro dei cittadini lombardi.
Per questo l’unica cosa sensata da fare con il referendum-bufala di Maroni è non andare a
votarlo, perché l’unica cosa da fare con le fregature è starne alla larga.

Lorenzo Cinquepalmi