Alfonso Maria Capriolo
L’ombelico del mondo

Sto partecipando, da spettatore curioso, ai numerosi incontri politici promossi nella mia città, Ancona, da vari soggetti e a vario titolo, che vedono la presenza di esponenti nazionali del Partito Democratico.

Da socialista non settario e realista, riconosco che il PD rappresenta comunque la forza più importante della sinistra italiana, cui spetterebbe il compito di aggregare attorno ad una sua proposta politica di centro-sinistra, le altre componenti della sinistra stessa, a cominciare dai partiti che nelle scorse elezioni politiche hanno dato vita alla lista “INSIEME” (PSI, Verdi, Liste civiche di ispirazione prodiana), per passare ai Radicali, alla variegata galassia di sigle che erano confluite in LEU (Art.1, Sinistra Italiana, Possibile, ecc.), agli orfani di Di Pietro dell’Italia dei Valori, arrivando fino ai compagni di “Servire il popolo”, tentando inoltre di coinvolgere per un progetto di governo “progressista” anche quel che resta di forze che pure hanno avuto un ruolo nella storia di questo Paese come i repubblicani, i socialdemocratici non confluiti nel PSI, gli ex-Alleanza Democratica, ecc.

Non ho particolare nostalgia per le “ammucchiate” de “I Progressisti” o dell’Ulivo, anche tenendo conto del fatto che non è più in vigore il sistema elettorale del “Mattarellum” che le aveva favorite e rese quasi obbligatorie.

Tuttavia, se si vuole creare un argine alla destra “sovranista” di Salvini che sta egemonizzando ciò che resta del centro-destra berlusconiano ed alla deriva autoritaria del populismo pentastellato andato al governo, bisogna mettere in campo una strategia che, per quanto basata sul riconoscimento delle differenze di ciascuna forza politica esaltate dal sistema elettorale proporzionale (che è lo stesso con il quale andremo a votare alle Europee del prossimo anno, anzi senza nemmeno la quota di collegi uninominali maggioritari), tenti di aggregare il più possibile il “popolo” del centro-sinistra su obiettivi comuni, chiari, praticabili sia nel breve che nel lungo periodo.

Mi sarei aspettato da dirigenti, nazionali e locali, di quel partito che ha retto il governo del Paese fino a sette/otto mesi fa, nonostante la batosta elettorale e il ridimensionamento del ruolo di Matteo Renzi nello scenario politico nazionale e nello stesso PD, una lucidità di analisi ed una capacità di lanciare proposte nella direzione sopraindicata.

Il 6 novembre ho assistito alla presentazione pubblica ad Ancona del candidato alla segreteria del PD, Nicola Zingaretti. Dico subito che il discorso del presidente della Regione Lazio mi è piaciuto: articolato e ragionato nella critica all’attuale governo, non iroso e senza lanciare anatemi contro la gestione renziana del suo partito, ma consapevole della necessità di cambiare l’attuale sistema organizzativo del PD, cosa che egli ha dichiarato di voler fare. Come e in funzione di quale politica non l’ha detto; lo scopriremo vivendo.

L’intervento di Zingaretti è stato preceduto dalla proiezione del video musicale “Rock’in 1000”, realizzato il 26 luglio 2015 al Parco Ippodromo di Cesena, nel quale mille suonatori (350 chitarristi, 150 bassisti e 250 batteristi) e 250 cantanti in coro si erano riuniti (senza prima conoscersi, ma rispondendo ad un appello lanciato su internet) per eseguire in sincrono un brano dei Foo Fighters, band rock da loro amata, ottenendo che, a seguito del grande successo del video sul web, il gruppo statunitense decidesse di aggiungere alle tappe italiane del proprio tour mondiale una proprio a Cesena, per soddisfare la richiesta di fan così determinati. Morale della storia: se ci si unisce assieme per perseguire un determinato obiettivo, anche se molto difficile, si può riuscire a raggiungerlo.

Ciò che però mi ha più colpito sono state le “slides” proiettate a ciclo continuo sul maxischermo in attesa dell’inizio della manifestazione: contenevano aforismi (un po’ da bigliettini dei Baci Perugina) di personaggi celebri come Martin Luther King (l’unico politico citato), la moglie del presidente statunitense Eleanor Roosevelt, il Dalai Lama, il giudice Paolo Borsellino (martire della giustizia, ma di idee dichiaratamente di destra), John Lennon, Albert Einstein e persino il filosofo inglese del 1600 John Donne, le tre senatrici a vita Rita Levi Montalcini, Liliana Segre e Margherita Hack, quest’ultima l’unica citata, assieme a Pier Paolo Pasolini, ad aver avuto un’appartenenza dichiarata alla sinistra, in quello che allora si chiamava Partito Comunista Italiano.

Mi ha stupito questa scelta del movimento “PiazzaGrande” – così si chiamano i sostenitori di Zingaretti alla segreteria dem – evidentemente condizionati dall’amore per la musica, visto che il nome è chiaramente ispirato all’omonima canzone di Lucio Dalla.

Nel loro “Pantheon” non figura nessun politico italiano, neppure Giuseppe Dossetti, Piero Calamandrei, Giorgio La Pira, Enrico Berlinguer, che pure erano presenti in quello del partito renziano, assieme a Gandhi, Nelson Mandela e John Fitzgerald Kennedy.

A mio avviso, questa carenza di richiamo ad una identità storica e politica la dice lunga sulla crisi del PD, il partito voluto da Walter Veltroni come “tendenzialmente maggioritario” ed autosufficiente. Piuttosto che affrontare il problema dell’identità, che rischierebbe di dividere i dirigenti di provenienza democristiana da quelli di provenienza comunista e post-comunista (per carità di patria non parliamo di quelli di provenienza socialista), si preferisce ancor oggi rimuovere il problema, pensare che il PD possa andare avanti metabolizzando tutto e il contrario di tutto, senza mai riconoscere i propri errori, del passato remoto e del passato recente, nella logica leninista, ma mutuata dalla Chiesa cattolica, secondo cui il partito ha sempre ragione, anche quando sbaglia.

I socialisti, in Italia e nel mondo, di errori ne hanno commessi tanti, ma ogni volta hanno saputo trarre lezione da questi, anche se ciò non ha impedito loro di commetterne di nuovi e diversi; ma nel frattempo, essi hanno contribuito a scrivere la storia d’Italia e d’Europa nel senso del progresso della classe lavoratrice e del rafforzamento della democrazia e dei diritti civili.

Se il PD non avvia una profonda riflessione, anche ideologica, su cosa vuol dire essere di sinistra nel terzo millennio, poveri loro e poveri noi.

Leggendo i motti dei personaggi citati, mi è venuto spontaneo pensare: “Mancano solo papa Francesco e Madre Teresa di Calcutta”. Poi, per un fenomeno mentale associativo, forse dovuto anche ai richiami musicali dei “piazzagrande”, mi è venuto in mente un verso di una canzone di Jovanotti (“Penso positivo”): «Io penso che a questo mondo esista solo una grande Chiesa, che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa …», che, a mio avviso, ben si attaglia a questa concezione un po’ pigliatutto, da “ma anche …” di veltroniana memoria. Del resto, Jovanotti aveva rivestito un posto di rilievo nel Pantheon renziano, avendo anche partecipato ad alcune edizioni della “Leopolda” fiorentina.

Sempre per associazione di idee, mi è venuto in mente il titolo di un altro tormentone di Lorenzo, “L’ombelico del mondo”.

Ecco, fintanto che i dirigenti ed i militanti del Partito Democratico non smetteranno di considerarsi “l’ombelico del mondo”, per cui l’occupazione più importante è quella di discettarne e di rimirarselo, temo che la sinistra italiana non sarà in grado di riconquistare consensi ed elettori.

Russo, Pera, Voltarelli
Avanti con giudizio

Care compagne e cari compagni, accogliamo con vivo interesse la proposta dei compagni Buemi, Cipriani, Gambardella, Iacovissi, Iorio, Parea, Romanzi, Rometti, Schietroma, Serpillo, rispetto alla necessità di aprire il dibattito interno sul futuro del nostro partito.

Non ci convince invece, proprio in virtù degli ambiziosi presupposti che la vostra lettera si pone e che riguardano uno scenario che va ben oltre le nostre forze ed energie, ridurre questa necessaria discussione nelle ristrettezze di una procedura congressuale straordianariamente breve. Pertanto sarebbe opportuno una riflessione ampia, coinvolgente ed ordinata e che abbia tempi tali da mobilitare e rendere partecipe l’insieme delle nostre forze e stimolare quanti possono essere interessati alla nostra discussione. Riteniamo quindi, insufficiente, qualora fosse anche possibile nei tempi da voi indicati, strangolare questa vitale ricerca entro febbraio del 2019.

Politici esperti e con responsabilità di direzione come voi, sanno che la vita di un partito passa attraverso la sua democrazia interna e l’organizzazione di questo, è data da una sua disciplina. Due elementi che ci differenziano fortemente dallo spirito movimentista. Ragion per cui, prima di riflettere sulla fase finale del congresso, è indispensabile consegnare il dibattito anche ai nostri direttivi provinciali e regionali. Concorderemo tutti quindi, che è richiesto un tempo ragionevolmente congruo.

Inoltre, queste elezioni europee (come da voi sottolineato) saranno un decisivo ed impegnativo banco di prova per il socialismo europeo. Proprio in virtù di questa considerazione, questa nostra discussione non puo’ estraniarsi o separarsi da questa competizione elettorale. Deve piuttosto esserne il cuore ed il motore, per ampliare ed allargare il nostro spazio vitale. Questo, siamo convinti, sia obiettivo comune.

E’ certo che il tema di una rinnovata classe dirigente, nei metodi, nelle forme e nei contenuti non sia più rinviabile. Ma nemmeno puo’ essere il prodotto di derive autoreferenziali. Ed in ogni caso, non puo’ non tener conto di quanti e quante, con grande spirito di sacrificio ed in condizioni estremamente difficili hanno tenuto e tengono alta la bandiera del socialismo italiano. Ci teniamo a sottolineare, che in questi anni, il nostro Segretario, seppur con estrema difficoltà, ha lavorato in questa direzione.

Dunque che fare? E qui va la nostra proposta. Innanzitutto riflettere senza essere afflitti da una cupio dissolvi, evitando liquidazioni all´ingrosso. Non tutto è buono, ma non tutto è da buttare.

Pensare e quindi accrescere la nostra capacità critica, senza ideologismi o paraocchi, ma senza smantellare un orizzonte ideale sacrificato in molte circostanze al calcolo elettorale di corto respiro, che spesso ha costretto le forze di sinistra ad un elitarismo tecnocratico dall´alto e ad un mimetismo dal basso, originando una contraddizione tuttora irrisolta. Pertanto, in relazione a quest’ultimo punto, chiediamo al nostro segretario di farsi protagonista e promotore di un’iniziativa che apra tale discussione e che coinvolga tutte le forze di sinistra in campo e che si ispirano al socialismo europeo.

Siamo certe che i prossimi mesi ci vedranno si a discutere, ma non possiamo dimenticare che la vera battaglia va ben oltre la dialettica interna del nostro partito e che richiede uno sforzo di inclusione, questo si, straordinario.

Con affetto e stima

Simona Russo
Rossella Pera
Nicoletta Voltarelli

Lettera al Consiglio Nazionale

Lettera al Consiglio Nazionale dai componenti della segreteria: Buemi, Cipriani, Gambardella, Iacovissi, Iorio, Parea, Romanzi, Rometti, Schietroma, Serpillo

Care compagne, cari compagni,

in vista dell’imminente Consiglio nazionale del partito, convocato per sabato 17 novembre p.v., in qualità di componenti della segreteria nazionale desideriamo esprimere sin d’ora, ed in modo pubblico, alcune argomentazioni di carattere politico, che auspichiamo possano essere utili al dibattito sui prossimi appuntamenti, a cominciare da quello congressuale.

Proprio in relazione a tale aspetto, l’orientamento emerso durante l’ultima segreteria nazionale tenutasi lo scorso 3 ottobre è stato quello di celebrare il Congresso nazionale straordinario prima delle elezioni europee. Tuttavia, l’orizzonte temporale che ci separa da questa cruciale scadenza elettorale (26 maggio 2019) appare molto ampio, e del resto pare stia emergendo, seppur in via informale, l’intenzione di tenere le nostre assise solo un mese prima, aprile 2019. Ciò merita a nostro parere qualche approfondimento.

Siamo senz’altro favorevoli alla convocazione di un Congresso straordinario, poiché la mutata fase politica che vive il Paese, oltre ad un naturale esaurimento del ciclo politico decennale di gestione del partito, impone la fisiologica necessità di ripensare la nostra azione per adattarla al mutato contesto e consentire ad un nuovo gruppo dirigente di guidare i processi politici e programmatici che le prossime sfide porranno. Da qui il nostro convinto voto positivo in segreteria per avviare l’iter congressuale.

Proprio in ragione di questi obiettivi, però, non possiamo non sottolineare che, se si vuole concretamente mettere in condizione il nuovo gruppo dirigente di preparare al meglio le elezioni europee (di certo le più importanti della storia della Repubblica anche perchè assumono una valenza strategica per gli stessi destini dell’Unione europea) e le elezioni amministrative per il rinnovo di circa la metà dei Comuni italiani e di alcune importanti Regioni, è necessario che la comunità socialista venga interpellata per tempo sulle azioni da compiere, sulle proposte da elaborare e sulle persone chiamate a tradurre questa volontà in politiche. Insomma, un Congresso straordinario ad aprile ci sembra davvero fuori tempo massimo.

Al contrario, esiste la possibilità di individuare un percorso che sia rispettoso delle procedure statutarie ma che, nel contempo, permetta al partito di assumere decisioni in tempi ragionevolmente più utili alla causa.

Abbiamo un tesseramento da completare, così come la necessità di rafforzare economicamente le nostre strutture. Sono aspetti che non intendiamo sottovalutare ma che non possono costituire l’unico presupposto per rinviare le nostre decisioni. Riteniamo, quindi, che il tesseramento vada concluso entro il 31 dicembre prossimo per avere un quadro chiaro sulla platea congressuale. Potremmo quindi stabilire già nel prossimo Consiglio nazionale tempi certi di approvazione del tesseramento così da aprire quanto prima il Congresso straordinario in via ufficiale, con le modalità e i criteri che verranno individuati, e concludere i lavori congressuali entro il mese di febbraio 2019.

A quel punto, il nuovo segretario ed il nuovo gruppo dirigente, corroborati dal mandato appena ricevuto dal Congresso, avrebbero ancora la reale possibilità di promuovere una politica rivolta agli appuntamenti elettorali. Diversamente, qualunque decisione sarebbe più difficile e, forse, meno efficace.

Il momento che vive la nostra comunità è drammatico, ed avvertiamo, pertanto, la responsabilità di fare il possibile per creare una concreta prospettiva politica capace di portare la nostra gloriosa storia nel millennio che stiamo vivendo, con tutte le sue complicazioni ma anche con le opportunità che dovremo esser in grado di cogliere. Quel momento è ora.

Infine, care compagne e cari compagni, auspichiamo vivamente che dal Consiglio nazionale del 17 novembre p.v. parta un forte invito ai tanti socialisti che attualmente sono fuori dal Partito (e sono davvero tanti) ad iscriversi e a partecipare al Congresso straordinario.

Se vogliamo sul serio avere un futuro, abbiamo bisogno, innanzitutto, di un Partito veramente inclusivo e realmente aperto a tutti coloro che condividono con noi i fondamentali valori del socialismo italiano.

Fraterni saluti

Enrico Buemi
Graziano Cipriani
Elisa Gambardella
Vincenzo Iacovissi
Luigi Iorio
Federico Parea
Luciano Romanzi
Silvano Rometti
Gian Franco Schietroma
Mario Serpillo

Franz Caruso
Evitiamo inutili doppioni

Apprendo dal Corriere della Calabria che sabato si è riunito a Lamezia il Forum riformista calabrese, un’associazione che si compone di tanti ex iscritti del Psi e che propugna l’azione riformatrice come strumento, tanto politico quanto amministrativo, di risoluzione delle problematiche che attanagliano l’apparato statale e, sopratutto, regionale.

Il titolo dell’articolo (“I socialisti guardano alle Regionali…) è inequivocabile e, del resto, non è frutto né di un errore né di un’esagerazione del giornalista che, anzi, ha coerentemente sintetizzato il contenuto dell’incontro, o almeno questo si deduce dai virgolettati. I socialisti guardano alle Regionali, è vero, e lo fanno dall’angolo visuale che più gli è consono, quello del Partito socialista italiano, casa del pensiero progressista e riformista, aperta, inclusiva e contraddistinta dalla eterogeneità dei suoi inquilini ai quali, anche se tradita, maltrattata e abbandonata, ha lasciato sempre una porta aperta. Indubbiamente, la curiosità di sentire ciò che hanno da dire soggetti che hanno contribuito a fare grande questo partito, che lo hanno vissuto e conosciuto e che sono entrati nelle sue vicende più importanti (anche se a volte, specialmente nelle ultime occasioni elettorali, hanno preferito farlo da dietro, in scivolata) è grande e non viene tradita: puntualmente, infatti, si riscontrano idee di fondo che ci uniscono, modi di intendere l’impegno politico e sociale che ci accomunano; nelle parole dell’amico Zavettieri c’è tanto di quello che gli attuali compagni socialisti sostengono quotidianamente.

È chiaro, a questo punto, che la mia non è una contestazione nel merito, ma è una preoccupazione sul metodo. Da quanto si legge, è evidente l’intenzione del Forum di arrivare alla prossima tornata elettorale regionale con un proprio simbolo, ed è altrettanto evidente che si corre così il rischio di creare un inutile doppione, a meno che non vi sia l’intenzione di dimenticare tutte le forze che compongono il centrosinistra diverse dal Pd. La storia ci insegna che il più grande limite della sinistra è quello delle lotte interne, condotte al fine dell’affermazione di una irrealistica supremazia ideologica di una corrente su un’altra, che hanno fatto chiamare vittoria l’elezione di un parlamentare in più nelle file di un gruppo, invece che sconfitta l’aver perso le elezioni in senso assoluto.

Oggi non possiamo più consentirci questi lussi: viviamo in un paese in cui una cittadina italiana viene cacciata in malo modo da un ufficio postale di Milano (!) perché è nera, in cui la stampa è attaccata ferocemente dal potere esecutivo, in cui diritti e libertà fondamentali sono seriamente messi in discussione da un’idea inquisitoria di giustizia. Nell’età post-ideologica avere un ideale comune è al tempo stesso una fortuna e una ricchezza. Le condizioni per attuare quella che a tutti gli effetti si presenta come una resistenza democratica ci sono ed i socialisti del Psi intendono praticarla, da riformisti in un centrosinistra totalmente rinnovato; a patto di essere veramente disposti ad accantonare le ambizioni personali, o meglio, a fare personale l’ambizione di mettere l’interesse collettivo davanti al proprio.

Franz Caruso
Segretario Provinciale PSI Cosenza

Luca Fantò
Per la Scuola, contro la proposta ANP

Il PSI esprime la propria contrarietà alla proposta dell’ANP di abolire le materie di studio.
In un periodo storico critico per il nostro Paese e quindi per il mondo dell’istruzione pubblica, c’è chi ha ancora lo spirito per fare proposte balzane come quella di abolire le materie di studio sostituendole con gli argomenti.
Quali argomenti…?
Sembra questo l’ennesimo atto della crociata che una parte del mondo della scuola sta combattendo contro le conoscenze e a favore delle competenze. Come se le une potessero escludere le altre, come se la scuola abbia sinora fatto uscire dalle aule frotte di incompetenti.
Noi socialisti siamo convinti che chi sa, al momento opportuno saprà fare.

Il PSI è altresì contrario alla seconda proposta fatta dall’ANP in questi giorni, la cancellazione delle graduatorie dei precari per dare ai Presidi facoltà di assumere direttamente i docenti “migliori”.
Quali i parametri di merito in una scuola che, a giudicare dalle proposte dell’ANP, è sempre più simile ad un’azienda?
E i “peggiori” quali scuole avranno il compito di accogliergli…?

In realtà l’impressione è che si stia puntando a trasformare la scuola pubblica in una grigia fabbrica di esecutori, privati della possibilità di conoscere ma competenti nel saper rispondere efficacemente alle richieste del mercato.
Noi socialisti auspichiamo che così non sia e continueremo a denunciare ogni tentativo di togliere alla scuola pubblica la sua funzione principale di strumento in grado di fornire a tutti i giovani pari opportunità.

Luca Fantò
Referente nazionale PSI scuola

Leonardo Scimmi
Tornare a crescere si può

In vista del Consiglio Nazionale e del Congresso che sarà convocato, vi propongo – in qualità di membro del Consiglio Nazionale, la seguente riflessione da portare avanti e sviluppare nei prossimi mesi.

Europa Riformista. I temi da sviluppare sono:
Identità, comunicazione, proposte e posizionamento. Occorre sviluppare un programma concentrato su: Identità: per recuperare i socialisti di sempre, tutti, ancora legati al Garofano, i tanti amministratori oggi in Forza Italia, vanno recuperati.

Comunicazione: occorre acquisire visibilità, con sistemi moderni.

Le proposte sono:

mitbestimmung, erasmus della politica, politiche industriali, spending review e riordino rapporto stato regioni.

Posizionamento: riformismo moderno, socialismo liberale, classe media, voglia di crescere economicamente.

La chiave della proposta è la politica industriale: rilanciare il Paese con l’utilizzo della CDP per tornare ad investire nel Sud e nelle infrastrutture e nell’impresa. Stato e mercato cooperano per superare il gap italiano in termini di Pil ed infrastrutture.

Un partito per la crescita economica. Un partito laburista industriale riformista che porta l’Italia fuori dal guado in cui 25 anni di inerzia l’hanno cacciato. Un partito che parli alla classe media, imprenditori e sindacati razionali, alle PMI che non riescono a fare il salto dimensionale e tecnologico. Un partito che rilancia il Sud, le strade, le ferrovie i porti. Un partito che abbatte la disoccupazione.
Tornare a crescere si può.

Leonardo Scimmi
Zurigo

Leo Alati
Diagnosi

No, non è normale che il PSI sia ridotto a queste percentuali. Ma la responsabilità ha radici ormai lontane nel tempo. Già ai tempi di Craxi, ma anche con i segretari precedenti, con il partito al governo del Paese e delle amministrazioni locali alleato della DC o del PCI, si era verificato l’assalto alla diligenza da parte di opportunista di varia provenienza. Una gramigna che finì spesso per soppiantare l’erba buona. D’altra parte era facile scalare un partito che andava dal 10 al 14% ma che deteneva un potere ben maggiore.

A livello nazionale questo andazzo fu sottovalutato, occupati magari in grandi progetti politici, peraltro tuttora validi, e il risultato fu che il PSI, che poi era un gigante solo fino ad un certo punto, si ritrovò ad avere i piedi di argilla. Di fronte all’attacco di tangentopoli ci fu il fuggi fuggi dal parte dei soliti in cerca di sistemazione ma anche di chi in buona fede cercava una nuova casa per continuare le battaglie socialiste.

Ricostruire un partito ridotto in quelle condizioni, attaccato da destra e da sinistra, massacrato e poi ignorato da giornali e TV, non sarebbe stato facile per nessuno. A questo possiamo aggiungere la tradizionale litigiosità dei socialisti, che una volta poteva avere aspetti positivi ma ora è solo patetica, e la paralisi è inevitabile.

La diagnosi deve essere veritiera e spietata ma solo per indurci ad andare avanti in modo consapevole: le difficoltà ci sono per essere superate. Basta volerlo.

Leo Alati

Marco Andreini
Le divisioni di Bobo

Si fa un gran parlare o scrivere almeno sui social dei grandi appelli all’unità del pianeta socialista. Noto una grande effervescenza in particolare del compagno Bobo, vedo che alcuni miei valenti ed esimi colleghi di segreteria si spellano le mani dalla gioia e invitano a fumare tutti il Calumet della pace. Sono il primo a rallegrarmi, lo auspicavo per il congresso di Salerno e solo per combinazione non sono arrivati a impedirci di iniziare i lavori i carabinieri. Lo auspicavo a Roma, e non è venuto nessuno. Non vorrei che oggi guarda caso vicino alle elezioni Europee fosse la volta buona. Ma senza che ci prendiamo in giro, come provocatoriamente chiese Stalin a Yalta agli alleati, “ma quante divisioni ha questo papa “modestamente chiedo al mio amico Bobo, quante divisioni può schierare in battaglia,tradotto quanti voti. Siccome siamo tutti un po’ scafatelli la risposta la sappiamo tutti. E allora a che serve questa fibrillazione continua sui social. Solo a giochi di società, tutto si decide negli organismi del partito, regolamenti compresi, e nel consiglio nazionale, mi permetto solo di ribadire tutto, finanche le scelte assunte in segreteria che potrebbero essere riviste dal consiglio nazionale che è sovrano.

Marco Andreini
Segreteria nazionale Psi

Luca Fantò
Sovranisti a parole, sottomessi nei fatti

In sintesi. Alle elezioni di marzo si è arrivati con un “contratto di governo” che accennava distrattamente alla scuola pubblica; il Presidente del Consiglio nominato da leghisti e grillini poi, presentandosi alle Camere per la fiducia, ha ignorato il mondo dell’istruzione; trascorsi alcuni mesi dalla nascita del governo Salvini-Di Maio, le prime anticipazioni sulla manovra hanno sottolineato la mancanza di fondi per i contratti in scadenza del personale scolastico; pochi giorni dopo il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha dichiarato che la scuola non ha bisogno di ulteriori fondi; ad ottobre la manovra economica che taglia i fondi per la scuola; ieri le dichiarazioni del leader cinquestelle Di Maio che dice di voler dare più soldi agli insegnanti italiani riducendo gli sgravi fiscali ai petrolieri…

Queste le parole, le anticipazioni, le promesse, il quadro d’insieme caotico che restituisce la politica di un governo che sembra non voler effettivamente affrontare i problemi che stanno sgretolando lentamente il sistema di istruzione pubblica.

Che il governo gialloverde brancoli nel buio è evidente, ma quelllo che sta accadendo intorno alla scuola sembra ancora peggio, sembra proprio l’anticamera del caos, del totale annichilimento.

I fatti. I docenti sono sempre più le vittime prescelte da genitori esasperati (di ieri la notizia di una madre che ha sputato addosso ad un’insegnante); nelle Regioni sempre maggiori sono i contributi che direttamente o indirettamente vengono versati alle scuole non statali e quindi di fatto sottratti all’istruzione pubblica; gli stipendi del personale scolastico sono al palo, non solo i più bassi d’Europa ma addirittura la metà di quelli tedeschi.

Lega e cinque stelle a parole si fanno alfieri della lotta al “dominio teutonico”, nei fatti si dimostrano incapaci di sostenere un settore nevralgico per il rilancio italiano, quello dell’istruzione pubblica.

Sovranisti a parole, nei fatti sottomessi agli eventi.

Se si tratti di inganno o di incapacità, non spetta evidentemente a noi socialisti chiarirlo. Noi sin dai tempi di Bossi abbiamo denunciato la pericolosità politica della Lega e, dai tempi della trappola streaming a Bersani, l’inadeguatezza dei cinque stelle.

Cosa fare? E’ evidente che l’opposizione in Parlamento non possiede gli strumenti per contrastare efficacemente l’azione caotica del governo giallo verde. E’ altrettanto evidente l’importanza delle prossime elezioni europee.

Alle elezioni europee il centrosinistra deve necessariamente presentarsi con una proposta unitaria, una proposta che valorizzi la formazione, la scuola statale e l’università pubblica come strumento primario per uscire dal caos in cui un ventennio di destrutturazione sociale ha gettato il Paese.

Luca Fantò
Referente PSI scuola

Bobo Craxi
Ora coesione nel mondo socialista

Caro Avanti!, Cari Compagni,
Un mese orsono nel corso della Festa di Caserta alla quale ho partecipato mi erano giunti eco di una volontà di dedicare la futura Assemblea al percorso di rilancio del Partito da suggellare in un Congresso, aprendo quindi le sue porte ad associazioni, a società civile ma in particolare a quei compagni che ponendosi in una posizione di dissenso si erano momentaneamente separati dalle attività di Partito.

Avevo colto questa idea come un segnale di apertura direi importante, improntato innanzitutto alla possibilità di un impegno collettivo generale per il riassorbimento di una fase che sta ormai alle nostre spalle e per un richiamo più generale al ritorno all’impegno nel Partito di tanti fra militanti ed elettori che si erano distaccati.

La fase che viviamo necessità di coesione e di maggiore fede nella capacità di ripresa del mondo socialista in un momento nel quale le riabilitazioni dei Partiti cardine della
Democrazia Italiana, benché postume, sono all’ordine del giorno. Lo sbandamento di questi partiti che stanno governando l’Italia impone anche a noi socialisti di accelerare nella capacità di riunione, d’intesa, di rinnovamento di idee e di programmi. È nell’interesse generale che la questione politica del rilancio socialista non può essere differita ed essa può avvenire con un progetto di medio-lungo periodo convincente che può riportarci ad essere di nuovo responsabili e protagonisti della vita politica del paese.

Penso quindi che senza indugio alcuno e mettendo da parte recenti ruggini che sia necessario però agevolare e non ostacolare questo cammino.
A questo riguardo vi chiedo di ripristinare l’idea originale che scaturì dalla vostra recente riunione e consentire a tutti i compagni di prendere parte ai lavori del
consiglio che prepara la prospettiva del congresso. È uno spirito costruttivo, critico e pratico che può ancora riunire segmenti ed aree che hanno assai più cose in comune di quanto non si pensi.

Mi faccio interprete in questo senso del messaggio che mi è pervenuto in questi mesi da tanti compagni, da tanti cittadini, preoccupati del futuro. Essi reclamano una nuova forza di nuovo in campo capace di rappresentarli con lo stesso coraggio e determinazione con la quale il PSI nel passato lontano, ma non lontanissimo, seppe interpretare i cambiamenti del Paese.

Oggi c’è da difendere le conquiste della democrazia, il lavoro e la nostra stessa adesione alla più grande utopia dell’ultimo Mezzo secolo: l’Europa. Solo uniti e rinnovati saremo capaci di essere all’altezza di queste sfide.

Bobo Craxi