Sonia Gradilone
Immigrazione e il vaccino delle minoranze linguistiche

Esistono questioni rimosse, ingiustizie che non si vedono, che sono come annullate in una indifferenza gravissima. La legge elettorale con il “superaccordo” tra le 4 formazioni politiche più rappresentative del Paese (Pd, Lega, Forza Italia e Movimento 5 stelle) si arena sulla modalità di elezioni dei parlamentari trentini e alto atesini, su questioni legate a minoranze, in questo caso di lingua tedesca e ladina, in questo caso con implicazione di diritto internazionale. Non entro nel merito di questa questione, ma la prendo a spunto per il “silenzio” sulla questione che voglio sollevare: il silenzio sulle minoranze linguistiche in Italia. Sono figlia della comunità arbereshe di Calabria, sono figlia una delle lingue “non parlanti” di questo paese (insieme a grecali, catalani, occitani, sloveni e croati). Si tratta di un patrimonio umano, culturale e linguistico enorme, enormemente rimosso. Oggi ci poniamo i problemi della “nuova umanità in movimento per fame e persecuzioni”, problemi che non sappiamo affrontare proprio perché “dimentichi” delle nostre storie, che aiuterebbero a capire una umanità mai ferma. Nella grande crisi albanese, quella del ’91, in cui un paese di 3 milioni di abitanti (tanti quanti la sola città di Roma) avrebbe “invaso” l’Italia 20 volte più grande. Allora la mia comunità accolse migliaia di connazionali in fuga, alcuni sono anche rimasti, per solidarietà nata da una “fuga”, da una “persecuzione” di secoli prima. Credo che oggi il problema della nostra presenza in Italia vada riposizionata al centro del confronto politico per tutelare un patrimonio culturale ed umano che è indispensabile anche alla ricchezza della stessa lingua italiana, e per dimostrare che i tempi non presentano mai problemi inediti, e che l’esperienza è il patrimonio da cui trarre forza ed ispirazione. L’integrazione, la convivenza, non è appiattimento delle differenze, ma rispetto delle ricchezze. La nostra comunità, come le altre minoranze linguistiche, hanno nel loro patrimonio l’idea della “umanizzazione” dei problemi, il coraggio di ricominciare e l’idea che la Patria di speranza non deve schiacciare la Patria divenuta impossibile.
Ho messo insieme cose che apparentemente paiono non avere relazioni, in realtà la nostra presenza in Italia è il vaccino che la storia ci ha lasciato per evitare la malattia grave del razzismo e della xenofobia, della paura. Un patrimonio che non va negato ma difeso e tutelato.

Sonia Gradilone
Responsabile Immigrazione Psi

Psi Veneto
Il documento congressuale regionale

Nell’anno che è trascorso dal Congresso di Salerno ad oggi, il PSI è stato costretto a sostenere una battaglia legale e politica che ne ha rallentato l’azione.

Ora, con il Congresso di Roma, la questione è risolta e possiamo tornare ad agire in maniera efficace per il rilancio del nostro Partito. Possiamo farlo nella consapevolezza di poter contare esclusivamente sulle nostre forze, ma anche nella consapevolezza della forza morale dei nostri valori: solidarietà, uguaglianza e libertà.

Attuare i dettami costituzionali, stabilire nuove solidarietà tra le diverse aree del Paese, riconoscere agli immigrati i propri diritti ma in un quadro di precisi obblighi, puntare sullo sviluppo delle attività turistiche, culturali, sulla valorizzazione dell’ambiente per determinare importanti prospettive di sviluppo economico, intervenire nel settore della casa per ridurre il disagio delle giovani coppie, degli studenti, degli anziani, dei precari, riformare la giustizia, salvaguardare in modo equo le pensioni, sostenere convintamente l’integrazione politica europea anche per contrastare i peggiori populismi.

A livello nazionale la politica ha sofferto le vicende interne al principale partito italiano ed il centrosinistra vive una fase di stasi dovuta all’incapacità di alcuni suoi dirigenti e anche all’arroganza delle forze che interpretano nella maniera peggiore il termine “populismo”.

Categorie, quelle di sinistra e destra che non passano, ma si trasformano.

In una sorta di regressione storica o di riduzione del campo politico, siamo tornati ad attribuire loro il valore di “progressista” e “conservatore”, abbandonando gli ideali del ‘900 e tornando ad una visione ottocentesca di una società che, all’interno dei canoni del liberalismo, può agire in maniera più o meno democratica, più o meno tollerante.

Un anno in cui ci avrebbero voluto impedire di lavorare

Il PSI del Veneto, rispetto ad un anno fa, può contare su una giovanile presente in più province, un tesseramento consolidato, una dignitosa capacità di azione sul territorio dimostrata nelle amministrative in corso ed in cui abbiamo presentato candidati Sindaco in diversi Comuni, liste politiche di evidente ispirazione socialista, collaborato con partiti e movimenti sia nell’ottica elettorale che in quella più propositiva degli interventi sul territorio attraverso associazioni e amministrazioni.

Il PD Veneto in alcune realtà ci ha ostacolato, in altre ci ha sostenuto confermando che come partito non esiste e rimane senza una linea politica regionale.

Laddove il partito di Renzi ci ha danneggiato siamo intervenuti a livello regionale lamentando direttamente e a mezzo stampa le nostre posizioni.

Sempre e comunque abbiamo reagito salvaguardando la dignità del PSI.

Purtroppo quanto fatto dal partito a livello regionale e locale spesso non arriva alla cittadinanza e quindi anche ai compagni che non hanno altri strumenti di informazione se non i nostri siti internet.

La stampa a livello regionale ha continuato ad ignorarci nonostante il giornaliero invio di comunicati da parte del regionale e nonostante il PSI regionale sia stato di sprone efficace per i compagni del nazionale che in Parlamento hanno rappresentato, oltre alle loro numerose iniziative, anche quelle pervenute dal nostro territorio. Basti pensare alla legge regionale sugli asili nido che discriminava tra bambini, impugnata dal Governo anche a seguito dell’interrogazione parlamentare della compagna Locatelli sollecitata dal PSI del Veneto.

Il referendum sull’autonomia

A proposito di campagna elettorale delle forze della destra veneta, la Lega di Zaia sta cavalcando la questione autonomia propinando ai cittadini un inutile quanto dispendioso referendum consultivo.

Il referendum quindi è un’evidente mossa elettorale della Lega, una trappola ben congegnata per raccattare i voti del malessere della cittadinanza resa senza speranza dalle campagne allarmistiche dei troppo asserviti mass media e mettere all’angolo le altre forze politiche che si trovano a non poter svelare come “il re sia nudo”.

Il PD sembra tenere un atteggiamento poco chiaro, i suoi esponenti hanno esposto posizioni diverse. Il PD, di fronte alla trappola leghista ha scelto di limitare il danno. Ma noi non abbiamo nulla da perdere se non la nostra dignità e quindi non dobbiamo cedere al ricatto di chi dice “o con la Lega o contro i cittadini”.

Mai il PSI ha inteso creare delle differenze tra cittadini italiani. Un lavoratore, un disoccupato, uno studente, un anziano o un giovane, agli occhi dei socialisti restano uguali se residenti in Veneto come in Liguria, Calabria o qualsiasi altra località del nostro Paese. La nostra battaglia deve essere per far sì che in tutte le regioni d’Italia, tutti i cittadini possano disporre autonomamente delle risorse che producono, anche seguendo criteri di solidarietà qualora essa non venga imposta.

Ad eccezione del Trentino Alto Adige, dare uguale e reale autonomia a tutte le Regioni è possibile. Ed è possibile attraverso un’azione parlamentare di cui i nostri pochi, ma coriacei parlamentari, potrebbero essere tra i promotori.

Questo è battersi per l’autonomia dei cittadini e non fare campagna elettorale per la Lega.

Noi non possiamo seguire chi cerca di usare la disperazione dei cittadini per grattare il fondo del barile elettorale. Noi socialisti del Veneto dobbiamo rifiutare la logica imposta dal referendum leghista svelandolo per ciò che è, una costosa campagna elettorale.

Il PSI veneto non molla

A livello provinciale ogni Federazione ha goduto di assoluta autonomia relativamente ai temi locali. E’ auspicabile che le federazioni dei territori partecipino maggiormente alle scelte regionali dando il proprio contributo politico e di consenso, dialogando col regionale in un flusso continua di informazioni reciproche. E’ necessario acquisire la consapevolezza del fatto che nessun iscritto al PSI, solo o in compagnia degli iscritti del suo territorio, potrà mai essere reale interlocutore delle altre forze politiche.

Dobbiamo continuare a non cedere alle lusinghe di chi ci blandisce a livello locale ma in realtà cerca di tenerci divisi non riconoscendo di fatto l’esistenza di un PSI veneto.

La dignità della nostra tradizione e l’assenza di partiti che possano rappresentarla ci impedisce di pensare ad una cessione di autonomia politica a vantaggio di altre formazioni politiche.

Elezioni

Non sappiamo come e quando andremo a votare alle prossime politiche, sappiamo che ci saranno e che dovremo auspicabilmente sostenere il nostro simbolo, certamente i nostri candidati in Veneto.

Candidati che crediamo potranno essere espressione del territorio per meglio saper rappresentarne le necessità.

Nel prossimo Parlamento i nostri eletti potranno essere di stimolo per un’autonomia di gestione delle risorse da parte di tutte le Regioni, noi vogliamo che tra essi ci sia un parlamentare del PSI eletto dal Veneto.

Punti da sostenere nei territori

Il rinnovamento e rilancio del partito, avviati seppur con fatica nell’ultimo anno, non possono prendere forza se non attraverso proposte politiche da condividere con i cittadini e relative ai seguenti argomenti, titoli a cui tutti insieme dovremo dare sostanza creando a settembre gruppi di lavoro che ci permettano di proporre soluzioni efficaci relativamente a diversi argomenti. Le critiche all’inizione, anche quando giustificate, devono trasformarsi in proposte specifiche e impegno fattivo.

Le infrastrutture, puntando ad esempio a valorizzare il porto di Venezia.

L’agricoltura come strumento di rilancio della piccola impresa giovanile

La cultura ed il turismo che rappresentano un patrimonio inestimabile del Veneto.

L’universalità del servizio sanitario.

La valorizzazione della funzione educativa e didattica della scuola pubblica e della formazione professionale, sostenendo il successo educativo e sociale.

La riduzione delle differenze di opportunità tra cittadini.

Al contrario del profitto, il lavoro è un diritto. La salute dei cittadini e quindi la cura dell’ambiente non possono venire dopo le opportunità di profitto delle imprese, così come la difesa dei parchi con politiche di sostegno e finanziamento.

Un argomento sicuramente scomodo è quello dell’immigrazione e dell’accoglienza, ma noi socialisti siamo orgogliosi di essere di sinistra ed essere di sinistra vuol dire essere inclusivi. Il PSI nazionale ha già dato una linea di intervento condivisibile: la nostra società deve essere aperta, accogliente ma senza prescindere dal rispetto delle regole e dei valori culturali.

Il PSI nazionale è impegnato fino al 18 giugno nelle “Primarie delle idee”, un momento realmente democratico promosso dal PSI nazionale e che va sostenuto con un ultimo sforzo.

Il PSI veneto quindi lancia un appello ai propri Parlamentari affinchè il partito intervenga a sostegno dei correntisti e dei dipendenti delle banche venete, vittime di una gestione che ha mostrato i difetti della peggior imprenditoria italiana.

Il PSI veneto chiede che si arrivi ad una legislazione che permetta a tutte le Regioni italiane, nei limiti previsti dai trattati internazionali e della nostra Costituzione, di gestire le risorse prodotte sui propri territori.

Il PSI veneto lancia un appello ai partiti del centrosinistra veneto, di cui il PD è la forza principale, affinchè si lavori nella più stretta collaborazione. Collaborazione sinora mancata o attuata a “macchia di leopardo”, collaborazione necessaria per sconfiggere una Lega che in Veneto da anni lavora in maniera poco efficace, curando più la ricerca del consenso che il benessere del cittadino.

Il PSI veneto ribadisce l’importanza della battaglia che i socialisti stanno portando avanti fin dagli anni’80 per l’accorpamento dei Comuni, favorire aggregazioni territoriali per la creazione di comuni di maggiori dimensioni e servizi gestiti per bacini di utenza e aree sovracomunali.

Il PSI veneto chiede al Parlamento ed a tutte le istituzioni che venga tutelato e promosso il piccolo commercio, il piccolo artigianato, l’agricoltura. Revisione delle normative sul commercio e in particolare di quelle sui giorni/orari di apertura, il tutto inserito in un quadro di difesa, valorizzazione, sostegno, incentivazione delle attività tradizionali all’interno dei centri abitati e/o storici.

Il PSI veneto, consapevole di come non sia possibile opporsi all’evoluzione della tecnologia, ma preoccupato della diminuzione dei posti di lavoro che essa comporta, chiede che si curi il giusto equilibrio tra innovazione e produzione.

Il PSI veneto chiede al centrosinistra del Consiglio regionale che cresca l’impegno per la riduzione dei ticket, per lo smaltimento delle code per accedere alle prestazioni, che si cessino i finanziamenti alle strutture private che si arrivi al divieto di doppio lavoro e attività remunerate al di fuori della struttura in cui lavorano per medici e operatori del servizio sanitario nazionale. Si lavori per il potenziamento dell’offerta di sanità pubblica per renderla autosufficiente e concorrenziale rispetto alle attività private.

Il documento sostiene la candidatura del compagno Fantò alla Segreteria regionale

Giovanni Crema,
Andrea Frizzera,
Luigi Giordani,
Giovanni Giribuola,
Paolo Trovato,
Ottavio Pasquotti,
Luciano Pigato,
Umberto Toffalini,
Luca Fantò

Michele Chiodarelli
Ripetere l’iniziativa con cadenza trimestrale

Care compagne, cari compagni,

domenica 18 giugno 2017 si terranno le ‘Primarie delle Idee. La sinistra che ti protegge’, una consultazione pubblica, promossa dal Psi, per chiedere ai cittadini di esprimersi su temi sensibili, come la protezione sociale e la sicurezza delle famiglie.

L’iniziativa, aperta a tutti, si svolgerà contemporaneamente in tutte le città italiane, grazie all’impegno delle federazioni locali che allestiranno nelle piazze principali, punti di raccolta di questionari, simili a quello che trovate in allegato. A Mantova saremo presenti in piazza Marconi in un gazebo posto a fianco del bar Venezia alla mattina, dalle ore 9.30 fino a ora di pranzo, e al pomeriggio, dalle ore 17 fino alle ore 19 circa. I cittadini potranno indicare gli argomenti su cui ritengono prioritario un intervento parlamentare e governativo, affinché le indicazioni ricevute siano successivamente oggetto di proposte politiche del Psi.

“E’ un errore politico grave ed è colpevole restare insensibili se paura e insicurezza da troppo tempo accompagnano le famiglie italiane” ha scritto recentemente in un editoriale sull’Avanti!, Riccardo Nencini, segretario del Psi “La cosa ci riguarda e riguarda l’intera sinistra europea. O il movimento socialista affronta questo sentimento con misure all’altezza dei tempi o è destinato a lasciare campo libero alla destra peggiore, reazionaria, sovranista, razzista. Nel manuale novecentesco della sinistra troviamo soltanto risposte parziali, spesso inefficaci. Serve di più. L’impegno che prendiamo – ha sottolineato Nencini – è trasformare in proposte di legge e in programma elettorale quanto scaturirà dalla consultazione pubblica su questi temi. Basta balbuzie quando la nostra gente esige certezze, basta con certo multiculturalismo che soffoca i diritti fondamentali delle donne, basta col ritenere la sicurezza individuale un tema di destra. Basta!” ha aggiunto “I socialisti hanno il dovere di rivolgersi agli elettori con parole chiare, inequivocabili. Che la solidarietà non sia alternativa alla legge, che l’accoglienza faccia il paio col diritto e con i diritti delle persone, che essere italiano non venga considerato un accidente” ha concluso.

La nostra federazione ha deciso di arricchire il sondaggio con una serie di proposte locali riguardanti la cultura, il welfare, l’economia, il lavoro, i trasporti, le infrastrutture e le pari opportunità: vi prego di diffondere capillarmente la locandina promozionale e il questionario, che potete restituire compilato al punto di raccolta di Piazza Marconi domenica, o con le vostre priorità, inviare a mantovasocialista@gmail.com.

La mia idea è ripetere l’iniziativa con cadenza trimestrale, ovviamente rinnovando il questionario, così da costruire, passo dopo passo, il programma del nostro partito per le prossime elezioni regionali, offrendo importanti suggerimenti agli attuali amministratori socialisti e una base progettuale condivisa ai nostri futuri candidati nelle varie elezioni amministrative locali.

Con l’auspicio è che in molti possiate essere presenti domenica prossima in piazza Marconi, Vi saluto fraternamente.

Michele Chiodarelli

Sonia Gradilone
Immigrazione, la via socialista della ragione

Quale deve essere un approccio socialista al problema dell’immigrazione? Certo non possiamo pensare che la risposta sia la paura e le chiusure, questo è un approccio delle destre e della loro capacità di cavalcare le paure negando le speranze, ne può essere il buonismo legato ad approcci caritatevoli. Nel primo caso avremmo un competitor politico, le destre xenofobe e i populisti, nel secondo la Chiesa.
Noi dobbiamo mettere in campo una risposta socialista, e non lo dico per “nostalgia”, ma per attualità. È vero che le elezioni francesi sono stato un disastro socialista, ma è anche vero che le proposte socialiste di Corbyn in Gran Bretagna hanno riproposto il nodo dei “socialisti che fanno i socialisti”. Sugli immigrati la nostra risposta deve essere di “protezione” degli ultimi, di “accoglienza” ma anche di rispetto delle regole di accoglienza che ci siamo dati. Dobbiamo distinguere il bisogno, dalle lotte politiche e dare risposte differenti a situazioni differenti. Gli immigrati che scelgono l’Italia per bisogno debbono, necessariamente, avere due tipi di risposte la prima, immediata, di verifica della possibilità di accoglienza nei nostri paesi in ragione della capacità di creare opportunità di lavoro, il secondo è di sostenere la crescita dei sistemi economici e formativi dei paesi di origine. L’emigrazione per bisogno non è meno degna di altre forme di emigrazione, ma è a domanda economica e va data una risposta economica. L’immigrazione da guerre e persecuzioni politiche non ha ne se ne ma, va accolta con generosità, ma anche con rigore rispetto a chi non ha diritto proprio per la sua “universalità”. Dire che è tutto uguale e accogliere senza distinguo non è socialista perché è ingiusto per le differenze delle singole situazioni. Non c’è invasione, non c’è guerra di civiltà, ma non è neanche che il problema non esiste. Coloro che sono accolti, nel rispetto dei loro diritti debbono anche trovare condizioni di vita accettabile e anche percorsi di formazione e di lavoro socialmente utili nella fase di ingresso. È disumano parcheggiare migliaia di ragazzi e ragazze impegnate solo ad attendere la sera. Farsi carico dell’immigrazione oggi è un impegno della società, non può essere un salvarsi la cattiva coscienza di una società, come non può essere la paura. Noi siamo socialisti, noi non vediamo problemi ma opportunità, noi non abbiamo soluzioni predefinite ma le cerchiamo nella prassi quotidiana. Oggi c’è in corso un guerra bipolare tra due assurdità: la paura e il pietismo, una guerra che ha già una vittima la cancrena del problema.

Sonia Gradilone
Responsabile Immigrazione Psi

Marco Lamonica
Analisi del voto in Campania

A urne chiuse, ma aspettando i ballottaggi che potrebbero riservare ancora sorprese e compagni eletti, possiamo ritenere più che positivo il risultato ottenuto dal PSI in Campania.
Come dice Enzo Maraio, “ i numeri sono numeri. Ognuno può fare l’analisi che preferisce, ma restano sempre i numeri”, e sono incontrovertibili.
I numeri li dà Il mattino, il più autorevole quotidiano della Campania, che ci dice che il PSI dove presenta la lista con il proprio simbolo, consegue il 4,83% (rispetto ai voti alle liste nei soli comuni dove il simbolo è presente) e raggiunge il 4,50% complessivo (% riferita ai voti assegnati ai partiti con l’esclusione dal computo delle liste civiche).
Nei 18 comuni superiori ai 15mila abitanti chiamati al voto in Campania il PSI presenta la lista ufficiale di Partito in 5 (prendendo 5.506 voti), in altri si presenta sotto forma di liste civiche d’area o di ispirazione socialista eleggendo, nei territori chiamati al voto, Compagne e Compagni in numero superiore rispetto al passato, come ad esempio ad Acerra.
Una sola digressione sulla Federazione di Salerno, la federazione alla quale sono iscritto: nei 4 comuni con più di 15.000 abitanti, abbiamo presentato la lista solo a Nocera Inferiore (46.563 abitanti) portando a casa lo straordinario risultato del 13,21% ed eleggendo 3 consiglieri comunali (per eleggere il quarto bastavano solo 32 voti!) tra cui una donna.
Negli altri tre: a Mercato San Severino per accordi di coalizione non sono stati presentati simboli di partito; ad Agropoli abbiamo candidato compagni in una lista civica d’area, ma è da dire che in coalizione è presente solo il simbolo del PD, nessun altro, e nessun altro simbolo di partito è presente anche nelle coalizioni concorrenti; a Capaccio, dove la lista era pronta, le coalizioni d’area csx erano ben tre. Anche qui, come ad Agropoli, nessun altro simbolo ufficiale di partito oltre il PD, non c’è l’UDC o AP, non ci sono neanche Forza Italia o Fratelli d’Italia.
Non pervenuti, in tutto il territorio provinciale, sia “Dema” sia “Campo Progressista” che “art. 1–MDP”, quest’ultimo presenta in tutta la Campania solo 2 liste(Melito e Portici).
Nella provincia di Salerno il PSI elegge, tra compagni e compagne, oltre venti consiglieri, consolidando la sua posizione di secondo partito della coalizione e confermando che senza il PSI il csx rischia di perdere in gran parte dei territori, non solo del Salernitano.
Ora, valga per il PSI campano la definizione che diede Gaetano Arfè del compianto professore De Martino: “legato a un passato irripetibile, proiettato in un futuro imprevedibile!”, un futuro che cammina sulle gambe delle donne e degli uomini socialisti, sulle nostre gambe, perché il #futuroèadesso! Avanti!

Marco Lamonica
Segreteria Provinciale Federazione di Salerno – Commissione Nazionale di Garanzia

Livio Valvano
La bussola socialista

Buona l’aria che si respira oggi in Basilicata dopo le elezioni di domenica. Per i socialisti lucani, il lavoro serio, onesto fatto di fatiche quotidiane degli amministratori lucani, alla fine viene riconosciuto dagli elettori. Gli elettori scelgono sempre bene, bisogna sempre ricordarselo. Alle parole vuote e alle suggestioni pruriginose di chi non ha cultura di governo e che, anzi, preferisce starne lontano, l’elettore lucano preferisce i fatti e la concretezza della buona amministrazione di tante persone appassionate che in Basilicata
continuano a ispirarsi ai valori e alla bussola socialista che è unperno importante della coalizione di centrosinistra.

Ad Albano di Lucania e a Rapolla i sindaci socialisti Rocco Guarino e Biagio Cristofaro
brillano per serietà, passione e amore per le loro comunità e quindi per la Basilicata.
Insieme a loro i tanti amministratori eletti nelle liste degli altri comuni, a partire da Marsico
Nuovo dove si è consumato un difficile confronto che alla fine ha trovato nei due eletti socialisti Giovanni Votta e Giovina Castaldo il perno determinante per la vittoria della coalizione, poi a Ruoti, Bella, Senise, Episcopia e gli altri Comuni, saranno un punto di riferimento prezioso per i cittadini lucani.

Livio Valvano

Mauro Del Bue
I socialisti usciti finalmente dall’inferno

Sono molto contento dell’affermazione dell’amico e compagno Germano Artioli. Se penso che ha vinto a Campegine, il comune più inespugnabile d’Italia, ne deduco che il mondo è davvero cambiato. Germano Artioli non ha mai smesso di definirsi un socialista, (è tuttora iscritto al Psi) anche in piena campagna elettorale. É stato prima vice segretario e poi segretario del Psi di Reggio Emilia dal 1990 alla sua fine. Era, allora e lo ricordo come tale, uno dei giovani più preparati e impegnati, prezioso collaboratore del presidente della Provincia Ascanio Bertani. Germano é stato amministratore del suo comune, al quale è rimasto sempre legato. Se penso che Artioli ha vinto a Campegine ne deduco due riflessioni.

La prima è riferita al fatto che i socialisti sono usciti finalmente dall’inferno che una manovra subdola e strumentale aveva contribuito a confinarli. Una piccola nemesi. La seconda è riferita alla crisi del modello cooperativo che in una realtà come Campegine ha certamente influito. Non a caso il competitore di Artioli, nonché già sindaco del Comune, era un ex dipendente della Coopsette, una cooperativa che ha recentemente chiuso i battenti, lasciando a casa centinaia di lavoratori. Penso che Campegine, in particolare, dimostri che anche a Reggio nulla è scontato, che nulla é come prima. Occorre che la sinistra reggiana ne tenga conto, che si interroghi sui suoi limiti, errori, deficienze, sufficienze e strumentali esclusioni e costruisca un futuro, anche in relazione alle successive scadenze amministrative, senza la presunzione della vittoria scontata. Non é più così. Questo il succo dell’insegnamento delle elezioni di Campegine che un uomo libero e coraggioso, di professione avvocato, ha saputo regalarci.

Mauro Del Bue

Dario Conti
Lettera aperta
al Segretario Nencini

Caro Riccardo ti scrivo questa lettera aperta quale segretario del mio partito e come vice ministro del governo Gentiloni. Governo che mi sembra molto statico ed in grave ritardo sulle problematiche del terremoto che ha colpito l’Italia centrale. Un commissario alla ricostruzione non idoneo. Basta guardare i decreti e le sue ordinanze di difficile lettura, che rimandano sempre ad altri decreti e norme, invece di predisporre un unico testo coordinato. Il nostro territorio è geomorfologicamente diverso da quello dell’Emilia. Quel modello non può essere il nostro.
È pur vero che la ricostruzione inizia quando finisce l’emergenza. L’emergenza ancora persiste pesantemente e della ricostruzione neppure l’ombra; la terra continua a tremare. Intanto si va verso la smobilitazione della protezione civile, dei corpi dei Vigili del Fuoco venuti da altre regioni. Caro Riccardo cosa dobbiamo fare noi cittadini terremotati? Qui non si vede l’inizio di nulla. Tutto è fermo, promesse non mantenute, solo un chiacchiericcio e nulla di più. Ordinanze e tempi lunghi. Leggi speciali non se ne vedono. Si opera solo con leggi ordinarie. C’è una burocrazia imperante che uccide più del terremoto. I sindaci attendono assai sfiduciati le famose casette. A distanza di più di otto mesi nessuna casetta è stata istallata, solo pochissime e soltanto in alcuni comuni sono state assegnate con il metodo del sorteggio. Per istallarle ci vogliono più di dieci, quattordici passaggi, se tutto andrà bene. Ormai stanno per diventare solo un miraggio. Poche urbanizzazioni sono in corso. Nel frattempo passano mesi e mesi con il generale inverno che si avvicina. Senza casette e stalle per quella data sarà difficile che i nostri paesi, potranno riprendere vita. Come si fa a riportare i cittadini, molti dei quali sfollati lungo la costa, nei loro territori? Intanto gli sfollati, ospiti nelle strutture ricettive della costa, devono fare le valige per far posto ai turisti. E’ una vera e propria transumanza che un tempo si faceva con il bestiame. Se non si troverà una soluzione per l’inverno, siamo proprio fregati. Le macerie non rimosse. Neppure la ricostruzione leggera è partita, figuriamoci poi quella pesante. L’ufficio ricostruzione è quasi un fantasma. Nel frattempo si registrano meno iscrizioni, per l’anno scolastico 2017-2018, nelle nostre scuole. Brutto segno. Alcuni comuni rischiano il default se non verranno quanto prima rimborsati delle spese sostenute per la messa in sicurezza e reintegrati per il mancato introito delle entrate tributarie. I ristoratori non ancora del tutto pagati. I soldi per la delocalizzazione delle attività produttive ancora non elargiti. Le attività qui falliscono per crediti e non per debiti. I pagamenti per l’autonoma sistemazione sono in ritardo. Non si sa che fine abbiano fatto i soldi della solidarietà,che molti italiani hanno fatto per noi. Ci si dice che presto si farà questo e quello,ma ancora siamo al punto di partenza. Si è tentato pure da parte di alcuni parlamentari di presentare un emendamento alla “manovrina” a favore delle aree non toccate minimamente dal sisma solo per danno indotto, a discapito delle vere zone terremotate.
Ma quale danno indotto? Per fortuna non è stato nemmeno preso in considerazione. Siamo stanchi delle promesse che non si concretizzano. Le zone rosse ancora inaccessibili e moltissime verifiche da fare in una lentezza impressionante. Le attività commerciali ed imprenditoriali soffrono. La zona franca e la zona economica speciale non è stata ancora approvata. Quella prevista nel decreto è acqua fresca. La nostra proposta di legge è ferma. Si dice pure che tale iniziativa potrebbe prefigurare, da parte dell’Unione europea, un aiuto di stato. Ma allora chi dovrebbe aiutarci!? Nell’ultima “manovrina” è stato respinto un emendamento a favore degli studenti universitari terremotati (esenzione delle tasse), preferendo finanziare il golf ed un teatro. La nostra pazienza è giunta a un limite di non ritorno. Nel frattempo si registra qualche suicidio per disperazione. Alcuni sindaci dei comuni del cratere non sono andati alla sfilata del due giugno in segno di protesta, vedendo dai nostri governanti non venire nulla, ma solo parole. Quelli che ci sono andati almeno avrebbero potuto mettere la fascia a rovescio, in segno di protesta per creare una seria attenzione. Tutti rispettiamo la festa della Repubblica. Se ci fossero stati gli uomini che hanno costruito la nostra Repubblica, forse noi terremotati non ci troveremmo così. Molti politici di sinistra, di destra e di centro, considerata la loro lontananza dai luoghi terremotati dell’Italia centrale, non hanno la percezione del terremoto e di quello che noi stiamo vivendo. Invece di invitare i turisti a passare le vacanze da noi, perché non vengono loro stessi qui, e viverci per un po’ di tempo, specialmente in autunno e inverno? Così si renderanno conto di quello che stiamo passando.
Sicuramente accelererebbero le procedure superando alcuni passaggi, eliminando la burocrazia e facendo leggi speciali. Caro Riccardo mi rivolgo a te, quale segretario del mio partito, perché ti conosco bene. Ci siamo più volte confrontati sulla nostra triste situazione, hai compreso bene, unitamente agli altri nostri parlamentari, lo stato che viviamo, per chiederti di predisporre, come partito socialista, un’iniziativa forte, clamorosa, eclatante che si senta nei palazzi che contano ed in Europa. Forse dovremmo essere noi ad occupare Montecitorio e far sentire altissimo il grido di dolore? La sfiducia e l’esasperazione ci porterebbero a questo. Noi vorremmo rientrare nelle nostre case, nei nostri negozi, entro cinque anni e riprendere così la nostra vita. Si potrebbe, se si eliminassero tanti passaggi burocratici, con leggi speciali e avere più coraggio. Ci mancherebbero pure le elezioni anticipate, così la dimenticanza sarà completa.

Dario Conti
Consiglio nazionale PSI
Ex sindaco di Camerino

Camerino lì 7 giugno2017

Marco Andreini
Una valutazione politica sulle legge elettorale

Penso che tutti i compagni abbiano visto che il Segretario ha assunto posizioni nette e pubbliche sulla legge elettorale. Molti compagni mi hanno chiesto se ho condiviso i giudizi positivi espressi sulla legge.
Non so davvero come e dove rispondere,non solo non li ho condivisi, ma nessun organismo, direzione o segreteria è stato convocato per decidere la posizione ufficiale del partito.
La mia posizione l’ho espressa sia nel documento di Salerno, sia al congresso di Roma, ritengo che con questo Pd, non si possa avere nessuna prospettiva politica, se l’orizzonte è volto verso destra, invece che a Sinistra. Non si tratta di battaglia di retroguardia sugli sbarramenti, si tratta di pura valutazione politica sulla prospettiva del partito e della Sinistra. So che la mia posizione può essere assolutamente minoritaria all’interno del partito, ma per dignità e coerenza rimango totalmente contrario a quanto si sta prospettando.
Vedo un disegno politico che sembra tendere alla rinascita della vecchia democrazia cristiana e non del pentapartito, come qualcuno sembra vedere. Un disegno politico non più riformatore teso alla pura e semplice gestione del potere che manda in soffitta ogni volontà anche leopoldiana.Certo dobbiamo fare i conti con i grandi partiti che sembra si siano messi d’accordo, ma rimango convinto che un conto è una prospettiva politica di fusione nel Pd nel quale possa entrare la cultura riformista laica e radical socialista, un conto è essere eletti nelle liste di un Pd, che non ha perso, anzi ha rafforzato la sua cultura egemonica, come dimostra anche sui territori. Perdonate gli eretici io rimango su percorsi diversi.

Marco Andreini
Segreteria nazionale Psi

Livio Valvano
Al Gay pride per far avanzare diritti di libertà e inclusione

Non penso che la mera esibizione del proprio orientamento sessuale rappresenti il senso di una manifestazione come il gay pride.
Così come non posso condividere l’idea di chi chiama alla mobilitazione i cattolici in preghiera, in una piazza alternativa a quella del gay pride a Potenza, in programma sabato 3 giugno.
Una mobilitazione CONTRO, basata su un’idea di cattolicesimo integralista, fuori dal tempo, intollerante, omofobo, che non credo corrisponda al più avanzato sentimento di inclusione universale espresso da PAPA FRANCESCO.
Chi sono costoro per stabilire se spetti o meno il diritto di cittadinanza piena e non parziale a ogni essere umano, anche se di diverso orientamento sessuale?
Non è pensabile ne accettabile contrapporre la fede religiosa a un movimento pacifico che vuole semplicemente affermare il riconoscimento pieno di ogni essere umano. É la libertà in tutte le sue forme e manifestazioni ad essere il bene supremo da tutelare e su cui è possibile potenziare il senso di appartenenza a una società che deve saper coniugare al prioritario interesse collettivo, la garanzia di pari dignità a prescindere dalla fede religiosa, dall’orientamento politico, dalla razza, dalla differenza di genere e anche dagli orientamenti sessuali.
Una società moderna è più coesa se è capace di includere le differenze, anziché occultarle. Includerle non può significare semplicemente tollerarle, cioè far finta che non esistono. Includerle significa accettarle pienamente ed esplicitamente mettendo al bando ogni forma di discriminazione.
Per questo se potevo avere un dubbio se partecipare o meno all’apertura della manifestazione sabato pomeriggio, la medioevale e prepotente chiamata al boicottaggio, con lo scopo di definire chi sta da una parte e chi dall’altra, mi ha convinto ad annullare altri impegni e a partecipare al gay pride che per i socialisti lucani domani avrà il senso di una manifestazione pacifica per allargare gli spazi di libertà e dignità di tutti gli esseri umani.