Marco Andreini
Per il nostro partito

Il forum dell’8 e 9 settembre ad Orvieto degli amministratori riveste una grandissima importanza, ma allo stesso modo diventa decisivo per la nostra stessa soppravvivenza, cominciare a discutere a tutti i livelli del nostro posizionamento alle elezioni del prossimo anno. Personalmente, sostengo da molto tempo che il Pd ha esaurito insieme al suo segretario la spinta propulsiva che lo portò ad essere l’unica speranza della sinistra per battere la destra e il populismo antidemocratico dei m5s. Renzi ha rappresentato realmente nella sua prima fase una speranza per il paese, ma non ha saputo capitalizzare la grande fiducia che gli Italiani avevano riposto in lui alle europee. Invece di intervenire, come promesso, sulle grandi questioni aperte da sempre nel paese, il potere della burocrazia nelle istituzioni a tutti i livelli, nell’equilibrio dei poteri fra Regioni provincie e comuni, nel sistema delle relazioni industriali e nella definizione di un programma di politica industriale e della rappresentanza dei corpi intermedi, ha fatto ben altro.
In realtà il suo governo verrà ricordato per quattro grandi Riforme: il Job act, la riforma delle provincie, la buona scuola e il referendum del 4 dicembre.
Non mi e non ci deve interessare ora come partito analizzare la positività di tali riforme, anche se abbiamo espresso critiche e presentato emendamenti per eliminare alcune distorsioni e palesi incongruenze dalla sconclusionata riforma delle province e alcune esagerazioni su art 18 e statuto nel job act.
Mi interessa oggi mettere al centro un dato di fatto,dalle elezioni europee Renzi ha subito solo sconfitte e a mio parere si è ormai esaurita la sua spinta propulsiva inizialmente rivoluzionaria e ben vista dal paese e con lui si è esaurita anche la capacità attrattiva del Pd. Ormai clamorosamente stanno emergendo i danni terribili prodotti da una fusione a freddo che unì gli apparati di Margherita e Ds e tentò di unire due culture politiche, gli ex comunisti con gli ex democristiani di sinistra che come nel passato, quando stavano nel Pci e nella Dc, su una cosa erano e rimangono uniti, nell’aver voluto emarginare e cancellare dalla storia del paese la cultura laica e socialista che ha prodotto come lor signori sanno benissimo le grandi riforme e la grande trasformazione del paese. I Socialisti sono stati leali nel sostenere il Governo nonostante i tanti rospi che abbiamo dovuto ingoiare. Riccardo anni fa chiese a Renzi di aprire una fase due che affrontasse la questione centrale ormai esplosiva della povertà, senza citare Nenni, la sinistra se non pensa agli ultimi della scala non trova la sua stessa ragione di esistere e su questa priorità per il paese abbiamo invitato Renzi a intervenire ad esempio al congresso di Salerno, ma non c’è stato nulla da fare.
Renzi si è lanciato nello scontro mortale del Referendum che ci ha portato tutti a sbattere e da quel giorno a mio parere non ne ha imbroccata più mezza. Tralasciando la sua palese volontà di ottenere al più presto la sua rivincita provando a cambiare la legge elettorale pro domo Pd, osservo con particolare preoccupazione le sue prese di posizioni e la sua diversità di opinioni sulla questione Stx,dal governo e da Calenda. Hollande aveva esaltato l’accordo con Fincantieri che avrebbe salvato i cantieri di Saint Nazaire passati dal fallimento prima della gestione dei norvegesi,poi dei Coreani e invece di appoggiare la forte e giusta reazione del nostro governo ad una vera e propria scorrettezza fra Stati amici ,ha pensato di dire che Macron fa bene a difendere il proprio paese,come che noi non facessimo abbastanza sul tema.Una vera e propria opera di dissociazione, incomprensibile da parte del segretario del maggior partito che sostiene il governo.Così sul tema delle alleanze, dal rapporto con Alfano e dal partito della nazione come obiettivo strategico alla proposta di allargamento a Pisapia fatta a freddo e senza alcuna maturazione politica a uso e consumo dei mass media.
Meno male che la spasmodica voglia di protagonismo dei fautori delle grandi sconfitte del centro sinistra,Bersani in primis sembra aver congelato per ora ogni ipotesi di creazione di un nuovo partito.
Noi in questa fase storica abbiamo un solo compito, tenere in piedi la nostra comunità, ma a partire dal fatto che la legge elettorale sarà come ormai appare certo,in maggioranza proporzionale, noi dobbiamo avere la capacita di giocarci la partita e credo che Riccardo ponendo il partito come ponte fra l’operazione di Pisapia e Renzi abbia davvero trovato la nostra giusta collocazione, e spero che questa sia la linea politica vincente che uscirà dal prossimo consiglio nazionale.

Marco Andreini

Leonardo Scimmi
Un ritorno di visibilità
del PSI all’estero

Siamo a metà estate, l’ultima estate prima delle elezioni nazionali del 2018. Come sappiamo sono elezioni lungamente attese e per quanto riguarda il dipartimento esteri del PSI, possiamo ben dire di esserci preparati molto e bene a queste future elezioni.

Sebbene il quadro delle alleanze e della legge elettorale sia ancora incerto, il PSI esteri, collegio europa, ha costruito una rete molto efficace tra gli italiani all’estero, siano essi di prima emigrazione o di nuova emigrazione.

Ed è pertanto tramite un lavoro costante e convinto che sono rinate le Federazioni di Lussemburgo Svizzera Belgio Francia Germania Inghilterra e Spagna. Molti compagni, molti professionisti seguono con interesse le attività del PSI e promuovono iniziative temi e discussioni.

Il mondo degli italiani all’estero può offrire moltissime competenze all’Italia e per nessun motivo dobbiamo lasciare che il distacco tra Italia ed italiani all’estero diventi definitivo.

Sin dal 2008 ogni anno si è tenuta la rituale presenza dello stand del PSI presso il Festival des Migrations a Lussemburgo, una due giorni in cui migliaia di persone possono vedere le bandiere del PSI e discutere con i membri della Federazione locale su temi quali Europa, lavoro, professionalità, emigrazioni.

Nel 2013 il PSI estero ha partecipato alla campagna elettorale insieme al PD ed a SEL nella coalizione Italia Bene Comune, esprimendo un candidato nelle liste del PD che ha conseguito un buon risultato, circa 4000 preferenze, pur non venendo eletto.

Il patto con il PD è poi rimasto in piedi anche con la nuova segreteria renziana ed il PSI esteri ha sostenuto il « SI » al referendum del 2016 partecipando ad un evento a Zurigo in sostegno della riforma costituzionale, presenti alla casa d’Italia centinaia di persone.

All’inizio del 2017 è stato presentato il libro «Erasmus Politik» presso la Camera di Commercio Italiana per la Svizzera ed analoga presentazione sarà ripetuta in ottobre 2017, alla presenza, fra gli altri, dell’On. Pia Locatelli.

Nel corso degli anni si é inoltre rinsaldato il rapporto con i vertici dei partiti fratelli e membri del PSE, dalla SPD tedesca al PS francese al PS belga allo SP svizero alla LSAP lussemburghese.

I rapporti con le altre forze partitiche della sinistra, sebbene variegate, e con i sindacati ed associazioni è aumentato ed è improntato ad un ritorno della visibilità del PSI all’estero, che mancava da circa un decennio.

Il PSI esteri ha creato una pagina Facebook dedicata ed un sito chiamato www.europariformista.euIl PSI Esteri promuove diverse attività di svago, anche, legate allo sport alla musica alla letteratura.

Leonardo Scimmi
Coordinatore italiani all’estero (Europa)

Psi Calabria
Il Documento integrativo del congresso

Di seguito il documento integrativo presentato quale contributo alla discussione nel corso dell’ultimo Congresso Regionale PSI Calabria da un gruppo di Compagni tra cui Francesco Meringolo, Carmine Iuliano, Sonia Gradilone, Francesca D’Ambra, Walter Maccari, Scipione Roma che unitamente alla relazione del Segretario Regionale Luigi Incarnato è stato votato all’unanimità dall’assemblea congressuale.

L’assemblea ha altresì accolto un ordine del giorno di Francesca D’Ambra – vice Segretaria nazionale FGS e commissario regionale fgs Calabria sul tema immigrazione.

PREMESSA

“Abbiamo un passato imponente che diventa ingombrante quando si espone come un totem da venerare acriticamente; di quel passato dobbiamo recuperare il coraggio di essere eretici; di dire e fare ciò che gli altri non dicono e non fanno. É un passaggio cruciale, l’unico possibile per costruire un nuovo futuro”.

RIDARE DIGNITÀ ALLA NOSTRA AZIONE POLITICA

Il quinquennio 2013 – 2017 ha visto il PSI calabrese impegnato con tutte le energie disponibili in tutte le competizioni elettorali. Nonostante lo sforzo profuso e a causa di numerose contingenze negative, i risultati non sono stati quelli che noi tutti ci auguravamo.

Registriamo che in Calabria il Patto federativo prima e l’alleanza elettorale poi fatta con il PD non ha funzionato. I motivi e le analisi sono molteplici e certamente non staremo qui ad elencarli tutti.

Nel 2014 e dopo la disastrosa gestione della Giunta Scopelliti – Oliverio vince ponendo al centro del suo programma sanità, infrastrutture, occupazione giovanile, sburocratizzazione. I calabresi in massa hanno riposto tutta la loro fiducia in quel programma e in quel voto. Bene. Ad oggi tutti gli indicatori ci dicono che la Calabria continua a detenere tanti primati e tutti tristemente negativi: prima per disoccupazione giovanile; prima per turismo sanitario; prima per gap infrastrutturale; prima per inefficienza e lentezza nella PA. Rispetto all’ultima Giunta di centrosinistra guidata da Loiero – che si caratterizzò per la collegialità delle decisioni e la distribuzione delle deleghe – con Assessorati che in certi settori avevano una capacità di programmazione e di spesa di cui ancora si vedono gli effetti positivi (vedi Ass. LL.PP.), il Governatore Oliverio ha avocato di fatto a se le deleghe più pesanti, svuotando di ogni connotato politico la Giunta e svilendo il lavoro del Consiglio Regionale.

Per la sanità poi l’eterno contrasto, degno di una soap opera sudamericana, con il Commissario all’emergenza sanitaria, é finora servito come arma di distrazione di massa per la copertura dei numerosi disastri a cui siamo costretti ad assistere quotidianamente: interi territori scippati non solo dei presidi ospedalieri, ma anche dei presidi di pronto intervento. Un piano sanitario regionale che continua ad affossare – con la complicità di qualche Direttore Generale – la Sanità pubblica a favore di quella privata. Nella sola provincia di Cosenza 158 strutture private convenzionate su 155 comuni, con un trasferimento di risorse pubbliche a favore di queste ultime di 20 – 25 Milioni di euro annuì e ASP che non riescono nemmeno a dotarsi dell’Atto Aziendale. E mentre si continua a discutere di Ospedali unici fantasma, mega spoke, nuove assunzioni e ricette salvifiche, i LEA in Calabria restano una chimera e la vita dei cittadini una partita a Risiko.

Il PSI calabrese ha da sempre avuto nei confronti dell’attuale Governatore regionale un comportamento leale e propositivo, nonostante i tanti accordi disattesi, anche quando era Presidente della Giunta provinciale di Cosenza: dalla vice Presidenza della Giunta Provinciale al scelta del capolista al Comune di Cosenza fino ad arrivare al 2015 allorquando in una pubblica riunione e alla presenza del nostro Segretario Nazionale, dichiarò che il PSI avrebbe fatto parte della sua Giunta Regionale.

Il PSI calabrese continuerà a sostenerlo e ad assumersi anche responsabilità di governo qualora fosse chiamato a farlo, a patto che la smetta con la continua propaganda che ci tiene in perenne campagna elettorale e che ci ha fatto perdere i primi due anni e mezzo di legislatura.

Un partito esiste se oltre al suo Segretario legittimamente eletto, si da degli organismi veri, coinvolge gli iscritti che si riuniscono, discutono, fanno sintesi, propongono. Bisogna ricominciare a dire la nostra su tutte le problematiche che impediscono lo sviluppo socio-economico di questa Regione: lavoro dignitoso, legalità, migranti, politiche giovanili, turismo, cultura, sanità, fondi comunitari, dissesto idrogeologico, politiche abitative, costituzione nuove province. Quei bisogni e quei meriti che toccano la carne viva di un popolo – quello calabrese – con il quale dobbiamo riconciliarci e farci perdonare anche i nostri tanti, colpevoli silenzi. É l’unico modo per ridare efficacia alla nostra azione politica; é l’unica strada che ci resta da percorrere da qui alla primavera 2018, per ritornare in quel Parlamento della Repubblica dove manca una voce Socialista calabrese da quasi un decennio.

A questo proposito, impegniamo questa assemblea e la futura Segreteria a chiedere con forza al PSI nazionale il riconoscimento pieno del ruolo e del peso politico-elettorale del PSI calabrese, riservandoci un seggio sicuro in Parlamento. Ne va della nostra dignità; ne va della sopravvivenza del Socialismo calabrese.

Abbiamo ancora la fortuna di esprimere in tante Amministrazioni pubbliche, compagni e compagne capaci e generosi, che considerano ancora la politica come servizio, che fanno dell’onestà la precondizione del loro agire e che sono il nostro orgoglio e la nostra forza: valorizzarne il profilo politico, supportarne l’azione amministrativa e amplificando le loro piccole e grandi iniziative anche attraverso i nuovi Social Network sarà la Mission della nuova Segreteria Regionale.

In un’epoca che sembra prediligere i partiti liquidi, bisogna riorganizzarci sui territori chiamando anche quei tanti Compagni che non si sentono coinvolti. Le energie e le competenze non ci mancano, i dirigenti provinciali e regionali che avranno l’onore e l’onere di guidarci nemmeno, difendiamo la Storia di lotte e conquiste vero orgoglio del Socialismo calabrese e riprendiamoci la nostra dignità e il nostro futuro. #Avanti!

I delegati regionali

Luca Fantò
Sul prossimo finanziamento alle scuole paritarie

Come socialista, più che come referente PSI scuola, ogni volta che mi capita di constatare come questo o quel governo, regionale o nazionale, negli ultimi anni abbia trovato la maniera per finanziare le scuole paritarie, non statali, provo una stretta al cuore.
Questo disagio non è dovuto al fatto in sé, bensì alla consapevolezza che mentre centinaia di milioni affluiscono nelle casse di Istituti non statali, centinaia di migliaia di docenti restano in attesa di minimi aumenti salariali, che i Fondi d’Istituto vengono tagliati, che i finanziamenti per le iniziative portate avanti e già concluse dai docenti e dal personale scolastico tutto, tardano ad arrivare e quando arrivano a volte non sono neppure dell’entità pattuita. Alla consapevolezza che tutto ciò che avviene negli Istituti statali è conseguenza non dell’impegno dello Stato bensì del volontariato di docenti, personale scolastico e famiglie degli alunni.
Questo disagio è dovuto al fatto che la politica negli ultimi dieci anni, nella maggioranza delle sue componenti ma fortunatamente non nella sua totalità, ha assecondato una visione della società che vede nel PIL e nel mercato finanziario la panacea per ogni male e che nonostante ciò la nostra società continua a progredire con sempre maggior difficoltà, marginalizzando la conoscenza a vantaggio di competenze centrate sulla pedissequa, anche quando complessa, esecuzione dei compiti.
Chiaramente una scuola statale in grado di offrire a tutti i cittadini pari opportunità è una scuola in grado di garantire alla cittadinanza, oltre quella mobilità sociale che in Italia è ormai solo un ricordo, anche le capacità e le conoscenze necessarie a poter leggere la realtà con consapevolezza critica.
Chiaramente una cittadinanza in grado di leggere la realtà con consapevolezza critica non potrebbe farsi mera esecutrice di compiti e chiederebbe innanzitutto di partecipare alle scelte, di condividere l’importanza dei compiti da assegnare.
Per questo provo disagio ogni volta che vengono finanziate le scuole non statali, poiché questo in qualche modo nega, nella situazione economica (di sudditanza di tanta parte della politica all’economia) in cui ci troviamo, le ragioni di uguaglianza, libertà e giustizia sociale che rappresentano il fondamento e lo scopo del Socialismo.
E’ di questi giorni la notizia che altri 500 milioni circa saranno stanziati per le scuole paritarie. Auspico e chiedo ai nostri Parlamentari di attivarsi affinché in futuro vengano arginati e ridotti questi finanziamenti che (se non a norma di legge sicuramente nello spirito la norma) negano la nostra Costituzione laddove sostiene che “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.

Luca Fantò

Federico Parea
Appunti per Orvieto 

Nell’arco di pochi giorni, abbiamo registrato non poche notizie positive in materia di economia nazionale.

I dati dell’Inps sull’utilizzo della cassa integrazione hanno segnato drastiche riduzioni, nell’ordine di decine di punti, nel ricorso allo strumento.

Con la sua ultima nota congiunturale, l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha rivisto al rialzo i valori di crescita di PIL per l’anno in corso, peraltro confermando quanto già annunciato da Bankitalia con il proprio recente Bollettino economico.

Lo stesso Fondo Monetario Internazionale ha collocato l’asticella del PIL italiano ad un livello più ottimistico rispetto alle previsioni del DEF del Governo. A riguardo, inoltre, molto interessante e positiva la nota dell’istituzione internazionale, così come riportata da un’anticipazione del rapporto sulla situazione italiana di cui ha riferito il Corriere della Sera, in base alla quale si registra nei conti italiani una “tendenza zero” nel rapporto deficit/PIL nel giro di qualche anno.

Tuttavia, il FMI non manca di segnalare una criticità nazionale tuttora irrisolta, ovverosia quella di una pubblica amministrazione definita come “costosa, inefficiente, arretrata e affetta da una generale corruzione”.

Le osservazioni di Washington sul punto non sembrano lontane dalle considerazioni che Sabino Cassese ha svolto, sempre sul Corriere, nella giornata dell’altro ieri, 22 luglio, ricordando come nei “rami bassi” delle istituzioni si registrino le maggiori carenze dello Stato e dei poteri minori:  ritardi, inadeguatezze, bizantinismo, scarsa capacità di amministrare, poca competenza di gestori, uso inefficiente delle risorse, irrazionale distribuzione del personale, inadeguato ascolto dei bisogni dei cittadini, continue interferenze tra giudici e amministratori.

Nel mettersi al lavoro per il prossimo happening socialista di Orvieto (8 e 9 settembre 2017), che sarà arricchito da tante esperienze e  testimonianze di amministratori locali e non, sarebbe più che opportuno dedicare una seria riflessione allo scenario commentato da Cassese e che ha ricevuto l’interesse del FMI.

A ben vedere, è proprio tra i “rami bassi” delle istituzioni che incrociano le vie dello sviluppo economico, della partecipazione, della solidarietà sostenibile. Ed è rispetto a quell’ambito che si deve e, soprattutto, si può fare ancora molto e di più.

Federico Parea
responsabile nazionale economia Psi

Luca Fantò
Rinnovare la sinistra,
rilanciare il Socialismo italiano

o letto con interesse l’intervento del compagno Cinquepalmi.
Un’analisi interessante centrato sulla necessità di un cambio di ruolo e di azione da parte dello Stato.

Ci troviamo infatti di fronte ad una situazione sociale tragica. Situazione i cui contorni emergono ormai con chiarezza. Il crollo del PIL, della produzione industriale e degli investimenti, la crescita spaventosa della disoccupazione: effetti della crisi. Una crisi che però non sembra aver colpito la popolazione in ugual maniera, anzi, in Italia la crisi, invece di “rimescolare le carte”, ha aumentato le diseguaglianze tra fra chi guadagna meno e chi guadagna di più.

Il “Corriere della sera” riportava alcuni giorni fa l’analisi di un economista della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, in cui veniva spiegato come, in Italia, il calo del reddito abbia colpito maggiormente gli ultimi rispetto ai primi che al contrario hanno spesso visto crescere la propria ricchezza. In Italia la crisi ha funzionato da amplificatore delle diseguaglianze.

Ed ecco quindi puntuali i dati ISTAT per il 2016 che descrivono un’ Italia con oltre un milione e mezzo di famiglie povere, più di cinque milioni di poveri. Un’Italia povera.
Ciò che colpisce maggiormente dell’analisi è che i poveri non sono solo coloro che non lavorano, ma anche chi lavora e percepisce troppo poco.
Il lavoro di per sé non garantisce in Italia benessere. A mio parere questa è una nostra mancanza, un fallimento dei socialisti, di coloro che sono stati e sono membri del PSI.
Lo Stato? Lo Stato è troppo debole, poco presente nell’economia, soggetto alla finanza.
La questione banche venete ne è la dimostrazione.
“Sic stantibus rebus”, lo Stato, per aiutare migliaia di dipendenti, piccoli azionisti e piccoli risparmiatori caduti nelle maglie di un capitalismo finanziario “patronale” e “localistico”, ha dovuto accettare una soluzione di fatto imposta dal sistema bancario, impiegando miliardi per far si che la crisi di queste banche danneggiasse il meno possibile, la maggior quantità possibile di cittadini. Lo Stato ha subito una situazione che non ha saputo governare. Il Decreto convertito in legge è il male minore che il Parlamento ha necessariamente dovuto accettare.

La crisi delle banche venete ha evidenziato la debolezza della classe dirigente che per decenni le ha condotte ma soprattutto è paradigma, oltre che della debolezza dello Stato, della fragilità e del provincialismo di una parte importante del capitalismo italiano.
Allora cosa fare.
Innanzitutto prendere realmente atto del fallimento del sistema economico basato sul profitto come attivatore di “buone pratiche”, prendere atto di come non sia possibile caricare l’impresa, il privato di responsabilità sociali. Il concetto di “sussidiarietà” è evidentemente fallimentare in mancanza di una solidarietà forte tra Stato e cittadino.
In secondo luogo restituire valore e forza a quella visione di una società in cui uno Stato efficace si pone al fianco dei cittadini e quindi anche delle imprese, nel percorso di sviluppo sociale ed economico del Paese.
In terzo luogo è necessario restituire dignità ai lavoratori come soggetti generatori di lavoro ben pagato e dignitoso. La certezza del lavoro (anche se ci fosse…) evidentemente non basta poiché sempre più si configura come sfruttamento dei lavoratori.
Infine restituire alla scuola pubblica il compito di attivatore di mobilità sociale di cui è stata privata scientemente. Non possiamo accettare che la scuola sia una palestra per esecutori (sostegno alle competenze a danno delle conoscenze). Senza una scuola pubblica efficace (non necessariamente efficiente) non c’è uguaglianza di opportunità e quindi non c’è giustizia sociale.
Ma tutto ciò non potrà mai essere se il mondo della politica non riuscirà a prendere nuova consapevolezza della propria funzione, a partire da noi stessi, da noi socialisti.
La politica deve tornare a Governare il Paese, non a limitare i danni fatti da chi lo governa impropriamente e a proprio vantaggio.
La politica per trovare la forza di governare deve tornare ad essere un esempio per i cittadini.
La politica non potrà contare (per fortuna) su una nuova lotta partigiana per poter disporre di decine, centinaia di esempi di rigore morale. Dovrà perciò trovare in essa stessa quella forza necessaria farne un nuovo esempio.
Tutto ciò necessità di un cambio di mentalità. Nella sinistra sostiene il compagno Segretario regionale della Lombardia, io direi nei socialisti. Dobbiamo riappropriarci con orgoglio del nome che custodiamo nella consapevolezza che tutto ciò di cui stiamo parlando è racchiuso in una sola magnifica parola: Socialismo.

Luca Fantò
Segr. Reg. PSI del Veneto

Psi Messina
Il documento congressuale

Questo il documento del Psi di Messina presentato al Congresso regionale del Psi dell’8 luglio scorso:

“Care compagne e compagni alla fine di quest’ assise i delegati del PSI eleggeranno un nuovo segretario regionale e decideranno la linea politica e le alleanze con le altre forze politiche in vista delle imminenti elezioni regionali in Sicilia.

Al nuovo segretario, chiunque esso sarà, eletto all’umanità o a maggioranza, gli auguro buon lavoro e di non stancarsi ,sapendo che dovrà sopportare un carico di lavoro non indifferente.

La linea politica e le alleanze elettorali che il PSI dovrà percorrere nell’immediato futuro non potrà non tenere conto dei risultati ottenuti in questi ultimi anni.

Partiamo dalle recenti competizioni elettorali che sono le amministrative per il rinnovo dei consigli comunali e regionali in Italia e quelle del terzo referendum costituzionale nella storia della Repubblica Italiana che ebbe luogo il 4 dicembre 2016.

Delle elezioni amministrative, avrei voluto dire al segretario uscente e alla platea e anche ascoltare che:

il Psi alleato con il PD ha ottenuto uno strepitoso successo ;

le liste socialiste presentate nella metà dei capoluoghi , da Carrara a Frosinone, da Rieti a Catanzaro e a Taranto, nonché in altre provincie e in un quinto dei comuni superiori ai 15.000 abitanti hanno aumentato i voti in percentuali e sono stati eletti parecchi compagni socialisti del PSI nelle istituzioni;

nelle liste del PD i candidati del PSI sono stati tutti eletti per cui l’asse delle alleanze a sinistra fondato sul rapporto PD/PSI ,cui di volta in volta si sono associati liste civiche e/o partiti della sinistra radicale, è ben collaudato e non si cambia ;

il Psi, per motivi di incomprensioni con altre forze politiche di sinistra e in particolare con il PD, in alcune realtà locali ha condiviso alleanze elettorali con forze politiche di ispirazione di destra, ottenendo buoni risultati e un consenso elettorale che sfiora il 10% circa superando il PD;

la battaglia del PSI con il PD sul referendum Costituzionale era giusta poiché la stragrande maggioranza dei cittadini ha votato per il SI;

Il PSI con il PD ha contrastato le forze politiche di centro destra che sostenevano il neoliberismo e l’austerity, a favore dei ceti i popolari, facendo diminuire le diseguaglianze;

il PSI si è battuto al massimo per ridurre i privilegi, per togliere la ricchezza in poche mani, per contrastare il Jobs Act, che ha ridotto la tutela sociale dei lavoratori, per salvaguardare la scuola pubblica, per contrastare il salvataggio delle banche e dei banchieri, per sconfiggere la politica governativa, del filone Monti-Letta-Renzi-Gentiloni, di carattere anti-sociale.

la politica del PSI in questi ultimi anni è stata autonoma e ogni iniziativa è stata coerente con la nostra storia e la nostra tradizione legata ai valori del riformismo socialista.

il gruppo Parlamentare del PSI all’Assemblea Regionale Siciliana, non ha mutato la linea politica ha sostenuto fino ad oggi il governo-Crocetta,

Questo ed altro che avrei voluto dire e sentire oggi in questo congresso del PSI.

Purtroppo non è stato del tutto cosi e i risultati non sono incoraggianti.

Da questo congresso, a mio avviso devono venire dei correttivi migliorativi alla linea politica e alla gestione del partito.

La linea politica dovrà tornare, anche in sintonia con quanto deliberato nel congresso nazionale, a svolgere la fondamentale funzione del socialismo italiano: guidare le forze progressiste e democratiche sul terreno del riformismo, rappresentando gli interessi sociali e popolari, memori della lezione dei padri del socialismo italiano, tra cui desidero ricordare Giacomo Matteotti, che nell’aprile del 1923 scrisse: “Il socialismo è un’idea che non muore. Come la libertà! Anche nell’ora dell’avversità rivendichiamo la nostra fede, affermiamo i nostri principi, correggiamo i nostri errori, riportiamo tra i lavoratori la luce e la speranza della redenzione, prepariamo le nuove coscienze più salde e più pure, per il trionfo del lavoro, nella grande solidarietà umana”.

Infine, la linea politica del PSI ,a mio avviso, non può non tenere conto delle diverse iniziative di forze politiche di sinistra, da quella del Brancaccio a quella di piazza Santi Apostoli, in alternativa al centrismo di Renzi nonché a tutti i populismi di vario genere.

Per quanto riguarda la gestione del partito dovrà essere incentrata sulla collegialità partecipativa, senza “signori delle tessere” ma sulla base dell’impegno e della militanza”.

Alessio Caperna
Brevi note di un socialista eretico

Ecco che a breve il grande Stato democratico disporrà la demolizione della città universitaria La Sapienza, poi toccherà all’Eur, a Sabaudia, a Littoria, ad Aprilia.

Poi cancelleranno l’Inps, cancelleranno pure il Regio Decreto 692 del 1923 (convertito in legge 473 il 17/4/1925) che estende a tutte le categorie l’orario di lavoro massimo di 8 ore giornaliere o 48 settimanali. le 8 ore lavorative, il Codice Civile(che è molto liberale e molto civile) ed il Codice Penale.

Diranno che così è più democratico. Così è antifa’. Diranno che non puoi leggere più Julius Evola. Non potrai più leggere Ezra Pound. Marinetti cancellato. D’Annunzio no,proibitissimo. Nemmeno Pirandello, era iscritto al Partito Fascista! Nietzsche istigava al nazismo, sai il superuomo. Heidegger ti diranno che era nazista, è stato pure Rettore.

I quadri di Depero, di Boccioni, di Crali, di Gino Severini saranno arsi in un falò e così tutto ciò che riguarda il futurismo italiano (anche quello russo però perché traeva scaturigine comunque da Filippo Tommaso Marinetti).

Bruceranno il romanticismo tedesco perché ispirò il nazismo.
Accenderanno roghi per le fiabe dei fratelli Grimm, perché lo studio filologico dell’oralità e delle tradizioni ancestrali del popolo tedesco portano diritto diritto ai forni crematori.

Avete capito? Chiaro no?

Wagner non si potrà più ascoltare. Poi ad un certo punto penseranno che Mussolini è stato nel Psi, ne è stato dirigente, è stato Direttore del quotidiano socialista Avanti.

Quindi anche il socialismo è da mettere fuori legge.

Penseranno:ma se Mussolini era del Psi, ne era importante dirigente allora anche questo Partito non può ricostituirsi. E lo proibiranno.

Ti diranno che pure il Risorgimento, avendo costruito uno spirito nazionale, è padre del nazionalismo e quindi anche del fascismo.

Elimineranno quindi Manzoni, Mazzini e tutte le statue di Garibaldi. Però potrai in compenso studiare il Corano.

P.S.

Però ti dirà questo Stato (mai stato) democratico, che lui è liberale, che se vorrai potrai avere 3 mogli, che potrai pure tenerle chiuse in casa, potrai praticare l’infibulazione, sarai sottoposto alla Sharia, non mangerai più quella schifosa carne di maiale, non berrai più quel vino così inebriante.

Sono le dieci e va tutto bene.

Alessio A. Caperna

Sonia Gradilone
ll fascismo, quel baule dimenticato in soffitta

Ma noi, noi socialisti, come dobbiamo porci davanti ad espressioni di esaltazione, postuma e sgradevole, del fascismo? Un primo dato è che da liberi ci contraddiremmo a negare la libertà altrui, fosse anche la più estrema. Ma, c’è un ma. Nel profondo la società italiana ha omesso di fare i conti con la sua storia, ha come chiuso un baule in soffitta e ha agito come se quel baule non fosse lì, fosse inesistente. Questa “dimenticanza”, ha prodotto la cattiva coscienza di oggi, perché chi si richiama alla libertà di esaltare il fascismo in nome della libertà lo fa “pelosamente” negando la “tragedia”. Perché non si nega la libertà di pensare, ma la negazione della tragedia. Si omette che l’Italia fascista ha aggredito 40 stati diversi, ha aggredito, ha fatto violenza, ha ucciso le libertà e uomini liberi, ha creato, alimentato, gerarchie di razza. Noi non possiamo negare la libertà, ma possiamo e dobbiamo da socialisti negare la faziosità, la rilettura della storia, l’idea che quel baule ha dentro cose buone, ha dentro “felicità” perdute e non violenza. Pertini diceva che il fascismo non è una idea, ecco il fascismo non è una idea è sopraffazione e noi non possiamo accogliere la sopraffazione. Noi vogliamo aprire quel baule, senza remore, per dire della tragedia non del culto del capo, non dei treni in orario ma dei ritardi messi nell’orario. Oggi la “dimenticanza” del baule diventa “indifferenza” al fascismo, il “tanto che fa”, il “è una idea come un’altra”. No, non è una idea è una sopraffazione e noi, come i socialisti davanti ad ogni dittatura a questo non possiamo che dire no.

Sonia Gradilone
Direzione Nazionale Psi

Luca Fantò
Appello ai Parlamentari del Centrosinistra

“PD, PSI, Sinistra Italiana, Vicenza Capoluogo, Vicenza Domani, MdP- Art.1 della città di Vicenza lanciano un appello ai Parlamentari della Repubblica affinché sostengano la proposta di legge 3343 “Introduzione dell’art.293-bis del codice penale, concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista” a prima firma dell’on. Fiano. L’intero centrosinistra richiama tutte le forze politiche affinché vi sia convergenza sulla difesa dei valori fondanti della nostra Costituzione. L’Antifascismo è uno dei capisaldi della Repubblica italiana. Un valore che fino alla scorsa generazione sembrava innegabile ma che ora, in un’epoca in cui ogni cosa sembra potere essere messa in discussione e negata, è necessario difendere con tutti gli strumenti che la stessa Costituzione concede al popolo italiano.
Pertini sosteneva “Il fascismo non è una fede politica, il fascismo è in contrasto con le fedi politiche perché le fedi politiche opprimeva con la forza”. Matteotti denunciava “Il fascismo non è un’opinione, è un crimine”.
Noi non possiamo dimenticare in cosa venne trasformata l’Italia nel ventennio fascista, non possiamo dimenticare che quel ventennio aprì le porte al razzismo, ad una guerra mondiale, all’occupazione nazifascista che violentò le nostre terre. Il tempo trascorre e sembra rendere opache queste terribili immagini del passato, ma il fascismo nelle pieghe del passato si nasconde, si camuffa e non muore. Riteniamo che non sia più accettabile che la violenza oppressiva del fascismo e del nazifascismo possa essere propagandata, in qualsiasi forma tale divulgazione avvenga. Per questo chiediamo con convinzione che il Parlamento approvi l’introduzione dell’art. 293-bis nel codice penale.

PD Vicenza
PSI Vicenza
Vicenza Capolugo
Sinistra Italiana Vicenza
MdP- Art.1 Vicenza
Domani Vicenza

Luca Fantò
 PSI Veneto