Luca Pellegri
Il PSI è il secondo Partito della sinistra Italiana

Il titolo è vero, ma non vuole suscitare festeggiamenti, bensì una riflessione.

Il titolo corrisponde a verità perché il PSI, con “soli” 19000 iscritti, risulta dopo il PD il secondo Partito della sinistra classica come numero di tesserati-militanti.

Il titolo è vero poiché la congruità del tesseramento è stata sottoposta alla Magistratura Civile, ed è costantemente verificata da Avvocati e Notai (anche questo è strano ma vero: due Avvocati ed un Notaio partecipano alle riunioni della Segreteria).

Dovremo quindi ringraziare per questa certificazione chi ha fatto causa al Partito?

Naturalmente no; chi è ricorso alla Magistratura ha messo in mora la vita quotidiana del PSI, costringe ad un Congresso Straordinario, e, soprattutto, ha dimostrato una scarsa dimestichezza con la quotidianità di un Partito che non fa le tessere a Roma (meno del 5% del totale), ma nei Comuni, nelle Federazioni, nelle Regioni. Si voleva mettere in difficoltà la Segreteria Nazionale- e il motivo continua a sfuggire-, mentre si è ottenuto il risultato di mettere in discussione il quotidiano e faticoso lavoro sul territorio per mantenere vivo il Socialismo Italiano. Complimenti vivissimi!

Il Congresso straordinario, dunque: anche se imposto dalla necessità, resta comunque una grande occasione di incontro e confronto in un anno particolarmente delicato, un anno elettorale in Europa ed in Italia, in un contesto di turbolenze internazionali.

Un Congresso, si augura, ricco di contenuti politici, non di un assalto allo scarno buffet degli incarichi di Partito, aperto ai contributi di realtà autonome e vicine alla tradizione Socialista, non a primarie nebbiose a due Euro al voto.

Un Congresso che parli di presente e futuro e non di nostalgie reduciste e di “C’era una volta…”.

Al Congresso vorremmo sentire le declinazioni del concetto di Europa, la testarda volontà di contribuire al governo dei mutamenti epocali che la realtà ci sottopone. Vorremmo dissolvere l’equivoco che vuole mistificare una alleanza obbligata e necessaria con il PD rappresentandola come una fusione opaca, nel momento in in cui 19000 Compagne e Compagni aderendo al PSI ne sanciscono la sua sopravvivenza e la sua autonomia.

Al Congresso vorremmo spiegare come le battaglie ambientaliste possono portare ad una profonda ristrutturazione dell’economia reale, generando una nuova prosperità.

Si scriveva prima che non c’è da brindare; il PSI è ancora piccolo, scientificamente ostracizzato dai mezzi di comunicazione, addirittura sabotato anche al suo interno, spesso per ingenuità ma senza tacere una piccola dose di malafede. Tuttavia il PSI ha il dovere di non deprimersi, deve andare avanti, non fosse altro per il rispetto di quei 19000 cittadini che qualcuno si è permesso di sospettare che non esistessero.

Benvenuti al Congresso straordinario!

leonardo Scimmi
Congresso. Ora si ‘gioca’ senza tirare in ballo l’arbitro

Da Zurigo, Liegi, Berlino, Nizza, Bruxelles, Lussemburgo, Barcellona o Londra – dove risiedono le federazioni del PSI – apprendiamo che ci sarà presto un Congresso straordinario e ne siamo contenti. Il tesseramento è andato bene ed ora si scaldano i motori per il congresso.

Volevate un Congresso? Eccolo pronto. Ora però bisogna giocare e non tirare in ballo l’arbitro. Il Collegio estero da anni lavora alla ricostruzione di quello che è stato per molto tempo un paesaggio con rovine, diciamolo, i resti gloriosi di un passato glorioso, quello del PSI piu‘ grande del PCI all’estero, sotto il Ministero di Gianni De Michelis.

Dopo anni di lavoro siamo riusciti a ricostruire le Federazioni in tutti i Paesi di emigrazione italiana, e siamo pronti non a piangere lacrime di nostalgia per il Paese lontano, ma a suggerire all’Italia ed agli italiani alcune buone idee che abbiamo appreso all’estero.

Eh sì, all’estero si imparano tante cose utili, non solo nebbia e mandolino, ma anche lingue culture expertise skills savoir-faire Businessmodell come dire, il progetto Erasmus ha creato una nuova generazione, che ovviamente è cresciuta ed ora, finite le feste Erasmus sul barcone del Tevere, nei casermoni tecno berlinesi o sulle spiagge spagnole con botellon, questa generazione vuole dare voce alla propria esperienza lavorativa e di vita.

Ed il PSI è aperto a queste esperienze, all’estero come in Italia. Ci sono pertanto alcuni punti che vanno senza dubbio evidenziati in vista del prossimo Congresso, ed essi sono:

– La linea politica principale per il PSI non puo‘ che essere l’Autonomia dal PD.

E’ una vexata quaestio ovviamente, ma tutti noi sappiamo in questo partito che il PD, passando per le varie fasi partitiche PDS e DS, e per le varie fasi politiche quali il bipolarismo ed il maggioritario, si è dolcemente e comodamente adagiato nello spazio politico e partitico che era del PSI. Il che suscita non solo una vena polemica in molti compagni, ma evidentemente si è dimostrata l’incapacità del PD di prendere il posto del PSI nella storia politica italina, poiché la sinistra moderna pragmatica razionale e riformista che rappresentava il PSI è fatta di mentalità, di modelli, di esempi di grandi uomini e dei loro insegnamenti che creano una cultura riformista di governo che il PD, purtroppo, non ha mostrato di aver elaborato o assorbito. Per il bene dell’Italia quindi occorre separare il riformismo vero da quello sedicente tale.

– Conseguenza del punto precedente è senza dubbio il recupero dei compagni socialisti finiti nelle altre formazioni quali il PD e Forza Italia, con operazioni di contatto personale sui territori, di propaganda partitica e di focalizzazione su alcuni temi storici del riformismo.

– L’operazione sopra descritta deve porsi un orizzonte temporale sufficientemente lungo per valutare concretamente gli effetti di una campagna elettorale autonomista e di visibilità.

– Condizione non necessaria è il cambio della legge elettorale in senso proporzionale, battaglia che puo’ essere un utile collante per riaggregare i socialisti e lanciare una riunificazione nel lungo periodo, anche dopo le elezioni del 2018.

– L’operazione sopra descritta deve affiancarsi ad un’operazione di innovazione del partito vera profonda e visibile. Il PSI puo’ vantare l’appartenenza al PSE di cui fu fondatore. L’Europa rappresenta oggi la grande sconfitta della crisi economica ed anche la grande assente. Dobbiamo pertanto rivitalizzare il disegno europeo facendone una ottima e battente propaganda in Italia, dove il provincialismo e il populismo negativo hanno da ultimo sconfitto ogni ottimismo sul futuro dell’Europa. Occorre pertanto utilizzare il progetto Erasmus e la Generazione Erasmus per coinvolgere i giovani, responsabilizzarli verso la politica, rendere trendy la politica europea e far diventare il PSI il partito della Generazione Erasmus, la generazione che ha tempo ed idee per fare dell’Italia un paese europeo nei modi, nelle procedure, nella cultura, aumentando l’attrattività del disegno europeo presso le giovani generazioni italiane. Ogni studente Erasmus od ex studente Erasmus è un manager di se stesso, capace di gestire la propria vita all’estero, in ambienti non famigliari, da solo, in mezzo a lingue e culture diverse. È un asset per il paese e per il PSI. Facciamolo nostro. Lanciamo due proposte di legge: Erasmus della politica per gli scambi con l’estero in organi costituzionali o partitici e Quote Erasmus per il rientro dei professionisti all’estero.

– Un altro tema fondamentale è quello del lavoro. Il mondo del lavoro è decisamente in grave affanno in Italia. Dobbiamo aumentare salari e produttività delle imprese cosi’ come la loro taglia e capacità di fare innovazione e competere sui mercati internazionali. Questo può avverarsi con l’introduzione di un istituto già noto in Germania, e cioè la cogestione dei lavoratori nella conduzione dell’impresa medio grande. Favorire la pace sociale, ridurre turn over, limitare delocalizzazioni, aumentare produttività e salari, favorire fusioni e crescita delle imprese per taglia e fatturato, aumentare ricerca ed innovazione e quindi competitività delle imprese italiane in Italia – mercato interno – e all’estero tramite l’export. Occorre una proposta di legge.

– Lo stato sociale. L’Italia sta soffrendo la crisi economica e la crisi politica con deficit di governance e trascura i milioni di poveri o precari lasciandoli ai margini della società. Occorre una rete di soccorso statale in relazione ai temi dell’edilizia, dell’assistenza sanitaria e di sussidio e formazione per i disoccupati e di cura della scuola. Case scuole ospedali. Nessuno stato può consentire che il lavoro di supporto a chi è in difficoltà venga demandato alle famiglie, ai pensionati, a chi è espressione di un mondo e di una generazione che ha prodotto e ha reddito ed oggi deve supplire alle carenze dello stato in una situazione di crisi economica perdurante. Anche qui dobbiamo presentare una proposta di legge.

Su questi temi dovremo discutere e lavorare. Il collegio estero ci sarà, con le federazioni di Spagna, Francia, Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Germania, Ungheria e Romania.

Leonardo Scimmi
Consigliere Nazionale
Coordinatore italiani all’estero (Europa)

Boris Rapa
Unire laici e riformisti

Nelle Marche il Partito Socialista sta vivendo un periodo di grande entusiamo. Notando un vuoto nell’offerta politica a sinista dovuto soprattutto all’assenza del PD su determinate tematiche e dalla canalizzazione del malcontento nel populismo del M5S, il PSI ha deciso in occasione delle elezioni regionali del maggio 2015 di creare una coalizione, Uniti per le Marche, che potesse fare da casa per tutti i riformisti. Se è vero che il tempo dei grandi partiti sembra ormai tramontato come tipo di organizzazione, le idee che ne stanno alla base però sopravvivono e perdurano nel tempo. Per questo il PSI ha deciso di rendersi protagonista di questo progetto che ha accolto laici, riformisti e liste civiche che vogliono decidere insieme il futuro della Regione attraverso politche concrete, senza abbandonarsi alla sola gestione del potere o alle critiche tout court.

Alla prova delle elezioni l’elettorato ha risposto molto bene, dimostrando quanto bisogno ci sia di una sinistra riformista organizzata: ottenendo 26.677 voti (il 5,03%), sono stati eletti Boris Rapa consigliere regionale e Moreno Pieroni assessore al Turismo ed alla Cultura e Uniti per le Marche si è attestata come la seconda forza del governo regionale, senza la quale il PD non avrebbe ottenuto il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale.

Durante questo anno il PSI delle Marche ha lavorato duramente su due binari, quello del governo della Regione e il rafforzamento del progetto Uniti per le Marche, dove rappresentra la forza principale e maggiormente organizzata. Nell’azione di Governo il PSI  ha cercato sempre di far intendere al PD la sua importanza all’interno della maggioranza, facendo in modo che Uniti per le Marche sia considerato un interlocutore alla pari. Attraverso Uniti per le Marche sono state portate avanti battaglie del PSI a livello nazionale, su tutte la presentazione delle due proposte di legge sull’istituzione dei registri DAT (Dichiarazioni Anticipate di Trattamento) e l’introduzione del limite dei 5 anni di residenza in Regione per ottenere le Case Popolari. Quest’azione di governo sta avendo degli ottimi riscontri anche a livello locale, visto che stanno nascendo, sempre su iniziativa del PSI, diverse liste “Uniti per” in comuni marchigiani rilevanti come Castelfidardo, Osimo, Civitanova Marche e Jesi, raccogliendo in questo modo il frutto di quanto seminato nei precedenti due anni.

Il progetto Uniti per le Marche non significa naturalmente un depotenziamento della struttura organizzativa del PSI, svolgendo il partito un ruolo determinante dal punto di vista politico e organizzativo. Ritengo che l’esperienza marchigiana di Uniti per le Marche possa essere un riferimento importante anche per le prossime scadenze elettorali nazionali, in sintonia con quanto evindenziato dal Partito a livello nazionale sull’esigenza di trovare alleanze strategiche con radicali, verdi e laici.

Boris Rapa
Consigliere Regionale Gruppo Uniti per le Marche

Antonio Venturino
Riavviare e rafforzare
la politica socialista

Proprio una anno fa, di questi giorni, veniva formalizzata la costituzione del gruppo socialista all’ARS. Fatto che suscitò attenzione e anche una certa sorpresa nell’ambito dei media siciliani, stupore del tutto comprensibile se si tiene conto che il PSI mancava dall’ARS da molto, troppo tempo e che all’ultima tornata elettorale non era nemmeno stata presentata una lista. Unico rappresentante del PSI infatti fu Nino Oddo eletto però nel listino del Presidente.

Vale la pena sottolineare che questo risultato è stato raggiunto grazie alla caparbietà con cui ho perseguito l’obiettivo ma che, naturalmente, non sarebbe stato possibile raggiungere senza la “complicità” degli altri tre deputati regionali.

Il tutto senza cedere mai alle lusinghe che provenivano da più parti e che facevano presagire agli osservatori improbabili passaggi tra le file di altre formazioni (Megafono, Sicilia Futura di Cardinale ecc.) Costruire le relazioni e mediare le posizioni non è stato e non è sempre facile: la delegazione socialista ha origine eterogenea, fatta esclusione come già detto per il deputato Nino Oddo. Gli onorevoli Giovanni Di Giacinto e Antonio Malafarina sono transitati al PSI dopo il naufragio politico del Megafono di Crocetta, formazione più volte pesantemente mortificata in Aula dal suo stesso Presidente fondatore.
Una operazione dunque “di palazzo” nata sulla base di due convincimenti: il primo che la costituzione del Gruppo potesse essere funzionale a rafforzare le iniziative legislative dei singoli deputati, altrimenti ostaggi delle variabili maggioranze crocettiane; il secondo che potesse essere utile a far riaffiorare l’eredità socialista che ha lasciato una impronta nella società siciliana ancora radicata in molti comuni medio-piccoli, ma completamente assente nei piani alti della politica regionale.

Inoltre l’obiettivo era anche quello di tentare di riproporre all’opinione pubblica la riflessione sulla necessità di tornare ad avere partiti organizzati e non solo virtuali o liquidi, come non sono virtuali o liquidi certamente i problemi quotidiani dei cittadini, i problemi economici, del lavoro, l’esclusione sociale, la povertà. Tornare insomma a fare politica con la gente e tra la gente.

Il bicchiere però è rimasto mezzo vuoto. Nel senso che il grande lavorio finalizzato a far riaffacciare i socialisti sula scena sicula è restato incompiuto per diverse cause. La principale è che non siamo stati in grado di celebrare quel congresso regionale che avrebbe dovuto segnare la ripartenza. Senza congresso non c’è linea politica

Ma soprattutto è mancata la comunicazione e l’offerta di politica verso l’esterno, per cui il PSI diventa entità ancora più astratta e virtuale. Questo al di là di una mera valutazione delle percentuali elettorali. Non aver colto la grande occasione di visibilità che la costituzione del gruppo ha dato al PSI regionale, che non ha saputo e voluto trovare il coraggio per cambiare e rinnovare il quadro dirigente, non ha innescato quel processo di rilancio cui tanti giovani siciliani, non solo socialisti, avrebbero potuto guardare con interesse. L’età media della maggioranza degli iscritti conosciuti negli ormai innumerevoli incontri fatti in questi anni è a ridosso o oltre la soglia della pensione. Il partito è invecchiato con lo stesso trend della popolazione, con la spiacevole conseguenza che in molti casi non ha le antenne nella parte ribollente di mutamenti e conflitti della società attuale.

Ciò detto rilevo tuttavia che vi è stato un buon tesseramento, forse il migliore tra le regioni italiane e che avrebbe potuto produrre risultati sicuramente superiori se non ci fossero state le incertezze legate ai noti ricorsi sul congresso nazionale e se il neo costituito Gruppo all’Assemblea Regionale avesse dedicato maggiore attenzione ai tanti temi che sono il nervo scoperto della Sicilia: immigrazione ed emigrazione, disoccupazione, precariato, emarginazione sociale, povertà, mancanza di infrastrutture, acqua e rifiuti, corruzione ancora tropo diffusa. Il governo Crocetta non ha potuto minimamente scalfirli, anche grazie ai nostri “alleati” del PD.

Credo però che non tutti i mali vengano per nuocere: anche se si tratta di una circostanza molto antipatica, per come si è generata, il fatto di dover celebrare nuovamente il congresso nazionale forse ci mette nelle condizioni di riavviare e rafforzare un processo diverso e capire in quale ambito della sinistra o del centro-sinistra si collocherà la politica socialista. Anche e soprattutto in Sicilia, riconsiderando rapporti e alleanze che a volte possono scaturire da ragionamenti ad personam e non da un confronto politico vero e proprio.

L’allucinazione politica che nasce dalle contingenze o dall’imminenza delle scadenze elettorali, con gli abbagli che ne possono derivare, è cosa piuttosto diversa dalla prospettiva di una visione autenticamente riformista.

Far discendere da questa nuova fase che si profila all’orizzonte una opportunità per ridefinire la strategia dei socialisti in Sicilia, dove ci sono appuntamenti importanti che culmineranno con le elezioni regionali di fine anno è indispensabile. Diversamente sarà molto difficile che una deputazione socialista possa nuovamente avere un gruppo nel prossimo Parlamento siciliano.

Antonio Venturino

Luca Fantò
Oltraggio alla memoria di Matteotti

Il PSI del Veneto si sente direttamente colpito ed esprime il proprio sdegno per la distruzione della targa posta a ricordo del Deputato socialista Giacomo Matteotti a Roma, nel luogo dove egli fu rapito e ferito mortalmente.
E’ evidente come questo atto testimoni ancora la validità delle idee e delle battaglie che animarono il compagno veneto.
Un atto che non è di minor gravità perchè compiuto da persone vili ed imbecilli. L’imbecillità è infatti il tratto comune a molti di coloro che sostennero le dittature peggiori. L’imbecillità è la materia di cui si compongo le dittature.
Per arginare quelle dittature i socialisti della tempra di Matteotti si sono sempre battuti facendo impallidire di paura i loro pavidi sostenitori.
Il fascismo esiste ancora e questo rende ancora attuale la nostra Costituzione che dell’antifascismo è il prodotto tra i più nobili.
Viva Matteotti!

Luca Fantò
Segretario regionale PSI del Veneto

Bobo Craxi
Congresso

Il Direttore dell’Avanti! Invita i compagni che “disertarono” il Congresso lo scorso anno a partecipare all’appuntamento che verrà fissato per “riparazione”. Il problema non è partecipare o meno ad un Congresso ma le ragioni per le quali è necessario riaprire un dibattito politico in tutta la Comunità Socialista ed avviare una discussione anche subito fra di noi, senza attendere i procedimenti burocratici che sono sempre un modo per non parlare di nulla.

È profondamente cambiata la fase politica, essa muta di giorno in giorno, le certezze con cui si sono impostate le politiche di Governo e dei partiti in questi ultimi due anni segnano il passo di fronte alla crisi che non si arresta ed hanno mostrato la corda di fronte alla scorciatoia delle riforme di Governo che hanno subito una sonora bocciatura da parte degli italiani; È in una fase di stallo e di impasse l’Europa che attende il voto popolare delle due grandi nazioni guida, la Francia e la Germania, è inquieto il Mondo che attende la nuova impostazione della potenza guida dell’Occidente che ha cambiato la propria leadership ed è posto dinnanzi alla forza dirompente del nuovo protagonismo russo nel Mediterraneo mentre non pare cessare la offensiva del terrorismo cieco che si muove trasversalmente dentro ed ai confini delle aree instabili.

Eppoi c’è la difficoltà della sinistra che governa e delle sinistre che si oppongono nel mondo superate ed insidiate dall’inedita alleanza e saldatura delle estreme di destra e di sinistra che stanno dando vita in tutto il continente ai movimenti nuovi che per comodità definiamo populismi ma che rappresentano in modo plastico la realizzazione di un disegno post-politico che si sta realizzando ed ha trovato il suo inveramento tanto nelle vecchie che nelle nuove democrazie europee.

C’è la sconfitta del disegno renziano al quale una parte dei socialisti avevano scommesso con fiducia e speranza convinti che Egli potesse realizzare il disegno riformista incompiuto e che attraverso la propria leadership “ignorante” del passato potesse proiettare nel nuovo millennio una nuova sinistra depurata delle proprie tradizioni e dei legami ideologici che la costringevano in un recinto identitario.

Ci sono alle porte le Elezioni ed incombe come una spada di Damocle la possibilità che gli Italiani vengano interrogati “via” Referendum sulla opportunità di reintegrare le tutele che la Legge sul Mercato del Lavoro ha rimosso determinando l’estensione del numero dei licenziati più che di quello degli assunti.

C’è una discussione sulla Legge Elettorale che ci impegna indirettamente ma ci riguarda, il ritorno al proporzionale determinerebbe condizioni più favorevoli proprio per tutte quelle aree costrette a legami subalterni nel sistema bipolare e maggioritario, rigenerebbe potenzialmente la virtù che è propria in molti di noi che è quella di essere capaci di suscitare il voto individuale nel rapporto personale e territoriale.

Ed una Lista che possa prendere le mosse subito solleciterebbe molte adesioni,
motiverebbe centinaia di quadri e di compagni in tutt’Italia.

C’è da discutere del come e del perché valga la pena mantenere in vita un’organizzazione autonoma del Socialismo Italiano e del come sia possibile tenerla in vita al netto dei suoi sondaggi sottozero e di una gestione che ha prodotto l’abbandono di metà del proprio gruppo parlamentare e di un certo numero di eletti regionali e comunali.

C’è da definire quale possa essere la forma più idonea di organizzazione di una forza politica nel nuovo millennio alla luce delle nuove possibilità tecnologiche, della partecipazione parziale e sommaria dei cittadini alla vita democratica ma anche alla luce di una nuova domanda che sembra provenire dalla società e che chiede forze politiche aperte e non chiuse, di partecipare direttamente e non per delega.

C’è da rilanciare l’orgoglio di un popolo ferito e profondamente provato dalle vicende di questo ventennio, che continua a reclamare il diritto al bilancio di questa grottesca seconda repubblica ed il diritto alla verità sui fatti che cambiarono il corso della Storia del nostro paese quando spazzarono via i Socialisti con una violenza senza pari.

Oggi di fronte al pressapochismo di questa classe politica ed alle ruberie di questa classe dirigente le vicende dell’epoca impallidiscono e noi onestamente pur rinunciando al diritto alla rappresaglia poco o nulla facciamo per rivendicare un ruolo politico nella società che sia oltre la testimonianza quasi a doverci ancora nascondere per espiare non si capisce quale tipo di colpa o responsabilità.

Il Direttore dell’Avanti! Ci invita “Bambini venite parvolus, C’è un ancora da tirare..”

Se il Congresso si apre con l’obiettivo di realizzare una lista socialista aperta, competitiva sciogliendo il vincolo federativo che non risulta essersi mai rotto col PD

Se il Congresso ha una cornice aperta e non chiusa, orgogliosa e non rancorosa o subalterna

Se il Congresso Socialista parla agli italiani cercando di interpretare le loro ansie, rappresentare le difficoltà e se cerca di lanciare un messaggio chiaro ed inclusivo all’area laica e di sinistra del nostro paese io allora consiglierei ad un giovane sicuramente di parteciparvi perché potrebbe da Esso scaturire una vecchia Novità.

Non si tratta di fare “mozione degli affetti” come dall’alto della sua esperienza ha fatto Fabio Fabbri ma di intenderci su poche ed essenziali questioni che prendono lo spunto da una severa e doverosa autocritica ed è chiaro che fare un’unica sintesi è lo sforzo maggiore che deve tentare un corpo collettivo;

In tempi di “liquidità politica” è evidente che lo sforzo è più complesso, ma senza un ragionevole tentativo c’è solo un altro orizzonte di subalternità e di irrilevanza.

Noi abbiamo aperto una discussione per salvare e rilanciare il Partito, ognuno deve fare la propria parte in modo positivo.

Fabrizio Macrì Leonardo Scimmi
Il tema del lavoro nella tradizione socialista democratica

Quando in Italia si parla di partito del lavoro s’intende, nella testa di chi ne caldeggia la fondazione e nell’immaginario collettivo, un partito impegnato a formulare politiche di difesa dei lavoratori dall’arbitrarietà delle decisioni degli imprenditori.

Gli imprenditori infatti, guidati dalla ricerca del profitto, agirebbero sui fattori di produzione (capitale e lavoro) e sui costi che ne derivano per assecondare i mutamenti delle condizioni di mercato e massimizzare gli utili d’impresa.

La sinistra e i partiti dei lavoratori si sono tradizionalmente battuti per irrigidire i costi del lavoro, per difendere i salari ed impedire agli imprenditori di trattare i lavoratori come un semplice fattore di produzione, al pari del capitale.

Le battaglie della sinistra nel passato sono state non solo nobili perchè tese alla difesa della dignità umana della forza lavoro, ma anche utili specialmente nella loro declinazione socialdemocratica occidentale, per due ragioni :

  • hanno consentito di alzare il potere d’acquisto dei lavoratori e quindi di aumentare la domanda aggregata;

  • hanno spinto gli imprenditori ad accrescere la produttività attraverso altri fattori che non fossero la semplice riduzione del costo del lavoro.

Questi due fattori si sono rilvelati due importanti fattori di sviluppo economico e progresso sociale.

Tuttavia tale formula andrebbe applicata nella realtà dei vari paesi e dovrebbe essere adattata realtà economica e soprattutto alla congiuntura politica e sociale.

Una politica dell’impresa troppo tradizionalista in tema di lavoro nell’Italia del 2017, applicata sul tessuto imprenditoriale delle nostre piccole e medie imprese, rischierebbe di essere inefficace e dannosa in quanto si rivelerebbe nemica delle imprese ; rischierebbe infatti di introdurre ulteriori e costosi elementi di rigidità che metterebbero a rischio la capacità delle imprese di produrre e generare reddito, quindi di coprire i costi del lavoro.

Analisi della situazione italiana

Un freno strutturale alla competitività delle nostre imprese è certamente dato dal contesto particolarmente complicato in cui esse operano.

Le nostre aziende, solitamente medio-piccole, spesso micro, nate dalle esternalizzazioni di funzioni delle grandi imprese del nord realizzate soprattutto negli anni ’90 e rimaste piccole per non incorrere in una tassazione ed una normativa sul mercato del lavoro eccessivamente penalizzante, avrebbero difficoltà a competere in un mercato globale se gravate da costi e rigidità eccessivi.

A questo si aggiungono ostacoli di carattere strutturale :

  • una pubblica amministrazione particolarmente lenta ;

  • una burocrazia poco accessibile :

  • un sistema bancario in crisi ;

  • un gap infrastrutturale particolarmente penalizzante per le regioni periferiche.

In pratica, l’Italia manifesta un sistema paese debole che rema contro l’iniziativa imprenditoriale, specie di piccola taglia, e che ha consentito solo ad una parte delle nostre imprese di emergere, in un contesto di mercato oramai sempre più aperto alla concorrenza estera.

Ogni intervento governativo deve essere teso a rimuovere ostacoli alla libera impresa per metterla in condizione di lavorare almeno alla pari dei competitori europei : l’impresa è il motore del reddito ed il reddito la condizione fondamentale per creare posti di lavoro.

Per questo una politica moderna del lavoro non può che essere anche una politica industriale in linea con gli interessi degli imprenditori.

A compensare questo cambio di prospettiva vi é l’introduzione di elementi di democrazia industriale quali la cogestione (Mitbestimmung) e la partecipazione agli utili da parte dei lavoratori.

Una politica del lavoro moderna

Questo ci fa capire che in un contesto come quello italiano sarebbe bene uscire dall’approccio ideologico di conflitto tra proprietà e lavoro e capire che le due cose si tengono, il successo delle nostre imprese è anche il successo dei loro lavoratori.

Spesso gli attuali imprenditori sono ex operai che si sono messi in proprio e hanno avviato la loro attività assumendo altri operai, la cogestione di stampo socialista spesso è già in atto all’interno delle nostre imprese e il licenziamento dei collaboratori con cui si lavora da anni è non di rado ragione di grande travaglio anche personale per gli imprenditori.

Conoscere la realtà anche sociale della Valle Padana, lungo il cui asse lavora uno dei più produttivi agglomerati imprenditoriali d’Europa e del Mondo, è il presupposto fondamentale per mettere in atto politiche del lavoro libere da vincoli ideologici astratti e non collegati alla realtà in cui vengono applicate.

Obbligare un imprenditore a non licenziare quando la situazione di mercato lo richiede significa introdurre un ulteriore elemento di rigidità che rischia di portare l’impresa al fallimento generando effetti occupazionali ancora peggiori.

Non esiste imprenditore che ami licenziare con leggerezza, ma se l’azienda è in crisi bisogna dargli la possibilità di farlo in tempo per per recuperare la perduta competitività.

Una politica del lavoro moderna infatti, quindi lo Stato, prima di tutto non scarica sull’imprenditore il peso del costo del lavoro in eccesso nei momenti di congiuntura debole.

Al contrario, uno Stato moderno e riformista deve farsi carico del reinserimento del lavoratore sul mercato tramite sussidi, formazione e tutoraggio.

L’imprenditore dal canto suo ha l’obbligo sociale di non fare fallire la sua impresa e trovare le condizioni per rilanciarla, per tornare ad investire ed assumere.

Secondo obiettivo di una politica del lavoro avanzata e sociale è quello di eliminare le diseguaglianze tra i due gruppi di lavoratori che popolano oggi il mercato del lavoro italiano e godono di due regimi di tutele diametralmente opposti : da un lato i più anziani lavoratori a tempo indeterminato o appartenenti all’amministrazione pubblica, tutelati dall’art 18 che li rende quasi illicenziabili e dall’altro le schiere di giovani e meno giovani assunti con contratti privatistici a termine e precari.

Prima ancora di scendere nel dettaglio delle misure da adottare quindi è importante operare un cambio di prospettiva, una rottura ideologica netta con i dettami del passato, prendere pragmaticamente atto del contesto mutato e delle difficoltà strutturali del nostro sistema, con lo scopo di difendere gli stessi principi con strumenti completamente diversi.

Fabrizio Macrì Leonardo Scimmi

Gian Franco Schietroma
Frosinone. Soddisfazione
per esito elezioni

Gianfranco SchietromaIl notevole consenso ottenuto a Frosinone, alle elezioni provinciali, dalla lista “A difesa del territorio” voluta e organizzata dal Psi, conferma che esiste senza alcuno dubbio lo spazio politico per una articolazione plurale del centrosinistra. Anzi, anche per evidenti ragioni democratiche, è davvero opportuno che il centrosinistra non venga rappresentato soltanto dal Pd.

Noi socialisti, quindi, siamo particolarmente soddisfatti per aver promosso con successo questa nuova iniziativa politica, che ha riportato il  13,3% dei voti, ottenendo l’elezione di un consigliere provinciale e sfiorando per pochissimo il secondo seggio.

Un sentito grazie  va ai sindaci ed ai consiglieri comunali che hanno votato lista “A difesa del territorio”, ai dodici candidati per il loro fondamentale  impegno, alle forze civiche e politiche che hanno appoggiato la lista, quali Sinistra Italiana, Sel, Possibile e Pci. Desidero rivolgere i migliori auguri di buon lavoro al neoconsigliere provinciale Luigi Vacana, sicuro che egli saprà continuare egregiamente l’azione politica del padre prof. Gerardo, indimenticabile e apprezzatissimo amministratore provinciale socialista democratico.

Un ringraziamento particolare va al consigliere uscente Gianni Bernardini per l’ottimo lavoro svolto in questi due anni e senza il quale sarebbe stato impossibile presentare la lista “A difesa del territorio”. Con Gianni protagonista faremo insieme altre importanti battaglie a difesa dei cittadini e per l’affermazione degli ideali di giustizia sociale propri del nostro Partito.

Da ultimo, anche in considerazione dell’esito del referendum costituzionale, auspico vivamente che, la prossima volta, il Presidente della Provincia ed il Consiglio provinciale tornino ad essere eletti direttamente dai cittadini.

Gian Franco Schietroma
Coordinatore Segreteria nazionale Psi

Carlo Lorenzo Corelli
Dall’Emilia Romagna
un importante contributo progettuale

La sinistra italiana è sofferente, soprattutto quella riformista e di governo. Ad un peso elettorale importante non corrispondono, infatti, riferimenti ideali e politici capaci di ridarle chiarezza di intenti. Mentre alla sua sinistra è un pullulare di formazioni a somma elettorale modesta, tra le quali è difficile distinguere chi sia effettivamente pronto ad alleanze di governo.

Collocare il Psi in questo panorama della sinistra sarebbe piuttosto complicato, se non si facesse chiarezza sul fatto che siamo interessati ai valori, agli ideali ed agli interessi da rappresentare, piuttosto che a posizionarci rispetto agli uni o agli altri.

Di qui nasce, al momento, il nostro maggiore interesse ad analizzare lo stato di salute della sinistra riformista di governo, partendo dal suo principale Partito, il Pd.

Il Pd è frutto della confluenza di quattro filoni politici, quelli comunista, democristiano, socialista e liberale, in parte però tuttora rappresentati anche da altri Partiti e Movimenti.

Un po’ come dire tutto e il contrario di tutto. Un equivoco che fonda la sua ragion d’essere nelle formule, non molto dissimili, del veltroniano “Partito a vocazione maggioritaria” e del renziano “Partito della nazione”, ovvero, in entrambi casi, pur nella loro diversa connotazione, un Partito del potere per il potere.

Per convincerci del contrario non bastano né l’auspicio di Bersani che il Pd possa essere un “campo aperto” dove trovino piena cittadinanza politica tutti quegli apporti, né una qualche similitudine del democristiano Renzi con il socialista Craxi. La convivenza in un unico Partito sono, infatti, ben altra cosa dalle possibili alleanze di governo tra forze politiche distinte. Così come sottoporre, finalmente e per intero, ad una elaborazione critica la vicenda politica craxiana non potrebbe comunque mai portarci alla conclusione che, in Italia come in Europa, popolari e socialisti possano convivere nello stesso Partito.

In realtà, ex Comunisti ed ex Democristiani non sembrano solidali in null’altro che nell’avversione “genetica” al socialismo italiano, il terzo incomodo di sempre. Mentre Socialisti e Liberaldemocratici, che pure hanno tra loro molte ragioni di comunanza e pressoché nessuna per stare assieme a comunisti e democristiani, nel Pd non possono che avere, ed hanno, un peso assolutamente minoritario.

Uscire da questo equivoco, che tiene forzosamente insieme almeno tre aree di pensiero ideale – Comunista, Democristiana a Liberalsocialista – sarebbe salutare per liberare di nuovo energie politiche che, non più compresse in quel coacervo o disperse altrove, potrebbero rappresentare la rinascita della partecipazione come antidoto ai cattivi maestri del tanto-peggio-tanto-meglio.

Forse non è un caso che socialisti approdati nel Pd e socialisti che trasferiscono lo scontro politico nei tribunali siano accomunati nel fare guerra al Psi, gli uni e gli altri per ora uniti nel comune obiettivo di colpirci a morte per sostituirsi a noi.

Dunque, il prossimo congresso del Partito deve mettere in chiaro che non abbiamo alcuna intenzione di soggiacere nè agli uni, né agli altri e di immolarci ad un destino di irrilevanza.

Esiste solo un modo per farlo: lasciare che si liberino tutte le energie per un rinnovamento vero del Partito, che passi attraverso un dibattito senza rendite di posizione.

Presenti dunque, chi vuole, tesi e mozioni congressuali o la propria candidatura alla segreteria, anche se sarebbe improvvido offrire, ai nemici esterni del Partito, la testa del nostro segretario, al quale però dobbiamo chiedere che guidi, con una significativa discontinuità, una transizione indispensabile verso nuovi gruppi dirigenti per porre, assieme a loro, le basi di un cambiamento strategico degli indirizzi politici. Un cambiamento che non può che esprimersi attraverso il riconoscimento di maggiori spazi di manifestazione non solo all’eventuale dissenso, ma anche alle semplici critiche.

Una casa socialista ospitale per tutti i socialisti, che ponga in primo piano, con rinnovata convinzione, le ragioni del socialismo democratico, tradizionali e del nostro tempo, sempre attente alla difesa degli ultimi ed al bene comune, è la strada maestra.

Non si tratta di riproporre, all’interno del Partito, distinzioni che hanno un sapore ormai stantio – destra e sinistra, giovani e anziani – ma di esaltare gli apporti di tutti, ognuno secondo il loro peso e valore, e anche di non temere di affidarci ad una nuova classe dirigente, che possa essere il nostro futuro.

E’ compito, dunque, delle personalità più autorevoli del Partito supportare, con la loro esperienza, la crescita di una nuova classe dirigente e di individuare, assieme, il percorso di rinascita del socialismo, che riunisca, in uno spaccato più ampio di interessi, tra loro complementari, da rappresentare, un movimento Laico e RossoVerde.

Un movimento del quale, per altro, già ci sono le tracce, non solo in casa nostra.

Si pensi, ad esempio, alla convention nazionale della “Marianna” di Giovanni Negri, che si terrà in febbraio a Bologna.

Per parte nostra, in Emilia Romagna, potremmo offrire al congresso un contributo progettuale e, al Partito, una nuova “Bertinoro” che, al pari di quella per la Rosa nel Pugno del 2007, raccolga, in una o due giornate di riflessione, Socialisti, Verdi, Radicali e Liberaldemocratici.

Carlo Lorenzo Corelli
Consigliere nazionale

Leonardo Scimmi
Congresso tra identità
ed innovazione

Da Zurigo, Liegi, Berlino, Nizza, Bruxelles, Lussemburgo, Barcellona o Londra – dove risiedono le federazioni del PSI – apprendiamo che ci sarà presto un Congresso straordinario e ne siamo contenti. Il tesseramento è andato bene ed ora si scaldano i motori per il congresso.

Volevate un Congresso? Eccolo pronto. Ora però bisogna giocare e non tirare in ballo l’arbitro. Il Collegio estero da anni lavora alla ricostruzione di quello che è stato per molto tempo un paesaggio con rovine, diciamolo, i resti gloriosi di un passato glorioso, quello del PSI piu‘ grande del PCI all’estero, sotto il Ministero di Gianni De Michelis.

Dopo anni di lavoro siamo riusciti a ricostruire le Federazioni in tutti i Paesi di emigrazione italiana, e siamo pronti non a piangere lacrime di nostalgia per il Paese lontano, ma a suggerire all’Italia ed agli italiani alcune buone idee che abbiamo appreso all’estero.

Eh si, all’estero  si imparano tante cose utili, non solo nebbia e mandolino, ma anche lingue culture expertise skills savoir-faire Businessmodell come dire, il progetto Erasmus ha creato una nuova generazione, che ovviamente è cresciuta ed ora, finite le feste Erasmus sul barcone del Tevere, nei casermoni tecno berlinesi o sulle spiagge spagnole con botellon, questa generazione vuole dare voce alla propria esperienza lavorativa e di vita.

Ed il PSI è aperto a queste esperienze, all’estero come in Italia. Ci sono pertanto alcuni punti che vanno senza dubbio evidenziati in vista del prossimo Congresso, ed essi sono:

– La linea politica principale per il PSI non puo‘ che essere l’Autonomia dal PD.

E’ una vexata quaestio ovviamente, ma tutti noi sappiamo in questo partito che il PD, passando per le varie fasi partitiche PDS e DS, e per le varie fasi politiche quali il bipolarismo ed il maggioritario, si è dolcemente e comodamente adagiato nello spazio politico e partitico che era del PSI. Il che suscita non solo una vena polemica in molti compagni, ma evidentemente si è dimostrata l’incapacità del PD di prendere il posto del PSI nella storia politica italina, poiché la sinistra moderna pragmatica razionale e riformista che rappresentava il PSI è fatta di mentalità, di modelli, di esempi di grandi uomini e dei loro insegnamenti che creano una cultura riformista di governo che il PD, purtroppo, non ha mostrato di aver elaborato o assorbito. Per il bene dell’Italia quindi occorre separare il riformismo vero da quello sedicente tale.

– Conseguenza del punto precedente è senza dubbio il recupero dei compagni socialisti finiti nelle altre formazioni quali il PD e Forza Italia, con operazioni di contatto personale sui territori, di propaganda partitica e di focalizzazione su alcuni temi storici del riformismo.

– L’oerazione sopra descritta deve porsi un orizzonte temporale sufficientemente lungo per valutare concretamente gli effetti di una campagna elettorale autonomista e di visibilità.

– Condizione non necessaria è il cambio della legge elettorale in senso proporzionale, battaglia che puo’ essere un utile collante per riaggregare i socialisti e lanciare una riunificazione nel lungo periodo, anche dopo le elezioni del 2018.

– L’operazione sopra descritta deve affiancarsi ad un’operazione di innovazione del partito vera profonda e visibile. Il PSI puo’ vantare l’appartenenza al PSE di cui fu fondatore. L’Europa rappresenta oggi la grande sconfitta della crisi economica ed anche la grande assente. Dobbiamo pertanto rivitalizzare il disegno europeo facendone una ottima e battente propaganda in Italia, dove il provincialismo e il populismo negativo hanno da ultimo sconfitto ogni ottimismo sul futuro dell’Europa. Occorre pertanto utilizzare il progetto Erasmus e la Generazione Erasmus per coinvolgere i giovani, responsabilizzarli verso la politica, rendere trandy la politica europea e far diventare il PSI il partito della Generazione Erasmus, la generazione che ha tempo ed idee per fare dell’Italia un paese europeo nei modi, nelle procedure, nella cultura, aumentando l’attrattività del disegno europeo presso le giovani generazioni italiane. Ogni studente Erasmus od ex studente Erasmus è un manager di sè stesso, capace di gestire la propria vita all’estero, in ambienti non famigliari, da solo, in mezzo a lingue e culture diverse. E’ un asset per il paese e per il PSI. Facciamolo nostro. Lanciamo due proposte di legge : Erasmus della politica per gli scambi con l’estero in organi costituzionali o partitici e Quote Erasmus per il rientro dei professionisti all’estero.

– Un altro tema fondamentale è quello del lavoro. Il mondo del lavoro è decisamente in grave affanno in Italia. Dobbiamo aumentare salari e produttività delle imprese cosi’ come la loro taglia e capacità di fare innovazione e competere sui mercati internazionali. Questo puo’ avverarsi con l’introduzione di un istituto già noto in Germania, e cioè la cogestione dei lavoratori nella conduzione dell’impresa medio grande. Favorire la pace sociale, ridurre turn over, limitare delocalizzazioni, aumentare produttività e salari, favorire fusioni e crescita delle imprese per taglia e fatturato, aumentare ricerca ed innovazione e quindi competitività delle imprese italiane in Italia – mercato interno – e all’estero tramite l’export. Occorre una proposta di legge.

Lo stato sociale. L’Italia sta soffrendo la crisi economica e la crisi politica con deficit di governance e trascura i milioni di poveri o precari lasciandoli ai margini della società. Occorre una rete di soccorso statale in relazione ai temi dell’edilizia, dell’assistenza sanitaria e di sussidio e formazione per i disoccupati e di cura della scuola. Case scuole ospedali. Nessuno stato puo’ consentire che il lavoro di supporto a chi è in difficoltà venga demandato alle famiglie, ai pensionati, a chi è espressione di un mondo e di una generazione che ha prodotto e ha reddito ed oggi deve supplire alle carenze dello stato in una situazione di crisi economica perdurante. Anche qui dobbiamo presentare una proposta di legge.

 Su questi temi dovremo discutere e lavorare. Il collegio estero ci sarà, con le federazioni di Spagna, Francia, Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Germania, Ungheria e Romania.

 Leonardo Scimmi
Consigliere Nazionale
Coordinatore italiani all’estero (Europa)