Francesco Castria
In vista delle Europee, parlare all’Italia Consapevole

Le elezioni del 4 Marzo hanno rappresentato, più del Referendum del Dicembre 2016, uno spartiacque nella politica nazionale.

Lungi dal riprodurre il confronto tra il Centrodestra ed il Centrosinistra e, quindi, l’alternanza tra forze che,seppur con programmi differenti, si muovevano all’interno della politica tradizionale, basata sulle regole della democrazia rappresentativa e della raccolta del consenso nei propri bacini sociali e culturali (una divisione alquanto statica sia nella composizione degli elettorati, sia nella loro collocazione territoriale)l’ultimo confronto elettorale, invece, ha segnato la vittoria di forze antisistema, caratterizzate da una profonda capacità di aggregare consenso cavalcando il malessere economico e sociale diffuso nel Paese, oltre che le paure dei nostri giorni, dai migranti alla povertà.

Forze politiche troppo frettolosamente definite, dalla stampa e dagli avversari, populiste; ammantandole di una controproducente vicinanza al popolo, rivendicata dal Presidente del Consiglio, che non fa altro che accrescerne il consenso, anziché ridurlo.

Sarebbe stato più corretto qualificarle per ciò che sono: forze demagogiche, volte ad accattivarsi il favore degli elettori con promesse difficilmente realizzabili.

Che l’esito delle elezioni avrebbe portato ad un tale risultato, con oltre il 50% dei consensi a favore del M5S e della Lega, era evidente a chiunque si fosse premurato di ascoltare gli umori dell’uomo della strada, al bar come sul posto di lavoro.

Il Governo Gentiloni che, con i suoi ministri migliori, da Minniti a Calenda, pur non aveva mal figurato, intercettando un minimo di ripresa economica e promuovendo riforme perfettibili, ma orientate nella giusta direzione, e le forze politiche di riferimento, in primis il PD, non hanno colto come lo scontro elettorale,lungi dallo svolgersi lungo l’asse tradizionale Destra vs Sinistra, si fosse spostato, in termini di raccolta delconsenso, su una nuova direttrice, semplificando, Inclusi vs Esclusi (in cui tali termini assumono valenze diverse da quelle usuali. Nel 2018, ad esempio, vanno considerati tra gli inclusi i pensionati medi e gli operai di grandi aziende, mentre tra gli esclusi i lavoratori saltuari ed i giovani professionisti).

Avvisaglie di quello che ribolliva in pentola erano parse evidenti quando il sociologo De Rita, all’esito di una ricerca del Censis, aveva sentenziato come il sentimento maggiormente diffuso tra gli italiani fosse il rancore.

Lega e M5S hanno saputo cogliere tali sentimenti di impotenza collettiva, invidia sociale e di contestazione dell’ordine costituito, trasformandoli in consenso nell’immediato dello scontro elettorale, ma anche, cosa più pericolosa, nella bussola che orienta le scelte delle politiche economiche, sociali e giudiziarie, ora chesono al Governo.

A tale primo errore di analisi e di conduzione della campagna elettorale, commesso dal PD e da FI, se ne è aggiunto uno, più grave, al momento della formazione dell’Esecutivo.

Alcuni dei protagonisti, in particolare i Democratici, non hanno valutato con attenzione il cambiamento introdotto nel sistema parlamentare dalla nuova legge elettorale che, privando i “vincitori” di un premio di maggioranza tale da assicurare un risultato in termini di eletti che consentisse la nascita immediata di un Gabinetto, ampliavano e non riducevano la possibilità, per tutte le forze presenti nelle Camere, di avere un ruolo nella formazione del Governo.

In un sistema siffatto, con i risultati dati, perso il “primo tempo” della partita (le elezioni), il PD, con il contributo di FI e di altre forze “razionali”, avrebbe avuto la possibilità di giocare meglio il “secondo tempo”; vale a dire quello delle manovre parlamentari, per portare alla nascita di un Governo, presieduto da altri (un leghista ragionevole, un moderato di centrodestra), ma, in ogni caso, il meno lontano possibile dal “buon senso” istituzionale. La scelta tattica del restare a guardare ha consentito, invece, quale inevitabile conseguenza, la nascita della maggioranza giallo-verde.

Ora, a pochi mesi dall’insediamento del Governo Conte, si iniziano a vedere le conseguenze di tale scelta rinunciataria: dal caso Ilva alla Tav, dal Decreto Dignità alla politica europea, per non dire dell’approccio muscolare di Salvini al tema immigrazione; stiamo assistendo ad una serie di scelte che pagano, in termini di consenso, nel breve periodo, ma che nel medio si riveleranno per quelle che sono: illogiche da un punto di vista economico ed irrazionali da quello politico.

Siamo, infatti, spettatori dello show di due leader forti, Di Maio e soprattutto Salvini, in un Paese, l’Italia, che diventa sempre più debole in termini economici ed internazionali.

Gli italiani di buon senso osservano ammutoliti tale spettacolo; cominciando a prevedere il contosalatissimo che, tra un po’, si troveranno a pagare, come dimostra il calo di fiducia degli investitori stranieri, di cittadini ed imprese.

Uno scenario preoccupante, quanto realistico, in cui, come ha detto il Presidente della Repubblica, citando il Manzoni, “il buon senso c’è, ma se ne sta nascosto per paura del senso comune”.

Se questo è lo stato dell’arte, diventa urgente, anche in vista delle consultazioni Europee, approntare un’alternativa credibile che sappia parlare all’Italia Consapevole.

Un’Italia certamente delusa dai governanti che si sono succeduti negli ultimi anni, disillusa ed impoverita, ma comunque vitale e raziocinante.

Un’Italia che crede nella democrazia rappresentativa e nella divisione dei poteri Esecutivo, Legislativo e Giudiziario; che comprende come sia indispensabile uno sviluppo del Paese attento all’ambiente, ma possibile solamente con un sistema infrastrutturale ed industriale forte; che vuole aiutare il prossimo in difficoltà, ma riconosce l’importanza dell’impegno, delle competenze, delle professionalità; che chiedegiustizia, ma rifiuta la piazza; che riconosce l’importanza della scienza e delle sue conquiste; che auspicaun’Europa diversa, ma desidera costruirla con le forze liberali e democratiche; che capisce, soprattutto, come le decisioni più sono importanti, più vanno assunte con ponderazione.

È giunto il momento che le forze politiche, le liste civiche, le associazioni ed i singoli cittadini che condividono questi principi di fondo superino i vecchi steccati, le ormai stantie idiosincrasie ed affrontino uniti questa difficile parentesi politica e sociale che stanno vivendo l’Italia e l’Europa; con la consapevolezza che situazioni eccezionali, come quella attuale, non possano essere affrontate con risposte e schemi ordinari.

Francesco Castria

Direzione Nazionale Psi

Luca Pellegri
Comunità, identità. Unità?

Ci sia consentita una breve riflessione ed un auspicio fondato sulla bella Festa dell’“Avanti!” a Caserta lo scorso fine settimana.

Grazie all’ostinazione ed all’impegno dei compagni Casertani, di Mauro Del Bue e del PSI abbiamo vissuto tre giorni certamente pieni di dibattiti politici, ma soprattutto un momento di incontro reale, direi fisico, della comunità socialista, dal Piemonte alla Sicilia, senza mediazioni telefoniche, virtuali, “Social media”.

Ora, è proverbiale la litigiosità intrinseca del socialista medio, tanto da farsi maniera e caricatura, che pur essendo una deformazione, nasce sempre da un principio di verità. Ne siamo perfettamente consapevoli. Eppure la festa è stata davvero Festa; senza ipocrisia ma in maniera spontanea, nelle coscienze delle compagne e compagni ha prevalso lo spirito di fratellanza.

Questo clima che tutti ha avvolto si è basato, molto probabilmente su due evidenze immediate ed inconfutabili: siamo una Comunità reale fondata su un’Identità molto forte, storica, culturale, politica.

Questa evidenza è rafforzata, per contrasto, nell’osservare lo smarrimento, e di questa osservazione nessuno ce ne voglia, degli amici e compagni del PD, palesemente afflitti da una profonda e forse irreversibile crisi di identità tanto da apparire come una foto completamente sfuocata e “mossa”. Questa crisi identitaria inevitabilmente pesa e rende più laschi i vincoli di Comunità.

Da aggiungere che in molte parti d’Italia, compagni che si richiamano con forza all’identità socialista lavorano e si sacrificano come matti per creare occasioni di incontro reale, spinti soprattutto da una necessità interiore a mantenere solida, e lo riscriviamo per sottolineare il concetto, la propria identità socialista.

Chi scrive queste righe ritiene, con molta umiltà, di aver compreso questo meccanismo virtuoso: il mio ritorno alla militanza attiva dopo tanti anni è certamente legato alla necessità interiore di ristrutturare la mia identità socialista e quindi di farlo in mezzo ai socialisti.

Nel titolo di questo articoletto, dopo la parola unità c’è un punto interrogativo. Archiviando per sempre la questione della “diaspora socialista” ripartiamo da questi due mattoni: identità, comunità.

10, 100, 1000 Caserta, se son rose (anzi garofani) fioriranno

Grazie Caserta

Grazie Avanti! Grazie a tutte le Socialiste e Socialisti d’Italia

Luca Pellegri

Luca Fantò
Scuola, il Psi auspica un cambio di rotta

La fonte è una ricerca di “Tuttoscuola”. Ogni anno circa 150.000 ragazzi abbandonano la scuola. Da vent’anni ad oggi 3,5 milioni di abbandoni. Un alunno su quattro tra gli iscritti alla scuola secondaria, non arriverà al diploma. Nei licei la percentuale di abbandoni è inferiore rispetto a quella negli Istituti tecnici e professionali e su questo andrebbe fatta una riflessione approfondita.

Le ricerche più recenti mostrano come lo Stato italiano investa nell’istruzione il 4% del PIL, la media europea è del 4,9%, la Danimarca il 7%. L’Italia spende 65 miliardi di euro all’anno, la Germania 127.

Per anni si è propagandata la “flessibilità” nel mondo del lavoro senza capire che invece si trasmetteva insicurezza. Insicurezza non solo tra i lavoratori ma nella società intera. Flessibilità e incertezza concretizzatesi con l’approvazione del “jobs act”.

Un’insicurezza che evidentemente indebolisce la motivazione allo studio dei nostri giovani.

Quale motivazione è possibile trovare in ragazzi che si sentono impegnati in un faticoso percorso scolastico, tecnico o professionale, che li accompagna ad un’ineluttabile precarietà?

Insomma, una situazione desolante che i primi 100 giorni del Ministro Bussetti e del Governo Salvini- Di Maio non hanno certo contribuito a migliorare.

Basti vedere il caos legato ai vaccini, le decine di migliaia di cattedre ancora scoperte, le centinaia di reggenze,la cronica assenza di personale ATA, le incertezze su alternanza scuola-lavoro e prove Invalsi. Basti considerare come continuino ad aumentare i contributi pubblici alle scuole non statali, di certo non scuole per i figli di coloro che dovrebbe guardare al mondo dell’istruzione come strumento per migliorare il destino dei propri figli.

Ne di particolare aiuto può essere lo spirito di sacrificio dei docenti, la loro capacità di trasmettere amore per la conoscenza, visto che l’attenzione ministeriale è sempre più rivolta ai processi, alle competenze invece che ai contenuti, invece che al valore intrinseco della conoscenza.

Il PSI quindi auspica un cambio di rotta, un vero cambiamento nella politica dell’istruzione di questo governo, governo che ha più volte ormai dimostrato di saper cambiare idea sulle proprie politiche.

Luca Fantò
Referente nazionale PSI scuola

Luca Fantò
Un Governo che nasconde la propria inefficacia

La Magistratura si è attivata e vedremo quali saranno le conclusioni delle iniziative giudiziarie intraprese nei confronti del Ministro degli Interni.
Ma se la legge ha bisogno dei suoi tempi, la politica può invece esprimere un giudizio in tempi più rapidi.
Sulla gestione della questione rifugiati, il PSI del Veneto condanna fermamente l’operato del Ministro degli Interni del Governo Conte.
E’ evidente come si stia facendo campagna elettorale sulle spalle di persone che fuggono la miseria, la tortura e la morte.
Chi non ha argomenti da portare a favore del proprio operato cerca di creare ad arte problemi per distrarre i cittadini dalla realtà della propria inefficacia.
Il PSI del Veneto lancia un appello e auspica che le forze dell’opposizione parlamentare, insieme alla stessa maggioranza nelle sue parti più progressiste sinora ostaggio politico della Lega, sappiano intervenire politicamente nei confronti del Ministro e del Governo di cui la Lega è il principale motore affinché si inizi a pensare realmente all’Italia, agli italiani, ai problemi di una società molto più complessa di come la Lega ed i suoi rappresentanti cercano di farla apparire.

Luca Fantò
Segr. reg. PSI del Veneto

FGS
Nave Diciotti, intervenga Mattarella

Si sta consumando in queste ore l’atto tragico di una grande truffa. 117 naufraghi, soccorsi dalla Guardia Costiera, sono letteralmente tenuti in ostaggio dai capricci propagandistici del Ministro dell’Interno – il quale evidentemente ha poteri illimitati; nel silenzio e nella complicità del felpato Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

La truffa consiste nel nascondere agli italiani una verità: la politica attuata dal Governo non funziona. Al passato Consiglio di Bruxelles non si è ottenuto niente, se non che gli altri paesi europei possono aiutarci solo se lo vogliono – qui Conte è stato clamorosamente raggirato. E proprio con quei paesi europei con i quali ci potrebbe essere una cooperazione, i rapporti sono peggiorati; per esempio bullizziamo la storicamente filoitaliana Malta, di cui dovremmo invece farci interpreti.

Si stringono invece i rapporti con l’Ungheria, o con l’Austria – subito pronta a chiudere i confini contro di noi: questi paesi, guidati da forze politiche ostili ai nostri interessi, non hanno la minima intenzione di aiutarci nella gestione del fenomeno dell’immigrazione. L’Italia dunque si è isolata, e alle forze di governo non resta che dare un orripilante spettacolo.

Al mondo si sta dando un’immagine sbagliata dell’Italia. Per questo chiediamo l’intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che come Capo Supremo delle Forze Armate ha lui il potere di ordinare ad una nave della nostra Guarda Costiera lo sbarco. Dopodiché chiediamo che le responsabilità di questo atto contro la legge vengano stabilite, e i colpevoli perseguiti.

Psi Umbro
Pd isolato e autoreferenziale

Terni, 22 ago. – “Se errare è umano, perseverare è diabolico. Solo così possiamo commentare l’atteggiamento del Pd umbro che, nonostante il calo di consensi avuto negli ultimi anni in ogni tornata elettorale, continua a isolarsi in discussioni e confronti interni, senza nessun segnale di apertura verso le altre forze della coalizione o le tante esperienze civiche umbre”. Questo è quanto affermato dalle segreterie regionali e provinciali del Partito socialista umbro. “La conferma di ciò – proseguono i segretari Cesare Carini, Carlotta Caponi e Rossano Pastura – si ha osservando il programma della Festa regionale del Pd che si sta svolgendo in questi giorni a Narni. Nei numerosi incontri e dibattiti non si ha la presenza di un solo ospite ‘esterno’, nessun rappresentante delle altre forze del centro sinistra o di quelle esperienze civiche verso le quali più volte è stato annunciato di volersi aprire per costruire una coalizione democratica, riformista e solidale, in grado di contrastare la deriva populista e sovranista che governa attualmente l’Italia. Nei fatti si continua a operare in modo autoreferenziale, facendo prevalere la linea di una presunta autosufficienza”.
“Premesso che il Partito democratico è libero di organizzare la propria festa come meglio crede – concludono i tre segretari del Psi Carini, Caponi e Pastura –, riteniamo che i segnali che da queste iniziative ci giungono confermano che per il Pd la coalizione di centro sinistra, con la quale per anni abbiamo amministrato la regione e tanti comuni dell’Umbria, non ha più ragione di esistere. A questo punto non ci resta che prendere atto di questa nuova situazione e organizzarci di conseguenza in vista dei prossimi appuntamenti elettorali”.

I segretari Cesare Carini, Carlotta Caponi e Rossano Pastura

Luca Fanto’
Nuovo anno scolastico, nuovo Governo, stessi problemi

Si avvicina il nuovo anno scolastico, abbiamo altri partiti che governano l’italia, i “partiti del cambiamento”, ma ben poco sembra essere cambiato nel mondo della scuola.

A settembre centinaia di Istituti scolastici continueranno a rimanere privi di dirigenti Scolastici e si vedranno assegnare l’ennesima reggenza; migliaia di maestri, dopo anni di insegnamento, si troveranno ancora nella precarietà; la precarietà e la “discontinuità didattica” continueranno ad essere una costante della nostra scuola; gli stipendi dei docenti saranno ancora al di sotto della media europea; il personale scolastico resterà insufficiente, le segreterie degli Istituti continueranno ad essere oberate di lavoro ed i corridoi delle aule rimarranno privi di adeguata vigilanza; le problematiche dell’ alternanza scuola lavoro risulteranno ancora irrisolte; i fondi per ristrutturare gli edifici scolastici continueranno ad essere insufficienti.
In compenso, come è avvenuto per i precedenti governi, le scuole non statali continueranno a godere, in forma indiretta o diretta, di sovvenzioni da parte dello Stato e degli Enti Locali; molti profeti della modernità continueranno a ribadire l’importanza dello sviluppo delle competenze, in particolare quelle informatiche, mentre i contenuti, le conoscenze, nell’illusione di poterne individuare di “irrinunciabili”, verranno sempre più messi in disparte.
A settembre (in realtà alcuni casi già da fine agosto), centinaia di Istituti scolastici riprenderanno il loro lavoro e nulla sarà cambiato, se non il nome del titolare del Ministero.

Luca Fantò
Referente nazionale PSI scuola

Leonardo Scimmi
Se non ora quando

Lo ripeto da anni, se non ora quando. A 25 anni dal 1993 abbiamo l’occasione di giocare le nostre carte. I socialisti possono proporre il loro socialismo liberale craxiano e dei Meriti e Bisogni per una sinistra nuova e moderna tesa alla crescita economica. I 5 Stelle sono i comunisti di una volta, con qualche velleità tecnologica. Forza Italia è decomposta, sparirà.

La Lega radicalizzata non attrae i moderati. Oggi possiamo puntare sul Riformismo del socialismo liberale e coinvolgere gli elettori di Forza Italia. Dobbiamo agire ora subito e puntare sulla crescita economica, la crescita delle nostre aziende e dell’occupazione.

Il campo e’libero. Prendiamo l’iniziativa. Uniti e convinti. Crescita economica, lavoro, salari. Fatemi giungere proposte per la crescita economica e ne parlerò ai prossimi eventi.

I socialisti sono tanti. Avanti!

Leonardo Scimmi

Marco Andreini
Portiamo la responsabilità nel nome della nostra storia

L’atmosfera estiva invita spesso a riflessioni che investono l’intera sfera della conoscenza.Molto spesso queste riflessioni nascano dalle letture che si fanno soprattutto in vacanza quando la mente è sgombra. Le mie nascono da un libro che ho letto “Origin” di Dan Brown.In questo thriller filosofico si parla dell’ origine della vita sul pianeta, con le classiche domande, da dove veniamo,chi siamo,dove andiamo.Le stesse domande le posi durante il mio intervento al congresso di Salerno,se qualcuno le rammenta, dissi che il nostro futuro non poteva essere accomunato alle sorti del Pd.

Ovviamente la strada che intraprese il partito fu altra,una assoluta accondiscendenza ad ogni proposta politica del Pd,che di fatto ci ha impedito a livello territoriale di differenziarsi,portando i nostri potenziali elettori ad allontanarsi da noi,votando altri,ad esempio il Pd o stando a casa.Ora leggendo la mail inviata ai membri del consiglio nazionale dal Segretario nazionale, leggo, devo dire, un po basito, che non possiamo aspettare le decisioni del Pd, perché è un partito in preda al caos,e senza linea.Se ne desume da ciò che prima del 4 marzo,a guida Renzi il Pd aveva una precisa linea e che questa era totalmente condivisa dal Psi. La linea di chi ad es non èmai venuto a un nostro congresso, solo perché ci considerava di fatto come proprietà loro, basta chiedere a quasi tutti i nostri dirigenti dei territori.Il partito non ha perso ruolo per l’ineluttabilità delle cose,ma perché si è rifiutato scientemente di mostrare al Pd e al paese la propria autonomia.Porto ad esempio solo la mancata presentazione degli emendamenti in parlamento sul job a ct,l’assoluta pervicacia a difenderlo come fosse intoccabile e la questione ius soli,che sarà anche impopolare, ma avrebbe impedito a molti di noi di votare Bonino. Tralascio tutta la gestione della campagna elettorale che ha escluso di volta in volta ogni compagno ,e che ha visto molto spesso i nostri compagni essere surclassati nelle candidature dai Verdi e Civici, inesistenti nei territori.Questa analisi mi portò pochi giorni dopo le elezioni a chiedere le dimissioni del Segretario,perché come ogni buon amministratore chi subisce un disastro deve o dovrebbe assumersene la responsabilità.

Pensavo fosse logico e normale che come avvenuto nel Pd si passasse la mano e si aprisse una discussione politica, congressuale e non, che non escludesse persino la chiusura del partito, perché portiamo la responsabilità nel nome della nostra storia, e onestamente penso che i nostri padri storici allibiscano a vedere come si è ridotto il partito da loro fondato.

Come sono andate le cose dopo è noto, dopo che a Bologna e a Napoli si è proposto alla sinistra di creare un nuovo soggetto politico, facendo fare a tutti i dirigenti della sinistra responsabili del disastro un passo indietro, mettendo in moto un vero salto generazionale nei gruppi dirigenti, posizione che avevo apprezzato e condiviso, appena si è visto che il Pd era in preda al caos si è ritornati alla gestione solipsistica del partito come nulla fosse. Si è creata la teoria del nuovo diciannovismo, del nuovo fascismo e ipotizzato la creazione di un fronte di opposizione alla quale per ora hanno aderito tre o quattro parlamentari, riuscendo persino a polemizzare con Calenda che da tempo parla di Fronte di opposizione. Tornando al titolo e al libro il leader è colui che sa lavorare in squadra ,e valorizza, premiandoli il lavoro dei propri collaboratori ,e si fida di loro e delle proprie competenze,a tutti i livelli. Un leader deve bucare. I social non saranno tutto, ma Salvini quando fa un Twitter conta i like a milioni, noi, sulle dita di una mano. L’antitesi del leader è il capo, il quale fa finta di ascoltare, ascolta soprattutto la gente fuori dal proprio ambito per non mettere in discussione la propria autorità che deve rimanere indiscussa. Il Psi ha bisogno di un leader, oggi, da ricercarsi subito fra i nostri giovani,se non vuole morire.

Marco Andreini

Francesco Ruvinetti
Un nuovo movimento politico

Scrive oggi Angelo Panebianco sul Corriere che “né il Pd né Forza Italia — gli sconfitti delle ultime elezioni —, così come essi sono oggi, possono impensierire i governanti del momento. Dovrebbe nascere (ma occorrerebbe una nuova leadership), sulle ceneri di quella parte del Pd che non vuole consegnarsi ai Cinque Stelle, nonché di quella parte di Forza Italia che non vuole morire leghista, un nuovo movimento politico.”

A me pare che questa idea possa e debba essere alla base della politica che il PSI dovrebbe proporre al paese e fare propria. Ma per farla diventare realtà concreta occorre una forte iniziativa politica in grado di scuotere le forze dormienti di opposizione. Ma quali forze? Non un generico richiamo “all’unità antifascista” che favorirebbe quelle al governo anzichè indebolirle; ma una iniziativa rivolta, come dice Panebianco a chi nel PD non intende “consegnarsi ai 5 stelle” e a coloro che in Forza Italia non intendono morire leghisti. Quella parte cioè di Forza Italia che ancora si riconosce nei principi del liberalismo Principi che non sono propri nè di Putin e nemmeno di Erdogan, ma della tradizione atlantica dell’Europa occidentale e della vera America, liberata dalle stupide suggestioni trampiane, il quale ogni giorno non trova di meglio che dichiarare guerra a qualcuno; sia esso un avversario interno o una qualche nazione o insieme di nazioni, come nel caso dell’Europa.

Noi siamo un partito molto piccolo, ma come è stato scritto nulla vieta ad un partito piccolo di pensare in grande. Se le abbiamo queste idee è ora di renderle pubbliche. Il documento di Calenda può servire, ma a me appare troppo tecnico e poco definito politicamente. Ciò che serve è una nuova visione del mondo contemporaneo con particolare riferimento ad alcune questioni di stringente attualità come il sommovimento migratorio che non si esaurirà nel breve, l’idea di Nazione (come la chiamava Nenni) contrapposta al sovranismo casereccio e un nuovo assetto istituzionale che riprenda i temi della Grande Riforma del 1979 e la estenda ad un riassetto complessivo che comprenda le Regioni (il più grande fallimento della storia repubblicana) e gli enti-locali. Insomma un insieme di “grandi riforme” che ridisegni finalità e ruolo di un grande paese come l’Italia nel mondo.

Andrea Pinto ha proposto sull’Avanti la creazione di una Costituente per un nuovo movimento liberal-socialista. Mondoperaio ha organizzato un convegno dei cui contenuto poco si sa, se non i saggi nel numero di giugno della stessa rivista. Il tema comune mi sembra la necessità delle creazione di un nuovo movimento politico che raccolga la parte migliore e vitale di ciò che rimane della sinistra e del centro politico italiani, ma non solo italiani. Per questo è necessaria una discussione preliminare che può avvenire in una commissione apposita formata con questo obbiettivo. Dopo di che io credo dovremmo fare un nuovo congresso con al centro il rinnovamento del partito per renderlo adeguato alla gestione di questa nuova fase.

Francesco Ruvinetti