Luca Pellegri
Ma il Frontismo non è la risposta

Gli avvenimenti legati alla nascita del nuovo Governo non sono sconcertanti esclusivamente per le parole ed opere dei Leaders e comprimari della nuova Maggioranza, ma anche e soprattutto per il silenzio del tutto a-politico di tutto il mondo della Sinistra sconfitta alle ultime elezioni. Due omissioni gravi siamo già in grado di riscontrare: da una parte, l’assenza di una seria analisi del voto e di un necessario passaggio autocritico che sia di premessa ad una nuova proposta ai Cittadini Italiani, dall’altra, avere colpevolmente lasciato solo il Presidente della Repubblica di fronte ad un passaggio delicatissimo della storia della nostra Repubblica (peraltro magistralmente gestito).

Queste due gravi mancanze vanno ben oltre il cosiddetto Aventino (nel 1924 fu certo un grave errore politico, ma tragicamente motivato dall’assassinio di Matteotti) sfociando in una specie di disinteresse pigro e acefalo, inaccettabile.

Su queste scelte nichiliste si deve misurare la febbre del mondo della Sinistra, e attribuire le responsabilità.

Innanzitutto, ci appare curioso come ai due campioni dello sfascio, non si associ la “terza punta” del tridente: Matteo Renzi.

Egli dà dimissioni post-datate, e forte della propria maggioranza nei gruppi parlamentari, tiene in ostaggio tutto il PD; non fa, disfa. Non va a guardare le carte del Movimento 5 stelle (mancando di rispetto, lo ripetiamo, al Presidente della Repubblica), convoca assemblee a cui, per capriccio fa modificare l’Ordine del Giorno, squalifica in TV (da Fazio!) il lavoro del reggente Martina e pare divertirsi un mondo. Se tante battute grossolane si sono sprecate su Di Maio e Salvini, forse anche il bullismo di Renzi meriterebbe qualche attenzione.

Chi scrive ha molto rispetto del PD come forza politica, ma fino a quando, cari amici e compagni sopporterete tali umiliazioni? Per ora siete vittime del padrone, ma accade, come dimostrano molti studi di psicologia sperimentale, che con il tempo la vittima diventi complice.

Riprendetevi in mano il vostro destino, non avete da perdere che le vostre catene, avrebbe detto un noto barbuto.

E i Compagni di LeU? Ancora storditi? Si sorpassano l’un con l’altro a sinistra? Riguardano con nostalgia gli album fotografici di “quando erano Re”? Una parola, diamine!, almeno una parola.

E noi Socialisti? Residuali in Italia, ma pur sempre decisivi negli equilibri Europei, non abbiamo nulla da dire o da sussurrare?

Ebbene sta emergendo, a tentoni, l’idea di un “Fronte repubblicano”, non tanto ispirato alla Resistenza, quanto al celebre teorico del Socialismo Internazionale, Jovanotti:

“Io credo che a questo mondo /Esista solo una grande chiesa /Che passa da Che Guevara E arriva fino a madre teresa /Passando da Malcom X /Attraverso Gandhi e San Patrignano /Arriva da un prete in periferia /Che va avanti nonostante il Vaticano” (Penso Positivo in Opere Complete Ed. “Il Manifesto”)

Tutto molto suggestivo ed entusiasmante, se non per il trascurabile fatto che un potenziale nuovo elettore di Sinistra, eh sì perché servono nuovi elettori e nuovi militanti, davanti ad un accordo che vada da Alfano a Fratoianni (per tacer del Cavaliere riabilitato), dopo un comprensibile passaggio al Pronto Soccorso, comincerebbe un percorso per ottenere la cittadinanza Svedese.

Uscendo dal sarcasmo, che è comunque indice di angoscia, appare più sensato fare un appello e discutere con chi si sente legato alla storia dei Movimenti Progressisti Europei per una forza transnazionale che rilanci il progetto libertario, solidale ed egualitario per un’Europa riformata, unita, un’Europa di pace e di piena e compiuta Cittadinanza.

I Socialisti sono pronti a rinunciare ad un po’ di sovranità e ad ogni rendita, in nome di un progetto più ambizioso, serio, credibile. E voi, amici e Compagni, cosa siete disposti a fare?

Luca Pellegri
Consiglio nazionale Psi

Marco Andreini
Il Consiglio nazionale occasione unica e irripetibile

A breve il Partito convocherà i suoi organismi e penso che sarebbe il caso di prendere esempio da quanto accaduto nell’assemblea del Pd; convocata per discutere sull’elezione del segretario ha spostato la discussione sul disastro elettorale del 4 Marzo. Credo che il partito invece che discutere sul contenitore e cioè su una cervellotica riforma organizzativa, già emendata da tante federazioni provinciali e regionali ,debba discutere al proprio interno sulle cause che hanno prodotto il disastro del 4 marzo,e sul contenitore e cioè su quale forma organizzativa sia utile sia per il paese, sia per portare avanti i valori del socialismo,senza escludere a mio parere neanche la scelta più drastica di chiudere il partito stesso.Una comunità sta insieme quando condivide valori politici e umani e quando ha chiaro il suo percorso, la strada che deve percorrere,ma per arrivare a questo vanno analizzate le cause della sconfitta.E non mi si venga a dire che il popolo non ha capito il nostro messaggio,no io credo che si sia sbagliato proprio l’approccio ai problemi del paese. Si sia davvero sbagliato sulle scelte e la causa di questo va ricercata nel fatto che si è perso in particolare nel Nord il contatto con il mondo produttivo. Quel mondo che ragiona in modo pragmatico e non ideologico e che abituato a scontrarsi con la realtà. Per troppo tempo si è identificata la questione fiscale del nord, con quella di imprenditori interessati solo a non pagare le tasse e a usare i lavoratori come merce e si è privilegiato nelle scelte la grande impresa, finanche le multinazionali come Amazon e Google o Apple, per poi accorgersi nelle urne che quelle multinazionali, non solo non votano,ma usano realmente i lavoratori come merce per ottenere profitto,vedi braccialetto elettronico e si è regalato completamente il rapporto con questo mondo, lavoratori e aziende alla lega e al centro destra.Il successo della flat tax fra queste aree di imprenditori deve far capire la sinistra che la questione del cuneo fiscale è e doveva essere la priorità assoluta del paese.Se un operaio guadagna 1200 euro netti e l’azienda ha un costo di 3000 ogni ragionamento sull’occupazione è perdente se non si interviene lì. Allo stesso modo se il famoso decreto 276 della legge Biagi prevede 47 forme di assunzioni,se non lo si modifica, ogni battaglia contro il precariato non può che rivelarsi inutile ed infatti ormai l’unico modo di assumere le persone e i giovani è il contratto a tempo determinato che impedisce la realizzazione di una vita stabile.Tengo a ribadire questi concetti perché dal 4 marzo stranamente vedo riavvicinarsi al partito personalità che da 25 anni hanno incarnato i valori della destra.
In alcuni territori si stanno avvicinando al partito socialista dirigenti di Forza Italia vista la crisi del loro partito,ma noi dobbiamo avere chiaro che la nostra barra è volta a sinistra, leu, pd, pap, più Europa sono i nostri riferimenti ,e francamente trovo parossistico questo ritorno al passato,perché ritengo al contrario che sia davvero giunto il momento di mettere in atto quel processo di rinnovamento che si sviluppò al congresso di Salerno e che venne snaturato al congresso di Roma. Riccardo ci ha parlato di un contenitore nuovo, bene quel contenitore in piccolo si è delineato nell’ottimo seminario organizzato dai giovani in sede con tutta la sinistra, se qualcuno vuol far nascere altri tipi di contenitori è bene come facemmo a Fiuggi che ci confrontiamo e se del caso ci contiamo su due idee diverse di partito.

Marco Andreini

Direzione Nazionale Psi

La risposta di ‘Socialisti in movimento’ agli appelli del Psi

Nel giro di pochi giorni il Segretario del Psi ha rivolto due appelli, uno rivolto a tutti i socialisti per un impegno comune al confronto, il secondo ancora più impegnativo rivolto a tutte le forze politiche del cosiddetto centrosinistra per dar vita ad una “concentrazione repubblicana” contro il populismo.

In proposito vogliamo precisare.

Socialisti in Movimento fin dalla sua nascita si è posto il problema di ricostruire l’unità più larga possibile dei socialisti, intorno ad una politica di forte identità socialista, capace di difendere i valori della nostra tradizione e reagire allo sfarinamento delle politiche socialiste nel paese.

Abbiamo proposto e avviato la riunire in un’unica area socialista di iscritti e non iscritti al Psi sul terreno di una nuova politica economica, sociale e democratica diversa “dall’impronta dei governi dell’ultima legislatura”, e in particolare dal governo Renzi. L’esatto contrario di quello che ancora oggi sembra proporre la segreteria del Psi anche con quell’appello. E cioè riconoscere a Renzi un’impronta di governo riformista e giustificare ancora, nonostante i risultati elettorali del 4 marzo, il sostegno del Psi al Job Acts, alla legge sulla buona scuola, alle leggi elettorali incostituzionali e al disegno di revisione costituzionale del 2016. Questa è per noi la reiterazione di un errore politico grave, che ha minato alla radice l’identità del partito distruggendo di fatto la pur consistente comunità socialista di soli dieci anni fa. Inoltre non aver ancora voluto analizzare le ragioni della sconfitta del Pd, del Psi, nonché la morte del centrosinistra è il segno che l’attuale segreteria del Psi, anche con lo zero per cento, vuole proseguire con i paraocchi e perpetuare gli errori degli ultimi anni. Per questo è giusto pensare di poter far “pesare di più il patrimonio politico-culturale dei socialisti”, ma non sembra assolutamente possibile che sia l’attuale segreteria del Psi, peraltro non più depositaria di quel patrimonio, a poterlo fare. I risultati disastrosi che sono alle sue spalle sono lì a dimostrarlo.

Sull’appello rivolto alle altre forze politiche del cosiddetto centrosinistra riteniamo che l’idea di dar vita ad un fronte comune democratico, una sorta di “concentrazione repubblicana” contro la destra e il populismo, cercando di nascondere la propria pochezza annegandola in un alleanza ibrida solo più grande contro un nuovo nemico (una volta il Caimano adesso il populismo) rappresenta un altro errore di prospettiva. Può servire se l’obiettivo è ancora una volta quello di garantire la candidatura di qualcuno nella lista del “fronte impopolare” alle prossime elezioni europee. Ma assolutamente inutile sul piano politico, perché il problema non è la nascita del “fronte” contro il nemico fascista, ma la rinascita di una forza autenticamente socialista per affrontare da socialisti i problemi emergenti a scala nazionale e internazionale in Italia e in Europa. Per preparasi a governare in futuro in ragione di un consenso popolare tutto da ricostruire su programmi e proposte concrete. Gli equilibrismi politicisti, oggi come in passato, non portano linfa alle ragioni del socialismo. Garantiscono solo il galleggiamento del gruppo dirigente, ciò di cui i socialisti in senso lato non hanno assolutamente bisogno.

Roberto Biscardini

Luca Fantò
Ai gazebo socialisti: le idee esistono ancora!

La politica è certamente sintesi, sintesi di necessità e bisogni. Una sintesi che qualcuno, superficialmente o in cattiva fede, può confondere con compromesso o peggio baratto. Ma la politica è soprattutto confronto di idee della realtà e immagini di un futuro possibile, ideologia.
I nostri giovani lo sanno.
Lo sanno le due ragazze di un liceo vicentino che si sono avvicinate al gazebo del PSI la due settimane fa e guardando la bandiera socialista ci hanno spiegato di aver studiato da poco il socialismo e che si tratta di un’idea potente; lo sa il ragazzo di Brindisi che sabato scorso si è avvicinato per dirci come stia preparando una tesi su Giacomo Matteotti, lo sa la ragazza del veronese o dei ragazzi vicentini che sempre sabato hanno condiviso con noi la loro vicinanza alle idee del socialismo, trasmesse loro dai genitori, dai nonni.
Molti oggi dichiarano che le ideologie sono finite, che non esiste più contrapposizione tra destra e sinistra, cioè tra conservazione e progresso, che la politica è compromesso o baratto. Dichiarazioni che appartengono a chi cerca di ingannare i cittadini e spacciare la propria ideologia come stato delle cose ineluttabile o chi si nasconde, sfruttando la meritoria e lunga tradizione delle liste locali, dietro il logo di liste civiche che, al contrario della lista “Vinova”, soggetto che lavora da almeno un paio d’anni per sviluppare idee innovative, sono state create a ridosso delle elezioni.
Noi socialisti del PSI sosteniamo il candidato dei partiti e delle realtà politiche locali del centrosinistra, Otello Dalla Rosa, e sosteniamo il nostro candidato al Consiglio comunale, Ennio Tosetto.
Noi socialisti, il PSI del vicentino tutto, sappiamo bene cos’è la politica e crediamo che le idee servano a delineare un futuro possibile e migliore. Per questo ci battiamo. Non con la forza dell’insulto, non con la volontà di imporre idee e visioni della realtà, ma proponendo ai cittadini, con i nostri mezzi, le nostre idee, nel confronto civile e nella certezza che sia dalla sintesi delle idee e non dal baratto o dal compromesso, si costruisca un mondo migliore.

LE PROPOSTE DEL PSI PER L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

  • controllo pubblico di AIM, anche ricercando nuove alleanze industriali a partire dalle aziende pubbliche locali e contigue territorialmente
    circoscrizioni come centri di attivazione di luoghi di incontro tra amministrazione e cittadinanza, come forma di democrazia diretta
  • politiche attive per sostenere la possibilità di costituire centri con medici e infermieri di quartiere
    illuminazione pubblica, ampliamento e raccordo della rete di ciclovie del territorio comunale, intercomunale
    potenziamento del fondo a sostegno delle famiglie della scuola del I ciclo prevedendo ulteriori agevolazioni per le spese mensa
    verifica e potenziamento dell’organico dei nidi e delle scuole d’infanzia comunali
    sostegno pratico a famiglie con disabili e a persone con limitate autonomia
  • spazi comunali a condizioni a società di giovani o disoccupati per lo sviluppo di attività con promozione di iniziative ad elevato contenuto tecnologico e del recupero di vecchi mestieri
    incentivi all’edilizia di riqualificazione e riuso, con precedenza rispetto a nuove edificazioni, in sinergia con l’obiettivo di riduzione degli immobili non utilizzati e del conseguente degrado
    progetto casa sulla base dell’anagrafe degli edifici e delle abitazioni di proprietà pubblica
    potenziamento del sistema dei mediatori culturali
    Comune di Vicenza parte civile nel processo contro i vertici BPVi

“Il socialismo è portare avanti tutti quelli che sono nati indietro.” (P. Nenni)
“Il socialismo non si decreta dall’alto, ma si costruisce tutti i giorni dal basso, nelle coscienze, nei sindacati, nella cultura.” (C. Rosselli)

I socialisti…? Ci siamo ancora, vieni con noi!

Luca Fantò
Segretario regionale PSI del Veneto

Lorenzo Cinquepalmi
Il Diciannovismo

Difficile non condividere la percezione della realtà politica attuale che il segretario del PSI ha messo nero su bianco con la sua nota dal titolo “La profezia”.

Il riferimento alle dinamiche del quadriennio intercorso tra il dicembre 1918 e l’ottobre 1922 si giustifica con la consapevolezza non solo della convinzione di Montesquieu sull’immutabilità delle passioni umane ma, soprattutto, della lezione di Victor Hugo sull’espressione di quelle passioni nella società. La lezione di Hugo ma anche, in modo più aderente allo specifico, del Pietro Nenni di “Storia di quattro anni” (ripubblicato con il titolo evocativo “Il diciannovismo”) e dei sei mesi della rivista “Il quarto stato”, scritta con Rosselli, Saragat, Basso.

“Il quarto stato” esce per pochi mesi nel 1926 e rivela la spinta di chi vi scrive verso una rifondazione teorica della sinistra, che individui e descriva un paradigma sociale profondamente mutato rispetto alla società anteriore alla Grande Guerra, ne enuclei le classi di riferimento di un movimento progressista e riformista, ma, soprattutto, coniughi l’analisi sociologica con l’elaborazione di una proposta politica di lungo periodo e, condizione essenziale, con una inestinguibile spinta all’unità delle forze che convergono su questa linea d’azione.

Ed è qui che il parallelismo tracciato da Nencini manifesta tutta la sua forza evocativa e ispiratrice: la situazione attuale ha le similitudini da lui enunciate con la stagione diciannovista descritta da Nenni, ma anche l’abbozzo di risposta appare del tutto analoga a quella elaborata allora, soprattutto sulle pagine della rivista “Il quarto stato”. Con un monito, però: la rivista di Nenni e Rosselli esce nel 1926, per pochi mesi, semiclandestina. In quel 1926 in cui la legge Acerbo e le “leggi fascistissime” avevano già mutato la faccia dell’Italia, imponendole una forma che sarebbe cambiata traumaticamente solo vent’anni dopo, a prezzo di una guerra anche fratricida, di quasi cinque milioni di morti e della distruzione della gran parte delle infrastrutture del paese. La classe dirigente del 1946 nasce allora, ma dovrà passare attraverso prove tremende per arrivare, nel secondo dopoguerra, a dar vita al processo di rinascita del paese sviluppatosi, con fasi di maggiore o minor spinta, fino alla caduta del muro di Berlino.

La lezione, dunque, è quella di non dar tempo alle spinte autoritarie di consolidare, nell’amministrazione del paese e nelle coscienze dei cittadini, la loro ricetta apparentemente risolutiva, ma profondamente contraria ai diritti di libertà, uguaglianza e solidarietà dei cittadini. E l’esperienza insegna che senza libertà, uguaglianza e fratellanza non vi è nemmeno vero e duraturo sviluppo economico.

Se la sinistra italiana non saprà elaborare, su di un piano culturale prima ancora che politico, una descrizione della società attuale su cui costruire una proposta alternativa a quella populista, dandole gambe per camminare mediante un forte, leale e condiviso patto di unità, ci troveremo tra poco in una condizione simile a quella di Nenni, Rosselli, Basso e Saragat quando scrivevano le pagine di “Quarto stato” nel 1926: aver capito, ma troppo tardi.

Lorenzo Cinquepalmi

Segretario regionale PSI Lombardia

Responsabile dipartimento nazione diritti civili del PSI

Luca Fantò
Vigilare su quanto sta accadendo a Venezia

Il PSI del Veneto denuncia quanto sta accadendo in questi giorni a Venezia dove il Consiglio regionale sta approvando una legge elettorale costruita per dare la maggioranza ad una minoranza.
Si sta infatti votando una legge che non solo permette ai Consiglieri regionali di ricoprire anche incarichi nei Consigli comunali, non solo permette le pluricandidature nei collegi provinciali, non solo abolisce i limiti di mandato di Consigliere regionale, ma assegna alla forza politica che alle elezioni dovesse raggiungere la maggioranza elettorale del 40% dei voti, la maggioranza assoluta di seggi.
In nome della governabilità si pone così in dubbio il principio democratico che assegna alla maggioranza dei cittadini la facoltà di decidere chi possa governare.
Il PSI del Veneto esprime quindi la propria preoccupazione, soprattutto alla vigilia della formazione di un governo nazionale di stampo populista che potrebbe prendere ad esempio quanto di peggio sta oggi accadendo nei “palazzi veneziani”.
Il PSI del Veneto chiede quindi ai suoi parlamentari ed ai parlamentari dell’intera sinistra riformista di vigilare su quanto sta accadendo.

Luca Fantò

Segretario regionale PSI del Veneto

Rino Capezzuoli
Dove sono finiti tutti quelli di Sinistra?

Dopo la batosta elettorale del 4 marzo c’è un silenzio assordante nello schieramento di sinistra .Sono tutti in attesa .Di che cosa non si sa. Quando va bene ti senti rispondere :vediamo cosa succede cosa decidono i nostri capi, cosa decidono dall’alto. Sembra che siano scomparsi tutte le associazioni, i sindacati, le case del popolo, gli operai arrabbiati, i precari, i poveri ecc.. cioè tutto quel mondo che costituiva la politica e la sostanza della politica di sinistra. Cioè tutto quel mondo senza cui la sinistra non esiste.
Possibile che circa dieci milioni di elettori di questa parte siano improvvisamente svaniti nel nulla senza che nessuno dei capi se ne sia reso conto? Eppure i segnali c’erano tutti da tempo evidenti dalla ascesa di Matteo Renzi a segretario del PD che stava diventando sempre più democristiano
D’altra parte Renzi non è mai stato e mai si è sentito per sua stessa ammissione uomo di sinistra,sognava e continua a sognare un esperienza tutt’al più alla Macron senza averne le capacità ed il carisma in un paese totalmente diverso dalla Francia e continuando a lodare dopo il 4 marzo le sue riforme bocciate dagli italiani. Possibile che in questo grande mondo della sinistra non ci sia ancora nessuno che analizzi le vere cause della sconfitta
Cercando di porvi rimedio ? Oppure cominci ad organizzare la protesta contro questa destra vincente ed i suoi fondamenti ideali , economici, politici che sono sempre stati gli opposti dei nostri ? Battersi per l’accoglienza contro il razzismo dilagante. Per diminuire ed invertire il trend economico secondo cui i poveri sono sempre più numerosi e più poveri ed i ricchi meno numerosi e sempre più ricchi contro una globalizzazione che crea queste situazioni ed aumenta le disparità perchè le scoperte scientifiche siano a disposizione di tutti .inoltre tornare a battersi con forza ed in fretta per l’Europa unita contro fascismi e sovranismi inattuali e retrodatati.
Cittadini,popolo della sinistra ,abbiamo già fatto tardi ,altrimenti non saremmo a questo punto. Dobbiamo ripartire subito senza aspettarci nulla di buono ma essendo pronti ad altre sconfitte finchè il nostro popolo non si sarà riappropriato dei suoi principi ideali e li avrà attualizzati alle prospettive future del pianeta. Quindi ognuno cominci a ripartire dalle proprie comunità,dai propri territori a ricostruire quel mondo di sinistra fatto di politica , di associazionismo, di aiuto ai più deboli,di solidarietà, di cultura, di nuova economia con l’ottimismo della volontà ed il pessimismo dell’intelligenza.

Rino Capezzuoli
Psi Chianti

Leonardo Scimmi
La mozione del collegio estero

Cari membri del Consiglio Nazionale,

Il collegio estero presenterà la sua mozione in occasione della futura convocazione del Congresso. I punti trattati saranno i seguenti:

– visto l’ottimo risultato delle elezioni all’estero con 1695 preferenze a seguito di una campagna molto identitaria
– visto che il PD non e’in grado da solo di salvaguardare l’interesse nazionale, poiche’ha anteposto interessi personali a quello dell’Italia consentendo un governo lega- 5stelle anziche’puntare ad una esclusione dei pericolosi 5stelle dal governo
– visto il disgregarsi di Forza Italia
– visto il magro risultato e l’irrilevanza decennale del PSI

Si propone:
– ritorno al simbolo del garofano immediato
– riunione con i socialisti presenti in Forza Italia
– campagne politiche mirate a coinvolgere erasmus, sindacati e partite iva
– proporre un erasmus della politica contro nazionalismi
– proporre la cogestione nelle imprese fra lavoratori e proprietà
– proporre la riorganizzazione delle professioni con esami e giurie riviste per avvocati commercialisti architetti etc
– proporre un registro centrale degli italiani all’estero con i curricula per il loro rientro in quanto portatori di know how qualificato
– proporre la figura del compliance officer obbligatorio all’interno dei partiti per il rispetto delle regole
– comporre la segreteria nazionale con esponenti di tutti i territori, estero incluso
– creare ufficio studi del partito in materia economica, esteri e formazione

La mozione sarà elaborata e presentata al prossimo Congresso.

Le vostre adesioni saranno apprezzate.

Leonardo Scimmi

Emanuele Pecheux
Un percorso lungo e irto di ostacoli

Ieri, 11 maggio, ho adempiuto al mio dovere di socialista, rinnovando l’iscrizione al Psi e versando la quota prescritta a sostegno di Avanti! e Mondoperaio.
Mentre era intento a digitare gli estremi del bonifico bancario, l’impiegato ha alzato lo sguardo e, senza apparente malizia mi ha domandato: “Ma perché? Esiste ancora il Partito socialista? Non lo sapevo”.
Una domanda che mi è già stata posta innumerevoli volte, da interlocutori di diversa estrazione sociale ed età, con diversa enfasi, e che puntualmente sollecita un sentimento di impotente frustrazione poichè offre la misura della nostra diffusa e perdurante invisibilità le cui cause sono molteplici e ben note.
In molti, tra noi, sono portati a rimuovere questo stato di cose, scegliendo di attaccarsi ad una virtualità fuorviante e pericolosa perchè rassicurante.

La dura realtà è che in questi anni si è affermata, nel mondo dei media, della scuola, dell’università la tendenza indotta da sciagurati maitre a penser, di cancellare (o riscrivere, alterandola) la storia e contemporaneamente oscurare l’esistenza di una forza organizzata del socialismo italiano.
Una galleria di nefandezze i cui autori sono noti.
Oggi, alla luce del risultato elettorale che ha fortemente ridimensionato il Pd, è auspicabile che questo stato delle cose muti, cominciando a fissare alcune priorità rispetto ai compiti che attendono i socialisti per concorrere a ristrutturare il csx
Le proposte di sostanza contenute nell’appello del segretario del partito (e nella ultima intervista all’Avanti!) che ho sottoscritto vanno sicuramente in questa direzione.
Tuttavia, considero necessario formulare alcune obiezioni poichè per concorrere ad avviare un processo di rinnovamento del partito (necessario) e del csx (improcrastinabile) occorre che siano chiari alcuni punti.
Ben venga il tentativo (l’ennesimo peraltro) di allargare il processo ad un perimetro più ampio di quello del Psi.
Ma è necessario fissare alcune precondizioni, perché in difetto, si rischia di partorire un topolino, come ampiamente dimostrato dalla storia della diaspora socialista lunga 30 anni.
La prima è che considererei sbagliato associare al processo chi in questi anni ha assunto comportamenti lesivi della comunità socialista del Psi.
Per essere chiari mi riferisco a quegli esponenti che hanno promosso e sostenuto le azioni giudiziarie contro il partito e il suo gruppo dirigente, a chi ha pubblicamente definito i nostri congressi “farse” a chi ci ha dileggiato e insultato sui social, a chi nell’appuntamento decisivo per avviare una riforma istituzionale si è schierato a fianco degli Zagrebelsky, dei Travaglio, promuovendo il No al referendum del 4 dicembre, a chi, infine, lo scorso 4 marzo ha portato acqua (anche se poca) al mulino di Leu ed altre formazioni concorrenti e avverse alle scelte assunte democraticamente dal Psi.

Nessun esame del sangue ma neppure l’applicazione del motto partenopeo “scurdammuce o passato”.
Serve per costoro un congruo periodo di riposo sabbatico.
Considero poi importante che al processo indicato nell’appello siano associati i dirigenti “seniores” che con la loro esperienza possono offrire un sostanziale contributo tuttavia, con il dovuto rispetto, considero molto più importante che alla guida di un percorso che sarà lungo, irto di ostacoli e con dinamiche inedite, siano posti con ruoli apicali e di responsabilità dirigenti espressione di una nuova generazione di socialisti.

Nel Psi abbiamo un cospicuo tesoretto di intelligenze e risorse umane che altro non chiedono di essere messe alla prova.
Sotto questo profilio guardo con interesse al workshop da loro promosso per il prossimo 16 maggio che mi auguro sia fecondo di idee e suggestioni positive.
E’ stato più volte ricordato in questi anni difficili: oggi mi pare appropriato di stringente attualità evocare le parole che Pietro Nenni scrisse poco prima di morire per la prefazione dell’ Almanacco socialista del 1980 (vado a memoria): “Occorre capire che il tempo non lavora per la sinistra. Tutto è in questione, tutto è posto di fronte all’alternativa di rinnovarsi o perire”.
Per oggi e per domani significa, in sostanza, non doversi più sentirsi chiedere: “Esiste ancora il Partito Socialista?”

Emanuele Pecheux
Direzione nazionale Psi

Rino Capezzuoli
La politica del nulla

Era da molto tempo evidente che saremmo giunti a questo punto, cioè alla politica del nulla. Purtroppo anche gli italiani sembrano contenti di questa situazione salvo poi lamentarsi e votare facendosi grattare la pancia dai cosiddetti populisti di turno che stanno dimostrando tutta la propria incapacità e pochezza ideale e politica senza neppure vergognarsi della propria ignoranza istituzionale. Era chiaro che con questa legge elettorale non si avrebbe avuto nessun vincitore e se torneremo a votare al più presto come sembra dalla voglia di questi dilettanti allo sbaraglio che illusi di poter prendere oltre il 40% sono pronti a sfasciare l’Italia con un’altra campagna elettorale più grottesca e fasulla di quella ci ha portato ai risultati attuali non cambierà quasi nulla. L’Italia è nel vuoto più assoluto.Possibile che gli italiani Non se ne rendano conto e si facciano abbindolare da un reddito di cittadinanza che non avrà mai le risorse per essere attuato ed anzi il giorno dopo le elezioni si mettano in fila per farne richiesta. AL sud sembra si sia passati dal voto mafioso al voto ai 5 stelle. Come se in questo paese non esistesse più nulla a cui aggrapparsi, forse sarebbe meglio un sentimento chiaro di protesta per altro già abbondante fra i nostri concittadini. Non esistono però coloro che lo dovrebbero guidare ed incanalare, cioè la sinistra i sindacati in mancanza di una classe dirigente all’altezza della crisi e senza risposte credibili per questi cittadini troppo spesso delusi. Vista questa situazione occorrerà veramente un sussulto al nostro paese per non finire nel balatro ormai dato per acquisito con troppa rassegnazione da tanti cittadini che lo dimostrano non andando più neppure a votare.

Rino Capezzuoli
Psi Chianti