Leonardo Scimmi
La delegazione Psi al Congresso SPD

Cari compagni

Il PSI ha partecipato il 6 e il 7 dicembre al congresso SPD a Berlino insieme alla delegazione PD e PSE.
Presente io stesso e On. Pia Locatelli abbiamo consolidato le relazioni con la SPD.

Molti gli incontri con dipartimento esteri SPD con Achim Post con Udo della SPD Bruxelles con ambasciatore italiano a Berlino con delegazione PD e con giornalisti della FAZ e del NRW ed altri.

Schulz ha aperto alla Grosse Koalition ma la strada e’ ancora lunga.

Schulz però ha fatto finalmente quello che tutti si aspettavano da mesi ed in campagna elettorale: lanciare gli Stati Uniti d’Europa. Un progetto necessario perdare benessere ai cittadini e sconfiggere i nazionalismi.

Per questo motivo la SPD deve andare al governo.

A presto

Leonardo Scimmi,
Direzione Nazionale
Coordinatore italiani in Europa

Luca Fantò
Rompere l’assedio alla scuola pubblica

Forse non tutti ne sono consapevoli ma, come testimonia l’Istat nel suo rapporto di pochi giorni fa, a grandi passi stiamo precipitando in un sistema sociale di diseguaglianza. Noi socialisti che abbiamo in passato contribuito alla formazione di un Paese in cui le classi ed il cittadino erano tutelati, adesso abbiamo un compito diverso, quello di impedire che quanto creato venga distrutto, impedire che la società regredisca.
Abbiamo il compito di salvaguardare un sistema che garantisca al cittadino sanità, istruzione, lavoro, condizione necessaria affinchè si possa dire di vivere in un Paese libero.
Abbiamo il compito di impedire il processo che sta trasformando la scuola pubblica da Istituzione in grado di garantire eguaglianza delle possibilità e delle opportunità, a strumento di omologazione e ingiustizia sociale.
Allora, innanzitutto, noi socialisti dobbiamo “rompere l’assedio” posto alla scuola pubblica.
Restituire alla scuola il compito che le è stato sottratto in un tragico ventennio iniziato con la riforma dell’autonomia e terminato con la legge 107 del 2015, il compito di formare cittadini svincolati dal controllo sulle loro vite da parte dell’economia, di cittadini consapevoli delle proprie possibilità e in grado di interagire in maniera critica con l’ambiente che li circonda. Cittadini liberi.
Rompere l’assedio ascoltando le proposte di chi nella scuola agisce e non di chi, come spesso è accaduto sinora, la scuola l’ha osservata dall’esterno.
Proprio ieri ho avuto l’occasione di confrontarmi con alcune proposte illustrate in un convegno della “Gilda scuola” a Padova. Proposte che si affiancano a quelle di questi giorni della “Flcgil”, a quelle della “UIL scuola”. Ma non solo, ci sono i coriacei docenti della “LIP” e tante altre realtà associative. C’è molto da ascoltare e tanti cittadini da rappresentare.
E’ necessario allora ribadire e sottolineare la necessità di una reale libertà di insegnamento, di una vera autonomia professionale del docente, libera dalla burocrazia ed in grado di riconquistare quella considerazione sociale che la politica ed i mass media hanno minato.
Privare i nostri studenti della possibilità di imparare a conoscere per addestrarli ad eseguire scelte che non appartengono loro è la principale aberrazione che si sta consumando.
Noi socialisti dobbiamo batterci affinchè la conoscenza riacquisti la centralità nella didattica. La conoscenza è la lente che ci permette di riconoscere la realtà e di svelare la menzogna.
Dobbiamo batterci affinchè il nuovo contratto della scuola valorizzi l’esperienza di insegnamento.

Continuando la battaglia iniziata in sede di preparazione della legge 107 del 2015 (cosiddetta “buona scuola”) in cui riuscimmo a limitare i poteri discrezionali dei Dirigenti Scolastici, dobbiamo fare in modo che venga restituita al Collegio Docenti la piena competenza sulla didattica, anche affidando il ruolo di coordinamento didattico ad un insegnante eletto dai docenti stessi.
E’ corretto che la selezione degli insegnanti avvenga per concorso pubblico, ma un concorso che restituisca importanza alle discipline ed abbandoni la sterile attenzione alle pratiche, alla burocrazia che omologa il docente. La formazione iniziale deve essere affidata ad insegnanti esperti individuati e riconosciuti dalla comunità docente e nel periodo finale della loro carriera.

E se la selezione deve essere rafforzata qualitativamente, altrettanto importante è restituire dignità all’esperienza di insegnamento e quindi, non potendo i docenti contare su cambi di funzione o ruolo all’interno dell’amministrazione, potenziare la progressione economica basata sugli scatti di anzianità.
Quindi il merito, la costituzione di un organismo professionale di garanzia, eletto dai docenti, in grado di elaborare standard professionali. Organismo in grado di intervenire nel caso il docente dovesse dimostrarsi non adeguato al’insegnamento, prevedendo provvedimenti come la destinazione ad altro incarico.

L’alternativa scuola lavoro, per come si sta tentando faticosamente di realizzare, ha il solo compito di allontanare dalle aule gli studenti. In special modo gli studenti dei licei che hanno fatto questa scelta proprio per studiare e null’altro. Noi socialisti dobbiamo fare in modo che questa alternanza esca dai licei.
Licei che hanno il compito di far conoscere e per conoscere serve tempo. L’ipotesi dei “licei brevi”, al pari della retorica delle “competenze”, ridurrebbe le conoscenze proposte agli studenti. Noi socialisti dobbiamo batterci affinchè tale riforma non si realizzi.
Infine il personale scolastico. Sinora si è assunto perchè di fatto obbligati dalla giustizia europea. E’ ora giunto il momento di assumere per potenziare l’organico scolastico e coprire i posti rimasti vacanti. Soprattutto tra il personale ATA. Noi socialisti dobbiamo batterci affinchè i collaboratori scolastici non siano costretti a scegliere tra la sorveglianza dell’intero edificio e la pulizia dell’edificio stesso, dobbiamo cercare di far sì che le Segreterie non si trovino nella condizione di dover delegare i propri compiti di gestione amministrativa, per mancanza di organico, ai docenti.
Noi socialisti dobbiamo promuovere un massiccio piano di assunzioni del personale ATA.

Rompere l’assedio dunque, perché solo una scuola pubblica efficiente è una scuola in grado di dare ai suoi studenti pari opportunità. Pari opportunità necessarie a ridurre l’allargamento di quella forbice sociale che l’Istat ha rappresentato in questi giorni e che i socialisti non possono accettare.

Luca Fantò
Referente scuola PSI

Paolo Cristoni
Lettera aperta al segretario provinciale PD Davide Fava

Caro segretario, innanzitutto voglio dare atto al coraggio e alla determinazione con cui hai accettato di guidare un partito in piena crisi di affezione, dove il potere delle rappresentanze è massimo e dove non è certamente facile il compito del ‘capo’ di una nave piena di umori non concordanti sulla rotta da tenere. A noi non è dato nessun compito diretto, né vogliamo esternare giudizi sul governo interno, ma non possiamo non ricordare un primo dato: il tuo partito, non certo per merito degli ortodossi né dei malpancisti restati o assenti, è membro del Partito Socialista europeo e dell’internazionale socialista.

Siamo soci fondatori di quell’Internazionale, e diciamo alto e forte che vogliamo rispetto e considerazione. Senza alcuna pretesa, se non quella che finisca l’astio, la sottovalutazione, l’emarginazione che le tradizioni comunista e democristiana di sinistra, componenti l’attuale partito, hanno teorizzato e praticato contro di noi.

Una serie infinita di avvenimenti politici di questi ultimi anni hanno disseminato ostacoli fra di noi. Dalla ignobile posizione di Caccia all’uomo a Serramazzoni per la quale, aspettiamo ancora le scuse; al tradimento degli accordi su Finale Emilia, alla comica gestione di Pavullo, all’azione contro il Sindaco di Vignola: veri e propri capolavori culminati a Novi, che hanno permesso di fare vincere le opposizioni senza vedere emergere alcun minimo ripensamento da parte del ‘tuo’ partito che doveva pensare alla sinistra riformista e alla sua ricomposizione. Oggi che la crisi c’è ed i risultati sono sempre più deludenti, si va con incoerenza mista a cecità politica avanti sulla strada sbagliata.
Noi socialisti abbiamo subito di tutto, ma, come dice un noto cantante ‘Eh, già siamo ancora qua’. Per ora con le idee, ma con i pochi voti che abbiamo a Modena e a Castelfranco Emilia, abbiamo aiutato a vincere i ballottaggi o a evitarli.
La nuova legge elettorale obbliga alla coalizione. Bene, proviamo a ragionare. Noi abbiamo scelto il centro sinistra. Nessuno può pensare a noi della sinistra riformista e di governo come cespugli politici. Occorre rispettare le idee, mantenere fermi gli impegni, ed agire da uomini di onore e corretti. Per esempio: è ora di finirla con la teoria secondo cui nelle coalizioni governa solo quello che ha i numeri per eleggere i consiglieri. E’ una vecchia arroganza che non può più essere. Nei comuni, così come in Parlamento, quando si fanno coalizioni, è necessario che ognuno venga chiamato al Governo o a rafforzare l’opposizione. Abbiamo un percorso nuovo da riprendere. Possiamo definire i passaggi. Noi, sinceramente, lavoriamo così:

1) non dimentichiamo i torti storici ricevuti, ma siamo nella sinistra che ha fatto nei comuni e nello Stato la parte degli innovatori. Pagando i prezzi degli errori politici e umani, possiamo guardare in faccia tutti senza abbassare lo sguardo perché il popolo gode dei risultati;
2)  Occorre recuperare alla sinistra i voti riformisti andati dispersi in varie direzioni. Solo con candidati espressione del socialismo riformista;
3)  Europa, lavoro, donne, anziani, giovani: devono essere questi a dare un contributo diretto per la giustizia, per la fraternità, all’educazione civica ai diritti e ai doveri. Questi sono i principi su cui costruire il futuro della nazione;
4) amore per i problemi concreti e cittadini in grado di dare il proprio contributo non per piccoli orticelli ma per il prato verde di tutti, difendendo natura e ambiente. A partire da queste semplici azioni quotidiane, dall’uso civile ed educato delle risorse.

Un programma minimo su cui fare discutere, dare idee per ottenere responsabilità di governo. C’è voglia di lavorare insieme senza padroni e sottoposti. Vediamo se la nuova legge fa germogliare un nuovo rapporto paritario e nel centro sinistra se si vuole ragionare partendo da qui, siamo pronti.

Paolo Cristoni
Direzione Nazionale PSI

Mauro Broi
Appello urgente: tesseriamoci

Carissime compagne, carissimi compagni
Mancano pochissimi giorni alla chiusura del Tesseramento 2017. Sono ancora tanti i compagni e le compagne che non hanno rinnovato l’iscrizione al partito. L’iscrizione, oltre al senso di appartenenza, la condivisione dell’ideale socialista che da sempre ci accomuna , è anche un gesto di amore e passione per il nostro partito che ha compiuto il suo 125° anniversario e che ha contribuito nella sua lunga storia, di cui dobbiamo essere orgogliosi, a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, dei più deboli, dei cittadini, del nostro Paese. Un Partito che oggi rappresenta l’1% degli elettori, che tanti vorrebbero comunque cancellare dal panorama politico, e che viene sistematicamente ignorato dai mezzi di comunicazione ed in particolare dal servizio pubblico. Diamo fastidio!!, forse perché la nostra coerenza politica, evidenzia ed evoca le ragioni dei fallimenti altrui, e di quanti oggi, ha distanza di trent’anni, si ritrovano loro malgrado sulle nostre posizioni .

Questo è uno dei motivi, insieme alla lotta contro le disuguaglianze sociali e la povertà che ci spronano a resistere, ad andare avanti con ostinazione e caparbietà. Nei prossimi mesi ci attendono scadenze e sfide importanti e noi dobbiamo essere attrezzati per affrontarle e vincerle. Nel 2018 ci saranno le elezioni politiche e le elezioni regionali. Due appuntamenti che possono segnare una svolta per noi socialisti. I partiti che hanno governato il paese in questi anni non si sono dimostrati all’altezza delle aspettative e dei bisogni della gente. Hanno smantellato le nostre riforme sociali. C’è bisogno di noi della nostra esperienza della nostra capacità di governo, delle nostre intuizioni della nostra intelligenza politica .

Non facciamo morire il partito, non facciamo venir meno la speranza di tanti che vogliono una società e una vita diversa, migliore. Sosteniamo il PSI. Sosteniamolo col nostro impegno, con la militanza, sosteniamolo anche economicamente con la nostra iscrizione, convinciamo i famigliari, gli amici. E’ l’unico sistema di finanziamento che ci consente, con grandi sacrifici, di mantenere aperta la Federazione, le sezioni, di svolgere attività politica sul territorio.

Il costo della tessera è all’incirca, pari a quello di due caffè al mese, un sacrificio utile per una grande causa che mai tramonterà. Il socialismo!! Rinnovate e iscrivetevi immediatamente. Mettetevi in contatto con la federazione, siamo in grado di consegnarvi la tessera in giornata. Facciamolo subito. Grazie!

Mauro Broi
Segretario Psi Milano

Maria Rosaria Cuocolo
Il 25 novembre e il rispetto per la Donna

Il 25 novembre prossimo si celebrerà la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”, istituita dall’ONU nel 1999, e si aprirà un breve ma intenso periodo di attenzione e di riflessione, anch’esso promosso dall’ONU, sul tema della violenza sulle donne, che si concluderà il 10 dicembre di quest’anno, con la ricorrenza della “Giornata per i diritti umani”. Una significativa correlazione temporale tra le due date, proprio a sottolineare quanto la violenza contro le donne sia una vera e propria violazione dei diritti umani.
Almeno una donna su tre nel mondo ha subito una qualche forma di violenza nella propria vita: a casa, a lavoro, a scuola, in strada, on line e la discriminazione, il doxxing, le minacce, le molestie, la violenza fisica, l’omicidio sono il tetro spettro di questo fenomeno culturale che affonda le sue radici nella mancanza di una solida civica formazione.
Le donne socialiste in questa battaglia sono in prima linea ed hanno fatto sentire la loro voce anche nel corso dei lavori dell’ultimo Consiglio dell’Internazionale Socialista Donne, che si è svolto a Lisbona il 21 ed il 22 novembre u.s., attraverso l’intervento della sua Presidente onoraria, la compagna Pia Locatelli.
La riunione ha fatto il punto sui diritti delle donne in un periodo di crisi della democrazia e di crescita dei movimenti populisti: “l’eliminazione della violenza sulle donne – si afferma nella dichiarazione approvata dal Consiglio –  deve essere una priorità sociale e politica che deve coinvolgere i governi e l’intera società. Sradicare la violenza contro le donne deve essere considerato un obbiettivo prioritario per ogni Paese”.
In Italia il PSI ha, proprio di recente, impegnato il Governo attraverso una risoluzione – prima firmataria l’on.Pia Locatelli – contro la violenza alle donne che, tra i vari punti, richiede con forza di implementare il contenuto della Convenzione d’Istanbul nel rispetto dello spirito della stessa; di accelerare la predisposizione, la presentazione e l’attuazione del nuovo Piano Nazionale contro la violenza, le molestie, lo stalking, gli atti persecutori, i maltrattamenti sulle donne, con attenzione alle diverse età, incardinandolo sulla prevenzione, protezione, assistenza e certezza della pena, prevedendo un’organica risposta a livello territoriale, che coinvolga associazioni, centri antiviolenza, reti, movimenti ed istituzioni al fine di rendere omogenee l’assistenza e la protezione delle donne e dei loro familiari, in particolare i e le minori; di intraprendere una immediata iniziativa normativa al fine di escludere l’applicazione dell’istituto dell’estinzione del reato per condotte riparatorie al delitto di atti persecutori, introdotto dall’articolo 162-ter del codice penale, previsto e punito dall’articolo 612-bis del codice penale; di prevedere misure di assistenza psicologica e sociale, sostegno economico e logistico (abitazione), facilitazioni per l’accesso al lavoro per le vittime di violenza e di violenza assistita, e dei loro familiari, in particolare le e gli orfani di femminicidio.
Di fronte a questo tragico fenomeno le donne del PSI si impegnano e chiedono a tutti i compagni di impegnarsi a rilanciare con forza, in tutti i luoghi deputati alla formazione, nelle istituzioni, nella società la cultura del rispetto della persona nel principio della differenza di genere.

Maria Rosaria Cuocolo
Responsabile Nazionale Parità di Genere PSI

Leonardo Scimmi
Collegio Europeo, umanesimo socialista

Forse non tutti sanno che il Partito Socialista Italiano ha una presenza all’estero. Ebbene in vista delle prossime elezioni del 2018, che si presentano come uno spartiacque fondamentale per l’Italia e per l’Europa, il PSI sarà presente e rappresentato, ed in gara, anche all’estero. Si, tutti gli italiani residenti all’estero ed iscritti all’AIRE potranno votare per il parlamento italiano, delegando parlamentari residenti all’estero a rappresentare i loro interessi a Roma.

Quali interessi ? Beh, vi sono molti interessi, dai servizi consolari ai corsi di lingua, dalle tasse sulla casa in Italia alle scuole per i figli degli emigrati o espatriati che siano. Quello che però sta a cuore al PSI esteri è soprattutto il capitale umano.

Migliaia di giovani hanno lasciato l’Italia negli ultimi anni, in dieci anni circa un milione. Sono italiani che hanno votato con i piedi come si dice, andando via dal Bel Paese e lasciando dietro tutto. Una perdita secca per l’Italia in termini di capitale umano, conoscenze, competenze e tasse.

Eh si perché queste persone pagheranno tasse in Svizzera in Belgio in Inghilterra in Francia o Germania, ma non in Italia, se non per la casa di proprietà lasciata sul suolo patrio, se ne hanno. E l’Italia, con il suo pensare solo dentro ai confini, cosa fa per recuperare queste competenze e queste tasse, questa forza lavoro fatta di operai, impiegati, ricercatori, studenti, professionisti, medici, ingegneri, fisici, chimici, tutto know how perso dall’Italia e regalato senza batter ciglio agli altri paesi ?

L’Italia fa poco a nostro avviso, ed il PSI esteri sta cercando di alzare il livello di attenzione su questo tema, in modo chiaro e duraturo. La nostra campagna elettorale sarà incentrata su questo, il recupero del capitale umano. Le nostre federazioni presenti in Svizzera Belgio Francia Germania Lussemburgo Inghilterra Polonia Germania Romania ed Ungheria – con i Comites e CGIE – sono pronte a veicolare e passare questo messaggio, attraverso i loro contatti in loco, nelle capitali e città dei rispettivi paesi, una rete orgogliosa e presente, ricostruita con il lavoro di tutti i socialisti negli anni, ripartendo dalle federazioni storiche che sono sempre state presenti come a Liegi e Mons, a Bruxelles, a Sion a Zurigo ed a Bienna, a Ginevra, a Nizza ed a Lussemburgo ed allargando l’interesse alle nuove generazioni tradizionalmente apolitiche o apartitiche.

Questo lavoro si è accompagnato alla costruzione di un ponte importante con l’Italia, a Roma, dove il PSI centrale é stato costantemente informato dell’attività dei socialisti all’estero, dei contatti intrapresi con associazioni, patronati, camere di commercio e con i partiti del centro e della sinistra, nell’ottica di favorire la costruizione di una coalizione riformista competitiva nelle elezioni del 2018. Una coalizione che non deve essere un mero agglomerato contro la destra o i 5 Stelle.

Come socialisti vogliamo una coalizione riformista che con coraggio e determinazione ponga in essere una politica forte e con risultati visibili, basata sul ristabilimento di una reputazione valida e rispettata in Europa per l’Italia, una politica del lavoro che porti la disoccupazione giovanile ai minimi termini, una politica che riduca il debito pubblico, una politica che tuteli l’ambiente, una politica che dia più diritti di cogestione ai lavoratori nelle fabbriche, una politica che sistemi le banche e tuteli il risparmio, una politica che favorisca la creazione di grandi gruppi industriali necessari a competere nel mondo grande e globale, una politica che creda fermamente nell’Europa unita e federale, una politica che introduca nelle scuole elementi di europeismo, materia condivise con l’Europa, lingue condivise con l’Europa, una politica che ristabilisca l’orgoglio italiano all’interno dell’Europa ed investa sul capitale umano, dentro e fuori dall’Italia, perché ogni società, ogni stato, ogni impresa, ogni comunità é fatta, alla fine, di donne e di uomini, di persone, il centro di ogni politica.

Leonardo Scimmi

Psi Trento
Superare lo stallo

Si è riunito oggi il Comitato provinciale del PSI di Trento. Dopo aver trattato alcune questioni interne all’organizzazione del partito, la discussione si è concentrata sulla situazione politica nazionale e locale.
Inutile sottolineare la preoccupazione che emerge guardando la difficoltà dell’area che si riconosce nel centro sinistra. A Roma sembra di essere nel far west raccontato dal cinema: i pistoleri che si fronteggiano, ma che restano immobili in attesa del primo colpo sparato dall’avversario. Siamo allo stallo alla messicana. Una situazione insostenibile che va chiarita al più presto.
I socialisti seguono la stella polare del riformismo: la sinistra, per non condannarsi alla marginalità, deve aspirare sempre al governo, anche se le condizioni sono difficili. Per questo valutano positivamente l’azione di Piero Fassino nel suo tentativo di allargare il più possibile il campo di una coalizione credibile e larga, unico possibile argine a derive qualunquiste o al ritorno di Berlusconi.
Un altro punto di riferimento è senza dubbio l’europeismo: ricordiamo che in Francia Macron ha vinto con un programma chiaramente aperto all’Europa. Invece di dividersi e di attaccare il Pd, il centro sinistra italiano dovrebbe evidenziare le contraddizioni della destra. Il PSI lavorerà sempre in questa direzione, favorendo l’aggregazione con altre forze ancorate al progetto europeo.
In Trentino qualcosa si sta muovendo anche in seguito dell’incontro dei partiti che sostengono il centro sinistra autonomista. Come fatto notare da autorevoli esponenti, nulla è scontato per le elezioni politiche e anche per quelle provinciali. Nei sei collegi in cui sarà suddiviso il Trentino (3 per la Camera e 3 per il Senato) occorrerà presentare candidati e candidate autorevoli e presenti sul territorio, cercando di andare oltre la semplice spartizione dei collegi tra le principali forze politiche. Anche di questo occorrerà discutere.
La coalizione può ritrovare la sua compattezza intorno ad alcuni chiari punti programmatici che potrebbero riprendere lo spirito di alcuni provvedimenti presentati nella legge di bilancio: migliorare la qualità ambientale e la salvaguardia del territorio; pensare a nuovi modelli turistici senza ovviamente dimenticare la situazione attuale; evidenziare maggiormente la politica di agevolazioni fiscali per le imprese già messe in atto; continuare nell’azione volta a mantenere la coesione sociale (riforma e potenziamento degli interventi per i soggetti deboli).
Il PSI del Trentino è sicuro che, attraverso un confronto politico sulle idee, il centro sinistra autonomista potrà restare unito e conquistare tutti i collegi alle elezioni nazionali per poi vincere le provinciali d’autunno.

Francesco Meringolo
Lettera aperta a Riccardo Nencini

Caro Riccardo,

Il Psi sta svolgendo a una intensa due giorni di approfondimento politico mentre, in una realtà come la rete, ciò che rimane dei socialisti, sembra un mondo confuso in un dibattito perenne che ha assunto sfumature grottesche. Grottesca è anche la miriade di sigle (autoreferenziali) che si riferisce alla nostra tradizione dai quali, ritengo, la qualità del dibattito da sviluppare all’interno del PSI debba distinguersi e non confondersi. Se vogliamo dare un senso, al nostro richiamarci alla tradizione del socialismo democratico, dobbiamo autoimporci la capacità di capire il mondo e di muoverci in base a strategie che tengono conto dei cambiamenti in esso avvenuti e accolgo con interesse lo sforzo fatto nella città meneghina.

Da quando note vicende storico/giudiziarie hanno investito il movimento socialista italiano si ha la sensazione che si sia voluta buttare una coltre di polvere su una parola e su una storia prima che su un partito. Ma, da allora, sono passati ben venticinque anni e nel frattempo siamo stati investiti, oltre che dalla caduta del muro di Berlino, dalla globalizzazione. Queste trasformazioni hanno portato nuovi meccanismi regolatori della vita dei cittadini e degli stati e, contemporaneamente, sono cambiati i paradigmi della società in cui viviamo. In matematica il cambio di un fattore, cambia il risultato. Per lasciarlo invariato è necessario intervenire sull’altro fattore, ma non si può modificare l’altro fattore senza calcoli più o meno attenti. Sono convinto che i socialisti hanno rinunciato a fare quei calcoli che, in politica, consistono nello studio e nella conoscenza dei contesti e dei fenomeni che si muovono in quei contesti (nuovi).

L’elemento che nel dopoguerra ha fatto le fortune dei movimenti socialisti democratici o socialdemocratici è stato il welfare-state cioè quelle forme di assistenza che, all’interno di uno stato-nazione, consentivano di ridistribuire la ricchezza e la crisi dei socialisti nel ventunesimo secolo coincide esattamente con la fine degli stati che conoscevamo prima. La colpa grave dei socialisti a livello globale, a mio avviso, è stata quella di non aver provato a governare i processi della globalizzazione, unita, in Europa, a una mancanza di convinzione in chiave comunitaria che ha portato all’Europa dei meccanismi di bilancio invece che all’Europa dei popoli. Ritengo non si faccia un reato se si considera l’Europa che siamo abituati a conoscere conseguenza del mancato studio e conseguente mancata analisi dei fenomeni che hanno cambiato il mondo da parte di chi storicamente aveva questo compito nel campo della sinistra riformista, lasciando il campo socialista e progressista più in generale oltre che nelle mani di Fukujama e della sua fine della storia alle analisi di nuovi teorici dei localismi che spesso sfociano in visioni abbastanza caserecce dell’economia e mi auguro che da Milano, su questo tema, arrivi un messaggio forte all’intera sinistra italiana.

Questo dibattito non dovrà investire soltanto noi, dovrà investire il Partito Democratico e tutti i partiti che fanno parte del PSE insieme a coloro che si riconoscono nelle istanze liberali. Il mancato incontro (vero) tra socialisti e liberali è il limite principale (soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino) della sinistra del XXI secolo che non ha più ragione d’esistere se non mette insieme la libertà dal bisogno e la libertà di imprecare con l’esame minuzioso dei cambiamenti avvenuti, i quali potrebbero portarci a conclusioni in apparenza eretiche, ma che non lo sarebbero affatto e che scopriremmo poi essere in linea con principi e valori di quell’idea che ha fatto la storia dell’emancipazione civile dei popoli. Infine penso che il popolo socialista dovrebbe smetterla di non riconoscere innanzitutto nel PD il nostro interlocutore principale vista la sua adesione al PSE e visto che il Partito Democratico occupa lo spazio politico di una qualsiasi forza socialista, progressista e riformista europea. In questo secolo non sono più la destra e la sinistra il discrimine, ma lo sono la reazione e il riformismo, l’estremismo e la moderazione, la demagogia e la verità e penso che la nostra piccola comunità dovrebbe chiarire a caratteri cubitali, a quanti abusano della parola socialista e al pubblico, da che parte sta.

Francesco Meringolo

Luca Pellegri
E se è una femmina si chiamerà… Futura

La novità della Settimana è la scelta – dopo il Congresso di Radicali Italiani – di dare vita insieme al PSI, Verdi e, forse, con il mondo che in qualche modo si richiama a Giuliano Pisapia, ad un progetto politico che sfoci in una Lista autonoma alle prossime Elezioni Politiche, nel campo del centro-sinistra.

Non si tratta di un’ammucchiata caotica e divergente costruita per raccogliere voti per poi, ad urne chiuse, dimenticarsi della responsabilità della rappresentanza. Si parte, invece, da un terreno comune, storico e culturale, per dare voce a chi percepisce un vuoto nel panorama politico Italiano nei territori della Sinistra di governo, e che negli ultimi anni è stato quasi costretto a votare “il meno peggio” o, addirittura, ad astenersi.

Il terreno comune è quello dei Diritti Civili che da sempre si devono accompagnare ai Diritti Sociali; un Pensiero Ecologico moderno – che vede nella nella sostenibilità ambientale una grande chance di progresso economico, coesione sociale, sviluppo di una nuova visione industriale – e un Civismo diffuso attento al proprio campanile, ma mai campanilistico.

Infine, fortemente legato all’idea di uno sviluppo dell’Europa in senso federalista, più politica che contabile, più solidale che sovranista, più protagonista in un Mondo rimpicciolito, in cui solo le grandi potenze hanno reali possibilità di costruire benessere e sicurezza per i Cittadini e di redistribuire le ricchezze che i nuovi soggetti economici globalizzati accumulano e sequestrano; soggetti economici slegati dai territori e spesso dall’Economia reale, ormai astratti, quasi metafisici.

Un Europa che investe in ricerca, tecnologia e sviluppo immettendo nel sistema una mole di risorse che nessun Stato-Nazione oggi è in grado di sostenere e, all’interno di un quadro Continentale più vasto, un’ Italia che protegge e cura il proprio meraviglioso e fragile Territorio, che esalta il proprio patrimonio di Bellezza, che fa programmazione industriale guardando al futuro privilegiando una manifattura ad altissimo valore aggiunto, in grado di creare un’ Occupazione qualificata e stabile.

Per meglio capirsi l’Italia, più che produrre automobili, deve produrre i robot che sostituiranno gli operai di linea, produrre sistemi di irrigazione a basso consumo e basso impatto ambientale, fare nuovi brevetti e poi vendere la propria opera nel Mondo. L’Italia ha questa vocazione da sempre ed è ora di riportarla in auge e farne Sistema.

Quando, negli ultimi due anni, si è pensato, elaborato, lavorato per riunire le culture Socialiste, Radicali, Ambientaliste in un unico progetto politico, a chi scrive queste righe – nel gioco delle libere associazioni, di derivazione psicoanalitica – è emersa inconsciamente una definizione: “serietà Repubblicana”. Una definizione, in ultima analisi, un po’ amara che deriva dalla percezione di un’ assenza, di un desiderio irrisolto, ma anche di una speranza.

Nella comoda e, un po’ ipocrita, sentenza di morte di tutte le ideologie, abbiamo assistito ad un progressivo svuotamento di contenuti e di capacità di avere uno sguardo lungo in Italia, in Europa, nel Mondo, prova ne siano i circa 600 cambi di casacca Parlamentare in questa Legislatura.

Il mondo post-ideologico non è stato riempito di idee e di ideali, si è dato per scontato quello che non lo è per definizione, la Democrazia e la Pace. Si è cercato di curare i malanni della Società contemporanea con i cerotti, piuttosto che intraprendere un piano terapeutico, più faticoso e ambizioso, certo, ma in grado di curare e guarire; si sono preferiti i bonus piuttosto che affrontare la struttura di un turbocapitalismo nichilista e distruttivo, che tanto ricorda i “robber barons” di fine Ottocento, che nel caotico sviluppo della rivoluzione industriale portarono alla Grande Depressione del 1929 ed alle tragedie assolutiste che ne derivarono.

La proposta Socialista, Radicale, Ambientalista non ha la presunzione di cambiare da sola il Mondo, ma quella di fare un passo in avanti, sì.

Luca Pellegri

“E chissà come sarà lui domani
Su quali strade camminerà
Cosa avrà nelle sue mani, le sue mani
Si muoverà e potrà volare
Nuoterà su una stella
Come sei bella
E se è una femmina si chiamerà Futura”

(Lucio Dalla, Futura, 1980)

Francesco Meringolo
Dal cartello elettorale
al progetto politico

Ho paragonato i socialisti al Nautilus e non me ne voglia Riccardo Nencini Vice Ministro alle Infrastrutture e Trasporti e Segretario Nazionale del Partito Socialista Italiano. Il Nautilus è un mollusco ed è una specie in via di estinzione perché ha rinunciato a evolversi e lo stesso destino sembra percorrere i socialisti in Europa dove, più di qualcuno, pensa di rifugiarsi nell’opposizione per ricostruire un rapporto con ampie fette di elettorato che vede nel campo progressista l’establishment.

E’ facile intuire che i socialisti sono in crisi perché non hanno più una via, dopo che, negli stati nazionali (che ora non esistono più), erano stati gli artefici dello stato sociale ed erano stati tra i pensatori dell’Europa che avrebbe dovuto superare quegli stati.

L’Europa è stato un progetto su cui i socialisti e i progressisti europei investirono molto, ma non ebbero la capacità di cogliere, in mezzo agli egoismi nazionali, i momenti in cui erano forza di governo dei principali paesi europei dando, così, la sensazione che di fatto stavano rinunciando a costruire quell’Europa che avevano sognato Altiero Spinelli, Eugenio Colorni e Ernesto Rossi.

C’è un’altra questione, che riguarda i socialisti nonostante la Bad Godesberg tedesca o la distanza intellettuale dal marxismo da parte del nuovo corso socialista di Craxi sul finire degli anni ’70 del secolo scorso e nonostante le posizioni da sempre riformiste e di governo degli altri partiti socialisti europei, ed è la mancata intesa politico-elettorale (ingiustificabile dopo la caduta del muro di Berlino) tra i socialisti e i liberali per dare vita a quel patto laico-riformista di cui l’Europa (e l’Italia) avrebbe bisogno per sconfiggere demagogia e populismi e per parlare il linguaggio della verità.

Il ventunesimo secolo pone condizioni diverse dal passato e suggerisce sfide nuove che, chiunque si richiama ai valori socialisti e ai valori liberali, dovrebbe ambire a rappresentare. Il loro incontro potrebbe essere anche l’evoluzione per quel vecchio Nautilus il quale, compresi i cambiamenti ambientali, si adegua e prospera. Chissà se il ritorno sulla scena politica da parte di Emma Bonino sotto l’occhio vigile di Enrico Letta e Romano Prodi e la venuta in Italia nei giorni scorsi di Guy Verhofstadt leader dell’ALDE, ospite dei Radicali, non sia l’inizio di quell’incontro tra socialisti e liberali che potrebbero dare vita alla seconda gamba della coalizione guidata dal Partito Democratico e Matteo Renzi.

Il mondo è in continua evoluzione e la comprensione dei suoi nuovi paradigmi è condizione imprescindibile per competere con i populismi. I socialisti italiani nella terza repubblica (a differenza di quanto fatto nella seconda) dovranno sforzarsi nella comprensione e dovranno diventare parte attiva dello schema politico. Glielo chiede la storia, glielo chiedono gli sfruttati dal bisogno, glielo chiedono quanti non si vogliono arrendere all’indifferenza e all’intolleranza.

Francesco Meringolo
Resp.Naz. Federalismo Regionale PSI