Manfredi Villani
Celebrato a Milano il Congresso Regionale del Psi

Il 28 maggio 2017 si è celebrato in Milano il Congresso Regionale del Partito Socialista Italiano, alla presenza del Segretario Nazionale Riccardo Nencini, Vice Ministro alle Infrastrutture e Trasporti. Il Congresso milanese ha rinnovato i suoi organi regionali e ha eletto, per la prima volta dopo 15 anni all’unanimità, il proprio Segretario Regionale. Lorenzo Cinquepalmi è il nuovo Segretario Regionale, eletto in sostituzione di Santo Consonni. Il neo eletto,cinquantatreenne, avvocato, aveva ricoperto a Brescia per alcuni anni la carica di Segretario Provinciale del PSI oltre ad essere Responsabile dipartimento Diritti Civili del Partito Socialista Italiano.

La Federazione Provinciale del PSI di Brescia con Lorenzo Cinquepalmi si apprestò a vivere una nuova stagione politica affidandosi alla sua guida. In primis riuscì nell’incredibile impresa di moltiplicare il numero dei tesserati di Brescia e Provincia: a fine Congresso del 2015 erano oltre cento in più che all’inizio, tutti a sostenere con entusiasmo le future scelte e gli intenti del neosegretario. Sincero e motivato intervenne anche a Milano, il 28 maggio 2017, il plauso di Riccardo Nencini per la promozione di Lorenzo Cinquepalmi in veste di Segretario Regionale della Lombardia.Primo appuntamento, da vivere con entusiasmo e fiducia, alle prossime elezioni amministrative dell’11 giugno 2017.

Manfredi Villani

Marco Andreini
Con il sistema tedesco
si rischia una rivolta sociale

Mauro nel suo ultimo editoriale ha cercato di metterci in guardia rispetto alle scelte da fare in merito alla legge elettorale e noi come partito dovremo riflettere sulle sue osservazioni Così come dovremmo riflettere sui ragionamenti fatti in un intervista da Mattias Piller, il più importante corrispondente tedesco nel nostro paese che sostiene che da noi il sistema tedesco non funzionerebbe e porterebbe a una rivolta sociale perché renderebbe il paese ingovernabile. È assolutamente inutile raccontarci frottole accettare il 5% imposto come sbarramento da un accordo fra i maggiori partiti equivale di fatto ad ammettere la fine dell’esperienza politica del partito, e del resto cancellare la storia politica del riformismo e del laicismo è l’obiettivo a cui aspira il Pd attraverso questo perverso accordo fatto sulla pelle degli italiani.

E forse ciò avrebbe una sua logica se non ci fosse stato il 4 dicembre, ma per loro e nostra sfortuna il 4 dicembre c’è stato e ha rappresentato la sconfitta del progetto riformatore della macchina amministrativa burocratica istituzionale del paese. Forse avrebbe una sua logica la volontà egemonica del Pd di natura ex comunista o ex democristiana poco importa, se nel frattempo non ci fossero state le scissioni in casa loro e se non ci fosse stato appunto il 4 dicembre.

Forse avrebbe una sua logica se ad esempio nella mia città, La Spezia, si discutesse solo di percentuali di voti da prendere al primo turno, visto che si è quasi sempre eletto il sindaco al primo turno, ma le cose stanno così solo nel libro dei sogni. La realtà è un’altra ed è che il candidato sindaco è del Psi e la loro grande macchina da guerra se non avesse le nostre liste di supporto neanche arriverebbe al ballottaggio, come successo a Napoli Roma e in tanti altri posti.

E quindi noi cosa dovremmo fare come partito, consentirgli di vincere nei territori, pur eleggendo un nostro compagno, e di trattarci come semplici ascari a Roma visto che loro sono il Pd e oltre che, pronti per il voto sono anche pronti per allearsi con Berlusconi. Bene Parigi varrà bene una messa, ma noi dovremmo anche cominciare a capire e a mio parere lo vedremo già in queste elezioni che la loro grande macchina da guerra di una volta è finita e che i conti in politica si fanno alla fine e fare un accordo su una legge elettorale a dieci giorni da una tornata elettorale che porterà alle urne un quinto del paese è opera di scarsa lungimiranza politica e noi come partito non possiamo barattare la rappresentatività di un sistema con la governabilità, dando il nostro assenso a questo accordo.

Marco Andreini
Segreteria nazionale Psi

Psi Vicenza
Il documento congressuale

La situazione del centrosinistra italiano
A livello nazionale la politica ha sofferto le vicende interne al principale partito italiano ed il centrosinistra vive una fase di stasi dovuta all’incapacità di alcuni suoi dirigenti a contrapporsi efficacemente all’arroganza delle forze che interpretano nella maniera peggiore il termine “populismo”.

Oggi le categorie di sinistra e destra sembrano trasformarsi
In una sorta di regressione storica o di riduzione del campo politico, siamo tornati ad attribuire loro il valore di “progressista” e “conservatore”, abbandonando gli ideali del ‘900 e tornando ad una visione ottocentesca di una società che, all’interno dei canoni del liberalismo, può agire in maniera più o meno democratica, più o meno tollerante.

In questo scenario, la stasi del centrosinistra sembra possa terminare solo col risveglio della destra liberale. Un risveglio che prima o poi arriverà ma che noi non possiamo accettare passivamente, consapevoli che le alleanze con la destra liberista non potranno che affossare definitivamente il centrosinistra in Italia.

Il PSI vicentino “non molla”
A livello provinciale la Federazione gode di assoluta autonomia relativamente ai temi locali.

La dignità della nostra tradizione e l’assenza di partiti che possano rappresentarla ci impedisce di pensare ad una cessione di autonomia politica a vantaggio di altre formazioni politiche.

Il PSI vicentino non molla e lancia, con le “Primarie delle idee”, una campagna di propaganda finalizzata a far conoscere i propri obiettivi, i propri valori, la propria tradizione.

Un appello ai Parlamentari del PSI ed al Congresso regionale
Il PSI vicentino lancia un appello ai propri Parlamentari e al Congresso regionale affinché il partito intervenga a sostegno dei correntisti e dei dipendenti delle banche venete, vittime di una gestione che ha mostrato i difetti della peggior imprenditoria italiana.
Il PSI vicentino sottolinea come il referendum sull’autonomia altro non sia che una mossa elettorale della Lega. Il PSI vicentino rigetta l’assunto per cui chi non è a favore del referendum leghista è contro i veneti. Il PSI vicentino chiede che si arrivi ad una legislazione che permetta a tutte le Regioni italiane, nei limiti previsti dai trattati internazionali e della nostra Costituzione, di gestire le risorse prodotte sui propri territori.

Il PSI vicentino lancia un appello ai partiti del centrosinistra veneto, di cui il PD è la forza principale, affinchè si lavori nella più stretta collaborazione. Collaborazione sinora mancata o attuata a “macchia di leporado”, collaborazione necessaria per sconfiggere una Lega che in Veneto da anni lavora in maniera poco efficace, curando più la ricerca del consenso che il benessere del cittadino.

Il PSI vicentino ribadisce l’importanza della battaglia che i socialisti stanno portando avanti fin dagli anni’80 per l’accorpamento dei Comuni.

Il PSI vicentino chiede al Parlamento ed a tutte le istituzioni che venga tutelato e promosso il piccolo commercio, il piccolo artigianato, l’agricoltura.

Il PSI vicentino, consapevole di come non sia possibile opporsi all’evoluzione della tecnologia, ma preoccupato della diminuzione dei posti di lavoro che essa comporta, chiede che si curi il giusto equilibrio tra innovazione e produzione.

Luca Fantò
Scuola, tornare sulle barricate

Ammesso e non concesso che le prove invalsi siano un parametro di riferimento valido della qualità del lavoro degli Istituti scolastici, colpisce come tali prove dimostrino, nell’ultimo triennio, un significativo e costante calo dei risultati negli Istituti di tutto il Paese.
Viene allora da pensare, dando per vera l’attendibilità di tali prove, che le politiche degli ultimi tre anni siano state tutt’altro che proficue.

D’altronde, se così fosse, non ci sarebbe da stupirsi poiché le politiche scolastiche sono state caratterizzate spesso, anche se non sempre, da un susseguirsi di riforme della scuola che hanno evidentemente destabilizzato la struttura. Tutto ciò è avvenuto senza mai realmente ascoltare chi nella scuola lavora e di certo otto anni di blocchi stipendiali ed oltre vent’anni di precarietà nel sistema di reclutamento non devono aver aiutato. La politica del ventennio berlusconiano e del breve ma produttivo periodo renziano, affascinata da improbabili rivoluzioni liberali ed impraticabili “terze vie”, infatuata di un mondo anglosassone sempre più lontano dall’Europa e dalle nostre realtà, ha cercato di importare modelli che culturalmente mai ci sono appartenuti.

Era quindi impossibile immaginare che tale distanza culturale avrebbe prodotto disastri?
Riesce difficile crederlo. Allora perché?
Un popolo ignorante è un popolo facile da condurre e da condurre dove è utile a chi realmente determina le sorti dello Stato e del suo mondo produttivo.
Se vogliamo quindi una società vivace, attiva, costruttiva ed una popolazione motivata, dobbiamo accettare l’idea di una società di individui che si pongano in maniera critica nei confronti di chi governa.
Una società che solo una scuola pubblica vivace e motivata può contribuire in maniera decisiva.
Una scuola di donne e uomini che si sentano realmente participi della costruzione della società di domani. Donne e uomini che percepiscano quel rispetto che meritano e che da tempo gli viene negato.
Forse la responsabilità è anche di noi socialisti che da una decina d’anni abbiamo abbandonato la barricata che ci vedeva difendere la scuola pubblica italiana. Su quella barricata dobbiamo tornare.

Dopo le riforme Moratti, Gelmini e Renzi è impossibile tornare indietro e ricominciare. E’ necessario partire dunque da ciò che c’è.
I decreti attuativi finora approvati sembrano essere meno intrusivi di quanto si potesse temere e l’approvazione del Decreto Madia riconosce, sebbene molto meno di quanto il personale statale e quindi scolastico meriterebbe, la necessità di finanziare un seppur parzialissimo recupero del potere d’acquisto degli stipendi.

Non basta, ma può essere un inizio.
E’ vitale che la politica aiuti il personale scolastico a ritrovare il gusto dell’esercitare quella che, con le dovute risorse, è uno dei mestieri più belli ed importanti del mondo.
Dobbiamo tornare a far percepire l’importanza dell’insegnamento, la consapevolezza che intorno agli insegnanti ci sono impiegati, dirigenti e personale scolastico senza cui nulla sarebbe possibile.
Noi socialisti potremmo quindi, ed in parte con la proposta dello stanziamento dello 0,5% del PIL per la scuola pubblica fatta dal Congresso, insistere sul ripristino del potere d’acquisto degli stipendi. Non come proposta sindacale che non ci spetta, ma proprio come proposta politica per far tornare la scuola pubblica. al centro dell’azione dello Stato.
Noi socialisti potremmo accentuare la spinta a valorizzare il merito. Merito che non può essere stimolato da banali bonus premiali ma che deve essere letto come carico di responsabilità per i più capaci.
Noi socialisti, come già stiamo facendo, dobbiamo sostenere la campagna di assunzione del personale docente, unica arma contro il precariato generato di alcuni governi del passato, e sostenere l’impegno statale nel sostegno alla scuola dell’infanzia.
Recuperare il livello di conoscenze e competenze dei nostri giovani, iniziando con l’opporci alla riduzione a quattro anni della scuola di II grado e ripristinando nei licei le ore di lezione scorporate per l’alternanza scuola-lavoro.

Molto altro ci sarebbe poi di fare, iniziando con una significativa campagna d’ascolto di tutto il personale scolastico. Una campagna reale, che porti poi ad interventi concreti che rispettino, al contrario di quanto fatto in passato, quanto emerso.
Il mondo della scuola è per noi socialisti, che puntiamo alla giustizia sociale attraverso la creazioni di pari condizioni ed opportunità per tutti i cittadini, un banco di prova che non può essere abbandonato.
Al quel tavolo dobbiamo tornare a sederci.

Luca Fantò
Referente PSI scuola

Francesco Meringolo
Restaurazione non fa rima
con rinnovamento

Un vecchio adagio recitava “ non tutti i mali vengono per nuocere”. Nella scorsa primavera, grazie ad alcuni “compagni” che portarono il PSI in tribunale, fummo costretti a fare un nuovo congresso.

Il PSI è da circa un decennio lo stesso partito. Qualche sentore si era avuto già nel dopo Salerno ed è stato confermato dopo il congresso straordinario. C’è una direzione nazionale composta pressoché dalle stesse persone e poi una segreteria ‘ristretta’ di trentacinque persone. Che dire!

Lo scenario politico è in movimento e l’Italia come al solito arriva in ritardo.Destra e Sinistra, per quanto contengano evidenti differenze, sono retaggi del passato e, infatti, non sono più la destra e la sinistra a contendersi i governi ma forze diverse tra loro dove destra e sinistra si confondono. La battaglia politica verte, semplificando, su no Europa, no alla moneta comune, distruzione del sistema economico, sovranità nazionale da una parte e sì alla moneta comune e allo stato europeo e al non chiudersi in se stessi in uno spirito internazionalista dall’altra. Il PSI deve stare su questo terreno e scegliere chiaramente e senza indugi, da quale parte stare.

Ma come lo farà?

Vedremo se la musica cambierà ai prossimi congressi regionali, provinciali e locali. In quell’occasione vedremo se la restaurazione proverà a far rima con se stessa, oppure proverà a far rima con rinnovamento. Un partito che, a distanza di circa un decennio dalla sua nascita, fa un congresso straordinario e si ritrova con una segreteria nazionale spolverata e una direzione decennale con soggetti che dal 2008 a oggi non hanno mai prodotto né due righe né alcun tipo di attività, purtroppo da un’immagine di se che non corrisponde al vero.

Giuseppe De Rita qualche anno fa parlava della Repubblica dei cacicchi, e noi corriamo tutto il rischio di essere ricordati come il “Partito di quei cacicchi”. Il popolo socialista non lo merita. E i congressi Regionali, Provinciali e locali saranno la prova maggiore, infatti, qualora saranno confermati in toto i suoi blocchi di segretari regionali, provinciali e locali, il PSI è destinato a farsi del male da solo.

Francesco Meringolo
Consiglio Nazionale PSI

Amedeo Gitto
Unire i socialisti: si parte
dalla Sicilia

Ricordando i valori del socialismo riformista e liberale di Turati, Carlo Rosselli, Nenni, Saragat, Pertini, Lombardi e Craxi, dopo il recente congresso nazionale del PSI, si incontreranno in Sicilia in una convention Martedì 30 maggio prossimo, alle ore 16.00, nel Salone delle Bandiere del Municipio di Messina, proposta dal compagno on. Sebastiano Montali.

I socialisti sono consapevoli che la politica dei nominati è debole e distante delle aspettative del Paese e che, se uniti, possono avere un ruolo propulsivo per costruire una sinistra moderna, ancorata ai suoi valori storici, per dare risposte concrete ai bisogni delle persone, promuovere il lavoro e i suoi diritti, migliorare la qualità della vita e ridurre le diseguaglianze, ampliare la democrazia, bloccando la deriva leaderistica e oligarchica della politica italiana.

Si parte da Messina dove le varie sigle del socialismo, Psi, Uils, Socialisti in Movimento, Risorgimento Socialista, Socialismo Oggi, Liberalsocialisti ed altre ancora, proveranno a definire strategie e programmi comuni anche in vista delle prossime scadenze amministrative e delle elezioni regionali, attraverso un confronto democratico, in grado di abbattere steccati e divisioni. L’auspicio è che i socialisti, proprio a partire dalla Sicilia, superino separazioni e incomprensioni, per ricostituire una unità sui valori e sui progetti, che deve vedere il PSI come nucleo centrale, per questo l’auspicio è che il gruppo dirigente nazionale, regionale e i rappresentanti provinciali delle Federazioni del Partito socialista partecipino all’incontro e diano il loro contributo di proposte e di idee.

Amedeo Gitto
Segretario provinciale PSI

Il Pd è quasi tutto di Renzi. 
Così il 40% resta una chimera     

Premesso che il Pd è il partito italiano con l’asset più importante – primo o secondo per voti e di gran lunga il più strutturato per organizzazione, iscritti e partecipazione popolare – al punto da rappresentare il perno e l’architrave di tenuta del sistema politico italiano, l’analisi ridotta all’osso delle primarie 2017 evidenzia tre dati: il primo, che il dominio di Renzi su di esso va di fatto oltre il consenso esplicito del 70% degli elettori, stante il fatto che il 20% di Orlando, autorevole membro del suo governo e di quello di Gentiloni, non può andare oltre la proposta di un diverso approccio politico, senza però incidere sui fondamentali del progetto renziano, così come il 10% di Emiliano altro non rappresenta che una minoranza fisiologica in parte sempre in bilico, come per altro è apparso il loro stesso capofila, tra restare o uscire da partito, una frangia che in un grande partito sempre ci sarà, con o senza Emiliano; la seconda, a conferma della premessa sull’importanza del Pd nel sistema politico italiano, che la pur ragguardevole e per certi versi encomiabile partecipazione alle primarie di 1.850.000 elettori, rappresenta ormai soltanto quanti sono disposti a sostenere un Pd a trazione renziana; la terza, diretta conseguenza delle prime due, che questo Pd da solo non va oltre un consenso elettorale che si aggira attorno al 25%.

È tanto vero che nelle regioni del suo più tradizionale forte insediamento – Emilia Romagna, Toscana ed Umbria oltre che Piemonte – ad una diminuzione della partecipazione alle primarie più drastica che altrove, ha corrisposto un consenso ancora più ampio – il 75% – a Renzi. Un fenomeno, quest’ultimo, che evidenzia come qui si sia consumata la più massiccia fuga dal Pd di quanti non intendono più restare con Renzi. Vogliamo ricordare a chi se ne fosse già dimenticato che in Emilia Romagna di tutto questo c’erano già le evidentissime premesse nel gigantesco segnale di insofferenza manifestatosi con la drammatica astensione dalla partecipazione al voto nelle ultime elezioni regionali del novembre 2014, proprio mentre quasi tutta la dirigenza bersaniana passava armi e bagagli a Renzi, addirittura sgomitando per rubare la scena a qualche Renziano che, in territorio ostile, ne aveva fino ad allora tenuta alta la bandiera. In regione votò allora un misero 37% degli elettori, praticamente la metà di quanti in passato e addirittura molti meno che in Calabria, anch’essa al voto nel novembre 2014.
Come socialisti dedichiamo queste riflessioni agli amici del Pd perché crediamo che molto o quasi tutto dipenda da loro: se accontentarsi di andare significativamente oltre il 25% dei consensi elettorali sulla base di una minore partecipazione degli elettori al voto e nel contempo creando attorno a sè un deserto di possibili alleati, addirittura scegliendo di far terra bruciata tanto a destra quanto a sinistra, ovvero se mettere in campo un centro sinistra largo, che coalizzato in una qualche forma federata, possa vincere le elezioni.

Per un Pd solo contro tutti, il canto delle sirene che insinua nelle orecchie il richiamo del 40% – sia quello, per intenderci, del pur perso referendum costituzionale del 4 dicembre scorso, sia quello delle ultime elezioni europee – è pericolosamente attraente, lo sappiamo. Ma non crediamo sia verosimile. In ogni caso, passate le elezioni, si dovrà pur governare, e come e con chi non sarà indifferente, rispetto agli interessi da rappresentare. Perciò, detto che continuando così, se non il consenso formale – la percentuale dei voti a prescindere dal numero dei votanti – si riduce il consenso reale rappresentato dal numero degli elettori in carne ed ossa e quindi dei loro voti. La scelta sarà un po’ più chiara quando vedremo con quale legge elettorale si andrà al voto alle ormai prossime elezioni politiche.

Carlo Lorenzo Corelli
Federazione Psi Ravenna

PSI Veneto
Una nuova Resistenza

Il PSI del Veneto è sceso in piazza con le sue bandiere, per celebrare il 25 Aprile, anniversario della Liberazione.
È sceso in piazza a Venezia, a Vicenza, a Treviso, a Belluno. A San Martino Buonalbergo col suo candidato Sindaco Toffalini, a Montegrotto Terme con il Sindaco del PSI, Mortandello, che ha riportato in piazza la celebrazione della Liberazione dell’Italia dai nazisti e dai fascisti.
A 72 anni dalla fine della guerra, questa celebrazione potrebbe ad occhi miopi sembrare anacronistica, ma noi socialisti siamo convinti non sia così. Il fascismo in Italia si trasforma, assume forme diverse, alimentato dall’astio e dalla paura instillata artificiosamente nella società, agisce, con strumenti diversi nella forma ma non nei contenuti. È una nuova resistenza quella in atto.
Pertini diceva: “Oggi la nuova resistenza consiste nel difendere le posizioni che abbiamo conquistato. Difendere la Repubblica e la democrazia”.

Psi Polesano
Andare Oltre!

Negli anni delle grandi conquiste sociali, delle grandi battaglie per i diritti e le libertà e nella scoperta della coscienza ambientalista, insieme a quello socialista sono stati fondamentali partiti e movimenti come i radicali ed i verdi, grandi culture e tradizioni laiche come quella liberale. Oggi stiamo vivendo in una realtà nella quale prevalgono il populismo e l’opportunismo e nella quale sembrano prevalere partiti e movimenti che crescono sulla riproposizione di una cultura autarchica e sulla riscoperta dei nazionalismi. Questi creano anche falsi problemi sui quali costruire i loro effimeri successi. Il patrimonio culturale e politico del Socialismo Riformista ha difficoltà a trovare adeguata rappresentanza istituzionale, e con esso trovano difficoltà a trovare risposta i nuovi diritti. Vengono addirittura messe in discussione le stesse conquiste faticosamente ottenute. È necessario non fermarsi, ma andare oltre! Lo stesso Partito Democratico, per come è nato e per come si è sviluppato, con le proprie contraddizioni e con le lotte intestine che lo stanno dilaniando, non rappresenta risposta efficace. Rimane, tuttavia, fondamentale per qualsiasi strategia politica che miri ad una vittoria della sinistra riformista, ma non è comunque in grado di diventare contenitore di quel patrimonio che si ripropone con un’anima sociale e sostiene con forza l’art. 3 della nostra Costituzione (….E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…) lanciando il motto “prima chi ha bisogno”. Per questo, come socialisti, riteniamo fondamentale per la sinistra di Governo e per il Paese che quelle forze politiche e quelle organizzazioni che si battono per i diritti vecchi e nuovi, per uno sviluppo sostenibile, per la battaglia contro le vecchie e nuove povertà, per rilanciare la proposta dei “meriti e dei bisogni”, si ritrovino per sviluppare una nuova ed autonoma rappresentanza quanto mai indispensabile in un periodo difficile e complicato come l’attuale. E’ fondamentale evitare il pericolo delle “democrature” e riscoprire la Politica e la Partecipazione, magari forti di nuovi linguaggi che consentano di individuare una nuova aggregazione che, mettendo al bando i personalismi, operi con chiarezza nel solco di quella storia che non è morta con gli uomini. Matteotti resta sempre lì a ricordarcelo.

Partito Socialista Italiano
Segreteria della Federazione Polesana

Giorgio Del Ciondolo
L’apologia fascista di ‘Forza Nuova’ a Siena

La globalizzazione che ha generato un nuovo corso economico internazionale, con la crescita di alcune aree mondiali fin ora sottosviluppate e l’impoverimento delle classi medie nei paesi economicamente avanzati sta determinando fenomeni di estremizzazione e radicalizzazione della politica con la nascita di movimenti che si rifanno a visioni violente della lotta politica.
Nel mondo esplodono i radicalismi terroristici e si affermano movimenti politici settari ed anche violenti.
In molti paesi europei la crisi di questi ultimi dieci anni sta favorendo movimenti politici non liberali che professano odio razziale nei confronti dei diversi di ogni genere, e osteggiano aprioristicamente le politiche di integrazione.
In Italia è nata e si sta ramificando in tutto il Paese una forza politica estremista: Forza Nuova.
Questa formazione politica aprirà sabato prossimo, 22 aprile, una nuova sede provinciale a Siena intitolandola ad un noto fascista e squadrista degli anni trenta certo “Duas”, che i nostri vecchi compagni ricordano bene per le sue “gesta punitive” ripetute verso gli oppositori del regime fascista.
La nostra Costituzione Repubblicana VIETA la ricostituzione del Partito Nazionale Fascista e organizzazioni che ne facciano l’apologia. Intitolare una sede ad un noto dirigente fascista senese è sicuramente un gesto che identifica questa organizzazione quale quello che è: fascista.
Il Partito Socialista Italiano RIVOLGE UN APPELLO a tutti i Partiti Politici Costituzionali e le organizzazioni ed associazioni democratiche, affinchè chiedano alla Corte Costituzionale, al Presidente della Repubblica ed in caso di reato contro la Costituzione, alla Magistratura, di verificare se Forza Nuova è un organizzazione anticostituzionale o democratica.

Giorgio Del Ciondolo
Psi Siena