Fabio Fabbri
Il Congresso dell’orgoglio socialista

Avevo deciso, dopo faticosa meditazione, di non partecipare al congresso romano del Psi, malgrado il cortese e caloroso invito di Riccardo del Mugello. Ipsa senectus morbus, dicevo a me stesso, rimuginando una frase di Seneca fatta propria da Sandro Pertini. Poi il richiamo degli ideali e delle mie consuetudini di vita politica ha prevalso. Hanno sicuramente contato, nel determinare il mio ripensamento, il forte desiderio di capire se la nostra storia e il nostro patrimonio di idee sono ancora vivi e utili in un momento drammatico della vicenda politica italiana ed europea. E così, dopo una notte insonne, ho deciso di partire per Roma, la mattina del 18 marzo.

E’ stata una rimpatriata assai gradevole. Ho assaporato il piacere di chi torna a casa dopo una lunga assenza. Confesso che mi avevano spinto a ribellarmi all’idea stessa della diserzione la lettura dell’editoriale di Gigi Covatta che nell’editoriale del fascicolo n 3 di Mondoperaio ha rivendicato il ruolo dei riformisti ( i Menscevichi) nella storia d’Italia e la sferzante reprimenda di Ugo Intini nei confronti dei divi populisti dei talk show televisivi: sempre quelli, sempre più tronfi, sempre più aggressivi nei confronti dei protagonisti della vita politica, maltrattati con veemente linguaggio accusatorio. Salvo soltanto Lilli Gruber, a suo tempo scoperta e lanciata dal nostro indimenticabile Antonio Ghirelli. Confesso che per Lilli ho un debole. Ho letto i suoi libri: una saga familiare ben narrata. Ho anche progettato di visitare il suo frutteto: il meleto evocato nel suo primo romanzo, ricevuto in eredità secondo il diritto successorio alto-atesino. Ma sono indignato per la sua benevolenza nei confronti del sempre presente, sogghignante e stucchevolmente sferzante Marco Travaglio.

Ho dunque acchiappato di buonora il tonitruante Italo-treno piè veloce a Reggio Emilia, dimenticando la soperchieria di Romano Prodi, che avrebbe dovuto ubicarlo a Campegine, oggi Terre di Canossa, in modo da renderlo equidistante e vicendevolmente fruibili da parmigiani e reggiani.

Arrivato al Congresso, sono stato accolto dai due veltri dell’Emilia occidentale, Mauro del Bue e Paolo Cristoni, da tanti compagni del Gruppo parlamentare del “mio” Senato. Ho abbracciato Ugo Intini, che sembra ancora un “giuvinot”, come dicono nella sua Milano. Io e Ugo ci siamo sempre intesi, quando eravamo entrambi aiutanti di campo di Bettino. Mi è tornata alla mente una spericolata missione a Varsavia, da qualche giorno occupata dall’esercito della Russia sovietica. Insomma un caldo, emozionante amarcord. Mi ha sorpreso e confortato la presenza di numerosi giovani del PSI di oggi. Sono sicuramente militanti coraggiosi e idealisti, se si battono nella nostra piccola comunità in tempi di vacche magrissime. Insomma una elettrizzante rimpatriata. Cent’anni di storia che sono cent’anni di gloria, ha detto una volta il giolittiano Giorgio Ruffolo. Grazie di esistere, vecchio PSI, ho detto a me stesso.

Sui tavoli e sulle poltrone trovo un giornale e alcuni manifesti che annunciano la festa dei socialisti e della gente del Canavese in onore dei settant’anni di iscrizione al partito di Eugenio Bozzello da Castellamonte, mio validissimo aiutante di campo quando ero capogruppo al Senato.

Perdonatemi, cari compagni di lotta e di governo, questa ondata di commozione, a detrimento della riflessione politica. Sono finito nel reparto lacrimogeni. Ma ogni tanto fa bene ricordare e anche commuoversi. La battaglia politica è, per i suoi protagonisti, un valore primario della vita.

Ho poi apprezzato le maggiori orazioni – anzitutto l’incipit di Riccardo Nencini. Mi sono piaciuti anche i messaggi dei nostri alleati, radicali e ambientalisti. Bravo Giovanni Negri, il virgulto che ho conosciuto quasi adolescente quando Marco Pannella, dopo avermi imperiosamente convocato, lo portò insieme a me e a Claudio Martelli da Francesco Cossiga al Quirinale per denunciare la persecuzione giudiziaria che si stava perpetrando ai danni del povero Enzo Tortora.

Del dibattito mi ha soprattutto interessato il disegno che si va profilando, caratterizzato le alleanze di quel che resta del socialismo italiano con forze nuove e antiche del riformismo ed anche del popolarismo italiano, tutte animate, come noi, dalla decisa volontà di far uscire l’Italia dal pantano maleolente del populismo dilagante, accompagnato e favorito dalle virulente lotte di potere fra i colonnelli di quell’amalgama mal riuscito che resta il PD. Mi sono chiesto, mentre mi aggiravo fra i saloni dell’Hotel Marriott: siamo in grado di parlare al Paese? Spero che lo faremo ancor meglio nella Conferenza Programmatica che chiamiamo “Rimini II”. Insomma, forse c’è una parte, anche piccola, di questa Italia maltrattata disposta a incoraggiare un raggruppamento riformista, laico, liberale, radicale e ambientalista: un patto, sissignori, esteso alla nuova formazione “popolare” che sta mettendo in piedi il Ministro degli Esteri Angelino Alfano, in vista delle elezioni del 2018. Mi pare anche tempo di patrocinare, per il futuro governo dell’Italia, una grande coalizione capace, emarginando non solo Grillo e Salvini ma anche le schegge immarcescibili dei nuovi e vecchi post-comunismi: un fiume carsico riemergente , animato da chi si ostina a dimenticare di aver avuto torto dalla storia.

A proposito di costoro, confesso che ho gustato come un buon bicchiere di vino rosso l’inattesa comparsa nel salotto televisivo della Gruber del Prof. Giuseppe Vacca, lo storico che guida l’Istituto Gramsci. Polemizzando con il neo transfuga del PD Alfredo D’Attorre, Vacca ha fatto una sorta di outing filo-renziano. Ha ricordato che il boy scout di Rignano sull’Arno ha portato il PD nell’alveo del socialismo europeo e ha spezzato indirettamente una lancia in favore del blairiano “partito della Nazione”. Lo ha fatto proclamando che in Italia i partiti della Nazione erano in passato due: La DC ed il PCI.

Avrebbe dovuto aggiungere che lo è stato anche il PSI, sicuramente nel tempo glorioso in cui Craxi predicava il “socialismo tricolore”.

Fabio Fabbri

Nicola Olanda
Socialisti, ribelliamoci!

Carissimo Mauro,
Quasi giornalmente t’impegni a tenere vivo l’orgoglio di tutti coloro che non vogliono rinunciare di sentirsi Socialisti in Italia, e rimarco il nome del nostro Paese perché in Europa, a differenza che da noi, i Socialisti sono la seconda forza politica nel Parlamento europeo, mentre in Italia i mezzi d’informazione continuano a volerli cancellare dalla memoria degli italiani. Nel leggere i tuoi editoriali provo inizialmente un conforto che subito dopo viene però sopraffatto dalla ribellione per l’oblio in cui è stata relegata la Storia socialista e i Grandi Personaggi che l’hanno onorata e illuminata.

Anche in questo Congresso straordinario abbiamo avviato sia i lavori che dedicato gran parte degli interventi ai Grandi personaggi della Storia Socialista.

Se non prendiamo nessuna forte iniziativa per tentare di far risaltare almeno la nostra immagine rimarremo quello che in pratica siamo e che ricordo descrivevi nella parte finale di un tuo editoriale: una Fondazione politica della Cultura Socialista.

Il celebrare nei Congressi le nostre vestigia ormai possono apparire le “esequie private” di un Partito dato per defunto dai Mezzi d’informazione e dalla Cultura dominante entrambe prezzolate. Noi invece abbiamo il diritto oltre che il Dovere verso coloro che si sono sacrificati per questa Storia Socialista, di indire Manifestazioni ed azioni pubbliche per celebrarne la loro Memoria e riattualizzarne i valori ed i programmi di svolta e di rinnovamento necessari per la “Nostra serva Italia di dolore ostello!!”

Pochi giorni fa hanno profanato la nostra CASA romana: la nostra Sede nazionale.

Il nostro Congresso è scivolato quasi nell’assoluta indifferenza della RAI e ricordo che altrettanto successe un anno fa di fronte alla protesta di Nencini sulla vergogna per la RAI per l’infamia perpetrata verso i Socialisti proprio nel giorno del 25 Aprile in cui si ricordava il ritorno alla Liberta nel nostro Paese.

La RAI è diventata un Organo di Regime. Ormai da tempo ho rinunciato a seguire i telegiornali della RAI.

Cosa dobbiamo fare noi socialisti per riconquistare la libertà d’informazione?? Forse una nostra guerra di Resistenza trasformandoci in novelli partigiani??

Dobbiamo RIBELLARCI !!!!!!!!!!!!!! Vogliamo il pubblico riscatto del PSI !!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Butto giù qualche iniziativa:

Intervento di denuncia sull’oscuramento socialista alla Camera e al Senato da parte dei nostri parlamentari con un’interpellanza parlamentare

Intervento di denuncia sull’oscuramento socialista al Consiglio di Amministrazione della RAI

Intervento di denuncia sull’oscuramento socialista al Comitato di Sorveglianza della RAI

Richiesta di rimborso del Canone RAI agli iscritti del PSI, quale risarcimento della sottrazione dei loro diritti collegati alla insignificante partecipazione dei loro rappresentanti politici nelle trasmissioni radiofoniche e televisive dei vari canali RAI (violazione della par condicio)

Presidio socialista di protesta con le Bandiere socialiste, i Manifesti dell’Avanti e di Mondoperaio e di tutti i nostri grandi Personaggi sull’oscuramento socialista davanti ai cancelli di viale Mazzini della RAI (i nostri compagni del Lazio non avrebbero difficoltà a parteciparvi. Cito per averli ascoltati su Radio Radicale i compagni Mario Tufi e Gianfranco Salvucci )

Lettera di sostegno sull’oscuramento socialista ad alcuni giornalisti dei maggiori quotidiani e delle TV (ad esempio Radi Radicale, Polito, Galli della Loggia e Pieruigi Battista del Corriere della Sera, Luigi de Bortoli, Aldo Forbice e Giampaolo Pansa della Verità, Gianni Minoli ed Enrico Mentana della Sette, Mimum di canale 5, al giornalista e senatore Sergio Zavoli ed altri che conosci meglio di noi )

Indirizzare al Presidente dell’ONU Gutieress e del PSE l’invito a rendersi promotori verso il Presidente della Repubblica Mattarella di una denuncia per l’oscuramento dei Socialisti e per il disprezzo e l’infamia utilizzate nei confronti delle verità storiche del Socialismo italiano.

Aprire una Rubrica dal titolo “Radio Londra” sull’Avanti e Mondoperaio su cui esprimere le nostre denunce ed il nostro disagio di politici “al confino”.

Assegnare a Emanuele Macaluso la Presidenza onoraria del PSI. È stato l’unico ex comunista a definirsi e dichiarare di essere un Socialista fondando per giunta una Rivista socialista e ad assumere la Direzione del Quotidiano Il Riformista proprio con l’intento di rilanciare i valori del Socialismo nell’attualità dei nostri tempi.

Organizzare a Piazza Navona una Manifestazione Socialista nazionale come quella che facemmo molti anni fa per celebrare l’anniversario della morte in esilio di Bettino Craxi. In quel periodo assieme a Cossiga e ai Repubblicani ci eravamo uniti sotto il simbolo del Trifoglio. Il Presidente emerito della Repubblica era sul palco e prese la parola per ricordare il grande statista italiano e socialista. Propongo che questa iniziativa venga assunta sotto l’egida della FGS per simboleggiare con i nostri giovani socialisti che chi spera di appropriarsi della Parola Socialista dopo che tutti i Socialisti saranno scomparsi s’ILLUDONO!! Dati i tempi tecnici per realizzarla propongo che venga effettuata in autunno e si attivi una sottoscrizione straordinaria per sostenere i costi che l’evento richiederà.

ALTRE INIZIATIVE che potranno suggerire i compagni e i lettori dell’Avanti

Carissimo Mauro

Ricordo che dedicasti un tuo editoriale a Parmenide ed al suo concetto dell’ESSERE.

Per “ essere ”, cioè per potere esistere come PSI, indicavi che occorre formulare delle idee e saperle comunicare e formulare delle proposte concrete nel presente affinché qualcuno si accorga della nostra esistenza. Perfetto!!

Applicando l’esempio di Parmenide, perché non prendi tu l’iniziativa come direttore dell’Avanti! per organizzare questo evento nazionale e tutte le iniziative suggerite?

Siamo almeno in grado di svolgere la funzione di lottare e manifestare ad esempio contro i continui oltraggi da parte della RAI circa::

La cancellazione dei Socialisti dalla memoria della lotta antifascista ?

Del nostro ruolo e impegno nel Referendum per la scelta tra Repubblica e Monarchia dove Nenni era in prima fila a battersi per la Repubblica, mentre nell’ombra Togliatti auspicava una vittoria della Monarchia?

Per il nostro peso e ruolo nell’Assemblea Costituente in cui gl’italiani ci avevano dato il consenso a rappresentarli con due punti percentuali superiore al PCI?

Che fu grazie alla partecipazione ed al senso di responsabilità dei Socialisti nella partecipazione ai Governi di Centro sinistra che l’Italia poté dare alla luce le maggiore Riforme di carattere sociale della sua Storia?

Che grazie alla determinazione di una Statista come Bettino Craxi, col Referendum di San Valentino sulle scala Mobile, l’Italia fu salvata dal tracollo finanziario ed economico per conseguire sempre sotto la guida di Craxi al Governo il traguardo del quinto Paese al Mondo per ricchezza prodotta?

Che grazie alla determinazione di una Statista come Bettino Craxi fu possibile contribuire con i missili a Comiso orientati verso l’URSS a determinare la sconfitta di quella dittatura?

Che grazie alla determinazione di una Statista come Bettino Craxi furono salvati l’onore e la dignità della nostra sovranità a Sigonella con lo schieramento dei nostri carabinieri contro i marines americani?

E cosa impedisce di avere una Mostra in Parlamento su Pertini e Saragat alla pari di quella che per 3 settimane è stata dedicata a Togliatti?? Forse perché quest’ultimo è stato definito dai comunisti il Migliore?

Perché non ricordare che mentre il Migliore sedeva al fianco di Stalin per avallarne tutti i suoi Crimini, contemporaneamente Sandro Pertini stava nelle carceri fasciste condannato per la difesa dei valori universali di libertà del Socialismo e per gli stessi motivi venivano uccisi Matteotti e i fratelli Rosselli, mentre Nenni, Saragat e tanti altri socialisti in esilio venivano definiti in URSS, col beneplacito del Migliore, social fascisti e social traditori?

Ricordo che Togliatti fu informato subito del rapporto Kruscev sui crimini di Stalin, ma lo tenne occultato nei confronti dei comunisti italiani. Fu solo grazie all’informazione della stampa statunitense che il rapporto venne alla luce dopo quattro mesi anche in Italia.

E come non ricordare i fatti sanguinosi dell’Ungheria, della Cecoslovacchia, della Polonia, della Germania dell’Est. Dopo i fatti d’Ungheria del 1956, anziché operare una profonda revisione e scegliere l’autonomia da Mosca, Togliatti assieme ai maggiori dirigenti del PCI si esibirono sull’Unità nella condanna di “quei traditori e reazionari alla Causa”. Quei traditori erano migliaia di lavoratori, intellettuali e giovani che si ribellavano ad un regime oppressivo con il volto della dittatura comunista. Tanti giovani “traditori” s’immolarono sotto i cingoli dei carri armati sovietici ed uno di loro si diete alle fiamme in una piazza rappresentativa di Budapest. In Italia i comunisti parlavano di antifascismo nella condanna di quella dittatura e contemporaneamente ne esaltavano una ancora più feroce come quella dell’impero sovietico.

E che dire di tutti i miliardi con cui per decenni è stato finanziamento il PCI dall’URSS?

Ci sarebbe da dire molto altro ma mi fermo alla “Doppia Morale comunista” rispetto all’unica morale sempre espressa dai Socialisti di fronte ad ogni forma di dittatura.

Gli eventi tragici della Storia di Budapest avevano consegnato all’Italia la possibilità di abbandonare il Comunismo per il Socialismo alla pari di tutti i Paesi dell’Occidente. Sarebbe cambiata la Storia d’Italia e in Meglio.

Un forte abbraccio assieme a tutti i Socialisti.

All’anagrafe Nicola Olanda, nella società Je suis socialiste

Antonio Venturino
Promuovere alleanze tra socialisti

No ad alleanze che si riconoscono nei principi e nei valori della cultura di centrodestra, sovranista, antieuropea e che non rispecchiano i principi del socialismo, sì al rilancio delle idee socialiste e riformiste. Dobbiamo promuovere anche in Sicilia quanto è emerso nella mozione del riconfermato segretario nazionale Psi Riccardo Nencini quando sottolinea che dobbiamo ritrovarci assieme i rappresentanti della tradizione socialista, popolare, laica, ambientalista, radicale in modo da sbarrare la strada agli avventuristi della destra.

Voglio prendere le distanze e marcare la differenza tra chi anche dentro il Psi, in vista delle prossime elezioni amministrative in Sicilia, punta a coalizioni territoriali “anomale” pur di garantirsi spazi di gestione del potere piuttosto che promuovere anche a livello locale la linea politica emersa chiaramente a livello nazionale.

Anche in Sicilia bisogna preparare una campagna elettorale per puntare a vincere con i nostri alleati; per essere chiari non sono percorribili strade che portano ad accordi con Forza Italia e la Lega-Noi con Salvini. Lo ha detto Nencini che nessuna coalizione di sinistra può fare una campagna elettorale pensando ad una coalizione di governo successiva che aggreghi già Forza Italia, sarebbe come ha ricordato il segretario nazionale un errore tattico terribile. Siamo per un campo che va dai popolari democratici a Campo Progressista. Se qualcuno pensa di battere strade diverse non fa altro che alimentare nei fatti la diffidenza dei giovani verso una politica confusionaria che conduce ai populismi, ai grillismi e alla linea del fascismo digitale della post-verità.

 Mi auguro, pertanto, così come peraltro ribadito dallo stesso segretario Nencini, che la segreteria regionale del Psi convochi con urgenza il congresso regionale in modo da decidere con chiarezza le alleanze che in Sicilia dobbiamo trovare in vista delle elezioni amministrative e regionali.

Giovanni Oliverio
Difendiamo la scuola pubblica,
un valore per i socialisti

La Legge 107/2015, la così detta “ la Buona Scuola” del Governo Renzi, ha riservato per il reclutamento dei docenti, a partire dall’anno 2020, un trattamento mortificante ed offensivo alla dignità professionale di un educatore. Infatti, il Governo Gentiloni ha già approvato otto delle nove deleghe previste dalla Legge 107/15. Tra le deleghe approvate ce ne una che riguarda il reclutamento dei futuri docenti. Per la prima volta nella storia della Pubblica Istruzione, il superamento di un concorso pubblico non garantirà più, per i docenti, il conferimento di un contratto a tempo indeterminato, ma solamente un contratto a tempo determinato di formazione individuale di durata triennale e con un trattamento economico previsto per i primi due anni pari a Ottocento euro mensili.

La nuova generazione dei docenti avrà meno diritti, sarà esposta al volere discrezionale dei dirigenti scolastici ed ad un umiliante lungo e sottopagato apprendistato.

Tutto ciò viola palesemente il principio di esclusività nell’accesso al tempo indeterminato con il rischio di dar luogo ad ulteriori contenziosi già pendenti nei confronti del MIUR.

Un altro punto dolente riguarda il futuro delle graduatorie di Istituto. Esse verranno soppresse e secondo alcune anticipazioni è probabile che per le supplenze si utilizzeranno i docenti tirocinanti nelle scuole.

Ma la genialità si trova al comma 131 della legge 107/2015, che recita testualmente:” a decorrere da Settembre 2016 non si potranno più superare i 36 mesi di servizio con incarichi a tempo determinato su posti liberi e vacanti”. Il che vuol dire che da settembre 2019 anche nella Scuola ci saranno gli “esodati” e si tratterà di persone che avranno raggiunto  la bella età di 40/50 anni.

Noi Socialisti ci mobilitiamo di fronte a queste scelte sciagurate che non fanno altro che favorire la Scuola privata  a tutto danno di quella pubblica.

Chiediamo a chi di dovere di difendere la Scuola Pubblica in Parlamento ed in ogni altra sede.

E’ un dovere dei Socialisti  investire nella Cultura per sperare in un futuro migliore per le nuove generazioni.

Giovanni Oliverio

N.B. Il suddetto o.dg., sottoscritto da undici delegati al congresso provinciale del PSI,è stato presentato e commentato all’assemblea dal Segretario Cittadino del Psi di San Giovanni in Fiore, Giovanni Oliverio. Approvato all’unanimità e trasmesso alla Commissione Nazionale per il Congresso che si terrà a Roma il 18 e 19 Marzo 2017. L’assemblea ha eletto 20 delegati nazionali, tra i quali Pierino Lopez e Giovanni Oliverio.

Mario Michele Pascale
Le mie proposte per il Congresso straordinario del Psi

Il Psi va a congresso. Bene. Un congresso straordinario che deve ragione delle modificazioni dello scenario politico. Il referendum, la caduta di Matteo Renzi, la scomposizione del centro sinistra. Perché un’assise congressuale vera fa questo, non è e non può essere solo un tappo si sughero sulle falle create dalle decisioni della magistratura.
Ho chiesto, in tempi assolutamente non sospetti, attraverso le pagine de “L’Avanti”, che il partito si riunisse di nuovo e che riflettesse. L’ho detto allora, lo ripeto oggi: la scelta è tra due posizioni. O si va alla costruzione di un unico soggetto politico del socialismo europeo o si va a solidificare l’autonomia politica del partito.
E una decisione che avremmo potuto e dovuto prendere tempo fa. Reputo che qualsiasi soluzione intermedia sia una perdita di tempo e di energie. La costruzione di un’area con i radicali è un controsenso. I nostri interlocutori nella costruzione di una nuova “Rosa nel pugno”, non rappresentano i voti radicali. Le persone che “pesano”, in quella galassia stanno da un’altra parte. Una parte che ci ha già fregati per benino nelle comunali di Roma. La storia, la prima volta si presenta in forma di tragedia, la seconda in forma di farsa. Proseguire su questa strada vorrebbe dire scadere nel ridicolo.
DI converso l’area Pisapia è solo il “rifugio dei peccatori” ovvero di coloro i quali non sono i benvenuti nel Pd, ma non possono fare a meno di avere un rapporto con i democrats. Una scorciatoia per chi non ha gli attributi per fare opposizione e vuole campicchiare con le briciole che cadono dal tavolo. Campo progressista è la sommatoria di un ceto politico avariato. E sarà la semplice addizione di meschini appetiti amministrativi. Cosa ben diversa dal socialismo.

Ho letto con attenzione le tesi di Riccardo Nencini. In esse non vi è nulla di sbagliato, sono conformi a ragione. Ma occorre uno scatto di reni successivo. In ambedue i casi, se vogliamo scomporci in un soggetto politico nuovo o seguire eroicamente la nostra bandiera, abbiamo bisogno di essere organizzati diversamente e meglio. Abbiamo bisogno di una impostazione operativa che le tesi congressuali, per loro natura, non possono dare ma che il congresso, nella sua interezza, attraverso il dibattito, può indicare.
In passato ci hanno spiegato che la chiave di volta della rinascita socialista era la rappresentanza parlamentare. Cosa che noi abbiamo perseguito con determinazione, scendendo a compromessi molto dolorosi pur di raggiungere il risultato. Quanti loschi figuri abbiamo imbarcato pur di rinforzare le nostre liste… Ricordo che Gerardo Labellarte, all’epoca responsabile degli enti locali, ci frustava tutti pur di farci presentare liste identitarie la cui percentuale complessiva ci avrebbe “pesato” per essere in parlamento. Tutti siamo stati in trincea in quella fase, con la baionetta tra i denti. E abbiamo sputato sangue, portando quel tesoretto a Pierluigi Bersani che fu di parola.
Deputati e senatori sono arrivati, ma i nostri problemi non sono diminuiti, anzi si sono moltiplicati. Da allora sono aumentati a dismisura. Ed è paradossale e lascia sgomenti il fatto che della ricchezza prodotta dai nostri deputati e senatori in termini di proposte di legge, mozioni, interrogazioni, attività di commissione ed impegni internazionali, ben poco passi al partito, che dà l’idea di essere accartocciato su potentati locali, baricentrato non sul respiro nazionale, ma su politiche di basso cabotaggio amministrativo in cui, giocoforza, si è subalterni al Pd e si coltiva questa subalternità facendone anche una virtù.
Come diceva un vecchio saggio: “meritiamo di più”.

Meritiamo un partito, non una federazione di piccoli comitati elettorali.
Questi e non una semplice risposta ai compagni che ci hanno portato in tribunale, dovrebbero essere i nodi su cui si dovrebbe articolare il congresso straordinario del PSI. Se il nostro congresso sarà una cosa seria eviterà perdite di tempo facendo una scelta di campo precisa: o soggetto politico unico del socialismo europeo o autonomia. Senza ciurlare nel manico con improbabili vie di mezzo. Se il congresso sarà una cosa seria recupererà un respiro ideologico ed intellettuale imponendo il modello partito su quello del vile comitato elettorale. Se il congresso sarà una cosa seria dovrà occuparsi della democrazia interna al partito, messa a dura prova proprio dai comitati elettorali. Se queste condizioni verranno soddisfatte si andrà avanti, altrimenti, almeno dal mio punto di vista, resterà l’amore per il socialismo. Ma niente altro.

Mario Michele Pascale

Mike Ballini
95% di deputati assenti alla discussione sul biotestamento

La discussione del Disegno di Legge sul Testamento Biologico è finalmente arrivata alla Camera dei Deputati.
Eppure, sembra che l’edificio sia troppo piccolo per ospitare sia il testo di Legge che i Deputati, perché alla discussione erano presenti circa venti di loro.

Venti su seicentotrenta. Poco più del tre percento.
Questo è uno di quei momenti in cui si tocca con mano il livello basso, imbarazzante direi, della classe politica nostrana.

Se è possibile pensare che qualcuno di questi Parlamentari non abbia voluto partecipare per non legittimare la discussione, tale è la loro avversione al Testamento Biologico, per altri -mi permetto di dire la stragrande maggioranza degli assenti- si tratta di manifesta indifferenza verso il tema. Una indifferenza che nasce dall’ignoranza sul tema, dalla mancanza di sensibilità sulla questione.

Poco più del tre percento dei Parlamentari della Camera a discutere di Testamento Biologico, dopo che per giorni hanno riempito TV e Social dei loro proclami in favore ad una legge sul fine vita, vergando coraggiose frasi piene zeppe di hashtag…

Quasi il novantacinque percento di assenti. Di vergognosi, ingiustificabili assenti.

Ed è nel silenzio di una Camera quasi deserta che rinnoviamo il plauso dei Socialisti a Pia Locatelli, coordinatrice dell’intergruppo per il testamento biologico, che questa proposta ha difeso da innumerevoli tentativi di rallentamento.

Nicola Olanda
In Romagna ho rivissuto l’Emozione del Socialismo

Sabato 11 marzo, per l’appuntamento congressuale, come Socialisti dell’Area Vasta della Romagna ci siamo riuniti a Russi per parlare di politica e per condividere il Pane socialista.

Il giovane Segretario della Sezione di Russi ha fatto uno splendido lavoro rendendo felice il nostro “Senatore di Ravenna” che oltre a coordinare la sua Federazione si è reso promotore di organizzare in modo impeccabile tutto l’impegnativo lavoro di raccordo con le Federazioni della Romagna per fare assegnare a questi lavori congressuali la più ampia adesione. Il successo della Manifestazione l’ha compensato del suo impegno quotidiano che svolge con passione, competenza e grande esperienza. Per non dimenticare nessuno non ho fatto e non farò dei nomi, perché i protagonisti in assoluto sono stati i tantissimi Socialisti della Romagna.

Quella che abbiamo vissuto a Russi è stata una bellissima Festa Socialista.

Erano anni che non vedevo una Sede Socialista stracolma con diversi compagni in piedi e prossimi all’entrata. Questo quadro mi ha commosso ed ancora ora, nel ricordarvelo, mi si appanna la vista e mi compare lo stesso nodo alla gola che durante il mio intervento mi ha messo in difficoltà.

Ho apprezzato anche l’intervento di saluto del Sindaco del PD, e mi sembrava di sentire parlare un Socialista. Ciò mi rendeva ancora più evidente il rammarico delle divisioni nella Sinistra, che aldilà delle varie etichette con cui si connota, nei contenuti che esse esprimono sono assimilabili a molti filoni della Cultura socialista.

Mi ha fatto anche molto piacere sentire pronunciare dal Sindaco l’apprezzamento per i nostri due compagni in giunta. Grazie anche a loro che fanno onore con il loro impegno al lavoro politico e sociale socialista.

La nostra grande Cultura è risaltata nel Mosaico dei documenti che sono stati portati all’attenzione ed alla riflessione delle compagne dei compagni presenti.

In aggiunta a quello congressuale Vi leggo i titoli perché da essi si può riscontrare come l’identità Socialista emerge evidente::

“Per i Socialisti prima il Lavoro”,  “Politica come Passione, Socialismo come libertà”, “Avanti Futuro”.

Le sofferenze per l’oblio in cui sono confinati i Socialisti e la loro Storia, la necessità di riacquistare la nostra autonomia e l’identità dei nostri valori erano presenti fra noi Socialisti, ma più che trasferirle nei Riti del Congresso, è prevalso lo spirito di volerci sentire una Comunità che vuole nutrirsi di Unità aldilà delle differenze d’opinione che a volte comporta un sano e benefico confronto democratico com’è stato nel passato, e come dovrebbe continuare ad essere oggi nel PSI. Gli argomenti e i sentimenti trasmessi da questi documenti hanno infatti avuto la possibilità di recepire queste attese dei Socialisti presenti.

Soffrendo il Congresso di una Mozione alternativa di confronto rispetto all’Unica che sostiene Nencini, il Documento “Avanti Futuro” è stato sviluppato da un gruppo di giovani socialisti e verrà presentato al Congresso con l’auspicio di ottenere la percentuale di adesioni sufficiente per potere diventare un’integrazione a quello che sostiene Nencini. Spero tanto che i Congressisti non facciano mancare il loro appoggio a questi giovani che hanno sviluppato in un’ottima ed ampia raccolta di Tematiche, un prezioso contributo propositivo per i futuri impegni del PSI.

La presenza di diversi giovani Socialisti mi ha aperto il cuore alla speranza. Spero che ai giovani la vista di tante teste canute, che non si sono mai arrese, possa dar loro il coraggio di raccoglierne il testimone per impegnarsi per il Riscatto Socialista.

Rispetto a Noi anziani che frequentavamo le Sezioni di Partito, i nostri giovani sono cresciuti con i “Social” e sono padroni della tecnologia dell’informatica. Dobbiamo organizzarci per gestire la comunicazione e l’informazione inerente all’attività politica, utilizzando questi mezzi e, i 5 Stelle, senza Sedi e con ridotte Risorse rispetto al PD, sono un esempio di come con l’utilizzo di una Rete informatica si possa supplire alle vecchie Strutture politiche.

Un compagno ha invitato i presenti a seguire l’Avanti on line che è diventata una vera Tribuna Socialista in cui i Socialisti possono dialogare e fare sentire la loro Voce.

Ho portato a conoscenza dei compagni l’iniziativa di costituire il Club Amici dell’Avanti della Romagna come strumento di comunicazione e informazione politica. Con il Segretario della FGS e altri compagni che si renderanno disponibili dovremo concordare quando riunirci a Ravenna per formulare la messa a punto dello strumento informatico per queste Rete gestionale del Club.

I nostri giovani hanno impegni di studio e di lavoro ed anche se animati da passione politica possono incontrare difficoltà per incontrarsi, anche perché sparsi fra i vari territori. Lo strumento di una Rete del Club dell’Avanti verrebbe incontro a molte delle loro difficoltà ed esigenze.

Ritengo inoltre necessario che i nostri giovani possano essere supportati da un’attività di Formazione. Oggi, per misurarsi nella Società occorrono competenze e conoscenze. Ai giovani che sono riuscito ad avvicinare ho accennato l’idea di organizzare un Corso di Formazione per Quadri Socialisti. La proposta è stata bene accolta. Ne parleremo a livello di Federazioni della Romagna.

Sono convinto che nell’Area Vasta Romagna ci siano diverse Risorse qualificate per fornire dei contributi per questa iniziativa.

Colgo l’occasione della Tribuna dell’Avanti, per ringraziare  ancora di cuore tutti i Dirigenti Socialisti della Romagna e le compagne ed i compagni presenti a Russi per la gioia, l’emozione ed il conforto che mi hanno donato con la loro Presenza. Spero di potere continuare ad emozionarmi e lo stesso augurio lo formulo ai 20.000 Socialisti che con eroismo in tutta l’Italia fanno da portabandiera e da testimoni a questo nostro grande ideale del Socialismo e alla Storia che grazie ai suoi valori siamo riusciti a costruire.

Nicola Olanda

Psi Calabria
Un Partito dei moderni

Il PSI va a congresso. È un congresso straordinario e arriva in un momento straordinario. L’esito del referendum ci consegna un paese diviso, una politica inconcludente e una sinistra senza culture di riferimento. In maniera più vasta, anche un campo progressista col fiatone.
I grandi cambiamenti mondiali e la fine delle ideologie hanno reso mobile e dinamico l’elettorato e hanno reso sempre più difficile l’inquadramento degli schieramenti secondo la vecchia diade del 900 destra-sinistra.

La fine delle ideologie ci consegna, quindi, la fine delle organizzazioni partitiche tradizionali. Quel che rimane appare incapace di adattarsi e ampie fasce elettorali si muovono in base alla battaglia del momento. Adesso è necessario che il nostro partito scenda nella mischia con campagne tematiche o iniziative che lascino il segno nell’opinione pubblica e che dovranno essere il mezzo attraverso cui entrare in contatto con realtà diverse, con il fine di uscire dal limbo in cui, a causa di vicende che conosciamo, ci siamo ritrovati dopo il 2008.

Chiunque si interessi delle vicende politiche si accorge che non esiste più la cristallizzazione del voto e che esiste sempre meno il partito di riferimento. Spesso si vota la lista che s’immagina più vicina al proprio modo di pensare o per quello schieramento che in una determinata battaglia ha assunto una certa posizione.

Le scelte dei socialisti che poi portarono alla costituente socialista furono quelle di intestarsi le battaglie sui diritti civili – scelta giusta su cui i socialisti non dovranno mai mollare la presa – che rappresentano lotte che certa sinistra, storicamente, ha sempre messo in secondo piano. Ad oggi, ogni genere di progresso sociale non può essere slegato anche dal progresso civile, ma appare evidente che non rappresentano l’unica azione da intestarsi.

In Calabria, a partire dai luoghi comuni che riguardano le libertà sessuali e la parità di genere che allontanano ogni riconoscimento dei diritti civili, fino ad arrivare allo sviluppo economico che di fatto in molte realtà meridionali non è mai partito, le difficoltà si vivono in maniera amplificata. Il compito dei socialisti, in quelle aree qual è la Calabria, dovrebbe essere quello di fare da motore culturale da una parte e da calmieratore sociale dal punto di vista dei bisogni dall’altro. Va fatto creando nuove opportunità di lavoro e concertando con le parti sociali nuovi comportamenti tesi verso la legalità delle azioni e dei comportamenti nei suoi settori trainanti passando dall’agricoltura al turismo fino allo sfruttamento delle risorse ambientali, utili per spingere il paese verso una maggiore autonomia energetica con l’incentivo delle rinnovabili. Bisogna farlo, poi, attraverso il no-profit e tutte quelle attività virtuose che fanno tendere la società verso il progresso fuggendo dalle solite forme assistenzialistiche.

Noi apparteniamo a quella generazione che non ha mai fatto parte del PSI storico e siamo convinti che nel e con il PSI è possibile percorrere la strada della giustizia sociale e civile. Auspichiamo che si utilizzi questo congresso per fare chiarezza sul chi siamo e su quale strada vogliamo percorrere, smettendola di rincorrere chi, qualche lustro fa, è stato socialista. Pensiamo di aver bisogno di un Partito Socialista che diventi veramente corsaro, capace di stare dove è giusto stare secondo i valori che da sempre muovono le nostre iniziative e le nostre coscienze, con la capacità di capire che, molto spesso, l’affermazione di un principio, potrebbe mettere in discussione anche alcune scelte del passato. A differenza di tutti gli altri partiti, storicamente, i socialisti non sono mai stati un partito identitario o ideologico, piuttosto hanno rincorso tutto ciò che nel reale contesto non appariva utopico o visionario, ma concreto e realizzabile in quel preciso momento storico. Sempre con la bussola puntata su equità, giustizia sociale, libertà. La democrazia non è qualcosa di perfetto, ma di perfettibile e siamo convinti che davanti ad ogni diritto riconosciuto si sentirà il bisogno di vedersene riconosciuto un altro.

I socialisti, pensiamo, debbano continuare sulla strada del passato: capire la realtà e mettere il loro patrimonio di valori e la loro cultura politica a servizio di qualcosa di più ampio e che coinvolga i progressisti riformisti tutti. La sfida è sia elettorale sia culturale, si deve ragionare nel merito ed evitare, come spesso sta avvenendo, di non riconoscere l’avversario che si chiama demagogia e populismo sfociati in mero nazionalismo e che tradizionalmente sono sempre state appannaggio delle destre e che hanno contaminato settori tradizionali della sinistra.

Alla politica in generale e alla sinistra in particolare urge un cambio di rotta, in Calabria come in Italia. Per farlo è necessario che i socialisti siano da stimolo, rinnovando la loro classe dirigente ed evitando giovanilismi di facciata e, soprattutto, si deve fare con metodi nuovi e proposte concrete.

Ogni altra opinione riteniamo sia fine a se stessa, ma come cultori del dubbio siamo convinti che su queste questioni sia necessario aprire una discussione che sfoci in una sintesi unitaria che rappresenti le sfide socialiste del futuro.

SOTTOSCRIVONO:

Damiano Aiello – Assessore Comunale di San Demetrio Corone
Diana Andone­ – FGS CS
Mariantonietta Argondizza – PSI CS
Vincenzo Aurelio­ – FGS CS
Angela Baldo – PSI VV
Francesco Betrò – FGS VV
Angelo Bruno – Consigliere Comune di Saracena
Davide Bruno PSI CS
Angelo Boccia – Consigliere comunale Comune di San Basile
Francesco Canadè -­ FGS CS
Annarita Castellani – FGS VV
Alberto Caruso­ – FGS CS
Mattia Caruso­ – FGS CS
Filippo Curigliano – PSI VV
Vittorio Curigliano – FGS VV
Tommaso Cutrì – PSI RC
Francesca D’Ambra – Vice Segretaria Naz. FGS/Consigliere comune di Malvito (CS)
Denise De Marco­ – FGS CS
Anna Fabiano – Consigliere Comune di Cosenza
Beniamino Furchí – PSI VV
Giovanni Grasso – PSI RC
Teresa Groccia­ – FGS CS
Luigi Incarnato ­ – FGS CS
Domenico Laria – PSI VV
Gian Maria Lebrino – Segretario Provinciale PSI VV
Davide Madeo – già Segretario FGS Caloveto
Francesco Madeo – PSI Caloveto
Pietro Manzo – PSI CS
Riccardo Melia – FGS VV
Francesco Meringolo – Consiglio Nazionale PSI
Rosario Milicia – Coordinatore PSI Cittanova (RC)
Carmelo Milicia – PSI RC
Giovanni Nigro – Segretario FGS Caloveto
Emanuele Orlanza – FGS CZ
Giuseppe Palmieri – vice Segretario FGS Caloveto
Giuseppe Picarelli – coordinatore fgs cs e responsabile politiche territoriali Tirreno
Giuseppe Ramundo – Vice Sindaco Comune di Cerchiara di Calabria (CS)
Scipione Roma – Resp. Comunicazione Nazionale PSI
Gerry Rubini
 – Consigliere Comune di Castrovillari (CS)
Antonio Schiariti – PSI VV
Vincenzo Tamburi
 – Sindaco di San Basile (CS)/Consigliere Provinciale
Francesco Tassoni – coordinatore FGS CZ
Francesco Tenuta – Segretario PSI Rende (CS)

Domenico Tomaselli – Coordinatore Provinciale FGS VV
Saverio Tomaselli -PSI VV
Sharon Tomaselli – FGS VV

Corrado Oppedisano
Nuove politiche  su Cooperazione, immigrazioni e diritti

Emergono nel dibattito pubblico convergenze e parziali divergenze sugli indirizzi che dovrebbero guidare la coerenza delle politiche sulle migrazioni.  Ne consegue la necessità di approfondire il dibattito per trovare delle soluzioni che corrispondano alle finalità della cooperazione allo sviluppo.  Tra le questioni di confronto da portare all’attenzione di una nuova coesione politica, le politiche di Cooperazione, migrazione e Sviluppo.

Su questo asse  emergono:  il contrasto tra approccio allo sviluppo e approccio securitario, di esternalizzazione del controllo delle frontiere e di contenimento dei flussi, come appare anche nella  recente “Partnership Africa” che lascia a paesi problematici la gestione del fenomeno.  L’esigenza di avere un quadro trasparente delle iniziative di cooperazione allo sviluppo e di gestione dei flussi migratori portate avanti dai diversi Ministeri. La condizionalità dell’aiuto ad impegni sul controllo delle migrazioni da parte dei paesi partner. L’opportunità di ampliare la protezione sussidiaria con la necessità di riformare la legge sull’immigrazione e renderla più coerente con la nuova disciplina sulla cooperazione internazionale allo sviluppo riavviata con la nuova legge 125 /2014.

Che sia quindi necessario un impegno attivo su diritti umani, cessazione dei conflitti armati, protezione internazionale e coerenza delle politiche di sviluppo sulle migrazioni è oggi un dato di fatto.

Aumentare gli sforzi nella prevenzione dei conflitti e nella concertazione di politiche finalizzate alla protezione internazionale e alla risoluzione delle cause dei conflitti in atto. In particolare sulla nuova “questione Africa” riaperta da un protocollo governativo  che ci ricorda l’impegno a governare l’immigrazione e non a impedirla anche temporaneamente.

Ricordiamo che dal continente Africano in particolare, ogni anno molti miliardi di dollari escono dal continente attraverso canali illegali, come quelli dell’evasione e forme di elusione fiscale -land grabbing, mispricing -anche da parte di imprese multinazionali, a cui si collegano le misure di accaparramento delle terre e di estrazioni di risorse naturali. E tutto ciò provoca migrazione. E’ necessaria più cooperazione ma non solo di investimenti e finanziamenti. Se i programmi internazionali non sono accompagnati da politiche coerenti a favore dello stato di diritto, della difesa e della promozione dei diritti umani, di empowerment delle comunità locali e della democrazia, politiche commerciali e regolamentazioni finanziarie trasparenti e giuste, la strada si fa breve. Il messaggio politico non può risolversi in più finanziamenti in cambio di un contenimento dei flussi migratori. Secondo noi non funziona sia politicamente che nelle operazioni di contenimento poiché non si interviene sulle cause strutturali. Potrebbero essere misure a corto raggio rimanendo sempre soggetti a forme ritorsive da parte delle oligarchie dei paesi terzi, calpestando nel contempo diritti delle persone e alzando i rischi per le loro vite.  Ciò che ci deve preoccupare in un secodo di difficoltà legate alle grandi migrazioni forzate sono i modelli prospettati dall’accordo EU-Turchia: rallentarle ai confini dell’Europa, delegando ad un governo “problematico” la gestione del fenomeno. Il presso è sempre un alto rischio di violazione del diritto dei richiedenti asilo ad una sicura protezione internazionale. Pensare di fermare le migrazioni internazionali è un’illusione. Meno illusorio è intervenire nel lungo periodo sulle cause e gestire le migrazioni attuali in un’ottica internazionale con strumenti condivisi di programmazione congiunta, generatori di impatto sociale assicurando il rispetto dei diritti umani. L’alternativa strutturale è il dialogo stretto con i governi impegnati in transizioni democratiche e nella costruzione dello stato di diritto.  Come sottolineato nel “Migration Compact”: occorre più partenariato. La cooperazione internazionale del resto non potrebbe essere impiegata su finalità di sicurezza che non le sono proprie, essa deve rispondere ordinatamente agli obiettivi di sviluppo definiti in sede europea, agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 (obiettivo 10.7 su una migrazione equa, sicura e responsabile) e all’obbligo di coerenza delle politiche per lo Sviluppo, sanciti nei trattati europei. Ciò che ancora ci deve preoccupare, è l’onda securitaria avviata con l’implementazione del Fondo per l’Africa (200 milioni di euro), istituito dal Governo Gentiloni ex ministro degli Esteri, inserito nella Legge di Bilancio per l’anno 2017. Comprendiamo le difficili giustificazioni asserite in tale provvedimento e  i tetativi di inserire un primo segno in Libia ma il dubbio che questo approccio possa avere successo resta alto, se non si integra con una serie di sostegni a “interventi straordinari volti a rilanciare il dialogo e la cooperazione con i Paesi africani d’importanza prioritaria per le rotte migratorie”. Lo dobbiamo dire perché conosciamo bene le condizioni inumane dei campi per migranti in Libia. Dobbiamo essere onesti: quei campi sono in netta violazione di tutte le convenzioni sui diritti umani e dei rifugiati. Il nodo irrisolto è ancora politico. Ancora una volta gli stati membri dell’Europa rinunciano a politiche di governo del fenomeno migratorio, scegliendo illusoriamente di impedirle. A gennaio 2017 sono è sbarcate in Italia secondo i dati Unhcr, tra il 1 e il 31 gennaio 2017, 4.463 persone. Un dato leggermente inferiore a quello di gennaio 2016, quando arrivarono 5.273 persone. Il tema migrazioni resta in cima all’agenda politica e all’attenzione dell’opinione pubblica europea da anni. Moltissime sono le questioni poste, proposte, affrontate, risolte, fallite in questo tempo. La questione sistemica più evidente è che l’Europa non ha trovato una soluzione condivisa, a causa di posizioni inconciliabili tra i suoi stati membri, tra chi fa la prima accoglienza (Italia e Grecia), chi accoglie già numeri importanti di migranti e rifugiati (Austria, Svezia), chi aveva spalancato le porte ma poi ci ha rallentato (Germania), chi non ne vuole sentir parlare (Ungheria) e chi nell’Europa non ci sta più (Regno Unito). In mezzo a questo immobilismo o peggio contrarietà ad aprire attraverso una “integrazione ragionata “ oltre l’accordo con la Turchia, la principale strategia comune resta la relocation, cioè il ricollocamento dei profughi, distribuiti più equamente tra gli stati membri. L’accordo, stipulato a settembre 2015, prevedeva il ricollocamento di 106 mila persone da Grecia e Italia ad altri paesi Europei entro settembre 2017. In 15 mesi sono state rilocate 10 mila persone: il 10%.

Cambiare l’approccio Italiano, nel frattempo, sarà determinante. E per interrompere la catena degli illusionisti che comunicando coram populo di dover fermare “gli invasori” agitando lo spettro del refoulement, sono necessari urgenti misure legislative verso l’irregolarità, attraverso nuovi strumenti che permettano di regolarizzare chi nel nostro paese intraprende, o ha già iniziato, un percorso formativo o di lavoro, potendo partecipare ad un globale processo di riforma della legge sulla immigrazione.

Su 500 milioni di europei dell’Unione, il 6,9% è costituito da immigrati: l’Italia con una quota dell’8,2% in linea con Germania (9,3%), Regno Unito (8,4%) e Francia (6,6%). Il loro contributo alla crescita della ricchezza nazionale è alto (circa 8 punti di PIL, 100 miliardi l’anno).

Per mantenere inalterata la popolazione italiana dei 15-64enni nel prossimo decennio, dal momento che gli italiani diminuiranno dal 2015 al 2025 di 1,8 milioni di unità, sarebbe necessario un aumento degli immigrati di circa 1,6 milioni di persone, con un flusso d’ingressi di 157 mila in media ogni anno. Questo sarebbe il fabbisogno indispensabile per garantire l’attuale capacità produttiva del Paese e per rendere sostenibile un sistema previdenziale equo sostenibile.

Ragioniamo anche rispetto le richieste di asilo respinte oltre il 60% nel 2016, con un rischio oggettivo di irregolarità per circa 100 mila persone. Di fatto l’Italia sta diventando, con la chiusura dei confini degli altri paesi europei, sempre meno paese di transito e sempre più residenza dei richiedenti asilo. Con un aumento del numero delle domande di protezione e un tasso di non riconoscimento che è giunto, nei primi sei mesi del 2016, al 60%. Il rischio che decine di migliaia di persone non lascino il nostro paese, ma vi rimangano pur impossibilitati a svolgere una regolare attività lavorativa, spinti verso lavoro nero e sfruttamento è altissimo, di conseguenza saranno a rischio altre violazione dei diritti umani.

A questo punto superare la legge Bossi-Fini è indefettibile. Un paese fisicamente a bagno nel mediterraneo non può non esprimere il segno più alto e preciso attraverso una politica riformista, in sintonia con le esigenze internazionali di pace sicurezza e distensione verso la pace.

L’iniziativa potrebbe partire attraverso la diversificazione degli ingressi per motivi di lavoro, con l’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per ricerca di occupazione attraverso attività d’intermediazione pubbliche e private tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri e dalla riscoperta dello sponsor. Poi con nuove modalità di regolarizzazione su base individuale degli stranieri irregolari – anche nel caso di richiedenti asilo respinti – qualora sia dimostrabile l’esistenza in Italia di un’attività lavorativa o di formazione studio o legami familiari, sul modello del enraizamiento spagnolo

Altra riflessione è l’adozione unica del modello Sprar; migliorando la qualità dei servizi attraverso meccanismi di monitoraggio efficaci; investendo sul lavoro, valorizzando le forze produttive del territorio e mettendo anche i centri per l’impiego nelle condizioni di erogare con efficacia servizi di formazione e avviamento lavorativo attraverso appositi sportelli per l’integrazione da finanziare, a livello nazionale e regionale, attraverso i fondi europei.

L’istituzione di canali legali d’ingresso in Europa sono da implementare con programmi di reinsediamento favorendo la creazione di corridoi umanitari  che garantiscano la mobilità interna all’Unione richiedendo protezione internazionale.  Auspicabile che lo stato membro competente va determinato tenendo conto innanzitutto delle esigenze familiari o umanitarie del richiedente asilo garantendo il rispetto del principio dell’unità familiare e delle clausole umanitarie previste dal regolamento di Dublino.

Si prevede di ampliare il sistema Sprar puntando su un’accoglienza diffusa capillarmente nel territorio con piccoli numeri, rafforzando il legame territorio/accoglienza/inclusione attraverso tre azioni essenziali: apprendimento della lingua, formazione professionale, accesso al lavoro. Occorre introdurre misure per aumentare l’efficacia dei Centri per l’impiego, da finanziare attraverso i fondi europei per l’immigrazione, rinforzando il numero degli addetti e la creazione nei Cpi di sportelli dedicati con operatori e mediatori culturali specializzati nei servizi rivolti a richiedenti asilo e rifugiati, sulla scia del modello tedesco.

Regolarizzazione su base individuale degli stranieri in situazione di soggiorno irregolare allorché sia dimostrabile l’esistenza in Italia di un’attività lavorativa (trasformabile in attività  regolare o denunciabile in caso di sfruttamento lavorativo) o di comprovati legami familiari o l’assenza di legami concreti con il paese di origine, sul modello della Spagna e della Germania. Va prevista la possibilità di trasformare il permesso di soggiorno per richiesta asilo in permesso per lavoro anche nel caso del richiedente asilo diniegato in via definitiva che abbia svolto un percorso fruttuoso di formazione e di integrazione e che sia in grado di dimostrare la disponibilità di un contratto di lavoro. Tale permesso di soggiorno dovrebbe essere rinnovabile anche nel caso in cui lo straniero, in mancanza di un contratto di lavoro, dimostri di essersi registrato come disoccupato, aver reso la dichiarazione di immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego, di aver sottoscritto il patto di servizio personalizzato e le conseguenti obbligazioni relative alle attività da svolgere e di non essersi sottratto, in assenza di giustificato motivo, alle convocazioni ovvero agli appuntamenti dei centri per l’impiego. Il riconoscimento delle qualifiche professionali deve avvenire non solo su base del titolo acquisito all’estero, ma anche attraverso procedure di accertamento standardizzate che permettano la verifica delle abilità individuali al fine del conseguimento della qualifica o del diploma professionale. Introduzione del permesso di soggiorno temporaneo (12 mesi) da rilasciare a lavoratori stranieri che sono stati selezionati da intermediari, sulla base delle richieste di figure professionali da parte di datori di lavoro italiani, per consentire loro di svolgere i colloqui. L’attività d’intermediazione tra la domanda di lavoro delle imprese italiane e l’offerta da parte di lavoratori stranieri non comunitari può essere esercitata da tutti i soggetti pubblici e privati già indicati nella legge Biagi e nel Jobs Act (centri per l’impiego, agenzie private per il lavoro, enti bilaterali, università, ecc.), ai quali sono aggiunti i fondi interprofessionali, le camere di commercio, le ONG e le Onlus, oltre alle rappresentanze diplomatiche e consolari all’estero.

Reintroduzione della modalità sponsor, (Lex Turco Napolitano) anche da parte di singoli privati per l’inserimento nel mercato del lavoro del cittadino straniero con la garanzia di risorse finanziarie adeguate e disponibilità di un alloggio per il periodo di permanenza sul territorio nazionale, agevolando in primo luogo quanti abbiano già avuto precedenti esperienze lavorative in Italia o abbiano frequentato corsi di lingua italiana o di formazione professionale.

Ai lavoratori extracomunitari che decidono di rimpatriare definitivamente – a prescindere da accordi di reciprocità tra l’Italia e il paese di origine – va garantito il diritto a conservare tutti i diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati in modo che possa goderne, al verificarsi della maturazione dei requisiti previsti dalla normativa vigente, anche in deroga al requisito dell’anzianità contributiva minima di vent’anni. Inserire l’elettorato attivo e passivo per le elezioni amministrative a favore degli stranieri titolari del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo.

Al fine di costruire canali legali e sicuri d’arrivo in Europa, si propone di implementare i programmi di reinsediamento. Una volta individuato il beneficiario, il trasferimento viene organizzato dal futuro paese d’accoglienza. Il reinsediamento è uno strumento già previsto all’Agenda europea sulle migrazioni, ma bisogna rafforzarlo, dal momento che i risultati attuali sono modestissimi.

Creazione di corridoi umanitari attraverso la concessione di un visto umanitario (art. 25 del regolamento europeo sui visti) prevista anche l’intermediazione di organizzazioni Legge 125 art. 26 ONG/ONLUS ed enti privati.

La possibilità di trasferimento e presa in carico per ricongiungimento familiare non è sfruttata quanto potrebbe esserlo. Andrebbe svolto un colloquio preliminare, contestuale all’identificazione dei cittadini provenienti da un paese terzo, svolto dai funzionari previsti dal “Regolamento Dublino” regolamento (UE) N. 604/2013 del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione), finalizzato unicamente a determinare lo Stato membro competente per l’esame della domanda tenendo conto innanzitutto delle esigenze familiari o umanitarie del richiedente asilo (come previsto dagli artt. 8, 9 e 10 e 17 di Dublino III). Una volta individuato lo Stato membro competente per la domanda di protezione, il richiedente asilo vi verrebbe trasferito in tempi rapidi.

Insistiamo sull’ampliamento dei canali regolari di immigrazione, l’avvio di sperimentazioni sulle migrazioni circolari, il riconoscimento dei titoli, la trasferibilità dei contributi sociali e pensionistici, l’adozione di un approccio familiare transnazionale per i minori non accompagnati e le madri sole con l’allineamento dei ritorni volontari assistiti e della reintegrazione con la cooperazione allo sviluppo, il consolidamento dei sistemi di protezione per i gruppi vulnerabili e la stesura di un testo unico per la protezione dei minori stranieri con l’allineamento e il coordinamento tra i diversi fondi per la protezione e la cooperazione lungo tutto il ciclo migratorio.

Corrado Oppedisano

Federico Parea
D’Alema, Renzi, Pisapia 

All’indomani dell’ultima riunione dell’assemblea nazionale del Pd, non in pochi salutarono la rottura tra Renzi e la sinistra interna come una grande, per alcuni storica, occasione di rifondazione della sinistra.

Non fu e non poteva essere che un abbaglio. Fu, forse e soprattutto, una speranza, animata tanto dall’ottimismo della volontà, quella di ridare una collocazione più naturale alĺ’avvenire del riformismo italiano, quanto dal pessimismo della ragione, di fronte ai contorni entro cui erano maturate le fasi conclusive del governo Renzi.

Senza perdersi in analisi troppo approfondite, molto più prosaicamente, bastava porsi una semplice domanda: poteva essere un progetto targato D’Alema il futuro della sinistra italiana? La risposta era, è e sarà sempre scontata.
Ciò detto, allo sviluppo di una simile riflessione, andrebbe oggi aggiunto un secondo interrogativo: siamo certi che riesca ad esserlo Renzi, il futuro del riformismo?
Alcuni, in questo senso, ritengono inappellabile la bocciatura politica recapitata dagli elettori lo scorso 4 dicembre e giudicano come irrimediabile il logoramento del profilo pubblico dell’ex premier.
Lo si dica con serenità, tali e simili giudizi hanno una loro fondatezza. Va osservato, però, che essi sono spesso il risultato di un metodo poco convincente, dettato da un eccesso di severità nella valutazione dell’attività del precedente governo e facente perno su considerazioni intorno al carattere dell’ex presidente del consiglio al limite del pregiudizio personale.

In realtà, così oggi come ieri, il tema da porsi è quanto la leadership di Renzi sappia e possa ancora porsi come motore di discontinuità per un Paese che di continuità (in tutto: politica, società, economia, istituzioni) sta morendo soffocato.
La cronaca delle vicende congressuali del Pd dipingono, in questa prospettiva, un ritratto impietoso ma illuminante.
Impietoso perché sembra che la sfida in corso non sia altro che un contest tra 50 sfumature di qualunquismo, tra quello spleen-comunista di Orlando, quello giudiziario 4.0 di Emiliano, quello veltroniano di ritorno di Renzi (che al Lingotto, non a caso, proprio dove esordì Veltroni nel 2007, ha annunciato di volere lanciare la sua ri-candidatura a segretario).

Illuminante perché mai come oggi è chiara l’intuizione di chi non ha mai creduto in questo Pd, Renzi o non Renzi, in quanto vocato per costituzione ad essere spada e scudo della conservazione e dello status quo.
Proprio su un’ipotesi di rinnovamento, la più rovinosa possibile,la cosiddetta rottamazione, Renzi sembrava avere trovato l’abbrivio giusto per contenere l’attitudine conservatrice del proprio partito. La sfida consisteva non semplicemente nel lasciare fuori dal parlamento questo o quel leader imbolsito, ma nell’aggredire frontalmente i totem di una comunità che negli anni aveva via via sostituito l’idea di una riforma della società con la prospettiva di una gestione di singoli corpi sociali, a regola della quale ad assumere rilevanza nel disegno della politica erano le equivalenze giustizia uguale magistrati, scuola uguale insegnanti, lavoro uguale sindacati, autonomie locali uguale Anci. Così via, fino all’ultima equivalenza, la più insidiosa e perniciosa di tutte:politica uguale ceto di partito e centrosinistra uguale Pd.

E’ proprio nell’affrontare quest’ultimo totem, quello relativo al ceto politico e al proprio partito, che Renzi si è fermato, probabilmente anche in ragione di un difetto di origine del proprio modello di leadership, troppo individuale, verticale, centralista, chiusa (evidentemente l’unico modello che poteva e può crescere nel Pd). Ed è proprio su questo fronte che andrà misurata, da oggi in poi, la sua capacità di riprendere slancio.
In attesa di capire quali scelte, per sé ed il suo seguito, l’ex premier vorrà intestarsi, non rimane che capire se vi siano altri ambiti entro cui fare crescere una proposta che, alle condizioni date, possa offrire elementi di interesse, anche e soprattutto nel superamento di quei limiti che le considerazioni svolte sopra hanno indicato, e nel segno e direzione, quindi: della riconquista di una prospettiva di riforma generale per l’Italia e non di bieca conservazione e gestione di rendite di posizione per le solite classi, consorterie e corporazioni; della creazione di un campo di partecipazione che non si autolimiti al recinto del Pd ed alle sue dinamiche interne pavloviane; della costruzione di modelli di leadership diffuse, condivise, radicate nei territori.

In questo senso, non si è all’anno zero, I confronti che si registrano nelle autonomie locali (ma siamo sicuri che la dialettica in senso al Consiglio comunale di Milano, ad esempio, sia da catalogare come ‘locale’?) offrono più di un esempio di partecipazione al dibattito pubblico di espressioni talvolta disordinate e magari di difficile definizione ma incontestabilmente politiche a tutti gli effetti, Forse è tempo che il mondo del civismo, più o meno organizzato e guardando soprattutto a quanto avviene nei contesti metropolitani, trovi i giusti canali e le forme migliori per svolgere il proprio contributo sullo scacchiere della politica nazionale. Forse è tempo che i partiti non si limitino ad alzare la barriera sgarrupata della contrapposizione tra impegno civico e impegno di partito, poiché la società civile è nulla se non si orienta politicamente e la società politica muore se non si alimenta di partecipazione civile.

Chissà se Pisapia, lanciando la suggestione del campo progressista, abbia in mente qualcosa del genere. A volte, a dire il vero, è sembrato che il suo messaggio si indirizzasse un po’ troppo, e di fatto si confinasse, ad un’area ben delimitata degli schieramenti tradizionali. Di certo, quella dell”ex sindaco, soprattutto per le caratteristiche del suo profilo personale e quelle della storia della primavera milanese arancione del 2011, ha tutti i crismi per essere una scommessa da cogliere e non lasciare cadere.

Federico Parea