Luca Fantò
Scuola, situazione compromessa

Sembrano arrivare buone notizie per il mondo della scuola, 57000 assunzioni di docenti e 9000 ATA, 7 miliardi per l’edilizia scolastica, il via ad un concorso per Dirigenti Scolastici che potrebbe sensibilmente attenuare il problema delle reggenze e un emendamento al cosiddetto “decreto dignità” che dovrebbe permettere ai precari storici di poter continuare ad essere impiegati con contratti annuali.

Purtroppo però, la situazione della scuola pubblica in Italia è talmente compromessa che ciò che l’attuale governo sta facendo o ha promesso di fare, potrebbe rappresentare l’ennesimo bicchier d’acqua usato per svuotare il mare.

Si tratta infatti di provvedimenti necessari, non derogabili che probabilmente qualsiasi governo si sarebbe trovato nella condizione di dover portare avanti.

Ma soprattutto si tratta di provvedimenti in grado di porre rimedi temporanei.

Molti sono i problemi che restano insoluti.

A cominciare dal rischio licenziamento per 7000 diplomati magistrali.

Al permanere della mancanza di titolarità di cattedra per molti neoassunti che avranno il contratto a tempo indeterminato ma ogni tre anni rischieranno il trasferimento.

La chiamata diretta è stata sospesa con un accordo tra MIUR e sindacati, ma solo per un anno. Sarà in grado il governo giallo-verde di rendere tale provvedimento stabile con una legge?

Gli stipendi del personale scolastico restano tra i più bassi d’Europa, così come gli investimenti sulla scuola.

Mentre la scuola pubblica langue, in diverse parti d’Italia sono le private e le paritarie a veder crescere le sovvenzioni da parte di Comuni e Regioni. Parte dei 7 miliardi per l’edilizia, transiterà proprio attraverso queste Istituzioni.

L’alternanza scuola-lavoro è da rivedere per restituire ai licei quel carattere culturale che le scelte aziendalistiche di alcuni precedenti governi hanno ridimensionato.

A proposito di alternanza scuola lavoro, noi socialisti temiamo alcune folcloriche iniziative come quella del “manager per l’alternanza scuola-lavoro” che potrebbe rendere ancora più farraginoso ed inefficiente il funzionamento delle attività scolastiche nella scuola secondaria di II grado.

Insomma, luci ed ombre si sovrappongono sul ministero di viale Trastevere.

Noi socialisti, oggi all’opposizione, restiamo a vigilare, pronti a denunciare errori e false verità ma anche, qualora sia possibile, a portare il nostro contributo costruttivo.

Luca Fantò
Referente nazionale PSI scuola

Graziella Giovannini, Paolo Cristoni
Lettera aperta a Mauro Del Bue

Caro Mauro,

abbiamo letto il tuo intervento al Convegno: “Via dal Presente”. Pensiamo di intervenire nel dibattito perchè gli spunti e le proposte hanno bisogno di un attecchimento locale e anche di un consenso preciso.

Noi dobbiamo avere due certezze:

sapere che la nostra attività sarà difficilmente ascoltata fuori di noi considerato il periodo e il fatto che il Governo pensa solo all’ immigrazione e alla difesa personale;

non dobbiamo più risposte morali sul nostro essere socialisti. Con quello che hanno fatto i forcaioli parlamentari, “quelli dei cappi e delle monetine”, sono tutti finiti di fronte ai tribunali e condannati per avere intascato danari a fini personali e di provenienza dubbia. Poi la fotografia di un vice presidente del Consiglio insieme ad un pericoloso mafioso-finanziario siciliano sigilla l’affermazione.

Stiamo ai fatti: parliamo chiaro, sfoderiamo la nostra capacità di intervenire non badando più alla convenzione urbana e alle alleanze.

Vogliamo dire, a proposito di alleanze, che hanno sconfitto persino l’aritmetica: uno, più uno, più uno ha sempre prodotto zero virgola otto. E non ricordiamo per carità il disastro elettorale dell’unificazione PSI-PSDI.

Hai scritto:”Si può essere piccoli e avere grandi idee”. Bene. Noi non crediamo alla redenzione unitaria di Emma Bonino o a quella riformista di Articolo Uno. Tempo perso rispetto alle idee e alla nostra proposta di andare oltre il presente.

La nostra struttura per piccola che sia è nazionale. E partiamo da qui lavorando e non predicando.

Un secondo punto è l’idea di Europa quella che dobbiamo rilanciare. Un’Europa disegnata dal socialista Eugenio Colorni, dimenticatissimo.

E’ un’Europa che deve essere ridisegnata per colpa della Brexit, di Putin e di Trump.

Non c’è momento più importante di questo perchè esalta la nostra autonomia, permette di guerreggiare contro la burocrazia e di ridare alle Istituzioni democratiche la loro centralità.

Pensiamo che l’Europa libera debba avere esercito e fiscalità. E’ da qui che si può usare la leva economica verso tutti i “Visegrat e soci” che fanno gli europeisti per prendere soldi per poi chiudere le frontiere.

Dobbiamo lottare affinchè il patto di Shenghen non venga annacquato ma gestito secondo giustizia: la libera circolazione degli individui che cercano lavoro e dignità, la durezza della legge contro delinquenti, scafisti e mafiosi.

La globalizzazione dei ricchi e dei finanzieri deve diventare quella sociale della distribuzione del reddito gestita dalla politica, che deve ritornare in primo piano.

Infine poniamo una questione che non è stata giustamente approfondita neanche nel nostro convegno romano dove ci siamo limitati agli slogan.

Le elezioni hanno dato un volto all’Italia che non conoscevamo.

Il sud, ma anche il nord, hanno visto i 5 Stelle surclassare tutti e la Lega raggiungere una percentuale superiore a Forza Italia.

La questione 5 Stelle ci riguarda da vicino.

In Emilia Romagna Parma è stato il primo grande Comune a seguire questa strada; oggi Imola dove è nato il socialismo del padre Andrea Costa è diventata a 5 Stelle. Parma però ha subito la sua liberazione rompendo con Grillo-Casaleggio e ricevendo ugualmente il consenso del popolo con la rinomina di Pizzarotti. E’ pensabile lasciare i giovani e gli elettori di sinistra nella prigione culturale creata dal fascio Lega-5 Stelle ? Le contraddizioni che si stanno evidenziando, sugli immigrati, sulla difesa personale, sull’Europa non danno a noi uno spazio di movimento? Noi non crediamo culturalmente giusto che i socialisti identifichino la loro azione integralmente con quella di Renzi nel PD? O peggio seguire il pallido esempio di Orlando. Non è qui il contesto per riprendere l’idea di Renzi sulle alleanze, perchè è l’idea autonoma del PSI che non può essere neanche all’inizio identificata nel PD.

L’esperienza ci ha confermato che la convergenza politica sarà sempre più forte se il pensiero è libero e radicato nella democrazia del consenso culturale e politico .

Vogliamo dire che abiuriamo il semplicismo e accettiamo la strada difficile del “Via dal Presente” ma pensiamo che coraggio, sacrificio e predica nel deserto debbano essere il nostro unico riferimento.

Ma non basta: le elezioni amministrative dei Municipi di Roma, dove ha rivinto il centro-sinistra, ci dicono che occorre che si alzi la nostra voce decisa e precisa verso il popolo delle periferie e del bisogno.

Anche un piccolo partito può riuscirci senza accodarsi prima della lotta a nessuno.

Perciò, avanti con le proposte e nessuna alleanza.

Coloro che sottintendano le alleanze come anticipo della lotta altrui, deve venire in piazza con la sua bandiera.

Graziella Giovannini
Segretaria Prov.le PSI

Paolo Cristoni
Direzione Nazionale PSI

Scipione Roma
A volte ritornano. Risposta all’intervista di D’Alema

Leggo l’intervista a D’Alema sull’HuffPost di martedì 10 e trasecolo. Si parte dal titolo: “con i 5 stelle bisogna far politica”. Mah. Sarà una sindrome tutta Made in Puglia; sarà una nuova forma di demenza senile pensare di poter dialogare con giustizialisti, antieuropeisti, no vax, eterodiretti. Poi c’è l’ossessione Renzi. Credo che quello che a D’Alema brucia di più e causa prima del suo ‘disturbo’ ossessivo contro l’ex Presidente del Consiglio sia la mancata nomina a commissario UE, parte integrante dell’accordo per defenestrare Enrico Letta da Palazzo Chigi. In sintesi Renzi lo ha preso per il culo usando i suoi stessi strumenti.

Ma torniamo all’oggi: “il Pd doveva fare come abbiamo fatto noi nel 1994 (dopo lo schianto della gloriosa macchina da guerra di Occhetto) e cioè “ facemmo politica verso la Lega, incuneandoci nell’alleanza tra Bossi e Berlusconi. (Dividi et impera). È storia, diciamo!

Così come è storia la crisi seguita alla vittoria del 1996, con D’Alema che dà la prima lezione di alta politica a Renzi, defenestrando Prodi; che per accreditarsi presso le cancellerie europee e il blocco filo Atlantico partecipa alla guerra nei Balcani; poi in un un crescendo sinfonico si elige a Padre Costituente e per inseguire la Lega di Bossi-Maroni sul terreno del federalismo, vara una riforma Costituzionale che di fatto distrugge l’unità nazionale (Governatori- ampliamento delle Competenze esclusive delle regioni – federalismo scimmiottato – conflitti tra poteri dello Stato). Nel mentre – sempre nel 20ennio attraversato dal lider Maximo – passa da una sigla all’altra PDS-DS; da un contenitore all’altro (Ulivo-Unione); fa il Socialista fuori Italia e fuori Europa (PSE-Internazionale Socialista-FEPS) ma si guarda bene dal dirlo in Italia, non deve saperlo nessuno, e anzi la morte di Craxi in esilio ad Hammamet – fa cadere ogni velo di ipocrisia.

Poi la Terza Via, Blair, Clinton tutto bello. Peccato però che in Italia l’unico progetto che tiene unità la ‘Sinistra’ è l’odio nei confronti di Berlusconi. Ed ecco allora che le migliori intellighenzie di sinistra – guidate dal duo Flores d’Arcais/Scalfari – si inventano una supercaxxola al giorno per tenere viva la fiammella dell’odio di classe. Scioperi a comando; girotondini e girotondisti in Rolex che urlano al conflitto di interesse; popolo viola; una saldatura con una certa magistratura politicizzata che garantisce sicurezza;

la scelta infine – in piena fase post ulivista a guida veltroniana – di preferire l’alleanza con Tonino Di Pietro (uomo di destra), tenendo fuori noi Socialisti.

Ecco perché ora si sente fottuto!! si chiederà: caxxo dopo tutto quello che ho fatto per alimentare il populismo, la mia creatura ora la guida un comico, e io fuori dal Parlamento?

Renzi avrà fatto tanti errori – da Segretario del PD e da Premier – ma la classe dirigente con cui ha dovuto confrontarsi è sempre quella della ‘gloriosa macchina da guerra’ anzi quella pre-caduta muro di Berlino. E quella – ahimè – è sempre lì: intonsa!!!

Alla domanda: “nel PD chi viene dalla sua stessa storia balbetta, Leu è irrilevante. È la prima volta che quella cultura non esprime più un nucleo vitale”. D’Alema risponde: “Quella cultura non si è incarnata in una nuova generazione. È tramontata nella nostra senza trovare una nuova carica e una capacità di reinventarsi”. Ecco: è l’unico passaggio che ho apprezzato di questa intervista. Aggiungo: vivaddio!!!

Caro D’Alema, se siamo a fronteggiare una destra conservatrice e pericolosa, dalle caratteristiche simili a quelle del 20ennio, è perché avete cercato di raggiungere il potere attraverso la scorciatoia giudiziaria, non facendo i conti con la vostra storia e soprattutto con la presunzione di occupare uno spazio – quello del PSI – che non sarà mai vostro. “Pensavamo di veder passare i cadaveri dei nostri avversari. Abbiamo, invece, visto passare i pezzi del nostro ordinamento costituzionale“. (Cit.).

Scipione Roma
Resp. Social Network PSI

Federico Parea
Alfabeto socialista

Mi si chiede di partecipare ad una “Discussione socialista”, in programma a Roma il 13 luglio,  giorno, secondo una mia vecchia letteratura latina, della nascita di Giulio Cesare. Ho risposto che, del socialismo attuale, troverei già tanto riuscire a comporre un alfabeto. È così che ci ho provato io stesso, tra il serio e il faceto, come fosse un passatempo sotto l’ombrellone.

Ve lo propongo:

A come AUTISMO: Il vocabolario online Treccani lo definisce come “la perdita del contatto con la realtà e la costruzione di una vita interiore propria, che alla realtà viene anteposta”. Che non sia davvero questa la gabbia di vetro che rinchiude i socialisti?

B come BUSSOLA: la sinistra radicale reagisce alla modernità ormai solo con le proibizioni, quella riformista con il governismo. Il punto è che la sinistra in generale ha perso la sua bussola, non accorgendosi come una storia fosse ormai passata e con essa i suoi modelli di sviluppo, le sue dinamiche sociali, la sua crescita economica a prescindere.

C come CRISI: la reale portata di quella del 2008, che non fu una semplice caduta ma segnò un radicale e sistematico cambio del paradigma economico globale, non è mai stata ben percepita e compresa dalla politica, ivi incluse le conseguenze ad essa, che determinano tanto della situazione attuale.

D come DEBITO: la lotta di liberazione da quello pubblico, per gli italiani, dovrebbe essere una sorta di Risorgimento 4.0.

E come EUROPA: tutti ne parlano male in pubblico (anche a sinistra), ma tutti ci vivono bene in privato (anche a destra). Su questo schema i partiti euroscettici hanno dilagato, che non sia tempo di rivederlo?

F come FRONTE REPUBBLICANO: la risposta sbagliata ad un tema mal posto.

G come GOVERNO: quello Salvini-Di Maio è continuista (cfr. Cassese) e prono alle corporazioni (cfr. Panebianco), dannoso per l’Italia oltre che pericoloso per gli italiani.

H come “Can socialists be HAPPY?”: perché non c’è autore che più di Orwell, che scrisse, tra gli altri, un articolo bellissimo con questo titolo, abbia saputo esprimere l’essenza più intima del socialismo, che è anzitutto una ribellione ad ogni pretesa assolutistica – politica, sociale, economica o religiosa che sia – sulle nostre esistenze

I come IDENTITÀ: quella socialista manca da almeno 25 anni, sostituita da un surrogato tutto rivolto al passato delle idee e al “come eravamo” delle persone.

L come LAVORO: la peggiore base su cui costruire la dignità della persona e impostare le politiche dello Stato sociale, ma non ce ne sono di migliori (semi-cit.).

M come MIGRANTI: meno emozione e più informazione, meno ideologia e più ideali (e idee concrete), meno Gad Lerner e più Boeri.

N come NAZIONALE: non come squadra di calcio ma come aggettivo cui accompagnare il sostantivo “interesse”: non è una vergogna averne uno, discuterne e difenderlo. Anche a sinistra.

O come OSSESSIONE: quella per il populismo, a tratti, comunica l’impressione che venga bollata come tale ogni posizione caratterizzata da grande seguito nella società civile e non compresa da quella politica tradizionale.

P come PRECARIATO: se si vuole davvero migliorare la vita di chi versa in condizioni precarie, si parli meno di precariato e più di precarietà.

Q come QUARTO STATO: la sinistra è alla ricerca affannosa di un quarto stato più di quanto le sorellastre di Cenerentola non lo fossero di un principe. Una volta sono i lavoratori dei call center, la volta dopo i migranti, oggi i rider. La verità è che la classe dei diseredati di oggi è troppo eterogenea e variegata per stare su un’unica tela e, comunque, troppo frazionata per essere dipinta con un unico set di colori. Una nuova sinistra non può che partire da questo presupposto, senza scorciatoie o semplificazioni.

R come RETE: arrendetevi (arrendiamoci) tutti, piaccia o meno questa è l’infrastruttura del confronto, dell’informazione, della partecipazione della società di oggi.

S come SINDACATO: fare l’occhiolino a Di Maio, peraltro per una pessima riforma della normativa del lavoro (gli effetti del Decreto dignità sull’occupazione saranno disastrosi), e contemporaneamente chiudere gli occhi su Salvini è un esercizio immorale e indegno.

T come TUTELE: è irresponsabile e controproducente limitarsi a rivendicarle sempre a vuoto, senza mai porsi il problema di quali selezionare prima e mantenere poi.

U come UBER & CO: a ciascuno la sua scelta, guardare il dito della difesa dell’esistente, con le sue rendite grandi e piccole, o la luna del mondo che cambia?

V come VERTICALE e VELOCE: sono la cifra della società di oggi, delle sue trasformazioni, dei suoi tempi. E resiste solo chi sa esserlo, verticale e veloce.

Z come ZANG TUMB TUUUM: la verità è che, quale che siano le parole dell’abc di ciascuno, l’importante è che chi si incarica di compitarle lo faccia, se non anelando al futuro, come le parole in libertà di Marinetti, almeno vivendo il presente. E in effetti, quello che davvero serve non è un alfabeto socialista nuovo, ma l’alfabeto dei nuovi socialisti.

Federico Parea

Psi Terni
Opposizione costruttiva ma intransigente

“I valori che costituiscono la nostra tradizione, quella delle forze di sinistra riformiste e socialiste, ci differenziano e ci separano nettamente da chi oggi amministra l’Italia e Terni. Nel rispetto dei ruoli e delle rappresentanze istituzionali, vogliamo comunque rivolgere il nostro in bocca al lupo al sindaco e alla sua giunta, augurandoci che operino nel migliore dei modi per il bene della città”.

Così si esprimono i rappresentati della lista ‘Terni immagina’ e la Federazione provinciale di Terni del Partito Socialista Italiano. “Con il Consiglio comunale di oggi, giovedì 12 luglio – hanno spiegato ‘Terni immagina’ e il Psi ternano –, prende il via ufficialmente il nuovo mandato amministrativo del Comune di Terni. Per la prima volta la nostra città sarà governata da una giunta e un sindaco sostenuti da una maggioranza di destra. Non la destra liberale e riformista del professor Ciaurro, tanto evocata in questi ultimi mesi, ma una destra ‘molto a destra’. In questo clima particolare la lista ‘Terni immagina’, che sarà rappresentata in consiglio comunale da Paolo Angeletti, svolgerà il proprio ruolo di opposizione, sia dentro che fuori le sedi istituzionali, vigilando attentamente sull’operato del sindaco e della giunta comunale, nell’interesse dei cittadini e del bene comune”. “Abbiamo assistito in questi giorni al consueto teatrino per la composizione della giunta comunale – dichiarano da ‘Terni immagina’ e Psi di Terni –, ci è sembrato francamente che non vi sia traccia del tanto sbandierato cambiamento. Viste le numerose promesse e aspettative a cui il sindaco doveva rispondere, ci si appresta a varare una giunta formata da nove membri, tanti per poter accontentare tutti alla faccia del risparmio e della sobrietà. Si è utilizzato come mezzo di selezione il famoso ‘metodo Cencelli’, con la Lega a fare da padrone, che non è valso per l’attribuzione di alcun incarico esecutivo alla lista cosiddetta civica che ha eletto il consigliere Michele Rossi”. “Nel ribadire la nostra distanza dai valori che ispirano i partiti che sostengono l’attuale amministrazione – proseguono ‘Terni immagina’ e il Partito socialista ternano –, saremo attenti a tutte le scelte e le decisioni che questa metterà in campo. Nel caso in cui riterremo che alcune di esse siano condivisibili, non esiteremo a sostenerle, mettendo sempre al primo posto gli interessi della comunità ternana, senza pregiudizi né contrapposizioni ideologiche”. “Nel frattempo – concludono i rappresentanti di Terni Immagina – inizieremo a lavorare per ricostruire, sia all’interno del Consiglio comunale, sia nella città, una coalizione di centro sinistra, che superi le divisioni e lavori per dare alla città un’alternativa propositiva alle forze populiste ed estremiste che oggi la governano”.

I rappresentanti della lista “Terni Immagina”
La Federazione Provinciale del PSI di Terni

Vittorio D’Ippolito
Un progetto ambizioso alla nostra portata

Cari compagni, la disfatta del 4 marzo pone noi, come tutta la Sinistra, nella necessità di avviare una riflessione profonda sul nostro ruolo nella società, sulle istanze che rappresentiamo e sul nostro modo di perseguirle. Il nostro segretario è stato fra i primi ad individuare che il risultato elettorale poneva, soprattutto al PD, il dovere di riconoscere il venir meno della sua funzione storica (altri si sono aggiunti : ricordo fra i tanti, Cacciari, Paolo Franchi, il direttore de L’Espresso, Da Milano, Carlo Calenda) e la conseguente necessità di avviare un processo di rifondazione della Sinistra in Italia. In realtà, però, ciò che sta accadendo va in una direzione del tutto divergente da quelli che sono i nostri auspici : il dibattito che si è avviato nel PD ed anche in Liberi e Uguali (con qualche tentazione anche fra noi, mi pare) sembra essere finalizzato solo alla spasmodica ricerca di una nuova leadership ed a qualche aggiustamento sul versante della comunicazione. Dubito fortemente che ciò sia sufficiente a rimettere in careggiata uno schieramento che mostra tutti i segni del cedimento strutturale. Purtroppo, però, il boccino non è nelle nostre mani: noi possiamo senz’altro incalzare il PD ad incamminarsi sul percorso che ci parrebbe più idoneo ma, non possiamo mettercelo a forza!

Dunque, cosa possiamo fare noi, nel nostro piccolo? Possiamo presidiare e curare il nostro campo d’azione : esiste nel cento sinistra un nocciolo duro di riformisti che non si rassegna a cedere alla demagogia ed al populismo ed a quest’ area abbiamo il dovere di offrire una tribuna ed uno strumento organizzativo. Socialisti, + Europa, Area civica e popolare, Radicali, Verdi, possono divenire l’embrione di un nuovo soggetto politico federato che può ritrovarsi su alcuni punti comuni. Quali sono i temi sui quali aprire un confronto? Ne cito alcuni : riforma istituzionale con l’abolizione delle province e l’individuazione di poche macroregioni con poteri simili a quelli dei Lander tedeschi; l’introduzione del premierato; l’applicazione, anche a livello nazionale, della legge elettorale che usiamo per eleggere sindaci e governatori; la sburocratizzazione dello stato; la semplificazione legislativa; la separazione delle carriere dei magistrati; i diritti civili e di genere; i nuovi strumenti di tutela dei lavoratori precari; la riforma delle politiche migratorie; la riduzione del debito pubblico ed il rilancio delle tematiche ambientaliste in maniera da assicurare uno sviluppo sostenibile. Temi e questioni, insomma, propri di uno schieramento riformista che non fugge di fronte ai problemi, ma che si sforza di individuare soluzioni di governo credibili e perseguibili. Uno schieramento che deve marcare una linea di confine netta con quella che io definisco la sinistra del no: i NO TAV, i NO VAX e compagnia bella.

Ci serve un partito leggero per partecipare a questo processo? Forse, possiamo discuterne. Io credo che ci serva, comunque, un partito che discuta con franchezza, riuscendo a salvaguardare la propria coesione e la propria identità. Un Partito che sappia individuare e far crescere rapidamente una nuova generazione di dirigenti e che la parità di genere la pratichi e non la predichi, a tutti i livelli. Un partito che sia capace di radicarsi sul territorio anche prescindendo dagli amministratori locali che rappresentano comunque, una linfa vitale e che devono trovare, nel Partito, un riferimento sicuro e la possibilità di sempre maggiori sinergie. Un Partito capace di mobilitarsi su campagne politiche, che sappia usare al meglio gli strumenti di comunicazione. Credo che dovremmo dedicare un Consiglio nazionale ad hoc per discutere della forma partito. Io sono convinto, non da oggi, dell’ opportunità di strutturarci come una Federazione di partiti regionali dotati di larga autonomia territoriale e coordinati, a livello centrale, da un Consiglio federale eletto dal Congresso e da una Direzione composta per un terzo dai Segretari regionali, per un terzo da amministratori locali e per un terzo dai responsabili nazionali dei settori di lavoro. Dobbiamo rilanciare la Federazione giovanile. Dobbiamo rilanciare l’Avanti!, valutando l’opportunità di rieditare l’Avanti! della Domenica in versione cartacea. Dobbiamo affiancare, a Mondoperaio rivista, una omonima fondazione che coordini le iniziative culturali di area e che possa accedere ai contributi del 5 per mille. Dobbiamo valutare l’ opportunità di adottare un nuovo simbolo (al corteo del 1° maggio ho notato, con piacere, che il garofano rosso è stato sdoganato anche dal gruppo dirigente della CGIL che, orgogliosamente, lo sfoggiava all’occhiello : pensiamoci) e nuove forme di adesione al partito (io penso ad un triplice livello nel quale accanto ai militanti (che hanno piena agibilità politica, fanno parte degli organismi e contribuiscono alla direzione politica del partito), vi siano gli aderenti alle singole campagne promosse dal Partito, per i quali sia prevista una partecipazione limitata ed i semplici simpatizzanti, che possono ricevere le informative ed essere coinvolti attraverso sondaggi e questionari.

Abbiamo poco più di un anno per prepararci all’appuntamento elettorale delle Europee. Dobbiamo, A mio parere, arrivarci mobilitando tutti gli intellettuali di formazione riformista affinché diano vita ad un Manifesto “Per un’ Europa federale e solidale” che, prescindendo dalle diverse appartenenze alle famiglie politiche europee, possa aggregare quanti ritengano prioritario, in questo momento, fronteggiare l’ondata populista montante, rilanciare il progetto di costruzione dell’ Europa federale, anche attraverso la proposta di elezione diretta del Presidente della Commissione europea e propugnare sempre maggiori cessioni di sovranità nazionale in favore di un progetto comune soprattutto in materia di politica estera e difesa comune. Un Manifesto attorno al quale costruire una lista, autonoma dal PD, in grado di superare la soglia di sbarramento del 4%. L’obiettivo è ambizioso ma, sono convinto, che se agiamo in maniera coesa e determinata, sia alla nostra portata.

Vittorio D’Ippolito
Consiglio Nazionale PSI

Scipione Roma
Per un nuovo soggetto politico aperto

La sconfitta del 4 Marzo ci consegna una Sinistra di Governo sconfitta, una radicale mai nata, la vittoria netta di partiti e movimenti che guardano con interesse alla peggior destra populista europea, chiamati a governare situazioni complesse (Immigrazione; sanità, sicurezza, lavoro, istruzione, crisi economiche) con ricette buone per aumentare il consenso e vincere le elezioni, insostenibili per uno Stato costretto a fare i conti con il macigno del debito pubblico. Al netto di ogni altra considerazione sul futuro e sulla durata di questa coalizione di potere tra Lega e M5S, a me interessa porre l’accento sullo stato comatoso di un Centrosinistra (PD in testa) che nonostante gli sforzi anche di queste ore, come un pugile che ha incassato sul ring elettorale una sequenza micidiale di destro-sinistro, non riesce a riprendersi. A più di 4 mesi dal voto siamo ancora in fase ‘seduta psicoanalitica collettiva’. Che fare? Difficile proporre ricette o cure miracolose. Possiamo però partire da 2-3 punti su cui costruire una buona base programmatica, incardinare un dibattito serio e aperto, preparare le prossime scadenze elettorali. Ecco il mio personalissimo Diario di Bordo (DDB):

1. Istruzione: la stabilizzazione dei precari della Scuola è stata cosa buona e giusta. Bisognava però accompagnarla con una gestione più attenta – quasi personalizzata – dei vari collocamenti. Lasciare l’incombenza ad un algoritmo freddo ha creato discriminazioni, errori, che hanno portato un’intero comparto (quello della Scuola) ad odiare il centrosinistra di Governo, vanificando di fatto gli aspetti positivi che quella riforma pur conteneva. Torniamo ai Presidi: la trasformazione di queste figure in Dirigenti Scolastici ha creato un’eccessiva concentrazione di potere discrezionale nelle mani di singole persone, aumentato disuguaglianze anche nel corpo docente, annullato ogni prospettiva di merito e premialità trasformando la scuola in azienda, dove spesso vengono incentivati progetti faraonici e nel contempo manca la carta per le fotocopie o materiale didattico. Da Socialista ritengo che questa non sia Scuola Pubblica. Sulla messa in sicurezza degli edifici scolastici, bisogna continuare a mettere risorse: ne va della vita dei nostri piccoli, dei nostri ragazzi, del corpo docente e non. La Scuola dell’obbligo non finisce con il raggiungimento della maggiore età: creare opportunità per favorire iscrizione alle Università, alle Scuole di Formazione e specializzazione, ricerca vuol dire investire di più in alloggi per Studenti fuori sede, calmierare le rette di iscrizione, creare forme di accompagnamento al percorso formativo incentivanti per coloro i più meritevoli e bisognosi. Inseriamo nei bandi pubblici una quota di ‘posti da assegnare’ ai nostri studenti che hanno partecipato a progetti di studio/formazione all’estero.

2. Lavoro: bisogna avere il coraggio di dire ai nostri giovani che in una società globale e complessa, il lavoro stabile non è sempre possibile. I giovani che si affacciano al mondo del lavoro saranno sempre di più costretti a fare i conti con ‘opportunità o percorsi’ di lavoro, che li costringeranno a continui spostamenti. Compito dello Stato e di un moderno Partito riformista sarà quello di ripensare nuovi strumenti di supporto a questi cambiamenti, che li accompagnino sia con formazione continua che con assegni di disoccupazione adeguati alle loro aspettative di vita, che non li mortifichino e non li costringano ad accettare lavori sottopagati. Rafforzamento degli ammortizzatori sociali, formazione continua, potenziamento dei Centri per l’impiego, un nuovo patto tra mondo delle imprese-università-ricerca pubblica, rafforzamento dei controlli in sicurezza sui luoghi di lavoro e task force anti precariato sono fondamentali per creare nuove opportunità di lavoro e per ridare dignità ai lavoratori. Ci sono tipologie di lavoro atipiche (quelli legati al terziario, ai servizi, ecc.) che pur rappresentando settori produttivi fondamentali per il PIL del nostro Paese, non godono delle stesse attenzioni e protezioni da parte di una contrattualistica pubblica per molti aspetti obsoleta. A queste imprese non possiamo semplicemente rispondere con l’introduzione di Voucher o con il ripristino dell’Ar.18: non hanno utilizzato questi strumenti in passato, difficile pensare possano farlo in futuro. Occorrono strumenti e tutele nuovi, che non costringano le aziende a rimanere imprigionate nelle gabbie burocratiche (vedi comunicazioni INPS) e i lavoratori a sottoscrivere contratti al ribasso solo per un vuoto legislativo.

3. Riforme istituzionali: dopo il NO al Referendum Costituzionale del 4 Dicembre 2016, chiunque riproponga la semplificazione del sistema verrà isolato come gli untori di manzoniana memoria. Certo è che di orrori in tema di Riforme Costituzionali – anche i Governi di centrosinistra – ne sono stati fatti tanti. Credo che la riforma in senso federalista del 2001, fatta per inseguire la Lega sul suo terreno, sia stata la più aberrante. Abbiamo moltiplicato i centri di potere, creato figure come quelle dei Governatori Regionali con poteri enormi, abolito di fatto gli organismi di controllo – soprattutto quelli di spesa. Risultato? Sanità al collasso in tante regioni del Sud; aumento del turismo sanitario sud verso centro e nord; spesa pubblica fuori controllo; servizi inefficienti. Una decina di anni dopo – non contenti – abbiamo trasformato le Province in Enti di secondo livello, salvo poi renderci conto che quelle competenze non potevano essere ripartite, che quelle funzioni non potevano essere spostate, che quei dipendenti non potevano essere assorbiti. Che fare? Favorire la creazione di 5 Macroregioni, ripristinare il ruolo delle Province – facendole ridiventare organo elettivo di primo livello – favorire consorzi di Comuni per ottimizzare e gestire servizi pubblici. Far credere che avremmo risparmiato cifre importanti, abolendo gli organi elettivi delle Province e diminuendo la rappresentanza e i poteri di controllo dei Consigli Comunali è stato un errore. La Democrazia hai dei costi necessari, senza i quali non può essere esercitata.

4. Ambiente e Territorio: la fragilità del territorio Italiano considerandone sismicità e dissesto idrogeologico è argomento ormai straconosciuto. In pochi però legano tale fragilità alle riforme istituzionali che nell’ultimo ventennio hanno riguardato gli Enti Locali. Dalla soppressione di alcune Comunità Montane, passando per il blocco delle assunzioni in alcuni comparti idraulico-forestali, per finire poi al Ping pong di competenze tra Stato e Regioni, tutti fattori che non hanno aiutato a mantenere in sicurezza il territorio. Un moderno Partito Socialista deve avere il coraggio di dire che le gestioni emergenziali post fenomeni alluvionali op terremoti, creano più clientela, favoriscano solo alcuni privati, non creano occupazione stabile, lasciano macerie. Presentiamo un DDL che riprenda il tema della tutela del territorio – in ogni suo aspetto – dando ai Comuni montani e pre-montani risorse vere per la creazione di nuclei di tutela ambientale, magari con formazione e specificità diverse, in modo che si possano creare anche consorzi che operino nel monitoraggio degli incendi e salvaguardia del patrimonio boschivo. Abbiamo archiviato troppo in fretta le esperienze positive che anche grazie ai Governi a guida o presenza Socialista ci sono state negli anni ‘80 in Italia.

5. Infrastrutture e Opere Pubbliche: C’è un problema legato alle priorità: smettiamo di finanziare progetti inutili (poli multimediali a 5 km dai centri abitati) e concentriamo le risorse per il rifacimento delle infrastrutture essenziali, acquedotti in primis: abbiamo territori – soprattutto al Sud – ricchi di acqua che soffrono gravi crisi idriche – non solo nella stagione estiva – per la fatiscenza delle reti. Abbiamo Infrastrutture idrico-fognarie anche in città capoluoghi di provincia che hanno 70anni. Pensiamo anche a nuovi strumenti per finanziarne la progettazione e realizzazione: una nuova Cassa per Mezzogiorno – con severi meccanismi di gestione e controllo – potrebbe rilanciare e programmare questi investimenti, ora affidati ai Comuni che spesso non hanno strumenti e capacità ed esauriscono le risorse trasferite solo per la fase preliminare di progettazione.

La fase politica grave che stiamo vivendo non consente a noi Socialisti di recitare la parte dei semplici spettatori. Abbiamo il dovere di assumere iniziative forti, anche per svegliare un PD la cui vocazione maggioritaria e di Governo gli impedisce di assumere la guida delle opposizioni presenti in Parlamento. Iniziamo dai piccoli Comuni che andranno al voto in Primavera. Iniziamo da lì per cercare compagni vecchi e nuovi a cui proporre un progetto politico.

Il Psi non basta più; il Pd non basta più;  ma prima di rilanciare iniziative politiche nuove e contenitori nuovi, c’è bisogno di riorganizzare la nostra piccola Comunità. Si abbia il coraggio e l’umiltà di dire che non basta essere nel CN o in Direzione o in Segreteria per essere dirigenti; si abbia il coraggio e l’umiltà di mettersi da parte quando ci s accorge che l’elettorato da segnali inequivocabili di cambiamento e non ti vota più; si abbia il coraggio di coinvolgere e premiare le tante energie nuove che pur ci sono e che finora sono state relegate in seconda o terza fila; si abbia il coraggio di una linea politica chiara, che non insegua personaggi del momento, che non cancelli le scelte forti che abbiamo fatto nella scorsa legislatura (compreso il SI al Referendum Costituzionale) e che non mortifichi o abbandoni i territori. Solo dopo potremmo pensare di proporre UN NUOVO SOGGETTO POLITICO APERTO, RIFORMISTA, SOCIALISTA, DEMOCRATICO che parta dalla dignità della persona e garantisca nuovi meriti, opportunità e bisogni.

Scipione Roma
Responsabile Comunicazione – Social PSI

Leonardo Scimmi
Orgogliosi di essere europei

Cari compagni,
Cari membri del Consiglio Nazionale del PSI,
la situazione del partito e della sinistra è preoccupante per due motivi.
La carenza di leadership e la carenza di organizzazione. Sebbene la leadership non sia facilmente producibile, neanche con la intelligenza artificiale, l’organizzazione è invece qualcosa che si può creare.
Esistono corsi di laurea, esistono esperti, esistono professionisti che possono aiutarci molto. Il partito azienda non è un’invenzione di Berlusconi, è una realtà. Tutte le organizzazioni hanno bisogno di struttura cultura e leadership. Spesso la leadership impone dall’alto tutto il resto, soprattutto la cultura, ma non necessariamente.

Al nostro livello di grandezza basterebbe avere un’organizzazione veloce e coordinata, basata su internet ed un comune sentire. La simbologia è un buon viatico per ritrovare comune sentire. Quindi in breve dobbiamo riorganizzare il partito, creare una serie di connessioni via internet, e-mail, liste di coordinatori, responsabili, e poi dobbiamo ritrovare il comune sentire, grazie ad esempio al Garofano.
Ciò fatto bisogna ritrovare una cultura comune, fatta di battaglie e temi che tutti si devono incaricare di diffondere, senza reticenze, su tutti i social media. La nostra rete deve essere allargata a tutti coloro che in passato hanno militato con il PSI, occorre ritrovare tutti per raggiungere una massa critica tale da poter essere visibili e propositivi.
Ritroviamo tutto ciò che ci accomuna, dai simboli alle canzoni ai personaggi.
Poi pensiamo ai nuovi elettori, da raggiungere con tematiche nuove, come Erasmus, Europa, Diritti Umani.

Poi pensiamo ai sindacati, da raggiungere con una politica che rimetta al centro il sindacato e l’impresa, insieme, nella famosa cogestione delle imprese, possibilmente più grandi e dedite a ricerca e sviluppo.

Raggiunto un livello organizzativo forte, possiamo intraprendere le iniziative necessarie a dialogare con altri partiti, come il PD, se ci saranno le condizioni. Dividerci sui segretari o sulle alleanze quando si è allo 0,3% è ridicolo.

Il quadro politico
Inseguire oggi Salvini, come si inseguivano ieri i 5 stelle è inutile, è tardi.
D’altronde il socialismo tricolore l’abbiamo inventato noi, cioè voi, ed oggi abbiamo perso su quel terreno. La sicurezza era un tema che avevamo visto arrivare, ma oramai è fuggito.
Dobbiamo oggi trovare una narrazione diversa, europeista, una nuova patria da opporre a quella di Salvini, che è bravo e lo sapevamo.
La patria ovviamente italiana ha un appeal più forte, ma noi dobbiamo combattere questo principio offrendo una patria più grande, più forte, più moderna: l’Europa.

Questa la nostra battaglia, la nostra narrazione, un’Europa forte unita e sociale, un super stato europeo. Orgogliosi di essere europei, non russi non USA non cinesi, ma europei. Moderni. Salvini propone un’italietta sola ed orgogliosetta come fossimo nel ventennio. Noi guardiamo oltre, al futuro, all’Europa unita che si erge come stato liberale e sociale, garantista e pacifico contro gli imperialismi russi e cinesi o l’isolazionismo egoista americano.

Europa portatrice di pace nel mondo, esempio di diritti sociali e diritti umani. Abbiamo molto da fare e dire, ma dobbiamo dirlo tutti uniti, ripeterlo tutti insieme, farlo circolare nei social come facebook, marciare uniti verso la riconquista.

Avanti.

Leonardo Scimmi

Carlo Lorenzo Corelli
Il socialismo riformista la via per una sinistra di governo

A sinistra è necessario un bagno di umiltà e di ragionevolezza, forse ancora possibile rinnovando non soltanto l’approccio politico, ma gli stessi gruppi dirigenti, non guidati però da furia parricida, poiché ognuno dovrà contribuirvi nell’alleanza tra le generazioni: chi con la dottrina e l’esperienza, chi con la voglia e lo slancio necessario di guidare un nuovo corso con la forma mentis e nei modi dettati dai rapidi mutamenti del tempo che viviamo.
Per farlo serve innanzi tutto superare ritrosie a lasciare il comando e ripristinare quel rispetto reciproco che può rendere operosa e coesa una comunità politica.

Né può valere il sospetto che il rinnovamento sia una lacerazione insopportabile, poiché opporvisi, ormai, lo sarebbe ancor di più e ci condurrebbe ad una inesorabile, inaccettabile e insormontabile ulteriore perdita di consensi.

Tante sono, infatti, le domande che i giovani possono porsi e porci, alle quali non dobbiamo però rispondere come se a porle fossero dei pericolosi “rottamatori”, ma con spirito di servizio.  Se discutono a modo loro su cosa sia la sinistra, come noi facevamo quando era il tempo nostro, non abbiamo nulla da temere. In fondo il fine resta comune: la sinistra non è altro che la speranza di costruire un futuro migliore per milioni di individui che vivono nel disagio, nella miseria, nell’incertezza. E, oggi, le giovani generazioni sono tra quelle che si aspettano dal futuro meno assistenza sociale, meno garanzie di inclusione e più difficoltà economiche. Quando poi, a sinistra, i primi attori del confronto di idee e proposte per un nuovo presente, sono i quadri e i militanti socialisti più giovani, è ancora meglio, se vogliamo tentare di ricucire la frattura tra le generazioni che i disastri di queste seconde e terze repubbliche, mai nate eppure imperanti, hanno prodotto.

Con tutti i suoi limiti, la stella polare resta il socialismo riformista, come unica via per rimettere concretamente con i piedi per terra una sinistra di governo, partendo dal dato ineludibile che essa, in Italia, da sola non è mai stata maggioranza.

Cosa debba essere la sinistra, dunque, dipende dalla sua capacità di inquadrare correttamente i fenomeni, individuare le soluzioni possibili a favore dei ceti più deboli, disporsi, infine, alle alleanze compatibili il più possibile con i suoi programmi. Un compito complesso, per il quale non può mancare l’apporto, a gruppi dirigenti rinnovati, delle più qualificate esperienze di quelli che li hanno preceduti.

A voler soltanto esemplificare, prendiamo il fenomeno dell’immigrazione e esaminiamolo in tutte le sue sfaccettature per fare emergere la verità.

Non è vero che, nella globalità del fenomeno migratorio verso l’Europa, l’Italia sia la più invasa.

Non è vero che l’Italia non riceva dall’Europa, per la gestione dei migranti, un sostegno finanziario, certo insufficiente, poiché cinque sono i miliardi che, ci sono riconosciuti a questo titolo.
Non è vero che i clandestini – quelli per intenderci che non hanno motivi legittimi per migrare in Italia – rappresentino il 90%, poiché i clandestini sono causati piuttosto dalla legge Bossi-Fini.

Non è vero neppure che gli immigrati tolgono lavoro agli italiani, ma più semplicemente svolgono attività di bassa manovalanza, in condizioni per altro di semi schiavitù, per i quali non è disponibile manodopera italiana.

Vero è, piuttosto, che buona parte della disoccupazione, soprattutto quella drammatica giovanile, ma non solo, è figlia della bassa scolarizzazione, della mancanza di adeguati programmi di formazione ai nuovi lavori, di centri per l’impiego cenerentola, se confrontati con quelli di Stati Europei all’avanguardia.

Vero è, inoltre, che l’accoglienza, una volta svolto il doveroso salvataggio umanitario in mare di disperati, è stata gestita senza alcuna oculatezza e in modo sgangherato: nessun controllo sull’utilizzo delle risorse dedicate, una vigilanza a dir poco approssimativa sulla presenza nel territorio degli immigrati, pressoché nessuna politica di integrazione, come avviene negli Stati Europei più virtuosi.

La concretezza e l’intelligenza del socialismo riformista ci possono aiutare a meglio comprendere che la risposta per la Patria Europa non è quella, sedicente europeista – né di destra né di sinistra – di Macron, ma neppure  quella incapace di vdere che in Europa c’è già la casa della sinistra di governo, il Partito del Socialismo Europeo. A che serve, infatti, anteporre la domanda di breve respiro di quale sia l’alternativa di governo, se prima non ricostruiamo il nostro campo di sinistra? Facciamolo e soltanto dopo discutiamo delle alleanze compatibili con noi.
Prefissarsi, come Socialisti, di cooperare con tutte le forze che non rinunciano a una visione del mondo egualitaria e che si richiamano senza reticenze ai valori fondanti del nostro costituzionalismo repubblicano, significa aprire la nostra casa e farne la casa comune di un centrosinistra che affronti con concretezza ed intelligenza le questioni poste dai mutamenti epocali che la sinistra contemporanea fatica a interpretare e sui quali non sa agire in assenza di forti riflessi liberisti. Si escludono, così, non solo i tradizionali ceti di riferimento della sinistra, ma si indeboliscono pure le fila di quel ceto medio che, diciamolo, è una assicurazione contro il prevalere delle tentazioni autoritarie, xenofobe e nazionaliste.

Una nuova generazione che soffre tutto questo, ci chiede di consentirle di organizzarsi per rivendicare nuovi diritti civili e lavorativi, e vuole rappresentare quei giovani che non chiedono singolarmente un futuro, ma una speranza che li riguardi tutti. Un futuro che postula una connessione diversa tra sapere e produzione, un nesso nuovo tra lavoro e reddito, una strutturazione differente tra stato sociale e una vera inclusione nelle scelte democratiche. Ciò è ancor più necessario là dove la crisi economica ha segnato profondamente il Paese, ha impoverito e condotto nella marginalità ampie porzioni della nostra società, ha ingrossato la disoccupazione – con punte elevatissime in quella giovanile e soprattutto nel Meridione – e annichilito milioni di giovani che non si formano, non lavorano e nemmeno cercano occupazione. È proprio là che bisogna essere presenti.

È anche per tutto questo che un confronto a sinistra senza reticenze potrebbe rappresentare un percorso che torni ad indicare un orizzonte di conquiste per chi vive la marginalità economica e l’esclusione sociale, coniugando competizione globale e coesione sociale.

È a rischio lo stesso patrimonio ideale del socialismo, che non può essere immiserito dal pensiero breve di formule tanto ambigue da sfiorare la sottigliezza semantica, mancando il “con chi e per cosa”, nè può essere oggetto di rivalse interne, ma messo al servizio di coloro che sanno immaginare, e realmente vogliono costruire, un futuro migliore.

Pronti per questo anche al cambio della guardia tra gruppi dirigenti, con un passaggio di testimone che conduca assieme al traguardo le esperienze mature e le nuove leve che si apprestano a prendere in mano il proprio futuro.

Carlo Lorenzo Corelli
Segretario provinciale Psi Ravenna

Psi Treviso
Un nuovo percorso

Il periodo della gestione per la sopravvivenza, fermo il ringraziamento per quanti con tenacia hanno garantito la continuità e hanno riportato a una sia pur ridotta rappresentanza in parlamento, va considerato finito.

Abbiamo contribuito a far sopravvivere una comunità e una storia che hanno reso il nostro un Paese civile e moderno, compito arduo poiché per ben 25 anni la sinistra italiana è stata egemonizzata da personaggi che hanno introdotto e imposto prassi e metodi che poco hanno a che fare con i nostri valori e molto con il pasticcio ideologico generato dal post-comunismo. I valori della sinistra riformista sono stati messi all’angolo da giacobinismo, giustizialismo ipocrita, revanscismo, il tutto perfettamente rappresentato dalla demagogia e dell’antiparlamentarismo.

Se vogliamo far fronte a questo stato di cose, in primis partendo dal lessico, dalle modalità che richiede la società globalizzata della comunicazione, dal mutamento dei soggetti sociali a cui rivolgersi e che vogliamo rappresentare, dobbiamo considerare che nonostante gli sforzi di ammodernamento, non siamo in grado di superare limiti di una classe dirigente e di una militanza che rimangono inevitabilmente legati a proposte e a prassi novecentesche che non trovano più riscontro in una società globalizzata.

E’ doveroso prenderne atto e lasciare il compito di tracciare un nuovo percorso alle generazioni che, per loro fortuna, non hanno le sovrastrutture ideologiche che hanno caratterizzato la guerra delle due sinistre italiane, guerra che piaccia o no ai nipotini di Gramsci, Togliatti e Berlinguer, nessuno ha vinto.

Le ultime elezioni, ma non solo, hanno dimostrato che non basta richiamarsi alla storia gloriosa o a proposte formalmente corrette, se poi si addotta un modo di operare superato dai moderni metodi della comunicazione e dal diverso rapporto dei cittadini con la politica

Una forza politica ha bisogno di proposte e contenuti validi, presentati in modo moderno secondo gli schemi della moderna comunicazione, resi visibili da un Leadership in grado di intercettare l’attenzione degli elettori ormai abituati ad un sistema in cui il partito è identificato con il leader.

E’ evidente e i risultati elettorali sono solo l’ennesima conferma, che ne l’attuale PSI come organizzazione, ne gli attuali ed ex dirigenti pronti a contendersi la segreteria, hanno queste caratteristiche e quindi proseguire su questa strada porta alla scomparsa dei socialisti come forza politica organizzata.

Se siamo convinti che nel nostro partito vi siano energie e intelligenze che possono assumersi la responsabilità del cambiamento e che il nostro compito stia nel favorire un passaggio generazionale senza fastidiosi paternalismi, dobbiamo passare attraverso una fase costituente che porti ad una completa riorganizzazione del partito a tutti i livelli, ma innanzitutto che porti alla indicazione di un Leader nazionale e di un gruppo dirigente in grado di riportare il partito al centro del dibattito politico.

Un Leader e un gruppo dirigente che non richiamino ad un immaginario collettivo che ci ha visto negli anni 90 protagonisti per un periodo non felice della storia Italiana e del Socialismo e che ci sdogani da quella parte del nostro passato che ha marchiato in modo indelebile il partito.

Un Leader che proprio perché nuovo e non coinvolto in anni di difficili rapporti tra i Socialisti e da vecchi schemi, possa aggregare tutti quelli che in hanno tenuta alta la bandiera ma soprattutto allargare il consenso a tutte quelle forze che sono interessate ad un socialismo democratico, riformista, moderno e in grado di dare risposte ad una società che cambia..

Un leader in grado di far riprendere al PSI l’immagine di partito che guarda al mondo del lavoro e dei meriti senza trascurare quello dei bisogni. Un partito del lavoro e non della rendita, un partito dei lavoratori e non dell’assistenzialismo clientelare.

A quanti in questi anni hanno ricoperto incarichi a qualunque livello, va chiesto che con un atto di grande generosità si mettano da semplici militanti al servizio del partito per contribuire a far nascere una nuova classe dirigente in grado di riportarlo al ruolo che merita e gli spetta.

Se assieme ai militanti ci riusciremo, sarà uno splendido regalo che abbiamo fatto a noi stessi.

Certo non basta un partito e un Leader, ma occorrono anche proposte in grado di diventare protagoniste del dibattito politico. Ovviamente non tutte le proposte troveranno l’unanime consenso ed a farsi sentire saranno per primi quelli che si sentono toccati nei loro privilegi, ma come Socialisti dobbiamo tornare ad essere protagonisti con argomenti condivisi da gran parte del mondo del lavoro e quindi compresi dal’opinione pubblica e dall’elettorato di cui vogliamo essere i rappresentanti.

Ne elenco alcuni, su cui possiamo subito impegnarci, che potrebbero essere portati subito in Parlamento, che non creano costi aggiuntivi ma solo risparmi da convertire in maggior reddito e servizi per i lavoratori.

PIU’ SOLDI AI LAVORATORI

Detassazione generalizzata e totale dei benefit, del salario erogato in aggiunta al contratto nazionale, dei premi legati alla produttività, degli straordinari, tutto messo direttamente in busta paga dei dipendenti senza intermediari esterni e senza inutili costi aggiuntivi finalizzati a mantenere rendite clientelari attraverso la gestione delle risorse.

MENO REGOLE E PIU’ INCENTIVI PER LE NUOVE ATTIVITA’

Incentivi, infrastrutture, semplificazioni normative e burocratiche, riforma del fisco con semplificazione ed equità del carico fiscale, riforma della giustizia e ogni altro supporto utile a favorire le attività esistenti e la nascita e lo sviluppo di nuove iniziative con particolare riguardo alla nuova imprenditorialità giovanile.

Revisione delle normative sul commercio e in particolare di quelle sui giorni/orari di apertura, il tutto inserito in un quadro di difesa, valorizzazione, sostegno, incentivazione delle attività tradizionali all’interno dei centri abitati e/o storici.

BASTA NORME FATTE PER MANTENERE LE CLIENTELE

Revisione e/o abolizione di norme e regolamenti inutili, create per mantenere burocrazie e clientele, eliminare incombenze e costi inutili a carico di dipendenti, imprenditori, lavoratori autonomi, professionisti, con drastica riduzione di un carico fiscale che penalizza e impedisce lo sviluppo delle attività produttive

FEDERALISMO FISCALE SUBITO BASTA REGOLE DIVERSE PER LE REGIONI

Applicare le stesse regole a tutte le regioni adottando, nei limiti del possibile, quelle delle regioni a statuto speciale e dando attuazione immediata al federalismo fiscale.

Ridare alle regioni il ruolo di organo di programmazione, con attuazione di un vero e completo federalismo e decentramento all’interno delle regioni, con politiche atte a favorire aggregazioni territoriali per la creazione di comuni di maggiori dimensioni e servizi gestiti per bacini di utenza e aree sovracomunali.

LIBERALIZZARE LE PROFESSIONI E I SERVIZI

Liberalizzazione delle professioni con abolizione dei tirocini gratuiti o poco pagati e la trasformazione degli ordini in normali associazioni private. Liberalizzazione di Notai, Farmacie, Parafarmacie, Trasporti, Taxi ecc.

DIFENDERE E SVILUPPARE LA SANITA’ PUBBLICA BASTA VISITE A PAGAMENTO NEGLI OSPEDALI

No ai ticket, no alle code per accedere alle prestazioni, no al finanziamento di strutture private, divieto di doppio lavoro e di attività remunerate al di fuori della struttura in cui lavorano per medici e operatori del servizio sanitario nazionale. Potenziamento dell’offerta di sanità pubblica per renderla autosufficiente e concorrenziale rispetto alle attività private. Applicazione immediata dei costri standard come da regioni virtuose e ripartizione dei finanziamenti sulla base di tale criterio.

PIU’ SCUOLA PUBBLICA COME SERVIZIO PER TUTTI I CITTADINI

Riorganizzazione della scuola sulla base delle esigenze degli utenti, anche come servizio e supporto alle famiglie che lavorano, con apertura e servizi tutto il giorno e tutto l’anno come avviene per tutti gli altri servizi Regolamentazione del diritto di sciopero e assemblea, che va garantito ma regolamentato, come per gli altri servizi di interesse generale, con le ore di aula considerate servizio essenziale.

MAGGIOR EQUITA’ NEL SISTEMA PENSIONISTICO

Ricalcolo delle pensioni di importo elevato con il sistema contributivo distribuendo il risparmio sulle pensioni più basse. Revisione e adeguamento della legge Fornero per un sistema pensionistico con maggior equità

CALCOLO DEI VITALIZI CON IL SISTEMA CONTRIBUTIVO

Tutti i vitalizi e le pensioni derivanti da attività politica e amministrativa calcolati applicando le regole, inclusa l’età, del contributivo, come in vigore per il resto dei cittadini

DARE RISPOSTE ALLA DOMANDA DI SICUREZZA

Occorre dare risposte alla domanda di maggior sicurezza che emerge dal paese, senza proposte demagogiche ma anche senza buonismi vetero ideologici. Occorre sviluppare valori e di idee per gestire la globalizzazione ma anche per dare risposte alle “storture” che essa ha prodotto non soltanto sull’economia reale, ma anche sugli individui e le Comunità.

Ottavio Pasquotti
Segretario provinciale – Treviso – mozione esecutivo regionale 15 maggio 2018