Leo Alati
Diagnosi

No, non è normale che il PSI sia ridotto a queste percentuali. Ma la responsabilità ha radici ormai lontane nel tempo. Già ai tempi di Craxi, ma anche con i segretari precedenti, con il partito al governo del Paese e delle amministrazioni locali alleato della DC o del PCI, si era verificato l’assalto alla diligenza da parte di opportunista di varia provenienza. Una gramigna che finì spesso per soppiantare l’erba buona. D’altra parte era facile scalare un partito che andava dal 10 al 14% ma che deteneva un potere ben maggiore.

A livello nazionale questo andazzo fu sottovalutato, occupati magari in grandi progetti politici, peraltro tuttora validi, e il risultato fu che il PSI, che poi era un gigante solo fino ad un certo punto, si ritrovò ad avere i piedi di argilla. Di fronte all’attacco di tangentopoli ci fu il fuggi fuggi dal parte dei soliti in cerca di sistemazione ma anche di chi in buona fede cercava una nuova casa per continuare le battaglie socialiste.

Ricostruire un partito ridotto in quelle condizioni, attaccato da destra e da sinistra, massacrato e poi ignorato da giornali e TV, non sarebbe stato facile per nessuno. A questo possiamo aggiungere la tradizionale litigiosità dei socialisti, che una volta poteva avere aspetti positivi ma ora è solo patetica, e la paralisi è inevitabile.

La diagnosi deve essere veritiera e spietata ma solo per indurci ad andare avanti in modo consapevole: le difficoltà ci sono per essere superate. Basta volerlo.

Leo Alati

Marco Andreini
Le divisioni di Bobo

Si fa un gran parlare o scrivere almeno sui social dei grandi appelli all’unità del pianeta socialista. Noto una grande effervescenza in particolare del compagno Bobo, vedo che alcuni miei valenti ed esimi colleghi di segreteria si spellano le mani dalla gioia e invitano a fumare tutti il Calumet della pace. Sono il primo a rallegrarmi, lo auspicavo per il congresso di Salerno e solo per combinazione non sono arrivati a impedirci di iniziare i lavori i carabinieri. Lo auspicavo a Roma, e non è venuto nessuno. Non vorrei che oggi guarda caso vicino alle elezioni Europee fosse la volta buona. Ma senza che ci prendiamo in giro, come provocatoriamente chiese Stalin a Yalta agli alleati, “ma quante divisioni ha questo papa “modestamente chiedo al mio amico Bobo, quante divisioni può schierare in battaglia,tradotto quanti voti. Siccome siamo tutti un po’ scafatelli la risposta la sappiamo tutti. E allora a che serve questa fibrillazione continua sui social. Solo a giochi di società, tutto si decide negli organismi del partito, regolamenti compresi, e nel consiglio nazionale, mi permetto solo di ribadire tutto, finanche le scelte assunte in segreteria che potrebbero essere riviste dal consiglio nazionale che è sovrano.

Marco Andreini
Segreteria nazionale Psi

Luca Fantò
Sovranisti a parole, sottomessi nei fatti

In sintesi. Alle elezioni di marzo si è arrivati con un “contratto di governo” che accennava distrattamente alla scuola pubblica; il Presidente del Consiglio nominato da leghisti e grillini poi, presentandosi alle Camere per la fiducia, ha ignorato il mondo dell’istruzione; trascorsi alcuni mesi dalla nascita del governo Salvini-Di Maio, le prime anticipazioni sulla manovra hanno sottolineato la mancanza di fondi per i contratti in scadenza del personale scolastico; pochi giorni dopo il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha dichiarato che la scuola non ha bisogno di ulteriori fondi; ad ottobre la manovra economica che taglia i fondi per la scuola; ieri le dichiarazioni del leader cinquestelle Di Maio che dice di voler dare più soldi agli insegnanti italiani riducendo gli sgravi fiscali ai petrolieri…

Queste le parole, le anticipazioni, le promesse, il quadro d’insieme caotico che restituisce la politica di un governo che sembra non voler effettivamente affrontare i problemi che stanno sgretolando lentamente il sistema di istruzione pubblica.

Che il governo gialloverde brancoli nel buio è evidente, ma quelllo che sta accadendo intorno alla scuola sembra ancora peggio, sembra proprio l’anticamera del caos, del totale annichilimento.

I fatti. I docenti sono sempre più le vittime prescelte da genitori esasperati (di ieri la notizia di una madre che ha sputato addosso ad un’insegnante); nelle Regioni sempre maggiori sono i contributi che direttamente o indirettamente vengono versati alle scuole non statali e quindi di fatto sottratti all’istruzione pubblica; gli stipendi del personale scolastico sono al palo, non solo i più bassi d’Europa ma addirittura la metà di quelli tedeschi.

Lega e cinque stelle a parole si fanno alfieri della lotta al “dominio teutonico”, nei fatti si dimostrano incapaci di sostenere un settore nevralgico per il rilancio italiano, quello dell’istruzione pubblica.

Sovranisti a parole, nei fatti sottomessi agli eventi.

Se si tratti di inganno o di incapacità, non spetta evidentemente a noi socialisti chiarirlo. Noi sin dai tempi di Bossi abbiamo denunciato la pericolosità politica della Lega e, dai tempi della trappola streaming a Bersani, l’inadeguatezza dei cinque stelle.

Cosa fare? E’ evidente che l’opposizione in Parlamento non possiede gli strumenti per contrastare efficacemente l’azione caotica del governo giallo verde. E’ altrettanto evidente l’importanza delle prossime elezioni europee.

Alle elezioni europee il centrosinistra deve necessariamente presentarsi con una proposta unitaria, una proposta che valorizzi la formazione, la scuola statale e l’università pubblica come strumento primario per uscire dal caos in cui un ventennio di destrutturazione sociale ha gettato il Paese.

Luca Fantò
Referente PSI scuola

Bobo Craxi
Ora coesione nel mondo socialista

Caro Avanti!, Cari Compagni,
Un mese orsono nel corso della Festa di Caserta alla quale ho partecipato mi erano giunti eco di una volontà di dedicare la futura Assemblea al percorso di rilancio del Partito da suggellare in un Congresso, aprendo quindi le sue porte ad associazioni, a società civile ma in particolare a quei compagni che ponendosi in una posizione di dissenso si erano momentaneamente separati dalle attività di Partito.

Avevo colto questa idea come un segnale di apertura direi importante, improntato innanzitutto alla possibilità di un impegno collettivo generale per il riassorbimento di una fase che sta ormai alle nostre spalle e per un richiamo più generale al ritorno all’impegno nel Partito di tanti fra militanti ed elettori che si erano distaccati.

La fase che viviamo necessità di coesione e di maggiore fede nella capacità di ripresa del mondo socialista in un momento nel quale le riabilitazioni dei Partiti cardine della
Democrazia Italiana, benché postume, sono all’ordine del giorno. Lo sbandamento di questi partiti che stanno governando l’Italia impone anche a noi socialisti di accelerare nella capacità di riunione, d’intesa, di rinnovamento di idee e di programmi. È nell’interesse generale che la questione politica del rilancio socialista non può essere differita ed essa può avvenire con un progetto di medio-lungo periodo convincente che può riportarci ad essere di nuovo responsabili e protagonisti della vita politica del paese.

Penso quindi che senza indugio alcuno e mettendo da parte recenti ruggini che sia necessario però agevolare e non ostacolare questo cammino.
A questo riguardo vi chiedo di ripristinare l’idea originale che scaturì dalla vostra recente riunione e consentire a tutti i compagni di prendere parte ai lavori del
consiglio che prepara la prospettiva del congresso. È uno spirito costruttivo, critico e pratico che può ancora riunire segmenti ed aree che hanno assai più cose in comune di quanto non si pensi.

Mi faccio interprete in questo senso del messaggio che mi è pervenuto in questi mesi da tanti compagni, da tanti cittadini, preoccupati del futuro. Essi reclamano una nuova forza di nuovo in campo capace di rappresentarli con lo stesso coraggio e determinazione con la quale il PSI nel passato lontano, ma non lontanissimo, seppe interpretare i cambiamenti del Paese.

Oggi c’è da difendere le conquiste della democrazia, il lavoro e la nostra stessa adesione alla più grande utopia dell’ultimo Mezzo secolo: l’Europa. Solo uniti e rinnovati saremo capaci di essere all’altezza di queste sfide.

Bobo Craxi

Gianmario Scaramuzza
Nuove idee per un partito aperto

Il PSI ha in programma lo svolgimento di un Congresso straordinario che si svilupperà con forme nuove e il più possibile aperto. La situazione politica italiana oggi lascia alquanto a desiderare e noi, con la nostra storia, possiamo ripartire dai nostri valori e tradizioni per proporci con aperture di spessore nei confronti degli europeisti che ancora credono a questa Europa. Siamo uno dei Paesi fondatori della casa europea, ma oltre all’unità monetaria, ancora molto resta da fare per non svilire i tanti italiani convinti europeisti che vogliono far parte della UE e continuare quel progetto d’integrazione. Noi siamo nel cuore dell’Europa e con tutta la nostra forza dobbiamo fare di tutto per rimanerci. Purtroppo oggi c’è un lato negativo non indifferente in vista delle prossime elezioni europee, la presenza di forze nazionaliste e populiste che stanno crescendo con buone possibilità di vincita o quantomeno un loro forte rafforzamento. La causa è anche dovuta al vuoto lasciato dalle sinistre non in grado di fare un fronte comune. Questa prospettiva negativa, senza voler essere le nuove Cassandre, potrebbe essere l’inizio del collasso definitivo dell’Europa degli Stati come era stata sognata dai nostri padri. Ancor oggi nessuno dei partiti ed esponenti politici che hanno governato e governano la UE ha pensato di invertire il corso degli eventi. Tutti ritengono che l’Europa così com’è non funziona, pur affermando la necessità della sua esistenza, ma deve essere profondamente cambiata pena il tracollo. Da questo punto di vista idee e proposte concrete per dire in che modo deve essere cambiata non se ne vedono.

Le nostre possibilità residue per agire al capovolgimento di questa tendenza, sono di coinvolgere al più presto il PSE per fare in modo di rompere quegli schemi tradizionali e affrontare di petto la gravità della questione europea con proposte di modifiche sostanziali, non solo riguardo alla pletora di politici e dirigenti a mio avviso troppo faraonica, ma con significativi interventi di cambiamento delle sue politiche partendo dagli Stati Uniti Europei.

Quando diciamo che il PSI deve cercare di inglobare tutte quelle forze a noi vicine, idea affascinante, è necessario a mio avviso, cercare il modo di evitare, come in passato, accorpamenti elettorali di durata effimera. La nostra iniziativa deve essere quella di riuscire a parlare molto di più con la gente, ma con un linguaggio diverso e che sia più affine alle loro esigenze e ai loro progetti sapendo guidarla verso il bene comune e non agli interessi di bottega. Vorrei partire con un esempio. Quando guardiamo ai Verdi in Italia, è opportuno confrontarsi con quelli che sono rimasti non più come un’alleanza strategica e scritture di programmi comuni per poi invitare le persone a darci il loro voto, ma serve, come molti dicono, un dibattito aperto alla società civile, anche ai critici, ma disponibili ad accettare le eventuali nuove idee per la ricerca delle soluzioni più giuste per una società ormai sfaldata. C’è effettivamente anche in Italia una maggior conoscenza e sensibilità verso quelle politiche di salvaguardia e rispetto dei beni naturali e per l’ecologia per cui serve sempre più far leva su questi sentimenti. Per noi occorre superare i vecchi schematismi con scelte decise tra una politica populista, nazionalista ed una Europeista, tra una politica autoritaria e una liberale, tra condizioni di vita sostenibili e no. La questione che è ormai sulla bocca di tutti è quella del lavoro e degli investimenti, ma soluzioni concrete non se ne vedono. A mio avviso è quanto mai attuale l’idea dei meriti e dei bisogni, proposta a suo tempo, per andare incontro sempre più alle tante persone che ambiscono a una società più equilibrata, con una giusta redistribuzione della ricchezza con servizi sociali all’altezza dei paesi più avanzati. Molti ambiscono ad avere le nostre città più belle, più pulite, più sicure e vivibili a tempo pieno. Occorrono, servizi efficienti ed altri che lavorino sul rispetto ecologico.

Una sanità che purtroppo sempre più sta degradando nel privato con costi in aumento per l’utente anziché potenziare il pubblico. L’accesso alla sanità deve essere possibile a chi ne ha bisogno, soprattutto a quelli che non hanno sufficienti risorse economiche per ricorrere alle visite specialistiche a pagamento o con tiket che non si possono permettere. Non più quindi a prenotazioni a distanza di mesi, ma garantire tempi di risposte leciti.

La scuola diventata la cenerentola del nostro sistema deve tornare a funzionare al meglio sostenendo sempre più la ricerca e dando spazio ai nostri giovani con le loro grandi potenzialità.

Il discorso potrebbe allungarsi di molto sulle cose da fare che sono tantissime a partire da un più adeguato controllo politico dell’economia e finanza, naturalmente dei problemi che tutti ne parlano con più o meno conoscenze, ma riuscire a risolverle e in che modo ognuno ha la propria ricetta. Noi si deve intervenire con la nostra capacità di individuare le priorità rivalutando il nostro riformismo, sulla gradualità degli interventi a lungo respiro con una visione per il futuro di una Nazione che non deve fermarsi o addirittura guardare indietro con l’idea che nel peggio si stava meglio.

Gianmario Scaramuzza

Alessandro Bertinazzo
100 anni dalla Guerra

I socialisti dell’Alto Adige-Südtirol partecipano idealmente alle Giornate della riflessione sulla guerra 1918-2018 e con la presenza di una delegazione a carattere privato.
Fummo tra i principali oppositori a quella guerra e restiamo più che mai fautori della pace e della convivenza tra tutti i popoli, ripudiando ogni forma di violenza e di sopraffazione.

Queste nostre montagne hanno visto il prezzo che fu allora pagato per la pace e ne portano ancora i segni ammonitori.
Crediamo nelle antiche radici della civiltà che fa grande l’Europa con le diverse lingue e le variegate sfumature del suo stile di vita e che affida a questo grande popolo una straordinaria missione nel mondo che cambia e che ci coinvolge.

Cento anni dopo quel tragico epilogo plaudiamo a questa iniziativa del Land Tirol che dà senso a una ideale regione, modello di un nuovo tessuto europeo.
Viva l’Europa!

Alessandro Bertinazzo

Segretario PSI – Alto Adige/Südtirol

Nino Oddo
I socialisti tornino a casa

Il prossimo congresso straordinario che il Psi terrà in primavera può essere una occasione storica per i socialisti.
Lo sfaldamento dei contenitori politici dove molti socialisti della diaspora avevano trovato collocazione può rimettere in circolo energie e risorse per ridare nuova linfa ad un soggetto socialista, libertario, impegnato sul fronte dei diritti civili e delle grandi conquiste sociali.
Il psi deve aprirsi a questa opportunità. Sarebbe un grave errore sciupare questo congresso, riducendolo ad un mero rimescolamento di carte interno.
Già dal prossimo consiglio nazionale di novembre deve partire a mio giudizio un forte appello in questa direzione.
Il psi deve diventare la casa non solo dei socialisti che negli anni si sono allontanati Ma che si dichiarano tuttora legati ai nostri valori, Ma anche al vasto mondo laico e ambientalista che oggi oggettivamente non trova nel panorama della politica italiana un contenitore rappresentativo di queste identità culturali.
Mi auguro che questo auspicio venga condiviso dall’attuale gruppo dirigente del partito socialista. Che oggi corre il rischio di attardarsi in riunioni più o meno segrete per individuare il sostituto di Riccardo Nencini, dopo che il segretario ha reso noto di non riproporre la propria candidatura.
Occorre che dal consiglio nazionale esca un documento politico che sia un appello/manifesto per la vasta platea di soggetti cui ho fatto riferimento.
E che le procedure congressuali siano un segnale di grande apertura rispetto a questo mondo , prevedendo la possibilità e le modalità di un grande momento di rifondazione del partito socialista italiano.
Qualora prevalessero le spinte all’autoconservazione, di difesa di posizionamenti cui oggi onestamente non rispondono più spazi reali di potere si perderebbe un occasione, forse l ultima, Per fare ritornare i socialisti protagonisti dei processi storici in corso nel paese.

Nino Oddo
segretario regionale del PSI

Luca Fantò
Scuola, irricevibili le affermazioni del Ministro Bussetti

Si rimane basiti a leggere l’intervista del Ministro Bussetti pubblicata oggi dal “Corriere della sera”. Il Ministro, citando la nonna, sostiene che nella scuola ci si debba scaldare “con la legna che si ha”. Un’affermazione paradossale se si considera che la poca legna di cui dispone il mondo dell’Istruzione pubblica dovrebbe scaldare milioni di giovani cittadini.

Per noi socialisti l’accettazione per il popolo di un destino di ristrettezze è inimmaginabile. Essere socialisti non vuol dire accontentarsi dell’esistente ma battersi per un futuro migliore. Per questo riteniamo irricevibili le affermazioni del Ministro.

Il PSI esprime anche dubbi sulla regionalizzazione dei docenti che temiamo possa rappresentare l’anticamera per un’ulteriore aziendalizzazione e privatizzazione dell’istruzione. Se ciò non bastasse, il Ministro nell’intervista sembra abbia confermato che non verrà abolito il numero chiuso a medicina.

Noi socialisti pensiamo ad un università libera, aperta a tutti i cittadini, in cui sia il percorso di studi stesso a rappresentare non una selezione (termine alquanto darwiniano) ma la presa di coscienza di ogni giovane delle proprie attitudini e possibilità.

Il PSI chiede  quindi al Ministro di impegnarsi nella ricerca dei fondi necessari a far si che alunni, docenti e personale della scuola possano finalmente lavorare con la necessaria serenità.

Luca Fantò

Maria Rosaria Cuocolo
Non perdiamo altro tempo

Non mi è quasi mai capitato di essere in disaccordo con i graffianti aforismi di Ennio Flaiano, ma questa volta, devo ammettere, le circostanze attuali mi hanno indotto ad individuare un grave vulnus nella celeberrima frase “la situazione politica in Italia è grave ma non seria”. Ebbene, no: la situazione è tanto grave quanto seria, al punto che questa serietà e gravità ci accingiamo ad esportarla anche in Europa.

E’ notizia di queste ultime ore: Matteo Salvini, sulla scorta di quanto accaduto in Trentino Alto Adige, sta davvero pensando ad una scalata alla poltrona più alta d’Europa, quella della Presidenza della Commissione. Se quanto dichiarato dal famigerato Ministro per la Famiglia e Disabilità, Lorenzo Fontana, dovesse rispondere al vero, al più tardi entro il mese di marzo 2019 dovrebbe tenersi una convention dei partiti identitari di tutta Europa, con l’obiettivo di presentare alcuni punti di programma condivisi e, sulla scorta degli accordi già trovati con “The Movement” di Steve Bannon, con Orban e Marine Le Pen magari anche quello di Matteo Salvini candidato di tutti alla presidenza della Commissione UE.

Appare evidente che le preoccupazioni manifestate da alcuni di noi, Segretario Riccardo Nencini in testa, nell’ultima riunione di Segreteria Nazionale risultano, oggi più che mai, fondate, come altrettanto chiaro è che non si possa più perdere tempo e che si debba vincere questa sorta di scoraggiamento di cui sembra essere pervaso l’intero centro sinistra, altrimenti dovremmo proprio dar ragione alla nota massima di Max Weber “lo scoraggiamento è la scusa degli imbecilli”!

Nel nostro manifesto per l’Europa abbiamo opportunamente evidenziato la necessità che le tre forze che hanno finora rappresentato la constituency dell’Unione Europea – Ppe, PSE, Alde – stringano un’alleanza preelettorale aperta ad altri soggetti che garantisca la rifondazione dell’Unione Europea, tornando al primato della politica, trascendendo le logiche interne agli stessi partiti, con un processo aperto per scegliere comunemente il candidato alla presidenza della Commissione Europea, ma non riusciamo a percepire una concreta condivisione metodologica.

Purtroppo non abbiamo quasi più tempo: se è vero che il cambiamento inizia quando qualcuno vede il passo successivo, noi siamo ciecamente immobili!

Ai compagni ed agli amici del centro sinistra italiano un ultimo, accorato appello: non servono gli insulti, i regolamenti di conti personali bensì occorrono idee politiche concrete e fattibili ed una massiccia dose di lucida azione strategico-politica.

Abbiamo bisogno ora di costruire un’alleanza repubblicana, europeista per sbarrare il passo all’opa sovranista, destrorsa e razzista che il fronte identitario si sta predisponendo a realizzare. Il PSI lo sta dicendo da tempo, a gran voce ma con le caratteristiche di una vox clamantis in deserto: non perdiamo altro tempo perché non vorremmo aver ragione dalla storia ma essere sconfitti dalla realtà.

Maria Rosaria Cuocolo
Segreteria Nazionale PSI

Filippo Poleggi
I socialisti ricordano Nicola Paolino

Questo ricordo di Nicola Paolino mi è particolarmente triste perché, per varie combinazioni, non ho potuto dargli l’ultimo saluto.

Il rammarico è perché con Nicola, nonostante fosse provato fisicamente per l’età, l’incontro era quasi quotidiano; per piazza Prefettura che, seppure lentamente, a fatica precorreva con costanza oppure al Bar dove si tratteneva a leggere i giornali e si commentava con la sua notazione sempre lucida, salace e non offensiva , come era sempre in Nicola.

Di Nicola ho conosciuto il rispetto del suo ruolo di funzionario dello Stato che onorava con dedizione e intelligenza, sempre aperto e pronto anche in quel ruolo ad aiutare nell’ambito della legge.

Quadro storico del Partito Socialista molisano, sempre coerente, anche di recente e in tarda età rispondeva all’appello con la presenza ma “per iniziative serie!”

Giovane approdato al PSI con la confluenza dell’MPL di lui ricordo la disponibilità, l’accoglienza ; disposto, come molti altri che ho conosciuto al passo indietro, ad incoraggiare, a sostenere i nuovi pur nei confronti politici energici, loro, con tante medaglie di militanza e fedeltà all’ideale sul petto.

Questo ho conosciuto quando ancora manifestarsi socialista, manifestare l’idea politica non era semplice, non era comodo. Vecchia politica ? Questa è quella che ho conosciuto, questi uomini come Nicola ho incontrato.

Filippo Poleggi