Maurizio Ballistreri
Il 4 marzo e la questione socialista

Il bieco elettoralismo dei satrapi del potere della Seconda Repubblica, ma anche i gravi errori dei socialisti a vario titolo presenti nello scenario politico, non cancellano la grande attualità della “Questione-socialista” in Italia nei confronti della sinistra italiana o, per meglio dire, rispetto a ciò che rimane di questa grande tradizione. Si, proprio quella “Questione-socialista” che dopo il giugno 1976 e il Midas venne rilanciata sulle colonne di “Mondoperaio”, con, tra gli altri, l’intervento magistrale di Norberto Bobbio sul tema del rapporto tra sinistra e pluralismo, in un tempo in cui la concezione dell’egemonia di stampo gramsciano era maggioritaria nel campo progressista, non solo comunista.

In questi anni si è assistito, purtroppo, ad una sinistra che al governo ha dato luogo a norme regressive sui diritti del lavoro, all’attacco sistematico ai sindacati (che, di loro, hanno compiuto molti errori, soprattutto a dividersi nel recente passato e a non contestare con l’adeguato conflitto sociale le politiche del governo-Monti-Fornero), ad una politica economica sul lato dell’offerta, all’abbandono del Mezzogiorno: insomma: l’antitesi di una visione socialista riformista. Ciò è avvenuto nel mentre la destra si è riorganizzata lungo l’asse sovranista, termine del politically correct per non dire di tipo nazionalista, Belusconi-Salvini-Meloni e dando vita, nei fatti, ad una politica neo-centrista, generando un grande vuoto a sinistra.

Ma attenzione!, non c’è bisogno di una sinistra radicale, protestataria e anti-moderna, ma riformista e di governo, che si candidi a guidare il paese, sulla base delle idee tradizionali della socialdemocrazia europea: intervento pubblico in economia e regolazione del mercato, welfare riformato, redistribuzione fiscale dei redditi, democrazia economica, e dei nuovi fermenti di movimenti di base come Podemos in Spagna e quelli portoghesi, alleati dei socialisti di quei paesi, con la revisione delle norme-capestro per i cittadini europei di Maastricht.

Una domanda, quindi, è d’obbligo: perché la piccola comunità socialista, in tutte le sue articolazioni, dopo il 4 marzo con la desertificazione della presenza socialista in Parlamento, mettendo da parte rancori e divisioni, grande per la sua tradizione e per il suo ruolo nella storia d’Italia, non concorre alla ricostruzione di una sinistra, che voglia svolgere la funzione naturale di rappresentante degli interessi popolari e democratici?

Insomma, è attuale quanto preconizzato lucidamente da Pietro Nenni all’alba degli anni 80 del secolo trascorso, prima della sua scomparsa, allorquando sull’Almanacco socialista scrisse: “”Tutto è in questione, tutto è posto di fronte all’alternativa di rinnovarsi o perire”.

Per la politica italiana rimane per intero la “Questione socialista”, intesa non solo come doveroso recupero di una storia e una tradizione che è alla base della nascita e dello sviluppo nel nostro paese di una sinistra inserita nel sistema democratico, contro tutte le vergognose rimozioni di stampo orwelliano, come quella della Rai sui valori della nostra Costituzione repubblicana; ma anche di un rigoroso profilo programmatico, che ponga al primo posto il tema del lavoro e delle sue tutele e dei diritti sociali. D’altronde, nel pieno della cosiddetta “Seconda Repubblica” fu un intellettuale comunista come Alberto Asor Rosa, sovente in odore di “eresia”, che durante gli anni del compromesso storico tra Dc e Pci aveva affermato l’avvenuta sintesi di Turati e Lenin, a dire “la vera anomalia italiana è che manca, da noi, un grande partito socialista”.

Maurizio Ballistreri

Leonardo Scimmi
United States of Europe

Oggi finalmente si parla di Stati Uniti d’Europa. Oggi si parla di europeisti, di democrazia di partiti transnazionali di cultura europea di Euro e dei suoi vantaggi economici, della stabilita’ dei risparmi e delle pensioni grazie all’Euro, dello stato sociale europeo per tutti, che gli americani non hanno e tanto meno i cinesi. Si parla del modello di pace e sicurezza europeo, che in Medio Oriente purtroppo non ha nessuno. Si parla di Europa quale baluardo di garantismo e benessere in un mondo che cambia troppo velocemente. Si parla di Europa democratica con un Governo eletto dal Parlamento europeo e che rappresenti i cittadini. Si parla di educazione europea, di pedagogia europea, di comunicazione europea.

La nostra proposta dall’estero al Partito Socialista sugli Stati Uniti d’Europa arrivo’ durante la Conferenza Programmatica di Roma nel 2015. Noi socialisti in Belgio in Francia in Svizzera in Lussemburgo in Spagna in UK in Polonia in Ungheria in Romania in Ucraina siamo stati anticipatori del tema chiave della campagna: gli Stati Uniti d’Europa.

Oggi l’alleanza europeista e riformista sostiene gli Stati Uniti d’Europa, come fanno Martin Schulz e Macron. Sarà noi, europeisti, contro loro, lega e grillini, nazionalisti sovranisti anti-moderni, chiusi nelle battute sulla razza, invocando ruspe per i poveri e decrescita felice per chi lavora. Uno scenario che spaventa e che invita a scegliere il buon senso, la competenza, la razionalità anziché l’odio e l’improvvisazione. Non facciamo salti nel buio, non replichiamo il caso di Roma.

Noi vogliamo invece una socialdemocrazia competitiva, che produca ricchezza e la redistribuisca a tutti gli europei. Semplice. Noi socialisti guardiamo Avanti!da 120 anni. Fidatevi. Unitevi a noi in questa fondamentale battaglia per scongiurare il rischio di un’Italia grillina e leghista. Impegniamoci tutti in questa fondamentale battaglia elettorale.

Leonardo Scimmi
Coordinatore socialisti all’estero ( Europa)

Psi Alto Adige
Appello alle liste di Centrosinistra

Superare gli egoismi di parte per una visione comune del futuro del Paese.

Il filosofo e scrittore spagnolo Georg Santayana afferma “il difficile è ciò che si deve fare subito, mentre l’impossibile è ciò che richiede tempo”: preso atto del tempo ristrettissimo che rimane nella definizione della composizione della squadra del centrosinistra nell’affrontare in Regione le prossime scadenze elettorali, cerchiamo di risolvere velocemente il difficile, per dedicarci poi tutti insieme alla presentazione ai cittadini dei punti programmatici che contraddistinguono la nostra azione politica ed i nostri valori.

Deve essere un impegno di tutti trovare un giusto equilibrio tra la doverosa rappresentatività di tutte le sensibilità presenti nella coalizione e la necessità di sostenere candidati che possano risultare rappresentativi nella comunità dei diversi collegi e vincenti in una battaglia politica di estrema difficoltà e delicatezza.

Bolzano, 14 gennaio 2018

Alessandro Bertinazzo e Ardelio Michielli

Delegazione PSI al tavolo provinciale e regionale

Mauro Broi
Candidati con LeU con il logo Psi

Carissime e carissimi,
siamo venuti a conoscenza che per la campagna elettorale in corso, alcuni
compagni/e si sono candidati/e nelle liste di Liberi e Uguali.
Premesso che ognuno è libero di fare le scelte che ritiene giuste, e che le
stesse vanno rispettate, altrettanto vero è che coloro che hanno preso questa
decisione avrebbero, per correttezza, dovuto darne comunicazione al Partito
di appartenenza.
Detto questo è bene chiarire, nell’interesse di tutti, che chiunque si candidi in
un partito o qualsivoglia aggregazione politica, diverso dal PSI, decade
automaticamente ed immediatamente da ogni carica all’interno degli
organismi e contestualmente dallo stesso Partito Socialista Italiano.
Diffidiamo tutti coloro, che hanno fatto questa scelta a parlare per nome e per
conto del PSI e/o utilizzare per qualsiasi motivo, in ogni sede e luogo, il nome
e il logo del PSI.

Il Segretario Psi Lombardia
Mauro Broi

Martin Schultes
Più Europa, ma tanta

Rileggo quanto scritto da Adriano Sofri qualche giorno fa sulla sua pagina facebook e da socialista la mia risposta è tutta qui.

Caro Adriano,
la tua proposta di fare squadra per garantire il superamento dello sbarramento al 3%, tra parti storicamente aggregabili attorno al centrosinistra, trova chi si è raggruppato sotto il nome INSIEME istintivamente favorevole. La scelta, infatti, di +Europa di aggravare sul minimo denominatore comune dell’ europeismo senza se e senza ma, non è affatto incompatibile. Noi evidentemente ci stiamo, figuriamoci: noi socialisti l’Europa politica, l’abbiamo voluta prima di tutti. Detto questo, passerebbe inevitabilmente per una discussione sul “+” in un”+Europa” sul quale convergere. E va benissimo, darebbe luogo al dibattito più politico oggi sul tavolo, specie quando non c’è più un solo partito che si dice contrario all’Euro. È inevitabile che il dibattito di fondo, quello che conta e che creerà la competizione politica, sarà sul ritorno politico da ottenere con un sostegno all’Euro e all’Europeismo dichiarato. Ammettiamo che non ci è ancora del tutto chiaro quale sia il “+” che gli amici di “+Europa” hanno in mente. Non può ridursi ad un “+” Europa che semplicemente equivale allo status quo di “-” Italia, o meno stato nazionale, al quale oggi è ridotto. Ma non vogliamo certo fare una gara di europeismo tra europeisti, al contrario. La discussione servirà e dovrà servire ad accordarci su un risultato da strappare in nome di un europeismo dichiarato che
è, e siamo d’accordo con gli amici di +Europa, l’unico modo di ottenere gli elementi mancati da Bruxelles, per una costruzione da compiersi del cantiere europeo. Noi socialisti siamo pronti a metterci in gioco, anche solo per poter litigare sulla sola questione che oggi conta politicamente.

Martin Schultes
Membro della Federazione PSI di Bruxelles

Simona Russo
Basta con i sensazionalismi, ridateci la politica

Le elezioni nazionali si avvicinano e tutti i segnali indicano un ritorno alla politica sensazionalista che abita il nostro tempo. Dai grandi proclami alle demonizzazioni, dai furori alla composizione delle liste elettorali che somiglia sempre di più alla notte degli Oscar bensì che riguardare la politica, quella vera. Di cui siamo in tanti ad averne nostalgia. Si potrebbe dire che il sensazionalismo abbia sempre fatto parte della cultura politica italiana, ma non posso pensare che il Paese si riduca meramente a questo. Vi è più di un’Italia. Vi è l’italia che rincorre la competizione televisiva fatta di grida e di insulti come se fossimo al mercato e vi è quella che invece avrebbe enorme piacere a poter assistere ad un confronto chiaro e civile tra i diversi candidati. Per non parlare della par condicio che non sempre è garantita a tutte le forze in campo, noi socialisti ne sappiamo qualcosa. Ma torniamo al punto di partenza, i trionfalismi delle liste elettorali. Grandi nomi, grandi personalità, ma senza alcuna storia politica, nessuna battaglia alle spalle, nessuna idea per il Paese. Qualcuno direbbe che il è risultato diretto della democrazia, ma ne siamo realmente sicuri? L’accesso in politica deve essere certamente garantito a tutti, ma come in ogni arte che si rispetti, un minimo di conoscenza sull’argomento dovrebbe appartenere ad ogni candidato e candidata. Perché se no, che differenza c’è tra le casalinghe ignare di cosa sia questa politica maltrattata, candidate nelle liste del M5S e un giudice, attore o notabile che sia, candidato nelle liste del PD? Non è il titolo che dovrebbe contare, ma l’esperienza, la storia di ogni individuo legata alla sfera politica. Perché se dunque le cose devono proprio stare cosi, dove in politica, tutti si sentono in diritto di potersi improvvisare mentre in altri ambiti ciò non è concesso, ancora una volta mi batterò per dire che mai ingiustizia più grande fu fatta ai tanti e alle tante che per l’organizzazione della vita pubblica si sono battuti e si battono. Battaglie quotidiane e non a giorni alterni. La politica è difficile, ma è un fuoco che ti arde dentro, dove vi sono vittorie e sconfitte. Che a volte non ti fanno dormire la notte, o che ti fanno svegliare la mattina pensando a cosa bisogna fare per migliorare la condizione dell’individuo. Una ricerca della felicità collettiva come ci ha insegnato Pepe Mujica in Uruguay. Per questo, il mio primo appello è che si torni a questa, che fidatevi, è una donna indispensabile e di enorme seduzione. Mi permetto di fare un secondo appello, rivolto invece ai tanti che come me, sono spesso stanchi di questi tempi un po’ bui, ai quali sento di dire che il 4 marzo è il nostro giorno! Andiamo oltre il circo della campagna elettorale, scendiamo in campo per votare le idee, seppur messe da parte, perché vi garantisco che ci sono. Votare non è solo un diritto ed un dovere, è lottare per cambiare, è darsi una possibilità, è pretendere che al peggio vi sia sempre una via d’uscita e che si può’ e non si deve, smettere di sognare “Insieme” una società più giusta e più inclusiva.

Simona Russo
Membro della DN PSI
Segretaria PSI Bruxelles

Fabio Ruta
Insieme per un nuovo manifesto laico e dei diritti

Inaspettatamente la legislatura che ci lasciamo alle spalle – con il contributo dei parlamentari socialisti – ha prodotto significativi avanzamenti nel campo delle libertà e dei diritti civili.

Unioni Civili, Testamento biologico, Divorzio Breve, Responsabilità civile dei magistrati, Introduzione del reato di Tortura, legge contro il femminicidio e tutela degli orfani di crimini domestici, parità di diritti dei figli naturali rispetto a quelli nati in costanza di matrimonio, Dopo di Noi e legge sull’autismo per quanto riguarda i diritti delle persone con disabilità: questi sono solo alcuni tra i più importanti provvedimenti assunti. Leggi che istituiscono diritti prima inesistenti, garantiscono tutele e libertà.

Il bicchiere dunque, si può vedere come “mezzo pieno”. Ma anche “mezzo vuoto”.

Poiché il nostro Paese appare ancora arretrato in materia di libertà individuali rispetto ad altre democrazie europee. E la laicità dello Stato e delle Istituzioni – pur in presenza di un pontificato considerato dai più come aperto – resta ancora pienamente da conquistare: in un Paese dove vige da tempo immemore il combinato disposto delle ingerenze confessionali e della quasi generalizzata propensione alla genuflessione dei ceti politici.

I temi laici e dei diritti civili – per quanto trasversali – sono una componente importante della tradizione socialista, liberale, ecologista. Lascia sbigottiti la scelta di Emma Bonino di candidarsi con “più Europa” insieme al “centro democratico” di Bruno Tabacci, rispettabilissimo esponente della tradizione democristiana italiana. Il rifiuto di costituire insieme a noi un soggetto laico-riformista genera un vuoto nel panorama politico italiano. Quello che rappresentò la Rosa Nel Pugno, fortemente incentrata sullo spirito libertario, antiproibizionista, laico.

Oggi la lista Insieme, orfana della auspicata ed attesa partecipazione di Emma Bonino, è chiamata a riprendere quel filo. A rivolgersi al più ampio mondo dell’associazionismo laico, antiproibizionista, al movimento per i diritti civili, alla comunità lgbt, al mondo della ricerca scientifica, alle rappresentanze dei culti minoritari che sostengono la laicità e la libertà religiosa, ai cristiani riformisti che interpretano la loro fede in modo non impositivo, alle tante compagne e compagni radicali che non si riconoscono nella scelta divisiva di “Più Europa”. Occorre farlo, sia chiaro, senza pretese egemoniche e senza intenti strumentali. Ma puntando dritto ad obiettivi e contenuti che si intende conquistare. E che una presenza laico-eco-liberal-socialista in Parlamento potrebbe oggettivamente facilitare.

Andiamo a vedere dunque alcuni temi che potremmo affrontare, alcune proposte che potremmo lanciare. Cercando di essere il più possibile completi ed insieme sintetici.

Il 31 Dicembre la Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni ha pubblicato sulla propria pagina facebook il seguente post : “C’è chi guarda alla legislatura appena conclusa pensando che con le leggi su ‘divorzio veloce’, ‘unioni civili’ e ‘fine vita’ si siano raggiunti tutti i traguardi di laicità e si sia esaurito il dibattito su certe questioni. In verità l’agenda laica per la prossima legislatura è più ricca che mai, e quelli di seguito sono solo alcuni temi annotati. -Legge sul pluralismo religioso e per il libero pensiero; – Abuso dell’obiezione di coscienza, come ad esempio su 194; – 8×1000 (quote inespresse); – insegnamento della regione cattolica a scuola (regime e status degli insegnanti di religione); – legge su omofobia (questa dimenticata); – sfruttamento prostituzione, prostituzione, vittime di tratta; – superamento della legge 40 e questione della GPA; – riforma delle adozioni. Sappiamo già che diranno che sono cose che riguardano pochi, che ci sarà chi sgomiterà per stabilire che questi temi non sono prioritari, in realtà questi “argomenti” toccano la vita quotidiana della maggioranza delle cittadine e dei cittadini. Chi si candida alla guida del Paese dovrebbe avere l’interesse a governare i fenomeni sociali e il loro cambiamento, ma anche il dovere di riconoscere i diritti negati, permetterne il loro esercizio e ristabilire il primato della laicità dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi”.

Mi pare che il mondo politico nel suo complesso – e segnatamente il variegato fronte progressista – dovrebbero dare risposte a questo primo (seppur parziale) elenco di questioni ancora aperte segnalate dalla Consulta Milanese. La nostra lista in primis.

Ad esempio occorrerebbe enunciare che le Unioni Civili siano da considerarsi come un primo passo, verso la parificazione dei diritti che si potrà avere solo con il matrimonio egualitario e la possibilità di adozione (non solo la step child adoption) anche per le coppie omosessuali (provvedimento che potrebbe anche essere esteso ai single, previa verifica delle capacità di cura, sostentamento ed educazione a cui occorre far fronte in caso di una adozione).

Inoltre andrebbe ripreso il discorso della legalizzazione della Cannabis, che non può essere limitato alle sole funzioni terapeutiche. Ma deve comprendere anche il consumo ludico, considerare la auto coltivazione, pensare a canali legali di produzione e commercio che sottraggano alle mafie ingenti introiti. Rompendo inoltre quella contiguità di mercato tra sostanze leggere ed altre più pericolose che hanno i medesimi canali di distribuzione.

La prevenzione all’AIDS ed alle MTS è praticamente sparita dai radar. Andrebbe rilanciato il ruolo di campagne di informazione mediatiche sull’uso corretto del profilattico in funzione di protezione dei rapporti. E possibilmente non a tarda notte. Nella fascia Marzullo. Andrebbero anche individuate nuove funzioni per i consultori famigliari, al riparo dalle incursioni confessionali che hanno dovuto subire negli scorsi anni.

Occorre battersi per la abolizione della IRC nelle scuole e per la sua sostituzione con una disciplina improntata allo studio storico e scientifico non solo delle diverse confessioni religiose, ma anche dei pensieri atei, agnostici, razionalisti.

Il testamento biologico non esaurisce il tema del “fine vita”. Occorre guadagnare una legge che consenta la Eutanasia Legale ed il suicidio assistito, delimitandone e circoscrivendone il campo a determinate condizioni di inguaribilità, incurabilità ed insostenibilità di gravi condizioni fortemente inabilitanti e deficitanti (come nel caso noto di DJ Fabo, portato a conoscenza dalla coraggiosa iniziativa di Marco Cappato).

Un altro tema su cui occorre riflettere a fondo è quello dei costi delle Chiese, termine che in Italia vien da usare al singolare. A tal proposito da parecchio tempo la associazione UAAR ha il merito di renderne note dimensioni ed articolazioni, con tanto di voci e paragrafi di spesa. Tra finanziamenti ed esenzioni. Il tutto è riportato nel sito http://icostidellachiesa.it/. In data odierna, secondo il censimento UAAR i costi annui della Chiesa sarebbero di € 6.415.797.808. L’elenco delle voci che comporrebbero questo gettito sono molteplici, tra le quali: otto per mille; cinque per mille; esenzioni irpef per erogazioni liberali; Esenzioni Imu (Ici, Tares, Tasi); insegnamento della religione cattolica nelle scuole; contributi statali per i cappellani nelle forze armate- polizia di stato – carceri; contributi a scuole e università cattoliche; grandi eventi della Chiesa.

A fronte di una tale evidenza Insieme potrebbe portare in Italia almeno un refolo del vento di laicità della repubblica francese. Iniziando a ragionare sulla adozione di una carta della laicità analoga a quella francese sul divieto di ostensione dei simboli religiosi nelle scuole pubbliche, di tutti.

Una iniziativa opportuna che si potrebbe lanciare, credo con il consenso di nove italiani su dieci a prescindere dal credo religioso, potrebbe essere quella di una moratoria decennale (almeno quinquennale) dell’otto per mille alle confessioni religiose: con destinazione di quella parte di gettito fiscale alla messa in sicurezza di un territorio dissestato ed a alto rischio idrogeologico. La riduzione dei finanziamenti alle scuole private a vantaggio di un rilancio ed una riqualificazione della scuola pubblica è una altra carta che dovremmo giocarci.

Inoltre – se parliamo di laicità e diritti – dobbiamo farlo a 360 gradi. Senza dimenticare o far finta di vedere la minaccia che “fondamentalismi” di importazione possono arrecare alla cultura ed alla convivenza civile nel nostro Paese. Occorre lavorare affinché la accoglienza possibile sia sempre coniugabile a legalità e sicurezza ed integrabile con i valori propri delle democrazie liberali. Non bisogna avere alcun cedimento. Occorre dire che lo Ius Soli va adottato, ma affiancato da una campagna di promozione dei valori costituzionali: in primis quelli della laicità delle istituzioni, dei diritti individuali, dei diritti di genere. Occorre avere lo stesso coraggio che ebbe il primo ministro socialista francese Valls quando definì il burkini “incompatibile con i nostri valori”. Occorre proibire espressamente, senza alcuna esitazione (e senza trincerarsi dietro generiche leggi storiche sulla identificabilità), le coperture come burqa integrali e niqab. Occorre di un secco “no” ad ogni richiesta di orari differenziali di frequenza risevati a donne musulmane nelle piscine pubbliche ed altre cose di questo genere. Chi viene a vivere in Italia deve avere la contezza che si trova in una democrazia liberale, in un Stato di Diritto, paritario, incompatibile con precetti teocratici e discriminazioni di genere. Non possiamo lasciare la carta dell’antifondamentalismo alle varie Santanché.

Il tema dei diritti non dovrebbe poi assolutamente prescindere da chi è maggiormente colpito nella sfera della libertà, poiché recluso. Come scriveva Voltaire: “Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una nazione”. L’espiazione della pena non deve essere una condanna a vita ed a morte. Occorre lavorare su più fronti per rendere la carcerazione rispettosa del dettato costituzionale, non vendicativa, ma rieducativa e risocializzante. I suicidi dei detenuti e persino del personale di sorveglianza sono un triste dato che ogni anno le statistiche registrano, testimoniando la invivibilità di molti istituti di pena. Occorre combattere il sovraffollamento carcerario, attraverso provvedimenti una tantum come amnistie ed indulti. Che però risolvono solo temporaneamente il problema. Bisognerebbe andare verso un sistema penale minimo che favorisca le alternative al carcere e consideri la carcerazione solo come extrema ratio. In Francia recentemente è passata la proposta di mettere un telefono in ogni cella. Mi sembra una misura giusta e minima affinché le mura carcerarie non divengano anche invalicabili barriere alla esperienza umana. Occorre abolire l’ergastolo ed il 41 bis. E occorre pensare ad una forma di carcerazione che si differente dalla “cattività” ma fornisca – come solo in certi casi avviene, prospettive di formazione, studio, riabilitazione. E non ultimo garantisca la affettività e la sessualità, rendendo la vita di un detenuto passibile di essere vissuta. Su questi temi è meritorio l’impegno da sempre profuso da personalità del mondo radicale come Rita Bernardini.

Questo seppur abbozzato e parzialissimo elenco parte dalla considerazione personale della necessità, anzi della urgenza, che la lista “Insieme” pensi alla proposta di un “Nuovo Manifesto Laico e per i diritti”. Aperto a tutti coloro che vorranno. Anche solo per fare un pezzettino di strada INSIEME.

Fabio Ruta

Luca Fantò
Scuola pubblica al centro del programma

Partiti per una nuova avventura, ora, INSIEME, abbiamo il dovere di presentare agli italiani un programma che sia all’altezza della prospettiva che PSI, Verdi e Area Civica che fa riferimento a Romano Prodi, si sono dati. Una prospettiva che va oltre il semplice orizzonte temporale rappresentato dalle elezioni del 4 marzo.
Di sinistra, progressisti e coerenti, è importante che dal programma emerga chiaramente la nostra propensione alla protezione del lavoro dignitoso, dei diritti civili, della corretta ed efficace amministrazione dei territori, del rispetto delle risorse che i territori offrono, della redistribuzione della ricchezza e quindi dell’offerta di pari opportunità a tutti i cittadini.
A proposito di pari opportunità, la scuola pubblica è certamente lo strumento più efficace che lo Stato possiede per permettere ad ogni cittadino di poter esprime al meglio le proprie aspirazioni.

Da sempre il PSI ha sostenuto e sosterrà la scuola pubblica. Questo deve essere ben chiaro agli italiani e quindi agli elettori.
Non possiamo negare che l’istituzione scolastica stia vivendo uno dei momenti peggiori dalla nascita della nostra Repubblica.

Nonostante la potenza degli articoli 3, 33 e 34 della nostra Costituzione, la scuola non riesce più a svolgere, pur non scemando l’impegno stoico di docenti e del personale scolastico, il compito assegnatole di “ascensore sociale”.
INSIEME dobbiamo ascoltare il mondo della scuola e impegnare la prossima legislatura a rendere di nuovo efficace la nostra scuola pubblica.
Rivedere i percorsi di alternanza scuola-lavoro, rendendoli efficaci occasioni di approccio dei giovani al mondo del lavoro e eliminandoli dai percorsi liceali che sono pensati per dare occasioni di studio e non di lavoro.

Rivedere i percorsi CLIL, troppo spesso più utili ad indebolire le altre discipline più che a rafforzare la conoscenza della lingua inglese.
Ridimensionare le prove INVALSI, oggi semplicistico ma devastante strumento di valutazione degli istituti scolastici.
Sburocratizzare la professione docente e far tornare la scuola pubblica un luogo di dibattito costruttivo e paritario.
Restituire dignità all’insegnamento disciplinare e ai programmi scolastici, subordinati negli ultimi anni ad una retorica delle competenze (da sempre insegnate nei nostri istituti scolastici) che di fatto è servita unicamente ad indebolire le conoscenze dei nostri giovani.
Adeguare gli stipendi del personale scolastico al livello di responsabilità che esso da sempre ricopre.

Rivedere il percorso di formazione, accesso e carriera, sanando ed eliminando per sempre le differenze esistenti oggi tra docenti e offrendo ai docenti un percorso lavorativo in grado di valorizzare realmente i meriti. Nella scuola pubblica non può esserci competizione ma l’impegno deve scaturire dalla consapevolezza delle proprie responsabilità. Valorizzare il merito non può avvenire con un banale premio in denaro bensì attraverso la volontaria assunzione di responsabilità nella didattica, nell’organizzazione e nella gestione degli istituti.
Restano pochi giorni ancora per definire il nostro programma dunque, ma pochi giorni che potrebbero fare la differenza per il futuro della nostra lista e degli italiani.

Luca Fantò

Giovani europeisti a Bonino: hai tradito la nostra storia e le nostre battaglie comuni di libertà per un posto sicuro

Con la scelta di oggi, i leader di +Europa, Bonino Della Vedova e Magi, ci deludono profondamente. Questa lettera aperta nasce con l’intento di dirlo chiaramente. Molti di noi sono stati simpatizzanti radicali per anni, ma non dopo oggi. Molto di noi sono stati per anni ispirati al progetto della Rosa nel pugno. Dopo questa scelta, la nostra stima svanisce.

Abbiamo ascoltato +Europa e Tabacci rivolgersi a noi giovani, spiegando che la lista che sta per nascere, +Europa e centro democratico, ha lo scopo di parlare del nostro futuro. Come non essere d’accordo: è proprio il motivo per cui, in quanto aderenti a Insieme, abbiamo sperato fortemente che +Europa sposasse il nostro progetto.
Avremmo potuto parlare di futuro dando continuità e ancora più autenticità a una storia di battaglie fatte insieme da socialisti, radicali e, più in generale, laici italiani ed europei. La storia delle battaglie che hanno reso l’Italia un paese più libero, civile e laico. Ecco la parola che non abbiamo sentito oggi, sebbene simbolo dell’identità radicale, così come nostra: laicità. Né abbiamo sentito alcun richiamo alle tante battaglie dei radicali contro la partitocrazia. E non è difficile capire il perché. Scegliendo di unirsi a centro democratico, i radicali rinunciano alla propria identità e alla propria storia. Bruno Tabacci gode del nostro rispetto ma appartiene alla storia democristiana della politica italiana. Cioè tutto ciò che è contrario a laicità e l’ultimo che possa iscriversi alla lotta alla partitocrazia. È un politico apprezzato, certamente animato da profondo spirito democratico, ma la sua storia è molto distante da quella dei radicali. Lo dicono i fatti.

Perché tanta amarezza, qualcuno potrebbe chiedersi. Perché una strada per permettere a +Europa di concorrere a queste elezioni mantenendosi integri c’era e si chiama Insieme. E l’abbiamo detto tante volte, in tanti modi. Avete preferito ascoltare il tatticismo e la possibilità di acchiappare un collegio uninominale “sicuro” in più. Noi invece avremmo voluto fare una campagna elettorale per raccontare come possiamo migliorare l’Italia, insieme a voi. Avete scelto un’altra strada, per il vostro esclusivo interesse personale e contro quello degli Italiani. Abbiate la dignità e il coraggio di dire la verità, come tante volte avete giustamente chiesto agli altri di fare.

A tutte le ragazze e i ragazzi che nutrono speranze nell’Europa unita, a tutte le compagne e i compagni socialisti ma non solo, a quei giovani laici e riformisti che condividono un orizzonte più largo e aperto, chiediamo di condividere questo appello, stilato con logica amarezza ma anche con fiducia, per costruire insieme un percorso autenticamente europeista nella serena convinzione di essere ormai, purtroppo, gli unici a poterlo perseguire con la necessaria coerenza e convinzione.

Elisa Gambardella
Francesco Bragagni
Luigi Bennardi
Riccardo Caboni
Mattia Ciafardo
Andrea Frizzera
Marcello Gianferotti
Alessandro Maffei
Lorenzo Malfatto
Gianpiero Carlo Milani
Nicolò Musmeci
Riccardo Oliva
Enrico Maria Pedrelli
Leonardo Pierini
Daniele Riggi
Scipione Roma
Alice Casadei
Annarita Castellani
Emanuele Curigliano
Vittorio Curigliano
Tommaso Cutrì
Francesca Rosa D’ambra
Chiara Imbalzano
Graziano Luppichini
Riccardo Melia
Alessandro Munelli
Domenico Tomaselli
Sharon Tomaselli

Alessandro Pietracci
La damnatio memoriae senza fine

“L’autentica missione della politica consiste, proprio, nella capacità di misurarsi con queste novità, guidando i processi di mutamento. Per rendere più giusta e sostenibile la nuova stagione che si apre. La cassetta degli attrezzi, per riuscire in questo lavoro, è la nostra Costituzione: ci indica la responsabilità nei confronti della Repubblica e ci sollecita a riconoscerci comunità di vita”.

In queste poche parole, pronunciate nel suo discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica ha condensato l’attuale momento storico cercando di andare oltre la cronaca, oltre “la trappola dell’eterno presente” da lui giustamente stigmatizzata. Quante volte si è detto che una civiltà (o un Paese) senza memoria è destinata al naufragio. Mattarella ha fatto benissimo a ricordare due anniversari, tra loro molto diversi ma accomunati dal loro legame con la guerra e la pace: il 2018 è il centenario dalla vittoria nella Prima Guerra mondiale; sono anche i settanta anni dall’entrata in vigore della Costituzione, una Carta che, insieme con la costruzione dell’Unione Europea, ci ha garantito pace e democrazia.

Peccato che, nel ricordare questo avvenimento, quasi tutti, in particolare la TV di Stato, hanno dimenticato – forse volutamente, in una damnatio memoriae senza fine – che i socialisti furono protagonisti, come o più di altri grandi partiti, di quella indimenticabile fase costituente (basta ricordare i nomi di Nenni e Saragat). Occorre rimarcare questa presenza non tanto per rivendicare, lamentosamente, un “c’eravamo anche noi”, ma per segnalare che quella tradizione politica è viva, anche se provata da sconfitte ed errori ed è attrezzata anche per far fronte alle incognite di questo tempo.

Come diceva Piero Calamandrei, per cui “la Carta Costituzionale è lo strumento di garanzia che si scrive da sobri e da usare per quando si è ubriachi”, oggi più di ieri occorre risalire a quelle radici. Ciò non toglie che anche la Costituzione vada aggiornata: dopo il Referendum del 4 dicembre 2016, se ne riparlerà, dopo le elezioni del 4 marzo, magari passando attraverso una nuova fase costituente.

Viene da chiedersi se pure qui da noi si debbano rivedere i documenti costitutivi della nostra autonomia. Tutti sono concordi sulla necessità di questa riforma ma in conclusione, come ha sottolineato il Presidente del Consiglio Provinciale Dorigatti in un’intervista di fine anno, non si è giunti a una proposta realistica e soprattutto condivisa dalla comunità politica e non solo. Siamo al punto di partenza nonostante il lavoro – per ora infecondo – della Consulta per il Terzo Statuto. Paradossalmente, ma non tanto, sono stati i parlamentari del centro sinistra autonomista a rendere una legislatura tormentatissima per l’Italia molto utile per il Trentino, con il raggiungimento di nuove deleghe (per esempio nel campo dell’energia).

Capiamo così la delicatezza di questa fase in cui la nostra coalizione sta valutando le candidature per le elezioni politiche. Tutti i trentini parlamentari – di maggioranza o di opposizione qui a Trento come a Roma- dovrebbero avere ben presente il senso complessivo della nostra autonomia e agire di conseguenza. Tuttavia, chi amministra la nostra Provincia quasi da venti anni ha una responsabilità in più.

Per questo la girandola di incontri, retroscena, possibili nomi deve essere assolutamente accompagnata da una seria, ponderata e trasparente riflessione. Rivolgo dunque, da queste colonne, un invito agli altri partiti: abbattiamo barriere e muri, usciamo dalle nostre case matte e cominciamo con l’indicare chi non può non esserci a rappresentare il Trentino il resto verrà di conseguenza: io sono convinto che Lorenzo Dellai debba essere in qualche modo della partita, per via della sua storia passata -spesso condivisa- e per la sua azione presente, soprattutto a livello nazionale. Conseguentemente si potrebbe costruire una squadra di candidati che non appartengano solamente alla cerchia dei partiti. Per esempio Psi, Verdi, Prodiani, presenti alle elezioni con la lista “Insieme” (spero anche con i radicali di Emma Bonino) non pretendono di indicare un loro candidato di bandiera ma sono convinti che un nome appartenente all’ area cui fanno riferimento sia un valore aggiunto per tutta la coalizione.

Il centro sinistra autonomista, pur in circostanze difficili, fa bene ad essere consapevole di rappresentare ancora la maggioranza dei trentini. Deve dunque rivolgersi per prima a loro. Poi sicuramente ci saranno anche gli equilibri nazionali da rispettare. La squadra di candidati per Camera e Senato non può scaturire dal soddisfacimento o meno di pur legittime ambizioni o aspettative personali. Ai nostri partiti va richiesto un passo in più, quello di pensare al “bene comune” che non può confliggere con i legittimi interessi di parte. Parafrasando Mattarella, occorre essere consci della responsabilità che abbiamo verso il Trentino e verso l’Italia. Pensare al nostro territorio non è localismo ma consapevolezza del fatto che la gente ci guarda. E si aspetta qualcosa di utile e di giusto per la comunità trentina.

Alessandro Pietracci
Segretario Provinciale PSI