Mario Michele Pascale
Sciogliere il nodo
sul nostro destino

Si chiede, nel PSI, un congresso straordinario. Bene. L’ho chiesto anche io, in tempi non sospetti, dalle pagine dell’Avanti! Per fare il congresso serviranno regole e numeri. Lì si dovranno materializzare per forza. Ma prima dell’avvento dei numeri e delle regole congressuali faccio un appello, non per me, ma per tutto il partito: qual’è la ricetta per affrontare il corpo elettorale e per porre fine alla nostra evidente irrilevanza? Perché tolta la carica di viceministro siamo decisamente irrilevanti. Validi, ma pochi, i nostri deputati. Qualche consigliere regionale qua e là, perlopiù inquadrato in una subalternità penosa ai sistemi di potere dei governatori espressi dal PD. Siamo praticamente assenti dalle grandi aree metropolitane.

Credo e spero che la risposta non sia “mettere qualcun altro al posto di Nencini”. Ma non perché io creda che l’attuale segretario sia una forza della natura e sia insostituibile. Chiunque voglia governare dovrebbe spiegare come si fa, restando a sinistra ed avendo un rapporto forte con il PD (che non possiamo annullare in nome della comune appartenenza al PSE), ad avere, contemporaneamente, autonomia politica. In verità faccio questa domanda da un bel po’ e nessuno risponde. Eppure la questione su cui dovrebbe vertere davvero il congresso è questa, non il cambio della targa sulla porta del segretario. O se volete anche quella, ma dopo le cose veramente importanti.

Compagni, non starò qui a parlarvi bene di Riccardo Nencini. Molti dicono che è stato avido e che ha voluto per sé sia la guida del partito che lo scranno di vice ministro. Chi sostiene questo di certo è un uomo d’onore. Male informato però. Fu Matteo Renzi a chiedere a tutti i partiti di impegnarsi a fondo nel governo. I segretari nazionali dovevano avere ruoli importanti nell’esecutivo. E così fu. Tant’è che il partito votò apposita dispensa per rendere possibile il doppio incarico. Fu un errore? Rammento bene le grida di giubilo che scuotevano il PSI… finalmente eravamo tornati al governo. Avremmo avuto bisogno, invece, di un segretario a tempo pieno? E’ comodo prevedere i fatti dopo che sono accaduti.

Altri dicono che Riccardo Nencini è stato ambizioso e che in nome di questa ambizione il Partito abbia fatto scelte sbagliate. Se così è siamo di fronte ad una colpa grave. Ma vi chiedo: un altro segretario avrebbe fatto scelte diverse? Rammento che la Lega dei Socialisti, che a lungo è stata l’unica opposizione, chiedeva la nascita “di un unico soggetto politico dalla sinistra del PD a Rifondazione, all’interno del quale i socialisti avessero avuto un ruolo centrale”. Venne Italia Bene comune, voluta anche da Nencini, che aveva in se il PD, SEL ed il PSI. Un successo che la sinistra del partito sbagliò a non fare proprio. Potevamo fare una scelta migliore che essere nel centro sinistra?

Il PD è entrato nel PSE al congresso di Roma. Posso nominarvi, uno per uno, i compagni, che oggi contestano, che all’epoca andarono a fare i volontari (oserei dire i garzoni ed i paggetti) all’incoronazione del PD. Era il congresso di Roma. Ed i socialisti, soprattutto quelli che alle ultime comunali di Roma hanno fatto votare Grillo, erano lì a spellarsi le mani. Fece male Nencini ad assecondare il processo di ingresso del PD nel socialismo europeo?

Renzi venne chiamato a Palazzo Chigi. Volle, con lui, un rappresentante del PSI. Fece male Nencini ad accettare? Come detto, rammento ancora le grida di giubilo, dall’Alpi alle Piramidi, da Savona a Trieste, da piazza Castello alla Vucciria…

Secondo me Nencini non ha sbagliato in quello che ha fatto, semmai ha errato in quello che non ha fatto. A fronte di enormi modificazioni del quadro politico ed economico generale, ha giocato di rimessa, volando troppo basso. In un sistema politico che ti vuole o autonomo, puntando coraggiosamente sull’organizzazione ed il rilancio del partito, o lanciato verso una fusione con il PD in nome del socialismo europeo allo scopo di contaminare positivamente il pachiderma cattocomunista, Nencini è rimasto immobile o, peggio, si è lanciato in soluzioni tanto mediane quanto inutili. L’ultima in ordine di tempo è l’alleanza con i radicali e qualche sindaco. E’ chiaro che è una foglia di fico cui nessuno crede davvero.

Un altro segretario avrebbe fatto cose diverse? Avrebbe osato? Francamente non lo penso. Fino alla vittoria del NO al referendum non c’era alternativa a Riccardo Nencini. I cani, si sa, avanzano quando il cinghiale è ferito. Si può salvare il PSI cambiando segretario? Potrebbe un segretario diverso fare cose migliori? Io non credo. Tuttalpiù si può cambiare il mobilio. O il padrone di casa: invece di pagare la pigione a Renzi la pagheremo a Massimo D’Alema.

Il punto è semplice. Il partito ha di fronte a se una sola scelta. O si punta tutto, modello kamikaze, sull’autonomia politica, oppure si va alla fusione con il PD in nome della comune appartenenza alla famiglia del socialismo europeo. In mezzo c’è solo la strada che porta, con il piattino in mano, a chiedere la carità per avere uno o due deputati.  Una strada che significa disperazione e morte.

Abbiamo dato, nei giorni scorsi, uno spettacolo penoso, simile a quello degli sciacalli che si disputano la carcassa di un animale moribondo che rantola ancora. Andare in tribunale, cavillare, ricorrere, finire sui giornali è stato questo agli occhi di chi ci guardava dall’esterno. Il futuro congresso, se vuole ridarci dignità, dovrà sciogliere, in maniera ultimativa, il nodo sul nostro destino. Ed io non intendo rendermi complice di un accanimento terapeutico. Non accetterò soluzioni mediane e foglie di fico.

Mario Michele Pascale
Consiglio nazionale del PSI

Alessandro Pietracci
Ora ragionare sulle idee concrete

All’inizio del 2016 in un articolo di “buoni propositi” per l’anno appena iniziato auspicavo che la politica ritrovasse il proprio ruolo di cerniera con la società e che le istituzioni democratiche fossero in grado di essere al centro di una democrazia compiuta, in cui Governo e Parlamento agiscono per il “bene comune” e i cittadini si sentono parte delle decisioni assunte democraticamente. Questo augurio si è tradotto in realtà?

Purtroppo sembra proprio di no. E il quadro nazionale e internazionale non aiuta di certo. Anzi il 2016 ha visto peggiorare sostanzialmente il clima generale ad ogni livello. Referendum (in Gran Bretagna, ma ancor più quello italiano) ed elezioni (come quelle americane), hanno segnato una svolta in negativo di cui non abbiamo ancora compreso la portata e le possibili conseguenze. Nell’ambito sociale la rabbia della gente aumenta, e cerca una valvola di sfogo generalmente prendendosela prima con il governo in carica,  poi con qualche “nemico” esterno.

Oggi il capro espiatorio è l’immigrato, che viene accusato di tutto, dal terrorismo alla mancanza di lavoro. Sappiamo benissimo che questi fenomeni trovano altre ragioni e sono determinati da altri fattori: ma tant’è; sempre più persone si illudono di trovare benessere e sicurezza in scorciatoie populiste o nazionaliste. E poi ci sono innumerevoli focolai di crisi nel resto del mondo. Veramente basterebbe un fiammifero per dare fuoco alle polveri. E nel 2017 ci potrebbero essere varie occasioni perché ciò accada.

Come è ovvio, i’Italia, da sola, può fare ben poco a fronte di questo scenario che riguarda in primo luogo l’ Europa. A livello globale la democrazia, come l’abbiamo conosciuta finora, è in severa crisi ad ogni livello. Lo vediamo anche nel nostro Partito, a cominciare dalla deriva giudiziaria imboccata da un piccolo gruppo di compagni, a livello nazionale, anzichè utilizzare tutti gli strumenti offerti dal confronto democratico.

I Partiti politici possono essere realmente impegnati a governare seriamente, avere magari buone idee per il futuro, programmi innovativi coraggiosi e validi e magari avere leader in possesso di un’ottima preparazione; tutto questo significa poco o comunque è insufficiente a conquistare consensi e convincere i cittadini. Succede purtroppo che l’opinione pubblica, a volte, preferisca le urla di un comico, con invettive violentissime contro il “ceto politico” e affermazioni contraddittorie o grottesche. Non possiamo rassegnarci a questa condizione, assolutamente pericolosa per la nostra democrazia.

Per rispondere a questo clima le forze politiche più responsabili dovrebbero fare un salto di qualità. E invece… Il 2016, anno di elezioni e referendum, ha fatto registrare forti tensioni e scontri. La classe politica si sta autodistruggendo. Sono premiati i peggiori, mentre le persone “normali” scappano a gambe levate. Difficile distinguere i capaci dagli inadeguati. Citando Hegel è scesa una notte “in cui tutte le vacche sono nere”, indistinguibili, invisibili anche quando sono “sul corridoio”, secondo l’immaginifica metafora di Bersani.

Non si sa da dove cominciare. L’Italia sconta problemi endemici che oggi esplodono, a causa di una crisi che dura ormai da oltre un decennio, debilitando il tessuto sociale del Paese: il mai risolto rapporto tra magistratura e politica; la corruzione e il malaffare; l’incontenibile debito pubblico; l’alternarsi delle leggi elettorali; le riforme mancate o incompiute. In fondo la debolezza del sistema che rimane intatta – o si accentua – dopo l’esito referendario, ha penalizzato fortemente chi governa.  Staremo a vedere, anche se elezioni politiche anticipate sono dietro l’angolo.

Da qualche giorno si è concluso l’ iter formativo del nuovo Governo, presieduto da Paolo Gentiloni, che vede la presenza del nostro Segretario Sen. Nencini. L’ augurio che possiamo fare è che non ci si limiti a galleggiare, a tirare a campare, ad amministrare l’ordinarietà, ma a ricercare nuovi slanci ideali e riforme incisive.

Non ci possiamo permettere che si ripeta un altro 2016, con l’aggiunta dell’avvicinarsi della scadenza delle elezioni: notoriamente, a ridosso delle consultazioni, non si mettono in campo opere o proposte significative, al massimo le si promette. La debolezza, anzi la rissosità interna, dei nostri partiti grandi e piccoli, si riversa sulle istituzioni, assediate da una opposizione spesso distruttiva e, all’esterno, da una “piazza” in perenne, anche se silenzioso, tumulto. Ma abbiamo ancora bisogno dei partiti, che rimangono, con i loro difetti e con i loro limiti,  l’ossatura costitutiva dell’ Italia. La democrazia diretta è una chimera, o forse un incubo.

Non si riesce a rinunciare a qualcosa del proprio per costruire qualcosa al servizio della comunità. Questa incapacità è alla base dell’attuale crisi. Questa però è una “predica inutile”, come avrebbe detto Luigi Einaudi.  Penso che la coalizione di Governo, al di là delle inevitabili separatezze tra alleati, anche molto diversi, debba rapidamente trovare la sua ragion d’essere e, soprattutto debba comunicarla ai cittadini in maniera più convincente o più credibile, di quanto non abbiamo fatto finora, la clamorosa sconfitta del 4 dicembre deve pur farci riflettere: il consenso deve essere conquistato e mantenuto giorno per giorno. Come classe dirigente dobbiamo dire qualcosa di chiaro,  elencare le priorità,  ricordare i risultati raggiunti,  pensare a nuovi obbiettivi.

Nei prossimi mesi il PSI dovrebbe farsi promotore di queste istanze. Il nostro piccolo partito non ha posizioni di potere da difendere, quindi è più libero del PD di ragionare sulle idee concrete, quelle che più interessano i cittadini. L’augurio per il 2017 è proprio quello di poter ragionare sulle cose da fare senza attardarsi in insulti reciproci, in assetti di poltrone o in giochi di palazzo. Perché fuori tutto sta cambiando: bisogni, gusti, abitudini, aspettative, visioni del mondo.

Alessandro Pietracci

Manfredi Villani
Socialisti in marcia per il futuro

Per la lunga marcia del Bel Paese da più parti autorevoli viene diffuso l’augurio di un buon anno di pace,benessere e prosperità solidale.In tanti auspicano di fermare la propaganda d’odio sul web e non assimilare i messaggi che portano a radicalizzazione violenta, collaborando con i gestori e gli utenti online. I problemi degli italiani e la coesione sociale sono al centro del discorso di fine anno 2016 del Presidente Sergio Mattarella. La comunità va costruita giorno per giorno, nella realtà. Questo diffuso senso di comunità è la forza principale dell’Italia,anche rispetto alle tante difficoltà che abbiamo di fronte.Il Presidente ha,altrettanto indicato:Un altro insidioso nemico della convivenza,un fenomeno in preoccupante ascesa è quello dell’odio come strumento di lotta politica che può intossicare la società.Una società divisa,rissosa e in preda al risentimento smarrisce il senso di comune appartenenza e minaccia la sua stessa sopravvivenza.Il Capo dello Stato ha riaffermato che le nostre istituzioni sono i luoghi della sovranità popolare,vanno abitati se vogliono che la democrazia non inaridisca.Secondo il Primo Ministro Gentiloni il Presidente Mattarella ha lanciato un messaggio forte,che ci richiama all’etica dei doveri,al servizio della comunità e sarà un punto di riferimento per l’azione delle istituzioni, nell’anno appena iniziato,nonchè il richiamo al rifiuto dell’odio e della contrapposizione.Il Segretario del Pd Matteo Renzi condivide totalmente le parole del Presidente Mattarella sulla situazione politica italiana e le priorità dell’agenda istituzionale.Anche il Papa Francesco,durante il Te Deum natalizio,ha detto che il presepe ci invita a fare nostra una logica non centrata sul privilegio,sulle concessioni,sui favoritismi.Si tratta della logica dell’incontro,della vicinanza e della prossimità.Francesco,quello venuto a Roma dall’altro capo del mondo,ha aggiunto che nei confronti dei giovani abbiamo un debito perchè li abbiamo emarginati,costretti ad emigrare o mendicare occupazioni che non esistono,perchè abbiamo privilegiato la speculazione invece di lavori dignitosi,pertanto il futuro richiede iniziative piene di audacia.Il clima augurale della suddetta narrativa,a mio parere va integrato dall’attività politica dei socialisti in marcia per il futuro.Apprezzo con rispetto e stima il contenuto dell’intervista al Segretario Riccardo Nencini redatta da Daniele Unfer il 30/12/2016,pubblicata con il titolo:L’EUROPA DA COSTRUIRE.Condivido le affermazioni di Nencini sul futuro dell’UE e trovo molta saggezza anche nel suo invito di mettere da parte i tribunali per occuparci esclusivamente di politica.

Manfredi Villani

Cristian Rullo
Un anno di socialismo sul web

E’ passato ormai un anno da quando il segretario regionale mi ha affidato l’onore (ma anche l’onere) di gestire il sito web dei socialisti lombardi, sito web che ha come obiettivi quello di diventare la casa virtuale di tutti i socialisti della lombardia e di permettere al partito di comunicare in maniera più efficace e rapida con tesserati e simpatizzanti.

Appare infatti evidente come nell’epoca attuale le idee e gli ideali socialisti, sempre validi oggi ancor più di ieri, richiedano strumenti adeguati per essere portati all’attenzione del grande pubblico: non è più (solo) tempo di comunicati stampa sui giornali e di volantini, come insegna la rilevante presenza sulla scena politica nazionale di alcuni movimenti populisti che si sono imposti praticamente solo per mezzo del web.

Presenza che è non solo di esempio ma anche di monito: vuoti ideali ampiamente diffusi sul web hanno più forza di ideali e di idee tramandate solo per mezzo degli strumenti abituali della politica del secolo scorso, anche solo a causa della platea sconfinata di cui si dispone con un post su un blog o su un sito.

L’esigenza è quella di innovare per non sparire, di usare gli strumenti moderni per farsi conoscere e per diffondere le idee socialiste a quante più persone è possibile.

Tutto ciò assodato, può apparire un po’ controtendenza la scelta di innovare partendo dal sito web anziché dai social (dove comunque siamo già presenti ed attivi).Il motivo è che i social per loro stessa costituzione nascono per una comunicazione mordi e fuggi, le notizie si disperdono nel mare dei cosiddetti “Big Data” e diventa difficile cercare oggi contenuti pubblicati ieri. Un sito web istituzionale al contrario è uno spazio dedicato dove i contenuti sono ordinati e facilmente fruibili in qualsiasi momento si desideri accedervi.

Uno spazio web dedicato a tutte le federazioni della Lombardia rappresenta un privilegiato punto di partenza per esplorare e conoscere le attività del partito: qualsiasi visitatore che vorrà informazioni specifiche su una federazione sa (o saprà) che le troverà su www.psilombardia.it , nella sezione dedicata a quella federazione. Ma non solo, per razionalizzare la comunicazione agli indirizzi mail personali di difficile memorizzazione si sono sostituiti degli indirizzi mail più specifici per ogni federazione (ad esempio lodi@psilombardia.it ), cosa che consente anche di non legare la comunicazione della federazione al segretario regionale cui l’indirizzo privato apparteneva. Il risultato è che cambiando il segretario di una federazione non sarà più necessario trasmettere nuovi indirizzi mail di riferimento.

Per conseguire l’ambizioso obiettivo di pubblicare i contenuti massivamente e continuamente si è deciso di permettere ad ogni federazione di pubblicare autonomamente sul sito (nello spazio ad essa dedicato) articoli ed eventi,  con l’eventuale supporto del sottoscritto per la fase di avvio delle attività e di gestione degli eventuali (pochi, per fortuna) problemi.

 I risultati, a distanza di un anno, ci hanno dato ragione anche se molto c’è ancora da fare.

Innanzitutto, il rating su Google ci colloca come 4° risultato (in prima pagina quindi) ricercando “Partito Socialista Italiano”, ovviamente dopo il sito istituzionale del partito ma prima di qualsiasi altro sito dedicato al socialismo in Italia. E’ un grande risultato, merito degli sforzi di tutti, ma soprattutto è una enorme opportunità per farci conoscere quella che ci viene offerta.

Inoltre, le analisi dei dati del traffico sul sito per il solo mese di Dicembre ci dicono che abbiamo ricevuto 358 visite di utenti per un totale di 966 pagine consultate. A conferma del dato relativo al rating, di queste visite ben 132 sono il risultato di ricerche effettuate su Google.

Sono dati importanti, che confermano che il sito è fruito e che vale la pena di fare un ulteriore sforzo perché innovare è facile, quello che è difficile è confermarsi ma soprattutto migliorarsi.

Innanzitutto, i contenuti. Il sito vive dei contenuti che vengono prodotti dalle Federazioni, se abbiamo delle federazioni molto attive in tal senso (quella di Milano su tutte) ce ne sono pure molte che latitano. E’ necessario fare uno sforzo, il web è il regno dei giovani e per richiamarli ed aggregarli è necessario parlare il loro linguaggio ed usare i loro strumenti di comunicazione. Altrimenti il risultato inevitabile sarà il calo dei tesserati e la scomparsa del partito dall’opinione pubblica: giusto ieri parlando al lavoro uno dei miei responsabili mi ha detto che non sapeva che il partito socialista fosse ancora attivo.

Oltre a questo, ritengo che nel prossimo anno dovremo esplorare anche le ulteriori opportunità che offre il web per integrare i servizi che possiamo offrire ai nostri visitatori  e creare una sinergia tra noi ed il sito nazionale per la condivisione di contenuti e la creazione di un network socialista.

Obiettivo ambizioso, certo. Ma nulla è impossibile se ci impegniamo tutti quanti insieme. Chiudo augurando a tutti un ottimo anno nuovo, ricco di soddisfazioni e di gioie.

Cristian Rullo

Bruno Degasperi
Il Psi e il 2017,
sia l’anno del lavoro

Ho la convinzione che il dato più rilevante relativo alla sconfitta del SI’ al referendum costituzionale sia la prevalenza dei NO tra i giovani. Proprio quella fascia di elettorato a cui Renzi ha sempre dedicato grande energia mediatica. Sarebbe davvero riduttivo e sbagliato liquidare tutto con l’etichetta del “populismo”. Siamo di fronte ad una crisi profonda, che investe soprattutto le nuove generazioni: pochi di noi credo possono dire di non avere in famiglia un figlio, un nipote, un familiare alle prese con la disoccupazione o con la precarietà dell’impiego. Una crisi economica che si affianca e si irrobustisce grazie ad una crisi anche culturale e morale.

L’INPS ha pubblicato pochi giorni fa, il 19.12.2016, i dati dell’osservatorio sul precariato, relativi al periodo gennaio-ottobre, nei quali appare con tutta evidenza come gli effetti della decontribuzione siano svaniti, se solo si pensa che nei primi 10 mesi dell’anno 2016 le assunzioni a tempo indeterminato si sono ridotte non solo rispetto al medesimo periodo del 2015 (giustificato dal fatto che nel 2015 vigeva un esonero triennale pari a 8.060 euro l’anno), ma anche rispetto ai primi 10 mesi del 2014 nel quale non era previsto alcun incentivo. Il gap negativo tra le assunzioni del 2016 e quelle del 2014 è di 63mila assunzioni a tempo indeterminato in meno.

Servirebbero interventi strutturali e risorse per agire su alcuni fronti: la riduzione del costo del lavoro; l’allineamento della formazione scolastica con le richieste produttive nazionali ed internazionali; la promozione di politiche attive del lavoro che si avvicinino a quelle vigenti nei paesi del Nord Europa.

Non mi pare che il Governo, purtroppo, abbia queste priorità. Per questo auspico che il PSI faccia del 2017, per la sua attività politica, l’anno del lavoro. Rimango convinto che il Partito Socialista abbia ancora molto da dire. Ricordiamoci che di tattica si sopravvive ma di mancanza di strategia si muore: il mio auspicio è che il PSI torni a parlare con determinazione di lavoro, di istruzione, di inclusione sociale. Questo hanno sempre fatto i Socialisti Italiani e questo sono chiamati a fare nella ricomposizione del quadro politico.

Bruno Degasperi
Vicesegretario PSI Trentino

Riccardo Galetti
Lo spirito del 2006, per una sinistra riformista e di governo

L’entusiasmo e la passione dell’esperienza della Rosa nel Pugno sono sempre ricordati con nostalgia dai socialisti, giovani e non. Eravamo, dopo tanti anni, al centro del dibattito politico, avevamo un voto d’opinione importante (nostra drammatica lacuna negli ultimi vent’anni), avevamo finalmente una prospettiva di medio periodo che ci avrebbe permesso di diventare quel piccolo ma determinante polo laico che rincorriamo da tutta una vita. Al netto di come e perché quell’esperienza sia declinata e fallita in pochi mesi, è stato l’unico momento della nostra storia recente nel quale all’entusiasmo e allo slancio dei compagni si sia accompagnato un risultato elettorale considerevole, seppur inferiore alle grandi attese (alzi la mano chi di noi non sogna ad occhi aperti un milione di voti e 18 deputati).
Di quello spirito, di quell’entusiasmo, avremo bisogno per affrontare le sfide del futuro ed arrivare pronti al prossimo, imminente, appuntamento elettorale.

L’ex Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha teorizzato nelle ultime settimane un progetto interessante. Le condizioni per aggregare una forza di sinistra riformista, concreta, responsabile e che collabori con il Partito Democratico esistono, non approfittarne potrebbe rappresentare la definitiva condanna per la nostra comunità ultracentenaria. Lo stesso Direttore Del Bue, in un articolo dello scorso settembre, aveva individuato in Pisapia la personalità giusta per riunire in un area “liberal-socialista” noi, i radicali, i laici, alcune esperienze civiche e quei pezzi di ecologismo e di sinistra che si sono finalmente convinti della pragmatica necessità di collaborare con gli amici del PD per riformare il Paese, non in un domani immaginifico ma nel presente e nel quotidiano.

Pisapia ha la visibilità e l’autorevolezza per fare da collettore e da leader di questa Rosa nel Pugno rivista, aggiornata ed allargata, ma dovrebbe sempre tenere a mente che le elezioni non si vincono solo nelle grandi città, a Milano e a Roma, dove è forte il voto d’opinione. Se l’ambizione è quella di costruire una forza che non sia una lista civetta per sottrare voti alla babilonia PRC-SI-Possibile, ma un progetto stabile, diffuso e autenticamente riformista, la nostra presenza strutturata non sarebbe solo auspicabile ma quasi necessaria.

La strada è impervia e gli ostacoli sono molti, ma se così non fosse non sarebbe entusiasmante fare Politica.
I giovani socialisti, oggi come nel 2006, ci sono e sono pronti.

Riccardo Galetti
Responsabile Esteri – Segreteria Nazionale Federazione dei Giovani Socialisti

Giorgio Del Ciondolo
Un’Assemblea Costituente per riscrivere le regole

Dopo il Referendum Costituzionale che ha registrato un voto politico e non un voto di merito sulla Costituzione, e dopo oltre 70 anni dalla prima Costituente è necessario sicuramente una riforma per adeguarla ai cambiamenti intercorsi da allora. Quindi il PSI dovrebbe riproporre un’Assemblea Costituente in concomitanza con le prossime elezioni politiche.

Un’Assemblea Costituente eletta dai cittadini in maniera proporzionale  di 100 rappresentanti del popolo che in due anni dallo loro elezione  definiscano il riassetto Costituzionale, sia nella prima che nella seconda parte della Costituzione vigente.

Credo che anche la prima parte dei principi non debba costituire un tabù, infatti ad esempio nel primo articolo inserirei  la parola “libertà”  insieme a “lavoro”  perché il principio della libertà dovrebbe oggi essere  acquisito collettivamente e quindi da sancire in Costituzione, affinché  nessuna maggioranza o nessun governo possa assumere posizioni liberticide. Infatti la nostra Costituzione (art.13) riconosce il principio della libertà personale  inviolabile ma non esalta il principio della “libertà” in termini assoluti e collettivi. Credo che dopo settanta anni di democrazia il popolo italiano sia universalmente convinto sostenitore della libertà. La liberà è una delle tre parole, insieme a uguaglianza e fraternità, alla base della più importante rivoluzione di liberazione dell’individuo, quella francese di fine ‘700, che è il punto di riferimento per tutti i cittadini liberi del mondo.

Sulla seconda parte della Costituzione quella sull’ordinamento della Repubblica si dovrebbe tendere alla semplificazione dei livelli passando da 4 a 3 livelli; quella in vigore prevede 4  livelli: Stato-Regioni-Province e Comuni, troppi per una società moderna, sarebbe opportuno averne tre: lo Stato Unitario; Macroregioni; Macrocomuni. Tutti eletti direttamente dal popolo e mai più Enti di secondo livello, cioè non eletti direttamente dai cittadini. Macroregioni e macrocomuni  determinati da referendum popolari. Riduzione delle Regioni a Statuto speciale, riconoscendolo solo alle diversità linguistiche  e/o culturali; soppressione del Senato della Repubblica ed elezione diretta del Presidente della Repubblica seppur in un regime Parlamentare e non Presidenzialista, per evitare la logica del leaderismo, non più un capo-unico al comando com’è stato negli ultimi venti anni.

Riscrivere alcune parti della Costituzione vigente  con un ottica di riforme che diano più peso  ai cittadini, salvaguardando le aree più deboli del paese: sia che tra nord e sud, sia  tra grandi aree urbane e località a scarsa densità abitativa ma che sono di grande importanza per il territorio nazionale e l’ambiente.

Una proposta Socialista per  la Riforma della Costituzione dal basso dando voce ai cittadini con un Assemblea Costituente del Duemila.

Giorgio Del Ciondolo
Consiglio Nazionale PSI

Raffaele Piazza
Il consiglio di mio padre:
Psi e Avanti!

A chi crede solo a quello che vede
sono passati due anni e mio padre non c’è oggi al mio fianco per consigliarmi in questo momento storico.
un nuovo percorso pieno di luce si sta parando innanzi al nostro orizzonte.
dopo venti anni si intravede per il Partito Socialista Italiano un futuro carico di successi.
Una nuova legge elettorale che consenta di riportare il nostro simbolo a pieno titolo sulle schede di Camera e Senato.
A chi si permette ancor oggi di dire qualcosa su quello che Marcellino Piazza avrebbe detto e fatto io rispondo che papà aveva un solo Credo laico Il Partito Socialista Italiano e il suo testo era L’avanti
Io lavorerò con chiunque voglia condividere questi obbiettivi riportare Socialisti in Parlamento eletti in liste socialiste e Riportare un casertano del Partito Socialista Italiano in consiglio regionale.
Mio padre diceva sempre finché c’è un partito socialista italiano i Piazza saranno nel psi.
Riporto l’articolo che l’Avanti Pubblicò il giorno delle esequie
“Marcellino Piazza non ci scriverà più
“È morto Marcellino Piazza, storico esponente del Psi casertano. Aveva 84 anni. Era consigliere comunale a Piedimonte Matese sua città natale nonché, per 25 anni, consigliere provinciale. “Un galantuomo della politica, un compagno prezioso ed instancabile che non ha mai cessato il suo impegno per il partito e per l’Avanti! di cui è stato straordinario divulgatore”. Così il Segretario nazionale del Psi Riccardo Nencini in un messaggio di cordoglio inviato al figlio Raffaele e alla famiglia.
Nella redazione dell’Avanti!, si era soliti dire: “Con 100 Marcellino Piazza, l’Avanti! sarebbe il primo giornale e il PSI, il primo partito”. Sì perché Marcellino era uno di quei compagni all’‘antica’, che credeva nella militanza attiva, capace non solo di sollecitare i compagni ad abbonarsi e a tesserarsi, ma poi di andare casa per casa, dove consegnava le tessere e il giornale. Faceva arrivare tutti i suoi abbonamenti in edicola per evitare che si perdessero per il consueto cattivo funzionamento delle poste che non assicuravano la consegna. Poi telefonava per segnalare la cronaca locale, per parlare di quanto avveniva da lui e raccogliere notizie di prima mano dalla Direzione. Insomma con Marcellino la politica era una cosa bella, viva, appassionante. Mancherà non solo ai suoi cari, agli amici e ai compagni di Piedimonte Matese e del casertano, ma mancherà tanto anche a noi.

Raffaele Piazza

Carlo Vizzini e Riccardo Nencini
risposta a Bobo Craxi

Caro Bobo,
Abbiamo poco da eccepire rispetto alle tue valutazioni.
Siamo perfettamente consapevoli della necessità di tenere unita la comunità attraverso iniziative politiche da mettere in campo il prima possibile. Attendiamo, del tutto serenamente, l’esito giudiziario che a giorni dovrebbe essere reso noto.
Condividiamo altresì il giudizio sul governo – di scopo e di responsabilità – che si va costituendo.
Non va perso un momento per rassicurare e per rasserenare le compagne e i compagni. Tanto più in fasi così delicate per l’Italia, non deve far difetto quel senso di responsabilità che ci ha sempre contraddistinto. Ora va dimostrato anche verso noi stessi, mettendo la politica al centro, cancellando sterili polemiche, superando la logica del ricorso al tribunale.
Come sai, non c’è mai stata, non c’è, alcuna pregiudiziale. Proprio per questo non va disperso lo spirito nuovo che leggiamo nella Tua

Carlo Vizzini e Riccardo Nencini

Bobo Craxi
La fase politica è cambiata: ora un Congresso straordinario del Psi

Caro Nencini, caro Vizzini, la crisi politica della coalizione, apertasi dopo la sconfitta referendaria, investe anche la nostra responsabilità e ci obbliga a un’azione politica per il futuro, che determini un nuovo possibile ruolo per i socialisti italiani.

La soluzione di un Governo che copra un vuoto politico e garantisca la stabilità e gli impegni di natura interna ed internazionale nella discontinuità, penso sia il percorso che significativamente il Capo dello Stato abbia giustamente intrapreso. Sono naturalmente per reiterare una richiesta di convocazione di un organo politico, che analizzi la fase e lo sappia fare in coerenza con una legittimità di fatto, che è rappresentata dai socialisti che si sono battuti in fronti avversi nel referendum e che hanno, pur nella difformità delle loro opinioni, mostrato la nostra vitalità.

Penso che per ricucire doverosamente la comunità socialista possa essere utile e indispensabile darci un appuntamento politico straordinario, di rilancio e di rafforzamento per le elezioni, che si preannunciano, in ogni caso, alle porte. Un Congresso che non drammatizzi le nostre difficoltà, ma che al contrario faccia tesoro delle nostre esperienze, degli errori e delle opportunità che si aprono per i socialisti italiani nella nuova e complessa fase politica che si é aperta nel Paese. Penso che la riflessione debba essere comune e che gli obiettivi non potranno che confermarsi tali, una piccola comunità, se unita, può allargare il proprio orizzonte e rivolgersi anche a un popolo più vasto. Un Congresso aperto, dunque con regole nuove e convincenti per tutti, in un percorso di marcia nuovo e inclusivo. Mi auguro sappiate fare vostre queste mie brevi riflessioni. Fraternamente”.

Vittorio Bobo Craxi