Il 13 agosto del 2007 a Garlasco, una tranquilla cittadina nel pavese, una giovane donna venne trovata senza vita nella villetta di famiglia.
Si chiamava Chiara Poggi, aveva 26 anni. Il corpo della ragazza venne trovato dal suo fidanzato, Alberto Stasi, che quel pomeriggio, preoccupato dalla mancanza di notizie della giovane, si recò nell’abitazione della famiglia Poggi, quei giorni in vacanza. Chiamò gli operatori del 118 mentre si dirigeva verso la caserma dei Carabinieri e, secondo una ricostruzione iniziale, al suo arrivo nella villetta, Chiara Poggi era già priva di vita, distesa in fondo alla scala che portava in cantina.
Le indagini furono segnate da diversi errori. Le scarpe di Alberto Stasi vennero sequestrate solo il giorno dopo, risultando pulite e con un’impronta non compatibile con quelle ritrovate sulla scena del crimine. Il corpo della 26enne non fu pesato durante l’autopsia, ostacolando una stima precisa dell’orario della morte. L’arma del delitto non fu mai ritrovata.
Le attività investigative si concentrarono sin da subito su Alberto Stasi.
Alcuni elementi raccolti, come l’impronta trovata sul dispenser del sapone nel bagno, la testimonianza e le contraddizioni, portarono gli inquirenti a ritenerlo il responsabile.
Il 12 dicembre del 2015, dopo un’altalena di sentenze e ricorsi, per Stasi arrivò la condanna definitiva a 16 anni di carcere per omicidio volontario.
Nel 2016 la difesa di Stasi presentò una nuova consulenza, accendendo nuovamente i riflettori sul caso. Secondo la perizia il DNA trovato sotto le unghie di Chiara Poggi non apparteneva a lui, ma ad un conoscente della ragazza. Fecero il nome di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara. Venne indagato, ma la quantità di DNA trovata fu considerata scarsa per essere probante.
Le indagini furono chiuse.
Ad esattamente dieci anni di distanza dalla condanna definitiva di Alberto Stasi, l’11 marzo del 2025, la procura ha deciso di riaprire il caso ed il fascicolo su Andrea Sempio.
Nuovi campioni di DNA sono stati prelevati. Una nuova traccia denominata la “impronta 33”, l’impronta del palmo di una mano destra, è stata attribuita a Sempio.
I legali di Andrea Sempio insistono non sia la sua. Il martello a coda di rondine scomparso dalla villetta Poggi, come da dichiarazione dei genitori di Chiara (presente nel fascicolo delle motivazioni della sentenza bis), sembrerebbe esser stato ritrovato nel canale di Tromello, adiacente ad un’abitazione di famiglia delle cugine Cappa (cugine di Chiara Poggi ndr).
Attualmente, Alberto Stasi si trova in stato di semilibertà.
Dopo mesi intensi che hanno travolto l’intera nazione, dividendo l’opinione pubblica tra colpevolisti e innocentisti, la domanda sorge spontanea. Le indagini stanno percorrendo il giusto sentiero o sono ingarbugliate in un bosco di rovi? Se, effettivamente, esiste un nuovo indagato con un legame concreto con Chiara Poggi, su quali basi è stato condannato Alberto Stasi? E soprattutto, verrà mai alla luce la verità su quell’ormai lontano 13 agosto del 2007?