Voto ai sedicenni
una proposta dei socialisti

Elezioni Regionali“In tutti i consigli regionali i socialisti presenteranno proposte di legge per regolamentare i gruppi di interesse e per consentire il diritto di voto ai sedicenni nelle elezioni amministrative”. Lo ha annunciato il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, promotore dei Disegni di Legge che prevedono l’estensione dell’elettorato attivo nelle elezioni regionali, comunali e circoscrizionali per i giovani che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età e la regolamentazione delle lobby, “ per rendere trasparenti gli incontri dei gruppi di pressione con i decisori pubblici – ha specificato Nencini – tramite l’iscrizione ad un apposito pubblico registro”. La norma, che è stata approvata con una legge regionale su proposta di Nencini nel 2002 dalla Regione Toscana (quando Nencini ricopriva il ruolo di presidente del consiglio regionale, ndr) è inserita anche nella legge delega sugli Appalti che sarà approvata entro la fine dell’anno. “L’obiettivo – ha aggiunto Nencini argomentando la legge sul voto ai sedicenni – è allargare la platea della partecipazione e chiedere a un giovane che oggi ha la possibilità di essere più informato rispetto a trent’anni fa di partecipare alla vita democratica del Paese. In Austria, nei comuni di mezza Europa e in alcune regioni della Germania il voto ai sedicenni è legge già da un pezzo e noi vogliamo dare un contributo affinché l’Italia sia il prossimo Paese ad approvare una norma giusta. Quando le istituzioni chiedono ai propri giovani di decidere, si sta costruendo una società che guarda al futuro”- ha concluso Nencini.

 

La Polizia ferma 4 kosovari con l’accusa di terrorismo

kosovoQuattro cittadini kosovari sono stati fermati nell’ambito di un’operazione antiterrorismo della polizia nei confronti di una presunta organizzazione che propagandava l’ideologia jihadista. Nell’ambito dell’operazione sono stati eseguiti l’arresto del capo cellula rintracciato in Kosovo, l’espulsione a carico di un kosovaro e l’applicazione del regime della sorveglianza speciale per motivi di terrorismo nei confronti di un macedone residente a Vicenza. La richiesta è stata avanzata direttamente dal Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Franco Roberti.

L’indagine che ha portato agli arresti di oggi è stata condotta dagli uomini della Direzione centrale della Polizia di prevenzione, l’Antiterrorismo italiano, e da quelli della Digos di Brescia.

Gli investigatori hanno ricostruito contatti e organigramma di una presunta organizzazione terroristica che, anche attraverso l’uso della rete e dei social network, propagandava l’ideologia jihadista. Le indagini sono partite nel 2014 proprio dopo la scoperta su Facebook di un gruppo che si chiamava “Con te o senza di te il Califfato è ritornato”, partecipato da foreign fighters balcanici che combattono in Siria fra le file dello Stato Islamico. Secondo le stime, sono infatti almeno 300-400 i combattenti di etnia albanese, prevalentemente kosovari. Di questi, la presenza di una quarantina nelle brigate dell’Isis era stata accertata già un anno fa dalle autorità di Pristina.

Inoltre è stato scoperto il modo in cui questi giovani venivano reclutati nel Kosovo, la facciata legale per molti dei nuovi adepti si ritiene sia stata quella delle organizzazioni umanitarie provenienti da diversi Paesi arabi: portando aiuti alle famiglie e corsi di formazione gratuiti per i più giovani, queste organizzazioni non governative sono riuscite prima ad accaparrarsi la fiducia degli abitanti e poi a influenzare la loro formazione religiosa, sconfinando presto nell’indottrinamento vero e proprio alla causa del Califfato.

Redazione Avanti!

Lavoro. Meno incidenti
ma aumentano i morti

morte-bianca Si continua a morire di lavoro. E oggi si muore più di ieri. Infatti dati dell’Inail affermano che gli infortuni sul lavoro sono in calo ma non è così per i casi mortali, che, dati aggiornati a fine ottobre in base alle denuncia arrivate, sono circa 100 in più rispetto allo stesso periodo del 2014. È quanto appare in uno studio dell’Inail diffuso nel giorno dell’Assemblea sull’Amianto, spiegando che è in corso uno studio per appurare e comprendere le cifre.

Insomma dopo un decennio di cali, gli incidenti fatali tra gennaio e ottobre del 2015 hanno ripreso ad aumentare. Un’inversione di tendenza che era emersa sin dai primi mesi di quest’anno ma che ora Inail conferma, esprimendo “preoccupazione” per un rialzo significativo, che supera il 16%.
Eppure se si guarda a tutti gli infortuni, anche quelli non mortali, la discesa continua, con un ribasso complessivo tra il 4,5% e il 5% nei primi dieci mesi dell’anno. Se ne contano 25.623 in meno, includendo anche i casi definiti dall’Istituto “in itinere” ovvero nei tragitti intrapresi per motivi strettamente legati all’impiego. Una decisa flessione si rileva anche focalizzando l’attenzione solo sugli incidenti accaduti mentre si lavora (17 mila e rotte in meno).

Tutto ciò non è bastato per impedire 101 morti in più, tra cantieri, fabbriche, campi e tutti gli altri scenari operativi. Si sono infatti conclusi con un decesso 729 infortuni (erano 628 nello stesso periodo del 2014). E il divario aumenta ancora se si aggiungono anche le perdite “in itinere” (155 in più) con il totale che sfiora il milione solo nei primi dieci mesi del 2015 (988). Il minimo storico dell’anno prima è ormai già abbondantemente superato ma l’Inail invita comunque alla prudenza ricordando che si tratta di dati basati sulle denunce, che ancora “sono in fase di assestamento”. Inoltre i vertici dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro fanno sapere che è in corso un’analisi per capire il perché dell’aumento. Intanto dai dati mensili, pubblicati sul sito web dell’Inail, è evidente l’aumento dei casi mortali tra gli over60 (+38,3%).
L’occasione per tornare a parlare di morti bianche è stata l’Assemblea nazionale sull’amianto, che negli anni ha fatto, ha sottolineato il presidente dell’Inail Massimo De Felice, oltre “17 mila” vittime. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha assicurato che le verifiche diventeranno più efficienti a partire già dal prossimo anno, non appena l’Ispettorato Unico, previsto dal Jobs act, diventerà una realtà. Le attività ora dislocate tra Inps, Inail e ministero del Lavoro saranno infatti accorpate e faranno capo a un solo polo. Quel che bisogna capire, ha avvertito Poletti, è se mantenere comunque lo stesso impianto, “le stesse competenze”, oppure aprire una “riflessione” sui ‘poteri’ dell’Agenzia Unica, affinché “la nuova struttura possa essere meglio utilizzata”. Oltre al capitolo dei controlli c’è un tema che per il presidente dell’Inps, Tito Boeri, resta cruciale: “la flessibilità in uscita”.
Parlando dei lavoratori che si ammalano a causa del contatto con l’amianto, Boeri è tornato sul punto, chiarendo anche come sia “molto difficile riuscire a misurare con esattezza la speranza di vita dei singoli e delle specifiche carriere”.

Redazione Avanti!

Mobili made in Italy,
una strategia per la Cina

mobiliSi parla molto ultimamente di nuovi finanziamenti per le start up giovanili, ma ciò che sorprende di più è che stiano nascendo specifici programmi di insediamento imprenditoriale indirizzato particolarmente ai grandi Paesi in via di sviluppo, Cina in testa. Su questo il settore mobilificio ha una strategia innovativa.

Una strategia creata appositamente per la Cina e completamente diversa da quelle studiate negli anni per l’espansione nei diversi su un mercato che ha bisogno di un approccio specifico. La strategia dell’industria del mobile italiano per la Cina, in sinergia con il sistema delle Fiere e il Governo, non cambia.

Il rallentamento della crescita cinese non sembra spaventare, per ora, le imprese italiane dell’arredamento: le vendite verso Pechino continuano ad aumentare, sebbene a ritmi inferiori rispetto al 2014 (che aveva segnato un +35%). Dopo il +20% del primo semestre, nei primi sette mesi dell’anno l’export del settore legno-arredo in Cina ha superato i 190 milioni, con una crescita dell’8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Un programma che culminerà, almeno nella sua prima fase, in una fiera del mobile realizzata in partnership con Bologna Fiere, che si terrà a Shanghai nel dicembre del 2016. Sulla location, già individuata, c’è ancora riserbo, ma da Fla anticipano che si tratta di uno spazio limitato, di circa 4-5mila metri quadrati e che a breve partirà la vendita degli spazi.

L’idea è quella di distinguersi, con un evento piccolo ma prestigioso, dai grandi eventi a cui sono abituati i cinesi, per offrire agli operatori un ‘superdistillato’ del Salone del Mobile di Milano. Quasi una ‘boutique’ fieristica che punta a intercettare una clientela business (architetti, designer, sviluppatori) selezionata tra gli operatori che non vengono al Salone milanese. Una rassegna destinata, in prima battuta, non al pubblico indistinto, ma agli operatori specializzati.

Allo stesso modo prosegue il progetto di sistema avviato da FederlegnoArredo, anche grazie al sostegno di Ice e Mise, circa un anno e mezzo fa attraverso la creazione del programma “Club made in Italy”, che offre alle imprese aderenti diverse attività di formazione e consulenza, ma anche accordi e convenzioni con gruppi della grande distribuzione.

Alessandro Munelli

Shalabayeva. Agenti accusati di sequestro

shabalayevaI pm di Perugia hanno inserito nel registro degli indagati il capo dello Sco Renato Cortese, il questore di Rimini Maurizio Improta, 5 poliziotti e il giudice di Pace Stefania Lavore, l’accusa per tutti è quella di sequestro di persona per il caso Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako Ablyazov espulsa dall’Italia. Agli indagati sarebbe stata notificata un’informazione di garanzia. Le accuse nei confronti di Cortese e Improta sono riferite a quando i due erano rispettivamente il capo della squadra mobile di Roma e il capo dell’ufficio stranieri della questura della Capitale.

Con la stessa accusa, nel registro degli indagati della procura perugina – competente ad indagare in quanto è coinvolto un giudice del distretto di Roma – compaiono poi Luca Armeni e Francesco Stampacchia, all’epoca rispettivamente dirigente della sezione criminalità organizzata e commissario capo della squadra mobile di Roma, Vincenzo Tramma, Laura Scipioni e Stefano Leoni, tre poliziotti in servizio presso l’ufficio immigrazione.

Renato Cortese, Maurizio Improta e altri due dei poliziotti indagati per la vicenda Shalabayeva, avrebbero omesso di attestare che la donna si identificava come moglie del dissidente-ricercato kazako Ablyazov pur conoscendone le sue generalità. Per questo sono accusati, oltre che di sequestro di persona, anche di omissione di atti d’ufficio e falso. In particolare, secondo l’accusa, Francesco Stampacchia, all’epoca dei fatti commissario capo della Squadra Mobile di Roma, avrebbe consegnato a Maurizio Improta, capo dell’Ufficio Stranieri della questura della capitale ed oggi questore di Rimini, un Cd con le fotografie di Alma ed Alua riprodotte dal passaporto, che si trovava materialmente presso gli uffici della Mobile perché sequestrato.

Il caso scoppiò nel maggio del 2013, quando gli agenti della Mobile e dell’Ufficio Stranieri si presentarono nella villa a Casal Palocco di Alma Shalabayeva, moglie di un dissidente rifugiato in Francia, con un mandato di cattura dello Stato kazako rilanciato dall’Interpol. La donna fu espulsa rapidamente dall’Italia a bordo di un aereo pagato dall’ambasciata kazaka insieme alla figlia Alua di sei anni, dopo un passaggio nel Centro di identificazione ed espulsione. Ci fu subito dopo uno scaricabarile su colpe e competenze e l’anno successivo, la Cassazione in una sentenza stabilì, che madre e figlia non dovevano essere espulse dall’Italia e il provvedimento di rimpatrio era viziato da “manifesta illegittimità originaria”.

Redazione Avanti!

Per saperne di più:

“Affaire” kazako: Alfano trincerato dietro le bugie, ma per Bonino «Ci sono punti oscuri»

Emma Bonino si “lava le mani” del caso Kazako

Arrestato a Cannes il dissidente kazako Ablyazov

Barclays. Altra maxi multa
per mancati controlli

fcaUna nuova multa e un nuovo scandalo per la banca Barclays, per quello che è stato definito il “più disastroso accordo del secolo”. L’accordo che aveva fatto la Banca britannica si è basato sulla creazione di una struttura complessa di fondi del valore di 1,88 miliardi di sterline, da versare regolarmente a un gruppo di individui collegati tra loro tra rapporti di politica. La Barclays non solo non ha effettuato alcun controllo, ma ha concordato di tenere segreti i dettagli della transazione, anche all’interno della stessa banca, sottoscrivendo anche un patto per risarcire i clienti fino a 37,7 milioni di sterline, nel caso in cui non fosse riuscita a rispettare l’accordo di natura confidenziale.

La Barclays ora dovrà pagare alla Fca (Financial Conduct Authority) l’autorità di controllo britannica ben 72,1 milioni di sterline per non aver completamente controllato operazioni svolte tra il 2011 e il 2012 da un gruppo di clienti “politicamente esposti” di cui la banca (appellandosi agli obblighi di riservatezza) non ha mai chiarito l’identità. Nel mirino dell’Fca una transazione da 1,9 miliardi di sterline effettuata a favore di questi clienti senza aver verificato “per non disturbare” che questa transazione non avesse in realtà una natura criminale, tutto per aggiudicarsi l’affare di questi clienti. Basta dire che nei vari trasferimenti di denaro previsti nell’accordo gigantesco (per le sue dimensioni chiamato maxi-elefante) i nomi “venivano omessi”.

La transazione, che ha portato la Barclays a guadagnare commissioni per 52,3 milioni di sterline, ha avuto per oggetto investimenti in strumenti finanziari garantiti da warrant e bond di terze parti. Si è trattato della “principale transazione di questo tipo che sia stata eseguita da Barclays” a favore di individui. Questa “è la multa più grande mai inflitta dalla FCA o dalla commissione precedente FSA per la mancata adozione di misure volte a minimizzare i rischi di crimini finanziari”.

“Barclays non seguì le procedure standard preferendo invece accettare i clienti il più rapidamente possibile generando entrate per 53,2 milioni per l’istituto”, ha spiegato la Fca in un comunicato. Barclays, ha dichiarato Mark Steward, direttore della vigilanza di mercato alla Fca, “ha ignorato il suo stesso procedimento creato per proteggersi dai crimini finanziari e ha trascurato ovvi segnali di pericolo per avere nuovi affari e generare entrate significative. Questo è inaccettabile”. La vicenda, anche se precedente, arriva dopo lo scandalo Libor, per cui cinque delle maggiori banche al mondo, tra cui la Barclays, dovranno pagare 5,6 miliardi di dollari per risolvere la disputa con le autorità americane sulla manipolazione dei tassi di cambio. Nonostante tutto, il titolo Barclays non risente della notizia e stamane a Londra è salito dell’1,40% a 224,6 pence per azione.

Liberato Ricciardi

L’Aids torna a far paura
soprattutto nell’est europeo

AidsNel 2014 si è registrato un notevole aumento di diagnosi dell’Hiv in Europa. I rapporti annuali dell’Oms Europa e del Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) parlano chiaro: l’Aids ha ripreso la scena delle maggiori patologie presenti nel vecchio continente.

L’Aids si risveglia in Europa, confermando un picco di contagi come non si vedeva dagli anni Ottanta. La lotta alla malattia in questione sta segnando il passo. Il sistema di sorveglianza ha registrato per l’anno passato 142mila nuove infezioni nei 53 Paesi della regione europea, di cui 30mila solo nell’Unione europea. “Dal 2005 le nuove diagnosi sono più che raddoppiate in alcuni Paesi Ue, e diminuite del 25% in altri” ha sottolineato Andrea Ammon, direttore dell’Ecdc. “Complessivamente l’epidemia” continua Ammon “non vede grandi cambiamenti. Questo testimonia che le risposte al virus non sono state efficaci nell’ultimo decennio”.

Nell’Est europeo si concentrano i picchi dei nuovi contagi, specialmente in Romania, Slovacchia, Ungheria e Polonia. L’Italia è nelle posizioni più basse della classifica. Il rapporto segnala che le nuove infezioni sono dovute a rapporti omosessuali non protetti, che erano il 30% nel 2005 e oggi sono del 42%. Il contagio tra eterosessuali si attesta al 32% del totale. Tuttavia, una nota per così dire positiva si riscontra nella percentuale di nuovi casi di Aids contratti tra tossicodipendenti, dovuti all’uso di droghe iniettabili: appena il 4,1%. Invece, molto più preoccupante è l’aumento della patologia nei giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni: ben l’11%, cioè un giovane europeo su dieci.

“L’Europa” continua Andrea Ammon “deve aumentare gli sforzi per raggiungere il gruppo di omosessuali, anche valutando nuove forme d’intervento come la profilassi pre-esposizione”. Tuttavia, l’uso di protezioni, come il profilattico, resta il metodo migliore con cui prevenire la trasmissione sia dell’Aids sia di malattie sessualmente trasmissibili. La maggior parte delle persone sieropositive sono maschi, mentre si è ridotta la quota femminile.

Secondo i dati dell’Oms Europa, nel 2014 in Italia le persone che hanno scoperto di essere sieropositive all’Hiv sono state 3.645, cioè 6,1 casi ogni 100mila abitanti. Il virus dell’Hiv è più diffuso nelle Regioni come la Lombardia, il Lazio e l’Emilia-Romagna. I maschi italiani che hanno contratto l’Hiv nel 2014 sono il 79,6% del totale dei casi oggi presenti.

Manuele Franzoso

La Polonia ammaina
la bandiera europea

BeataL’Alleanza della Sinistra Democratica, partito polacco d’ispirazione socialista, condanna l’affronto di Beata Szydło (nella foto), la premier del partito populista euroscettico Diritto e Giustizia. Il capo del governo di Varsavia, in piena polemica con Bruxelles, ha infatti disposto la rimozione delle bandiere dell’Unione Europea durante le dichiarazioni ufficiali dell’esecutivo.

Leszek Miller, primo ministro socialista dal 2001 al 2004, ha twittato sdegnato un’immagine risalente al giorno dell’ingresso della Polonia nell’Unione, quando egli stesso issò la bandiera a dodici stelle al fianco di quella nazionale. Ha poi ricordato che la bandiera dell’Europa unita è un simbolo che rappresenta i valori comuni dei suoi paesi, dicendosi deluso per questo nuovo colpo di scena. Inoltre, un comunicato del partito ha sottolineato come il comportamento del governo serva solo a “mettere in mostra campanilismi e a ridicolizzare il nostro paese sulla scena internazionale”.

Quello effettuato dai nuovi vertici polacchi è senz’altro un gesto insolente, volto a mostrare disprezzo nei confronti dell’Unione e soprattutto della politica di ripartizione dei migranti extracomunitari. Nonostante il valore simbolico della rimozione, in conferenza stampa la Szydło ha però rimbrottato che la Polonia è “un membro attivo dell’Unione Europea”.

Questa ambiguità perseguita dalla leader euroscettica è stata messa in risalto sia dalla sinistra socialista (dopo le ultime elezioni rimasta per la prima volta fuori dal parlamento) che da qualche europarlamentare.

L’ingresso della Polonia nell’Unione, 11 anni fa, ha infatti apportato notevoli benefici per il Paese, che ha finora ricevuto da Bruxelles aiuti e sovvenzioni per più di 270 miliardi di złoty (63 miliardi di euro). Probabilmente Varsavia non sarà disposta a rinunciare a tali fondi con la stessa facilità con cui ha rimosso le bandiere.

Giuseppe Guarino

Femminicidio, stop al tabù
della vergogna e del silenzio

FemminicidioIn questi giorni le Istituzioni, le associazioni femminili e più in generale l’opinione pubblica si stanno muovendo, in occasione del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che io preferisco definire “ femminicidio”, con la convinzione, supportata da dati e indagini, che il fenomeno non sia occasionale o concentrato solo in talune zone del paese, ma una realtà culturalmente strutturata con “costi sociali” elevatissimi.

A partire dalla Convenzione di Istanbul, la violenza contro le donne è stata considerata finalmente violazione dei diritti umani e in essa è contenuta la necessità di mettere in campo programmi di aiuto, prevenzione, formazione e sensibilizzazione da parte degli stati aderenti, per aiutare concretamente le donne che hanno il coraggio di denunciare. Il nostro Paese ha aderito e seppure con un certo ritardo ha approvato il piano di azione contro la violenza, ma con risorse ancora troppo scarse a disposizione.

ISTAGRAM-violenza donneHa preso dunque piede la convinzione che la violenza di genere non possa essere considerata “questione privata” perché spesso perpetrata tra le mura domestiche, ma una questione che riguarda tutti perché coinvolge la sfera culturale della nostra società.

Allora intervenire in modo ampio e diffuso significa investire attraverso risorse e azioni oggettive per il benessere collettivo della nostra società. Naturalmente tutto questo presuppone un’analisi accurata del fenomeno, delle sue dinamiche sociali e delle sue radici culturali; determinante la creazione di un Osservatori in grado di fornire un monitoraggio su scala nazionale in modo da promuovere percorsi di accoglienza adeguati e una rete integrata di servizi a supporto che comprenda anche l’inserimento lavorativo e sociale delle donne vittime. Rafforzare i centri antiviolenza, il rapporto con le forze dell’ordine e gli ospedali attraverso strumenti come i protocolli istituzionali che fortunatamente stanno crescendo sul territorio.

Non c’è ombra di dubbio, a mio giudizio, che la prevenzione sia l’elemento sul quale concentrare l’attenzione, perché solo modificando i codici comportamentali e i pregiudizi si potranno ottenere risultati significativi, ma questo presuppone forti investimenti sia in termini di capitale umano che di risorse. Prevenire dal punto di vista educativo nelle scuole significa educare alla differenza di genere ma uguaglianza di diritti, educare al controllo dei sentimenti per non ingenerare comportamenti violenti, utilizzare i nuovi strumenti messi in campo dalla tecnologia per raggiungere un livello di sensibilizzazione soprattutto tra le giovani generazioni. Garantire pene severe per chi usa comportamenti violenti.

Negli ultimi anni le donne sono riuscite a coinvolgere l’opinione pubblica dimostrando il coraggio di rompere il tabù della vergogna e del silenzio ma sono ancora troppe quelle morte solo perché donne quindi c’è ancora molto lavoro da fare e ancora troppi ritardi da parte del legislatore che lascia alla sensibilità delle singole regioni o territori l’iniziativa di intervenire. Occorre invece una strategia nazionale che metta a sistema in modo trasversale l’insieme di azioni che porti quel cambiamento culturale che auspichiamo. Allora con le donne, non solo l’8 marzo o il 25 novembre, con le donne tutto l’anno: dimostriamolo !

Rita Cinti Luciani

Azzollini. Buemi: “A luglio rispettammo Costituzione”

azzoliniLa Corte di Cassazione ieri ha annullato la richiesta di arresto per Antonio Azzollini, il senatore Ncd indagato dalla Procura di Trani per bancarotta fraudolenta, imponendo al Tribunale del riesame di Bari di pronunciarsi nuovamente sul caso. Il senatore Azzollini nei mesi scorsi si era anche dimesso da Presidente della Commissione Bilancio del Senato in seguito alla formulazione delle accuse. Il caso giudiziario è scoppiato nel giugno scorso: vennero arrestate una decina di persone per la bancarotta della casa di cura “Divina Provvidenza” di Bisceglie, ma già a luglio il Senato rifiutò di autorizzarne l’arresto. Il Pd scelse di votare secondo libertà di coscienza, così come da invito di Luigi Zanda, il capogruppo dem al Senato.

“Allora dicevo: il Parlamento non è il passacarte della procura di Trani“, ha scritto il presidente del consiglio, Matteo Renzi, su enews. “Ci furono reazioni spigolose e qualcuno disse che noi difendevamo la casta. Ieri abbiamo scoperto che la Cassazione ha addirittura annullato quell’arresto”.

Dello stesso avviso, il garantista e socialista, Enrico Buemi che già a luglio affermava: “Non si può, colleghi, abdicare a un ruolo fondamentale che noi oggi dobbiamo esercitare, che, ribadisco, non è quello di giudicare il collega Azzollini sulle sue responsabilità penali, ma di verificare se nei suoi confronti, e nei confronti di quest’Aula, ci siano delle forzature. Perché la forzatura in materia giudiziaria, cari colleghi, è fumus persecutionis. Non raccontiamoci storie: un magistrato che forza la legge, che non applica la legge in sé esercita una funzione persecutoria. Da questo punto di vista dobbiamo aver un’intransigenza totale, anche a costo di pagare prezzi politici, personali, elettorali. Se noi rinunciassimo a questo, rinunceremmo al primo dovere che abbiamo in quest’Aula, quello di rispettare la Costituzione”.

Il senatore del Psi, Buemi, nella seduta del 29 luglio, si rivolse anche al Pd: “Non voglio aggiungere altro, colleghi, se non una brevissima considerazione. Ovviamente la mia posizione è personale, così come dovrebbe essere per questa materia. Lo dico agli amici del Partito Democratico: non mi sono per niente piaciute certo prese di posizione di carattere collettivo delle Presidenze nazionali. Se il mio segretario di partito avesse fatto una cosa del genere, lo avrei mandato a stendere, perché questa è una materia che riguarda la nostra coscienza e il nostro essere senatori, che esercitano la propria funzione senza vincolo di mandato alcuno, se non quello del rispetto della legge: in primo luogo della legge costituzionale e in secondo luogo della nostra coscienza. Non abbiamo altri vincoli, colleghi”.

Redazione Avanti!