Diritto d’asilo. Per la Ue
è ora di cambiare

diritto asilo

Secondo Frontex i terroristi stanno sfruttando la crisi migratoria per entrare in Europa e pianificare attentati in tutto il continente: l’Agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne lo afferma nella sua Analisi dei rischi per il 2016. Nella sua relazione, Frontex conferma le preoccupazioni sui confini porosi dell’Ue ed avverte che “un numero impressionante” di cittadini dell’Ue ha viaggiato in Siria per combattere con l’Isis ed è ora in attesa di rientrare in Europa, fingendosi rifugiati.

L’ammissione di Frontex aumenta i timori che l’Ue non sia in grado di monitorare potenziali terroristi come quelli che hanno compiuto gli ultimi attentati a Parigi e Bruxelles. “Gli attacchi di Parigi nel novembre 2015 hanno dimostrato chiaramente che i flussi migratori irregolari potrebbero essere utilizzati dai terroristi per entrare nell’Ue”, conferma Frontex nella sua relazione. “Senza un controllo approfondito o sanzioni in vigore per coloro che fanno tali false dichiarazioni, c’è il rischio che alcune persone che rappresentano una minaccia per la sicurezza per l’Unione europea possano approfittando di questa situazione”.

Intanto oggi a Bruxelles la Commissione europea ha presentato tre opzioni tre opzioni per riformare il regolamento di Dublino che regola il diritto di asilo. Il regolamento in vigore attribuisce ai Paesi di primo ingresso la responsabilità di esaminare la domanda di asilo delle persone bisognose di protezione internazionale. Una delle tre proposte prevede la possibilità di trasferire la responsabilità dell’esame delle domande di asilo dagli Stati membri a livello dell’Ue, ma è ipotizzabile solo in una “prospettiva di lungo termine”. ll primo vicepresidente della Commissione Europea, Frans Timmermans, si augura che prima dell’estate l’esecutivo Ue possa avanzare una proposta in merito “che abbia la possibilità di essere adottata rapidamente”.

Edoardo Gianelli

Bulgaria. Un nuovo sport
la caccia al migrante

Dinko18 febbraio 2016. Anton Hekimyan, conduttore del “blocco informativo mattutino” di bTV, il canale più seguito della tv bulgara, lancia un nuovo, appassionante (a suo dire) reportage. “Ora parleremo di Dinko”, illustra il giornalista, “un vero super-eroe”. Cosa rende Dinko così speciale? Il conduttore si affretta a spiegarlo ai telespettatori incuriositi: “Dinko combina la guida estrema di quad con la caccia ai rifugiati” e nel giro di qualche mese ha catturato “almeno venti persone, e a mani nude”.

Le immagini raccolte dall’emittente ci portano nelle campagne spoglie intorno al villaggio di Dolno Yabalkovo, a pochi metri dal confine turco-bulgaro. Qui il nostro Dinko, dopo aver dato breve dimostrazione delle sue eccezionali capacità di guida fuoristrada, racconta alla reporter di bTV l’ultima delle sue “eroiche” battute di caccia.

La Bulgaria e i migranti

In Bulgaria il flusso di rifugiati e migranti che transita attraverso il paese resta molto più basso rispetto ai paesi vicini (27mila persone nel 2015). Ciononostante, la questione divide profondamente classe politica e una società timorosa e preoccupata. Al confine con la Turchia continua la costruzione di una barriera in filo spinato che – una volta completata – dovrebbe coprire 132 chilometri. Il costo dell’infrastruttura è già lievitato a 100 milioni di leva (50 milioni di euro), cifra non definitiva e giudicata “stellare” dal quotidiano Sega. Nel frattempo, il 25 febbraio il parlamento di Sofia ha approvato all’unanimità la possibilità di schierare l’esercito al confine nel caso di nuova esplosione degli arrivi. Secondo il ministro degli Interni Rumyana Bachvarova, i militari non porteranno armi e non avranno compiti di polizia, ma “incuteranno rispetto con la loro presenza” lungo la frontiera. Nei mesi scorsi report del Belgrade Centre for Human Rights e di Human Rights Watch hanno denunciato frequenti maltrattamenti, violenze, rapine e respingimenti arbitrari delle autorità bulgare nei confronti di migranti, rifugiati e richiedenti asilo. Il 15 ottobre 2015, in un incidente ancora non chiarito, un migrante afgano è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco esploso da un poliziotto di frontiera.

“Eravamo con un amico, quando improvvisamente un uomo è uscito dai rovi. Quando mi ha visto ha provato a spingermi, a colpirmi per scappare”, spiega Dinko. Per fortuna, però, il nostro “super-eroe” riesce a reagire e a mettere a terra l’uomo – che presto si scoprirà essere un rifugiato siriano “con addosso scarpe sfondate, jeans, una giacca e uno zaino sulle spalle” – con “due o tre cazzotti”.

Dinko scopre di avere a che fare con un gruppo di persone che hanno appena attraversato la frontiera: undici uomini, tre donne e un bambino. Un video – da lui stesso girato col cellulare – li dipinge come stanchi e remissivi. In realtà però, ci dice Dinko “gli uomini del gruppo erano aggressivi. Ma quando hanno visto due o tre di loro a terra, sanguinanti, sono venuti a più miti consigli”, confessa il “super-eroe” di fronte alle telecamere, con fare evidentemente compiaciuto.

Nessuna domanda interrompe il racconto, nessuno mette in discussione l’eroicità, la legalità o almeno l’umanità delle sue azioni.

Oltre alla conoscenza delle arti marziali, Dinko racconta senza falsa modestia di “sapere a perfezione l’inglese”. E proprio grazie alle sue capacità linguistiche riesce ad intimare ad un membro del gruppo: “Se non vi mettete tutti subito faccia a terra, ucciderò uno di voi”.

La giornalista, impassibile, si limita a chiedere se la minaccia abbia sortito gli effetti sperati. “Certo”, risponde Dinko, quasi stupito. “Se sai che morirai, non ti butteresti a terra anche tu?”

Il giorno seguente bTV torna a parlare di Dinko. Al contrario dei giornalisti dell’emittente – che non sembrano mostrare alcun dubbio – qualcuno tra i telespettatori ha alzato le sopracciglia sulla natura delle sue azioni. C’è addirittura chi vede come problematica l’etichetta di “super-eroe” affibbiata con tanta facilità dalla tv al cacciatore d’uomini “a mani nude”. (Alcuni giorni più tardi, la sezione bulgara dell’Associazione dei Giornalisti Europei ha inviato una lettera aperta alla direzione di bTV, chiedendo “come mai i giornalisti dell’emittente esaltino l’uso di violenza fisica, minacce di morte, arresti illegali e linguaggio offensivo”.)

Il nuovo servizio proposto ai telespettatori permette a Dinko di approfondire il suo pensiero. “Dovrebbero permetterci – a me e agli amici del club fuoristrada dei “Bricconcelli” – di pattugliare la frontiera il sabato e la domenica, col principio del ‘chi prendiamo, resta a noi’”.

Alla timida richiesta di maggiori spiegazioni, Dinko non si fa pregare. “Se spariscono nel nulla venti o trenta persone, credo che i migranti rinunceranno ad attraversare il confine. Certo che l’intenzione è ucciderli: che faccio, aspetto che siano loro a fare la pelle a me?”

La caccia al migrante, secondo Dinko, dovrebbe essere incoraggiata e regolamentata, e portare “un premio in denaro, che so, 50 leva (25 euro), per ogni ‘capo’ catturato”. Da vero “super-eroe”, però, Dinko naturalmente non pensa a sé. “I soldi li donerei subito alla chiesa”, rassicura sorridente di fronte allo sguardo amico delle telecamere. “Oppure all’orfanotrofio”.

Francesco Martino
da VoxEurope

Disabili, l’odissea di Danilo
e l’appello di Mattarella

DisabiliLa disabilità non è un problema da scaricare sulle famiglie ha giustamente ricordato il Presidente della Repubblica durante la cerimonia al Quirinale per la giornata per le persone con disabilità intellettiva. “Abbiamo una Costituzione che ci incoraggia. Abbiamo una legislazione avanzata – ha detto Sergio Mattarella – nella affermare i diritti delle persone con disabilità”. “Non possiamo permettere che programmi di inclusione sociale siano compressi o vanificati. Non possiamo accettare che tanti diventino cittadini invisibili. È un tema che ci riguarda tutti: istituzioni, corpi sociali, famiglie, persone”. “La disabilità non è una malattia, tanto meno un problema da scaricare sul singolo individuo o sui suoi familiari. Le condizioni di disabilità divengono gravi soprattutto se il mondo circostante non tiene conto delle diversità e trasforma la differenza in fattore di esclusione. A creare le barriere sono soprattutto, purtroppo, i limiti della nostra organizzazione sociale e le nostre mancanze culturali, a partire dai riflessi lenti di fronte agli ostacoli che impediscono la piena espressione delle personalità”.
Parole di alto valore che purtroppo però si scontrano con una realtà fatta di insensibilità e condizionata dalla crisi economica e dai tagli imposti allo stato sociale che finiscono inevitabilmente per colpire i più deboli.

È per fare un caso concreto, pubblichiamo una lettera che ci è arrivata in redazione, inviataci da un ragazzo disabile, Danilo Massimi, che come lui stesso spiega, “iscritto al progetto garanzia per la 3 volta” continua ad avere “molti problemi con il progetto garanzia giovani Lazio” perché “nessuna azienda mi vuole fare un tirocinio e vengo discriminato”.

La lettera.

“Mi chiamo Danilo Massimi, ho 25 anni, abito a Nettuno in provincia di Roma e mi sono diplomato nel 2009 presso Istituto Tecnico Industriale Statale Luigi Trafelli. Vengo subito al dunque: sono un ragazzo che ha problemi disabilità, in quanto invalido civile (al 74%) a causa di un ritardo mentale e problemi di vista. Quando sono uscito dalla scuola, avevo necessita di lavorare ma, nonostante i tanti colloqui realizzati, mai nessuna azienda mi ha preso in considerazione, anche se le aziende hanno l’obbligo di assumere un disabile (legge 68).
A Settembre 2010 inizio a lavorare con una Cooperativa Sociale come assistente disabile nella scuola per un anno con un contratto a progetto, ma è solo un’illusione e a giugno dell’anno successivo, mi mandano via.
Inizia cosi il mio purgatorio: rimango fermo per ben tre anni, fino al 2014, perché nessuna azienda mi considera viste le mie incapacità fisiche. Tutto quello che riesco a fare in tre anni, è un piccolo lavoro socialmente utile, come giardiniere, con il comune di Nettuno per tre mesi.
Poi la speranza. Scopro su internet l’inizio (dal 1 maggio) del progetto Garanzia Giovani attivato anche dalla Regione Lazio, grazie allo stanziamento di fondi europei, così decido di iscrivermi e il mese successivo mi chiama il centro impiego per firmare il patto di servizio promettendomi di trovarmi un impiego nei successivi quattro mesi.
Ma i quattro mesi successivi trascorrono con un solo colloquio dal quale vengo ancora scartato, quindi, stanco di promesse, a novembre 2014 decido di rivolgermi a un’agenzia per trovare un tirocinio, ma in quattro mesi non ricevo nulla, nemmeno una proposta, nemmeno un colloquio. Le aziende mi scartano sempre per la mia disabilita e anche l’agenzia mi abbandona.
Non mi sono mai sentito cosi solo, quindi cerco di reagire e a febbraio 2015 chiamo alla Regione Lazio e faccio un casino. Mi richiama quindi il centro impiego, mi cancella dal precedente patto di servizio e mi riscrive per farmene uno nuovo. Mi propone di andare a fare un colloquio con un supermercato, ma anche li vengo scartato per l’invalidità.
Ormai la situazione appare disperata, il centro impiego mi indica Saip Formazione S.r.l. di Latina, con la quale a marzo 2015 comincio un corso di orientamento di otto ore.
Qualcosa sembra muoversi: a giugno 2015 inizio un tirocinio con una cooperativa sociale dentro un parco pubblico che termina però a novembre, sei mesi prima del previsto, a causa del fallimento della stessa cooperativa. A dicembre mi riscrivo con Saip ma nulla… il problema è sempre lo stesso: sono invalido. Le aziende non vogliono persone come me, non mi vogliono nonostante la legge mi dovrebbe tutelare, non mi vogliono nonostante i bonus di assunzione che potrebbero prendere, non mi vogliono nonostante il mio profilo “alto” dovrebbe consentirmi facilmente di trovare almeno un tirocinio da fare.
E siamo a marzo 2016. Sono ormai sette anni che cerco lavoro, mi sono messo in gioco in ogni modo. Credevo che Garanzia Giovani fosse finalmente un’opportunità concreta per potermi inserire nel mondo del lavoro, invece sono ancora qui, in attesa di una chiamata che non arriva mai e della prossima, inutile, promessa”.

Violenza di genere: stupro strumento di guerra

stupri di guerra“Un libro che obbliga a iniziative politiche coerenti”, così Pia Locatelli, Presidente Commissione Diritti Umani della Camera dei Deputati, descrive il volume “Stupri di guerra e violenza di genere”, presentato oggi nella Sala del Refettorio della Camera dei deputati. Il libro curato da Simona La Rocca, con la prefazione di Annamaria Rivera e l’introduzione Isabella Peretti affronta una delle violenze più orribili a cui sono costrette le donne durante le guerre. “Lo stupro è uno strumento in guerra utilizzato per ‘sporcare’ il corpo delle donne e quindi l’etnia”, spiega ancora la deputata socialista, Pia Locatelli. Il corpo delle donne diventa quindi “uno strumento utilizzato per violare l’etnia”.

Il volume tocca e affonda la mano sul tema dello stupro come arma di guerra, un elemento costitutivo militare che si perpetra purtroppo dagli albori della storia. Le analisi e le ricerche contenute nel libro esaminano questo strumento da tutti i punti di vista, da quello storico, a quello giuridico per finire a quello sociale, Pia Locatelli ha infatti sottolineato “è un libro di storia, una raccolta di documenti, un manuale giuridico”. Molti i punti esaminati e toccati all’interno del volume, dalle “marocchinate” in Italia durante la liberazione, agli stupri etnici nell’ex Jugoslavia, fino alle violenze in Palestina, in Africa e in Kurdistan. Il libro nato da un progetto per ricordare i 70 anni dalla seconda guerra mondiale e che ha coinvolto i comuni di Amaseno, Vallecorsa e Villa Santo Stefano “affronta un fenomeno tragicamente attuale che attraversa epoche e periodi diversi”, ha ricordato Isabella Peretti. Molto importante è anche un altro aspetto messo in rilievo dalle autrici e dagli autori del libro, ovvero lo stupro come strumento di guerra…ma anche di pace, portando alla luce gli stupri di pace ad opera delle cosiddette forze di peacekeeping. Episodi così recenti da essere considerati tutt’ora dei tabù, di cui i primi a tacere e a nascondere il fenomeno sono state proprio le Istituzioni. “È stato il Parlamento italiano il primo a parlare di stupri di guerra nel 1952”, afferma Pia Locatelli ricordando la figura di Maria Maddalena Rossi e le sue lotte portate avanti con l’Idi già nel dopoguerra.

“Un libro che provoca sofferenza e rabbia”, afferma Maria Luisa Boccia, Presidente Centro Riforma dello Stato, ma per la filosofa si tratta di “una sofferenza necessaria perché la prima barriera da infrangere è proprio quella del silenzio”, e romperlo “è già un atto politico”. Lo stupro è definito una “memoria indicibile” per i protagonisti. Boccia puntualizza che “il libro non è scritto da donne, ma dal punto di vista delle donne, non più come vittime, ma come soggetto e soggettività”. “Una presa di coscienza per le donne” e rappresentata così per la Boccia “dal coraggio non solo di reagire ma di parlarne in pubblico” e porta l’esempio dell’iniziativa dell’Udi a Pontecorvo quando riuscendo a togliere dall’isolamento le donne stuprate e a portarne a conoscenza l’orrore subito.
Ma non è solo al passato che bisogna guardare, anche oggi lo stupro è un’arma le cui vittime sono ancora le donne. Lo stupro resta un tema attuale anche in questi giorni e nelle questioni odierne come l’immigrazione, uno dei punti che dovrà essere portato alla luce è proprio la violenza sessuale subita da molte donne nelle loro fughe dalle guerre verso l’Europa.

Maria Teresa Olivieri

Omicidio stradale: arriva
il primo arresto

omicidio stradale

Purtroppo è arrivato il primo arresto per omicidio stradale. Solo pochi giorni dopo l’approvazione della nuova legge che prevede il reato entrata in vigore sabato scorso. Stesso giorno nel quale è avvenuto lo scontro tra due auto nel napoletano, in cui è morto un giovane di 28 anni, il conducente dell’altra auto è ai domiciliari in ospedale per omicidio stradale. L’uomo 37anni, guidava senza patente e aveva superato i limiti di velocità.

Molte le infrazioni commesse: dalla guida malgrado la revoca della patente dal 2011, al superamento dei limiti di velocità, circa 100 chilometri all’ora invece di 40. L’auto aveva oltrepassato completamente la mezzeria, invadendo la corsia opposta, dove la vittima marciava regolarmente. Le indagini, svolte anche alla luce dell’entrata in vigore della nuova legge sull’omicidio stradale – sottolinea la procura di Nola – si sono concluse con l’arresto del 37enne ora ai domiciliari in ospedale, con le accuse di omicidio stradale e lesioni personali stradali. Il Pm Paolo Mancuso, ha richiesto la convalida dell’arresto al Gip del Tribunale di Nola.

La nuova legge stabilisce che per l’omicidio stradale è sempre consentito l’arresto in flagranza di reato, mentre nei casi più gravi l’arresto diventa obbligatorio. E tra le circostanze che prevedono l’aggravamento della pena, l’omicidio e le lesioni di altre persone (fino a un massimo di 18 anni), si conta il superamento dei limiti di velocità e la guida senza patente, nel qual caso la forbice della pena base del reato aumenta, passando da 2 a sette anni, da 5 a 10 anni. Un’ulteriore variante dell’omicidio stradale contempla da 8 a 12 anni di carcere per chi provoca la morte di una persona sotto effetto di droghe o in stato di ebbrezza grave.

Redazione Avanti!

 

 

Trivelle. Nencini:
“Voterò no al referendum “

trivelle

Domenica 17 aprile gli italiani saranno chiamati ad esprimersi su un referendum sulle trivelle promosso da 9 consigli regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise; in un primo momento figurava anche l’Abruzzo che però si è ritirato) sostenuti da alcune associazioni e movimenti in difesa per l’ambiente, tra cui il coordinamento No Triv. Sul quesito abrogativo pesa la spada di Damocle del quorum, quindi affinché il risultato possa essere valido dovrà essere votato dal 50% degli italiani più uno degli aventi diritto.

Sulla scheda viene chiesto in sostanza che, al momento della scadenza delle concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane, anche in caso di presenza di altro gas o petrolio, andando a cancellare l’articolo 6 comma 17 del Codice dell’Ambiente, in cui si contempla la possibilità che le trivellazioni continuino fino a quando le risorse del giacimento lo consentono. Per cui un’eventuale vittoria del ‘sì’ stopperà le concessioni per estrarre gas o petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana alla scadenza dei contratti. Di fatto, quindi, il quesito referendario non coinvolgerà le 106 piattaforme petrolifere attive lungo le nostre coste per l’estrazione di petrolio o metano. Sono invece coinvolti dall’esito referendario gli impianti di Guendalina (Eni) nell’Adriatico, il Gospo (Edison), anch’esso nell’Adriatico e il giacimento Vega (Edison) di fronte a Ragusa.

Renzi ha invitato gli elettori all’astensione. Una posizione che non convince la minoranza del Pd: “Il primo partito del Paese al referendum di aprile invita ad andare al mare? Credo sia un errore grave” ha detto Roberto Speranza, leader della minoranza dem. “C’è ancora tempo per cambiare rotta”.

“Io voterò no”, ha detto il segretario del Psi Riccardo Nencini. “Daremo libertà di voto al partito, non consiglieremo a nessuno di non partecipare al voto”. “Io andrò a votare, mi esprimerò per il no, dubito che il referendum metta in protezione le coste italiane e dubito che l’abolizione della norma sia decisiva, ho a cuore le nostre coste e il nostro mare. Il rischio – ha concluso Nencini – è che l’Italia divenga completamente dipendente per le forme di approvvigionamento energetico da altri Paesi”.

Redazione Avanti!

 

Embrioni e ricerca
la Consulta boccia il ricorso

Fecondazione-eterologa-barcellonaLa Corte Costituzionale ha bocciato il ricorso contro il divieto di utilizzare per la ricerca gli embrioni non idonei alla gravidanza. La richiesta era stata avanzata da una coppia di Firenze che ha effettuato vari cicli di procreazione assistita medicalmente, ma con esito sempre negativo per la produzione continua di embrioni malati. Il nodo da sciogliere era se destinare, con consenso della coppia, alla ricerca scientifica gli embrioni inutilizzati che si originano dal processo di fecondazione o lasciarli a marcire in una provetta a -178 gradi. La Corte Costituzionale era chiamata a decidere se va modificata ancora la Leghge 40 cancellando anche l’articolo 13 oppure lasciare le cose così come sono. Non lo ha fatto, affermando che è una decisione che spetta al Parlamento.

“Il divieto dell’utilizzo di embrioni non idonei alla gravidanza ai fini della ricerca scientifica è del tutto irrazionale. Qui non si tratta di difesa del diritto alla vita, perché si tratta di embrioni malati, destinati a giacere in un congelatore, inutilizzabili e che non svilupperanno mai vita”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera.
“Con questo divieto, si penalizza la ricerca italiana e si riducono le speranze di cura di tanti malati. La Consulta poteva dare l’ultima spallata alla legge 40 e non lo ha fatto: ora tocca al Parlamento eliminare definitivamente una legge assurda e iniqua”.
“Dopo la decisione odierna della Corte Costituzionale – hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretario e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica – e la presa di posizione da parte del Governo Renzi, non resta che la strada del Parlamento e delle Corti internazionali per rimuovere il divieto di ricerca su embrioni non idonei per una gravidanza.Si è oggi persa una importante occasione per porre fine a quella politica dissennata che, dal 2004, blocca la ricerca e lascia soli i ricercatori e le persone affette da malattie incurabili. Particolarmente grave è stato il ruolo del Presidente del Consiglio Renzi, che nei giorni precedenti aveva reso noto l’orientamento di questo Governo di opporsi al ricorso e di impedire -con successo- l’audizione degli scienziati da parte dei giudici.
Come radicali dell’Associazione Luca Coscioni, noi non ci arrendiamo e porteremo avanti in ogni sede la battaglia che fu di Luca. Da subito, lanciamo la petizione al Parlamento italiano come forma di prosecuzione di una mobilitazione del mondo scientifico e della società civile che è già senza precedenti. Porteremo in Parlamento le richieste dei malati e della scienza e sosterremo tutte le azioni legali possibili dinanzi alle giurisdizioni internazionali per richiamare l’Italia all’obbligo del rispetto della libertà di ricerca scientifica e dei diritti delle persone malate.”
Oggi, prima della sentenza, è intervenuta la senatrice a vita, Elena Cattaneo, Direttore del Centro di Ricerca sulle Cellule Staminali dell’Università di Milano per invitare i giudici ad ascoltare il parere della scienza. “I giudici – ha detto – hanno la facoltà di azionare anche in proprio i poteri istruttori, per ascoltare esperti e scienziati”. Cattaneo era presente tra il pubblico insieme a Michele De Luca, Direttore del Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Cattaneo e De Luca erano tra gli esperti che i legali della coppia al centro del caso rinviato alla Consulta dal tribunale di Firenze, chiedevano alla Corte di sentire in audizione. I giudici costituzionali non hanno accolto l’istanza.
“Sono rammaricata per non aver avuto l’occasione di spiegare la posizione della scienza e quanto, su questo piano, la scienza sta facendo in molte parti del mondo, con la ricerca che riguarda le staminali embrionali”, aveva aggiunto la senatrice Cattaneo, sottolineando che gli studi in atto riguardano malattie quali il Parkinson, il diabete, le degenerazioni retiniche.
Proprio il Parkinson, ha ricordato con De Luca, tra il 2017 e il 2018 farà da apripista con l’avvio della sperimentazione sull’uomo attraverso cellule embrionali. “La libertà di ricerca – ha sottolineato De Luca – è un principio da difendere. La scienza sta facendo progressi spettacolari. Se ci troveremo in ritardo, ci troveremo anche svantaggiati in futuro rispetto alle cure e le persone si vedranno costrette ad andare all’estero, perchè l’Italia non sarà attrezzata. L’Italia e i suoi ricercatori sono all’avanguardia nella ricerca, ma si deve operare utilizzando staminali embrionali donate dall’estero”. E, in concreto, questo si traduce in “un forte ritardo”, esponendo in futuro anche a “problemi legati alla tracciabilità“ delle linee cellulari importate.

Uil: “In due anni 7 miliardi di tasse locali in più”

ImuGli italiani hanno pagato tra il 2013 ed il 2015 16,7% in più di imposte e tasse locali, una cifra pari a 7 miliardi di euro. A dirlo uno studio del Servizio Politiche Territoriali della Uil che h stimato un incasso per le casse locali, tra addizionali regionali e comunali IRPEF, IMU, TASI, Tariffa Rifiuti, nel 2015 di oltre 49 miliardi di euro a fronte dei 42 miliardi 2013, passando per i 46,5 miliardi del 2014. Lo studio della Uil sottolinea come le tasse locali sono mediamente aumentate di 308 euro tra il 2013 e il 2015 per una famiglia tipo che lo scorso anno ha pagato 1.969 euro per questi tributi, ha inoltre calcolato la Uil facendo riferimento ad un nucleo con un solo reddito da 24 mila euro, una casa di 80 metri quadrati e una piccola seconda casa ereditata (o un magazzino). In particolare, per l’Imu/Tasi per immobili diversi dalla prima casa, l’esborso medio è stato di 937 euro (+72 euro in 2 anni), con punte di 1.386 euro a Roma, 1.220 a Milano e 1.154 a Bologna. Per la Tasi sulla prima casa l’esborso medio è stato di 191 euro medi pro capite.

Per quanto riguarda le tasse locali, come spiega il segretario confederale Uil, Guglielmo Loy, il gettito per l’Imu-Tasi sugli immobili diversi dalla prima casa è aumentato dell’8,4% rispetto al 2013 (1,5 miliardi di euro). “Nello specifico per l’Imu/Tasi per gli immobili diversi dalla prima casa nel 2015, il gettito è stato di 19,8 miliardi di euro; per la Tasi sulla prima casa il gettito è stato di 3,7 miliardi di euro; per le addizionali regionali Irpef di 12,8 miliardi di euro; per l’Irpef comunale sono stati incassati 4,5 miliardi di euro; per la tassa rifiuti 8,2 miliardi di euro. Per il 2016 – spiega ancora Loy – ci saranno alcuni benefici dovuti, soprattutto, all’eliminazione delle tasse sulla prima casa, ma il blocco degli aumenti delle tasse regionali e locali decisi con l’ultima Legge di Stabilità non autorizza a ‘stare sereni’ perché dal blocco sono esclusi gli aumenti della TARI e delle tariffe locali (asili nido, mense scolastiche, rette di ricovero, ecc.) e in secondo luogo perché le Regioni, alle prese con i piani di rientro più o meno intensi, dai deficit sanitari (Sicilia,Abruzzo, Campania, Molise, Lazio, Piemonte, Puglia) potrebbero rivedere al rialzo le aliquote dell‘IRPEF regionale. In definitiva se tra il 2013 e il 2015 a livello nazionale per 10 milioni di contribuenti la pressione fiscale è diminuita grazie agli 80 euro, la stessa cosa non si può dire degli altri 30 milioni di contribuenti, tra cui 10 milioni di lavoratori dipendenti e 15 milioni di pensionati. Infatti – conclude – per quest’ultimi, la pressione fiscale dovuta agli aumenti del fisco locale è aumentata del 18,5% erodendo ulteriormente buste paga e cedolini di pensione”. Per “dare una scossa” alla nostra economia, come sottolinea Loy “l’unica via è quella di ridare un po’ di fiato ai salari e alle pensioni attraverso un abbassamento delle tasse già nel 2016″.

“Se il governo Renzi seguisse questa strada troverà nella UIL un alleato pronto a scendere in prima linea anche nei confronti dell’Europa per reclamare più flessibilità”.

Trivelle, Sajeva (Fgs):
“Sì, può essere pericoloso”

Trivelle-petrolio-Adriatico“Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?” Questa è la fatidica domanda che verrà sottoposta agli italiani il 17 aprile prossimo. Ho voluto chiedere un’opinione a riguardo al segretario nazionale della FGS Roberto Sajeva.
Le posizioni e le discussioni sono plurime e accese, segretario vogliamo comportarci come l’acqua o come la benzina?
Come l’idrogeno. Grande energia e zero emissioni. Vecchia battaglia dei giovani socialisti.

È necessaria questa ricerca di idrocarburi nei nostri mari e nei nostri terreni?
Lo è. Persone, spazio e risorse sono gli unici veri talenti di una società. Le risorse in particolare ne segnano le possibilità di emancipazione. Sull’autonomia energetica si gioca già da moltissimo tempo quella che sarà ancora la geopolitica dei prossimi decenni. Le energie rinnovabili spezzeranno il circolo vizioso, ma, per affrontare la futura conversione, dovremo cercare di essere di essere ben saldi o ne usciremo con le ossa rotte. Inoltre, guardando all’oggi, trovare ancora qualche giacimento non farebbe male né all’industria né ai conti delle famiglie. Al di là dell’inquinamento la vera mancanza d’aria oggi la si avverte tra bollette e benzinai.

I rischi sono concreti e accettabili o improbabili, ma, contenibili?
L’Adriatico ridotto a pozzanghera bituminosa? Le Tremiti inghiottite da un terremoto? I rischi si conoscono bene sia per studi che per statistiche e non c’è nulla che lasci temere davvero simili cataclismi. La politica basata sulla paura mi fa schifo. Non voglio fare una… reductio ad Hitlerum, ma, il meccanismo è sempre lo stesso: fondare la propria azione non sul convincimento dell’altro, ma, su leve emotive.

E il turismo?
Turismo e trivellazioni possono addirittura crescere in sinergia come è avvenuto in Emilia e Romagna per decenni, quindi possiamo dire che si tratta di una possibilità ben collaudata. Inoltre la Lucania, che è il territorio più sfruttato per la produzione di petrolio, è la regione meridionale che ha visto il turismo crescere maggiormente. Il turismo è un’industria importante, ma, solo complementare. La favola che l’Italia possa campare di turismo è una pia illusione, sorella di quella ancora più assurda di poter campare di terziario. Servizi e turismo servono a migliorare l’organizzazione sociale interna, a drenare denaro dall’estero ma, è facile capire quanto la competizione per vacanze e finanza sia assai più rischiosa, soggetta alle relazioni diplomatiche e persino a capricci ed isterismi che inevitabilmente tendono a plasmare territorio e società ad uso e consumo altrui. Esempio principe è Venezia, cadavere imbalsamato usato come parco dei divertimenti. La produzione, al contrario, condiziona la geopolitica. Gli europei han fatto a meno delle crociere sul Volga per millenni, gas e petrolio russi invece ci condizioneranno ancora a lungo. Quanti alberghi son stati chiusi a causa di trivelle e centrali termoelettriche? Quanti ne sono stati invece aperti, direttamente o indirettamente, con le risorse e le possibilità offerte dall’industria energetica? Possiamo dire alle migliaia di operai specializzati e ingegneri nella sola Emilia-Romagna: ok fra qualche anno tutti camerieri e albergatori?

Si parla moltissimo di energie rinnovabili. Possono soppiantare gas e petrolio oppure possono solo aiutare parte dell’altissima domanda di energia?
Come ho detto, le energie rinnovabili romperanno il circolo vizioso di interessi e inquinamento, oltre a quello delle prepotenze straniere.
Nella mia mozione (che invito sempre tutti a leggere) parliamo di solare termodinamico ma, ci sono tanti problemi ancora, non ultimo lo spazio e qui servirebbe davvero ripensare le politiche comunitarie verso il sud del Mediterraneo, per poter sfruttarne i deserti e aiutarne le società, invece che continuare a pressare la Russia ad Est inasprendo poi la guerra di condizionamento energetico. Se parliamo di potenze industriali, tra le quali figuriamo ancora con tutti gli oneri sociali ma, senza quasi più gli onori economici, non è un caso che le uniche a fare implementazioni e ricerche serie siano quelle già energeticamente autonome.

Ci sarebbe anche il nucleare che continua a fare progressi verso la prima generazione a fusione. Anche questa risorsa potrebbe essere violentemente osteggiata?
Il nucleare è l’esempio solare della strategia energetica lasciata alle emozioni, la gente preferisce il lento ed ambiguo calcolo statistico del cancro da petrolio piuttosto che i fantasmi di Černobyl’ e Godzilla. Inoltre i referendum su base emozionale hanno avuto anche l’effetto di gambizzare la libertà di ricerca. Il nostro punto di riferimento è infatti Carlo Rubbia che, nonostante sia senatore a vita e premio Nobel, resta una mente inascoltata. Sostenitore del solare termodinamico, è stato però anche l’ideatore di diverse proposte per un nucleare più sicuro, più pulito, slegato dal nucleare militare (che è la vera giustificazione di molte vecchie e costose centrali ancora in funzione) e soprattutto non legato al costoso uranio ma, al torio elemento più abbondantemente ed equamente distribuito sulla Terra. Molti Paesi stanno valutando di continuare sulla vecchia strada, anche costruendo nuove centrali, altri invece pensano di fermare i reattori ma, se questi Paesi si sentono pronti anche solo a valutare il salto è perché si son potuti permettere ricerca e implementazioni grazie anche al vantaggio avuto dal nucleare. Noi abbiam comprato molta energia, anche atomica, dall’estero, tanti soldi che potevamo utilizzare nella ricerca. Quel treno sembra perso, vediamo cosa ci offre oggi la ricerca.

Le tesi portate avanti dagli attivisti di Greenpeace e simili sono varie, come quelle di opinione opposta. Sono due muri inconciliabili oppure vi è, anche se minima, un’intesa?
In buona parte, su entrambi i fronti, si tratta di campagne ideologiche o addirittura di malafede. Gli interessi sono molteplici sia da parte delle multinazionali che dell’industria del dissenso e della paura. Le strategie delle prime sono ben note, quelle degli ambientalisti ancora non tanto ma, lo sputtanamento è prossimo. Al di là dello scandalo delle email di qualche anno fa, quando si scoprì che molti “indipendenti” collaboratori dell’ONU modificavano alcuni dati, anche sotto pressione politica, per creare più allarmismo, basta concentrarsi sull’attuale campagna per il Sì al prossimo referendum. Il gioco è sempre quello di creare immagini e storie emotive. Invece di parlare della realtà, e quindi di piattaforme che diventano oasi di ripopolamento marittimo, di rocce porose in cui il metano, principale risorsa oggetto del referendum, è intrappolato, ecco l’immagine di grandi e materni ventri sottomarini, piselloni metallici che cominciano sfasciare tutto facendo scappare pesciolini e sirenette, infernali densità di petrolio che oscurano tutto e poi le strazianti immagini di animali invischiati dalle tenebre fatte materia, destate dal loro sonno millenario per poi soffocare l’Uomo arrogante. Nulla di nuovo, è come quando le chiese venivano riempite di mostri. I No Triv, i No Tav e via cantando non sono diversi da chi tira in ballo la Natura contro le unioni civili. Chi fa così non vuole liberare l’Uomo, non si affida alla sua intelligenza, non è diverso dalle inquisizioni e dai tiranni. Con buona pace di Bobbio, al di là delle agende minime, la contrapposizione non è tra destra e sinistra, la battaglia per libertà e giustizia, nostra missione, è sempre stata tra laici di ogni fede e chiese di ogni colore.

Quindi tu saresti per il NO o per il SÍ?
Per il No. Basti un motivo anche per gli ambientalisti: le varie conferenze, ed i trattati, che gli ambientalisti agitano continuamente sono più serie delle loro battaglie, parlano di percorsi graduali, di riforma e non di stravolgimenti e parlano ad esempio del metano come principale ponte tra l’attuale sistema e quello delle rinnovabili. Tra gli idrocarburi rappresenta uno scenario credibile di sostenibilità ambientale e questo referendum rischia di bloccare diversi giacimenti che andrebbero poi sostituiti da un maggior traffico di navi gassiere dall’estero, quindi altri soldi dati ad altre nazioni, quindi altro inquinamento da traffico marittimo.
Niccolò Musmeci

Embrioni. La legge 40 torna alla Consulta sulla ricerca

Elena Cattaneo

Ancora una volta la legge 40 sulla procreazione assistita torna di fronte alla Corte Costituzionale, in causa stavolta la definizione di embrione e il discrimine tra la sua tutela e le esigenze della scienza. In sostanza la Consulta dovrà discutere sulla possibilità di destinare alla ricerca scientifica, con il consenso della coppia, gli embrioni che non possono essere impiantati perché presentano gravi patologie. L’udienza pubblica in Corte Costituzionale è fissata per martedì 22 marzo.

Gli ermellini saranno chiamati a decidere sulla possibilità, oggi vietata in Italia (dall’articolo 13 della legge 40), di utilizzare per la ricerca scientifica i pre-embrioni altrimenti destinati a rimanere crioconservati. Per l’occasione l’associazione Luca Coscioni ha lanciato una petizione perché questo divieto sia eliminato. “La ricerca sulle staminali embrionali è fondamentale per ricercare cure su malattie che colpiscono milioni di persone – scrive l’associazione Coscioni – Qualunque sia la decisione della Corte, il Parlamento italiano potrebbe in ogni caso intervenire per rimuovere un divieto che danneggia sia la ricerca che la salute. Chiediamo al Parlamento italiano ed al Governo di presentare ed approvare le necessarie proposte legislative e regolamentari al fine di garantire la libertà di ricerca scientifica sugli embrioni non idonei per una gravidanza”.
A sottoporre la questione alla Consulta è il tribunale di Firenze, nell’ambito di una causa su una coppia che ha effettuato più cicli di procreazione medicalmente assistita sempre con esito negativo e con produzione di embrioni malati.

Non è detto che la decisione arrivi subito. I legali, infatti, hanno chiesto alla Corte di raccogliere i pareri di alcuni scienziati qualificati. La Consulta ha il potere di azionare attività istruttorie, ma non vi ha quasi mai fatto ricorso. Se succedesse questa volta, sarebbe un segno innovativo
di apertura al mondo della scienza. Tra i nomi proposti quello della senatrice a vita Elena Cattaneo, direttrice del Laboratorio staminali dell’università di Milano, che tra l’altro, come conferma la sua segreteria, martedì sarà tra il pubblico ad ascoltare l’udienza. Anche l’Avvocatura dello Stato, da parte sua, potrebbe valutare se presentare una rosa di nomi. Per fare le audizioni, in ogni caso, la Corte dovrebbe convocare un’adunanza ad hoc, fissando una data.

Per il momento si attende l’udienza di martedì il cui Giudice relatore è Rosario Morelli. Gli interessi della coppia sono rappresentati dagli avvocati Filomena Gallo e Gianni Baldini. Si è costituita l’associazione Vox-Osservatorio sui diritti, con l’avvocato Massimo Clara. L’avvocato dello Stato, Gabriella Palmieri, difenderà l’impianto attuale della legge per conto della Presidenza del Consiglio.

Liberato Ricciardi