‘A cuore aperto’. Elvino Echeoni festeggia i suoi 50 anni di carriera artistica

elvino-echeoni-3Da sabato 10 dicembre, lo Zodiaco ospita, nella sua splendida cornice di Viale del Parco Mellini, 88/92, la personale tutta da vedere dal titolo “A cuore aperto” con la quale il poliedrico Elvino Echeoni, pittore e scultore, festeggia i suoi 50 anni di vita artistica, presentando la summa di mezzo secolo di lavoro e riflessioni sull’arte.

L’esposizione, a ingresso libero e in programma per un intero mese fino al 10 gennaio prossimo (tutti i giorni dalle 18.00 alle 24.00), rappresenta un excursus puntuale nella produzione di quello che critica e pubblico considerano “uno tra i più rappresentativi artisti italiani in campo internazionale” e punta a narrare – attraverso una ventina di tele caratterizzate da stili e tecniche pittoriche tra loro differenti – momenti diversi della sua storia personale e della sua produzione.

In mostra un’ampia raccolta di opere nate dall’estro artistico del Maestro che ha scelto di celebrare le sempre verdi emozioni che la pittura e la vita continuano a donargli, come commenta lui stesso, “con coloro i quali hanno condiviso questo mio percorso artistico” e “dedicandolo a quanti non sono più tra noi”.

Così, accanto a tele che raccontano le “segrete analogie” tra Freud e Pirandello piuttosto che tra Fellini e Chaplin, sono esposti quadri che proiettano lo spettatore, attraverso le vibrazioni e l’armonia del colore, verso la sintesi pittorica declamata dall’ “Energia vitale”. E nell’antologica non potevano mancare – oltre alle maschere, alle composizioni floreali e alle figure femminili – la serie di astratti ispirati ai “Momenti musicali” e quelli intitolati alla “Realtà virtuale”, in cui il pittore estremizza la tridimensionalità di figure geometriche ad alto contenuto simbolico.

elvino-echeoni-4“Ero fermamente intenzionato a festeggiare, con un percorso fra le mie tele più rappresentative, i miei 50 anni di vita artistica con amici e colleghi che, fin dagli esordi, mi sono stati accanto nel viaggio della vita, reso ancora più entusiasmante da quando, in seguito all’intervento a cuore aperto subito nel 2009, ho iniziato, oltre che a guardare avanti, a soffermarmi sui ricordi e sulle tante cose che ancora avevo da raccontare e alle quali oggi possono, per fortuna, aggiungersene altrettante”, ha precisato il pittore.

Artista istrionico e completo, dotato allo stesso tempo di una spiccata perizia tecnica e di un’instancabile vena creativa, Echeoni è capace di spaziare dalla tavolozza agli spartiti musicali, passando per il restauro, la scenografia, l’incisione, la scultura, e ancora per la composizione di testi e canzoni. Un abile trasformista che a proposito di sé stesso dice “faccio cose diverse e apparentemente non collegate, anche se, a ben vedere, c’è un sottile fil rouge che unisce tutto: canzoni, pittura, tele astratte e ancora quadri di tramonti, notturni, composizioni floreali o volti e corpi femminili”.

Ed è proprio quest’impercettibile filo rosso che fa di quest’uomo – da sempre innamorato allo stesso tempo della lucidità e del coraggio sperimentale di Leonardo Da Vinci così come della folle corposità della pennellata di Van Gogh – un funambolo del nostro mondo artistico con una naturale propensione a tentare sempre strade diverse e il coraggio di chi ama rimettersi continuamente in discussione.

Romano, classe 1950, da ragazzo, indeciso fra liceo artistico e conservatorio, Echeoni sceglie di iscriversi a ragioneria e poi di laurearsi in economia e commercio. Intanto, però, si specializza in restauro e tecnica del colore, studia i trattati di Cennino Cennini e si cimenta, a più riprese, nella figurazione classica e nell’astrazione pura.
Outsider generoso e talentuoso, si dimostra un personaggio fuori dagli schemi fin da giovanissimo. Negli anni ’70, insieme all’amico Remo Panacchia, la prima scelta coraggiosa: affiancare, a quello storico di Via Margutta, uno spazio espositivo nel popoloso quartiere di Centocelle, spinto dall’idea di cercare, là dove si respirava il vero decentramento culturale, un’autenticità resa ancora più unica dal difficile clima degli anni di piombo.

Dotato di una natura curiosa e onnivora, attratto dai tentativi sperimentali di artisti diversi tra loro, in particolar modo italiani e giovani, riesce ad allestirne mostre di generi differenti, spaziando dall’arte iperrealista e astratta a quella che ripropone un surrealismo fiabesco, in cui l’uso del colore, talvolta forte, riesce ad accendere l’immaginazione dell’osservatore e lo trasporta in un mondo poetico nutrito di una magia sospesa piuttosto che in uno spazio quotidiano familiare e privato.
Conosciuto e amato dal grande pubblico per l’utilizzo di tonalità intense, impegnato da sempre nella costante ricerca di forme rappresentative nuove e diverse e nell’impiego di stili e tecniche differenti, il Maestro Echeoni vede nella forma il racconto, la narrazione, l’armonia; mentre dà al colore le sembianze della vita e dell’energia pura. E’ proprio approfondendo l’uso delle tinte cromatiche di cui si è servito durante tutta la sua produzione, che – attraverso un intenso racconto pittorico perfettamente capace di dosare, con sapienza, tecnica e armonia del colore – è riuscito a realizzare tele in cui il colore diventa forma e la forma materia che catturano l’attenzione dello spettatore.

In occasione del vernissage, partendo dalle tele dedicate ai “Momenti musicali” e accantonata per un attimo la tavolozza, il Maestro si metterà al pianoforte per celebrare, con i pezzi firmati dagli amici e quelli composti da lui, i trascorsi da musicista e ricordare la professione esercitata fino agli anni della Dolce Vita romana, quelli in cui iniziò con Novella Parigini un indissolubile sodalizio artistico che non si concluse neanche con la scomparsa della pittrice.

Nel corso della serata sarà anche proiettato un video in cui si alterneranno le immagini più salienti dell’operazione chirurgica che gli ha salvato la vita e i momenti più intensi del suo percorso artistico e professionale.

L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 10 dicembre 2016 dalle 18.00 alle 24.00.

Di lui hanno detto: “La musica come la pittura sono da sempre entrate a far parte del mondo artistico di Elvino Echeoni, della sua innata capacità di interpretare con la più autentica forza creativa la realtà delle cose. Quasi riformulando un sempre più moderno linguaggio per comunicare la grande carica di entusiasmo che lo accompagna in ogni momento della sua ispirazione, Elvino Echeoni si rinnova così, nei colori e nelle note inserendosi in una dimensione creativa decisamente orientata alla costante conquista del nuovo. Un nuovo che si muove nello spazio della tela conciliando improvvisi, passionali suggerimenti d’avanguardia con elaborate analisi figurative, storicizzate anche a livello internazionale, nel lungo tempo della sua importante carriera artistica. E se la pittura nasce per lui come magico viaggio d’amore con i colori, la musica vive, nei suoi umori paralleli, come una speciale “colonna sonora” della sua esperienza pittorica”. (Nicolina Bianchi, Critico d’arte, Editore Direttore Segni d’Arte)

“Echeoni attraverso varie esperienze e differenti stili e tecniche affina il suo percorso intellettuale ed estetico passando dal figurativo all’astrazione pura nell’ansia di abolire ogni contenuto figurativo ed esprimere soltanto i fermenti emotivi che emergono dal profondo della sua spiritualità. Le creazioni di Echeoni sono un concatenamento di soluzioni formali con le quali l’Artista cerca sempre di “andare oltre” tramite il raffinato uso del colore senza tuttavia rinunciare alla centralità della persona umana. Sicuramente Elvino Echeoni non ha esaurito la sua ricerca culturale ed artistica; una convinzione questa suffragata dal suo impulso a suscitare emozioni comunque, indipendentemente dal campo di ricerca, dallo stile, dalla tecnica; è pertanto lecito attenderci nuovi messaggi, che in ogni caso saranno fonte di sempre più intense ed intime emozioni”. (Elisa Sarti)

“Un ovaloide reale e la sua ombra: si scopre con stupore che la pittura non si degrada illustrando un aneddoto e, nell’opera di Elvino Echeoni, rivela con sapiente abilità l’evento storico della rappresentazione della “ creazione” nella successione dal mondo inorganico all’organico. Ammaestrato da Cézanne che visualizzò l’illusione della realtà contro il disegno e l’ombreggiatura che danno il volume con l’equilibrio dei colori intensi e forti, vincendo l’apparenza reale delle cose, ottenendo la profondità senza mescolare colori sulla tavolozza Echeoni interpreta le dottrine della biologia e ricorda i graffiti rupestri che indicano con la freccia e il sangue la vita e la morte, la sopravvivenza e la storia evolutiva dell’umanità…: l’onnipotenza dei “moti” nel Creato”. (Prof. Riccardo Giovanni De Col)

Braccialetti Rossi 3:
il coraggio di saper rischiare tutto

Libro Braccialetti Rossi

Finale da favola per “Braccialetti rossi 3”, eppure così reale. Sicuramente per gli spettatori potrebbe essere la più bella delle tre stagioni, battendosela bene con la prima, ma di sicuro la più importante. Il messaggio centrale è racchiuso nel discorso (commovente) che Leo (Carmine Buschini) lascia registrato in radio al figlio che Cris (Aurora Ruffino) aspetta da lui (e che lui potrebbe non riuscire a vedere nascere), prima dell’operazione rischiosissima al cervello cui si è voluto sottoporre. Ad eseguire l’intervento la dottoressa Lisandri (Carlotta Natoli), per lui come una madre; prima di addormentarsi (venendo anestetizzato), però, dedica un po’ a tutti simbolicamente la canzone “Io non ho finito” a significare che i sentimenti veri, i ricordi delle persone care non cessano mai neanche una volta finite, non smettono di vivere nella memoria di coloro cui sono legati. Anche non ce la facesse, resterebbe sempre comunque presente. Un po’ come Davide (Mirko Trovato). A parte questo, per tutta l’ultima puntata, si è lanciato l’invito ad avere il coraggio di rischiare tutto per la felicità, non solo a lottare, a resistere, ma ad avere la volontà e la capacità di esporsi, di fare ciò che non si è mai avuto la forza di fare e di dire, di agire anche in controtendenza, facendo ciò che nessuno ha mai osato prima (come il dichiararsi alla persona amata rischiando di venir rifiutati, come Bobo e Margi ovvero Maria Melandri; oppure di eseguire operazioni pericolosissime e difficilissime come quella di Bobo o di Leo; oppure di tentare cure sperimentali, innovative e complicate, come quella di Flam alias Cloe Romagnoli): un po’ come buttarsi in un’arena, da veri gladiatori della vita, come fa Leo per combattere il suo male e cercare di sconfiggere, di vincere per sempre sul tumore. Il lieto fine era auspicato e quasi dovuto, data la vicenda personale reale di Albert Espinosa (cui la fiction è ispirata e da cui tutto ha preso piede); anche perché far morire Leo sarebbe stato un dolore insopportabile per le sue affettuosissime fans (si tratta pur sempre ad ogni modo di una serie tv per adolescenti non va dimenticato); e già la parte del suo intervento è stata abbastanza al cardiopalma per le sue ammiratrici, tenendo con il fiato sospeso a lungo. Eppure la parte più indovinata sono i tempi giusti, gli spazi equilibrati dati ai singoli passaggi: le operazioni, le vicende romantiche, gli scontri e i perdoni, le parti narrative che fanno avanzare la storia. L’alternare momenti drammatici ad altri lieti, la malattia all’amore e all’amicizia, le patologie al matrimonio di Cris e Leo oppure alla nascita del loro Leoncino. Tuttavia la novità più grande è che si fa vedere e capire chiaramente che non bisogna essere degli eroi, trovarsi per forza di fronte a un malanno grave (come un cancro o una patologia cardiaca) per essere dei veri combattenti. Si è lottatori anche nella semplice vita di tutti i giorni, e ciò vale per i malati quanto per i medici e la gente comune. In questo è quanto mai centrale che da dentro l’ospedale si esca fuori: così nel finale ci ritroviamo per strada con Vale (Brando Pacitto), Bobo (Nicolò Bertonelli) e il dottor Baratti (Giorgio Marchesi) a correre una maratona solidale, a sfidare i propri limiti; dunque non per forza si deve trovarsi in sala operatoria, a lottare tra la vita e la morte, per essere dei combattenti, ma lo si è anche nelle semplici cose: una corsa solidale, oppure quando si sostengono campagne di beneficenza, per la ricerca o la salute ad esempio. Anche quello vuol dire portare avanti ciò che il leader ha insegnato a tutto il gruppo: fare del bene, fare cose importanti, per sé e per gli altri, essere vicini e uniti contro la sofferenza e il dolore. Senza dimenticare mai nessuno, e in particolare chi ci ha voluto bene. Per questo nel finale vediamo sulla gondola, celati sotto le maschere veneziane che hanno calate sugli occhi, andare lungo il corso del canale una coppia di innamorati che scopriremo essere Nina (Denise Tantucci) e Davide (Mirko Trovato). A loro modo ci sono sempre comunque anche loro, forti nella loro presenza costante e vicinanza ai loro amici cui sono legatissimi. E, soprattutto, è in tal modo che si raggiunge quel “per sempre” di Braccialetti Rossi, scritto in conclusione dell’ultima puntata. E avremmo potuto aggiungere “insieme”, perché quello dei Braccialetti è un gruppo indissolubile, che non si può sciogliere e, principalmente, come dice il dottor Alfredi (Andrea Tidona) che ama improvvisare e agire d’impulso, sorprendere con decisioni prese in estemporanea e d’istinto, coraggiose perché apparentemente quelle meno comode, più improbabili, meno scontate, ma più vere. Ragazzi e amici pronti a sacrificarsi per l’altro, disposti a tutto e persino a dare la vita (come ha fatto Nina, Denise Tantucci). Mentre c’è l’annuncio delle riprese per la quarta serie, che sembrano fissate per il maggio prossimo, attendendo il 2017, intanto resta il successo d’ascolti dell’ultima puntata a siglare l’approvazione del pubblico: quasi cinque milioni di spettatori (4.820mila) e il 18,5% di share. Un vero boom.

Barbara Conti

Cicogna in arrivo a casa Martini e “Cicogne in Missione” con la Marcuzzi

un-medico-in-famiglia-9-foto-1Finita lo scorso 24 novembre la decima edizione de “Un medico in famiglia”, si pensa già all’undicesima, con Nonno Libero schierato in prima linea e subito disponibile a girare la nuova stagione. Conclusasi con 4,28 milioni di telespettatori, non ha tuttavia mai smesso di sorprendere. Terminata con una cicogna in arrivo per Sara Levi (Valentina Corti) e Lorenzo Martini (Flavio Parenti), si è ben incentrata su un messaggio netto che ha dato. “Un medico in famiglia 10” ha insegnato l’importanza del perdono, di scelte di libertà compiute con responsabilità, dell’uso del rispetto e dell’onestà anche nella ricerca della verità. Sicuramente ha impressionato particolarmente la vicenda di Annuccia (Eleonora Cadeddu), ma non meno piacevoli sono stati i ritorni di Ciccio (Michael Cadeddu), di Bianca (Francesca Cavallin) e Marco Levi (Giorgio Marchesi), fratello-giornalista di Sara. Spesso si è trattato di brevi apparizioni, di poche scene. Per questo è dispiaciuto il fatto di non aver potuto rivedere Maria Martini (Margot Sikabonyi), neanche neppure per un breve saluto in chat, via Skype o solo telefonico per un augurio rapido. Certo la sua presenza si è sentita, in qualche modo (anche indirettamente), in quanto una delle protagoniste portava il suo nome: la ragazza di cui si innamora Tommy Martini (Riccardo Alemanni) si chiamava proprio Margot, che sarebbe quello vero all’anagrafe dell’attrice che ha interpretato per tanti anni in passato Maria; e poi il suo recente impegno di mamma l’ha sicuramente ostacolata: dal 2013 è legata sentimentalmente a Jacopo Lupi, dal quale ha avuto un figlio, Bruno James, nato il 17 maggio 2015. Di certo simpatica la scelta di ambientare l’ultima puntata durante le festività natalizie, a un mese dal Santo Natale per davvero. Con la neve che cade, una bella cartolina e una graziosa foto lasciata dell’augurio di pace, serenità, fratellanza, vicinanza e familiarità (non solo in casa, ma anche in caso di una famiglia allargata come quella dei Martini, forse quella più amata dal pubblico italiano). La gravidanza di Sara ha aperto un nuovo scenario, come la fiction ha fatto per tutta la decima serie raccontando il coraggio di costruirsi una nuova vita, con tutte le difficoltà, i sacrifici, le rinunce e i cambiamenti (anche radicali) che comporta. Per questo non è da escludere l’undicesima stagione. Tanto che, non è un caso neppure che “Un medico in famiglia” sia stato rimpiazzato in palinsesto (nella programmazione ordinaria del prime time del giovedì, che occupava di solito) da un’altra serie di successo ben nota ai telespettatori: “Braccialetti Rossi 3”, la cui ultima puntata è andata in onda di giovedì primo novembre e di cui già è pronta la quarta stagione. Che sia di buon auspicio?

Sicuramente, a proposito di cicogne in arrivo, non si può non citare il film d’animazione “Cicogne in missione” (diretto da Nicholas Stoller e da Doug Sweetland). Presentato in anteprima quest’anno alla Festa del Cinema (nella sezione “Alice nella città”), regalare ai più piccoli il dvd di questo prodotto cinematografico (che si preannuncia un evento nel suo genere), da far trovare sotto l’albero di Natale o per la Befana ai bambini, sarebbe un’idea istruttiva. Divertente, mostra con semplicità ed ironia l’importanza dell’ingenuità dei bambini, che sono più intelligenti di quello che si possa pensare e sono in grado di cambiare il mondo, con il loro istinto che sente solo le ragioni del cuore e non della mente. In grado di smuovere le esistenze e le vite degli adulti, ma anche persino di intenerire gli animi più duri, con l’aridità cui si è arrivati nella società del consumismo, in cui si è come tutti circondati da un branco di lupi famelici e pericolosi, pronti a sbranarci, da cui dobbiamo difenderci: ma la ferocia cessa quando un bimbo sorride o si agita, oppure ci si commuove vedendolo dormire. E se prima le cicogne consegnavano bambini, ora la minaccia è che consegnano pacchi, con il rischio di perdere la propria identità umana, per lasciar posto al business più spietato in cui, per fare carriera, si è disposti a tutto e non ci sono altre regole che quelle del mercato di una fabbrica in serie di bambini, come fossero pacchi postali da consegnare e catalogare come qualsiasi altra merce di scambio. Questo lo scenario terribile su cui si apre il film di animazione. Riuscire a coglierne la seria minaccia e sovvertirne l’ordine sarà la dura lezione da apprendere e la mission per i due protagonisti durante il viaggio (di formazione in un certo qual modo) che vivranno. Si tratta di Tulip (doppiata da Alessia Marcuzzi), ragazza buffa e divertente, un po’ caotica, confusionaria, burlona e incosciente, ma spontanea. L’adolescente sarà accompagnata da Junior (con la voce di Federico Russo), una cicogna a cui è stata prospettata la possibilità di fare carriera e diventare Boss; e a cui è stato affidato il compito di licenziare Tulip. Ovvio che l’adolescente 18enne è ignara di quello che è stato disegnato alle sue spalle. Dalla mente diabolica dei vertici della ditta Cornerstore.com per cui entrambi lavorano. Infatti lo scopo principale dell’innocente Tulip è ritrovare la sua vera famiglia, a cui non è mai stata consegnata. Nel frattempo i due, tra mille disavventure, dovranno riportare a casa sua il fratellino tanto aspettato dal piccolo Nate (doppiato da Luca Tesei). I bimbi vanno difesi e protetti e non vanno sfiorati neppure con un fiore. In questo, protettivi e dolci al massimo, saranno Tulip e Junior.

Il doppiaggio è indovinato. La Marcuzzi sa mettere tutta la dolcezza e la tenerezza della maternità (che è la “sua”), con la sua voce un po’ rauca, ma per questo in grado di infondere più simpatia ed empatia. E Federico Russo sa dare, rimarcando con il giusto tono un accento a tratti un po’ stridulo della voce, la bonarietà di un animale che ha solo paura di voler bene, di affezionarsi, di fidarsi, ma non è cattivo, e alla fine cede anche lui alla tenerezza per un neonato; l’esuberante istintività irrazionale di Tulip arriverà a toccare le sue corde più sconosciute ed a cambiarlo, senza che neppure lui se ne renda conto. Nel doppiaggio da citare la presenza di Pino Insegno (Hunter) e Vincenzo Salemme (Toady). La parte migliore resta sicuramente costituita dai volti disegnati dei bebè (molto espressivi) e dalla replica perfetta delle espressioni che effettuano (sorrisi, pianti, smorfie per vari motivi: perché hanno paura, fame, sonno) e i dispetti divertenti che si devono subire per farli contenti o del ridicolizzarsi un po’ per divertirli. Situazioni comiche, in cui i due protagonisti si improntano, scoprendosi un po’ mamma e papà del neonato che devono consegnare; entrambi neo “Cicogne in missione” di quello che diventa il più prezioso dei beni: un bambino in quanto un dono e non un semplice, banale, normale e comune pacco postale qualunque. Riscoprire questa sacrosanta verità diventa quanto mai importante per cambiare tutta la realtà dell’azienda Cornerstore.com. E della società moderna, riportando in auge il valore di “famiglia” su cui essa è sempre stata fondata, ma che è molto mutato e si è andato un po’ perdendo.

Concorso fotografico Stenin: in mostra l’amore per la vita

italia-1 Il giovane fotografo Danilo Garcia Di Meo, il migliore fotoreporter del 2016 per il Concorso internazionale Stenin, aprirà sotto Natale una mostra a Roma. Dal 6 all’11 dicembre 2016 lo spazio espositivo della Casa Internazionale Dellе Donne sarà riempito dalla serie fotografica ricca di emozioni sulla giovane romana paralizzata Letizia Renis. Le opere, già esposte a Mosca, Istanbul, Cape Town, Cairo, Shanghai e Pechino, sono dedicate all’incredibile forza d’animo, alla voglia di vivere e di amare dell’eroina di questi scatti, il cui unico collegamento con il mondo consiste in un sensore situato nel poggiatesta della sua sedia a rotelle. L’inaugurazione avverrà il 6 dicembre alle 18:30 in Via della Lungara, 19.

La storia di Letizia, mostrata da Danilo Di Meo, è una storia di amore. Amore verso il mondo, verso il prossimo e verso di sé. Nonostante le difficoltà, Letizia si sforza sempre col sorriso sulle labbra di vivere una vita piena: lavora come segretaria in un’organizzazione locale che aiuta gli invalidi, incontra gli amici e ispira gli altri. Con l’aiuto di una sedia a rotelle nel cui poggiatesta sono inseriti degli interruttori, Letizia ha imparato a usare sia il computer che lo smartphone, a scrivere messaggi e a fare videochiamate.

Alla fine di novembre, Letizia ha fatto in Russia con il fotografo Danilo Di Meo il primo viaggio internazionale della sua vita.I russi hanno sentito parlare di Letizia per la prima volta quando il suo connazionale giovane fotografo Danilo Garcia Di Meo ha conquistato il titolo di miglior fotoreporter dell’anno al concorso fotografico organizzato da MIA “Rossiya Segodnya”. Ricevuto l’invito in Russia, la ragazza non ci ha pensato due volte, e non appena ha ottenuto il benestare dei dottori è venuta a Mosca, dove già migliaia di moscoviti hanno visto la sua storia sotto forma di foto: “Letizia. Storia di vite non viste”.

Il concorso internazionale di giornalismo fotografico intitolato ad Andrei Stenin, organizzato da MIA “Rossiya Segodnya” sotto l’egida della Commissione della Federazione Russa per l’UNESCO, si pone come obiettivo sostenere i giovani fotografi e attirare l’attenzione del pubblico sulla missione del giornalismo fotografico moderno; rappresenta una piattaforma per i giovani fotografi di talento, sensibili e aperti a tutto ciò che è nuovo, dalla quale spingono la nostra attenzione sulle persone e sugli eventi vicini a noi.
Nel 2016 il concorso internazionale di giornalismo fotografico Andrei Stenin è stato la più grande piazza per le sfide di fotografia tra giovani fotografi raccogliendo qualcosa come 6000 opere da 71 Stati del mondo, compresa la Russia. La geografia del concorso comprende 5 continenti, inclusi i Paesi di Europa, America del Nord e del Sud, Africa, Medio Oriente, India, Australia e Sud-Est Asiatico.

Il Concorso internazionale di giornalismo fotografico intitolato ad Andrei Stenin si tiene nel 2016 con il sostegno dei maggiori mass media, agenzie stampa e comunità di fotografi russi e internazionali. In veste di partner mediatici generali del concorso vi sono: il canale televisivo statale russo “Rossija-Kultura”, il portale di notizie e informazioni KP.ru, il portale di informazione Jourdom e il portale Russian Photo. I partner mediatici internazionali del concorso sono: l’agenzia di stampa Askanews, l’agenzia Antara foto, l’agenzia di stampa EFE , EBC, la holding mediatica Independent Media, l’agenzia di stampa Notimex, il canale televisivo e portale RT, The Royal Photographic Society, Shanghai United Media Group (SUMG), l’agenzia di stampa Xinhua. In qualità di partner mediatici di settore troviamo: Photo Academy, l’agenzia GeoPhoto, il portale Photo-study.ru, Unione dei giornalisti russi, Unione giornalisti di Mosca, Student Media Union, il portale di informazione YOung JOurnalists e il festival “Photoparade in Uglich”.

Lotteria d’arte per
raccogliere fondi
per i Centri antiviolenza

In occasione della manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne e il femminicidio, del 26 novembre 20016 a Roma, 10 artiste che vivono e lavorano a Roma, Parigi, New York, mettono in palio una loro opera con una “Lotteria d’Arte”, (formula più giocosa e meno economicamente impegnativa della più comune asta), per raccogliere fondi che saranno devoluti ai centri antiviolenza sulla donna .

lotteria-darteEvita Andujar, Lucianella Cafagna, Chiara Caselli, Benedetta Jacovoni, Cecilia Luci, Made in Testaccio, Julie Polidoro, Vera Rossi, Marina Sagona, Pilar Saltini, hanno pensato a un modo di mettere il loro lavoro, l’Arte e la bellezza, al servizio di chi è impegnato ad affrontare un problema grave e presente nel nostro paese, una barbarie che sopravvive ai cambiamenti socioculturali, una zona oscura dell’animo umano trasversale al tempo e allo spazio.
Le artiste hanno deciso di intitolare questo evento a Pia dei Tolomei, celebre personaggio raccontato da Dante nel Purgatorio, diventata musa, soprattutto durante il Romanticismo, di tanti artisti italiani. Dante riporta con la storia di Pia (uccisa dal marito) il primo caso documentato di femminicidio nel nostro paese.

La lotteria avrà luogo domenica 27 novembre 20016,  ore 19, 00 alla Casa Internazionale delle Donne, in via della Lungara 19, 00165  Roma, tel 06 68401720,
(Costo del biglietto 10 euro)

Evita Andújar nasce ad Écija in Spagna vive e lavora a Roma. Si laurea presso la Facoltà di Belle Arti di Siviglia nel 1997, completando successivamente anche il Dottorato in Pittura e Restauro. Frequenta diversi corsi di specializzazione tra i quali il Corso Internazionale di Pittura a Cadice, diretto dal noto artista spagnolo Antonio López García. Nel 2000 vince la prestigiosa borsa di studio dell’Accademia di Spagna a Roma. Dal 2001 al 2008 viaggia dalla Sicilia al Trentino, collaborando al restauro di importanti affreschi. Negli ultimi anni si dedica esclusivamente alla pittura, ricevendo premi e riconoscimenti.

Lucianella Cafagna vive e lavora a Roma. Ha studiato all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi e ha passato un periodo d’apprendistato nello studio di Pierre Carron, pupillo di Balthus.
Nel 2011  54˚ Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale a Venezia. Nel 2014 è tra i 20 artisti più rilevanti in Italia sull’Enciclopedia Treccani

Chiara Caselli, nata a Bologna, è attrice, regista e fotografa. Ha recitato, tra gli altri, per Michelangelo Antonioni, Liliana Cavani, Marco Tullio Giordana, Gus Van Sant, Mia Handsen-Love. Esordisce alla regia nel 2000 con il corto Per sempre, in concorso alla 57a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e vincitore del Nastro d’ Argento.
Il suo recente “Molly Bloom” (2016) è stato presentato con successo alla 73a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Fotografa da sempre, espone dal 2008; nel 2011 è alla Biennale di Venezia e al Festival Internazionale di Fotografia di Roma, nel 2014 a Tokyo con una personale negli spazi che Gae Aulenti ha progettato per l’Istituto Italiano di Cultura.

Benedetta Jacovoni vive e lavora a Roma. 1997, galleria Cesare Manzo, Pescara, 1999, Albertina Museum, Vienna, 2000, Galleria 5020, Salisburgo. Si dedica alla moda (Fendi) alla scenografia e alla cucina.

Cecilia Luci, vive e lavora a Roma.  2015,Entra nella collezione permanente Museo Carandente – Palazzo Collicola Arti Visive, Spoleto con “In acqua”. 2014, Made in Water (a cura di Marco Tonelli e Fabiola Naldi), MACRO (Museo d’Arte Contemporanea), Roma.  2013 In Acqua, Spazio espositivo Alessio Verzenassi, Roma.  2012 Gravità (a cura di Gianluca Marziani), Museo Carandente – Palazzo Collicola Arti Visive, Spoleto. Open Studio: inaugurazione del periodo di residenza presso l’associazione culturale “Esthia”.      2011 Senza Titolo presso la galleria “Opera Unica”, Roma.  2010 Mostra personale alla galleria “The Deep”, Roma. Nel giugno del 2010, mostra personale “ nel caos divenire” su interessamento del Comune di Roma, presso le sale espositive della Torretta del Valadier a Ponte Milvio (Roma).  2008 Transgenico  a cura di Umberto Scrocca ed Achille Bonito Oliva presso Electronic art cafe’, Roma. 2014 The next (a cura di Giuliano Matriciardi), Il Ponte Contemporanea, Roma.
IT. Spazi di percezione tra intangibile e tangibile (a cura dello IED e degli studenti del Master in Curatore Museale e di Eventi), Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma.  2012 Il Divino nell’arte contemporanea (a cura di Roberto Bilotti e Giovanni Intra Sidola), Museo dei Brettii e degli Enotri, Cosenza. Viva Palermo e Santa Rosalia (a cura di Giovanni Intra Sidola), Palazzo Costantino e Palazzo di Napoli ai Quattro Canti, Palermo.  Dire, fare divenire, dialoghi oltre Il superfluo: Proiezione lavori fotografici al Macro la Pelanda per “Unicità d’Italia”.

Julie Polidoro nasce a Cannes, France. Vive e lavora tra Roma e Parigi 1994 HUNTER COLLEGE grant, New York. 1996 Graduation at the « Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts de Paris »,with distinction. 2000 U.N.E.S.C.O grant, Hong Kong. 2016 Residence at Istituto Italiano di Cultuura, Tokyo

 Vera Rossi Nata a Milano vive e lavora a Roma,  realizza fotografie di still life, elementi naturali ed opere d’arte. Nel 2013 alcuni suoi lavori sono stati scelti per un’installazione all’Armory Show, la principale fiera internazionale d’arte di New York.

Marina Sagona nasce a Roma e vive a New York dal 1995. I suoi disegni sono apparsi nel The New Yorker, The New York Times, The Wall Street Journal, Paris Match e molti altri quotidiani e riviste sia negli Stati Uniti che in Europa. Le sue opere sono state utilizzate per le campagne pubblicitarie di clienti importanti come Renault, Bulgari, Pirelli, Target, American Airlines e Swatch.

Pilar Saltini, vive e lavora a Parigi 1994 “ Jeunes Artistes français, Grand Palais, Paris    1995 Oleum Art Compétition Italian Trade Center, Londra UK 1999 Premio Grand Prix de Portrait Paul Luis Weller, de l?accademie de France, Paris  2002  “Couleurs de la méditerrané”, Palais de l’Unesco, Paris 2006 “Figurativo Contemporaneo, galleria Russo, Roma  2007 “arte fiera cornice”, Biennale di Venezia off,  Venezia  2008 “Il disegno necessario”, galleria Nuvole Palermo  2009 “ fiera d’arte contemporanea”, Palazzo dei Congressi, Roma  2011 Afordable Art Fair, Londra  2011 54sima Biennale di Venezia, Vnezia  2014 “The non existence Night” LessandMore, New York 2016 Over the Border, Chris Boicos Fine art, Parigi

ANCI Giovani, ANG e INWARD, valorizzare i comuni con la Street Art

street-artSono partiti questa mattina a Roma presso la sede nazionale di ANCI in via dei Prefetti 46 i lavori del primo Tavolo nazionale di Esperti di Street Art. I lavori si sono aperti con i saluti di Gianluca Callipo, presidente ANCI Giovani, di Giacomo D’Arrigo, direttore ANG Agenzia Nazionale Giovani, e di Luca Borriello, direttore ricerca INWARD Osservatorio sulla Creatività Urbana.
Negli ultimi anni, la street art ha raggiunto un livello molto alto di qualità produttiva e percezione da parte del pubblico, specialista e generalista, con migliaia di appassionati in Italia, non solo giovani, oltre alla vivace attenzione di rappresentanti di enti governativi, università, imprese, aziende e organizzazioni sociali. I Comuni d’Italia, nello specifico, si stanno arricchendo ormai di numerose opere anche di grandi dimensioni della durata media di dieci anni. Oggi sono più di 180 Comuni attivi nella valorizzazione della street art, quasi 300 progetti e circa 30 festival in tutta Italia.
ANCI Giovani, insieme all’Agenzia Nazionale dei Giovani e l’associazione INWARD Osservatorio sulla Creatività Urbana (www.inward.it) che svolge ricerca e sviluppo su questi temi, ha immaginato di monitorare lo sviluppo del fenomeno all’interno dei Comuni italiani, considerando gli scenari urbani in continua evoluzione, dalle città si riempiono delle belle opere di questi straordinari artisti e dai giovani amministratori che potrebbero diventare delle vere e proprie sentinelle. L’auspicio è che l’amministrazione pubblica possa valorizzare e promuovere tale bagaglio nazionale integrato di conoscenza pratica, a favore dei Comuni d’Italia, visti i diversi sviluppi che la street art consegue nel mondo.
Per questo motivo, si è deciso di muoversi con questa ricognizione con la creazione di un team nazionale di esperti di street art (direttori di festival, curatori d’arte, operatori culturali specializzati, altri) che produca un’analisi complessiva dello stato del fenomeno in Italia, dal punto di vista culturale, artistico, economico e sociale, costruendo un programma di valorizzazione integrata in diverse sessioni di lavoro. Il think-tank nazionale, secondo le possibilità, produrrà documenti, dati e proposte anche a beneficio delle amministrazioni pubbliche,come linee-guida per i Comuni che vogliano imparare a conoscere la street art, per la sua migliore e corretta valorizzazione.
“Si tratta di un progetto – afferma Giacomo D’Arrigo, direttore dell’Agenzia nazionale giovani – che ci dà la possibilità di mettere a sistema la forma d’arte principalmente utilizzata dalle nuove generazioni: la street art. La massima forma di espressione della loro creatività e del loro talento che, al tempo stesso, diviene importante strumento per riqualificare territori o zone abbandonate. Dal canto nostro abbiamo anche esperienze di successo sul tema perché alcuni dei progetti, specialmente di scambio di giovani, che vengono realizzati, vedono la nascita di opere proprio grazie alla street art. Basti pensare alle opere nate nel quartiere San Basilio di Roma grazie al contributo della Commissione Europea (con il programma Gioventù in Azione). Quindi la street art per valorizzare e cambiare il volto delle periferie, rimettendole al centro dell’agenda politica”.
Per Gianluca Callipo, coordinatore nazionale di ANCI Giovani e sindaco di Pizzo, “Costituire questo tavolo permette di riportare la giusta attenzione sul tema della rigenerazione urbana delle nostre città, e valorizzare sempre di più queste nuove forme d’arte che diventano, negli anni, patrimonio dell’Italia determinandone anche una forte crescita sociale e culturale. ANCI Giovani ha deciso di sostenere questo gruppo di lavoro tecnico, affinché parta proprio da noi giovani amministratori un approccio più corretto e consapevole a questa arte, un maggiore sostegno alle varie forme di creatività dei tanti giovani artisti presenti nelle nostre realtà. Il nostro obiettivo è produrre, attraverso l’esperienza di questi esperti, delle Linee Guida utili a tutti i Comuni che vorranno avvicinarsi e valorizzare la street art nelle loro comunità”.
“Per la prima volta – aggiunge infine Luca Borriello, direttore della ricerca Inward-Osservatorio sulla Creatività Urbana – si riuniscono gli esperti che guidano i processi di valorizzazione della street art in Italia. In un momento in cui l’attenzione al fenomeno è sempre più ampia, i territori si arricchiscono di opere d’arte, le imprese sperimentano prodotti, le comunità sociali dialogano con gli artisti e il numero di Comuni coinvolti è davvero notevole, occorre costituire un gruppo di lavoro nazionale che esprima le migliori competenze per un corretto e proficuo sviluppo della street art in Italia”.

Primo Concorso Internazionale di Poesia e Narrativa “Jorgos Seferis”

giorgos-seferis-1486460_960_720La Cattedra di Lingua e Letteratura Neogreca dell’Università degli Studi di Palermo (Dipartimento di Scienze Umanistiche), di concerto con la Comunità Ellenica Siciliana “Trinacria” e col Gruppo Editoriale “Nostos” bandisce il Primo Concorso Internazionale di Poesia e Narrativa “Jorgos Seferis”.

Tramite l’istituzione del Premio Letterario Internazionale di Poesia e Narrativa “Jorgos Seferis” ci si propone di promuovere la diffusione della Letteratura di lingua Greca in Italia e, viceversa, della Letteratura Italiana contemporanea in Grecia e a Cipro, sul doppio e parallelo binario degli autori di già consolidata fama e dei giovani esordienti.

Fuori concorso, e ad insindacabile giudizio del Comitato Organizzatore, sarà conferito un Premio ad un esponente delle Lettere Greche di chiara fama per il complesso della sua opera. In questa prima edizione del Concorso la scelta è ricaduta sul poeta Cipriota Kiriakos Charalambidis.

Per leggere il bando completo, in italiano e in greco, consultare il blog della casa editrice: http://edizionilazisa.blogspot.it/2016/11/primo-concorso-internazionale-di-poesia.html

Shakespeare & Cervantes: dopo 400 anni il mistero sale in scena

la-volpe-e-il-leone_locandinaTeatroSenzaTempo Produzione Spettacoli Teatrali, da un’idea di Stefano Reali
presenta Stefano Reali in “La Volpe e il Leone”.
Shakespeare & Cervantes: dopo 400 anni il mistero sale in scena
con Antonio Nobili, Marco Giustini, Lucia Rossi,
e con la partecipazione di Bruno Alessandro

Ogni nazione europea ha avuto un proprio Poeta Nazionale, che ha esaltato la lingua e la cultura della sua terra di appartenenza. L’Italia ha avuto Dante, la Germania Goethe, la Spagna Cervantes, e l’Inghilterra Shakespeare. La loro opera ha reso questi poeti degli Immortali.
Ma quanto sappiamo di loro, come uomini?
“Shakespeare e Cervantes, dopo 400 anni il mistero sale in Scena” vuole indagare la vita dei due poeti, svelandone l’umano dietro il genio, la persona dietro l’artista, e sopratutto l’uomo dietro la maschera, mettendo in luce una serie di sconvolgenti sorprese sui sei anni in cui Cervantes visse in Italia, e su chi, negli stessi anni, si nascondeva dietro la scrittura delle commedie “Italiane” di Shakespeare.
È un evento all’interno del quale verrà eseguita una lettura scenica de “La Volpe e il Leone”, un testo teatrale che racconta dell’ incontro virtuale avvenuto nell’ottobre del 1571 nell’ospedale di Messina tra Miguel de Cervantes e il letterato italiano Giovanni Florio. Un incontro che poteva fin da allora svelare un mistero su cui i maggiori studiosi del mondo, dopo quattrocento anni, stanno finalmente facendo luce: chi ha scritto davvero i drammi di William Shakespeare?
Il testo è stato scritto da Stefano Reali, ed è basato sugli studi più recenti, italiani e stranieri, che affrontano l’annosa e infinita questione della paternità delle opere di Shakespeare.
Due tra i più accreditati tra questi studiosi, Saul Gerevini e Corrado M. Panzieri, i cui libri hanno recentemente scosso l’estabilishment letterario “stratfordiano” di mezzo mondo, assieme a Massimo Oro Nobili, saranno presenti alla fine delle repliche di sabato 26 e domenica 27 novembre per un incontro – dibattito, che permetterà loro di rispondere alle domande del pubblico e degli appassionati.
Una provocazione letteraria affiancata a confronti e dibattiti, secondo un calendario di eventi ed incontri conviviali che si articoleranno dal 23 al 27 novembre (Ore 20,30/ Sabato e Domenica ore 19,00) e avranno come cornice la chiesa sconsacrata della “Cappella Orsini” di Roma.

Festival Nuova Consonanza. Al Palladium lo spirito di Yukio Mishima

collage-hanjoVenerdì 18 novembre il Festival di Nuova Consonanza sarà al Teatro Palladium (ore 21) con Hanjo, opera in un atto su libretto e musica di Marcello Panni; ispirato al teatro Nō giapponese, e allo spunto narrativo dello scrittore giapponese Yukio Mishima. Ne saranno interpreti l’Ensemble Roma Sinfonietta diretto da Carlo Boccadoro, e le voci di Sabrina Cortese (soprano), Chiara Osella (mezzosoprano) e Antonio Pirozzi (basso); firma la regia Cesare Scarton, scene e costumi di Isabella Ducrot.

L’opera, una coproduzione Nuova Consonanza e Università degli Studi Roma Tre, con il contributo dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma, e la collaborazione di Accademia Filarmonica Romana e Orchestra Roma Sinfonietta, è in un unico atto, scritto da Marcello Panni nel 1994 per il Maggio Musicale Fiorentino e con la regia di Bob Wilson. Originariamente per orchestra da camera, viene oggi ripensata – ed eseguita in prima assoluta in questa nuova versione – per solo sei esecutori solisti oltre ai tre cantanti; un organico ridotto, essenziale, perfettamente in linea con i caratteri precipui della tradizione del teatro Nō, dal quale viene desunto lo spunto narrativo.
Nella trama originale, due innamorati si scambiano i ventagli come pegno d’amore prima di separarsi. Il fulcro d’interesse del racconto è rappresentato dal tono elegiaco dei lamenti dell’amata in attesa. Il ricongiungimento dei due amanti decreta il lieto fine della storia. La versione di Mishima concede maggiore rilievo ai risvolti psicologici della vicenda e si colora di tinte più scure… Grazie alla considerevole presenza nella versione di Mishima di topoi tipici del teatro musicale, Panni può stabilire uno stretto legame con la tradizione operistica. Non è solo la messa in risalto di tematiche quali la follia per amore, l’attesa, il pegno d’amore, il triangolo amoroso, a garantire un legame con il passato, ma l’utilizzo di formule tipiche dell’opera, la suddivisione in Arie e Recitativi, la presenza di madrigalismi, la caratterizzazione dei personaggi attraverso un diverso trattamento delle voci.

A introdurre l’opera, l’incontro giovedì 17 novembre all’Università degli Studi Roma Tre – DAMS (ore 15.30, via Ostiense 139) “Mishima Yukio, il teatro nō e un’eterna Hanjo”, a cura di Virginia Sica e con la collaborazione dell’Istituto Giapponese di Cultura, e un incontro con il compositore la sera stessa della prima alle ore 20.00 in teatro.

Il 53° Festival di Nuova Consonanza è realizzato con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Direzione Generale Spettacolo e Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali, della Regione Lazio – Assessorato alla Cultura e alle Politiche Giovanili, con il contributo di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale, in collaborazione con la SIAE, ed è inserito nell’edizione 2016 dei Festival di particolare interesse per la vita culturale della Città: “Roma, una Cultura Capitale”. Il Festival inoltre ha il sostegno dell’INPS- Fondo Assistenza e Previdenza per i pittori e scultori, musicisti, scrittori e autori drammatici. Le iniziative al MACRO sono promosse da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

“Ostaggi”, commedia e metafora movimentata al Sala Umberto di Roma

ostaggi-marinaalessi-ok“Ostaggi” è un testo teatrale scritto e diretto da Angelo Longoni che denuncia già nel titolo la propria appartenenza ad un genere diventato ormai un classico nella letteratura e nel cinema. Uomini assediati, che tengono imprigionati altri uomini e che trattano per la loro liberazione. Una formula in grado di dar vita ad una concentrazione di sentimenti estremi e ad un’infinità di modalità interpretative, da quelle violente e drammatiche, dallo scavo psicologico, al paradosso comico.
In Ostaggi si racconta una storia cruda e divertente, una metafora delle disuguaglianze sociali, economiche e razziali, un apologo sulla profonda crisi che ormai stiamo vivendo da anni. Un uomo, che ha appena rapinato un modesto istituto bancario, tiene in ostaggio, in una panetteria, quattro persone dopo essere riuscito a fuggire a un inseguimento della polizia. L’uomo inizia una tormentata trattativa con le forze dell’ordine, in un progressivo batti e ribatti di proposte e controproposte. La situazione è resa difficoltosa e comicamente bizzarra dalla tipologia degli ostaggi che casualmente si trovavano nel negozio al momento dell’irruzione.
Oltre al panettiere, proprietario del locale, sono presenti un’anziana pensionata dal precario stato di salute, una donna dai modi sbrigativi e anticonvenzionali che pratica il mestiere più antico del mondo e un extracomunitario. All’interno di questa piccola comunità iniziano a sorgere contrasti, ostilità e una divertente lotta per la sopravvivenza. Il punto è rimanere in vita evitando sia un’irruzione della polizia, che le ritorsioni del loro carceriere.
La storia procede attraverso colpi di scena, capovolgimenti di fronte e sorprese sia sull’identità del rapinatore, che sulla vera indole degli ostaggi. Lentamente emerge anche una straordinaria e quasi commovente solidarietà che metterà sullo stesso piano tutti quanti, sequestratore e prigionieri.
Nell’allestimento in un unico atto al Sala Umberto troviamo una bravissima Michela Andreozzi che interpreta la donna di facili costumi, il personaggio maggiormente in grado di costruire un dialogo con il sequestratore. Bravo anche Jonis Bascir, nei panni di un extracomunitario siriano saggio ma al tempo stesso, essendo sprovvisto di permesso di soggiorno, fermamente intenzionato a non essere rispedito nel suo Paese.
Efficace la recitazione di Gabriele Pignotta e Silvana Bosi rispettivamente nei panni del sequestratore, in realtà un imprenditore fallito, ed in quelli della anziana signora, che scopriremo essere malata, vedova ed avere una figlia poco affettuosa. Su discreti livelli anche la recitazione di Pietro Genuardi, che interpreta un panettiere, che a tratti appare ipocrita ed egoista, ma che in altri momenti è uno uomo piuttosto quadrato con le idee chiare.
Una menzione particolare va allo scenografo Francesco Ghisu che ha ricostruito sul palco una panetteria molto realistica, illuminata con colori caldi. Le musiche, composte da Jonis Bascir, sono marginali e si avvertono soprattutto nel finale della rappresentazione.
“Ostaggi” è dunque una commedia movimentata, con una costruzione drammaturgica caratterizzata da una comica adesione con la realtà sociale che caratterizza i tempi che viviamo e che ci rivela come oggigiorno siamo tutti ostaggi di qualcosa o qualcuno. Un piccolo specchio in grado di riflettere l’anima di una comunità che, a dispetto della disgregazione che sta vivendo, ritrova un’umanità solidale e profonda. Per dirla con le parole dell’extracomunitario siriano: “se sogni da solo è solo un sogno, se sogni insieme allora è una realtà che comincia”.
Nel complesso uno spettacolo molto divertente, che sarà replicato fino al 20 novembre al Sala Umberto di Roma.

Al. Sia.