Brancati, scrittore
per il cinema e il piacere
di essere indipendenti

Vitalino BrancatiLo scrittore Vitaliano Brancati entrato nel mondo del cinema nel 1942, vive un rapporto conflittuale con il cinema. Collaborare alla stesura di soggetti e sceneggiature permette di integrare gli insufficienti diritti d’autore e di condurre un’esistenza più dignitosa sul piano economico, ma non è un’attività gratificante: “Io scrivo, per esempio, una pagina ogni mattina per sentire se il mio cervello, dopo l’odioso lavoro di sceneggiatura del pomeriggio e della sera, durante il quale si è mescolato ad altri cervelli in un mucchio di materia grigia tanto grosso e gonfio quanto inerte e stupido, viva ancora di vita propria. Il piacere che si prova nel tornare indipendenti,[…] dovrebbe scoraggiare in chiunque il culto per la vita collettiva”. La carriera cinematografica di Brancati, che si estende dal 1942 al 1954, anno della prematura morte dello scrittore, conta la collaborazione a 29 film. Fra questi spiccano, in particolare, quelli per la regia di Luigi Zampa: Anni difficili, Anni facili, L’arte di arrangiarsi. Nel 1947 il regista e l’autore del Don Giovanni in Sicilia inaugurano la loro felice collaborazione con il primo film della trilogia satirica, Anni difficili, tratto dal racconto dello scrittore Il vecchio con gli stivali, storia dell’impiegato comunale di una cittadina siciliana, Aldo Piscitello (Umberto Spadaro), che per conservare il posto di lavoro è costretto a iscriversi al PNF, malgrado la sua ripugnanza per il regime, e che poi, all’arrivo degli Alleati vittoriosi nel ’43, viene epurato dagli ex fascisti che si sono riciclati come antifascisti. Proiettato nelle sale cinematografiche nell’autunno del 1948, Anni difficili richiama alla memoria il passato recente e doloroso che ognuno desidera rimuovere. Forse è per questo che gli spettatori del tempo non riescono a cogliere e ad apprezzare le situazioni comico-grottesche diffuse nella trama del film che, come certe pellicole di oggi contro la mafia, si cimenta nell’ardua impresa di far ridere, sia pure amaramente, e suscitare l’indignazione degli spettatori sulla dittatura fascista e i danni da essa prodotti. Anni difficili, infatti, denuncia il trasformismo della classe dirigente italiana, capace di passare indenne da un regime all’altro. Ciò suscita scandalo, discussioni e attacchi da parte delle diverse forze politiche. A destra il film è accusato di leso patriottismo, perché rappresenta i fascisti come campioni di ignoranza e di cattivo gusto, mentre parte della sinistra, urtata per la rappresentazione degli antifascisti come innocui parolai, accusa Anni difficili di qualunquismo, di voler equiparare fascismo e antifascismo. Più lucidamente, in un articolo rimasto inedito e ritrovato di recente, Italo Calvino afferma: “Io non sono d’accordo con quelli che hanno definito ‘qualunquista’ Anni difficili. Mi sembra al contrario un film antiqualunquista, un film in cui viene gridato ben alto: se non vogliamo uccidere i nostri figli non bisogna dire ‘Non m’impiccio di politica’, per poi subire la politica degli altri, ma bisogna essere tutti d’un pezzo, e lottare, e organizzarsi!”. Dopo gli anni difficili del fascismo arrivano quelli euforici della democrazia, ma cambia ben poco. Il tema del “continuismo”, infatti, è al centro di Anni facili (1953), secondo capitolo della trilogia satirica di Zampa-Brancati. Ambientato nel presente, il film – racconto delle disavventure del professore siciliano De Francesco (Nino Taranto), che nella Roma corrotta del dopoguerra cerca di conservare la sua onestà ma poi finisce per farsi corrompere da un barone suo conterraneo, che traffica in medicinali, e finisce in prigione – ha come bersaglio polemico i riti del nuovo potere burocratico-democratico, chiaro prosieguo della sopraffazione e del malcostume fascisti. Nell’ultimo capitolo della trilogia satirica, la figura dell’uomo medio e onesto costretto, per sopravvivere alle quotidiane ristrettezze economiche, ad adeguarsi alle mutevoli vicende della Storia, viene ribaltata dal protagonista mellifluo, opportunista e vigliacco di L’arte di arrangiarsi (1954), dove fa capolino l’immagine di un Paese che da contadino si avvia verso una cementificazione e urbanizzazione disordinate e selvagge. Qui un arrampicatore sociale, il catanese Rosario Scimoni, detto Sasà (Alberto Sordi), nel corso della sua esistenza, che abbraccia gli anni 1912-1953, diventa socialista per sedurre la compagna di un politico; è interventista nella Grande Guerra (ma si finge pazzo per evitarla); nel dopoguerra diventa fascista; fa la borsa nera durante il secondo conflitto mondiale; all’arrivo degli Alleati pensa di iscriversi al Pci, poi, dopo le elezioni del ’48, cambia distintivo e passa con la DC. L’ennesimo imbroglio lo rovina e gli costa la galera. Una volta uscito tenta di fondare un partito politico, e finisce per vendere lamette da barba nelle piazze. I film Anni difficili, Anni facili e L’arte di arrangiarsi, riduttivamente inclusi nella satira di costume, in realtà, mossi dal proposito di fare ridere su argomenti seri e drammatici, possono essere considerati i progenitori della commedia all’italiana. Utilizzando il cinema come strumento, fra l’altro, per cambiare la realtà o quanto meno per svolgere una funzione di direzione etica e di coscienza critica della società, Zampa e Brancati intendono sollecitare il pubblico e le classi dirigenti del Paese a guardarsi come in uno specchio e dare inizio a un esame di coscienza collettivo che smascheri e rimuova il fondo conformista e autoassolutorio che si annida nella conformazione etico-politica e nella cultura dell’italiano medio. “Esame di coscienza – scrive Brancati nel suo Diario romano – : ecco tre parole gravemente discreditate in Italia. Il solo sentirle pronunziare dà fastidio e suscita una smorfia di repugnanza come se alludessero a un’operazione immorale e leggermente disgustosa”.

Lorenzo Catania

“Ri-trattiMarche”,
una nuova mostra
sul paesaggio marchigiano

2Renzo_TortelliSenigallia – Ѐ stata inaugura la mostra “Ri-trattiMarche”, Cinzia Battistel e Renzo Tortelli alla galleria SpazioArte della Fondazione Arca che rimarrà aperto al pubblico fino al 9 luglio. Questa mostra ha un significato soprattutto per il nuovo modo di vedere e di rappresentare il paesaggio: l’intento è quello di superare la rappresentazione oggettiva delle cose e di portare alla luce, invece, i significati profondi che si celano sotto la superficie del “paesaggio ri-tratto”. La scelta di accostare due autori di generazioni diverse nasce da una idea di valorizzare alcuni aspetti dell’arte contemporaneità che in questi ultimi anni sembrano essere stati dimenticati.

3Renzo_TortelliL’opera di Renzo Tortelli risente della poetica di Mario Giacomelli, che in tutti questi anni ha continuato a giganteggiare per l’originalità assoluta della sua ricerca visionaria. Questa è anche un’occasione preziosa per ripercorrere la storia di un’amicizia che si è trasformata in sodalizio culturale.

La scelta di esporre alcune fotografie di grande formato di Renzo Tortelli è dettata dal desiderio di raccontare storie che creino un contatto tra il “verismo” e la sensibilità dell’osservatore. Le influenze dello stile di Giacomelli si scorgono, anche, nelle attenzioni rivolte all’ordine e al disordine del paesaggio agricolo e alle persone che lavorano i campi.

Le opere non raccontano solo la società contadina del passato, ma anche la famiglia, il lavoro nei campi, la vita domestica e le tradizioni rurali che hanno stimolato la creatività di Battistel e Tortelli e sono stati campi di indagine della loro ricerca.

Renzo_TortelliLo spazio espositivo non ospiterà solo la mostra, ma sarà animato, anche, da dibattiti, incontri con autori ed esecuzioni di progetti di ricerca sulla didattica dell’arte. Con il programma delle attività estive, la fondazione si propone di essere un punto di incontro e di dialogo continuo con il territorio, vivificato da eventi e iniziative.

Notti di mezza Estate VIII edizione, torna l’Arte Film Festival a Firenze

Sarà il Piazzale degli Uffizi la nuova affascinante location fiorentina che farà da cornice alla VIII edizione di Notti di mezza estate, principale evento estivo dello Schermo dell’arte Film Festival, che nel 2017 celebra i 10 anni di attività.
Per quattro lunedì, 26 giugno, 3, 10 e 17 luglio, sarà presentata una selezione di film dedicati a tre protagonisti dell’arte contemporanea, Bill Viola, JR, Thomas Hirschhorn, e al festival di street art FAME che dal 2008 al 2012 ha coinvolto artisti del calibro di Blu, Momo, Ericailcane e Conor Harrington.

arte film fetivalL’iniziativa è uno degli eventi dell’Estate Fiorentina 2017 e fa parte della rassegna cinematografica “Apriti Cinema” organizzata da Quelli della Compagnia di FST – Fondazione Sistema Toscana per il Comune di Firenze.
Primo appuntamento lunedì 26 giugno con Fame, introdotto dagli autori, il regista e sceneggiatore Giacomo Abruzzese e Angelo Milano, ideatore del Festival di Street Art di Grottaglie “FAME”. Il film racconta l’omonimo progetto autofinanziato nato nel 2008 che, fino al 2012, ha invaso la piccola e tranquilla cittadina pugliese di Grottaglie con le opere e i graffiti di street artists di fama internazionale, tra cui Blu, Momo, Ericailcane, Conor Harrington, Escif, Vhils.
Il film sarà presentato nella sezione Biografilm Art di Biografilm Festival – International Celebration of Lives 2017 e verrà distribuito nelle sale da I Wonder Pictures.
Lunedì 3 luglio il film di Angelo Ludin Thomas Hirschhorn – Gramsci Monument, presentato in anteprima italiana durante Lo Schermo dell’Arte Film Festival 2015. Racconta la realizzazione del monumento site-specific, omaggio ad uno dei più importanti filosofi del XX secolo, che l’artista svizzero Thomas Hirschhorn ha realizzato nell’estate 2013 nel Bronx a New York, vivendo cinque mesi con gli abitanti del quartiere, confrontandosi con etnie e culture diverse, per costruire un luogo dove ospitare workshop di arte e politica, biblioteca e spazi per bambini.
Lunedì 10 luglio sarà presentato Bill Viola: The Road to St. Paul’s alla presenza del regista Gerald Fox, in collaborazione con Fondazione Palazzo Strozzi, in occasione della mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico in corso a Palazzo Strozzi fino al 23 luglio. Il film è una nuova biografia del maestro della videoarte contemporanea, che lo ritrae durante la realizzazione delle due installazioni permanenti Martyrs (2014) e Mary (2016) per la Cattedrale di St. Paul di Londra e che, con riprese di backstage, immagini di repertorio, interviste all’artista, a sua moglie e collaboratrice Kira e a molte personalità del mondo dell’arte, offre un ritratto intimo della vita professionale e privata di Viola, profondamente legato ai temi spirituali che sono alla base delle sue opere, che spaziano dalla cultura cristiana al pensiero buddista, fino al sufismo islamico.

L’influenza e la versatilità di Hokusai in mostra all’Ara Pacis

01. HOKUSAI

Katsushika Hokusai La [grande] onda presso la costa di Kanagawa, dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832 circa Silografia policroma Kawasaki Isago no Sato Museum

La Grande Onda di Katsushika Hokusai rappresenta una delle opere non-occidentali più conosciute al mondo, ma ha anche rappresentato una forma di ispirazione per ogni artista che ha preso impulso dalla versatilità dell’artista giapponese attivo tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento. Proprio per questo Roma Capitale insieme all’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e con il supporto dell’Ambasciata Giapponese hanno promosso una mostra in suo onore per il prossimo 12 ottobre al Museo dell’Ara Pacis di Roma. La mostra “Hokusai. Sulle orme del Maestro” confronta la produzione del Maestro con quella di alcuni tra gli artisti che hanno seguito le sue orme dando vita a nuove linee, forme ed equilibri di colore all’interno dei classici filoni dell’ukiyoe (“immagini del Mondo Fluttuante”).
“Un modo per dare una visione nuova di Hokusai – afferma Rossella Menegazzo, curatrice della mostra – in particolare con un altro grande artista che non fu suo discepolo, ma che venne comunque influenzato dalla sua arte: Keisai Eisen”.

La mostra (circa 200 opere) si compone di cinque sezioni che toccheranno i temi più alla moda e maggiormente richiesti dal mercato dell’epoca:
1- MEISHŌ: mete da non perdere
Presenta le serie più famose di Hokusai: le Trentasei vedute del Monte Fuji, le Otto vedute di Ōmi, i tre volumi sulle Cento vedute del Fuji e un dipinto su rotolo del Monte Fuji, presentato per la prima volta in Italia e in anteprima assoluta.

Katsushika Hokusai Giornata limpida col vento del sud (o Fuji Rosso), dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832 circa Silografia policroma Kawasaki Isago no Sato Museum

Katsushika Hokusai
Giornata limpida col vento del sud (o Fuji Rosso), dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832 circa
Silografia policroma
Kawasaki Isago no Sato Museum

Questa sezione illustra le mete di viaggio e i luoghi celebri che un giapponese di epoca Edo non doveva assolutamente perdere o perlomeno doveva conoscere: cascate, ponti e luoghi naturali delle province più lontane, vedute del monte Fuji da località rinomate, locande e ristoranti e stazioni di posta lungo la via del Tōkaidō che collegava Edo (Tokyo) a Kyoto.
Non manca la “Grande Onda” di Hokusai, che si potrà apprezzare in ben due versioni differenti, che si alterneranno a metà del periodo espositivo per motivi conservativi: una proveniente dal Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova, l’altra dalla collezione Kawasaki Isago no Sato Museum, così come tante altre importanti silografie della serie Trentasei vedute del Monte Fuji confrontabili in doppia versione.

2- Beltà alla moda
Una serie di notevoli dipinti su rotolo e silografie policrome dedicate al ritratto di beltà femminili e cortigiane delle famose case da tè del rinomato quartiere di piacere di Yoshiwara mettono a confronto lo stile del maestro Hokusai con quello di alcuni tra i suoi allievi più famosi tra cui Gessai Utamasa, Ryūryūkyō Shinsai, Hokumei, Teisai Hokuba.
In particolare si sottolinea la novità della composizione di Keisai Eisen, grande personalità nel campo del ritratto femminile, che redige un vero reportage di moda, avvolgendo le sue donne e mettendole in posa così da evidenziarne i kimono e gli obi imponenti, i tessuti raffinatissimi dai motivi ricercati, coloratissimi e sempre studiati nel particolare più minuto.

Keisai Eisen Yamashita in Shitaya e Kōriyama in Ōshū dalla serie Paragoni di luoghi famosi nelle province, 1818-1830 circa Silografia policroma, 38,0 × 25,7 cm Chiba City Museum of Art

Keisai Eisen
Yamashita in Shitaya e Kōriyama in Ōshū dalla serie Paragoni di luoghi famosi nelle province, 1818-1830 circa
Silografia policroma, 38,0 × 25,7 cm
Chiba City Museum of Art

In questo contesto è stata pensata anche una piccola ma raffinata raccolta di immagini legate alla seduzione e al mondo del piacere e dell’erotismo che mettono a confronto Hokusai ed Eisen attraverso silografie “pericolose” (abunae), in cui si intuiscono situazioni di scambio amoroso senza svelarne l’aspetto sessuale, sublimato attraverso la bellezza di stoffe e abiti che coprono i corpi e fanno sognare, e le famose pagine del volume erotico di Hokusai “Kinoe no Komatsu”.

3- Fortuna e buon augurio
Nel formato della silografia, di Eisen in questo caso, e attraverso una serie di undici dipinti su rotolo di Hokusai che rappresentano le divinità popolari della fortuna, si evince uno dei soggetti in voga all’epoca come portafortuna, protezione, augurio per occasioni speciali. Tutte opere esposte per la prima volta in Italia.

4- Catturare l’essenza della natura
Hokusai e allievi a confronto attraverso una serie di dipinti su rotolo provenienti dal Giappone sul tema della natura e degli animali per sottolineare i motivi classici della pittura di “fiori e uccelli” e la valenza simbolica di alcuni animali quali il drago, la tigre, la carpa, il gallo riproposti nello stile di ciascun artista.

5- Manga e manuali per imparare
La serie completa dei 15 volumi di Manga di Hokusai sono esposti in questa sezione e rimandano ai tratti e alla forza che il maestro sa dare a ogni creatura che decide di rappresentare ma anche alla sua volontà di insegnare le regole della pittura ad artisti e appassionati. A fianco dei volumi di Hokusai, un album dell’allievo Shotei ripercorre i soggetti e le forme del maestro proponendo pagine simili fitte di disegni e schizzi.

Addio a Laura Biagiotti, la donna che ha esportato il Made in Italy

laura-biagiotti-malore-638x425Laura Biagiotti, la stilista romana, 73 anni, è morta questa notte all’ospedale Sant’Andrea di Roma, dove era stata ricoverata mercoledì sera in terapia intensiva in seguito all’arresto cardiaco che l’aveva colpita nella sua residenza di Guidonia.
“La regina del cachemire” come venne ribattezzata dal New York Times, è stata anche la prima stilista italiana a sfilare a Pechino e rappresenta l’emblema di una storia imprenditoriale tutta italiana. Laura Biagiotti, seguendo le orme della madre, Delia Soldaini Biagiotti, fondatrice di un atelier, ha cominciato a collaborare con i grandi nomi della moda italiana, da Roberto Capucci a Rocco Barocco. Nel 1965, poi assieme ad alcuni partner, Biagiotti fonda una società per acquisire la produzione e la distribuzione di alcuni dei nomi più blasonati dell’alta moda romana: Schuberth, Capucci, Litrico e Barocco. Nel 1972 la prima personale ha sfilato a Firenze, attirando l’attenzione della stampa e dei buyer. Non ha ancora 30 anni, quando assieme a Ottavio Missoni, Walter Albini, Krizia e Gianfranco Ferrè, Biagiotti trasferisce il pret-à-porter a Milano, ponendo le basi del Made in Italy. Mezzo secolo di creatività che l’ha spinta a guidare il made in Italy – tra le poche stiliste donne, insieme a Krizia – alla conquista dei mercati globali. Il decollo di una carriera luminosa e piena di riconoscimenti: nel 1992 a New York il premio Donna dell’Anno; nel 1993, a Pechino, il trofeo Marco Polo per aver portato l’industria italiana in Cina; nel 1995 l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Scalfaro per l’alto contributo dato alla diffusione del prestigio del Made in Italy nel mondo. Ha ricevuto ancora il premio Marisa Bellisario e il premio speciale alla Carriera della Camera Nazionale della Moda. Nel 2002 le Poste italiane hanno emesso un francobollo dedicato alla stilista raffigurante un abito Biagiotti ispirato a profili della Roma Classica. Nel 2004 il sindaco di Roma Veltroni le ha conferito la Lupa Capitolina. Nel 2007 ha ricevuto il Leone Cristallo alla Carriera – Premio Casinò di Venezia durante il Gala Ufficiale a conclusione della 64/a Mostra del cinema. Nel 2011 e’ stata la volta del Premio Leonardo, consegnato per la prima volta ad una donna, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

I funerali si terranno domani alle 11 nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Roma.

La Francia in scena.
L’arte e la cultura ripartono dal pubblico

Dommelhof, Neerpelt, Belgique, Novembre 2015. Présentation du projet Finding No Man's Land de la Compagnie Two avec les artistes Ricardo Gaiser (DE/BR), Katja Andersen (DK) pendant la semaine des présélections Circus Next. La plateforme CircusNext permet aux artistes de se faire connaître des professionnels du spectacle vivant (programmateurs, coproducteurs, institutionnels…), notamment à l’occasion des sélections et des présentations publiques. Le cœur du dispositif est l'artiste en tant qu'auteur. Il s'agit de former, au niveau européen, une infrastructure durable pour le développement des nouvelles écritures contemporaines circassiennes et la professionnalisation des auteurs émergents via des rencontres avec l’ensemble des acteurs du secteur : professionnels du spectacle vivant (artistes, centres de création, structures de production, lieux de diffusion), médias, institutions publiques, partenaires privés et publics. CircusNext est un projet de coopération conçu et organisé par un ensemble de partenaires européens, chacun accueillant une partie des activités (résidences, sélections, présentations publiques, laboratoires, etc.) et finançant conjointement les bourses d’aide à l’écriture.

“Sappiamo che è un giorno triste, ma è importante parlare di cultura proprio oggi, proprio per questo. Dall’arte e dalla conoscenza noi possiamo ripartire. Viva l’arte, viva la promozione della cultura contemporanea”, così ha esordito Catherine Colonna, ambasciatrice di Francia in Italia durante la conferenza stampa di presentazione della terza edizione de “La Francia in scena”, la stagione artistica dell’Institut français Italia, realizzata su iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia, con il sostegno dell’Institut français e del Ministère de la Culture et de la Communication, della Fondazione Nuovi Mecenati, della Commissione Europea (Creative Europe) e del Ministero dell’Istruzione italiano dell’Università e della Ricerca – Afam (MIUR – Afam). Oltre 70 spettacoli, 5 mostre d’arte contemporanea tra Roma, Milano e il Padiglione Francese alla Biennale di Venezia, 10 incontri con gli operatori nazionali ed europei per un totale di 170 date – quasi tutte prime in Italia – in 36 città italiane per 6 mesi, dal 23 maggio al 6 dicembre 2017.francia in scena
“Abbiamo aggregato attorno a un marchio “La Francia in scena” quella cultura contemporanea francese che ancora fa fatica a trovare spazio, per questo l’obiettivo per noi è puntare sul pubblico, sul suo rinnovamento. creando così una nuova generazione appassionata allo spettacolo. Una generazione che non è solo giovane, ma anche adulta. Ci siamo così accorti per esempio che un successo si è rivelato il circo e le forme performative francesi. Abbiamo visto poi un incremento nella scorsa edizione del 40% del pubblico che si è rivelato sempre più giovane e femminile” ha affermato Christophe Musitelli, consigliere culturale e direttore dell’Institut français Italia.
L’Evento è sicuramente un’occasione per conoscere la straordinaria vitalità artistica francese, ma non solo. Ad essere coinvolti saranno anche gli artisti italiani, ad esempio per quanto riguarda il circo “Si tu t’imagines”, un progetto realizzato dalla compagnia francese Les Acolytes insieme a quella italiana Cirque El Grito, sorta di cabaret itinerante in Basilicata e in Puglia, si tratta di uno spettacolo a 360 gradi che offrirà agli spettatori una storia del circo contemporaneo, dalle origini nelle piazze dei villaggi fino ad arrivare nei tendoni e, oggi, nei teatri. Il grande merito della ‘Francia in scena’ è anche quello di aver coinvolto molte città, anche quelle minori, non solo le metropoli italiane,
“Abbiamo tentato con successo una strada per far conoscere gli artisti, sviluppando tournée e collaborando con i Festival”, ha affermato Anouk Aspisi, attachée culturelle Ambassade de france en Italie/ Institut français d’Italia.
“La Francia in scena” è infatti costruita grazie alla collaborazione con le più importanti istituzioni culturali italiane e con le principali reti artistiche della penisola: Piemonte dal vivo, Bolzano Danza, Romaeuropa Festival, Spring Attitude Festival, Segni d’Infanzia, Pennabilli, Tutti Matti per Colorno, Torino Danza, Short Theatre, Terni Festival, il festival AngelicA e Milano Musica.
La grande novità di quest’anno però è il progetto speciale “Bibliothèques Vivantes”, creato dalla regista Fanny De Chaillé: “il mio è un modo per tentare di riqualificare le biblioteche, per ravvivarle. Il mio progetto è nato a Parigi, l’idea è nata nel Campus universitario dove mi sono accorta che gli studenti non hanno un buon rapporto con il teatro”.
In sostanza il lettore entra nella biblioteca e invece di consultare un libro sceglie ‘una persona’ dallo scaffale, quest’ultima racconterà se stessa come se fosse un libro.
Alta l’attenzione anche per i più giovani, a cui “La Francia in scena” dedica come ogni anno una programmazione speciale e per la quale il Ministère de la culture et de la communication francese ha coniato il marchio “Génération Belle Saison”.
Ma soprattutto non bisogna dimenticare il filo che tiene insieme il tutto, la cooperazione. Non a caso i progetti più importanti sono pensati per una più stretta collaborazione tra le arti francesi e quelle italiane: “La Francia in scena” promuove da sempre gli scambi artistici e didattici tra conservatori francesi ed italiani, articolandoli secondo un progetto annuale comune, così come la collaborazione tra giovani talenti dei due Paesi nel genere del Jazz.

Qui di seguito il Calendario

“La Francia in scena”, stagione artistica dell’Institut français Italia, è realizzata su iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia, con il sostegno dell’Institut français e del Ministère de la Culture et de la Communication, della Fondazione Nuovi Mecenati, della Commissione Europa (Europa Creativa) e del Ministero dell’Istruzione italiano dell’Università e della Ricerca – Afam (MIUR – Afam).

Una notte al Museo.
A Roma aperti anche Camera e Senato

Museo-borghese-Proloco-RomaSabato prossimo 20 maggio, simultaneamente in trenta paesi europei, torna a Roma ‘La Notte dei Musei, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con il coordinamento organizzativo di Ze’tema Progetto Cultura. Lo annuncia il Campidoglio. “Un invito imperdibile a scoprire i luoghi di cultura della Capitale, con musei civici, musei statali e altri spazi espositivi e culturali della citta’ straordinariamente aperti dalle ore 20 fino alle 2 di notte (ultimo ingresso ore 01.00). Un’occasione unica per visitare in orario serale le mostre permanenti e temporanee ospitate dagli spazi coinvolti e per assistere, al tempo stesso, agli spettacoli in programma, pagando solo un biglietto d’ingresso al museo pari a 1 euro oppure ad ingresso completamente gratuito, dove espressamente previsto – si spiega in una nota -.

Tra i principali musei e spazi culturali coinvolti: Musei Capitolini, Centrale Montemartini, Macro, Macro Testaccio, Museo dell’Ara Pacis, Museo di Roma Palazzo Braschi, Museo di Roma in Trastevere, Mercati di Traiano, Musei di Villa Torlonia, Teatro di Villa Torlonia, Galleria d’Arte Moderna di Roma, Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, Museo Delle Mura, Museo Carlo Bilotti, Museo Pietro Canonica, Museo Napoleonico, Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina, Museo Civico di Zoologia, Accademia Nazionale di San Luca, Accademia D’Armi Musumeci Greco, Carcer Tullianum, Casa dell’Architettura – Acquario Romano, Chiostro del Bramante, Complesso del Vittoriano, Palazzo delle Esposizioni, Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri, Museo del videogioco Vigamus, Auditorium Parco della Musica, Polo Museale Sapienza Universita’ di Roma”. “Saranno straordinariamente aperti al pubblico per la Notte dei Musei, ad ingresso gratuito, la Camera dei Deputati, dalle ore 20 alle ore 2 (ultimo ingresso da piazza Montecitorio all’01.30), e il Senato della Repubblica, dalle ore 20.00 alle ore 24 (ultimo ingresso da piazza Madama ore 24) – si spiega -. Partecipano alla Notte dei Musei anche importanti accademie e istituzioni culturali straniere”.

Mostra di Muhammad Abdullah, fotografo di guerra Reuters

Per il decimo anno consecutivo, il 20 maggio torna a Roma (Stadio Nando Martellini, Terme di Caracalla) Sport Against Violence Event, lo speciale villaggio dello sport per la Pace, gemellato con le maratone di Baghdad ed Erbil, che vede riuniti in un’unica giornata atleti, dilettanti, famiglie, migranti e attivisti per giocare e dialogare sotto il segno delle buone pratiche inter-religiose e interculturali.

Sport Against Vionece_20 maggio 2017Insieme allo Sport, per la prima volta in Italia, “Reagire alla guerra: sport e società civile in Siria”, mostra fotografica di Muhammad Abdullah (ex fotografo di guerra della Reuters attualmente rifugiato in Belgio), Radio Alwan e Arta.fm (media radio e tv dell’area) con le squadre femminili di calcio e immagini dai campi.

Fin dai primi anni del regime siriano, lo sport e le squadre nazionali sono stati uno strumento di propaganda di stato e di esaltazione del nazionalismo pan-arabo, in continuità con l’esempio sovietico degli anni della guerra fredda. A sei anni dall’inizio della rivolta ed a cinque da quello della guerra, in ogni parte della Siria e lì dove si ammassano i profughi del martoriato paese mediorientale nascono iniziative sportive. Il gioco e la competizione sono lo strumento per distrarre i giovani dalla brutale quotidianità della guerra e bastano poche ore senza combattimenti per rivedere i bambini sfidarsi a pallone per le strade. Attraverso lo sport si ricostruiscono i legami sociali lacerati da una guerra che ha spinto più di metà della popolazione fuori dalle proprie case, si offre un’occasione di spensieratezza ma anche di sfogo a giovani troppo spesso costretti a vivere nella paura ed attraversati dalla forte aggressività dovuta ai traumi. Non c’è una famiglia che non abbia perso qualche membro, in tante la frustrazione di non riuscire a mettere un piatto caldo in tavola si trasforma in un clima domestico teso e difficile.

Negli scatti in esposizione nell’evento annuale di Sport Against Violence vedremo le immagini del campionato di calcio tra le squadre delle organizzazioni della società civile nel nord del paese, i giochi dei bambini siriani nei campi profughi informali del Libano, l’esperienza delle squadre femminili di calcio e pallavolo nate fin dal 2013 ad Amuda, nell’area curdo siriana e quelle della maratona degli atleti diversamente abili e feriti in guerra che si è tenuta nei sobborghi damasceni.

Alcuni esempi di una società che cerca di reagire alla guerra e di costruire anticorpi contro il perpetrarsi della spirale della violenza anche attraverso la rinascita di federazioni ed associazioni sportive nelle aree al di fuori del controllo del governo di Damasco, nel tentativo di restituire normalità ai giovani.

Le foto in Libano sono state scattate da: Muhammad Abdullah, ex fotografo di guerra della Reuters attualmente rifugiato in Belgio; quelle del calcio dal team di Radio Alwan (la radio a colori, emittente della zona di Idleb); quelle delle squadre femminili sono di Arta.fm, emittente plurilingue che trasmette nell’area curdo siriana e promuove progetti sportivi inclusivi.

Lillo & Greg Best Of.
La comicità arguta alla portata di tutti

lillo e gregLillo & Greg tornano sul palco e ancora una volta non deludono. Esilaranti sketch che hanno divertito il pubblico del Teatro Olimpico, dai loro cavalli di battaglia tratti dal loro repertorio come “Che l’hai visto?” a nuove gag che riprendono manie e abitudini dell’uomo comune come quella sulle Fake News, create e smentite attorno a un tavolino con tanto di fonte a portata di mano, lo smartphone. Oppure prendere come spunto il Social che sta condizionando il corteggiamento, Facebook, che unito a un’antica malattia come l’amnesia può portare a divertentissimi equivoci durante il primo appuntamento tra due sconosciuti.
A fare da spalla alla coppia di artisti, due attrici conosciute al pubblico del grande e piccolo schermo: Vania Della Bidia e Chiara Sani.
Nella combinazione tra vecchio e nuovo Pasquale Petrolo e Claudio Gregori non dimenticano di puntare sulla musica, un altro dei loro punti forti e grazie alla bravura del maestro Attilio Di Giovanni fondono rock e liscio. Ovvero i brani musicali più noti al grande pubblico, come ‘My Sharona’ finiscono per essere interpretati come una mazurka.
La comicità unica del duo diverte da oltre trent’anni puntando su uno humour fino a poco tempo fa sconosciuto nel nostro Paese, quello inglese, dove non c’è spazio alla volgarità e alle battute facili. Un’ironia è sottile, intelligente.
A fine spettacolo la proiezione di una puntata delle web serie animata “Pupazzo Criminale”, con pupazzi degli emuli del Romanzo Criminale e creata dalla coppia comica usando presine da cucina e spugne da bagno.

Lillo & Greg Best of sarà in scena al Teatro olimpico fino al 14 maggio