Aterballetto chiude il Festival Internazionale della Danza di Roma

Aterballetto_BLISS - Ph. Nadir Bonazzi

Aterballetto_BLISS – Ph. Nadir Bonazzi

A chiudere la settima edizione del Festival Internazionale della Danza di Roma della Filarmonica Romana e Teatro Olimpico una presenza ormai consolidata e sempre di grande qualità, quella della compagnia emiliana Aterballetto, reduce da una fortunata tournée in Germania (anche al prestigioso festival di danza a Mainz), Lussemburgo e Svizzera, dove ha portato in scena le ultime produzioni della compagnia. Mercoledì 3 e giovedì 4 maggio (ore 21) Aterballetto presenterà per la prima volta a Roma un dittico formato da due lavori del 2016, Words and Space nuova coreografia del praghese Jiří Pokorny su musiche del repertorio barocco, e Bliss, coreografia dello svedese Johan Inger sulla splendida musica del Köln Concert di Keith Jarrett.

Coreografo del Nederlands Dans Theater, Jiří Pokorny ha ideato uno spettacolo che rappresenta la metafora di un dialogo con il proprio io. Andato in scena in prima assoluta al Teatro Valli di Reggio Emilia lo scorso ottobre per Aterballetto, Words and Space viene così presentato dal suo autore: “Words and Space (Parole e Spazio) rappresenta la metafora di un dialogo intrapersonale: il corpo di un individuo all’interno di uno spazio nell’atto di cimentarsi in un ‘monodialogo’, un dialogo con il proprio io. Le parole, nel loro libero fluire, possono unirsi a formare frasi di senso compiuto in una unità di tempo o rimanere isolate, si perdono e si ritrovano nella poesia del movimento. Intimità individuale e autorealizzazione sono i soli livelli in grado di condurci a una più profonda condizione di dialogo individuale. Questo tipo di comunicazione, che ha luogo all’interno del singolo o tra molti, rivela la vulnerabilità e l’autenticità di un istante nella prigione della nostra (stessa) libertà. Lo scopo è quello di proiettare l’esperienza assolutamente personale degli interpreti la cui gioia ‒ e forse anche la loro fatica – sembra esistere nel presente di una bellezza ‘nuda’ e di una realtà non violenta. Words and Space proietta immagini in movimento di un dipinto o di un libro traboccante di storie fluttuanti, è un racconto personale, intimo e poetico”.

Words and Space - ph Nadir Bonazzi

Words and Space – ph Nadir Bonazzi

Anche Johan Inger, come Pokorny, lega la sua attività di danzatore prima e coreografo poi alla dinamica Nederlands Dans Theater con cui ha realizzato diversi lavori. Bliss, che ha debuttato in prima mondiale a Modena nel marzo 2016, prede come punto di partenza la musica del Köln Concert di Keith Jarrett, “che – come racconta lo stesso Inger –, oltre che il sottoscritto, ha inspirato e toccato milioni di persone grazie al suo, secondo me, perfetto tempismo nell’attirare una generazione che si muoveva da una parte all’altra della propria vita. Il mio compito – prosegue il coreografo svedese –, insieme a quello dei danzatori, è quello di raccontare come ci relazioniamo con questa musica iconica. Nel modo in cui incontriamo questa musica con gli occhi di oggi, è presente sia una sfida compositiva che emotiva. Essere presenti qui e ora, come lo è stato Keith Jarrett quando suonò la prima volta, è quello che noi stiamo cercando. Provando ad essere puri e freschi senza idee preconcette. Oggi mi è stato chiesto di dare un’idea di cosa sarà il mio lavoro, ma la verità dello spettacolo dovrà essere scoperta attraverso il mio incontro con i danzatori e, insieme, dal nostro incontro con la musica del Köln Concert. Quindi eccoci qui, tutti quanti, non importa quale sia la nostra esperienza. Siamo ‘principianti’ l’uno nei confronti dell’altro e nei confronti della musica che darà voce a questo nuovo incontro”.

Alle Case Romane del Celio la “Pìetas” di Corrado Veneziano

In esposizione dal 20 aprile fino al 2 maggio prossimo a Roma, dieci tele con le immagini dei dittatori più sanguinari del XX e XXI secolo interpretano la Sacra Sindone.
Fra i ritratti anche Hitler, Mussolini, Bin Laden e Gheddafi.

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D’intesa con il Ministero dell’Interno, con il Ministero dei Beni Culturali, e con la Società coop. Spazio Libero, prende il via giovedì 20 aprile alle 18.00, a Roma, nello straordinario complesso archeologico delle Case Romane del Celio (Clivo di Scauro), “Pìetas”, la mostra di Corrado Veneziano a cura di Raffaella Salato.

L’esposizione, in programma fino al 2 maggio prossimo (orario: tutti i giorni, dal giovedì al lunedì, dalle 10.00-13.00 e dalle 15.00-18.00, ingresso al pubblico: intero 8 euro, ridotto 6 euro) in uno dei poli museali più affascinanti dell’intero patrimonio laziale, presenta dieci tele di lino installate su strutture autoportanti che interpretano e riprendono la struttura visiva della Sacra Sindone, una delle forme estetiche più illuminanti della condizione mortuaria al di là di ogni risvolto di natura religiosa. I dieci sudari, che rappresentano altrettante figure umane immaginate in posizione funebre, sembrerebbero ritrarre uomini apparentemente comuni. In realtà, le somiglianze richiamano alla mente dello spettatore alcuni personaggi tristemente noti, annoverabili fra i despoti e i dittatori più sanguinari del XX e XXI secolo: Hitler, Mussolini, Pol Pot, Videla, Batista, Bin Laden, Gheddafi, Mobutu e Pinochet.

Ritratti a misura reale, con le palpebre chiuse e le mani congiunte sotto il ventre in una postura che ricorda la Sacra Sindone, i soggetti di questi lavori, su cui evidente è il lavorìo intenso condotto dalla mano dell’artista, presentano i tratti del viso e del corpo trasfigurati e colti in una dimensione eterea, astratta, allo stesso tempo distaccata e appartata che solo la percezione della morte può produrre.
Nell’attimo solenne della dipartita, dunque, come dimostrano le opere di Veneziano, anche il volto di un individuo, assolutamente esecrabile in vita e privo di alcun genere di pentimento, può essere rappresentato in un’espressione più umana e dignitosa, risultato di quell’elevato sentimento della pìetas latina che insiste tra l’altro sul rispetto e sull’amore dovuto comunque a ogni essere umano a prescindere dalle nefandezze che gli sono appartenute. Come se la scomparsa terrena fosse capace di allontanare lo sdegno e il ripudio per portare al suo posto una qualche forma di rasserenamento.

Partendo dalle considerazioni di Ricoeur e Lèvinas, che avevano posto l’attenzione sull’assunto della religione cristiana secondo cui qualsiasi volto “potrebbe essere quello di Cristo”, Veneziano recupera l’immagine della Sindone e con un gioco di sostituzioni-trasformazioni riesce, dunque, a “trasferire” sul lenzuolo di lino le sembianze di uomini la cui ferocia ha segnato la storia dell’umanità.
“Il volto di Cristo – ha detto Veneziano – è, allo stesso tempo, l’immagine più riprodotta e la raffigurazione più astratta e priva di documentazione che ci sia. In questo senso l’operazione di ragionevole verosimiglianza delle immagini di Pìetas , progetto che ha preso forma dentro di me durante il Giubileo della Misericordia, potrebbe rappresentare un tributo all’arricchimento semantico dell’immagine del Salvatore, ma anche diventare un onesto lavoro di allargamento delle opzioni figurative in cui questi si è materializzato”.

Molteplici le domande che l’esposizione pone, infinite le questioni estetiche e artistiche, le problematiche politiche, religiose, psicologiche e sociologiche. In questo senso la mostra diventa l’occasione per riflettere sulla distanza tra mondi incomparabili o distanti, come quello della vita e della morte, della immanenza e della trascendenza, della guerra e della pace. Mentre, per l’ennesima volta, come ha scritto in passato Achille Bonito Oliva le opere di Veneziano ”massaggiano il muscolo atrofizzato della memoria collettiva”.

L’appuntamento per il Vernissage è fissato per giovedì 20 aprile alle ore 18.

Note biografiche:
Corrado Veneziano (Tursi, 1958) ha alternato le sue attività di ricerca e di docenza accademica con il suo permanente lavoro di artista. Regista teatrale per Festival e rassegne internazionali (spesso con la Biennale di Venezia) e regista televisivo per la Divisione ragazzi di Rai 3 e per Rainews 24, ha pubblicato molteplici volumi (sulla comunicazione e la espressività) con importanti case editrici italiane. Ha tenuto laboratori e seminari in università e accademie, in Europa, negli Stati Uniti, in Africa. Nel 2013 ha presentato per la prima volta i suoi lavori pittorici a Roma, raccogliendo l’attenzione lusinghiera del critico Achille Bonito Oliva e dell’antropologo Marc Augè.
Sulla sua produzione pittorica vale la pena sottolineare la mostra ospitata con il sostegno del Ministero degli Esteri e ospitata a Bruxelles nel primo semestre europeo di presidenza italiana (2014) e due eventi, del 2015. Il primo è legato alla personale ISBN 9788820302092 tenutasi a Parigi nell’Espace en Cours diretto da Julie Heintz; il secondo è invece relativo al quadro che la Rai gli ha commissionato per il 67° Prix Italia – Concorso internazionale della Tv, del web e della radio. La mostra parigina si è inscritta nelle manifestazioni francesi sul 750 anniversario della nascita di Dante Alighieri; l’opera per il Prix Italia (tenutosi a Torino tra il 19 e il 24 settembre) è diventata l’immagine-simbolo della rassegna 2015 del Prix, intitolata “Il potere delle Storie. Il laboratorio della Creatività”. Anche il 2016 ha registrato varie iniziative pittoriche e artistiche, tra cui vale la pena di citare la personale alla antica Galleria Nevskij 8 di San Pietroburgo dal titolo “I codici dell’anima” in cui Veneziano ha presentato, per larga parte, i lavori dedicati ai codici ISBN. Recentemente (San Pietroburgo, gennaio-febbraio 2017) l’artista è stato impegnato in esposizione in quel medesimo spazio con la personale “Segni, loghi e corruzioni”, a cura di Raffaella Salato. In occasione dell’anniversario dei 60 anni del Trattato di Roma, l’artista ha “ripensato” il logo dell’UE presentando 3 installazioni di dimensioni considerevoli.

Alcune note critiche:
Achille Bonito Oliva ”L’anima dei non luoghi”
“(…) Eppure egli è un artista tipicamente europeo che partecipa anche alla postmodernità attraverso l’assunzione del metodo dell’assemblaggio, della conversione, del riciclaggio, della contaminazione; insomma di una serie di passaggi stilistici differenziati”. “(…) Inserirsi nel mercato dell’arte contemporanea è un fatto statistico, di circostanza, di contesto. Quello che è importante è riconoscere quando un lavoro è capace di viaggiare su diverse lunghezze d’onda: viaggiare tra l’alto e il basso del sogno dell’arte. Questo è in grado di fare Veneziano in quanto ha il coraggio di non assumere un’iconografia eclatante ma, anzi, segnala l’orgoglio di chi utilizza l’arte per sviluppare una scoperta. L’arte come svelamento e l’arte come sollecitazione e ampliamento della sensibilità: per chi la fa e per chi la riceve. In questo senso, quella di Corrado Veneziano, può definirsi – anche – un’arte sociale”.

Marc Augé, “L’anima dei non luoghi”
“(…) Devo ammettere di aver attraversato larga parte del mio lavoro intellettuale a spiegare cosa sia un non-luogo. E ora, un po’ inaspettatamente, vedo rappresentato questo concetto nell’arte figurativa: per l’esattezza nelle opere pittoriche di Corrado Veneziano. Ho sempre sperato (e aspettato) che un artista potesse appropriarsi di uno spazio che è considerato normalmente un non-luogo, e ho avuto la conferma immaginata: che cimentandosi con uno spazio non definito (non puntualmente localizzabile) il pittore stabilisca e rafforzi – comunque – una relazione con il medesimo spazio. E Veneziano rimarca proprio l’esistenza dell’arricchente opposizione tra luogo e non luogo;  la trasposizione pittorica diventa protagonista del non-luogo laddove ne propone una inedita, intensa rappresentazione.”

Derrick De Kerckhove Non luoghi > No loghi
“(…) È questa ricerca dello “sguardo di chi guarda” che mi intriga in Veneziano. L’educazione allo sguardo e dello sguardo è propria dell’arte visiva. Ma pochi artisti contemporanei lo fanno deliberatamente, pittori o fotografi, scultori o registi.
Veneziano chiede allo spettatore di creare il quadro con lui: per distinguere forme sfocate, e per perseguire una proposta visiva ulteriore. Oppure, come nel caso del quadro del codice QR, per legare e correlare una moltitudine di ombre fluide, appena riconoscibili tra singole tessere. Un quadro luminoso e ricco di speranza: come molte altre opere di questo artista”.

Il genio e la versatilità di Steno in mostra alla Galleria Nazionale

mostra steno 3Far ridere è un’arte, perciò Steno resterà uno dei più grandi artisti che l’Italia abbia avuto. Stefano Vanzina in occasione dei 100 anni dalla nascita, viene omaggiato con una mostra alla Galleria nazionale fino al 4 giugno. Il ricordo di un uomo del Cinema che è stato anche un grande intellettuale, capace come pochi di riuscire a raccontare l’Italia e gli aspetti più vivi e veri del Paese attraverso la comicità.
Grazie a film che ha scritto e diretto viene ricordato come uno dei padri della Commedia all’italiana, ma Steno era anche scrittore, giornalista e disegnatore. Come hanno ricordato i suoi figli Enrico e Carlo “il primo amore di nostro padre fu il disegno”, che fu infatti il vero sfogo del genio di Stefano Vanzina che giovanissimo entra nel Marc’Aurelio e inizia così a cimentarsi in quella che è stata la sua vera arte: l’ironia. Una vera e propria arma con la quale Steno è riuscito a mettere in luce vizi e virtù di un Paese in trasformazione e la mostra riesce nell’intento di spiegare attraverso fotografie, cimeli e carteggi la figura di un’artista poliedrico come Steno.mostra steno 1
La mostra, strutturata in due sezioni, cronologica e tematica, grazie al materiale inedito della sua famiglia, presenta anche la vita privata di un uomo di grande cultura, ma ‘umile’ e dedito al lavoro.
Il fiore all’occhiello della mostra resta il suo ‘Diario futile’, una vera e propria opera pop in cui Steno incollava ritagli di giornale, vignette, appunti e foto.mostra steno 4

La mostra è stata prodotta da Show Eventi, in collaborazione con CityFest, presieduta da Piera Detassis, con il sostegno di Siae e a cura di Marco Dionisi e Nevio De Pascalis

Al via a Genova il festival “Testimonianze Ricerca Azioni”

L’ottava edizione del festival TESTIMONIANZE RICERCA AZIONI presenta quest’anno (5 aprile – 7 maggio) un ricco programma di teatro, danza, musica, incontri, convegni, seminari, residenze che faranno di Genova un punto di riferimento nel panorama teatrale nazionale.

alessandra-corpo-e-vesteTestimonianze ricerca azioni, promosso da Teatro Akropolis, gruppo attivo da sedici anni su territorio nazionale e internazionale, con la direzione artistica di Clemente Tafuri e David Beronio, registi, drammaturghi e autori, realizzato con il sostegno del Comune di Genova e Società per Cornigliano, con la collaborazione di numerosi partner tra cui Palazzo Ducale – Fondazione per la Cultura, Compagnia di San Paolo, l’Università di Genova, l’Università di Bologna, il Conservatorio Niccolò Paganini, Anticorpi XL, il Museo Biblioteca dell’attore è giunto all’ottava edizione.
Il festival si svolgerà dal 5 aprile al 7 maggio 2017, preceduto da un periodo di residenze artistiche che avranno inizio il 21 marzo, e avrà luogo in diversi spazi dislocati sul territorio della città di Genova come, tra gli altri, Palazzo Ducale, Villa Rossi Martini, l’ex manifattura tabacchi di Sestri Ponente, e vedrà coinvolti 98 artisti con 20 spettacoli, 7 residenze, 3 workshop, 2 convegni e 2 incontri.
Teatro delle Albe, Massimiliano Civica, Compagnia Civilleri-Lo Sicco e, tra i giovani coreografi, Andrea Costanzo Martini, Francesco Colaleo, Nicola Marrapodi, Davide Valrosso sono solo alcuni degli artisti coinvolti, assieme ai due convegni nazionali Ivrea Cinquanta. Mezzo Secolo Di Nuovo Teatro In Italia 1967-2017 (curato da Marco De Marinis, una riflessione sul nuovo teatro a cinquant’anni dal convegno di Ivrea) e Trame nascoste. Due giornate di studi su Giorgio Colli a cento anni dalla nascita (per ricordare la nascita del filosofo Massimo Cacciari, Carlo Sini, Marco Martinelli, Giuliano Campioni e altri rifletteranno sul suo pensiero e la contemporaneità).
Come nelle passate edizioni, parte essenziale di Testimonianze ricerca azioni sono le residenze creative del progetto Genius Loci di Teatro Akropolis, grazie al quale a diversi artisti e compagnie nazionali e internazionali sono offerti spazi per produrre nuovi lavori o per proseguire la propria ricerca. La proposta di Testimonianze ricerca azioni è strutturata infatti in modo da dare al pubblico la possibilità di un rapporto diretto e profondo con gli artisti coinvolti e con il loro percorso di ricerca. Non una stagione o una rassegna tradizionale, quindi, ma un’occasione di studio e confronto concentrata in poco più di un mese all’anno. Il festival, come ogni anno, sarà preceduto dalla pubblicazione dell’ottavo volume di Teatro Akropolis. Testimonianze ricerca azioni, che raccoglie interventi teorici di approfondimento degli artisti, dei critici e degli intellettuali che partecipano al dibattito contemporaneo intorno al teatro e all’arte in genere.
Testimonianze ricerca azioni propone una programmazione libera, che segue la qualità, l’interesse dei progetti, che prova ad accostare lavori e orizzonti apparentemente distanti per farne nascere uno sguardo nuovo degli artisti sul proprio lavoro e su quello degli altri. E del pubblico sull’arte, sui suoi processi e sui luoghi che la accolgono.

GLI SPETTACOLI
Saranno venti gli spettacoli in scena dal 5 aprile al 5 maggio.
Bernardo Casertano, giovane drammaturgo, attore e regista già presente lo scorso anno, aprirà il festival mercoledì 5 aprile con l’anteprima nazionale di a (s) solo, riflessione dolente e sincera sul concetto di solitudine in alcune delle sue forme, ispirato a Caligola di Camus (ore 21, Teatro Akropolis, ingresso libero).
Serata dedicata alla danza giovedì 6, presso il Teatro Akropolis. Alle ore 21 Francesca Pedullà in Soliloquio a due (prima assoluta), storia biografica di un corpo e di una persona, ritratti dell’artista ispirati ai modelli iconografici dell’anatomia descrittiva e delle catalogazioni naturalistiche che coincideranno o sfideranno il corpo reale della danzatrice in scena.
A seguire Alessandra Cristiani, una delle migliori sperimentatrici della danza butoh, tanto da essere stata insignita di numerosi riconoscimenti fra cui il Premio Ubu 2006, propone in prima regionale Entrana, creazione tanto potente quanto limpida nella scansione scenica, con un inizio in un’apparente sospensione d’azione, una zona di respiro preparatorio e premonitrice del vigore straordinario che permea la parte centrale dello spettacolo.
Secondo appuntamento venerdì 7 aprile (ore 21, Teatro Akropolis) Bernardo Casertano con Dino, storia surreale di un angelo che rinuncia alla divinità per diventare un uomo con tutti i suoi errori e le sue fragilità, uno spettacolo tenero, spiazzante e suggestivo.
Grande festa sabato 8, a partire dalle ore 20, quando la compagnia presenterà Morte di Zarathustra, ideato e diretto da David Beronio e Clemente Tafuri, una creazione che muta ininterrottamente insieme alle ricerche sulle origini del teatro, ispirata a Friedrich Nietzsche (replica giovedì 4 maggio).
Lo spettacolo aprirà la serata presso il Teatro Akropolis, proseguendo poi dalle 21 a Villa Rossi Martini con una serata di spettacoli, musica, performance, ad ingresso gratuito.
Sono stati presentati all’ultima edizione della prestigiosa Vetrina della Giovane Danza d’Autore i due spettacoli di danza in programma, entrambi in prima regionale. Aprirà la festa la coreografa e danzatrice Maria Francesca Guerra con Electric Counterpoint, famosa composizione di musica minimalista creata dal compositore americano Steve Reich. Nell’esecuzione musicale del chitarrista Simone Spinaci s’inserisce l’ideazione coreutica di Maria Francesca Guerra per tre danzatrici; dall’interazione dei due linguaggi nasce una pièce inedita, una nuova interpretazione della composizione di Reich. Olimpia Fortuni / Sosta Palmizi sperimenta in “Soggetto senza Titolo” un percorso d’immersione in un mondo intimo e solitario, con il fine di rivelare uno stato d’animo, un colore – il blu – che nell’idioma inglese assume il significato di malinconia, accompagnato dalle influenze dell’underground metropolitano in cui vive la danzatrice.
Concluderanno la serata due installazioni sonore in prima assoluta: “Dell’imitazione. Teatro di memoria acustica” della Scuola di Musica Elettronica / Conservatorio Niccolò Paganini e “Il senso del moto” di Walter Cesarini / Conservatorio Niccolò Paganini.
La prima installazione, Dell’imitazione. Teatro di memoria acustica, prevede l’uso di otto altoparlanti per creare uno spazio sonoro all’interno dello spazio fisico della villa, attraverso cui gli uditori saranno trasportati acusticamente nell’aula del Conservatorio dove ha sede la Scuola di Musica Elettronica. Una vera e propria messa in scena del suono, un teatro dell’ascolto, i cui protagonisti sono sei studenti e un insegnante alle prese con la creazione di una drammaturgia sonora in cui l’imitazione del titolo si riferisce al suo uso pedagogico nell’insegnamento, proprio della pratica del laboratorio.
La seconda installazione, Il senso del moto, è una performance audio per fixed media, registrata durante alcune sessioni di lavoro sperimentale e successivamente elaborati e trasformati per permettere agli uditori di attingere all’esperienza di un’improvvisazione nel modo più immediato, emozionale e dirompente possibile.
Giovedì 13 aprile (ore 21.00, Villa Durazzo Bombrini. Ingresso libero) il pluripremiato drammaturgo e regista Marco Martinelli sarà in scena con “Farsi luogo. Varco al teatro in 101 movimenti”, lettura pubblica in prima regionale dell’omonimo libro con cui il fondatore del Teatro delle Albe dà un’altra grande prova del suo talento di oratore civile. Per Marco Martinelli il concetto di “farsi luogo” è inteso come una fusione strettissima tra ambiente, arte e persone, un concetto di teatro che trova il suo senso esclusivamente nella creazione di una comunità. Una lettura che si incastona tra cuore e cervello e che restituisce una figura sempre più rara ai nostri giorni, quella di un maestro.
Massimiliano Civica, regista vincitore di prestigiosi premi teatrali fra cui il Premio Lo Straniero, Premio Hystrio-Associazione Nazionale Critici Teatrali e il Premio Ubu, venerdì 14 sarà a Teatro Akropolis con “Parole imbrogliate – Lezione-spettacolo su Eduardo De Filippo”. Conferenza – spettacolo in cui Civica racconta aneddoti, storie, detti memorabili e vita di Eduardo De Filippo, “Parole imbrogliate” è un modo divertente e pieno di leggerezza per entrare in contatto col grande maestro napoletano, ricercatore indomito, crudele e geniale.
Considerata fra le giovani compagnie di danza più interessanti del panorama attuale la Compagnia MF presenterà sabato 15 aprile (ore 21.00 – Teatro Akropolis) lo spettacolo in prima regionale Re-Garde_des jours anciens, un’indagine sul senso della vista, dove lo sguardo è al servizio non solo degli interpreti, ma dello spazio e dell’intero ambiente. Un’atmosfera oscura, oppressiva e tenebrosa dove i due danzatori, due uomini si battono per l’affermazione del sé.
Prima regionale anche giovedì 27 aprile (ore 21.00, Teatro Akropolis) per la compagnia Civilleri / Lo Sicco. Tandem, testo scritto da Elena Stancanelli, invita lo spettatore a porre lo sguardo sul mondo dei giovani, sulla necessità di cambiamento, sui meccanismi di passaggio dalla gioventù al mondo degli adulti. In controluce la storia di Carlo Giuliani e dei ragazzi che nel luglio del 2001 andarono a Genova, convinti di poter cambiare il mondo. Fondatori nel 1999 con Emma Dante della Compagnia SudCostaOccidentale, progetto da cui sono nati spettacoli vincitori di numerosi premi tra i quali Premio Scenario e Premio Ubu, Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco nel 2011 scelgono un percorso indipendente partendo dallo studio delle discipline sportive, con una particolare attenzione alle dinamiche di gruppo e all’ascolto corale.
In anteprima nazionale il nuovo spettacolo di David & Tomas del Kolektiv Lapso Cirk, artisti multi disciplinari specializzati in manipolazione e bilanciamento di oggetti di uso quotidiano, membri di un collettivo composto da virtuosi delle arti circensi provenienti da tutta Europa. Venerdì 28 aprile (ore 21.00, Teatro Akropolis) David & Tomas presenteranno OVVIO, una creazione dall’approccio giocoso, azzardato e pieno di suspance, una ricerca dell’equilibrio allo stato puro.
Fra le collaborazioni di Teatro Akropolis di particolare rilievo quella con il Network Anticorpi XL, prima rete nazionale indipendente che, da oltre dieci anni, rappresenta un esempio concreto e significativo di promozione della danza d’autore. Per la serata EXPLO, che presenta alcune delle più interessanti ed originali performance emerse dalla Vetrina della giovane danza d’autore promossa dal Network, sabato 29 aprile (ore 21.00, Teatro Akropolis) Davide Valrosso, coreografo e danzatore diplomato all’English National Ballet e collaboratore stabile di Virgilio Sieni, in Cosmopolitan Beauty presenta una breve performance immaginata come un costante mutamento, dove i gesti appaiono come appunti di viaggio scritti disorganicamente e la bellezza è il frutto di una conquista, di uno spostamento di un viaggio dell’uomo verso un luogo indefinito. A seguire i due giovani danzatori e coreografi genovesi Nicola Marrapodi e Roberto Orlacchio danzeranno “La partita sull’aria” una cooperazione tra corpi che si incontrano in un’intimità invisibile, in un territorio, quello dell’aria, di raccoglimento e collegamento. Una riflessione riguardo il tema dello spazio condiviso, in relazione allo spazio del sé medesimo e del sé altrui.
Venerdì 5 maggio, alle ore 18.30, nella prestigiosa sede di Palazzo Ducale Lorenzo Gleijeses, premio UBU 2006 come “Nuovo attore” presenterà in prima assoluta MEETING WITH A REMARKABLE MAN – Sessione di lavoro patafisica con Eugenio Barba, sessione di lavoro in cui la voce di Eugenio Barba dirige Gleijeses. Più che una performance una originale condivisione sulla procedura artistica e interpretativa di un attore in confronto alla presenza / assenza del suo maestro, “come seguo e tradisco le sue tracce”.
Ancora a Palazzo Ducale, sabato 6 maggio 2017 (ore 18.30.00), Andrea Cosentino, drammaturgo, attore e regista che arricchisce e fonde il narrare scenico con un tipo di azione performativa derivata dal cabaret televisivo in Esercitazioni per un nuovo teatro nuovo, in prima assoluta. Una conferenza spettacolo finalizzata alla reinvenzione di grammatiche teatrali sghembe e surreali, e fatalmente votata all’insuccesso, tra Artaud e Petrolini. Un’esercitazione comica e caotica sulla praticabilità della scena, sulla fattibilità dei gesti, sull’abitabilità dei corpi.

LABORATORI, INCONTRI E SEMINARI
Una sezione dell’ottava edizione del festival Testimonianze ricerca azioni è costituita da seminari, incontri e laboratori, che daranno la possibilità al pubblico di relazionarsi direttamente con artisti e studiosi in un contesto diverso da quello dello spettacolo e agli artisti di approfondire alcune necessarie tematiche organizzative e amministrative.
Dedicati alla danza gli appuntamenti con Francesca Pedullà e Sabrina Marzagalli (venerdì 31 marzo, Teatro Akropolis), e Claude Coldy (sabato 22 aprile, ore 10.30, Museo Biblioteca dell’Attore).
“Soliloquio a due. Disegnare la danza tra Genova e Berlino” è il titolo dell’incontro-racconto con Francesca Pedullà, danzatrice, e Sabrina Marzagalli, disegnatrice, che presenteranno, con l’aiuto di appunti visivi, la nascita dell’idea e la concatenazione di interventi condivisi nella creazione dello spettacolo Soliloquio a due, che andrà in scena in prima assoluta giovedì 6 aprile 2017.
Importante appuntamento quello con il maestro Claude Coldy, organizzato in collaborazione con Arbalete. Nell’incontro “La danza sensibile tra struttura e forma: alla scoperta del corpo in movimento” condotto da Elvira Bonfanti, Claude Coldy parlerà del suo percorso di ricercatore e maestro e presenterà al pubblico i fondamenti della Danza Sensibile, metodologia pratico-esperienziale che coinvolge e appassiona da molti anni danzatori, artisti, terapeuti di tutto il mondo.
Arricchiranno il programma del festival due convegni nazionali. Il primo, “Trame nascoste. Due giornate di studi su Giorgio Colli a cento anni dalla nascita”, che si terrà giovedì 13 e venerdì 14 aprile presso Palazzo Ducale, ideato per celebrare il centenario della nascita del filosofo, filologo e storico della filosofia Giorgio Colli, vedrà la partecipazione di Massimo Cacciari, Giuliano Campioni, Marco Martinelli, Carlo Sini, Andrea Tonni, Luca Torrente.
Durerà da venerdì 5 a domenica 7 maggio, a Palazzo Ducale, Ivrea Cinquanta. Mezzo secolo di nuovo teatro in Italia 1967-2017, convegno ideato dal professor Marco De Marinis. Nel giugno 1967 si tenne a Ivrea un “convegno sul nuovo teatro”, che riunì per la prima volta i protagonisti della neovanguardia italiana: da Carmelo Bene a Carlo Quartucci, da Mario Ricci a Giuliano Scabia, da Leo de Berardinis a Eugenio Barba. A cinquant’anni di distanza, ci si propone di tornare su quell’evento, con il contributo di studiosi, critici, artisti, operatori, oltre che di alcuni preziosi testimoni per fare il punto su quel radicale rinnovamento del linguaggio scenico.

“Vercelli tra le nuvole”, la città per una settimana sarà capitale del Fumetto

coverSono passati poco meno di sette mesi da quando la Presidente Paola Bernascone, di fronte ai giornalisti radunati nella sala consiliare del comune di Vercelli, per l’inaugurazione del nuovo Accademico 2016/17, aveva lanciato la sua promessa: «La città di Vercelli tornerà ad avere il suo Festival del Fumetto». Ed ecco che il cuore delle risaie, in fibrillazione per l’arrivo della multinazionale americana del commercio “Amazon”, torna a scuotere la sua apparente tranquillità con la quinta edizione di “Vercelli tra le nuvole”.

La kermesse nasce su iniziativa dell’Università Popolare di Vercelli, ormai consolidato incubatore di eventi, in collaborazione con l’associazione Creative Comics e il patrocinio del comune nella persona dell’assessore al Patrimonio Artistico-culturale Daniela Mortara. Dunque “Vercelli tra le nuvole” si ripropone con una formula in parte rodata –dopo anni in cui nelle aule vercellesi dell’accademia si pratica con successo l’insegnamento del fumetto- e in parte rinnovata. Infatti la lungimiranza del suo direttore creativo, il fumettista Daniele Statella – che all’attivo ha collaborazioni con le case editrici più quotate tra cui Sergio Bonelli, Star Comics, Astorina – ha permesso di trasformarla in un grande laboratorio creativo en plein air.

locandinaDunque dal 2 al 9 aprile, la fetta compresa tra viale Garibaldi, i locali rinnovati del complesso Ex 18 e piazza Cavour pulluleranno di voraci fruitori del genere che avranno l’opportunità di ammirare tavole e albi, ma anche di conoscere sceneggiatori e disegnatori alle dipendenze delle scuderie più quotate. “Vercelli tra le nuvole” non è solo incontro e confronto, sarebbe riduttivo definirla così, bensì si erge a mostra mercato, laboratorio creativo e richiamo per cosplayer.

Il programma dettagliato è stato illustrato mercoledì mattina durante la conferenza stampa tenuta dagli organizzatori a Palazzo di Città e annovera l’esposizione di tavole nei locali rimessi a nuovo dell’Ex 18 per immergersi nel mondo scosso da vampiri, psicopatici, nazisti del re del terrore Diabolik o per rileggere le vicende dei super robot giapponesi sulla scia di Goldrake (mostra visitabile fin dal giorno dell’inaugurazione, domenica 2, dalle 17 alle 19 e domenica 9 aprile in un doppio appuntamento, la mattina dalle 10 alle 12.30 e di pomeriggio dalle 14.30 alle 19).

Momento clou della manifestazione sicuramente quello di domenica 9 aprile quando alla libreria Mondadori saliranno in cattedra più di 40 protagonisti del mestiere; per citarne solo alcuni disegnatori del calibro di Enzo Facciolo “la matita al servizio del re del terrore Diabolik”, Giampiero Casertano disegnatore di Dylan Dog, Mauro Laurenti anima di Zagor e Dampyr, Donald Soffriti che dà le sembianze grafiche a Topolino. Ma anche gli autori della casa editrice Inkiostro, Andrea Cavaletto, Stefania Caretta, Alex Crippa, Luca Blengino, Marta Carotenuto, Marco Patrucco, Sofia Terzo o lo sceneggiatore di Morgan Lost Claudio Chiaverotti. All’esterno piazza Cavour si colorerà delle performance di cosplayer provenienti da tutta Italia che con le loro trasformazioni cercheranno di aggiudicarsi gli apprezzamenti della giuria. Il ricco menù prevede anche sessioni di disegno dal vivo e scambio di gadget e albi.

“L’oltre, l’altro e l’altrove” alla MAC Maja Arte Contemporanea

Dietro ogni cosa visibile esiste una realtà interiore e invisibile corrispettiva.
John Keats, “Ode a Psiche” (1819)

Olivier Fermariello - Air de famille

Olivier Fermariello – Air de famille

Nel mese di aprile la MAC Maja Arte Contemporanea ospita la collettiva dal titolo L’oltre, l’altro e l’altrove, collaborando per la prima volta con gli artisti Veronica Della Porta, Olivier Fermariello e Gianfranco Toso, di cui si espongono rispettivamente sei fotografie e tre dipinti.
Negli scatti in bianco e nero di Veronica Della Porta il paesaggio quotidiano fa un passo indietro per lasciare spazio alla materia architettonica che diviene protagonista silenziosa e al contempo vibrante. Il superfluo viene escluso in un processo di rimessa a fuoco dove l’artista analizza l’architettura nel dettaglio per spingersi oltre per sottrazione. La scelta accurata dei materiali e il tipo di carta utilizzata per la stampa, in un’unica tiratura, esaltano la fotografia rendendola affine ad un’opera su carta.
Ispirandosi al genere del ritratto di famiglia degli inizi del secolo scorso, Olivier Fermariello presenta alcuni scatti della serie Air de famille. La relazione di complicità – tra distanza formale e intimità – che lega il fotografo alle figure dei propri nonni, è l’inizio di un discorso ed un pretesto emotivo attraverso il quale la forza del mezzo fotografico esce fuori con una rinnovata energia, dove l’oltre, l’altro e l’altrove balzano allo sguardo annullando il tempo e lo spazio. L’espediente della messa in scena e il particolare tipo di relazionalità con l’Altro, consentono al fotografo italo francese, da sempre diviso tra culture diverse, di recuperare l’album fotografico delle sue origini.
Gianfranco Toso indaga la creazione della forma come tensione ad una dimensione metafisica dell’immaginazione. Strumento di ricerca sono le forme della geometria, intesa allo stesso tempo come misura della terra e contemplazione del trascendentale. Tali forme, non immediatamente percepibili dai sensi, sono individuabili soltanto attraverso una conoscenza interiore. Le pure, precise relazioni che operano tra le figure geometriche si spingono ad identificare il concetto di perfezione ultraterrena, muta e assoluta.

VERONICA DELLA PORTA nasce a Modena nel 1964, vive e lavora a Roma. Scenografa e costumista, ha collaborato con diversi artisti (tra cui Mario Schifano e Isabella Ducrot), prima di intraprendere un autonomo percorso creativo. Le sue opere sono stampe digitali, prevalentemente in bianco e nero, ad unica tiratura. Del 2013 la prima personale curata da Ludovico Pratesi presso la galleria s.t. di Roma.
Seguono collettive e partecipazioni a fiere (Roma 2012, Affordable Art Fair; Bologna 2015, Set Up Fair; Londra 2015, Start Art Fair, Saatchi Gallery).

OLIVIER FERMARIELLO nasce a Roma nel 1975. Fotografo italo-francese, ha esposto il suo lavoro nel quadro di Festival internazionali (Roma 2005-2007, Festival Internazionale di Fotografia; Montpellier 2010, Boutographies; Stoccarda 2010, Fotosommer; Darmstadt 2010, Darmstädter Tage der Fotografie), di Musei (Roma 2005, Galleria Nazionale d’Arte Moderna; Cinisello Balsamo 2007, Museo Fotografia
Contemporanea; Milano 2010, Triennale) oltre che di varie esposizioni personali e collettive. L’opera di Olivier Fermariello è stata segnalata in premi quali il Descubrimiento, Leica Awards, Bourse du Talent, Amilcare Ponchielli ed ha ottenuto riconoscimenti tra cui il Celeste Prize (2009) e l’ICMA (2014). Vive e lavora a Roma.

GIANFRANCO TOSO nasce a Roma nel 1980, dove vive e lavora. Per un decennio si dedica allo studio e alla pratica dell’architettura, portando avanti contemporaneamente attraverso il disegno, la pittura e l’incisione, una personale ricerca sulle forme costruite. L’interesse per la teoria e il significato profondo alla base della composizione di volumi nello spazio, lo portano ad abbandonare progressivamente il dato tangibile ed il fine utilitario del costruire, per approdare ad una dimensione più metafisica del proprio operare, in cui la creazione di geometrie ideali possa riuscire a proiettare in una dimensione superiore a quella sensoriale. Il suo lavoro è stato esposto presso l’Istituto Centrale per la Grafica (Roma 2010, 2012), il Museo CIAC (Genazzano 2013) e la Rhode Island School of Design (Roma 2016).

UE: per il 25 marzo Corrado Veneziano “ripensa” il logo

Ue: un nuovo logo è possibile (Ue: un nuovo luogo è necessario):
Per il 25 marzo l’artista Corrado Veneziano “ripensa” il logo In esposizione, fino al 2 aprile prossimo, a Roma tre installazioni artistiche che reinterpretano in chiave estetica, critica e provocatoria l’emblema dell’UE.

stella UE

stella UE

Prende il via sabato 25 marzo, a Roma, nel cuore dello storico quartiere Coppedè (Via Reno, 18 A) la personale di Corrado Veneziano dal titolo “UE: un nuovo logo è possibile! UE: un nuovo luogo è necessario!”, in programma fino al 2 aprile prossimo (orario: 17.00 – 20.00, ingresso libero).

L’esposizione, che verrà inaugurata in occasione dei sessanta anni del Trattato di Roma, presenta – attraverso tre installazioni – la reinterpretazione in chiave estetica, critica e provocatoria del logo dell’Unione Europea, il cui anniversario della nascita ricorre proprio il 25 marzo. Se, infatti, da una parte questa data rappresenta un’occasione per festeggiare il fondamentale patto di relazione e convivenza tra gli Stati che hanno aderito all’Unione, dall’altra può e deve aprire una riflessione sulla parte ancora incompiuta e fortemente problematica di tale conquista.

È ciò che ha inteso fare l’artista attraverso un’analisi della simbologia alla quale il suo emblema è collegato. Com’è risaputo, le 12 stelle dell’UE, posizionate su fondo blu, evocano un colore e una figurazione attraente e penetrante: laddove lo sfondo vuole essere cielo-mare-dolcezza; e le stelle, posizionate circolarmente, brillano evocando una bussola, una costellazione, un sogno.

stella corona ue

stella corona Ue

Corrado Veneziano, già autore del Logo 2015 del Prix internazionale televisivo della Rai, recensito entusiasticamente dall’antropologo Marc Augé, dal critico Achille Bonito Oliva e dal sociologo Derrick de Kerckhove, ha realizzato le tre opere artistiche servendosi di materiali diversi: scarpe di colore blu, celeste e verde acqua, salvagenti, copertoni, corone di fiori lacerati, nastri, funi e catene argentee.

Visitabili dal pubblico per un’intera settimana, le installazioni misurano tre metri per tre. E se – da lontano – sembrano replicare pedissequamente la consueta bandiera UE, da vicino al contrario svelano tutt’altro. Infatti solo con uno sguardo prossimo a ciascuna delle tre installazioni – in una messa a fuoco sempre più concreta – le bandiere si rivelano per quello di cui sono effettivamente composte: una distesa di scarpe blu sulle quali riposano, in collocazione circolare, dodici copertoni avvolti da ingombranti catene; un mare di impermeabili trasparenti e celesti sui quali si adagiano dodici salvagenti avvolti da strisce dorate; dodici corone di fiori violacei poste su altrettante coperte blu, come in un giaciglio mortuario. A richiamare una realtà in larga parte da perfezionare, un viaggio non ancora risolto, una fatica segnata, anche e forse soprattutto, da cicatrici e lacerazioni. Ma anche a dimostrare per l’ennesima volta che, come ha scritto in un’altra occasione Achille Bonito Oliva, “le opere di Corrado Veneziano massaggiano il muscolo atrofizzato della memoria collettiva”.

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Stella Ue salvagente

Secondo Corrado Veneziano: “Manca un immaginario, un respiro, una voce che faccia sentire coesa e densa l’attuale Unione Europea. E dunque ho voluto utilizzare l’arte per ripartire, provocatoriamente, dall’unica dimensione simbolica esistente oggi: la sua icona, il suo marchio, il suo logo”. “Mi sento tanto italiano quanto europeo, e non riesco a rassegnarmi all’idea che, a fronte di una unione economica e amministrativa, non ve ne sia una legata alla dimensione immateriale, simbolica, culturale”, ha detto l’artista. “Il valore della diversità si sta trasformando in una regressione localistica e burocratizzata invece che essere inteso quale elemento straordinario di valorizzazione delle molteplicità. Diversamente, penso che proprio dall’arte si debba e si possa ripartire per costruire una nuova Europa dei popoli”, ha quindi concluso Veneziano.

L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 25 marzo 2017 alle ore 17.

Note biografiche:
Corrado Veneziano (Tursi, 1958) ha alternato le sue attività di ricerca e di docenza accademica con il suo permanente lavoro di artista. Regista teatrale per Festival e rassegne internazionali (spesso con la Biennale di Venezia) e regista televisivo per la Divisione ragazzi di Rai 3 e per Rainews 24, ha pubblicato molteplici volumi (sulla comunicazione e la espressività) con importanti case editrici italiane. Ha tenuto laboratori e seminari in università e accademie, in Europa, negli Stati Uniti, in Africa. Nel 2013 ha presentato per la prima volta i suoi lavori pittorici a Roma, raccogliendo l’attenzione lusinghiera del critico Achille Bonito Oliva e dell’antropologo Marc Augè.
Sulla sua produzione pittorica vale la pena sottolineare la mostra ospitata con il sostegno del Ministero degli Esteri e ospitata a Bruxelles nel primo semestre europeo di presidenza italiana (2014) e due eventi, del 2015. Il primo è legato alla personale ISBN 9788820302092 tenutasi a Parigi nell’Espace en Cours diretto da Julie Heintz; il secondo è invece relativo al quadro che la Rai gli ha commissionato per il 67° Prix Italia – Concorso internazionale della Tv, del web e della radio. La mostra parigina si è inscritta nelle manifestazioni francesi sul 750 anniversario della nascita di Dante Alighieri; l’opera per il Prix Italia (tenutosi a Torino tra il 19 e il 24 settembre) è diventata l’immagine-simbolo della rassegna 2015 del Prix, intitolata “Il potere delle Storie. Il laboratorio della Creatività”. Anche il 2016 ha registrato varie iniziative pittoriche e artistiche, tra cui vale la pena di citare la personale alla antica Galleria Nevskij 8 di San Pietroburgo dal titolo “I codici dell’anima” in cui Veneziano ha presentato, per larga parte, i lavori dedicati ai codici ISBN. Recentemente (San Pietroburgo, gennaio-febbraio 2017) l’artista è stato impegnato in esposizione in quel medesimo spazio con la personale “Segni, loghi e corruzioni”, a cura di Raffaella Salato.

Alcune note critiche:
Achille Bonito Oliva ”L’anima dei non luoghi”
“(…) Eppure egli è un artista tipicamente europeo che partecipa anche alla postmodernità attraverso l’assunzione del metodo dell’assemblaggio, della conversione, del riciclaggio, della contaminazione; insomma di una serie di passaggi stilistici differenziati”. “(…) Inserirsi nel mercato dell’arte contemporanea è un fatto statistico, di circostanza, di contesto. Quello che è importante è riconoscere quando un lavoro è capace di viaggiare su diverse lunghezze d’onda: viaggiare tra l’alto e il basso del sogno dell’arte. Questo è in grado di fare Veneziano in quanto ha il coraggio di non assumere un’iconografia eclatante ma, anzi, segnala l’orgoglio di chi utilizza l’arte per sviluppare una scoperta. L’arte come svelamento e l’arte come sollecitazione e ampliamento della sensibilità: per chi la fa e per chi la riceve. In questo senso, quella di Corrado Veneziano, può definirsi – anche – un’arte sociale”.

Marc Augé, “L’anima dei non luoghi”
“(…) Devo ammettere di aver attraversato larga parte del mio lavoro intellettuale a spiegare cosa sia un non-luogo. E ora, un po’ inaspettatamente, vedo rappresentato questo concetto nell’arte figurativa: per l’esattezza nelle opere pittoriche di Corrado Veneziano. Ho sempre sperato (e aspettato) che un artista potesse appropriarsi di uno spazio che è considerato normalmente un non-luogo, e ho avuto la conferma immaginata: che cimentandosi con uno spazio non definito (non puntualmente localizzabile) il pittore stabilisca e rafforzi – comunque – una relazione con il medesimo spazio. E Veneziano rimarca proprio l’esistenza dell’arricchente opposizione tra luogo e non luogo;  la trasposizione pittorica diventa protagonista del non-luogo laddove ne propone una inedita, intensa rappresentazione.”

Derrick De Kerckhove Non luoghi > No loghi
“(…) È questa ricerca dello “sguardo di chi guarda” che mi intriga in Veneziano. L’educazione allo sguardo e dello sguardo è propria dell’arte visiva. Ma pochi artisti contemporanei lo fanno deliberatamente, pittori o fotografi, scultori o registi.
Veneziano chiede allo spettatore di creare il quadro con lui: per distinguere forme sfocate, e per perseguire una proposta visiva ulteriore. Oppure, come nel caso del quadro del codice QR, per legare e correlare una moltitudine di ombre fluide, appena riconoscibili tra singole tessere. Un quadro luminoso e ricco di speranza: come molte altre opere di questo artista”.

“Frida, la verità elaborata”, la sua vita in scena al Teatro Petrolini

frida petrolini“Frida Kahlo scriveva con il pennello e dipingeva con la penna” a questa riflessione è giunto l’autore e regista Renato Capitani dopo uno studio approfondito sulla straordinaria pittrice messicana attraverso le pagine del suo diario, le lettere, le poesie e le recensioni dei critici d’arte ai suoi dipinti: “La spiritualità ed insieme l’autenticità, a volte semplice ma sempre elaborata da una geniale mediazione tra realtà e poesia, tra sofferenza, sogno ed incubo mi hanno suggerito il titolo “Frida, la verità elaborata”, perché nell’elaborazione delle sue ispirazioni sta la sua grandezza, anche come scrittrice.”

Frida Kahlo nacque nel 1907 a Coyoacán, una delegazione di Città del Messico. Un evento terribile, il 17 settembre 1925 all’età di 18 anni, cambiò drasticamente il suo destino: Frida salì su un autobus per tornare a casa e rimase vittima di un grave incidente, in seguito al quale nel corso della vita dovette subire 32 operazioni chirurgiche. Dimessa dall’ospedale, fu costretta ad anni di riposo col busto ingessato. Tale immobilità forzata la spinse a dipingere e quando riuscì di nuovo a camminare decise di sottoporre i suoi dipinti a Diego Rivera, illustre pittore dell’epoca, per avere un suo riscontro. Rivera rimase colpito dal suo stile, tanto da inserirla nella scena politica e culturale messicana. Frida Kahlo divenne un’attivista del Partito Comunista Messicano a cui si iscrisse nel 1928, e l’anno successivo sposò Rivera pur sapendo dei continui tradimenti a cui sarebbe andata incontro. Morì a 47 anni ed il suo dispiacere maggiore fu quello di non aver avuto figli.

Con “Frida, la verità elaborata” Renato Capitani compone un mosaico di tasselli colorati che scompone e ricompone in un trittico formato da più immagini, somiglianti ma diverse. Tre personalità per ritrarne una più grande, che le racchiude ma che non può essere riassunta da una di esse. Frida, interpretata da Elisa Josefina Fattori, ripercorrerà la propria vita, le speranze, la lotta quotidiana contro il dolore e la Morte, divenendo ponte fra la Frida dell’età giovanile e la Frida della maturità, sintesi e somma fra ingenuità e sofferenza.

“I grandi artisti sono grandi innanzitutto per i messaggi che comunicano attraverso la loro Arte. L’Arte è comunicazione e la comunicazione quando è potente proviene sempre da una personalità magnetica. Frida è stata precorritrice dei tempi tanto da sembrarci contemporanea. Se pensiamo alla sua vita, ci rendiamo conto che da disabile – quale è diventata dopo l’incidente – non ha rinunciato a vivere: si è affermata come pittrice, ha creduto nella storia d’amore con Diego Rivera ed ha cercato disperatamente di diventare madre, mentre a diciotto anni i medici le prospettavano un’esistenza da paralizzata. Quanti, al suo posto, si sarebbero arresi? Ma il fascino di Frida sta anche nella sua umanità, nel suo essere innanzitutto donna e nell’aver affrontato le sfide che ogni donna – almeno una volta nella vita – si trova a dover superare: l’amore travagliato, la gelosia, i tradimenti, il desiderio di maternità e di successo professionale” così Elisa Josefina Fattori racconta il personaggio che interpreterà al Teatro Petrolini il prossimo 29 marzo.

Roma Restyle presenta la rassegna artistica ‘In punta di donna’

in-punta-di-donna-roma-reL’Associazione Roma Restyle fondata da Michele Vitiello, ha come fine la condivisione sociale dell’arte, con particolare attenzione alle realtà giovanili.

Le iniziative creano ponti di comunicazione generazionale, offrendo momenti di aggregazione che, oltre a stimolare e valorizzare l’interazione nel territorio italiano fra individui, sensibilizzano verso tematiche di legalità e difesa dei diritti inalienabili dell’essere umano; dal rispetto dell’ambiente, alla progettualità di nuove idee a lungo termine per una sana crescita culturale e di integrazione. Proprio quest’anno si inaugura il progetto artistico musicale: Nuove Esperienze Musicali che verrà attivato da un gruppo di esperti, entro la fine di marzo.

Numerosi e già programmati, saranno gli appuntamenti dedicati alla donna, contro ogni forma di violenza, firmati dall’Associazione Roma Restyle; lo annuncia lo stesso presidente, il regista Michele Vitiello. Sotto il patrocinio del comune di Napoli, con la preziosa collaborazione dell’Assessorato alle Pari Opportunità e Qualità della vita, prima tappa il 27 marzo alle 12:00, Largo Enrico Berlinguer, dove verrà svolto un flash mob pro-donna.

Il tema del femminile sarà in scena a Roma il 1 aprile, sotto la direzione artistica di Giulia Antonini, con In punta di Donna, presso il Teatro Viganò. Alle 16:00 rassegna di danza delle scuole italiane che hanno aderito, tra cui le Clap Project, gruppo vincitore del premio coreografico della passata edizione. Madrina dell’evento la celebre ballerina Gaia Straccamore.

Fra gli ospiti: Elena Faccio, cantautrice: esegue il brano “Corpi fragili”; Michelangelo Nari, attore e cantante: con un estratto dal musical “L’ultima strega”; Cristina Colantuono, psicologa, con il progetto nelle scuole “Fuoco e Fumo”, tecniche e strategie contro il bullismo. Il duo Akira Manera che oltre al loro repertorio, realizzeranno per l’occasione La cura di Franco Battiato; saranno presenti anche la cantante e attrice Martina Cenere e Lorena Marina Scintu, attrice. Presenta la rassegna Donatello Salamina.

Alle 21:00, sempre al Teatro Viganò, si apre il sipario sui mitici Pandemonium con lo spettacolo teatro canzone dal titolo Viaggio musicale nella donna d’autore con Mariano Perrella, Gianna Carlotta, Patrizia Tapparelli e con Isabella Alfano. Con un cameo di Niccolò Carosi e le coreografie a cura di Giulia Antonini con il corpo di ballo formato da Greta Favale, Asia Ferri, Chiara Panei.

La regia è di Michele Vitiello, Giulia Antonini, Mariano Perrella.

Cristina Messora,
in mostra in libreria
i suoi dipinti

Locandina_mostra_Narratio_in_chartaЀ dedicata a Cristina Messora, pittrice modenese, la mostra “Narratio in charta”, dal 4 al 18 marzo, alla libreria Del Monte: dieci dipinti, realizzati su carta da incisione, graffiati con un punteruolo che racconto l’infanzia dell’artista trascorsa nell’appennino emiliano. L’evento, a cura di Andrea Carnevali,  sarà presentato a Macerata il 4 marzo, alle ore 17.00. Inoltre, nella sala delle conferenze  sarà allestito un laboratorio per bambini dal titolo“Linguaggio dell’arte”, organizzato dall’artista, alle ore 17,30. Le opere in mostre, edizioni uniche, potranno essere acquistate e il l’intero ricavato verrà devoluto per la ricostruzione del post sisma delle Marche.

Nei dipinti di Cristina Messora si possono osservare forme essenziali, lo splendore dei colori e la luminosità dei segni neri che attraversano la superficie dei quadri.  Il ricordo del padre è il tema di questa esposizione che si articola in diversi momenti: s’incomincia dalla visita medica, dall’autoritratto, dal viaggio in motocicletta,  fino al timore di perdere la libertà. La figura paterna raccontata, attraverso i dipinti, può diventare un’occasione per ritornare a riflettere sul rapporto tra padre e figli nella società odierna.

L’artista ha creato una vera e propria scenografia di grande impatto visivo, fatta di fasci di luce che investono l’intera storica libreria Del Monte. Molto interessante è l’uso della carta trasparente sulla superficie dei soggetti ritratti che danno al quadro un certo ritmo e una certa eleganza.

“Cristina Messora è una pittrice di talento – dice Andrea Carnevali –  che utilizza varie  tecniche su diversi supporti come  tele e carta. Le sue opere hanno una affascinante joie de vivre sebbene le sue vere conquiste siano nei lavori su fogli di cartoncino opaco.  Il segno nero su carta è una sorta di estensione non verbale della scrittura”.

I ricordi esposti sono capaci di catturare tutta l’intima e inesauribile essenza di un mondo miracolosamente sospeso tra presente e passato.